giovedì, gennaio 31, 2008
Hank hates you all. Californication è adorabile. Non solo inizia con un'auto una chiesa e You Cant' always Get What You Want, come The Big Chill una domenica pomeriggio in cui avevo l'età della figlia di Hank, ma continua con Fox Mulder che dorme sul divano, e tutto il sesso che non c'è stato in X-Files (era ora di compensare). E probabilmente non sono neppure citazioni, è solo la (mia personale) centrifuga culturale. E mi sembra anche che ne usciamo tutti piuttosto bene, con un barlume di speranza, amari non troppo, un po' spettinati, angosciati il giusto, creativamente frustrati, comunque bella biancheria intima.
Ci voleva.
(si, è Mulder quello che cerca di vendervi la Meriva)
martedì, gennaio 29, 2008
No man should outlive his fictional wizard!
Homer - The Haw-Hawed Couple
Per caso mi sono imbattuta nei lavori di Yumi Karasumaru, artista di Osaka che vive a Bologna, lo stesso percorso di Keiko Ichiguchi.
A proposito dello stesso immaginario e di diverse prospettive, l'atomica e le teenager.
Tutto sommato Mastella ha prodotto anche due miglioramenti nel mio mondo. Il primo, non dovrò più trasalire durante il telegiornale, ricordandomi improvvisamente che stiamo dalla stessa parte. Il secondo, non dovrò più sentirmi in colpa quando alla fine di lentamente muore penso d'accordo, se lo dice Neruda, allora lentamente morirò, e pace.
lunedì, gennaio 28, 2008
domenica, gennaio 27, 2008
Visto che la notte era bella e limpida abbiamo camminato fino alla Ghirlandina per vedere il telo di Mimmo Paladino. Pagato con i nostri soldi, contestato da Sgarbi perchè secondo lui artisticamente incoerenti, contestato da Giovanardi così per fare della polemica, eccolo lì, illuminato, verticale, bisogna alzare i nasi in aria. Comunque, i crolli di questa settimana, la borsa, il governo, sono stati duri colpi per i miei poveri nervi trentenni. Quindi oggi rimanendo in tema mi sono rifugiata ad Artefiera, per sperimentare il concetto di arte come rifugio in senso economico. Ho cercato di ambientarmi tra i galleristi che parlavano di quotazioni. Ho cercato di pensare con disinvoltura alla rivalutazione. Ho incrociato Bergonzoni, stava dicendo "centosessantamila euro". Ho incrociato Dalla, è veramente molto tinto. Ho incrociato Luttazzi che ha ricambiato lo sguardo, volevo chiedergli se aveva comprato qualcosa, se stava considerando un acquisto, se si sentiva al sicuro detro un rifugio oppure no. C'era un Batman di Adrian Tranquilli (non questo, un altro), spaventato in un angolo. L'ho guardato in faccia e aveva occhi celesti assolutamente terrorizzati. Ho soffiato su una scultura aerea di Calder, si è messa ad ondeggiare, io ho avuto paura che il gallerista mi sgridasse. Mentre guardavo i manifesti di Mimmo Rotella una ragazza non capiva la donna nuda. Ho rivisto una stampa di Statue della serie Deluge di La Chapelle, e moltissime immagini di interni di musei, biblioteche, ognuno con la sua profondità di campo e la sua lettura dello spazio espositivo, o metaspazio che sia, argomento che non so perchè mi affascina molto ultimamente. Ho creduto a tutti i mondi dentro le palle di neve di Munoz Paloma e Walter Martin (non esattamente questi, ma giusto per darvi un'idea). Ho creduto tanto anche al mondo di Sam Taylor Wood, una foto di questa serie Self-Portraits Suspended, e in questo caso non è tanto difficile capire il perchè.
L. dice che gli ricorda più che altro un gigantesco tetris.
L'amica M. osserva di sbieco i dettagli di occhi e mani di pietra tra un più e un meno, e con cautela si dichiara incompetente in fatto di arte.
L'amico P. dice che non gli spiace, sembra un grattacielo, e in effetti di notte è così, il contrasto è gradevole.
Anche a me non spiace, questo contrasto antico e contemporaneo che invece disturba Sgarbi. Anzi sono contenta dell'idea di tornare in città nei prossimi giorni e trovarmi nel campo visivo un incoerente e luminoso grattacielo di tetris.
Spero però non si tratti solo dell'entusiasmo della novità, spero che continui a piacermi, perchè il ponteggio dei restauri dela Ghirlandina, teli inclusi, rimarrà in piedi fino al 2010.
Io suggerisco di andarci, ad Auschwitz. E poi c'è andato Berlusconi, certo lui era spesato e aveva incentivi di immagine, ma c'è andato Berlusconi. Vi sembra il caso voi invece di andare in Grecia con Giovanna? Memoria, si, ma anche esperienza, col corpo. Tempo da prendere e dedicare al viaggio, i cartelli veri di Oswiecim, la terra verde da dover pestare, a piedi fuori e dentro dai blocchi per ore, occhi da tenere sbarrati. Luogo della mente, e luogo fisico.
Da Fossoli sono già partiti in treno.
sabato, gennaio 26, 2008
Contrariamente ai miei pronostici Roger "King Arthur" Federer si è arreso a Djokovic in semifinale in Australia. O almeno questo è quello che mi proponevo fino ad un paio d'ore fa, mentre fuori splendeva una magnifico sole frizzante. Adesso è buio e più che altro ho voglia di ascoltare e riascoltare Neon bible live in an elevator. Weird Us
Contrariamente alle mie speranze Delobel/Shonefelder (e Nyman) sono rimasti dietro agli opulenti Domnina/Shabalin.
Michael Huth si porta a casa da Zagabria due ori, quello maschile di Verner (comunque il primo libero l'ha fatto Lambiel nerovestito) e quello femminile della Kostner.
[Inserire riflessione amara su Mishin e lo stato del vivaio russo qui]
E con questo finisce la settimana dello sport passivo, non ho più la febbre e la mia testa, turbata dall'immobilità del corpo, elabora furiosamente e senza coerenza becchi, giri, incrociati e lungolinea. Per ritrovare unità bramo dunque di scivolare fuori dalla tuta casalinga per infilarmi nell'impietosa licra, o nel dryfit, e indossare calzature appropriate o vescicanti stivaletti. Tra l'altro essendo la prossima l'ultima settimana di gennaio, mi propongo di recuperare tutte le ore prepagate che per febbre o impegni vari ho perso nel corso del mese.
Garnant [guarda la finale donne agli europei di pattinaggio] - Ma io somiglio almeno un po' a loro?
L. [pisola sul divano senza occhiali] - Per ora siete tutte sfocate uguali...
Garnant - ...
Verso la mezza ci siamo ricordate, del governo, non abbiamo parlato del governo.
venerdì, gennaio 25, 2008
Questa mattina in balcone due daffodil ignari hanno messo la testa fuori dalla terra.
giovedì, gennaio 24, 2008
E' strano, non desidero acquistarlo. Eppure ce l'hanno messa tutta alla Apple, hanno disegnato per l'Ipod Nano rassicuranti fianchi mobidi, lontani da quella fredda magrezza verticale suggerita dai vecchi mini, anche se suvvia, non siamo ipocriti, è un mondo dove essere sottili conta eccome, e chissà quanti sacrifici devono fare questi Nano per avere componenti proprietari così longilinei. Comunque, ora ha anche un colore kidult e una citazione nostalgica degli anni Ottanta di Molly Ringwald.
Eppure, non lo desidero.
Forse, sono diventata immune.
Pensando a Kurt Goedel he si lasciò morire di inedia per paura di essere avvelenato, e a Turing che, ossessionato da Biancaneve versione Disney, si uccise avvelenando una mela con il cianuro di potassio e mangiandola (alla Apple negano, ma alla loro mela manca un morso, e non l'ha dato Newton), mi sono ricordata che da piccola detestavo essere costretta a mangiare mezza mela alla fine di ogni maledetto pranzo (a meranda invece era ok, ma a merenda purtroppo era obbligatoria la banana). Il giorno in cui l'ingestione della mezza mela dopo pranzo fu seguita da un orribile mal di pancia mi sentii particolarmente afflitta, perchè oltre ad essere costretta a digerire dolorosamente un alimento sgradito, mi trovavo anche costretta ad assentarmi dall'allenamento di pattinaggio (era mercoledì pomeriggio), e non ero neanche in grado di sollevarmi dal letto per andare a vedere Pollon in tv. Ma quando poi il giorno dopo alla guardia medica il mal di pancia si rivelò essere un inizio di appendicite e il chirurgo disse "mai più mezza mela per forza dopo pranzo" io ne uscii vittoriosa, potevo rifiutare la mela dopo pranzo e non ero una bambina piantagrane, bensì una sostenitrice del metodo empirico, la mela dopo pranzo oltre a farmi schifo mi fa molto male (la mela lontano dai pasti invece è ok). Ora però ho il sospetto di aver passato due giorni del 1985 a vomitare per colpa della sindrome di Turing (anche se a me poi Biancaneve versione Disney, pur visto al cinema, non aveva impressionato molto, almeno consciamente... brrrr... Propp!).
Benvenuto sulla Kiwipedia, l'enciclopedia del verosimile.
La Kiwipedia tenta, senza riuscirci, di definire il vero isolando ciò che non lo è. Se il falso può essere, nella maggior parte dei casi, esplicito e vistoso, il verosimile esiste in funzione del vero, con questo si confonde e condivide tutte le qualità tranne una.
La Kiwipedia non nega l'utopicità dei suoi potenziali fini, e si crogiuola nella nebbia che (non) distingue il gioco dalla serietà.
Il verosimile è il principio base della narrazione, e nell'epoca del mascheramento e degli strumenti digitali non ha perduto il suo primato. L'invenzione continua ad imitare la verità, e quest'ultima continua ad esistere in quanto forma di linguaggio universale.
Dissero Diderot e d'Alambert nella Encyclopedie:
Il filosofo forma i suoi principi su un'infinità di osservazioni particolari. Non confonde il vero con il verosimile, considera vero ciò che è vero, falso ciò che è falso, dubbio ciò che è dubbio e per verosimile ciò che è verosimile. Lo spirito filosofico è dunque uno spirito di osservazione e di correttezza.
Febbricito.
Rabbrividisco, guardo la tv. Leggo. Alterno momenti di lucidà al vago delirio. Un'ora fa ero assolutamente certa di aver finalmente compreso il paradosso di Russell, intendo compreso appieno, posseduto, e non soltanto incorporato passivamente assieme alla faccia tosta necessaria per illustrarlo con esempi durante l'esame di filosofia del linguaggio. Poi la certezza è svanita, lasciando solo un mal di testa di media intensità localizzato ad entrambe le tempie e nel centro del lobo frontale, probabilmente causato dall'eccessiva pressione filosofica sulle suture ossee del mio cranio.
Tutto sommato la giornata di tv è stata rincuorante. Sotto i miei occhi in diretta dall'Australia Nadal ha perso contro Tsonga, un unseeded in gran condizione, non essendo riuscito a sovrastarlo per potenza nè a trovare un soluzione tattica per renderlo meno offensivo. Ma almeno è arrivato in semifinale, sul cemento, migliorando il suo risultato del 2007, mentre Djokovic probabilmente peggiorerà il suo fermandosi in semifinale contro Federer, e Federer in termini di punteggio si limiterà a difendere il suo titolo in finale contro Tsonga, il quale poco potrà, anche scendendo in campo invasato di grandeur, posseduto dal fantasma di Arthur Ashe, e cantando una canzone Yannick Noah (a meno che a Federer non torni l'influenza intestinale). Lo so, è troppo complicato, si fa prima ad aspettare lunedì, quando all'atp avranno fatto tutti i calcoli.
Sul fronte femminile, è stato piacevole vedere in differita le vittorie della Sharapova e della Ivanovic, rispettivamente contro la Jankovic e la Hantuchova, una gran voglia di vincere.
Ad ora di pranzo ho guardato Beautiful, e ho constatato con piacere che esso si mantiene baluardo di certezze e allo stesso tempo esempio di prodigiosa sintesi sociale. Oggi Bridget, figlia di Brooke e Eric ed ex moglie di Nick, ha scoperto che il figlio che Taylor aspetta da Nick è stato concepito usando gli ovuli di Brooke, a sua volta ex moglie di Nick e come detto madre di Bridget. Bridget ne è rimasta sconvolta, sia perchè stando così le cose il bambino sarà suo fratellastro (implicazioni emotive), ma anche perchè si sa che Nick non abbandonerebbe mai la moglie di suo figlio (valori familiari), e questo significa che non potrà abbandonare né Taylor né Brooke (piccante triangolo), a meno che formuli una sua personale teoria su chi sia più madre alla nascita del bambino, se colei che lo partorisce o colei da cui proviene il patrimonio genetico (dubbio etico/filosofico che solleva questioni identitarie particolarmente attuali). E per tutta la durata dell'episodio la locuzione "piuttosto che" è stata usata dai vari personaggi in modo assolutamente corretto applicando le regole della grammatica normativa.
Nel pomeriggio ho seguito la danza originale e varie repliche assortite da Zagabria, dove si stanno svolgengo gli europei di pattinaggio artistico. Finalmente il pattinaggio ha trovato la sua collocazione io credo ideale, su RaisportSat, lontano dalle grinfie di Murdoch e abbastanza lontano dal grande pubblico acefalo. Inquesto modo il semplice appassionato può seguire le competizioni maggiori senza dover pagare Sky, senza i fronzoli pubblicitari dell'etere, e con un commento tecnico di ottimo livello (Franca Bianconi), con un occhio per gli atleti di casa (occhio che su Eurosport DE, pure gratuito, ovviamente manca, anche se il commentatore ammira molto la Kostner fino dalle sue prime apparizioni). Comunque, Marika Zanforlin e Federico Degli Esposti, campionissimi a rotelle passati quest'anno sul ghiaccio (artistico coppie) hanno fatto una bellissima figura e io li ammiro incondizionatamente per la loro capacità di imparare. Vittoriosi e splendenti Savchenko-Szolkowy, che vedo e rivedo per via dell'effetto ipnotico che hanno su di me con questo LP cirque du soleil. Nella danza, oggi il programma originale, in un tripudio di danze tradizionali, cosacchi, pizziche e gonnelloni colorati, (Kerr si è persino messo il kilt - con sotto un discreto paio di microshort) per ora sembrano dominare Delobel Schonefelder, poi si vedrà.
Durante il giro di Zamboni ho persino guardato amici di maria de filippi, dove per dieci minuti abbondanti si è assistito al litigio tra un ballerino classico di livello medio-basso, gravato da un italiano con pesante accento e da una evidente nevrosi post-adolescenziale, e la sua maestra rinsecchita. Sono seguite urla nei corridoio e pettegolezzi alla sbarra. Spero che non facciano mai un reality dove studio io.
Spero anche di non febbricitare domani. Oggi avevo 37.2 al mattino, che è esattamente quel genere di febbre che mi lascia apparentemente invariata nel'aspetto e nei comportamenti, tranne per quanto riguarda la pazienza. Io non mi reputo una persona particolarmente paziente, ma molte persone dicono che lo sono e perfino all'eccesso. Peccato che poi la pazienza io la perda tutta insieme, con grande sorpresa di astanti e conoscenti. Comunque con 37.2 al mattino la mia pazienza è zero, figuratevi com'è andata quella volta che ho avuto la mononucleosi, 37.2 al mattino per due mesi.
mercoledì, gennaio 23, 2008
Non ho neppure voglia di prendere un antinfiammatorio.
L'unica cosa che mi consola un po' è la fetta di groviera nel frigo.
martedì, gennaio 22, 2008
Fare piccoli lavori di rammendo con 37.5 di febbre senza riuscire a mettere a fuoco nemmeno un'idea e mentre Heath Ledger muore è piuttosto avvilente.
E se poi Sweeney Todd non dovesse piacermi?
lunedì, gennaio 21, 2008
Mi chiedo che effetto abbia fatto, a Julianne Moore e Charlotte Gainsbourg e Cate Blanchette e tutti gli altri interpretare la propria personale storia. Voglio dire, c'è tutto, ci siamo tutti, chilometri di nostro pianeta e decenni di nostra vita, in I'm Not There. Le nostre coordinate sono esatte e tutte diverse, il primo album di Dylan che abbiamo comprato, i sogni di quell'anno, quale guerra ci faceva paura. Per me è stato il 1989, la prima superiore, Berlino in tv, la fine della guerra fredda, e poi l'ultima estate in spiaggia con i miei genitori, ad ascoltare e riavvolgere Man in the Long Black Coat. E infatti eccola nel film, strumentale, per me. Le nostre coordinate sono esatte, ma poi i nostri confini scivolano, sono liquidi, possiamo essere tutti, e tutti possono essere noi, il Dylan leggendario che eravamo troppo giovani per aver conosciuto, e così lo abbiamo studiato, la sua America, sui libri della biblioteca, nei monografici di storia americana, sui passaggi radiofonici compelti di Freewheelin', il Village nella copertina di Freewheelin', e poi improvvisamente il Dylan dal vivo del 2000, il Dylan non avevamo più tanta voglia di andare a vedere, e il nostro Village, anni dopo, e di nuovo indietro nel tempo con Charlotte Gainsbourg, e persino Michelle Williams, lei avrà coordinate dylaniane ancora più recenti delle mie. Ma in fondo è così ogni volta, è sempre la nostra personale storia.
Il 7 febbraio prossimo secondo il calendario cinese inzia l'anno del ratto. Io non sarò in vena di cineserie perchè passerò tutto il tempo a languire immaginando i festeggiamenti vietnamiti del Tet, e una magnifica tazza di pho rovente. Comunque, dell'anno del ratto parla anche il delizioso corto della Pixar Your Friend the Rat, che ho visto sabato scorso al FFF, presentato dal suo autore Jim Capobianco, che ha anche portato un making of. Si tratta di un lavoro in animazione tradizionale, ispirato ai documentari propagandistici e scolastici degli anni 50 (your friend the atom), e alla concezione dei bellissimi titoli di coda di Rataouille (il corto è un extra del dvd solo versione blue-ray), tutto animato a mano, con qualche frammento cgi (con Remy e il fratello), e una spassosissima sequenza in passo uno, dove i topi si mangiano l'Alberta di zucchero-polistirolo.
Lo sapevate? Il ratto norvegese, di cui probabilmente sapete tutto dal quel romanzo di Crichton di cui non ricordo il titolo ma ogni due pagine uccidevano un ratto norvegese in laboratorio, ha infestato l'intero pianeta, tenendosi ben vicino all'uomo, tranne l'Alberta, Canada. Io in Alberta ci sono stata per un po' e non ho notato l'assenza del ratto norvegese, forse perchè ero troppo impegnata a chiedermi se il profumo di limone del mio docciashampoo avrebbe attirato gli orsi come avvertiva un foglio informativo che ci avevano dato insieme al permesso di campeggio.
Comunque, qui potete vedere i ratti che mangiano l'Alberta minacciando Edmonton in passo uno, e trovate anche un link su come hanno fatto in Alberta a sbarazzarsi dei ratti norvegesi, oltre che con le mazze da hockey. Io non l'ho ancora letto, ma ricordo bene che per un paio di notti nei dintorni di Banff e poi di Jasper in tenda siamo scesi sottozero, e secondo me i ratti norvegesi erano scappati al calduccio in California.
A furia di entrare e uscire da sale cinematografiche più o meno affollate (questa edizione del FFF comunque mi ha dato meno claustrofobia del solito - venue migliori secondo me rispetto alla scorsa edizione), mi sono presa un raffreddore esplosivo. Non è quindi il momento migliore per spalmarmi di crema alla ciliegia con Yogurtene TM, offerta dallo sponsor del festival. Tra l'altro, dopo tre lustri spesi a sperimentare ogni genere di cosmetico dal profumo bizzarro comicio un po' a stancarmi, soprattutto mi infastidisce questa continua associazione t tra profumi che si sentono nel bagno e profumi che si sentono nel frigo. Già in Canada avevo avuto qualche sospetto sull'opportunità di una così ampia diffusione dei cosmetici dal profumo alimentare. Dovetr sapere che è vivamente sconsigliato utilizzare detergenti al profumo di frutta quando si fa trekking e si campeggia nel backcountry - gli orsi ne sono attirati. Un altro ripensamento l'avevo avuto dopo la faccenda della crema al salmone affumicato. Mi ero data una crema ai fiori di cotone, poi avevo messo le mani in frigo dove si trovava un pezzo speck e gli aromi sono lipofili, quindi la crema aveva incorporato l'aroma di affumicatura, che verosimilmente è lo stesso aroma industriale che viene usato per il salmone affumicato. E visto che la mia affumicatura di default e quella del salmone, per tutto il giorno il mio crevello haveva pensato salmone.
Insomma, non ho una gran voglia di spalmarmi di yogurt alla ciliegia, anche se qui orsi non ce ne sono.
Sabato pomeriggio sono andata a farmi predire il futuro da Bruce Sterling.
Dopo un'ampia e informata storia del futuro da parte di Matt Aitken della Weta, e l'intervento di Vicky Dobbs Beck (ILM) alla quale è piaciuto ricordare che senza una bella storia non c'è effetto speciale che tenga, Bruce Sterling ha sogghignato, e con tono apocalittico burlone ci ha presentato quattro possibili scenari futuri:
Low Tech - Low Control
aka Bollywood
(e Sterling sa cosa dice perchè è un conoscitore di Bollywood e ha anche vissuto in India - le demografiche sono dalla parte di questo futuro)
Low Tech - High Control
aka The Sarkozy Reinassance
(brrr)
High Tech - High Control
aka 1984 in 2018
(brevetti, soldi, major, e tutto quello che sappiamo - ovviamente c'è chi sta investendo parecchi soldi per realizzare questo scenario)
High Tech - Low Control
aka YouTube 3.0
(Where's company gone? Everybody's a filmmaker!)
Secondo Sterling avremo un insieme di questi quattro scenari, con una maggior probabilità per l'ultimo. Detto questo, Sterling ha redaguito un incauto studente, verosimilmente del dams, che si preoccupava della sorte della pellicola e delle sale cinematografiche, invitandolo a leggere Jenkins per informarsi sui quali siano i quesiti interessanti oggi. Un secondo incauto ha chiesto perchè ci ostiniamo con la ricerca del fotorealismo, per sostituirci a dio o cosa, e qui è stata Vicky Beck a sembrare un poco esasperata, e così ha ripetuto che non è che ci ostiniamo, e comunque senza una buona storia tanti saluti, l'ho detto anche prima.
Insomma, oggi il cinema c'è, come la montagna. Scaliamo. Eravamo più o meno gli stessi e persino nelle stesse stanze dieci anni fa, con Sterling, siamo tornati per parlare del 2018, questo fa un po' impressione.
domenica, gennaio 20, 2008
Domani, quando avrò digerito un pranzo incoerentemente trentino e in generale parecchia polenta, cercherò di rispondere alle seguenti importanti domande.
- Quale dei mondi futuri predetti ieri da Bruce Sterling mi auguro?
- Come hanno fatto in Alberta a debellare il ratto norvegese?
- Chi ha inventanto lo yogurtene TM, e a che scopo?
- Ma se Charlotte Gainsbourg era Suze Rotolo e insieme Sara Lownds, e Julianne Moore era Susan Baez, allora chi era Michelle Williams? Edie Sedwick? Ok.
Lo so, lo che non è questo il punto.
venerdì, gennaio 18, 2008
In ultima analisi, il mio autentico problema con il mondo informatico è tutto fisico, sensoriale.
Io odio il ronzio delle ventole di decine di macchine, il calore polveroso dei vecchi server sempre accesi, e soprattutto lo stradamaledettissimo bip prodotto dalla scheda madre.
Le rare volte in cui la corrente se ne va, per qualche minuto cala un silenzio irreale, e tutti ci guardiamo sbalorditi, non credevamo esistesse un tale silenzio, quasi riusciamo a percepire lo scorrere del nostro sangue e il mormorio di fondo dell'universo.
Poi arriva il sistemista e torna la corrente.
Dunque vi propongo questo haiku, dal premio haiku per sysadmin indetto in occasione dello scorso sysadmin appreciation day (il prossimo sarà il 25 luglio) .
With No Power Comes Great Responsibility
A quiet peace comes
Beeps and fans fall silent now
Power supply fails
Partendo gli americani si lasciano dietro cinquantamila morti loro e forse due milioni di morti vietnamiti; si lasciano dietro trecentomila orfani; trecentomila bambini mutilati; ventimila bastardi, i crateri delle bombe, i villaggi distrutti, le foreste defoliate. Ma in fondo non lasciano nulla. Di loro, nel giro di qualche anno, non resterà in Vietnam neppure il ricordo; al limite neppure l’odio della gente. Alla fine di una guerra combattuta senza onore, sono partiti con oltre due milioni di medaglie al valore, ma i vietnamiti non li hanno neanche degnati di uno sguardo. Non si sono neppure voltati.
Tiziano Terzani - Pelle di leopardo
A trent'anni da queste righe di Terzani, i vietnamiti sono esattamente così. E di notte fuori dai bar vendono ai turisti gli Zippo dei soldati americani, palesemente falsi e con incisioni in un inglese scorretto. Ho visto solo italiani comprarli.
giovedì, gennaio 17, 2008
Non si può dire che in generale i centri direzionali fuori città siano esteticamente belli. Neppure le mense degli stessi. Gli uffici oggetti smarriti poi, con quella porta di metallo da garage. E le strade che portano da uno all'altro e poi di nuovo a uno e poi di nuovo all'altro non sono certo meglio, tra cantieri melmosi che ogni giorno si spostano di un metro più avanti, alberi abbattuti, vigne sradicate e le graminacee che stanno marcendo in mezzo alle rotonde, dopo che per tutta l'estate erano cresciute fino a diventare alte due metri.
E' faticosissimo trovare nel mondo un dettaglio esteticamente rasserenante, prima di metà pomeriggio.
Ma poi oggi intorno alle 17:00 c'erano belle nuvole color piombo, alte da lasciare tutto lo spazio per respirare, verso le 17:30 ho visto le luci accese dietro le tente, al secondo piano di una vecchia villetta liberty, e alle 18:05 mi è persino sembrato di riconoscere una somiglianza tra il mio naso e quello di Eliette Abecassis.
mercoledì, gennaio 16, 2008
Mi raccomando mettevi calze che vi piacciono per andare al Future Film Festival, perchè al Future Village tutti i giorni c'è uno spazio trattamenti shiatsu a cura di Araba Fenice, la scuola dove ho studiato io qualche anno fa. Io non sarò tra gli operatori, quindi andate tranquilli.
Ma ricordatevi le calze, quando ero shiatsuka tante volte ho visto persone rinunciare al massaggio per vergogna delle proprie calze.
Amélie Nothomb mi risulta particolarmente rassicurante. La leggo da alcuni giorni e mi sento potente, lucida, persino trovandomi in piena pms. Sogghigno.
E mi chiedo, cosa diavolo ci faccio dentro questa bolla di autocompiacimento? Dopotutto non faccio altro di utile che stare seduta a leggere.
martedì, gennaio 15, 2008
Perchè parlare alla sapienza, quando a parlare all'ignoranza si fa più bella figura?
Crozza con la parrucca di Zichichi da Floris, qualche minuto fa.
Oggi un pochino di reggianità, Zoolibri e Delicatessen.
Quanto a Benetton...
E così il Papa non andrà alla Sapienza perchè non si sente ben accetto, e Beppe Grillo non si farà intervistare sull'Espresso perchè giudica le domande offensive e indegne.
Anche io da parte mia sono piuttosto permalosa.
lunedì, gennaio 14, 2008
Ma Ratzinger, parlando alla Sapienza, darà le spalle a studenti e professori, come fa con i fedeli quando dice Messa? E se si, si rivolgerà direttamente a Dio senza l'aiuto dell'altare, oppure se ne porterà dietro uno apposta? Gabriella Augusti Tocco, Luciano M. Barone, Carlo Bernardini, Maria Grazia Betti, Enrico Bonatti, Maurizio Bonori, Federico Bordi, Bruno Borgia, Vanda Bouche’, Marco Cacciani, Francesco Calogero, Paolo Calvani, Paolo Camiz, Mario Capizzi, Antonio Capone, Sergio Caprara, Marzio Cassandro, Claudio Castellani, Flippo Cesi, Guido Ciapetti, Giovanni Ciccotti, Guido Corbo’, Carlo Cosmelli, Antonio Degasperis. Francesco De Luca, Francesco De Martini, Giovanni Destro-Bisol, Carlo Di Castro, Carlo Doglioni, Massimo Falcioni, Bernardo Favini, Valeria Ferrari, Fernando Ferroni, Andrea Frova, Marco Grilli, Maria Grazia Ianniello, Egidio Longo, Stefano Lupi, Maurizio Lusignoli, Luciano Maiani, Carlo Mariani, Enzo Marinari, Paola Maselli, Enrico Massaro, Paolo Mataloni, Mario Mattioli, Giovanni Organtini, Paola Paggi, Giorgio Parisi, Gianni Penso, Silvano Petrarca, Giancarlo Poiana, Federico Ricci Tersenghi, Giovanni Rosa, Enzo Scandurra, Massimo Testa, Brunello Tirozzi, Rita Vargiu, Miguel A. Virasoro, Angelo Vulpiani, Lucia Zanello.
60 scienziati scrivono al Rettore Guarini.
Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
Le porgiamo doverosi saluti,































