martedì, ottobre 30, 2007
Questa è una novità, sono di buonumore. Sarà l'ora solare con le mattine più lente ad arrivare e tutto questo buio tranquillizzante. Sarà il rumore della pioggia che copre il maledetto ronzio dei pc aziendali, saranno le zolle appena arate e ben fradice, o i prati rimasti prati per sbaglio, pieni di sterpaglie in tutte le gradazioni del giallastro.
Guidando verso casa si vede persino qualche foglia rossa nei vivai, immagino che i pagani locali vadano nei vivai a festeggiare la luna di fuoco e il capodanno celtico, se non hanno il tempo o la macchina per andare in Appennino.
Qualche direzione.
Io me ne vado per qualche giorno in Sicilia.
John Cale suona a Dublino e poi parte per gli antipodi.
In Australia si pattinano i mondiali a rotelle, notate sotto il logo con il canguro.
Sul Raisportsat si è visto lo Skate America, è iniziata la stagione, con gli atleti tutti strozzati dalla fatica. Raisportsat, piacevolmente gratuita, niente pubblicità, no frills, calcio il giusto, tanti sport che la gente pratica davvero, offre il commento di Franca Bianconi che ha finalmente smesso di essere acida, ha persino detto che Emily Hughes è dimagrita.
Questa settimana c'è lo Skate Canada.
A Parigi il masters ATP.
L'amica P. è partita per Bilbao.
lunedì, ottobre 29, 2007
La serata Truly Madly Deeply, organizzata come intrattenimento leggero dopo una cena a base di pollo alla senape e ratatouille, ha preso improvvisamente una piega drammatica, quando ci siamo rese conto che Alan Rickman era già morto all'inizio del film.
Eravamo preparate a una metà di film dolciastro, poi la morte amara, e infine il ritorno agrodolce, il tutto sullo schema di Ghost, che visto al cinema a sedici anni ci aveva impressionato ben poco. Per di più, di questo Truly Madly Deeply si dice che sia il Ghost per chi sa fare le parole crociate, quindi niente di più ci aspettavamo di una vicenda un po' inutile ma con un bell'Alan Rickman per l'occasione violoncellista baffuto.
E invece, questo chick flick ci ha messo di fronte ad una serie di questioni che ci hanno progressivamente ammutolite per i primi 27 minuti, e cioè fino all'apparizione del Rickman fantasma.
Tanto per cominciare, ci ha ricordato che negli anni Ottanta per essere amate bastava un'acconciatura vaporosa. Almeno in teoria, perchè noi armate di lacca e phon lottavamo tra le difficoltà per avere una vita sociale decente, mentre questa Juliet Stevenson non solo stava con un Alan Rickman violoncellista baffuto, ma aveva un capo gentile e amichevole, uno spasimante polacco e parecchi amici multiculturali. Con il tempo avevamo incolpato di tutto i jeans a vita alta, ma evidentemente qualcuno ha avuto gli anni 80 tutti per sé, e sui jeans a vita alta magari ha anche ricordi romanticissimi, mentre noi siamo rimaste irrimediabilmente sospese tra la new wave e il grunge, troppo piccole per la prima, troppo grandi per il secondo, irrisolte.
Inoltre, ci eravamo dimenticate com'erano le nostre prime case britanniche in epoca post-tatcheriana, quando avvistare un topo non era poi un'eventualità tanto impensabile, e tutto cadeva sempre a pezzi.
E poi, quanto tempo era che non vedevamo un personaggio piangere sul serio, piangere come si fa nel mondo, con la faccia gonfia e l'espressione orrenda, e altro che fazzolettini. Come per i disastri sentimentali veri. Finisci per sentire le voci, altro che fantasy, e magari parlano anche nella lingua che stai studiando, ti dicono di chiudere la porta del retro, quella che in effetti nelle nostre case post-tatcheriane rimaneva sempre aperta, o comunque aveva una serratura ridicola. E lo senti suonare, se era musicista, e frequentemente lo era, c'era sempre il disastro sentimentale con musicista.
Finché nell'ammutolimento generale, si materializza Alan Rickman, prima la musica, poi l'archetto, poi i capelli spettinati e i baffi. L. informato della vicenda sostiene si tratti di citazione della Casa Stregata con Pozzetto. Comunque, Alan Rickman è un fantasma molto corporeo, e si siede per terra in cucina e racconta, e adesso finalmente abbiamo capito cosa non ci soddisfa delle nostre cucine, troppo piccola, cappa poco potente, pensili perennemente bisunti, pochi accessori, no, quello che manca è un Alan Rickman seduto per terra che racconta. Bene, chiarito questo, fatta pace con le nostre cucine, abbiamo un fantasma che ha sempre freddo e starnutisce, incolpa il governo e va ancora alle riunioni del Party, e ve lo ricordate all'epoca Major, the dead sheep lo si chiamava. I tempi in cui si incolpava il governo, e come poi ci sembrò il futuro Blair, non voglio neanche pensarci.
Ma il punto fondamentale è che Alan Rickman è un fantasma solido, L. informato del dettaglio si è detto contrario ai fantasmi solidi, se sono solidi sono zombie, e non solo Alan Rickman è solido, è anche buono una volta tanto, è il protagonista in un film romantico una volta tanto, e allora può abbracciarti, e lo fa, e per la mia generazione è una cosa incredibile, perchè per la mia generazione il dialogo dell'abbraccio romantico è stato sempre e solo così:
Kim - Stringimi
Edward - Non posso...
Tutto questo in una fotografia sgranata e troppo scura negli interni e troppo chiara negli esterni, con gli interni che vanno a pezzi, ma niente più topi perchè i topi hanno paura dei fantasmi. E non è sentimentale, non è macabro, non è retorico, non dopo l'ammutolimento dei primi ventisette minuti e la scena di pianto. E' strampalato, è buffo. Ed è una sfida. Stiamo guardando uno di quei film europei tristissimi dove poi si scopre che lei ha un esaurimento nervoso e guarire significa tornare in mezzo ai ratti, oppure stiamo guardando un film fantasy che avrà un finale magicamente rassicurante o consolatorio? Insomma, l'allucinazione sbilenca (madly, vedi locandina) o il fatasma con una missione? Io non sono riuscita a deciderlo, fino a quando Alan Rickman ha iniziato a spostare i mobili, e il tappeto pieno di polvere che lei non voleva spostare, ha starnutito fastidiosamentee e appeso qualche nuvola in cucina, ha invitato altri amici fantasmi a suonare, giocare scacchi e vedere film, e ad un certo punto Juliet Stevenson è dovuta uscire a noleggiargli I vitelloni.
Lì ho deciso che il film aveva davvero una sua compiutezza, per quanto imperfetta e traballante e anche disunita, e allora alla fine non sarebbe stato nessuno dei due, nè allucinazione sblienca nè fantasma con una missione. E infatti alla fine non è stato nessuno dei due, perchè il punto era un altro, era il lasciare andare le persone, e saperle tenere con sé, e imparare cosa sono i ricordi, anche quando tutte queste cose vanno in contraddizione spaziotemporale, e lo stare seduti per terra e suonare Bach e vedere Fitzcarraldo con i fantasmi.
E anche saper uscire fuori dove tutto è troppo sovraesposto.
Questo evidentemente se partite con aspettative da chick flick, con un interesse specifico per Alan Rickman, vi è piaciuto tanto Eternal Sunshine e odiavate i jeans a vita alta.
Partendo da altre prospettive non garantisco. Però la mi collega competente lo ricordava e dice che le era piaciuto.
Su Rottentomatoes è fresh.
domenica, ottobre 28, 2007
Gran parte della mia fascinazione per il lavoro di Anthony Bourdain, dal cucinare il brodo al saper scrivere di coltelli, di uomini e di salse, viene da una questione di prospettiva.
Quello che per lui è continua sorpresa del cibo, in quanto cuoco d'elite nell'america obesa del precotto, per me è quodianità, in quanto massaia apprendista nell'emilia ben condita del cibo casalingo. E' qualcosa che si nota anche a Manhattan, dove l'elite della gastronomia siede col fiato sospeso di fronte ad un nostro normale menù del mercoledì sera. Non dico il cibo di per sé, ma la sensazione, il gusto della preparazione. Il sapore, il profumo, la forma, il ricordo, non necessariamente la madeleine, non esageriamo, ma l'esperienza del cibo. La storia. D'altra parte questo non dovrebbe stupirci, sappiamo che l'America ha un conto in sospeso con la storia, avendola rifiutata con il suo medioevo buio, i cavalieri con la maschera nera, i tedeschi i russi e persino gli alieni, come ci ha spiegato ossessivamente nel suo cinema, dove mai una volta che al cattivo manchi una traccia d'Europa nella voce nei panni o nei modi. Peccato che rifiutando la storia si rimanga soli. Così quando Bourdain racconta delle sue lontane origini francesi, dei suoi viaggi da bambino nella terra delle frattaglie, del prima ostrica, delle sue madeleine, il tutto condito di sesso droga e underground newyorkese, scopre quello che l'America ha voluto dimenticare ma che noi europei sappiamo benissimo, magari senza rendercene conto, anche se la parte sesso droga e undergound newyorkese l'abbiamo vista a modo nostro o attraverso gli artisti, e la prospettiva non smette di affascinarmi. E' un effetto di stranimento che manca quando seguo la star Jamie Olivier e la voluttuosa Nigella, per sorvolare sul noiosissimo Vissani.
Di questo parlavo l'altra domenica sera con la mia nuova amica cuoca che ha un protachiavi con su scritto and the eighth day god created Alan Rickman. Gli americani vanno nel suo agriturismo e quasi piangono di fronte alla sfoglia fresca, e lei li consola, suvvia, è solo un po' di sfoglia, la fanno le anziane del paese al pomeriggio e spettagolano mentre stringono i tortellini. E loro giù a piangere.
Tutto questo sono andata a cercare dentro Ratatouille, insieme anche ai miei trascorsi di cameriera di pub e di pioniera detrattrice del junk food, e l'ho trovato. Fin troppo diretto e conclusivo nelle sequenze finali, e telefonato in molte scelte tutto sommato convenzionali. Eppure, ho adorato le superbe scene di massa, intendendo massa di topi, le vicende delle ricette come se fossero personaggi, e la mimica di Remy, che mi ha ricordato tanto quella amatissima di Kermit la rana. Le fogne come nel soldatino di stagno, la notte anche un po' come nello Schiaccianoci, e la Bella e la Bestia, Parigi ville lumiere, la ratatouille con nel mio libro di francese dell medie, e un sacco di altre cose. Ho adorato anche il Ego il critico, che all'inizio mi ricordava un odiato professore di liceo, già ritratto nel vescovo del gobbo di notre dame, ma poi è diventato un amato professore di università, ancora di più con la voce di Peter O-Toole.
A questo punto vado, perchè la mia nuova amica cuoca che ha un portachiavi con su scritto and the eighth day God created Alan Rickman mi ha invitato a mangiare gli avanzi dell'agriturismo e a vedere un film con Alan Rickman, e devo ricordarmi di chiederle se per caso fa parte del campione auditel, perché Heroes è stato sospeso per scarsi ascolti proprio ora che abbiamo istituito queste domeniche sera cine-culinarie, quindi probabilmente è colpa nostra, ma rifletteteci, era poi così bello? Io lo trovavo tedioso, tant'è che domenica scorsa bloccata in auto nel tentativo di attraversare una Maranello festante, per raggiungere una trattoria della prima collina, mi dicevo che era pur sempre meglio quello che stare a casa a vedere Heroes.
Non credo che sia la somiglianza con ET, per il quale da piccola non provavo alcuna simpatia. Semmai nel caso sarà per Drew Barrymore. Credo invece si tratti della mia vecchia fascinazione per il tema classico dell'androide senziente, che negli ultima anni si è involuta in un interesse per l'androide che stira, rassetta e pulisce, nel panorama post-apocalittico della quotidianità contemporanea. Nella versione fantasy è Stich, che per tutto il film distrugge, poi impara ad aiutare con il bucato e ad apprezzare Elvis. Nella versione fantascientifica è Wall-E, l'annunciato nuovo film Pixar, che mi ha fatto grande impressione in formato teaser al cinema. Negli ultimi anni trovo talmente tanto di me dappertutto, da rimanere basita almeno tre volte al giorno. Prima appuntavo tutto sul blog, ma ora inizio a farmi una ragione del fatto che la mia generazione è al culmine della produttività, quindi è normale che io trovi tanto di me dappertutto. Inoltre nelle mia testa si è accumulata una tale montagna di bric-a-brac culturale, da potermi connettere in qualche modo strampalato con chiunque, attraverso qualche grado di separazione.
Bene, doveva pur fulminarsi prima o poi la lampadina di Luxo junior, e sono felice che ci sia qualcuno a cambiarla, direttamente dal mio filone fantascientifico preferito, l'androide senziente, da RUR a Roy a Data a Marvin a Wall-E, e con un concept favoloso. L'insettaccio mi preoccupa, ma quello fa parte dell'immaginario post-atomico, quindi ok.
Il seienne seduto accanto a me non l'ha trovato per nulla divertente, Lifted, il corto Pixar, alla fine ha anche chiesto perchè ridevamo.
Naturalmente perchè agli americani piace tanto l'idea dell'abduction dalla loro casetta rurale in mezzo ai campi intensivi, e perchè finalmente possiamo ridere del rapimento alieno di Samantha Mulder, dopo tutti quegli anni a sguazzare nella melma postmoderna, risolviamo con un bel cerchio nel grano come si deve, ma soprattutto prendiamo in giro Signs, che se lo merita.
E così ieri era un bel pomeriggio autunnale reggiano, con l'odore delle foglie marce, l'aria dolce, e Negroponte in città. Parlava di innovazione, ma io la parola innovazione comincio ad averla un po' a fastidio, dopo anni a maneggiare la comunicazione aziendale, comunque vorrei ribadire che a me i ponti di Calatrava piacciono, anche se non riesco ad abituarmi fatto che prima per andare nei vecchi posti c'erano strade dritte e brevi, mentre adesso per andare negli stessi vecchi posti di prima bisogna deviare su contorte spirali di rotonde e innovazione, dove prima c'erano solo campi. No, non considero un centro commerciale con multisala un interessante posto nuovo. Insomma lo confesso, né io né l'amico A., che di mestiere fa lo scienziato, siamo andati a sentire Negroponte, demotivati probabilmente dal contorno istituzional-industriale. Per me la comunicazione aziendale, insomma, per lui lo spettro della stessa. Vorrei però ribadire che io ammiro Negroponte e festeggio il Linux day.
Ma insomma ieri non potevo farcela, e così mi sono rifugiata in luoghi familiari, la mia famiglia, con la mostra Ai margini dello sguardo che include appunto una mia talentuosa parente, con i suoi ritratti dagli occhioni prospetticamente storti e molte ciglia. E poi dentro il Teatro Valli, per questa Guida al teatro invisibile, volevo vedere la soffitta dell'astrolampo, e i sotterranei, bello, non sapevo che ci fosse un locale scuderie per chi arrivava in carrozza, però sinceramennte certe installazioni ho fatto fatica a distinguerle dagli oggetti che erano lì per caso, sempre che ci fossero oggetti lì per caso, e vorrei dire all'autore del cumulo di calcinacci dai quali spuntavano quattro paia di mezzepunte seminuove di non credere di avermi impressionato. E in biblioteca, non ho idea di come funzioni adesso la vita sociale là dentro, ma sono certa che funziona ancora, a giudicare dagli sguardi storti dai tavoli. E al Fuori Orario, dove ho rivisto dopo parecchio tempo Davide van de sfroos ma, hey, non aveva una presenza scenica del genere dieci anni fa, e nemmeno quel repertorio strambo. Quanto alla polemica sui circoli arci, ne parleremo un'altra volta.
venerdì, ottobre 26, 2007
giovedì, ottobre 25, 2007
Ma secondo voi Samuel Armas di anni 7 ha già il permesso di vedere i telefilm da grandi che lo citano tutti contemporaneamente? Oppure dovrà comprarsi i dvd tra qualche anno? Chissà che effetto gli farà.
Oggi Nemi.
Però mi piacerebbe che Nemi avesse qualche anno in più. Potrebbe benissimo, no? Mi sarebbe davvero utile vederla alle prese con la mia età. Si lo so che la sua autrice ha effetivamente la mia età, e che Nemi non ha alcuna intenzione di crescere più di così.
mercoledì, ottobre 24, 2007
Dino Buzzati quando si annoiava a morte, dalla sua testa usciva il deserto dei tartari.
Con questa storia della Fontata di Trevi, tinta di rosso come azione futurista per distrarre dalla festa del cinema veltroniano, non riesco a togliermi dalla testa Dinamismo di un cane al guinzaglio, che stava sulla copertina di non ricordo qualche libro delle medie. A proposito di minoranze etiche in Asia, ma ditemi voi se bisogna venire a sapere le cose da Sylvester Stallone. Mi avevano detto che nel nuovo pezzo degli Offlaga c'era una golf, così ero un po' preoccupata, io che son golfista. Sarebbe stato davvero troppo, una storia di golf a Roncocesi, che era un po' come dire Vladivostok. E invece, a quanto pare, è una storia di ZTL. Non c'era la ZTL a Roncocesi.
lunedì, ottobre 22, 2007
Outing postumo, Dumbledore era gay.
Tinky Winky non ha rilasciato dichiarazioni.
Mi scrive un amico dal Vietnam, un ragazzo che ci ha fatto da guida nei villaggi delle minoranze etniche, negli altopiani centrali. Racconta della difficoltà dell'ultimo mese, a ottobre sono arrivati pochi turisti, e questo ha significato niente lavoro. A Nha Trang poi, dove è andato a visitare la sua famiglia, sta per iniziare la stagione delle piogge, e quindi adesso è il periodo più insopportabilmente afoso, mentre nel resto del paese scendono la temperature e torna l'influenza aviaria, dopo i casi isolati di agosto. Significa volatili morti e il rischio, scarso ma esistente, di ammalarsi per chi lavora a stretto contatto con questi animali negli allevamenti. Mi dice anche che le minoranze etniche al confine con il Laos stanno dimostrando perchè non hanno quasi più nulla, e il governo nasconde la cosa naturalmente, infatti sui giornali occidentali in questi giorni si scrive semplicemente che il governo ha avviato un programma di inserimento lavorativo per i giovani delle minoranze, sponsorizzato da due istituti bancari.
Le minoranze etniche del Vietnam sono sempre nelle foto colorate dei viaggiatori, scattate dalle parti di Sapa, nel nord, dove nonostante l'impronta politica rigida lo stile di vita delle diverse etnie viene relativamente tollerato, complice la popolarità della zona come meta turistica. Al sud e in generale in zone più remote e meno battute dai percorsi dei viaggiatori la situazione è piuttosto diversa, nonostante proprio al sud le imposizioni del partito siano sotto altri aspetti più negoziabili, in particolare quello dell'iniziativa privata. Le minoranze etniche possono vivere, ma sotto stretto controllo governativo. Molte tradizioni sono scoraggiate se non vietate, dalle tecniche agricole alla musica. I villaggi possono essere visitati dagli stranieri solo pagando una tassa, ottenendo un permesso apposito, e in compagnia di una guida autorizzata dal governo. L'obiettivo rimane comunque l'integrazione, più o meno forzata, nello stile di vita della maggioranza, etnica e politica.
Per quanto l'approccio della repubblica popolare vietnamita sia molto più morbido rispetto a quello della repubblica popolare cinese, si pensi alla questione tibetana, le minoranze etniche non hanno mai vita felice nei regimi autoritari, e senza terra, tradizioni e coesione sociale, si diventa poveri in fretta.
Io mi vergogno perchè a questo ragazzo scrivo lettere allegre e vaghe, principalmente per timore di inguaiarlo con il governo. Posso chiedergli della questione Burma? E se qualcuno gli sta controllando la posta? E se qualcuno mi sta controllando la posta? E lui può parlarmi di questo problema al confine con il Laos dicendomi che il governo sta nascondendo la cosa? Posso mandargli le foto che ho fatto nei villagi Lat? Potevo fare foto nei villaggi Lat, tanto per cominciare?
E mi vergogno dei titoli sui nostri giornali, l'Italia nella morsa del maltempo, quante lagne per un po' di freschetto, se avete freddo mettetevi un maglione, perdio. E mi vergogno per quelli sull'influenza aviaria dell'anno scorso, tutti a terrorrizzarsi per un virus che poteva mutare ma poi non mutava però poteva, eh, niente di meglio di cui parlare, e visto che non ci ammaliamo allora facciamo ammalare almeno la tv, una bella pandemia mediatica.
Non dico che ci meritiamo di tornare a lavorare in risaia, ma abbiamo smesso di andare in risaia perchè volevamo diventare liberi, e invece non lo siamo diventati proprio per niente.
domenica, ottobre 21, 2007
Ho la faccia cuscinata e non riesco a riprendermi. Statue mi è piaciuta moltissimo. Infine, sono andata ad assistere alla dignitosa esibizione dei pattinatori artistici olimpici al Cosoform di Assago, dove mi sono brinata i piedi ma ho potuto ammirare la sentita atleticità di Shizuka Arakawa, con i miei occhi Carolina Kostner portare a termine con perfezione un intero programma per quanto non competitivo, Lambiel sempre rapito dalla sua arte, e anche insolitamente sobrio in verdastro con manica arancione, e Plushenko sempre superiore, ma un po' triste ed effettivamente ingrassato come dice nelle interviste, dopo le deprimenti vicende sentimenali, l'operazione al menisco, e la lontananza dal ghiaccio. Spero che la sua nuova ragazza lo tenga allegro e lo capisca. Credo sia stato per il fatto che alle superiori tutti volevamo andare ala mostra del Canova a Venezia, per perdere qualche ora di scuola certo, ma anche perchè ci volevamo andare, e questa idea delle statue neoclassiche dentro qualche lontana sala veneziana, alternativa per una volta al nascondersi in un bar fumoso, ce l'eravamo coccolata nella testa per un po', e chi andava tornava e regalava cartoline, e petegolezzi sentimentali. E alla fine eravamo andati, e poi Canova l'avevamo visto di qua e di là da tutte le parti, fino a cosiderarlo una cosa superata della nostra adolescenza, come l'impressionismo. E non c'entra niente Canova qui, è solo una cosa mia, come anche l'aver considerato questa immagine di Statue dieci minuti dopo essere stata nella sala delle cariatidi, oscurata, con il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo illuminato in mezzo alla sala, il resto buio, giusto i profili delle cariatidi per gli spifferi di luce dalle finestre, e la sensazione dei calcinacci sotto la suola scarpe, che non mi aspettavo.
Venerdì notte nel tentativo ognuna di fare il proprio dovere, cenare con i genitori, tenersi in forma con l'aquagym, essere bella, allattare, e passare a prendere tutte sotto casa con la stessa macchina, abbiamo finito per arrivare al pub tutte in ritardo e tutte con macchine diverse. Ci siamo rese conto che questo significava serata analcolica, e la frustrazione dei nostri intenti, rispettivamente, berci su sulle questioni familiari, essersi meritata una birra dopo la piscina, bersi una birra bella, prendersi due ore di sana pausa alcolica dai pannolini, e il premio per l'impegno logistico. Atterrite quindi, abbiamo ordinato ognuna una grossa Paulaner Salvador, e abbiamo brindato alla galera. Per evitare la quale abbiamo ordinato troppo cibo e siamo tornare a casa troppo tardi, ogni briciola e ogni minuto in più erano una frazione di tasso alcolemico in meno, con il bel risultato di sgattaiolare a casa in piena notte attraversando la pianura stanche, gonfie di cibo e spaventate da qualunque bagliore bianco di Punto autoritaria.
Ieri invece me ne sono andata a Milano a vedere la mostra di Vivienne Westowood, nella quale ho apprezzato in particolare il cappottino sbilenco e i tailleur storti, tutti i bustini compreso quello luccicoso, e un abito con bustino chiaro e gonna fucsia che amerebbe i miei fianchi tondeggiantoli tutti. Anche un vecchio abito blu frangettoso della serie Clint Eastwood con i bottoni fallici.
C'erano la giacca Love e le scarpe Rocking Horse, che oggi popolano il grazioso manga e anime Nana, e io ne sono molto contenta perché le generazioni ne hanno bisogno, della giacca Love e delle scape Rocking Horse.
La mostra di La Chapelle volevo vederla ma c'era folla, si dovevano pagare altri ben nove Euro, e poi avevo sete e fame e freddo. Però ho visto lo shop, che praticamente è la mostra stessa con tutte le opere in versione thumbnail. Centinaia di cartoline sovraccariche di dettagli destabilizzanti, mille sfide per la mia supervista, ma alla fine ne sono uscita vincitrice trovando quello che volevo, e cioè Drew Barrymore.
Victor Petrenko mi è molto mancato.
Tornando a Statue.
Pensate tutto allagato. Anche la pista del Cosoforum.
Fa freddo.
giovedì, ottobre 18, 2007
Mi ero dimenticata di Meerkat Manor, il reality sulle suricate.
Leggete questa frase con accento francese, I dream a lot, but I'm not a very good sleeper. E' Gondry nello spot HP.
Io ormai sogno solo da sveglia, e so dormire a comando.
Mi mancano la savana, la tv via cavo a Saigon, e le notti lunghe con i sogni.
mercoledì, ottobre 17, 2007
Va bene, abbiamo capito.
Il viola è il colore di quest'inverno.
Ieri lavorando ho scoperto cos'è un Habbo (no, non intendo giocarci) e che esiste una sorta di sport che si chiama parkour.
Mi è capitato di chiedermi che fine avesse fatto Astrolabio, il figlio di Abelardo ed Eloisa.
Ho fantasticato di organizzare una mostra di Franco Rognoni.
Ho cucinato una frittata con i cipollotti, e sono andata a vedere Fast Food Nation, che mi ha un po' deluso per il saltare di palo in frasca, e per il fatto che le informazione che dava erano ovvie e stranote, e mirate più che altro a schifiltare un pubblico americano impressionabile. Però mi sono piaciute le inquadrature accusatorie, tagliate appena dall'alto, con tempi che dicevano guarda, questo contenitore vuoto, te lo inquadro lentamente così vedi che è vuoto ma capisci che è importante, chissà con che schifezze sarà poi riempito, ah, ecco, si sta mangiando un precotto (osserviamo bene il precotto), madre disgraziata. E poi, un secondo di attesa, cosa farà il teenager che cuore gli hamburger, ecco, ci sputa sopra, vedete che succede sul serio. Sta per succedere qualcosa, aspetta, aspetta, clang clang il grosso macchinario, ops ha perso l'equilibrio, ops l'operaio messicano clandestino è caduto nella macchina, adesso gli taglierà le gambe, lo sapete vero, si che lo sapete, ma dovete pazientare nell'orrre ancora un secondo, ecco qua, solleviamolo, inquadriamolo dal basso perchè non mica colpa sua, e poi così si vede meglio la gamba mozzata. Intendo dire, mi sono piaciute proprio perché erano un pochino disoneste. D'altra parte manipolare lo spettatore è una tentazione, e sapere abbastanza cose per riuscirci è una sorta di merito, se poi lo spettatore ci casca peggio per lui, o no? No, lo so. Non si dovrebbe manipolare lo spettatore. Si dovrebbe, con la propria visione, ispirarlo a pensare da solo e a trarre da solo le sue conclusioni. D'altra parte l'inquadratura ravvicinatissima dell'hamburger grondante di salsa, dal punto di vista del cliente che ha appena scoperto un paio di cose, era deliziosamente repellente. E la propaganda, con il dirigente che va a visitare la fabbrica del confezionamento della carne e tutto è ottimale, e sembra così ordinato e democratico, hambuerger per tutte le tasche, ben surgelati e impacchettati, il pacco scorre sul nastro trasportatore, e sullo scivolo fa anche un allegro saltino, quello si perfetto.
All'uscita mi hanno consegnato un depliant sull'essere vegetariani, che saltava anche quello di palo in frasca e dava informazioni stranote mirate a schifiltare il pubblico impressionabile. Possiabile che siamo ancora a questo punto? Decenni di attivismo ecologista e siamo ancora a questo punto. A mettere nella stessa pagina il cavallo che fa attività sportiva (di solito amatissimo e curatissimo) e quello trasportato dalla Polonia per essere macellato qui dopo tre giorni di orrore in camion ammesso che arrivi vivo. Al vegetarianesimo come soluzione del problema della disumanità nella filiera della carne. O al fare finta di niente, tanto.
Simpatici poster dell'imminente tour australe di Jonh Cale...
... e della data dublinese.
lunedì, ottobre 15, 2007
Da piccola credevo non avrei mai visto una balena (mai stata ottimista), da grande credevo non avrei mai visto una coda intera alzarsi dall'acqua. Da piccola avevo un sacco di problemi con l'allevamento dei conigli in cortile, troppo crudele, da grande credevo avrei fatto semplicemente meglio a dimenticare l'esistenza dei conigli stessi. E invece negli ultimi anni ho visto tante balene, orche, code, intere balene in aria, delfini, focene, tutto, e persino surreali allevamenti biologici di conigli dove mancava solo Beatrix Potter.
Questo ricorda a me lo spot Sony, che non credevo di poter vedere una balena. Se non di pongo.
Alla fine ci sono andata, alle otto meno dieci. M'hanno dato un matitone verde. C'erano le signore che d'estate ballano il liscio con l'orchestra di Alchermes e i suoi Savoiardi, l'uomo che mi serve le lasagne sotto il tendone, e il ragazzo alto che sta sempre alla cassa. Dunque, ci sono andata perché durante la giornata, mentre riemergevo lentamente dalla stanchezza mentale da settimana inutile, dal mal di testa da virus e batteri all'attaco, dal sonno strano, dalla preoccupazione per la povera parrucchiera ucraina alla fine del film di Ken Loach, nel mio mondo tutto polveroso e stropicciato, mi sentivo sempre più a disagio. Ho bevuto molte tazze di tè, ho aggiunto caramelle al miele, ho spolverato, poi ho stirato, ma la sensazione rimaneva. C'è una cosa che ho scoperto ultimamente, fare la maggioranza silenziosa è faticoso, non l'avrei immaginato. Non dire per dire, rimanere seduti sul divano e non dare neppure una sbirciata alla folla colorata, è diverso dallo stare semplicemente seduti sul divano attendendo gli eventi, è diverso dal qualunquismo. Implica idee chiare e volontà. Bene, farlo durante il V-Day mi ha dato una buona sensazione, stavo dicendo quello che volevo dire, mentre ieri no, quindi sono andata. Poi sono sono andata a bere, che ormai è una iniziativa provocatoria, addirittura ieri al telegionale sottolineavano con grande allarme che il certo guidatore omicida era in stato di ebbrezza, e poi con tono casuale aggiungevano, e inoltre era positivo all'eroina. Comunque ho comprato un abitino molto anni venti, morbido, scollato, che andrà benissimo quando dovremo andare a bere in qualche retro polveroso. Mi chiedo che musica ci sarà. Dite che mi serve una collana di perle? Cosa abbia significato ieri è complicato da dire. Ci sono di mezzo l'Emilia rossa, le generazioni, la fine delle feste dell'unità, bye bye Lenin e una storiella di Moni Ovadia. Voglio sperare che sia stato un senso di appartenza sano a portarci al punto di lettura di quartiere, e non il solito inquadramento del meno peggio. Sono stanca del meno peggio.
Ho passato il resto del fine settimana nel mondo della prima infanzia, ho detto ad un bambino di tre mesi che lo capisco, anche a me il latte fa venire mal di pancia, ho giocato col suo gatto, ai gatti piacciono molto gli accessori in lana cotta, e ho riflettuto sul fatto che quanto taaanti anni fa lavoravo come selezionatrice per una agenzia interinale io e i miei colleghi facevamo pochissimi soldi, in pratica eravamo sempre fermi al salario base, non riuscivamo a piazzare abbastanza lavoratori per scattare nella fascia di stipendio più alto. Questo perchè le aziende volevano lavoratori specializzati mentre noi avevamo solo analfabeti assortiti e comunque all'epoca il lavoro interinale era legale solo per la manodopera non specializzata, perchè le aziende volevano i lavoratori a ore o a pochi giorni e lontano, e noi avevamo solo lavoratori senza auto e senza soldi, che andando a lavorare avrebbero finito per spendere più dello stipendio. Poi a volte i lavoratori non avevano proprio voglia di andare a lavorare per così poco in cambio. E noi non avevamo proprio voglia di imporci. All'epoca credevo che si trattasse di pigrizia, da parte nostra e loro. Ma poi si è scoperto che l'amministratore delegato tanto dinamico e con tanta voglia di lavorare faceva sparire i soldi dai bilanci per passarli illecitamente ad un politico poco noto che le reinvestiva, anni dopo l'amministratore delegato è stato condannato, il politico poco noto pure, ma non credo siano andati in galera, il politico poco noto comunque è un onorevole senatore dell'Udeur, che tristezza. In tutto questo si finisce sempre allo stesso punto, è vero che nell'economia di mercato puoi fare i soldi, dicono che serve tanta voglia di lavorare, ma non è esattamente così, quello che ti serve è tanta voglia di guadagnare, ma così tanta da essere disposto a sfruttare qualcuno da qualche parte, o a fare qualcosa di illegale. E' una fregatura. Non ho gradito il taglio documentario del film, le scelte strettamente funzionali, che almeno però hanno bloccato gli stereotipi prima che fosse troppo tardi, e hanno smorzato il patetismo assassino. Avrei voluto un film più risolto. Anche se qualcosa c'è stato, la povera parrucchiera in particolare.
Un agricoltore incontra uno scrittore e gli dice: - Beati voi! Voi sì che state bene. Almeno di letteratura Nikita Sergeevic Chruscev qualcosa ne capisce...
Moni Ovadia - Lavoratori di tutto il mondo, ridete.
sabato, ottobre 13, 2007
Ricordo male o una quindicina di anni fa, ai tempi della Jervolino che censurava Lupo Alberto e delle mamme rock, ci fu un'ordinanza di chiusura delle discoteche ad una certa ora? Ora non si possono più vendere alcolici dopo una certa ora. Cosa è cambiato nel tempo? Non mi pare siano cambiati i giovani, e neppure gli adulti, sempre impegnati i primi a sfidare il sistema con energie fresche, i secondi a difenderlo per stanchezza dell'andare a lavorare, e il sistema è riassunto in questa frase: ad una certa ora bisogna poi anche andare a letto. Quello che è cambiato, mi pare, è l'inquadramento politico della Jervolino e di Rosy Bindi, allora democristiane, oggi parte del sogno del PD. Mi chiedo, ma sono state loro a muoversi sullo sfondo della politica, o è stato lo sfondo? Come nell'animazione, l'illusione del movimento, scorre il panorama, ma il personaggio in realtà è fermo.
E così dopo l'Oscar gli hanno dato anche il Nobel, ad Al Gore. Ma perchè sembrano quasi premi di consolazione?
Comunque, festeggiamo.
venerdì, ottobre 12, 2007
L'amica B. è in montagna, l'amica P. è a Madrid, le altre partite per locali troppo lontani nella buia notte di luna nuova (si, insomma, non avevo voglia di uscire). L. è uscito con i suoi ex compagni di classe, una manica di divorziati. Io sono andata a comprare un piumino da polvere e un termometro frontale, che mi serviranno domani nell'ordine per spolverare casa, e come regalo per una famigliola di amici febbricitanti dagli uno ai trecentosessanta mesi. Ho cucinato in solitudine un filetto di tonno con pepe e salsa di limone. Ora metterò un fiocco sul termometro. Anche se in realtà vorrei provarlo. Mi ricorda Hong Kong, con il controllo obbligatorio della febbre. Ma voi lo sapevate che esistono cucchiaini termici per accorgersi se la pappa è troppo bollente? E apparecchi per l'aerosol a forma di orsetto?
Ma poi su tutta la questione delle tasse in cambio dei servizi oggi ho pensato, da gennaio a settempre ho letto 35 libri. 5 li ho comprati, 30 li ho presi a prestito alla biblioteca comunale.
Al di là di tutte le considerazioni legittime sul piacere del possedere i libri, e sulla volontà di finanziare una industria certamente più costruttiva e meritevole rispetto a quella, che so, della telefonia mobile, di fatto se avessi comprato 30 libri, ad una media di diciamo 14 Euro l'uno, avrei speso da gennaio ad oggi circa 400 Euro. Su una proiezione annuale di 40 libri quasi 600 Euro.
Quindi puramente dal punto di vista del bilancio tasse in cambio di servizi, posso dirmi abbastanza soddisfatta. L'unica cosa che proprio non mi va giù, è che hanno esteso di un'ora la fascia oraria a pagamento nella strada dove parcheggio proprio per andare in biblioteca, e proprio nell'ora in cui ci vado io.
giovedì, ottobre 11, 2007
Tutto intorno a me proliferano virus e batteri, tutti tossiscono, starnutano, si strozzano e febbricitano. Si è ammalata persino la comunicazione aziendale, dove sono ricomparsi i riferimenti all'influenza aviaria. Io faccio germogliare i piselli ma poco confido in questa storia dei germogli bomba vitaminica dal pianeta vegan. E' solo che sono carini.
Leggo Lavoratori di tutto il mondo ridete, che dopo una introduzione mattone mi sta offrendo una serie di godibili storielle ebraiche di epoca sovietica. Ma per la prima volta leggendo un libro di Ovadia, fatico un po' a ridere. Credo che sia per colpa di queste deprimentissime primarie. Non ci riesco, proprio non ci riesco a buttarla sul ridere. Il popolo ebraico riusciva a ridersi addosso mentre faceva la fila per due rape a -20, e io non riesco a ridermi addosso in fila ad un gazebo in una bella domenica di ottobre. Eppure mi farebbe bene. Se riuscissi a buttarla sul ridere, potrei poi tirare fuori qualche motivo vibrante per prendermela con Veltroni, o per appoggiarlo con ardore rivoluzionario (o con pragmatismo riformista, no?), per andare a votare, almeno. Queste primarie mi smontano il senso dell'umorismo. Mi sembra molto grave.
Ho sentito dire in mensa che Stallone sta facendo un nuovo episodio di Rambo. Perchè no. Mi piacerebbe che Rambo tornasse in Vietnam come fanno oggi molti reduci, con un tour organizzato regalo di figli e nipoti, a tirare qualche somma. A dire qui una volta era tutta diossina. A mangiare solo da Kentucky Fried Chicken per paura della TD. La gente in Vietnam guadagnerà anche due dollari al giorno, ma ti guarda, ride e pensa, sarai anche ricco, ma sei stupido. Non sembra, ma Pechino e Putin ci tengono all'immagine. Dopotutto dispace sedere su tutte quelle materie prime e sul boom produttivo che oscura il cielo, senza godere del lustro olimpico che paesi vergognosamente decadenti come il nostro sono riusciti a garantirsi. Fascino dell'occidente esotico? Mero interesse per la medaglia più importante di tutte, indipendentemente dalla sua provenienza storica? Comunque sia, gli atleti asiatici subiscono pressioni enormi, per vincere ori olimpici. Boicottare le olimpiadi è molto poco decoubertiniano, e fa guerra fredda. Ma siamo a questo punto. Boicottare i prodotti birmani, che si tratti di quelli ufficiali dell'industria tessile o di quelli ufficiosi dell'industria dell'oppio, è particolarmente complicato. Anche se questa campagna contro la Triumph è interessante.
Oppure mi piacerebbe vedere Rambo tornare a casa negli Stati Uniti, altro che oblio in Thailandia, a casa a guardare i reality in tv e curarsi gli acciacchi delle torture con Medicare, a non avere amici e soldi per un bbq, e per caso passare davanti ad un locale di pho, ora ce ne sono tanti, un locale di pho con la sua insegna al neon, entrare, e affogare i ricordi nel coriandolo e nello zenzero.
Invece a quanto pare Rambo andrà in Myanmar, la meta military-chic del momento. D'altra parte che fare con il Maynmar, se non andare a menar le mani al cinema? Che fare? Oltre a bearsi di iniziative meritevoli, ma che più che altro parlano di quanto è affascinante e vera la rivolta altrui, mentre la nostra al massimo è riproducibilità pop (vedi i monaci stencil)? Fare pressione sui governi con le classiche petizioni. In particolare sulla Russia e sulla Cina. Le Olimpiadi di Beijing 2008 e di Sochi 2014 non sono una curiosa coincidenza.
Probabilmente dovremo contentarci del nostro povero pubblicare bannerini colorati. Dubito che questo sia di gran conforto ad un dissidente mentre lo torturano, ma comunque, sarà almeno di fastidio al burocrate militare, o di partito, che di lavoro fa il censuratore della rete, e gli tocca fare gli straordinari, per censurare sito per sito.
Anche questo.
mercoledì, ottobre 10, 2007
Non dico tanto i microshort da sbarra. Nemmeno le calze, che mia madre mi ha relato simili due inverni fa, e neppure il colore del top, che portavo tutta contenta l'autunno scorso (e porto uguale quest'anno giusto perché non si è scolorito). Ma i capelli! Quello è il mio colore di capelli! E di un sacco di altra gente, altrimenti detto il castano della mutua, ma non è questo il punto. Dunque quelli sarebbero i miei capelli se io riponessi un qualche interesse nello styling. Questo mi impressiona molto.
Quando chi è diverso da me converge verso di me mi impressiono sempre. Come quando il mese scorso volevo mettermi i miei amati pantaloni neri scampanati, ma non li ho messi perché nessuno li porta più e quindi tutti mi avrebbero fissato, e io non avevo voglia di essere fissata, poi un paio di giorni dopo li ha messi Charlotte Gainsbourg a Venezia (L. ha commentato ecco perchè l'altro giorno aveva suonato il campanello), allora ho pensato che quando mi va me li metto e pace, poi ho scoperto che Charlotte aveva preso una botta in testa. (ora sta bene)
Sulle scarpe stendiamo un velo pietoso. Anche sul fatto che i miei microshort da sbarra, le quasi mie calze e il mio colore di top siano indossati tutti insieme contemporaneamente, insieme ai mie capelli.
Sui rumors palesemente lasciati sfuggire ad arte, che si tratti della sequenza di un sogno di Bobby o cosa, decidete voi.
martedì, ottobre 09, 2007
Shopping! Ho comprato un volo per Palermo.
Se fate silenzio lì fuori, potete sentire quanto sghignazzano qui i piercolleghi per la dichiarazione di Padoa Schioppa sulle tasse bellissime. HAHAHAHA. Grasse risate. Sincere risate.
Sono felice che esista un semplice principio che unisce tutte le sinistre progressiste del pianeta, e uno altrettanto semplice che unisce le destre conservatrici. Altrimenti avrei serie difficoltà a spiegare l'America a mia nonna, e questa estate mi sarei persa una bella conversazione sulla politica in Europa con un tedesco, un olandese, e una bottiglia di tequila, mentre eravamo tutti un po' scottati e finalmente arrivava il vento nella giungla e si portava via l'afa.
Chi è di sinistra è ben disposto a pagare le tasse, almeno in linea di principio, in modo che tutti possano avere accesso ad uguali servizi, poveri o ricchi che siano.
Chi è di destra trova che le tasse siano uno spreco di denaro, che invece potrebbe essere usato dai singoli per garantisti autonomamente i servizi, e per aiutare caritatevolmente i poveri.
Per questo l'affermazione di Padoa Schioppa è convisibile da sinistra, anche se l'impeto romantico nella nostra situazione politica è un tantino fuori luogo, e allo stesso tempo l'affermazione di Padoa Schioppa suona perfettamente ridicola da destra. Quello che mi chiedo è: da destra si ride perchè dopo attenta meditazione si è deciso che eticamente e in concreto è preferibile che ognuno si arrangi per sé? E' davvero una critica allo stato sociale? In fondo è anche comprensibile, a chi piace prendersi faticosamente un permesso in ufficio per fare la fila in un ufficio pubblico dove tutti gli sportelli sono aperti ma gli addetti sono a prendere il caffè tutti insieme per quaranta minuti? Oppure è più che altro non averne mai sentito parlare, dello stato sociale, ed essere regrediti mentalmente ad uno stadio pre-società civile, però con la camicia ben stirata?
lunedì, ottobre 08, 2007
Favolosi antiscivolo per la doccia. (grazie ancora Kit)








































