Garnant

lunedì, dicembre 31, 2007

Tra poche ore scadono tutte le mie tessere sconto 2007.

postato da garnant | 19:13 | p.link |

I bellissimi titoli di coda di Lemony Snicket che Raiuno ha tagliato perchè si sa, quando finisce il film bisogna subito correre a casa, anche se a casa ci è già. Un po' Sleepy Hollow, un po' le storie avventurose che leggevo a nove anni e che non ricordo più, un po' questo e un po' quello con un po' di banalità che perdoniamo, un po' Beetlejiuce, un po'
Famiglia Addams, eccoci arrivati alla terza generazione di piccole noi stesse in nero totale, dopo Wynona/Lydia e Christina/Mercoledì.

A proposito di generazioni, la skating mom di Ice Princess è Joan Cusack, che aveva l'apparecchio ai denti nel vecchio Sixteen Candles con Molly Ringwald. Michelle Trachtenberg e Hayden Panettiere invece permangono confortevolmente adolescenti e atletiche come in Buffy e Heroes (rispettivamente).

Nel frattempo leggo un romanzo fantasy medievale pieno di castelli arredati, valori cavallereschi e senso di appartenenza, tutte cose che la realtà del presente non offre granchè, da qui il fascino della lettura. D'altra parte il virile eroe se la cava perchè viene dal presente e sa vedere oltre la mentalità mediavale, conosce mondi e prospettive diverse, e sa leggere i percorsi della storia. Vi sarà capitato di avere tante cose da dire ad un autore che non conoscete di persona e quindi di dovervele tenere per voi. Oppure di conosceredi persona l'autore e di trovare già nel libro tutto quello che c'è da dire.

Inoltre non ricordavo che scoppiasse un pentola a pressione in Colazione da Tiffany. Ho sempre avuto timore delle pentole a pressione, ora so che probabilmente è stata una visione precoce di Colazione da Tiffany, che mia nonna amava molto, quasi come Uccelli di Rovo e Pensami di Julio Inglesias, che ascoltava con il mio mangiadischi.

Oggi si è gelato tutto, compresa l'acqua dei sottovasi. Nei suburbs in inverno c'è sempre un pastore tedesco che abbaia, nelle giornate silenziose.
Qualche giorno di vacanza a casa fa un'atmosfera tutta tree bed.

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postato da garnant | 00:49 | p.link |

giovedì, dicembre 27, 2007

Il bello dell'esposizione a est, è la luna.

postato da garnant | 23:06 | p.link |

3 giorni nel frullatore natalizio

1 bicchiere di fragolino
1 pietra nera di Nonza
1 Millenium Falcon
1 fosso di Helm
2 fette di cotechino
1 Marianne Faithful
1 Miki Manojlovic
2 filetti di tonno
2 bottiglie di nocino
1 saccolenzuolo
1 racconto del concerto dei Led Zeppelin
3 quadri di Alfonso Borghi
2 lattanti
5 vecchi amici
1 servizio bianco e blu
1 storia fantasy

Molti biscotti

postato da garnant | 15:50 | p.link |

domenica, dicembre 23, 2007

Il fatto è che io ero troppo piccoletta per farmi strada verso i mobili dei videogiochi al mare, e dove abitato non c'era neanche, una vera sala giochi. Computer a casa niente fino al 1995. Quindi non ho ricordi di infanzia nè adolescenza di PacMan, ma vi seganlo ugualmente questo albero di PacMan a Madrid, voi saprete cosa provare.

Buone feste cari lettori.

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Io ricordo Sarah Key che stava sui quaderni e sulle tovagliette sbidite da colazione, e cercando regali ho visto che c'è ancora in libreria tra i consigli di moda delle Winx e i puzzolibri di Geronimo Stilton. E mi ricordo tantissime lucette da esterno, o forse solo meno illuminazione stradale.

S'io fossi il mago di Natale
farei spuntare un alberto di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento,
dalle piastrellle del pavimento
ma non l'alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all'Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po' di vento vero
impigliato tra i rami

Gianni Rodari

postato da garnant | 23:36 | p.link |

Raramente mi succede di sentirmi perfettamente a mio agio, quando si spengono le luci del cinema. Di solito temo per i quattro euro spesi per il biglietto, dubito che il film se li guadagnerà davvero, ma lo dubito con dispiacere per la situazione in cui l'autore o l'attore magari anche validissimi si trovato a lavorare, non lo dubito con acredine prevenuta, insomma. Meglio allora sarebbe rimanere a casa. Altre volte temo per le conseguenze sui mie poveri nervi. Quando è Tim Burton soffro perchè si è allontato dal mio modo di sentire, beato lui immagino, quando è Kim Ki Duk temo per l'incolumità degli animali sul set, quando c'è Johnny Depp ultimamente ci sono i buoni sentimenti e questo mi deprime.
Ma da Cronenberg so di non avere nulla da temere. Cronenberg non mi ha mai fatto del male, tranne quando ha sdoppiato Miranda Richardson madre, e già una singola Miranda Richardson è una minaccia per i miei poveri nervi, figurarsi doppia e madre, e con uno sfondo di gasometri. Ma lo perdono perchè so che ha fatto apposta, doveva dire una cosa e quello era l'unico modo di dirmela, e per consolarmi e aiutarmi a passarci attraverso mi ha fornito Ralph Fiennes, che si è seduto con me davanti ai gasometri. E quando era il 1988 ed era ora di parlare di uteri c'era Jeremy Irons a rassicurarmi, anzi ce n'erano due, Cronenberg sa come fare a duplicare qualcosa, ne mette due.
Insieme a Cronenberg ho attraversato un quarto di secolo di cinema invasivo, con tante parole sul postmoderno, sul corpo che svanisce, sulla ricerca dell'identità, e tante immagini di carne invasa da poetri, insetti, metallo, sempre ho trovato qualcosa a cui tenermi salda, come quando gho le vertigini, qualcosa che Cronenberg metteva negli occhi dei suoi attori.
Nulla da temere, qualunque cosa succeda, qui c'è Viggo Mortensen.
Viggo Mortensen nudo in un film di Cronenberg è ovviamente una garanzia già di partenza, le luci si spengono e sei tranquillo.
Bene, non mi dilungherò sul fatto che mi sono trovata piacevolmente a mio agio in questo film sulla mafia russa, di cui conosco tanti dettagli utili attraverso i libri di Martin Cruz Smith, dettagli che probabilmente appartengono più all'immaginario nordamericano che a quello russo, ho sempre avuto questo sospetto, per quanto si documentino questi autori nordamericani, nordamericani restano, ma non si dice forse maschio bianco caucasico, dunque esploriamo questo melting pot di percezioni, Arkady Renko, William Hurt, Viggo Mortensen, wind of change. Così ho trovato elementi familiari nel modo in cui venivano maneggiate armi da taglio, frequentati bagni turchi, rotte le articolazioni degli arti, e tatuata la pelle. Persino troppo familiare questa faccenda del tatuare la pelle, non solo pratica mafiosa russa, ma anche pratica di invasione del corpo, per quanto superficiale, marchio e tutto quello che avete già sentito di certo nel decennio scorso del cyberpunk. Non mi dilungherò neppure sul divertimento con il quale ho contato a voce alta in russo insieme a Nikolai e Kirill, adin, dva, tri, prima di gettare allegramente un catevere senza dita nel Tamigi. E che piacere trovare una Londra grigia di giorno e piena di insegne luminose e caviale traslucido la notte. Alla fine mi sono dilungata.
Quello che volevo dire è che mentre noi in questi anni ci siamo distratti a guadagnare soldi e pagare bollette e denunciare furti di borghesi borsette, senza badare tanto ai nostri corpi che continuavano a camminare verso l'ufficio, o a salire la scale di casa, attraversare i meal detector degli aeroporti, metabolizzare farmaci, farsi visitare, ecografare, depilare, ricoprire di cosmetici glitterati e a dare i due bacetti di saluto sulle guance, quelli, i nostri corpi, hanno continuato a soffrire del fatto che ci siamo progressivamente allontanti da loro. Prima li abbiamo colorati, tagliati, infilzati di bigiotteria, addobbati, usati per sperimentare questo e quello, abbiamo fatto qualche sforzo per distinguerli da quelli degli altri perchè dicessero qualcosa di noi, e ora ci limitiamo a manutenerli, perchè ci servono per stare nel mondo e devono funzionare, abbiamo anche smesso di avere paura. E funzionano, fanno quello che devono, dicono quello che devono, non dormono neppure, se siamo pendolari. E allora eccolo questo film, dove non temiamo più il potere inquietante del nostro cervello (Scanners), non ci preoccupano più le stranezze nei nostri visceri (Dead Ringers), nè gli avvelenamenti da insetticida (Naked Lunch), o il DNA che muta fondendosi con quello di un insetto (The Fly), e neanche ci passa più per la testa tanto spesso che il metallo ci entri nel corpo come pezzo di ricambio o discutibile improvement fantascientifico o per via di un incidente stradale (Crash).
Quello che ci preoccupa davvero è che il nostro corpo non è più nostro, ubbidisce alle esigenze sociali, a quelle del nostro status, ci serve per muoverci nel mondo, per lavorare, e infine non è più noi, noi siamo altrove, chissà dove. E quando il nostro corpo non può o non vuole funzionare per come ci aspetta da lui, un figlio, inclinazioni sessuali, o ancora per esempio rimanere in vita, noi siamo lontani, scollati, e non sappiamo come trovare coerenza. Chi si salva in questo film è proprio chi ha la forza di vivere con se stesso, di trovare la proprio indentità nel proprio corpo, Anna che si ostina a volere la verità per quanto dolorosa, Kyrill che rifiuta di uccidere un amico e una bambina, Nikolai che rinuncia persino alla superficie della propria pelle, ma nella carne continua a tenere al sicuro chi è e in cosa crede e cosa prova, e allora le sequenze più terribili non sono quelle degli sgozzamenti, ma è il coltello che taglia la pelle di Nikolai, e quella più rassicurante non è la bambina tra le braccia di Anna, ma Nikolai che prova a muovere il braccio ferito e medicato, e lo osserva muoversi agevolmente, segno che all'interno tutto è intatto, all'interno è ancora lui.
Se è questo che Cronenberg vede in noi oggi, io credo che ci sia una speranza, per noi intendo e per Cronenberg.

postato da garnant | 16:32 | p.link |

Ieri pomeriggio in città c'era un legaiuolo che faceva il solito comizio ritrito sull'islam, e dagli altoparlanti del comune usciva la voce di Geroge Michael.
Non faceva freddo.
Con il barolo chinato ho mangiato cinque cioccolatini artigianali e sono stata sfidata a riconoscerne gli ingredienti. Me la sono cavata con una onorevole approsimazione, ecco cosa credevo e cosa invece era in effetti.
zucchero di canna - sale dolce di Cervia
marzapane - mandorle e pepe
a me sembra fondente normale - peperoncino
parmigiano - formaggio di fossa
pistacchio - non ricordo più cos'ha detto l'oste perchè ero sconcertata dalla faccenda del formaggio di fossa

postato da garnant | 14:34 | p.link |

Feste emiliane, guidare con la voce voce di Joe Strummer alla radio, e ricevere in regalo un favoloso burazzo (buraz in dialetto, lo strofinaccio) ricamato dall'amica  E. con il mio nome.

postato da garnant | 01:41 | p.link |

giovedì, dicembre 20, 2007

Il mito che voglio far emergere come principio, non solo eterogeneo ma caotico e in continua trasformazine, è quello del Network Tamariano degli Eventi.

Luther Blisset

postato da garnant | 23:34 | p.link |

Le ballerine sembrano eteree, i salti sui pattini senza sforzo, e i cavalieri appaiono quasi immobili come se cominicassero telepaticamente con il cavallo, questo affascina sempre tutti, l'apparente assenza di sforzo. Quello che affascina me, invece, è provare di prima persona quanto sforzo c'è, conoscerne la sensazione. E poi sapere cosa sta facendo esattamente l'atleta d'elite, e quanto tempo gli ci è voluto per imparare a farlo, come si chiama il passo, chi l'ha inventato, e perchè per la maggior parte delle persone sarebbe fisicamente impossibile eseguirlo. Stare dietro le quinte al buio.
Chi è abituato a vedere il pattinaggio su ghiaccio, specialmente in tv, si annoia poi a guardare quello su rotelle, che ha un'estetica diversa, più lenta e pesante, con una difficoltà più visibile, l'attrito, la forza di gravità, i suoni, tutto un po' più greve. Lo so che sembra assurdo mettersi sotto i piedi otto ruote quando si potrebbe avere una lama luccicante, ma sappiate che non c'è molto ghiaccio in Italia, possibile che sia così difficile capirlo, e comunque allenarsi in confrotevoli palestre riscaldate invece che al gelo non poi è tanto male.
Comunque, tutto questo per dire che ho trovato infine il programma lungo di Tanja Romano, regina mondiale in Australia il mese scorso. Nel frattempo, Zanforlin e Degli Esposti, che hanno vinto tutto su ruote, ora stanno tentando il ghiaccio, il ghiaccio è una nuova sfida, e il ghiaccio soprattutto è olimpico. Deprogrammarsi la memoria muscolare non è facile, ma si-può-fare, risultati ci sono già, e anche l'ammirazione di noi pubblico. Ma le rotelle, le rotelle...

postato da garnant | 21:07 | p.link |

Weird Senior Workout

Garnant [osservando una maestra di danza] - Certo che è brava..
P. -  Sarà anche brava, ma io sono più giovane. Ha!
Garnant - E continuerai anche ad esserlo.
P. - Ha!
Garnant - E lei non ci potrà fare niente.
P. - Ha!

postato da garnant | 20:44 | p.link |
weird weddings

Oggi il mio collega mi ha fatto notare che da un punto di vista metafisico, il bicchiere è completamente vuoto.
Poi mi ha detto che esistono apposite sferette di metallo per pulire bene l'interno del decanter.

postato da garnant | 20:36 | p.link |

mercoledì, dicembre 19, 2007

A proposito di sogni, l'altra settimana ho sognato che andavo in un piccolo negozio di alimentari a comprare la colla di pesce, ma non c'era, ed io ero disperata. Davvero disperata. Finiva come un incubo, stavo lì in piedi accanto al banco frigo, con la fretta di svegliarmi.
Questo sogno apparentemente arcano significa solo che mi sento in colpa perchè per deprecabile inerzia non ho ancora fatto gli auguri di compleanno e Natale all'amica T., la cui sorella tanti anni fa una domenica ci cucinò un buonissimo creme caramel.

postato da garnant | 23:49 | p.link |

Oggi per la prima volta nella mia vita ho giocato al lotto.
E' un segno evidente che le mie speranze per il futuro lavorativo sono alla frutta.
Ma sono apparsa in sogno alla mia collega, mentre lei era a casa e io alla fantozziana cena aziendale, e sono usciti dei numeri. Dovevamo provare.

postato da garnant | 19:27 | p.link |

martedì, dicembre 18, 2007

Sabato pomeriggio mentre bevevo una tazza di darjeerling umidiccio, il fan club di Stephan Lambiel mi circondava con straniante svizzeritudine francese. Una piccola folla di pattinatori a vario titolo ha invaso a suo modo Torino, si potevano incontrare ovunque, dalle parti del Lingotto, sulla Mole, nei caffè, davanti al Regio, dodicenni secche e maschiaccio con un pattino portachiavi, fan e tecnici, bambine imbaccuccate, semplici conoscenti. Ci sono state rivolte domande indagatorie. Siete anche voi qui per il Grand Prix, ci ha chiesto la barista cinese. Si, ho risposto. Ma è così grande dentro il Palavela che ci corrono le macchine, si è stupita lei, con gli occhioni grandi. No, no, pattinaggio. Ah, pattinaggio. Pronunciato perfettamente ma con un'aria interrogativa. Peccato perchè Zhang e Zhang sono andati molto bene, secondi, terzi Pang e Tong, che io personalmente ho preferito a Zhang e Zhang. Comunque, la ragazza cinese mi ha regalato una scarpetta di plastica che si illumina di blu intermittente. Se la accendo in auto mentre guido di notte in autostrada sembro la polizia, posso terrorizzare gli altri automobilisti quando mi sorpassano tagliandomi la strada. Comunque, ho snobbato Belbin e Agosto e adorato Delobel e Shoenfelder, belli anche Virtue e Moir, e mi è spiaciuto per gli errori di Weir, povero ragazzo, si è veramente impegnato tantissimo questa stagione, e la Zmieskaya aveva la messa in piega platinata apposta per l'occasione, durante il libero di Weir sembrava diventata altissima, probabilmente era salita su un'apposita predella. Però insomma, Weir dovrebbe capire che gli uomini, indipendentemente dalle loro inclinazioni sessuali, hanno il baricentro all'altezza del torace, e indossare costumi scollacciati che rendono indistinguibile sul ghiaccio la linea delle spalle è per loro esteticamente insensato. Carolina Kostner grazie al cielo ha fatto bella figura, povera anche lei, durante il corto ha fatto l'axel semplice invece del doppio, e il giornalista molto costruttivo le ha praticamente detto ma Torino ti porta sfiga, e lei quasi quasi si metteva a piangere. Io ero davanti alla tv e quasi quasi mi mettevo a piangere anche io, meno male che Franca Bianconi è diventata una commentatrice composta e lei davvero costruttiva, e ha ripetuto che il destino di un salto si decide in pochi secondi, va come va, insomma.
Ho ascoltato una vicina di posto pronunciare la stessa incoraggiante frase che mia madre prounciò quando ero in quarta elementare durante un'antidiluviana competizione provinciale a rotelle, e cioè, "poverina, chissè che vergogna cadere davanti a tutta questa gente".
Ho preso un accidentale calcio in testa da un giapponese esagitato che urlava incoraggiamenti a Takahashi.

Ho bevuto parecchio nebbiolo.

Ho osservato i piedi di una donna ricca che entrava in ritardo al Don Chisciotte al Regio, balletto del Bolshoi, e mi sono chiesta se sia più costruttiva la tortura delle punte, oppure quella dei sandali trampolati in dicembre.

Ho visto Ballabile a colori, la selezione di Giovanni Amelio, proiettata nella Sala del Tempio del Museo del Cinema, e vorrei rivedere tutto.

Ginger e Fred di Federico Fellini, 1985
Pane amore e... di Dino Risi, 1955
Novecento – Atto I di Bernardo Bertolucci, 1976
Salò o le 120 Giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini, 1975
Di che segno sei? di Sergio Corbucci, 1975
Straziami ma di baci saziami di Dino Risi, 1968
Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci, 1977
Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, 1972
Così ridevano di Gianni Amelio, 1998
La messa è finita di Nanni Moretti, 1985
Allegro non troppo di Bruno Bozzetto, 1977
Il Casanova di Federico Fellini di Federico Fellini, 1976
Il conformista di Bernardo Bertolucci, 1970
La voce della luna di Federico Fellini, 1990

Sono stata alla fantozziana cena aziendale. Io ho uno stomaco di amianto, ho portato indenne il mio stomaco agli angoli della terra, ha mangiato il capaccio di impala in Africa, i molluschi in Messico, il sushi in Vietnam con 35 gradi e il 100% di umidità. Non prendo virus allo stomaco nemmeno quando assisto qualcuno che vomita come nell'esorcista. Ma il pomeriggio che precede la cena aziendale mi piega sempe in due. Dal divano ho visto la televendita di una patetica piattaforma vibrante che ti fa dimagrire senza fatica.

Oggi a ora di pranzo mettendo a fuoco a media distanza si distingueva quache sottilissimo fiocco di neve.

postato da garnant | 23:02 | p.link |

venerdì, dicembre 14, 2007

Questo persistente profumo di arancio sintentico mi ricorda il Vietnam.
Ma andare a colorarsi i capelli da un parrucchiere nuovo il giorno dopo essere tornati da un viaggio. Da lì in poi il profumo del colore continuerà ogni volta a sapere di viaggio, anche se è Natale freddo e limpido e non c'entra niente.

postato da garnant | 21:56 | p.link |

giovedì, dicembre 13, 2007

Si avvicinano le vacanze del mio corso di danza classica livello intermendio. Tempo di bilanci, e mi dichiaro soddisfatta perchè delle 33 ore di lezione prepagate ho saltato soltanto 4 ore e mezza, in occasione rispettivamente di un viaggio, di una fastidiosa tosse e di uno scippo. Ho sorriso stoicamente di fronte a passi mai visti, ridicoli nomi francesci, vinile scollato in modo allarmante, e corpi strasecchi, strallungati e strascolpiti. La cosa curiosa è che ultimamente non mi pesa più tanto essere la più grassa in sala. Al centro non mi metto nemmeno più nel punto dove c'è la congiunzione dei due specchi e ci si vede riflessi dimezzati. Nelle prime settimane mi era quasi indispensabile. Il fatto è che i canoni della danza classica non prevedono i bmi superiori a 18. Un po' per gli stessi motivi per cui la danza del ventre non riesce bene se non si ha un ventre. Certo negli ultimi anni, fortunatamente, nelle grandi compagnie si inizia a vedere un po' di varietà, qualche statura ridotta, qualche rotondità, anche se tutte relative. E nei corsi di danza del ventre le ragazze secche sono bene accolte, seppur non esattamente incoraggiate.
Ma nessuno impedisce a nessuno di danzare fuori dai canoni, e si possono raggiungere eccellenti risultati con scelte tecniche e coregrafiche opportune, e con creatività nella parodia, come sa fare il gruppo cubano di ballerini oversize Danza Voluminosa, o come i già citati uomini che vanno sulle punte.
Polina Semionova? Certo, perfetta, perfettissima, e magnifiche calze da sbarra. Guardate anche queste di Malakhov. Le calze a righe sono state di rigore nelle sale prova di Berlino negli ultimi anni. Qui non sono ancora arrivate, adesso è il momento dei tremendi pantaloni gommosi da arrotolare (negli anni Ottanta li chiamavamo sudarelle).
Non lo so perchè non mi danno più tanta noia quel paio di punti di bmi in più rispetto alle altre, che in body e calze negli specchi sembrano venti in più. Probabilmente i miei muscoli sono soddisfatti di quello che stanno facendo e diventando, e tanto basta. Altro che dieta.

postato da garnant | 23:00 | p.link |

mercoledì, dicembre 12, 2007

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... aver fatto entrambi mezzo serbatoio di benzina alla macchina dell'altro, per pura gentilezza, senza sapere che il giorno dopo sarebbe iniziato lo sciopero degli autotrasportatori.
Quasi quasi mi dispiace che sia finito, era romantico avere tutta quella benzina.

postato da garnant | 23:36 | p.link |

L'ultimo libro che ho amato di Coupland è stato Hey Nostradamus.
Di Eleanor Rigby mi era piaciuta la faccenda del meteorite radioattivo.
Di JPod mi è rimasta in testa solo l'energia, in effetti non ricordo molto dei personaggi né della trama, e la metapresenza dell'autore l'ho semplicemente osservata senza particolare interesse. Mi è rimasta l'energia però, quella che sta dentro i cubicoli.

Questo Gum Thief è certamente notevole, orchestrato in modo complesso e con grazia minimale. Coupland continua a stendermi con parecchia verità fulminante, e a dimostrarsi uno straordinario osservatore dell contemporaneità, fino nei minimi dettagli chimici, e allora quando deve scrivere creativamente di un antistaminico, sceglie quello giusto, quello che si usa ora, non qualche vecchiume degli anni Novanta. E' un piacere vedere il nome commerciale del farmaco stampato sulle pagine, sapere che non è un intoccabile proprietà, che nulla è intoccabile proprietà, tutto è di tutti, almeno a qualche livello dell'immaginario.
Sempre mi affascina la visione di Coupland, geograficamente opposta alla mia, sul nostro mondo comune.
Ma per quanto io ammiri questo Gum Thief, non lo amo.
Non amo la distanza emotiva che i personaggi, tutti, si ostinano a tenere da me fino alle ultime dieci pagine, chi perchè troppo danneggiato da vicende tragiche, chi perchè troppo danneggiato dalla mezza età, a dall'introspezione, chi perchè troppo impegnato ad andare avanti con la propria vita.
E questa volta, e questo mi preoccupa, non la amo la prospettiva geograficamente opposta alla mia.
Provo fastidio leggendo di una postadolescente che viaggia in Europa nella sua bolla, prova gli ostelli e poi finisce i soldi nei grandi alberghi, e non capisce nulla di quello che le succede, però almeno smette di vestirsi di nero, e alla fine sopravvive. Provo fastidio leggendo di sua madre preoccupata, che si consola pensando dopotutto sua figlia sarebbe capace di cavarsela anche nelle budella di Hanoi.
Hanoi.
E mi urta la solita ansia che prende i nordamericani in Europa perchè è tutto vecchio e non si può costruire niente di nuovo altrimenti perde atmosfera e questo gli risulta così incompensibile, ma almeno si può cambiare il volo aero e tornare più in fretta. Si, anche il viaggio di Eleanor Rigby in Europa era risultato un tantino molesto, la solita Roma dove tutto è vecchio, però ci nasce qualcosa di nuovo lo stesso.
Insomma, un nordamericano che si lamenta della pressione della doccia in Europa mi annoia come un italiano che si lamenta del caffè in nordamerica.
Poi però lo so che Coupland fa queste cose consapevolmente, che è la prospettiva dei suoi personaggi e non la sua, e che è necessario irritarmi per darmi la contemporaneità, incluso il viaggiare senza l'anima, e incluso il Claritin.
A proposito, io il Claritin non lo prendo proprio perchè mi altera, troppo annebbiata da sveglia, troppo lucida in sogno.

Roger, as your instructor, I have to tell you that the truly good author creates a novel so true that it loses the voice of its individual author.

Allora ci deve essere qualcosa nelle formula, verità, prospettiva, cambiamento, che non funziona più per me. Forse non è la prospettiva, sono i cambiamenti.
Diventare più normale, più creativo, più produttivo, più comprensivo, più genitore, più suicidia sopravvissuto, più sano insomma.
Probabilmente è arrivato il momento dello scollamento generazionale tra me e Coupland, che prima non  c'era perchè non vedevo l'ora di avere trent'anni, e ora c'è perchè vorrei continuare ad averli con tutta calma. No, non è neppure questo, perchè guardando Souvenir of Canada ho avuto 48 anni con entusiasmo.

Non lo so. Quello che so è che leggo avidamente un vecchio blog e aspetto il prossimo romanzo, e sopratutto che fino a due ore fra credevo di conoscerlo solo io quel certo tono di blu, ed ero sicura che non fosse possibile scriverne senza incorrere in qualche patetismo o lungaggine retorica. E invece.

Outside the window the sky is that blue colour that means true night is ten minutes away.

postato da garnant | 19:45 | p.link |

martedì, dicembre 11, 2007

Dopo un lungo periodo in cui Barbie era solo fatina, finalmente è tornata la Barbie che va a la lavorare (o quasi). Ai miei tempi c'erano le Barbie vocazionali, Barbie veterinaria, Barbie manager, Barbie sposa (io quella avevo). Poi il target di età di Barbie si è abbassato drammaticamente, perchè la fascia dai 6 ai 12 anni se la sono presa le Bratz. Ora che le Winx hanno tutto sommato sconfitto le Bratz, Barbie ha un po' di spazio in più, e allora ecco Barbie casa di città, nel mondo reale.
Vedo la pubblicità al mattino mentre faccio colazione. Barbie casa di città si sveglia con i capelli tutti spettinati, la casa è in disordine, e c'è Skipper svenuta in bagno.
Ma presto! Bisogna alzarsi e rassettare, il party è tra un'ora.

Come sarebbe a dire il party è tra un'ora? Un party al mattino? E non va a lavorare?

Poi ho capito. Barbie ha dormito fino alle cinque del pomeriggio.
Ha fatto bene. Vorrà dire che è in ferie.

postato da garnant | 18:25 | p.link |

lunedì, dicembre 10, 2007

Dimenticavo, l'altra mattina ho visto un picchio.

postato da garnant | 23:35 | p.link |

domenica, dicembre 09, 2007

Sicko non l'avevo ancora visto perché era uscito solo in un cinema che non mi aggradava.
Nulla di nuovo, Moore presenta il suo punto di vista semplificato attraverso una serie di interviste scelte all'uopo, immagini di repertorio funzionali, un po' di patetismo, un po' di sarcasmo. Troppo facile. Lo sappiamo che negli Stati Uniti la santà si paga e se non paghi muori, che per i veterani si fanno gran discorsi e basta, e che gli ospedali mandano per strada i pazienti ancora in camice. Detesto quando un regista per spavetnarti si limita a inserire nella scena un rumore improvviso. Un regista dovrebbe saper fare qualcosa di più, oltre ad allertare il tuo sistema limbico.
Quello che ho trovato interessante qui è il punto di vista. Michael Moore si cala nel personaggio dell'americano medio, sovrappeso, buon cuore, naif, e per nulla informato su come va il mondo. Uno che non sa cos'è lo stato sociale perchè nessuno glielo ha mai spiegato, che non sa come funziona lo stato sociale al di là di tre scemenze maccartiste e di un po' di retorica buonista.
Mi piace quando tutte le volte va in Canada a spiegare come vanno le cose negli USA e quelli gli ridono dietro. Questa volta è andato anche in Inghilterra e pure in Francia a farsi ridere dietro.

Il punto è che tutti tendiamo a credere che le cose vadano ovunque come da noi, e come vanno da noi sia "giusto", o almeno il più giusto possibile. Tutto il resto ci sembra inverosimile.

Così una donna americana non può credere che a Cuba i broncodilatatori te li paghi lo stato (anche da noi, tranquilli).
E a noi sembra grottesco che se ci tagliamo due dita dobbiamo scgliere quale farci riattaccare perchè entrambe costa troppo e non possiamo permettercelo

Spesso quando viaggiamo in paesi più poveri, o meno potenti, che però per qualche ragione hanno qualche legge più civile delle nostre, quelli ci guardano con una curiosa espressione, che secondo me significa "sarai anche ricco però sei stupido".

postato da garnant | 14:53 | p.link |

Mi ero dimenticata di John Lennon. Niente giorni di festa perchè l'8 è caduto di sabato, niente Imagine per radio perchè la mia macchina ha il vetro rotto dal maledetto ladro e allora questa settimana ho usato quella di L. che ha gli altoparlannti della radio nelle portiere posteriori e quindi non accendo la radio tanto non sento niente.
Niente atmosfera natalizia per via del maledetto ladro.
Poi ieri sera sono capitata dal Kata, abbiamo parlato di Palmer che suonava dietro casa, del concerto degli Zeppelin lunedì a Londra, e abbiamo brindato su Imagine. L'atmosfera natalizia ancora latita, ma insomma, non ci si lamenta.

postato da garnant | 13:58 | p.link |

Non lo so se sia per via della persistenza dell'immagine sulla retina, ma quando leggo i vostri blog su sfondo nero o molto scuro, già dopo qualche secondo comincio a vedere le parole doppie, poi triple, poi fluorescenti tanto sono luminose, e allora distolgo lo sguardo, e continuo per parecchi secondi a vederle, sovrapposte a tutto il resto. Poi finalmente spariscono. L'unico modo che ho per leggere i vostri blog su fondo nero o molto scuro è copiarli su un file di testo.
Suppongo a voi non succeda.
Io vedo molto bene. Non sono mai riuscita ad immedesimarmi in un miope un presbite o quello che è, neppure provando i suoi occhiali. Li ho provati, ho visto il mondo tutto sfocato ma non sono riuscita a credere che lui senza occhiali lo veda davvero così, che la maggior parte della genta lo veda così. Lo trovo incredibile.
Ho il sospetto, del tutto ascientifico mi rendo conto, che la diffusione di pessimi monitor, interfacce difficili da guardare, e brutte coreografie, dipenda dal fatto che la maggior parte della gente non le vede comunque completamente a fuoco.
Viceversa, io non sento molto bene, ho un'audiometria che lo dimostra. Forse la maggior parte di voi non riesce ad immedesimarsi in me. Non è tanto una questione di volume. I rumori forti mi disturbano. Sento, d'accordo, ma se c'è un rumore di fondo, un ronzio per esempio, mi serve un certo sforzo per distinguere le parole di qualcuno che parla. Ecco, spesso per me le parole non sono ben distinte. Sono sfocate. L. una volta mi ha chiesto se sento le persone come Charlie Brown sente la sua maestra.
Ecco si, più o meno così.

Secondo fonti ufficiali.

Q. Where can I get the voice of Charlie Brown's teacher?
A. While it's not a sound available for easy distribution, it was created for the specials on a trombone, with the use of a plunger as a mute.

postato da garnant | 13:26 | p.link |

sabato, dicembre 08, 2007

Cose che si potrebbero fare oggi a Bologna se si avesse voglia di sfidare il traffico autostrale del Motorshow, o il nuovo orario delle Ferrovie, la calca prenatalizia, la pigrizia e l'indolenza.

Andare al 38 a vedere la mostra degli umarells.

Andare al Duse a vedere i deliziosi Trockadero. Leggi anche qui.

A proposito di umarells, da tanto volevo postare questo favoloso umarell vietnamita, che nella classica postura da umarell passeggiava un mattino sulla spiaggia, osservando le attività del villaggio dei pescatori di Mui Ne, località famosa per la produzione del nuoc nam, la rinomatissima salsa di pesce putrido.

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postato da garnant | 16:07 | p.link |

A volte invidio gli operai, perchè hanno gli straordinari pagati. Ma poi ci ripenso, non c'è olio bollente che tracima nelle software house, al massimo un po' di sorgente male indentato, E con gli straordinari obbligatori non prendi fuoco, alla peggio ti viene un po' di mal di testa.

Quando cominci a vedere il tuo mondo come ripreso da una macchina a spalla, la fotografia volutamente sgranata, con un budget ridoto e un successo più che altro di critica, è ora di cambiare qualcosa.

postato da garnant | 15:54 | p.link |

giovedì, dicembre 06, 2007

Lisa - Dad! You can’t seek revenge on an animal! That’s the whole point of Moby-Dick!
Homer - Lisa! The point of Moby-Dick is Be Yourself!

postato da garnant | 20:40 | p.link |

Mentre aspetto e spero che un netturbino trovi la mia borsa rubata abbandonata in un fosso, L. mi ha procurato un Nokia aziendale dismesso, un 6210, per coerenza di design con il mio perduto 6150.
Man mano tutto viene rimpiazzato, e dopo aver per qualche giorno sollevato il PIL pagando fabbri e vetrai, ora lo sto abbassando di nuovo dissuadendo la gente dall'andare a fare shopping al centro commerciale, e riciclando vecchi oggetti invece di comprarne di nuovi.
Così tutto è uguale a prima eppure traslato di qualche modello, anno o gradazione di colore, come in un universo alternativo. Forse in questo universo qualche personaggio cattivo è buono e vicevera. Mirror Mirror (TOS), se sapete cosa intendo. Oppure l'episodio apposito di Futurama.
A proposito di straniamento fantascientifico, ho scoperto che esiste una cosa che si chiama aspirapolvere centralizzato. Consiste in un impianto di tubi nel muro, collegati ad una potentissima unità centrale aspirante posta per esempio sotto il lavandino. In ogni stanza poi c'è una presa dove infilare una normale bocchetta snodabile. E davanti all'unità aspirante c'è una fessura, avvicinando il mucchietto di polvere raccolto con la scopa, questo viene aspirato automaticamente, senza bisogno di chinarsi ad usare la paletta. E non è la solita domotica patetica, con il frigo che decide lui cosa comprare con i tuoi soldi, questo sembra proprio una cosa utile. Peccato che quello più pubblicizzato in italia si chiami Tubò. Sul serio, come Grattò, Frustò, Cucchiò, notate anche questo Laureò, tutti originali cotti a legna.

postato da garnant | 20:40 | p.link |

mercoledì, dicembre 05, 2007

Alla scuola di danza è sembrato quasi un complimento, che la loro tessera fosse stata rubata, certo indirettamente insieme alla borsa, ma ora ha pur sempre lo status di ambita refurtiva.

Forse dovevo bloccare anche la tessera della biblioteca? Magari il ladro, uno slavo clandestino, un rom mio vicino di casa, un tossico di Voghera, ora si mette a prendere a prestito libri a nome mio e poi li restituisce in ritardo. Poi va a lezione di classica ed è più bravo di me ma non si impegna, e allora la mestra si irrita. E gli fanno lo sconto con la mia tessera AGIS, ma solo nei cinema dove non sono fiscali e non controllano la foto dietro (o magari mette la sua foto, l'avevo incollata con la colla removibile). Insomma, il mio stile di vita, ma con più  dissacrazione.

postato da garnant | 23:16 | p.link |

L'agrifoglio ha aperto i fiori.
Adesso cosa devo fare?

E' chiaro che non mi potete rispondere. Comunque era una domanda retorica. Il fatto è che ho comprato questa piantina di agrifoglio, l'ho rinvasata in un coccio preso per un paio di euro al mercatino di Natale, e due giorni dopo i fiori si sono aperti. E' stato merito mio? Questo mi confonde.
La piantina è femmina, a giudicare dalle foto su Wikipedia. Sarà già stata impollinata e i fiori diventeranno bacche? Forse no, quando l'ho portata a casa erano chiusi, e qui non ci sono agrifogli maschio.
Poi mi sono documentata, come fiore di Bach l'agrifoglio cura chi prova odio e rancore, però io non presento i sintomi elencati, niente acidità di stomaco nè mal di fegato o problemi cervicale, niente di tutto ciò, a parte l'odio e il rancore.
Le bacche difatti saranno velenose.

postato da garnant | 23:08 | p.link |
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