Garnant

sabato, settembre 29, 2007

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Se avete un'idea tutta vostra del decoupage, provate lo stencil.

postato da garnant | 02:01 | p.link |

mercoledì, settembre 26, 2007

Ieri proprio non riuscivo a ricordami come fosse poi andato a finire X-Files. Ricordavo bene di aver a suo tempo trovato detestabili le vicende delle ultime stagioni, e per questo avevo deciso che per me la serie era finita con la pur insoddisfacente settima stagione. Difatti avevo già anni prima partecipato ad un bizzarra iniziativa che si proponeva di prevenire lo sfascio, si chiamava "for Mulder and Scully seven is enough" o qualcosa del genere, i soldi andavano ad Amnesty. Mai però ero riuscita tanto bene nell'intento di dimenticare il vero finale, al punto da non riuscire più a ricordarlo neppure volendo. E così, in preparazione al secondo film pluriannunciato ma ancora fermo ai blocchi di partenza, sono andata ad indagare su youtube, ed ecco sfilare davanti ai miei occhi la cara vecchia estenuante sequenza di GTM (gratuitous tactile moment) con i quali Chris Carter aveva costruito prima il suo brillante successo, e poi la sua agonia artistica, indugiando troppo a lungo in una sempre più improbabile polisemia, raccontando senza generosità, volutamente a freddo, mentre i suoi personaggi fuggivano avanti senza autore, verso lo strampiombo della spazzatura postmoderna.
Bene. Per quanto ne so Mulder e Scully sono ancora in New Mexico, mentre la Anderson è impegnata in progetti britannici, e Duchovny in questo Californication e pare che per prepararsi abbia fatto anche un po' di pesi, quindi sarà interessante per noi valutare i risultati. Insomma, Hollywood produce parecchio squallore, almeno godiamoci i vantaggi del salutismo west coast, sapete, la piscina di Kitsilano (137 metri, acqua di mare filtrata, frecce per terra, ironmen che si allenano), le montagne di roba vegetariana stir fry, stare in mare con i surfisti e in spiaggia con gli uomini che lanciano bastoncini a cani con una bandana al posto del collare.
A proposito di salutismo, non ho ancora visto dal vivo la discussa foto di Toscani Nolita no-anoressia. Questo dimostra che la mia vita non è abbastanza mondana, negli ultimi giorni ho visto solo tangenziali, spogliatoi e impianti sportivi non appetibili per la pubblicità, uffici e casa mia. Devo fare qualcosa, devo rendere la mia vita più mondana, in modo da immergermi appieno nella metarealtà cannibale, insieme a tutti voi. Per esempio potrei comprare qualche vestito Nolita, ecco quello che potrei fare. L'amica F., cresciuta pure lei a gnocco fritto, allenamenti sportivi e frequentazioni dalla dieta disfunzionale dice che questa foto serve, serve perché punisce agli uomini, mentre non se l'aspettano lì fermi al semaforo, li punisce per la loro (peraltro darwinianamente assurda) pretesa della morosa stramagra, così imparano. Forse. A me però è venuta voglia di andare a comprarmi dei vestiti Nolita, per coprirmi, ora arriva anche l'autunno. La pubblicità in effetti, serve.

Questa notte è crollato il grande ponte che era in costruzione a Can Tho, in Vietnam, nel delta del Mekong. 60 operai sono morti. Per le fondamenta indebolite dalla stagione delle piogge, pare. Dovete immaginare una città, con il mercato le banche le strade le auto tutto, una statua di latta dello zio Ho, sul fiume. Fiume marrone, non sporco, marrone per il limo. La notte violentemente fucsia di insegne al neon. Barche a motore e barche a remi. Ananas da passeggio. Me lo ricordo quel ponte in costruzione, l'avevo visto da lontano, dalla barca, ricordo il cantiene, i piloni, nel fiume ancora non troppo gonfio, e quella faccenda dell'acqua salata che si infiltra, del livello che scende troppo durante la stagione secca, l'agricolutra che cambia, la pesca che cambia, gli alberi, il delta che si riprende dalla guerra, tornano gli uccelli, e allo stesso tempo comincia a morire di progresso. Sapete quella sensazione, potevo esserci io su quel ponte, non ce l'ho. Al suo posto ho sapete quella sensazione, tornerò là prima o poi e ci sarà il ponte, finito, e non avrà più senso prendere la barca, e sarà cambiato il riso, saranno cambiati i pesci, e dicono che il tè sarà salato, e quasi nessuno ci penserà più, a com'era il cantiere e chi ci è morto.
Ieri sera preparando uno smash molto alto al volo mi sono persa a fissare i, cielo nero cittadino e le luci del campo, e mi sono presa una pallata in faccia. Ora mi sento un po' la sposa cadavere. E pensare che non ero mai riuscita ad immedesimarmi.
Eppure così conciata ho osservato uno stormo di non so cosa, volare a larghe spirali sulla campagna, e spostare l'asse tante volte in mezzo alla luce obliqua, e planare nel verde complicato del prato stabile.

Dare un senso a tutto questo che mi succede e farne anche qualcosa, mi riesce estremamente difficile.

Era bello questo spot l'anno scorso per la Burma Campaign, ma io Aung San Suu Kyi voglio continuare a pensarla più forte di tutti, dei militari e di tutti, e voglio pensare che ci sia qualcuno anche ora sotto la sua finestra, qualcuno con lo sguardo che ha sempre chi manifesta senza armi lacrimogeni manganelli, e quello scudo stupido da soldatino playmobil, forte come chi è sveglio.

postato da garnant | 22:10 | p.link |

lunedì, settembre 24, 2007

Alle medie leggevo Dylan Dog, ma questo non è importante. Neppure quello che è successo con il numero 100, era il capodanno del 94 o del 95, mi pare. Non faceva per niente freddo e io leggevo il numero 100 alla stazione Termini.
Tornata a casa vendetti tutta la mia collezione alla signora che smerciava i libri usati al mercato coperto, la stessa alla quale avevo venduto lo Zwirner ventiquattro ore dopo lo scritto di matematica.
Conservai solo il numero 9, Alfa e Omega, memento e monito delle mie inclinazioni fantascientifiche. Non ne comprai più nessun altro, lessi solo Johnny Freak su insistenza dall'amica E.
Poi ieri sera il filo del discorso ha attaccato da Another Country e via Rupert Everett è finito a Corrado Roi, e così. Ho riletto, ho dormito, ho fatto un bellissimo incubo come quelli che sapevo fare, à la Sclavi, ma più pragmatico.
Ho realizzato non solo che ho superato l'età della damsel in distress di turno, ma ho anche raggiunto l'età di Dylan Dog stesso.
Sto imparando a non essere nostalgica, sto imparando.
Cade a puntino Abruzzese, con la faccenda della macchina celibe.

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postato da garnant | 22:02 | p.link |

domenica, settembre 23, 2007

Qualcuno mi sa spiegare se a Palazzo Reale c'è La Chapelle, oppure Vivienne Westwood, o entrambi contemporaneamente? Grazie.

postato da garnant | 13:55 | p.link |

Ecco, mentre starnutivo disperatamente durante un suo concerto in mezzo alle sterpaglie estive, cercando di mantenere gli occhi aperti mentre starnutivo per non perdermi niente, Cale mi fissava esattamente così.

postato da garnant | 01:41 | p.link |

mercoledì, settembre 19, 2007

Anche voi qui ci vedete Gorbachev testimonial LV fotografato da Annie Leibovitz davanti al muro di Berlino (Bernauer Strasse?), e più sotto una scultrice con le crocs rosa che ritocca un Federer soldato di terracotta in vista del Masters di Shanghai, vero?
Spero di si. Li vedete bene? Bene.

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postato da garnant | 23:20 | p.link |

Qualche tempo fa ho deciso di richiedere l'esenzione ticket prevista per gli asmatici, visto che la legge mi permette di risparmiare qualche euro. Non siate invidiosi, sono proprio pochissimi euro all'anno, è più una questione di principio, darwinianamente io dovrei crepare, che si tratti di darwinismo proprio o sociale, ma io non vivo nella giungla e nemmeno dentro una piccola media impresa, vivo nella società civile. Quindi ho chiesto alla mia allergologa quale fosse il percorso burocratico da seguire. Lei mi ha preparato un certificato, mi ha dato un indirizzo, e mi ha raccomandato in ogni caso di rifiutarmi di sottoporti al test di provocazione bronchiale con la metacolina. In particolare ha specificato che in caso il test mi fosse stato imposto, avrei dovuto rispondere "potete anche tenervela la vostra pidocchiosa esenzione", e andarmene prima che qualcuno mi inducesse deliberatamente una broncostrizione evitabile e di entità imprevedibile.
Il test di provocazione bronchiale con la metacolina oggi viene effettuato a scopi diagnostici, per capire quanto è asmatico un asmatico, a scopi preventivo, per capire quanto è predisposto all'asma un potenziale asmatico, e per valutare l'idoneità di un soggetto ad una professione... o ad una esenzione. Si tratta di un test scientificamente obiettivo. Consiste nel somministrare per via inalatoria un farmaco apposito, la metacolina appunto, che ha la proprietà di indurre broncostruzione. Tra tutti i farmaci con questa proprietà, la metacolina è il più indicato, per motivi vari oggettiva che vanno dalla semplicità di conservazione allla scarsità di effetti collaterali. Si effettua un curva-dose, in modo da rilevare quanta metacolina è necessaria per indurre l'asma nel soggetto. Un soggetto asmatico risponderà a dosi minori rispetto ad un soggetto sano. Oltre una certa dose, se non si presenta asma, si dice che il soggetto è negativo. Ma un soggetto che viene sottoposto a questo genere di test di solito è asmatico in qualche misura, quindi l'asma gli verrà, in qualche misura.
Bene, come tutti sappiamo gli esami diagnostici sono spesso imbarazzanti, spaventosi, e dolorosi, d'altra parte vengono effettuati per il nostro bene, e dunque dobbiamo ricacciare il sospesso che in alcuni situazioni e in alcuni contesti vengano effettuati più che altro per ottenere dati statistici o per soddisfare la curiosità scientifica del medico, o almeno dobbiamo considerare che anche in quei casi i dati raccolti serviranno per il bene dell'umanità, visto che ne potranno risultare studi scientifici o almeno una migliorata competenza del medico.
Gli aspetti etici della diagnostica sono estremamente complessi, per carità. Lo vedete tutti House in tv. Vorrei quindi limitarmi a parlare della metacolina utilizzata a scopo diagnostico per valutare l'idoneità all'esenzione ticket per gli asmatici.
Per ottenere la mia esenzione io mi sono seduta davanti ad una dottoressa tinta e con la messa in piega, ho presentato tutto il mio incartamento, 15 anni di certificati ed esami, e mi sono preparata a gridare "metacolina tua sorella". La dottoressa ha scrutato l'incartamento, e ha dichiarto che in nessun punto leggeva la parola "asma", e doveva esserci proprio la parola "asma", altrimenti niente esenzione. In effetti, i vari medici avevano spesso usato sinomini o circonlocuzioni. Ma cercando e ricercando da sola e incredula, ho trovato la parola asma su un certificato del 1984, e l'ho indicata alla dottoressa che ha firmato di buon grado la mia esenzione, dichiarando che essendoci la parola "asma" andava bene. Una verifica pedissequa della mia idoneità burocratica all'esenzione. Ora l'amica V., in altra provincia, è stata invece messa di fronte al temuto o rinali la metacolina e ti fai una bella crisi d'asma misurabile strumentalmente qui sul posto, o niente esenzione.
La discriminante, badate, non è economica. Il grado di iperreattività bronchiale che il test misura non dice quanti soldi il SSN andrà a spendere per quale soggetto esente. La spesa dipenderà prevalentemente da altri fattori, quali il quadro clinico del soggetto, i fattori ambientali, la disposizione a curarsi, la frequenza della visite private rispetto a quelle pubbliche, gli esami che verranno effettivamente prescritti dai medici. Per di più, il grado di iperreattività bronchiale è un dato misurabile ma anche potenzialmente variabile, a seconda della condizione del soggetto in quel momento e della conduzione dell'esame. Inoltre, difficilmente chi richiede l'esenzione ticket per l'asma è un finto asmatico, visto che gli esami esenti sono pochi e quasi tutti strettamente relativi alla condizione specifica, e al ciclista che desideri fingersi asmatico per assumere broncodilatatori indisturbato non serve l'esenzione dalla ticket della spirometria. La discriminante è arbitraria. Una provincia decide di fidarsi del certificato di uno specialista, un'altra decide di controllare direttamente. Accettiamo questo fatto ricacciando l'idea che lo scopo sia quello di raccogliere dati statistici, o comunque consideriamo che anche in quel caso ci sarà un beneficio per la scienza.
A otto anni mi costrinsero a fare un test di provocazione bronchiale, non farmacologico, ma da sforzo fisico. Lo scopo era capire se soffrissi di asma da sforzo, perchè apparentemente non ne soffrivo e questo al mio medico sembrava alquanto strano. Perciò, mi obbligarono a correre nel cortile dell'ospedale, in una giornata umida di primavera (quindi pericolosa di per sé, in particolare per un bambino allergico con un piano terapeutico da cambiare), in mezzo allo smog delle auto. Visto che non succedeva niente, mi costrinsero a correre più a lungo, con il medico che mi inseguiva saltellando negli zoccoli, finchè ad un certo punto videro nella mia faccia un autentico panico. Io all'epoca pattinavo nella preagonistica, sapevo benissimo quando bisognava fermarsi, ed era molto prima di così. A quel punto mi fecero una spirometria, riscontrarono tutti contenti un broncocostrizione, e mi diagnosticavarono trionfanti l'asma da sforzo. Mi prescrissero il broncodilatatore prima di ogni sforzo fisico, e dichiararono la loro giornata lavorativa ben spesa. Fortunatamente mia madre non insistette con questa idea della brondilatazione preventiva, e il mio maestro di pattinaggio (con gli occhi azzurri) si dichiarò orripilato, anche perchè mi avevano fatto correre male e con le scarpe sbagliate. L'anno dopo mi presentai agguerrita, in tuta e scarpe, mi rifiutati categoricamente di correre in cortile, concordai tempi e distanze, e la presi come un allenamento di mezzofondo. Miracolosamente risultò che il mio asma da sforzo era sparito, la mia spirometria era normale. Secondo me con le mie faticosissime provocazioni bronchiali non ci abbiamo guadagnato né io né la scienza, probabilmente neanche l'ego del medico.
Il punto è: i medici ci mettono le mani addosso per il nostro bene e per quello della scienza. A volte lo fanno con un certa mancanza di scrupoli che nella migliore delle ipotesi è sano distacco professionale, nella peggiore è triste limite professionale (quando non umano).  Fondamentalmente io leggo gli spoiler di House prima di guardarlo in modo da assicurarmi che non ci sia la puntata sull'asmatico. Perchè House prenderebbe l'asmatico, lo legerebbe stretto ad una sedia e lo costringerebbe ad inalare metacolina per la curiosità di vedere cosa succede e in quanto tempo, e lo insulterebbe anche per vedere se lo stress emotivo modifica la curva dose, poi certo, la curiosità soddisfatta lo porterebbe a brillantissime deduzioni, e dopo aver tramortito il paziente con il bastone per iniettargli tutti i farmaci tra cui è indeciso per vedere qualche funziona meglio, il paziente guarirebbe dall'asma cronico. Io pago le visite allergologiche privatamente proprio perchè sono terrorizzata dall'idea di trovarmi un House della mutua, come quello che ho trovato a otto anni, con lo stesso ego, lo stesso gusto per la curiosità scientifica e per la sopraffazione intellettuale e fisica, però ottuso, limitato nel suo quadro di dati statistici. E se poi trovassi un House vero della mutua, non ottuso, non limitato, anzi geniale e visionario, mi chiedo, sarei disposta a fidarmi, e lui sarebbe capace di convincermi, senza essere Hugh Laurie? Probabilmente continuerei a preferire la mia materna allergologa, che non mi guarirà mai ma che si preoccupa di come sto, e mi consiglia di rifiutarmi di fare esami che mi farebbero più danno che utile. Certo è bello sognare per una volta di sottoporsi ad un esame diagnostico orribile e poi guarire, grazie al proprio coraggio e all'intelligenza di un bel medico zoppo. Ma questo è statisticamente improbabile, quindi io mi presento sempre all'ASL con le scarpe per correre. Scappare, velocemente, con il mio broncodilatatore di fascia A. Che Darwin e House (ma ottuso e con gli zoccoli) provino a prendermi.

postato da garnant | 22:26 | p.link |

martedì, settembre 18, 2007

Marc di Ugly Betty è stato Mercuzio al Folger Theatre!

postato da garnant | 23:59 | p.link |

Sono in grado di muovermi molto bene sulla terra rossa nuova di campo appena rifatto.
Purtroppo il resto del mondo non è coperto di soffice terra rossa.

postato da garnant | 23:57 | p.link |

Oggi mentre andavo in mensa camminando nell'afoso caldo torrido tra rifiuti organici vari e smog di camion (il prossimo che mi dice chissà che caldo insopportabile in Vietnam, e lo sporco, e l'inquinamento, e il traffico lo strozzo) pensavo, un tantino offuscata.
In parlamento ci sono politici condannati in vario grado, e questo è quantomeno sgradevole.
Vediamo un po' chi ce li ha mandati, votando i partiti che li contenevano.
Gruppo 1 - chi ritiene che l'illegalità sia un diritto, in un sistema neoliberista che si ispira al darwinismo sociale.
Gruppo 2 - chi non sa chi vota. Di questo insieme fanno parte gli sbadati, e chi non si interessa di politica perchè la politica è una brutta cosa.
Gruppo 3 - chi ha votato turandosi il naso (si noti la valenza oggi di questa espressione, i fattori sono sostanzialmente invertiti).
Ora, un ampio movimento quasi spontaneo di cittadini che si definisce antipolicito, e che va incanalandosi verso lo strumento democratico e perfettamente politico delle liste civiche, propone di impedire per legge ai condannati di sedere in parlamento. Una strada lunga e tortuosa. Ma quando due strade si dipartono nel bosco, si sa che bisogna sempre prendere la più tortuosa, l'ha spiegato la signorina Sherwood inella prima stagione di Fame, molto prima che tutti noi potessimo approdare ad un vera classe di letteratura su Walt Whitman e il simbolismo dell'erba. In effetti l'altra strada appare più diritta: impedire ai cittadini di votare i condannati. Cioè impedire ai cittadini di ritenere che l'illegalità sia un diritto, di essere sbadati o antipolici, e di votare turandosi il naso. In teoria questo si ottiene con la coscienza civica, un'altra strada lunga e tortuosa. Che farebbe Frost?
Dunque mi limiterò a proporre una osservazione di carattere insiemistico.
Esiste un insieme intersezione tra chi sta chiedendo di eliminare i condannati dal parlamento, e chi ce li ha mandati, in parlamento, e questo insieme non è vuoto.
Questo insieme dice, io temo, ignorate il mio voto, oppure impeditemi di votare.
Prendete un campione dei vostri conoscenti, non barate come al solito considerando solo gli amici di sinistra. Considerate tutti, anche il capo destraiolo di vostro cugino, il collega ciellino, il negoziante leghista, vostro cugino. Noterete che quelli che fanno parte del Gruppo 1 in questi giorni se ne stanno zitti zittini, timorosi che l'illegalità diventi in effetti illegale, evento che vanificherebbe i loro sogni di potere e ricchezza. Invece buona parte di quelli del Gruppo 2, e alcune del Gruppo 3, sono entusiasti di poter finalmente esprimere le proprie opinioni a casaccio senza fare la figura di quello che non è stato attento (2), e di poter dire quello che pensano di quelli che gli è toccato votare (3).
Alle medie l'insiemistica mi pareva un'ovvietà inutile, ma ora rivedo la mia opinione, l'insiemistica è bella ed io mi rammarico di non essere più in grado di scrivere "l'insieme esiste e non è vuoto".
D'altra parte, non si vede come uscirne. C'erano pochi modi per non entrare nei gruppi 1, 2 e 3, radicalmente astenersi, oppure per approssimazione scegliere il simbolo meno condannato (entrando comunque di fatto nel Gruppo 3). Allo stesso modo, l'alternativa al rompere tutto anche le proprie cose per esasperazione, come un dalmata lasciato solo troppo a lungo, non sembra altro che parlarsi addosso, tentando di distrarsi dal mesto futuro veltroniano, e spero abbiate visto a Ballarò questa sera i pezzi di gnocco fritto che friggevano nell'olio dell'ultima festa dell'Unità.

postato da garnant | 23:30 | p.link |

lunedì, settembre 17, 2007

Ma non sarebbe più semplice se i personaggi di Heroes avessero una targetta con su il nome e il superpotere? Almeno il mese scorso potevo cambiare canale, e guardare Ginban (è proprio vero che l'attrito è molto difficile da rendere nell'animazione), oppure un bell'episodio gratuitamente allarmistico di Survive This (fulmini, serpenti velenosi, deserti, giungle, nevi, tutto). Ora se cambio canale chi c'è? Bagnasco che tuona contro Amnesty.

postato da garnant | 23:16 | p.link |

Credevo che fosse un ricordo raggrinzito dal terribile gelo sperimentato sul volo United, e invece è vero, l'ho proprio visto, la mattina prestissimo quando sono partita da Saigon, e il ragazzo del taxi aveva dormito in macchina sotto la mia finestra per nonarrivare tardi, e la ragazza dell'alberghetto aveva dormito nel futon sotto al bancone per aprire il catenaccio del portone, e per strada c'erano solo le ragazze in motorino che facevano le consegne dei giornali, l'ho visto davvero, sul giornaletto della United, il sandalo per areare il prato.

postato da garnant | 20:42 | p.link |

domenica, settembre 16, 2007

Una nota per ricordarmi che siamo tra Rosh Hashanah e lo Yom Kippur ed è tempo di bilanci, ammende e nuovi inizi, e non solo tempo per comprare caramelle artigianali al miele in vista dell'autunno.

postato da garnant | 19:52 | p.link |

"The bullet sent a shock wave through the entire brain. You have to let it mend."
"I'll hardly use it"
Elena Ilychnina was not impressed.
"Did I ask about depression?"
"No. Aren't things bad enough?"
"Is there any history of depression in the family?"
"The normal."
"Any suicide?"
"The usual."
"Attitude has a great deal to do with your recuperation."
"I will recuperate id no one else shoots me"


MCS - Stalin's Ghost

postato da garnant | 17:11 | p.link |

Grazie lo stesso

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postato da garnant | 17:07 | p.link |

A proposito, mi sono aggiornata sul V-Day, su Chiara e Alberto (che non sono quelli che hanno detto no al colesterolo), sul perchè certi divorziati vengono applauditi in duomo mentre altri si fa fatica a lasciarli camminare sul sagrato, e sul perchè Bono sia venuto nel posto dove abito anche se non si tratta di un paese africano.
Ora datemi il tempo di aggiornarmi anche sulla questione dei lavavetri. Non ne so molto anche perchè dalle mie parti tutti i semafori sono stata sostituiti da rotonde negli ultimi anni, così niente semaforo niente lavavetri. Questa si chiama linea dura della maggioranza di sinistra.

Comunque volevo dirvi che Vinh Long è ancora come nell'Amante, uguale, compresi i ponticelli che fanno venire il mal d'auto. Il mondo è ancora esattamente come lo immaginavo a quindici anni, solo, molto diverso.

postato da garnant | 16:39 | p.link |

Ho un sospetto. Che i Simpson non siano più un passo avanti, che li abbiamo raggiunti. O che si siano fermati per aspettarci, qualcosa del genere. In entrambi i casi, niente di male, anzi, comodo, per una volta, e poi lo schermo era anche più grande. Ma io preferivo quando Groening mi destabilizzava e non facevo neanche in tempo a leggere tutte le scrittine geniali.

postato da garnant | 16:01 | p.link |

Piano piano diventa tutto più chiaro.

Mi serviva un viaggio dove tutto fosse complemente diverso perché alla lunga soffrivo di claustrofobia sociale, di paranoia, e anche della sindrome di Stoccolma. Già è pericoloso abituarsi a pensare che il proprio stile di vita sia meglio di quello degli altri, si finisce sempre con le bombe, ma arrivare a pensare che sia l'unico possibile, e persino l'unico esistente, è la fine. Mi serviva un posto dove il punto di riferimento non fosse obbligatoriamente il Papa, dove le Crocs le indossassero, rigorosamente gialline chiare, i pedalatori di cyclo e gli uomini al mercato, e dove la precedenza fosse un concetto complesso, definito non dai segnali stradali o dalla potenza del motore, ma dal semplice diritto di stare in strada come ce l'hanno tutti.
Mi manca terribilmente il Vietnam per ragioni molto di pelle, mi manca lo spazio vitale che mi era concesso, nessuno mi toccava se non volevo, nessuno mi urtava, nessuno mi ustionava con la sigarettea accesa nella calca (come mi è successo ieri sera, quanto vorrei che la gente avesse vizi più simpatici), e quando attraversavo la strada un fiume di motorini strombazzanti formava un piccolo gorgo per permettermi di passare. Mi mancano le ante-Crocs gialle dei pedalatori di cyclo e degli uomini al mercato, e il ciclo della merce, tanta merce, vera falsa venduta comprata riciclata, sono stata in un centro di riciclaggio e le operaie smontavano e rompevano e incanalavano e ordinavano un enorme flusso di oggetti e materiali, e così non esisteva la spazzatura. Mi mancano il pho bollente e tutta quella frutta e quella verdura fresca, perché qui non ci sono, però ci sono le zuppe surgelate fosforescenti e i quatro salti in padella, bello scambio. Mi mancano le cose che qui non sono previste, come il portaincenso da targa.

incenso

Mi manca molto meno internet censurato, e il divieto alle etnie minoritarie di suonare la propria musica.
Ma a proposito delle Crocs, lo sapevate, pare che generino troppa elettricità statica, e che rimangano incastrate nelle scale mobili giapponesi?

Poi, piano piano ho capito perché mi lasciava tanto perplessa il V-Day, semplice tutto sommato, perché non sono d'accordo. Non vedo ragione sensata per impedire ad un parlamentare la terza legislatura. E se si impedisce ai condannati in primo e secondo grado di sedere in Parlamento, cosa si farà quando (se) questi saranno assolti in terzo grado? Se lo scopo è moralizzare il paese, perché farlo attraverso un misura che nega il valore dei tre gradi di giudizio previsti proprio dalla Legislatura del paese? Sono d'accordo in linea di principio con la la possibilità di esprimente la preferenza sul candidato. Ma non attraverso l'insulto (ma che faccia tanta simpatia) alla classe politica in quanto tale, insulto già assolto in Cassazione, anche se De Mauro insiste che fuori contesto è assurdo affermare che certe espressioni siano diventate di uso comune e abbiano perso il loro carattere offensivo. Perché un cartello con su scritto vaffanculo mi ricorda più che altro quella pubblicità aberrante della radio in cui manisfestavano tutti fieri i normali e gli abbronzati, e tutto questo facillmente diventa populismo, diventa qualunquismo, e per aggiungere un altro ismo anche il meccanismo che portò l'amica C. ad esaltarsi per la discesa in campo di Berlusconi uomo nuovo contro i soliti politici corrotti di cui non se ne poteva più (e invece come abbiamo visto era Berluscao-ao-ao, una brutta fazenda. E poi, siamo proprio sicuri che sia Internet, decadente com'è oggi nonostante gli sforzi emeriti, e che siano i blog, i blog!, il nostro intrattenimento della pausa pranzo, un po' d'innocuo narcisismo, a volte un gioiellino personale, oppure un diario che non si debba far la fatica di scrivere a penna o con un desolante word editor, e consolazione per milleuristi, scrittoruncoli e lamentosi vari, che siano davvero i blog la nostra miglior arma? Ne dubito. O comunque voglio sperare di no.

Ora, se siamo esasperati e assediati, come siamo, e tutto intorno ci si dibatte tra conti in tasca, sbattezzi, e un po' di shopping per rallegrarci dopo l'ufficio, magari è anche colpa nostra, che accettiamo accettiamo e subiamo, e andiamo in vacanza dove tutto è identico o dove tutto è completamente diverso e torniamo e ricominciamo tutto daccapo uguale comunque. E alla fine ce lo meritiamo, di stare dentro il testo del Pippero.

State ruotando le dita? State unendo le falangi ? State stringendo amicizia con persone che hanno il colore della pelle diverso dal vostro ? Bravi. Ora è il momento di cantare a squarciagola: Ramaya, Ramaya, Ramaya rarrà.

Dimenticavo, le ultime settimane sono state un po' di difficili per varie ragioni, e l'altro giorno strappandomi le sopracciglia (ora non immaginate un arco elegante, ma solo il minimo indispensabile per non sembrare Elio, appunto) mi sono ritrovata due sopracciglia bianche. Bianche, di colpo. Come Maria Antonietta.

postato da garnant | 15:39 | p.link |

giovedì, settembre 13, 2007

Garnant e L. faticano a tornare alla routine italica.

Garnant - E' meglio se in centro ci andiamo la settimana prossima, oggi secondo me il parcheggio ce l'ha già fregato Bocelli.
L. - Per di più avrà lasciato la macchina storta.
Garnant - ...

Garnant - Ma tu sai chi sono Chiara e Alberto?
L. - Quelli che hanno detto di no al colesterolo?
Garnant - ....

postato da garnant | 20:53 | p.link |

mercoledì, settembre 12, 2007

Ma secondo voi è una buona idea imbarcarmi nel corso intermedio di classica, tre ore a settimana e con la maestra buona ma con modo di fare cattivo che si sforza di sembrare buona come in realtà è, ma non riuscendoci affatto?

postato da garnant | 21:08 | p.link |

domenica, settembre 09, 2007

Le mie perplessità sul V-Day spiegate da Michele Serra, la mia scorsa settimana spiegata da Jordan Jovtchev, bronzo agli anelli.

postato da garnant | 13:05 | p.link |

sabato, settembre 08, 2007

Spero di farvi cosa gradita trascrivendo per voi, con fervida ammirazione, questo pezzo di Clerici.

New York - Non avevo sin qui visto Federer, se non in un par di brandelli offerti dal televisre che incombe sopra il mio banco, nella sala stampa raggelata dall'aria condizionata, l'immancabile veleno di questo cieco paese. Ne avevo chiesto ai compaesani svizzeri, miei dirimpettai, e avevo ricevuto osservazioni disparate, il più delle volte poco competenti. E' sempre così quando in un paese che di altri sport di occupa - gli italioti di calcio, gli eveltici di hockey - nasce d'un tratto un fenomeno.
Eravamo in tre presenti cronici, sulle nevi, quando un bel giorno da una montagna sbucò un ragazzino sudtirolese, e Rolly Marchi e io guardammo increduli i nostri cipolloni, non era possibile, che Gustav Thoeni avesse dato due secondo a tutti. Da quel giorno gli arrivi delle piste bianche si infoltirono di cosiddetti colleghi, che non sapevano distinguere uno spazzaneve da un telemark. Così è anche con Federer, con le doverose eccezzioni dei due biografi, Roger Jaunin e René Stauffer. Proprio da Roger avevo appena appreso che Sua Maestà non era ancora al meglio. Ma era integro? Si, come una trota di montagna. Aveva giusto smarrito per strada due set, in match di semi-allenamento. Ma anche questa sembrava una caratteristica positiva, per arrivare al meglio del termine di due settimane.
Così iersera mi sono accomodato in piccionaia, dove l'organizzazione sbatte i poveri europei, colpevoli forse di non aver abbastanza assecondato quel pirla di Bush in Iraq. E da simili precipizi ho ammirato, nell'abisso dello stadio, il mio diletto Roger. Di fronte gli si parava quel mezzo campione di Andy Roddick, uno che nemmeno Connors riesce a render completo: terribile di battuta e dirittaccio, insufficiente non solo di rovescio, ma  di volè complicate da assoluta incompresione nel piazzamento a rete. Uno, Roddick, che da Roger le ha prese tredici volte su quattordici, tanto che ancora ci si domanda come abbia fatto a vincerne una.
Partono, dunque, tutti e due ricoperti di neri panni, tanto da far pensare ad un funerale. Partono, e Roddick batte tanto bene da far partita eguale, almeno aritmenticamente, perché lo stile è Federer. Un servizio sull'altro, eccoli affacciarsi al tie-break, uno degli otto su nove fin qui vinti da Roger. Si gioca il sensto punto e ne sorte un incredibile palleggio di diciassette tiri, al termine dei quasi Roddick rende l'anima. Un set per Sua Maestà. Sostenuto - oh molto correttamente - da ventottomila fans, eccettuati mamma papà e Mirka Federer - Andy riparte, gasato da un Connors incapace di mollare, anche per interposta persona. A botte di servizio, ecco i due accedere ad un nuovo tiebreak. Pari sino al nono punto, una folgore sui duecento ritorna addosso a Roddick, quasi fosse un boomerang: minibreak e subito set per Sua Maestà. A questo punto il match è finito, Federer si appresta a battere Davidenko e a sbarcare alla sua quarta consecutiva finale dell'Open, dopo le tre vinte.
Prima di ciò, avevo assistito ad una notevole partita tra una Venus ritornata grande, e una Jankovic che vorrei poter consigliare perchè lo divenisse. La serbiatta, se così si può chiamare una grande podista - è stata due volte a due punti dal match. Ma Venus ha ritrovato la voglia di tennis, e tanto basta

postato da garnant | 16:49 | p.link |

Get well soon Charlotte Gainsbourg

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postato da garnant | 16:10 | p.link |

Uno va nel sudest asiatico e si preoccupa tanto di malaria dengue annessi e connessi, e poi torna a casa nella natia Emilia ed ecco che trova ad attenderlo una epidemia di chikungunya, virus già noto per aver indotto l'anno scorso l'amica F. a preferire Antigua a non so quale isola dell'Oceano Indiano. Da allora il virus è mutato, e ora può essere trasmesso anche dalla zanzara tigre, che abbonda in Emilia in seguito allo spostamento di persone e merci, e alla tropicalizzazione lenta ma costante (con tanto di clima subtropicale monsonico). La chikungunya causa a quanto pare dolori articolari e  febbre petecchiale, pur non essendo normalmente mortale. Il fastidio maggiore che sta causando a me è che l'epicentro provinciale dell'epidemia è proprio il comune nel quale il piercollega esercita la sua pierpolitica, sostenendo che l'epidemia sia da imputarsi ai comunisti, che non hanno messo in atto strategie adatte a sconfiggere in tempo la zanzara tigre. Comunque ora fa troppo freddo per andarsene in giro a pelle scoperta, alla festa dell'unità si va ben paludati per fronteggiare guazza e melma, e sui campi di tennis la minaccia della chikungunya rappresenta un utile incentivo al gioco di gambe.

postato da garnant | 15:57 | p.link |
malaria

0 grammi per litro e non sentirseli.

A quanto pare metabolizzo in fretta la birra d'abbazia. Almeno secondo l'esercito, che sta presidiando la via Emilia con gran dispiego di truppe, mezzi e armamenti, non per un grave incidente, come sembrava all'inizio della lunga colonna di auto immobili, non per cercare Sirius Black, come sembrava alla fine della lunga colonna di auto immobili, ma per riuscire ritirare un po' di patenti. La via Emilia transennata (transennata!), solo perchè io ho bevuto un birrino. Spero che non ci fosse anche il mio collega che oggi voleva suicidarsi e allora io gli avevo consigliato di consolarsi con l'alcool.

Comunque è tutto merito della Warsteiner se sono riuscita a tornare viva da Hong Kong, sui voli Lufthansa c'è la Warsteiner gratis, finalmente qualcuno ha trovato una soluzione alle pene dei claustrofobici rinchiusi in classe economica. E all'andata, quando a Monaco ci hanno detto che il nostro aereo doveva essere controllato, perché era stato colpito da un fulmine nel pomeriggio tornando dalla Cina, è stato rassicurante occupare il tempo con Wurst und Bier bitte. Anche se all'imbarco mi è venuto il sospetto che fosse illegale imbarcarsi ubriachi. Poi ho pensato, insomma non guido mica io!
Comunque negli ultimi sei voli di fulmini ne ho visti davvero tanti, e questa faccenda che in aereo sei come nella gabbia di Faraday è rassicurante fino ad un certo punto. Quel filmato educativo che ci hanno fatto vedere almeno quattro volte al liceo, con lo scienziato con camice e occhia anni Cinquanta che attacca la corrente alla gabbia di Faraday con dentro la bambina con i capelli lunghi, e i capelli dela bambina levitano, mi ha sempre lasciato un certo senso di inquietudine.

postato da garnant | 02:34 | p.link |

mercoledì, settembre 05, 2007

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postato da garnant | 23:01 | p.link |

martedì, settembre 04, 2007

Lungi dal poter catturare lo spirito di Saigon come fa questo blog, ma ecco a voi le lenzuola stese nel mio alberghetto di Pham Ngu Lao, e le siepi davanti a Luis Vuitton a Dong Khoi.

Le lenzuola sono stampate con il disegno di un cagnolino e dicono Beijing 2008, forse in un tentativo di tranquillizzare l'occidente sportivo, il cane non sarà sul menù. Il cavo che notate fa parte del paranco usato per portare i bagagli nelle camere. Le lenzuola in realtà erano asciutte, e non era affatto chiaro perchè fossero stese nelle scale, di certo non si arieggiavano, perché c'era il 100% di umidità.

phamngulao

Le siepi sono di veri vegetali non identificati. Poco dopo sono stati sistemati anche alcuni tavolini con tovaglia bianca, per quello che minacciava essere un apertivo. Qualche minuto dopo aver scattato questa foto, in preda all'arsura (LV non fa ombra), ho comprato una bottiglietta d'acqua da una signora anziana con il cappello a cono. Voleva dieci volte il prezzo solito delle bottigliette d'acqua. Io le ho fatto vedere le monete che avevo, molte meno di quelle che chiedeva, e lei ha detto qualcosa che mi è suonato come "è ovvio che va bene lo stesso, ti ho chiesto dieci volte il prezzo perché siamo di fronte a LV, dammi qua ". Poi ci siamo salutate e ci siamo avviate in direzioni opposte.

dongkhoi

postato da garnant | 21:07 | p.link |

lunedì, settembre 03, 2007

Per un attimo ho pensato hey, Heroes è migliorato di colpo. Invece era il nuovo spot Levi's.
Qui uno più vecchio. Qui quello di Gondry.

postato da garnant | 22:35 | p.link |

Vi mancava un post sulla malaria, lo so, anche a me, quindi eccolo qui.
Dunque in osservanza delle ragionevoli norme dell'occidente industrializzato, prima di partire per il mio viaggio tropicale ho acquistato il repellente a maggior concentrazione di DEET che ho trovato (36%), e l'ho applicato secondo etichetta. Ebbene, sono stata punta e ripunta da insetti di ogni tipo, anche se non al livello di altri occidentali che pur spalmati dello stesso DEET erano pieni da bubboni e pustole, in particolare per via di una certa pulce della sabbia alla quale io sembro fortunamente immune. Ma vi dirò, le zanzare diurne del Mekong se lo succhiano di gusto il DEET. Sono stata punta solo di giorno, perché di sera e di notte ho esagerato con calze e pantaloni, copiose e scivolose sudate bevendo birra locale, e poi i bar erano pattugliati da centinaia di amici gechi, poi i vietnamiti accendono sempre gli zampironi sotto ai tavoli, e infine avevo la zanzariera appesa sul letto, quindi confido di non essere mai stata stata beccata dalla malefica anofele. Con soddisfazione però le ho osservate, volare al di là della zanzariera nella mia stanza da dieci dollari, anche se era un po' fastidioso guardare le partite del torneo di Montreal e di Cincinnati attraverso una grossa rete, e poi con autentico odio compiaciuto ho osservato un'anofele extralarge affogata sul pavimento del bagno.
Ma le zanzare diurne, quelle della dengue insomma, quelle non sono riuscita ad evitarle.
M'è rimasto anche il sospetto che tutto quel DEET mi abbia fatto più male che bene. In corrispondenza ai giorni di massima applicazione ho avuto mal di testa e una stupida indigestione di involtini fritti. Ma più probabilmente si è trattato di banali sintomi della pms, più motion sickness, più stanchezza post-ufficio e adattamento al clima, e soprattutto vendetta dell'ex moroso slavista. Dovete sapere che io non porto mai il Maalox con me perchè non tendo a soffrire di mal di stomaco fuori dall'ufficio, e soprattutto perché di Maalox ne abusava il mio nervosissimo ex moroso slavista. Questa volta il mal di stomaco mi è venuto, e solo quello, la vendetta delle'ex moroso slavista appunto. Per fortuna il Vietnam offre the verde, ginger e banane con cui rimediare, in mancanza del Maalox.
In ogni caso, il DEET al 36% è piuttosto tossico e inquinante, e secondo la mia esperienza diretta non è molto efficace, si viene punti lo stesso. Uscita dalla zona malarica ho smesso di spruzzarlo, decidendo a mio rischio e pericolo che la probabilità della dengue era più remota rispetto alla probabilità di avvelenamento da DEET. Mi sono rassegnata alle punture, finchè mi è stato offerto un repellente leggero formula soft per tutta la famiglia, insomma come quello al geranio che uso per andare alla festa dell'unità. Ha funzionato benissimo per la serata, nemmeno una puntura, come funziona benissimo anche qui in pianura padana per qualche ora all'aperto. Per amore della scienza ora andrò ad una festa dell'unità con il DEET e conterò le punture per un trial completo. Comunque ormai i fatidici sette giorni dal ritorno si avviano ad essere trascorsi e niente dengue, m'è andata bene.
Insomma, ok il DEET, per carità non offendiamo l'occidente industrializzato, se l'occidente industrializzato dice che è il DEET è il più efficacie allora DEET sia. Ma il mio consiglio è se andate in un paese malarico non fate troppo affidamento sui repellenti chimici, perchè funzionano comunque troppo poco, e considerate che i repellenti naturali funzionano ma solo per brevi esposizioni. Quindi contate soprattutto sulle barriere fisiche, pantaloni e maniche lunghe, soprattutto calze perchè piedi e caviglie vengono punti più spesso, poi zanzariere ovunque, indispensabile sul letto, e aria condizionata quando possibile. E sappiate che con tutta probabilità verrete punti lo stesso. Quindi fate i vostri conti con il rischio oggettivo nel paese che visitate, e valutate seriamente la profilassi, perchè la paura degli insetti è tanto una cosa da signorine, ma considerate che dal punto di vista darwiniano è molto utile. Sarà anche che mi piace prendere le cose come sfide sportive, ma ci tenevo ad avere una bella performance, passando al ritorno attraverso l'obbligatorio Infrared Fever Screening System dell'aereoporto di Hong Kong. Sono andata bene, la mia testa era verde, il resto blu.

postato da garnant | 21:07 | p.link |
malaria

E così alla fine è arrivato un autunno piuttosto dolce. L'altra sera osservavo i goosebump sulle mie braccia, e se non fosse stato per lo smog, le sigarette, il rumore di seghe elettriche  che mia spettava il mattino dopo, sarei stata contenta di essere qui. Avevo temuto per i miei polmoni prima di partire per il Vietnam, perchè mi avevano detto che in Vietnam tutti vanno in motorino e tutti fumano, ed è vero che tutti vanno in motorino, ma non sui puzzolentissimi scooter smarmittati che ci sono qui, e neppure sulle moto monumentali rombanti, e comunque le auto praticamente non ci sono. Quanto al fumo, non è vero che fumano tutti, relativamente pochi fumano, e quelli che lo fanno si allontanano sempre, senza neppure chiedere, escono fuori sulla soglia, e fumano lentamente. Alla fine si subisce fumo passivo giusto da qualche altro occidentale che si crede di essere all'ape. A proposito, l'Apocalypse Now, il locale, lo chiamano Apo. Insomma, ad una settimana dal ritorno i miei polmoni sono un po' provati, e qui ci sono decisamente più insetti che in Vietnam, ma insomma, è autunno, andrà meglio.
Alla rinfusa in tre giorni ho visto le foto degli asinelli di Santorini, ascoltato progetti di viaggio in Cina, stretto la mano di D., P. e S., ho discusso di prospettive di surf e di danza classica, mangiato una eccellente carbonara, bevuto birre e pure pranzato con un menù ebraico, non kosher perchè la carne non era kosher e neppure le pentole. Ma ho fatto amicizia con la cuoca che aveva un portachiavi con su scritto and the eighth day God created Alan Rickman.
Leonardo quasi quasi nasceva stanotte.
M. si sta sbarazzando di tutta l'informatica.
Clerici ha incontrato Nadal dal medico, Nadal è zoppo da tutte e due le gambe ma vince lo stesso, perché zoppo viene dal greco zoppos, che significa sagggezza.
Sono stata in un agriturismo biologico, c'era un magnifico allevanto semibrado di conigli, con i conigli che avevano costruito una serie di tunnel e scavato tane, e pare che un giorno uno si scappato e abbia trovato nella stalla una enorme montagna di semi da coniglio, e sia rimasto immobile a fissarla, assolutamente sconcertato. Ho adorato tutti quei conigli nel loro mondo conigliesco. La mia esperienza nell'infanzia dell'allevamento dei conigli era brutale, no, non c'era quasi ai luce, no, impiegavano parecchi minuti a morire. Tante qualità aveva la generazione di mia nonna, ma non certo la pietà verso gli animali. Così è stato affascinante questo mondo di coniglietti felici, come quello di Beatrix Potter, mondo graziosissimo eppure anche parecchio inquietante, pieno di ossessioni sociali, e con una morale violentemente edificante. Non si nota molto dall'insipido anche se grazioso recente film Miss Potter, che almeno però ha il preggio di mostrare Ewan McGregor mentre esclama con entusiasmo we shall give them a bunny book to conjure with!
Poi ho trovato questo libro di Moni Ovadia, Lavoratori di tutto il mondo, ridete, e quest'alto Furry Logic, del quale riporto il mio chipmunk preferito (non è un coniglio).

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If you leave me, can I come too?

postato da garnant | 00:35 | p.link |
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