venerdì, maggio 16, 2008
Sarà la fine della stagione allergica, sarà l'assenza di dolori articolari e muscolari di sorta, sarà una certa intuizione a proposito della rotazione delle spalle, questa sera ho saltato con ottime sensazioni. Abbiamo montato un disco ovviamene molto anni '80 com'è tradizione di fine anno, e a tratti eravamo persino a tempo. Per un breve e fugace istante siamo parse quasi artistiche. Questo prima dell'incrocio in cui per colpa dei nostri fili approssimativi stavamo per scontrarci ma non volevamo scendere dalla biellman (cervo, rondine o anfora che dir si voglia nella vostra polisportiva), così andavamo una verso l'altra urlando noooo stiamo per scontrarci.
Poi tornando a casa la leggiadria deve avermi abbandonato. Sono scesa dalla macchina e ho urtato violentemente con il braccio lo specchio laterale, così ora ho un livido a forma di specchio laterale. Poi sono entrata in casa, ho tolto una scarpa, sfilato la la felpa, sono entrata in camera e ho posato la scarpa sul letto mentre lanciavo la felpa a terra.
Ho spalancato la finestra per schiarirmi le idee.
mercoledì, maggio 14, 2008
I love women. I have all their albums.
Hank Moody - Californication
Forse è superfluo aggiungerlo, ma la teoria di un universo a forma di ciambella, seppur non inventata da Homer, è tra le più in voga fra i cosmologi: il modello toroidale (il termine tecnico che si usa per descrivere la forma di una ciambella) permette infatti di illustrare con una certa eleganza sia alcuni dati emersi dallo studio della radiazione cosmica di fondo sia alcuni aspetti della teoria delle stringhe, come l'esistenza di un numero di dimensioni superiore alle quattro - tre spaziali più una temporale - a cui siamo abituati.
Marco Malaspina - La scienza dei Simpson - Guida non autorizzata all'Universo in una ciambella
martedì, maggio 13, 2008
Hai presentequando arriva qualcuno che conosci e ti dice che ha votato la Santanchè, e allora pensi, ossignore, ci libereremo mai dei fascisti, poi pensi, vabbè, almeno non ha votato Berlusconi. Poi ne arriva un altro e ti dice che ha votato Berlusconi e allora pensi, ossignore, sempre solo i soldi, poi pensi, vabbè, almeno non ha votato fascista.
Allora cominci a domandare alla gente perchè vota a destra, e scopri che:
- qualcuno vota a destra spaventato dall'antica e romantica idea che qualche cappellone senza dio espropri le loro ricchezze per collettivizzarle
- qualcuno vota a destra perchè traumatizzato dall'immigrazione, che mette in discussione la loro identità e trasforma il quotidiano
- qualcuno vota a destra perchè invidia gli orari più corti e gli stipendi più alti dei dipendenti statali, in particolare di quelli che hanno vinto il concorso tramite conoscenze
Ora, se riduciamo questi stereotipi da macchinetta del caffè al loro aspetto più concreto, notiamo che l'elettore di destra vuole conservare e ampliare il patrimonio, conservare il proprio mondo di bambino, e smettere di rodersi il fegato per i privilegi altrui. Insomma, è angosciato perchè il saldo scende, la madeleine tutto d'improvviso odora di cumino, e il vicino di casa statale arriva a casa tre ore prima (lo trova in garage che martella o in cortile che insegna alla bimba ad andare in bici). Sono angosce anche comprensibili. Che però ci si faccia prendere dal panico al punto da assoldare un neoliberista, un legaiuolo e Brunetta di risolverle, senza farsi scrupoli o domande, mi pare un tantino infantile.
Prendiamo Brunetta. Propone di colpire un dipendente statale per educarne cento. Bravo, è un metodo che in passato ha funzionato proprio bene! Dice che le pubbliche amministrazioni devono puntare sugli incentivi, come il privato (che poi nel privato si punti tutto sull'intimidazione, questo Brunetta ipocritamente lo omette). Che gli stipendi devono essere proporzionali alle performance, come nel privato (che poi i dirigenti Alitalia continuino a guadagnare lautamente perchè foraggiati dallo Stato, questo Brunetta ipocritamente lo tace). I miei conoscenti di destra si dicono contenti, perchè almeno qualcuno l'ha detto a voce alta, che non è possibile che una parte del paese lavori tre ore al giorno e per il resto stia al bar, quando un'altra parte del paese fa gli straordinari gratis per paura di essere licenziata. Già, non è possibile. Chissà com'è potuto accadere. Meglio non chiederselo e mandare Brunetta a sparare nel mucchio.
lunedì, maggio 12, 2008
Ieri pomeriggio tifavo agli anelli Jordan Jovtchev, che si ritirerà dopo Pechino. Pensavo alla fiaccola che è stata portata in cima all'Everest da una spedizione cinese-tibetana, in una impresa in parte retorica e in parte comunque utile, per la visibilità planetaria di una minoranza perseguitata. Il Dalai Lama, saggiamente, invita a non boicottare le Olimpiadi di Pechino, implicitamente riconoscere che il boicottaggio esiste, e invita a muovere oltre, in un tempo in cui non sarà più necessario.
Oggi la terra cinese ha tremato.
La terra birmana è invasa dall'acqua.
E' grottesco passare da una notizia di 8000 morti ad un'altra dove l'opinione di Mara Carfagna è presa in seria considerazione.
Leggere che è stata lanciata l'aspirina Coop a metà prezzo, a metà prezzo di cosa? Dell'Aspirina Bayer? Il generico già costa la metà dell'aspirina Bayer. Allora è un generico rimarchiato? Generazione outlet.
Le grandi sproporzioni del mondo si rimpiccioliscono dentro lo schermo 15 pollici della cucina.
Cerco una stanza a Istanbul. Mi elencano le caratteristiche garantite. Mi vergogno a chiedere se anche la finestra è garantita. In Vietnam ci sono le stanze d'albergo senza finestra. Stanze normali, nella parte più interna degli edifici, con prese d'aria magari nelle scale. Agli occidentali in genere non vegono proposte, certo. Ma quando si promette, si menziona la finestra. Ma Istanbul dicono tutti è una città europea. Per ora, è molto europea nei prezzi, poi vi dirò. Più che Istanbul, quello che mi preoccupa è che Calderoli non sia europeo. Che continui ad offendere a destra e a manca, riducendo di fatto l'area di mondo in cui io italiana sono bene accetta. Per piacere provati a stare zitto Calderoli, in modo che possiamo andarcene in giro in pace, non tutti abbiamo l'ambizione di chiuderci in casa con tre giri di filo spinato, a guardare sproporzioni dentro uno schermo da 15 pollici.
domenica, maggio 11, 2008
Ieri notte mentre guardavo Tideland mi chiedevo cosa può pensare di questo di film qualcuno che non ha mai attraversato la fase in cui si torturano le Barbie. In apertura Gillian dichiara che questo film lo ha rimesso in contatto con il suo inner child, e il suo inner child si è rivelato essere una bambina. Nella fase in cui si torturano le Barbie.
Comunque questo film prolisso, di maniera e a tratti inutilmente brutto, mi ha dato qualche soddisfazione. La prima, la faccenda della Barbie. La seconda, una bambina che attraversa con un certo coraggio il proprio mondo folle, si lascia cadere nel pozzo di Alice, ma poi ne esce anche. Mi è servita per liberarmi definitivamente dell'irritante morale cattolica del Labirinto del Fauno, e cioè che non c'è speranza in questo mondo, meglio che speri in un altro, oppure crepa e basta. La terza, l'idea che sia possibile attraversare il proprio mondo e uscire dall'altra parte, sapendo che la normalità che si trova là dall'altra parte può essere perversa quanto e più della propria follia.
Il cinema freak con un briciolo di speranza mi rassicura sempre.
Quello che mi fa orrore invece è la fascinazione per la resa. Odio quando qualcuno mette una parrucca fantasy sopra una testa che ha già deciso che non c'è speranza.
Guillermo del Toro io non ti perdonerò mai.
Prendiamo la coppia ventenne neogotica che stava seduta al tavolo accanto questa sera fuori a cena. Lui capelli rosa e maglietta di Donnie Darko, lei capelli azzurri e gli anfibi con il buco nel tacco per fa passare i lacci. Lei ha detto che prima di sposarsi vuole lo stipendio. Lui ha risposto con una frase che conteneva la parola IVA. Delle frasi successive ho colto le parole GT e tasse.
Questo mi fa paura.
venerdì, maggio 09, 2008
Ricordo che un mio professore dell'università, Kazuo Watanabe, studioso del Rinascimento francese, durante una lezione ci aveva proposto varie definizioni di "umanesimo", che lui riteneva il concetto chiave del periodo; una di queste si riassumeva nella massima "nè troppa disperazione nè troppa speranza".
Kenzaburo Oe - Una famiglia
Ieri sera uscendo dalla polisportiva l'aria sapeva di pompelmo. Con la primavera inoltrata arrivano le scarpette aperte, i saggi scolastici e i tornei maratona sulla terra battuta. Gli argomenti dunque sono calli, vesciche, cerottini e calzette. Ho scoperto che alle calciatrici cadono le unghie come alle ballerine classiche. Mi si spiega che il pallone si calcia con il collo del piede, ma nell'impeto agonistico capita di tirare anche il cosidetto "puntone", in bolognese "spunterna". Lo ignoravo. Nel frattempo Nadal, stremato dal nuovo calendario ATP che impone 5 tornei importanti in un mese (direttore esecutivo gran lup mannar Etienne De Villier), è tornato a Maiorca per curarsi gigantesche vesciche sotto il piede destro.
Se fosse per siepe fiorita, docciaschiuma o carenza vitaminica non so.
Mi tremolavano le caviglie mentre camminavo verso la macchina.

A fine mese vado a Istanbul. Me la immagino con tanti tappeti dove camminare scalza.
giovedì, maggio 08, 2008
Si, Darjeeling Limited è stato di mio gusto. Soprattutto Adrian Brody.
Ma tanto sa essere stralunato e gentile Wes Anderson, tanto è disposto a giocarsi un segreto nel finale, viaggiando si scopre come disfarsi di certi bagagli personali. Ma dal meccanismo narrativo il tuo segreto può uscirne un po' ammaccato, persino banale. E questo dispiace.
mercoledì, maggio 07, 2008
Informazioni utili e spionaggio industriale
Pare che ora per gli l'autovelox usino una Panda gialla, non più la solita Punto bianca.
Se vi serve un'assicurazione sanitaria di viaggio fatela entro il 20 maggio perchè il 21 una nota agenzia ritocca le tariffe.
Se siete asmatici di questa stagione non attraversate il parco con l'aria umida della notte.
martedì, maggio 06, 2008
A proposito del mio conto aperto con McCandless, finalmente il wannabe supertramp che sfidava le regole borghesi del prestto bibliotecario ha restituito il libro (spero che gli abbiano ritirato la tessera). Ho letto il libro di Krakauer in un paio di giorni mentre ero nelle Langhe, tra un vino rosso e un sentiero fenogliano. Abbastanza lontana dalla routine borghese da estraniarmi un po', abbastanza vicina ad una tavola imbandita da poter tornare viva per scrivere questo post.
No, ho cordialmente detestato quel film di perdenti malamente avvinazzati, Sideways.
No, McCandless non è diventato il mio eroe neppure questa volta.
Però ho trovato l'analisi lucida di Krakauer molto più interessante della sintesi poetica di Sean Penn. Prima di tutto perchè in quanto analisi soddisfa meglio il mio bisogno di informazioni. In secondo luogo perchè in Krakauer mi sono emotivamente immedesimata, in Sean Penn no.
Sean Penn ha mutuato la struttura narrativa del suo film dall'impianto di questo saggio. Ha però omesso, o romanticamente sintentizzato, gran parte del contesto storico e sociale.
Il contesto storico e sociale che Krakauer invece indaga include una panoramica di altri viaggiatori finiti male in giro per gli USA, alcune personali avventure alpinistiche in Alaska, un tentativo di psicanalisi dei tipi McCandless e di noi che ne condividiamo qualche tratto, e anche una piccola analisi della letteratura di riferimento. Il taglio è il più disincantato possibile, considerando che Krakauer è a sua volta un tipo McCandless. Ma Krakauer non ha timore di scrivere che Jack London era un sedentario obeso, che un altro tipo McCandless dopo una laurea in antropologia e trent'anni a far finta di essere un uomo del neolitico dichiarò che era effettivamente impossibile vivere fingendo che la civiltà non esistesse dopodichè si suicidò, che McCunn è morto perchè si era dimenticato di mettersi d'accordo con il pilota che doveva andare a prenderlo alla fine dell'estate e nemmeno sapeva che si alzano entrambe le braccia per chiedere aiuto, e anche racconta abbastanza impietosamente le proprie ambizioni e sensazioni riguardo l'ascesa ad una vetta eloquentemente chiamata Devil's Thumb.
Quello che Krakauer fa è descrivere l'avventura, la tragedia e il contesto di McCandless, e poi perdonarlo. Sean Penn invece si limita ad esaltare il fascino della sua figura. Per questo Krakauer mi ha interessato, anche se io alla fine non riesco a perdonare McCandless, mentre Sean Penn mi ha lasciato del tutto indifferente, e di perdono non se ne parla neanche. Perchè non riesco a perdonare McCandless? Ovvio, perchè è morto! Ora, è certamente affascinante che al mondo esistano persone capaci di scelte radicali, capaci di conquistarsi grande felicità e di funzionare da ispirazione per gli altri. D'altra parte secondo me è troppo facile e pure un po' colpevole mandare avanti pochi sconsiderati a crepare per procurarci ispirazioni, mentre noi ce ne stiamo sul divano come voyeur. Certo non possiamo andare a crepare noi, no grazie. Allo stesso tempo le precauzioni necessarie per non crepare sono borghesi. Ma ci deve pur essere un modo per procurare meno dolore a se stessi e agli altri.
Confessiamolo, il fascino della vicenda di McCandless riguarda anche la faccenda della morte per fame. Non ditemi che siete andati al cinema per vedere un ragazzotto americano benestante che insegue una mitologia sostanzialmente assente nella vecchia Europa. Dai. Siete andati a vedere uno che muore di fame su un bus. L'opulento occidente sdraiato sul divano vuole sapere com'è. Ha sentito dire, ho ha provato, per viaggio da tipo McCandless o per malattia, che dopo alcune settimane di apporto calorico troppo basso, interviene una strana euforia, una energia irrazionale, una strana chiarezza mentale. Sensazioni che non si provano quando ci si alimenta normalmente. Affascinante, e ti porta dritto a conseguenze irreparabili.
A me sinceramente allarma che McCandless sia considerato un eroe, e penso che la scelta di Sean Penn, l'idealizzazione acritica, sia sostanzialmente dannosa. Certo scalda il cuore, ma poi, cosa ti resta? Mai e poi mai vorrei incontrare un tipo McCandless nel backcountry, e mi dispiaccio per i poveri locali costretti a vedersi orde di figli di papà male in arnese che vagano per i boschi. In secondo luogo, trovo insopportabili i fan sedentari di questo eroe morto.
Approvo invece il taglio di Krakauer, che si sforza di mettere l'eroe il più possibile in prospettiva.
La considerazione più interessante che ho trovato in questo libro riguarda l'avvenuta completa antropizzazione del mondo, e l'angoscia che questo determina (almeno in alcuni di noi). Se avete letto My Bird Problem di Franzen sapete cosa intendo. McCandless si addentra sullo Stampede Trail, ai bordi del Denali Park in Alaska, senza una mappa. La sua è una scelta consapevole, vuole perdersi nel wilderness. All'inizio questa mi sembrava una banalità. Perdersi nel wilderness è un motivo fondande nella mentalità americana, sai che novità. Krakauer però mi fa osservare che lo Stampede Trail non è poi un gran wilderness, almeno in termini dell'Alaska. Il bus nel quale muore McCandless si trova a poche decine di chilometri da una strada trafficata, da una cittadina, vicono a diversi bivacchi attrezzati, e l'invalicabile fiume che intrappola il nostro eroe impedendogli di tornare alla civiltà, poteva essere comodamente valicato due miglia più a sud, con un apposito meccanismo a fumi che aspettava solo di essere usato. Inizialmente avevo liquidato la scelta di McCandless di non avere una carta come una sorta di suicidio mistico. Ma forse invece McCandless aveva proprio capito che il wilderness non esiste più, e l'unico modo per ritrovarlo è la metafora, oppure in estrema concretezza, fare finta. Andare in posto e fare finta che nessuno l'abbia mai mappato, che nessuno sia mai intervenuto. Ine ffetti anche questa è pò una una banalità, essendo la fine della frontiera un altro motivo fondante nella mentalità americana. D'altra parte il problema nel tempo è stato risolto spostando la frontiere metaforicamente altrove, in Asia, poi fuori dall'atmosfera terrestre, fino nello spazio interstellare e persino su Qo'Nos il pianeta dei Klingon. Qui invece c'è proprio una realizzazione concreta tangibile ben poco romantica del wilderness che non c'è più. Ok, non c'è più ma io faccio finta, e alla fine diventa vero, infatti muoio.
Ma al di là di tutta questa faccenda analitica, il libro di Krakauer ha conferma prima di tutto le mie sensazioni su tutta la vicenda. Quelle riguardo le calze, naturalmente. Ebbene, Krakauer rivela che Gallien, l'ultimo a vedere McCandless vivo, non solo gli regalò i suoi stivali di gomma, ma giustamente gli raccomandò di indossarli con due, dico due, paia di calze.
Sean Penn, un po' di poesia hollywoodiana non vale un paio di calze da trekking come si deve.
They were too big for him," Gallien recalls. "But I said, 'Wear two pairs of socks, and your feet ought to stay halfway warm and dry".
lunedì, maggio 05, 2008
Invece traversai Belbo, sulla passarella, e mentre andavo rimuginavo che non c’è niente di più bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e quell’odore della terra cotta dal sole d’agosto. Una vigna ben lavorata è come un fisico sano, un corpo che vive, che ha il respiro e il suo sudore.
Casare Pavese - La luna e i falò
Come dicevo il partecipante a Vinum viene dotato di una piccola tracolla contenente una guida, un bicchiere, e alcuni buoni degustazione. Stand allestiti nella piazze di Alba ospitano enoteche dove organizzazione e produttori stappano molte interessanti bottiglie. Il clima è gradevole, non ci sono insetti, non ci sono pollini di graminacee (grazie all'ambiente collinare tutto a vigneto, siepi e alberi), e gli ospiti sono gradevolmente riservati. Il menù è basato sui primi di pasta fresca e sulla carne. Il pubblico è prevalentemente tedesco e francese. Il verso dell'autostrada rispetto all'Emilia è ideale, perchè in controcorrente rispetto ai vancazieri della riviera romagnola. In compenso Savona è su ogni cartello, e da là arrivavano in origine le acciughe e l'olio per la bagnacauda.
La cantina Ceretto torreggiava beffarda su un un bric appena fuori Alba, nobiliarmente chiusa con tanto di enorme cancello di ferro battuto sprangato, nonostante l'importante manifestazione enologica in corso.
Al castello di Grinzane Cavour era di scena il matrimonio di una coppia tedesca. Nella caffetteria erano appese cose che richiamavano Pinot Gallizio, e nella sala più alta tra le altre cose si faceva notare che gli scrittori che hanno vinto il Premio Grinzane Cavour dopo qualche anno hanno preso anche il Nobel. Alcuni viceversa, in particolare Kenzaburo Oe, che è un uomo che mi impressiona molto.
Pavese che ho molto amato nell'adolescenza e Fenoglio che ho molto amato a vent'anni sono ovunque, .
Sono andata al Pavaglione, dov'è ambientata La Malora. Credevo sarebbe stato facile trovarla, e invece nessuno sapeva indicarcela. Avremmo dovuto rivolgerci all'ufficio del turismo, ma dimentichiamo sempre che viaggiare in Italia è un po' più difficile che viaggiare altrove (il Vietnam è più semplice, e non per modo di dire). Comunque, una volta giunti infine a Castino, la gentile edicolate ha tentato di darci informazioni riguardo ad un certo sterrato, poi ci ha indicato il sindaco del paese in persona. Questi stava operando una scavatrice lungo la strada, ma ci ha volentieri dato tutte le informazioni del caso. Mezz'ora dopo eravamo al Pavaglione. Doveva esser chiuso, ma la guida era andata a sistemare le cose per l'apertura domenicale. Gentilissimo. Stupefatto dalla nostra presenza. Al piano di sopra, il pannello introduttivo di Oreste Cavallo alla mostra fotografica spiega perfettamente cosa si prova a sentirsi chiedere indicazioni fenogliane dall'occasionale turista tedesco o britannico, e non saper rispondere, o non volere rispondere per il pudore del passato comune di malora, scoperchiato al mondo intero.
Il sentiero del partigiano Johnny è ben tenuto. Anche altra sentieristica della zona che abbiamo visto. Molti zoccoli nella terra molle. Un isolato e sgradito giovinastro in moto da cross.
Al ritorno gli autogrill erano presidiati dalle forse dell'ordine anti-ultrà, due agenti al bar, un'agente donna alla curva degli insaccati, un altro agente in mezzo ai peluche.
Da notare il Parco Paesaggistico e Letterario e questa interessante iniziativa Tu bevi io vinco, nella quale alcuni ristoratori delle Langhe e del Roero (ingrandisci la locandina per sapere quali) regalano una bottiglia di vino da portare a casa al guidatore designato (altrimenti detto il sobrio).
Ieri sono andata a vedere il Gran Premio del CSI 4* di Modena (Trofeo Dodo Speed Master Vien dal Mare). I concorsi ippici negli spazi cittadini sono divertenti e frustranti, divertenti perchè è bello scoprire che con le dovute competenze una landa desolata di erba secca e macchine parcheggiate può trasformarsi in una bella scuderia con verdissimo campo gara, frustranti perchè il pubblico non sa niente e tu devi stare zitto per non deludere la tizia di fronte a te convinta che il vincitore sia quello che prende più penalità (e si dispiace per i poveri netti credendo che gli applausi siano di incoraggiamento), che i cavalli grigi siano bianchi (no, sono grigi, mi dispiace per i tuoi sogni di fiaba, tutti grigi tranne quelli albini), che i rifiuti non contino se poi si riesce al coraggioso secondo tentativo (come in Milly un giorno dopo l'altro), e altre cose noiosamente emotive del genere.
Il percorso della prima manche era ovviamente impegnativo (parliamo di qualificazioni olimpiche e direttore di campo Uliano Vezzani), con certe curvacce, acqua preceduta da onde, e anche uno stormo di piccioni che insisteva a stazionare subito dopo un largo sponsorizzato dalla Pomellato, alzandosi in volo ad ogni binomio che affrontava il dodo.
Giulia Martinengo (se non ricordo male campionessa uscente) ha investito in pieno un dritto (o era un largo? perchè sono così bassa?), e si è tenuta in sella ammirevolmente (la gara era no jump-off) quando io sarei stata proiettata duecento metri avanti attraverso l'arco dell'università di economia.
Natale Chiaudani, dopo la prima manche netta, ci è passato davanti noncurante, sfoggiando favolosi stivali pitonati e fumando la pipa. Lì ci è stato chiaro che avrebbe vinto lui alla fine. E' dalla fine degli anni 80 che Chiaudani mi passa davanti noncurante e ben convinto di sé, all'epoca ero quella che gestiva umilmente i cordoni dell'ingresso al campo, ora sono una mera spettatrice, ma so distinguere quando sta per vincere.
E così è stato. Bravo Natale, un azzurro da podio. Nel giro d'onore ha tirato il cap e la coccarda al pubblico, per un attimo ho temuto che nell'entusiasmo lanciasse anche il paraorecchie del cavallo.
(ingrandire per leggere il cartello)
domenica, maggio 04, 2008
Sono stata qua.
Ho comprato una cassa di Monsordo.
Logan l'ha trasportata per me per tutt'Alba, mentre io gironzolavo entusiasta con un grosso bicchiere al collo.
Ora s'è tagliato i capelli, ma resta Logan.

























