Garnant

martedì, luglio 31, 2007

Poco fa, mentre guardavo la sequenza finale di Zabriskie Point in tv, ad un certo punto ho tolto l'audio. Pensavo, che dalla finestra aperta avrei sentito le esplosioni. E invece, nulla. Nulla, lo so che le esplosioni sono nelle mia testa. Però per un attimo, pesavo, per una volta, le avrebbero sentite tutti.

postato da garnant | 23:14 | p.link |

lunedì, luglio 30, 2007

C'erano una poetessa scalza, una tuborg in lattina, i dossi di rallentamento, e parecchie nuove vicende bordolesi.
Il violinista aveva una casacca e pantaloni lunghi, chiari, larghi, insomma adatti ad una terra malarica, quale è questa nell'animo.
La figlia di C. quest'anno ha messo le punte.

I Potterpuffs sono stati aggiornati.

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postato da garnant | 23:40 | p.link |

Alla fine il caldo e arrivato e nessuno se lo ricordava più tanto bene. Così tutto è acido e un po' disfatto, oppure troppo acerbo.

postato da garnant | 01:00 | p.link |

domenica, luglio 29, 2007

Mi irrita che le nubi abbiano coperto la luna, perchè la luna tondeggiava sulle nostre teste e potevamo alzare il naso dal bicchiedere di vino, dalla strada, dalle pentole e dire ecco, è quasi piena, questa settimana nasce, sentendoci molto adulte e streghe.
Ho impacchettato una pecorella morbida con fiore foglia e campanello, un sacco lenzuolo, leggo il libro di Tony e Maureen Wheeler.
Ora invece mi sembra di aspettare più che altro una pioggerella inutile, una serata troppo breve, la fine del fine settimana. Le nuove fastidiose norme sui liquidi in cabina, uscire dalla banca senza farsi vendere qualcosa, un rash cutaneo e un deprimente organigramma aziendale.
Quando ero a Mosca credo di aver sentito l'Asia, non troppo lontana. Credo di non aver amato San Pietroburgo perché mi ha riportato senza tanti complimenti in Europa, ma poi ho sentito Berlino, non troppo lontana, e mi sono sentita meglio.
Simulando lucidità ho discorso della solitudine del project manager, della bellezza alienata della lezione alla sbarra, e ho ascoltato il racconto di una notte di allucinazioni da Lariam. Ma la mia testa immagina immagina, la pioggia tropicale, le calze per le sanguisughe, e i serpenti nelle bottiglie. Magrovie e diossina. Il rinoceronte di Java.
Oggi pensavo che Martin Cruz Smith è stato sempre gentile, con i suoi personaggi. La Rowling invece è una vecchia strega ritinta, sa come scrivere un mondo intero, un cliffhanger e un personaggio tragico, ma non sa abbastanza della gentilezza che gli deve.

postato da garnant | 18:38 | p.link |

sabato, luglio 28, 2007

Products for Introverts

I'm an introvert!

Please put me back
where you found me

postato da garnant | 16:27 | p.link |

giovedì, luglio 26, 2007

Questa sera ho controllato un investimento, fatto una lavatrice, controllato una anomalia nel mio estratto conto INPS, cercato invano il CUD del 2002, cucinato, steso i vestiti ad asciugare.
Mi sono sempre interessata di fantascienza. Mi piacerebbe un androide che stira. Un po' perchè così non dovrei stirare io, un po' perchè potrei interrogarmi sul suo essere senziente.
Mi sono anche interessata alla fantasy. Mi piacerebbe un incantesimo per pulire. Un po' perchè così non dovrei pulire io, un po' perchè potrei osservare incantata la trasformazione scintillante.
Ma naturalmente la vera domanda è, chi stira, mentre stira, è senziente? E chi pulisce, alla fine, riesce ad apprezzare lo scintillio oppure è troppo stanco?
La quotidianità sembra sempre una noia mortale rispetto alle grandi battaglie dei romanzi. E invece, vengono proprio da lì, non è curioso come funziona?

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postato da garnant | 23:55 | p.link |

Mangiavo la mia frittura e non sapevo dove volgere lo sguardo, non nel piatto perchè i pesciolini mi guardavano, non di lato perchè una grande scritta tremolante di pennarello rosso diceva il futuro nell'Unione, qualcosa del genere. La cosa triste era che qualcuno doveva averla pennarellata a mano, come ai vecchi tempi dell'entusiasmo politico. Pennarellare gli striscioni, vedete, è un gesto che richiede spirito di abnegazione, grande fermezza morale, e implica l'essere disposti a sacrificare almeno un paio di pennarelli a punta grande. Una scritta ben pennarellata, tra i fumi della frittura, mentre le pagine di libri si arricciano per l'umidità e le vecchiette scivolano leggere sulla pista da ballo, è qualcosa che è rimasto attraverso gli anni delle lunghe vacanze estive scolastiche, e poi dei grandi concerti rock (quasi) inspiegabilmente trasportati nell'emilia poverosa, fino ad adesso. Ma a quali, e in quali, condizioni.
Almeno finalmente mi è chiaro cosa intendeva mio padre negli anni 80, quando diceva che i comunisti dovevano far politica, non stare tutto il tempo con le gambe sotto il tavolo.
Comunque c'è una vecchia mietitrebbia, e fa la sua figura grande e immobile com'è. I bambini si fermano a guardare il cavallo bianco e il cavallo marrone, e io potrei avere un tavolin e una sedie e un cartello informazioni sui veri nomi dei mantelli equini. Molte rondini non sono tornate, la confederazione italiana agricoltori ha il suo marchio sull'ultimo album dei Gang, e ultimamente ho dovuto cambiare strada alla sera perchè stanno tirando giù un pioppeto e dopo la giornata di ufficio ci manca solo il clear-cutting del pioppeto.
Eppure non lo sapevo che la campagna avesse questi colori, verde prato, blu cielo, giallo grano, rosso tramonto, non c'era mai stata un'estate abbastanza limpida per vederli.

Mi chiedo se i personaggi morti nell'ultimo Potter adesso devo immaginarmeli morti, oppure se fino all'uscita del libro sul mercato italiano posso considerarli vivi.

postato da garnant | 22:33 | p.link |

sabato, luglio 21, 2007

Avendo letto i primi sei capitoli del nuovo Potter, più un numero imprecisato di pagine qua e là (come diceva il mio prof di tedesco il bambino sempre scompagina la fiaba), vorrei vantarmi pubblicamente del fatto che tutte le mie teorie sono finora confermate.
Per sei romanzi mi sono sorbita questo ragazzetto che seppur benintenzionato non capiva niente di quello che gli succedeva intorno, eppure tutti i suoi errori venivano trattati con dovizia di particolari e gran scintille e fumo, irritandomi moltissimo, mentre gran parte dei lettori si immedesimava di gusto, tornando ad un tempo in realtà mai esistito in cui si potevano fare tutti gli errori che si volevano tanto si era piccoli e si faceva tanta simpatia. Ora Potter comincia a capire come funziona, anche perchè è l'ultimo libro quindi non ha brillanti alternative, e io finalmente mi sento a mio agio, preferendo immedesimarmi in personaggi dolorosamente consapevoli coinvolti in oscuri meccanismi.
Dunque la settimana prossima potrò ha-hare (come Nelson) tutti i miei conoscenti che negli anni non hanno creduto alle mie teorie (che comunque erano piuttosto banali, bastava osservare i meccanismi narrativi senza farsi distrarre dai piagnucolamenti di Potter)
Peccato che per vincere la partita io debba sacrificare il mio pezzo preferito, a quanto pare inevitabilmente.

postato da garnant | 23:37 | p.link |

Arkady, se tu fossi mainstream io ora avrei qualche remora a spiattellare tutto quello che succede nel nuovo romanzo.
Ma Arkady, come saggiamente ha osservato L., non diventi mainstream solo perché una volta negli anni 80 eccetera.
Perciò chissenefrega, Arkady, tanto tutti crederanno in un farneticamento estivo, ancora non siamo saliti in solaio a prendere il pinguino.
Perciò Arkady, lasciami dire che sono felice tu sia ancora vivo, a farmi compagnia in queste settimane in cui mi trascino nel delirio colletivo e con estrema stanchezza mentale, verso il primo autentico stacco dell'anno, visto che i cinque giorni Natale, i tre di gennaio, e i quattro di maggio sono stati oppressi da varie preoccupazioni lavorative e personali.
Certo la pallottola in testa, Arkady, è stata come la coltellata nella stomaco, e per fortuna che non mangiavi da due giorni, altrimenti mi avresti piantata in asso alla fine degli anni 80. Qualcosa del genere.
Ma Eva, doveva proprio tradirti come aveva fatto Irina, mi chiedo?
E doveva proprio trattarsi di uno scacchista? E di tappeti, un po' come i tappeti di Ivan Denisovich, draghi al posto di trojke. E di metropolitane, e soffitti alti, e americani, e di ebrei sotto la neve, e di Irina certo, e di suicidio, e di pane e formaggio. Forse si.
Allora capisco Arkady tutta la faccenda dei fantasmi, e anche la necessità di rimanere vivi.

postato da garnant | 19:09 | p.link |

Nonostante io non sia certo l'ultima degli sprovveduti della disidratazione - essendo capace di pianificare efficacemente liquidi potassio e magnesio in una giornata di ufficio succhianima seguita da sudoripara partita di tennis al sole - mi sono lasciata suggestionare dall'allarme giornalistico temperature torride, allarme qua e allarme là, l'Italia stretta nella morsa della afa, l'Italia spaccata in due dal calore sopra le medie stagionali, gli incidenti causa di morte qua e causa di morte là. Così ho dato ascolto all'amica E., secondo la quale il long drink analcolico freschissimo coloratissimo alla frutta della casa sarebbe stato una scelta decisamente migliore rispetto alla proposta dell'amica V., bottiglia di vinello bianco. Così mi sono sentita una personcina socialmente molto responsabile, mentre ordinavo il mio long drink analcolico freschissimo coloratissimo alla frutta della casa, e l'amica V. scuotendo la testa mi guardava male da dietro un calice solitario di bianco, e l'amica F., incinta, mi chiedeva ma chi te lo fa fare?  Dai, dopo devo guidare per 45 chilometri, per una volta sarò completamente sobria, e poi sai, l'alcool disidrata, ho risposto poco convinta. Bene, dopo aver rosicchiato un po' di frutta decorativa, e aver risucchiato mezzo bicchierone di intruglio dolciastro, dove erano mischiati vari tipi di sciroppi fosforescenti e stucchevoli dolcificanti stupidamente light, m'è venuta la nausea da picco glicemico (io non sono molto capace di metabolizzare gli zuccheri semplici), e così ho trascorso il resto della sera rosicchiando ghiaccio, mentre l'amica V. beveva felice il suo vinello e mi faceva l'espressione io te l'avevo detto. Mentre tornavo a casa, con lo stomaco annodato, speravo proprio che la stradale mi fermasse, così avrei avuto l'opportunitò di vomitare nell'etilometro senza subire contravvenzioni.
Maledetto analcolismo.
Questa mattina poi sono andata alla Feltrinelli a comprarmi Harry Potter, e cosa mi hanno offerto? Un bel cocktail analcolico allo scrippo di menta (Slytherin) oppure d'arancio (Gryffindor). Idea graziosa, come no, peccato che io non sarò in grado di mangiare uno zucchero semplice uno ancora per diversi giorni. Ho persino preso l'epresso nero.
Tornando alla macchina, sotto un sole cocente come è sempre di questa stagione a memoria d'uomo, un po' disidratata si ma nulla di preoccupante, almeno rispetto alla condizione del mio stomaco che continua a desiderare intensamente vendetta contro i fautori della dolcificazione e dell'astensione dall'alcool, ho visto alzarsi sul parcheggio Tanari, e oltre sulla zona merci della stazione, decine di fogli di carta bianca che sembravano uccelli e sembravano volare, e per qualche ragione si alzavano sempre più in alto, in alto dove il cielo era azzurro con qualche nuvola bianchissima, e allora li ho persi di vista bianco su bianco, perchè tutto sommato è caldo ma non umidissimo, e basta alzare un po' lo sguardo seguendo i fogli di carta, e il cielo è azzurro, con qualche bella nuvola.

postato da garnant | 18:18 | p.link |

mercoledì, luglio 18, 2007

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postato da garnant | 22:58 | p.link |

martedì, luglio 17, 2007

Ora che è uscito il DVD superkitsch per il ventennale di Dirty Dancing posso finalmente sbarazzarmi del DVD allegato a Donna Moderna, che ormai si vede malissimo perchè la plastica continua a depolimerizzarsi e ogni volta è necessario togliere la patina appiccicosa dalla superficie con l'alcool. E poi è mai possibile che Donna Moderna abbia una così scarsa fiducia nelle sue lettrici, da rendere i sottotili in italiano obbligatori mentre si guarda il film in inglese?
Comunque, Dirty Dancing è come Nick Cave,  entrambi hanno reso la mia adolescenza un luogo mentale rassicurante.
Ora per uno c'è l'ipod, per l'altro il talking keychain con sei citazioni memorabili (mai più senza).

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Nel frattempo continuano le mie avventure sull'erba sintetica, ho inventato un colpo segreto, Mimì Ayuara sarebbe fiera di me, o meglio Jenny la tennista, anche se Jenny la tennista non aveva stupidi colpi segreti mi pare, e temo che il misterioso allenatore (vedi foto) non approverebbe.
Comunque, non avendo tasche i miei pantaloncini tenevo la seconda di servizio nella mano sinistra, ed essendo entrata la prima correvo così come un giocoliere, e quando si è trattato di far partire un rovescio la mano sinistra si è aperta, la pallina è caduta, e gli occhi dell'avversaria hanno seguito la pallina caduta e non quella che nel frattempo aveva incrociato dignitosamente il campo. Immagino che non sia regolamentare. In ogni caso è stato divertente.

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E che dire di Renko, anche lui c'è da tanto. Renko, gli hanno sparato, ci sono i fantasmi, per forza, e proprio ora viaggia verso Tver, dove neppure ricordo se il mio treno si è fermato. Il Volga, che dire del Volga.

L'ippoterapia mi è d'aiuto. Mi hanno garantito che è semplice canapa indiana quella che coltivano dietro i silos della scuderia.

postato da garnant | 22:01 | p.link |

sabato, luglio 14, 2007

Otto strani fatti su di me
(ciao amicarcamilla)

Quando mi sono spuntati i canini superiori erano un po' troppo all'infuori, quindi non ho più riso in pubblico fino al giorno in cui la mascella si è allargata abbastanza da rimetterli in linea.

Escludendo assassini, torturatori, stupratori e conclamati tiranni, Bruce Willis è la persona che più detesto al mondo.

Frequento solo tre fumatori. Uno virtualmente, le altre due live, ma una si arrotola le sigarette da sola e quando ha finito ormai è ora di tornare a casa, l'altra fuma sigarettine sottili poco puzzolenti quindi mi è sufficiente allontanarmi di un paio di metri e possiamo continuare a parlare. Non è un scelta intenzionale. Il fatto è che pavlovianamente il suono dell'accendino mi fa pensare all'asma, e i fumatori non frequentano volentieri qualcuno che ogni volta che accendono una sigaretta si allontana per una decina di minuti e poi un'altra mezz'ora rimane comunque un po' distante e starnutisce. La socialità non se ne giova.

Soffro di vertigini sui balconi cittadini ma non volando a duemilametri con il parapendio. Soffro di claustrofobia negli uffici pubblici ma non ai concerti live. Soffro di mal d'auto anche quando guido io.

Da quando ho studiato per i quiz di scuola guida, considero il motore a scoppio una scemenza che funziona solo per miracolo.

Mi piacciono i film corti, poco rumorosi, e con pochi effetti speciali. Accetto di vedere un film lungo, fracassone e pesantemente posteditato solo se contiene Viggo Mortensen, Johnny Depp oppure Alan Rickman.

Al liceo partecipavo a tutte le attività sportive disponibili, compresa la donazione del sangue, al solo scopo di saltare più lezioni possibile. Il mio era un liceo scientifico che puntava molto sullo sport, per competere con l'altro liceo che era per figli di buona famiglia. Il logo del mio liceo era l'atomo di Bohr.

Sono completamente incapace di comprendere i meccanismi mentali delle persone ansiose. Le persone ansiose a loro volta si sentono da me incomprese e tendono a considerarmi una brutta persona insensibile. In sintesi, non frequento persone ansione, un po' per lo stesso meccanismo dei fumatori descritto sopra.

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postato da garnant | 15:06 | p.link |

Ho il visto per Vietnam valido un mese, una bottiglia di filuferru e il virus inattivato dell'epatite A.
In cucina riposa un melone profumatissimo.
Nel baule della macchina ci sono il costume da bagno e un paio di vecchi stivali da equitazione con la fodera sbriciolata.
Il fine settimana si profila interessante.

postato da garnant | 13:32 | p.link |

giovedì, luglio 12, 2007

Quest'oggi sono andata a giocare a tennis sull'erba sintetica. Non avevo mai giocato sull'erba sintentica, perché gli unici campi sono nella palestra fighetta, ma la nuova collega appena trasferita da Milano ci si è iscritta, perchè abituata a Milano le è sembrata una palestra normale tranquilla. Comunque, la differenza sostanziale tra l'erba sintentica e il carpet, almeno secondo la mia limitatissima esperienza, cioè limitata ad una dozzina di allenamenti quindici anni fa sul carpet, terminati quando ho inciampato nella giunta tra due tappeti diversi e mi sono storta una caviglia e ho deciso di lascia perdere i tappeti, e l'ora di sedicente erba sintentica oggi pomeriggio, la differenza dicevo è che la sedicente erba sintetica è cosparsa da una specie di sabbietta per gatti, che si infila nelle scarpe e si incastra nel pelo giallo delle palline. Inoltre, il rimbalzo è spavensamente alto, almeno rispetto al mateco e ai tappeti assassini che ricordo. Sarà forse anche che mi hanno venduto delle palline a reazione per venicarsi del fatto che avevo scelto un paio di pantaloni per L. che, come mi avevano fatto notare con aria vagamente disgustata alla cassa, erano scontati perchè erano delle scorsa stagione, detto così, come se fosse qualcosa di profondamente disgustoso. Comunque, l'erba sintentica è scivolosa, in particolare si pernde aderenza quando si indietreggia, ed essendo i rimbalzi sono molto alti, ho rischiato di uccidermi un paio di volte, considerato anche che dietro le mie spalle stava una minacciosa porta da calcetto. Inoltre c'era qualcosa, o qualcuno, che strisciava nelle fitte sterpaglie dietro la recizione, sul tetto si intravedevano alcune piccole palme, e dal secondo piano giungeva un allarmante suono di nacchere. Alla fine comunque mi è parso di avere abbastanza il controllo della situazione, sono anche riuscita a non ridere in faccia ad un fighetto che mi ha chiamata signorina scusi. Peccato che uscendo dal campo, dopo tutto quello scivolare sull'erba sintetica per i tempi sul rimbalzo sempre sbagliati, aprendo il cancello metallico del campo, io abbia preso la scossa.

postato da garnant | 22:16 | p.link |

Cosa c'è di meglio, per rendere l'angoscia di una estate babbana, dei campi piene di stoppie di graminacee bruciate dal caldo, nella giornata britannica più calda ever?

Sono ben contenta che centinaia e centinana di pagine di piagnistei schematici, ottusità pubescente e schizofrenia fantasy, seppur supportate da un grande coraggio e da un sempre innocente sense of wonder, siano state sintetizzate, con ragionevole mano ferma, in questo quinto Potter cinematografico che è riuscito anche a finire prima di mezzanotte.
Dunque bisogna fidarsi degli amici, ridicolizzare l'affettazione, dubitare della politica, combattere la burocrazia, disprezzare l'autoritarismo, superare la paura.
Bene.
Quanto al romanzesco rovesciamento retorico del luogo comune, chi fa da se fa per tre (ma non se si hanno veri amici), tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino (ma non se con il lardo è per gli altri), fino a chi causa del proprio male pianga se stesso (ma non se è giovane, ingenuo e benintezionato), il film didatticamente accenna a tutto ciò, come è giusto che sia, e allo stesso tempo elegamente glissa. Certo, la Rowling per amara saggezza personale ama ricordarci, ogni venti pagine con la scusa che siamo tutti lettori di otto anni, che il coraggio eroico e l'innocenza sono sufficienti a riscattare tontaggine, nevrosi, dannosa ostinazione e generica fragilità, in particolare se sono le nostre, in particolare perché siamo sfortunati, e incastrati in meccanismi più grandi di noi, e povere stelline, e perchè errare humanum est (e con questum? rispondeva la mia amatissima Mafalda). Ma al cinema ci voleva questa bella tetra sfrondata alle motivazioni di Potter, così rimane un sacco di spazio per le facce interessanti, Radcliffe con l'aria di una che finalmente sa quello che sta facendo, la Bonham Carter strega pazza come sa essere lei, Luna Lovegood stralunatamente ossigenata, e un perfetto young Severus Snape.

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postato da garnant | 18:22 | p.link |

lunedì, luglio 09, 2007

Dal videoregistratore è uscito a sorpresa il film di Buffy, così me lo sono guardata ieri sera per riprendermi dallo stordimento che nel pomeriggio mi avevano provocato i 24 ace di Federer, la visione del ginocchio infortunato di Nadal (fisioterapisti protagonisti), un cavallo con una brutta colica, e l'afa tornata d'improvviso a comprimere la pianura.
Ebbene, un po' video dei Duran Duran, un po' Flashdance, un po' Footlose, un po' quel film con Michael J. Fox licantropo, sinceramente se erano citazioni erano inutili, se erano impronte visive erano inutili lo stesso, se erano deja vu colpa mia, ovviamente mi sono commossa a rivedere come mi pettinavo e mi vestivo alle scuole medie, e ho gustato la sensazione dello sta per succedere, succederà tra un paio di anni, ascolterai i Cult e poi andari in moto e infine guarderai le repliche di Beverly Hills quando non riuscirai a dormire per aver fumato.
Insomma, lo straniamento è sempre interessante, di solito è voluto e funzionale alla narrazione, come sul ponte ologrammi dell'Enterprise, o nei flash back di Friends quando Rachel ha ancora il naso storto e Monica è grassa, ma qui lo straniamento è prodotto dal vedere oggi, incidentalmente, un'idea immersa negli anni 80, ma essere abituati a vederla tutta anni 90, e trovarsi tra l'altro dieci anni dopo nella linea temporale comune.
E' proprio vero che lo spazio tempo è curvo.
Da quando me ne sono convinta del tutto, trovo sempre parcheggio. Non mi limito a sperare di trovare parcheggio, bensì prima di svoltare l'ultima curva visualizzo un posteggio vuoto. In questo modo i quanti si dispongono di conseguenza, ed ecco libero il mio posteggio. Ora però non fatelo anche voi, altrimenti finiremo per creare un'anomalia nel tessuto dello spaziotempo.

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postato da garnant | 21:48 | p.link |

domenica, luglio 08, 2007

Non è male I racconti di di Terramare di Goro Myiazaki, il figlio, come direbbe Vulvia.
Visivamente apprezzabile, riprende i temi storico-mitologici del lavoro del padre, e li presenta sotto forma sparpagliata, che come sappiamo è ok per i racconti orali, ma in un film avremmo bisogno di maggior compatezza narrativa. Comunque, il film è gradevole e si apprezza lo sforzo di verità artistica, anche se forse non era strettamente necessario che il giovane e nevrotico protagonista uccidesse il giusto e amato padre nei primi due minuti del film, rubandogli upure la spada magica. Non fraintendetemi, le tematiche di Goro, il passato oscuro, il futuro da conquistare, il rapporto padre figlio, l'amicizia un po' inafferrabile degli adulti, mi stanno benissimo. Solo il personaggio principale mi è risultato un po' irritante nelle sue complicate e debordanti debolezze, e mi intristisce un po' che quello sia idealmente Goro, il figlio. D'altra parte, comincia a piacermi il fatto, comune ad esistenze lontane per via di comuni letture e visioni, che alla fine sia sempre un drago a salvarci.

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postato da garnant | 13:27 | p.link |

Sono andata ad ascoltare una conferenza scenica di Mario Tozzi, di cui sono ammiratrice. Quello che più mi ha impressionato è che le cose che ha detto le sapevo, tranne la faccenda del mattone negli sciacquoni di Durban, ma non sono riuscita a ricordare a ricordare dove le ho imparate. Sono certa di non averle imparate a scuola, ho un ricordo tragicomicamente vivido della scuola, e se uno dei miei democristiani prof mi avesse detto che spesso i pellegrinaggi medievali venivano intrapresi dai servi per conto dei loro padroni per comprare indulgenze, e che i servi afflitti da malnutrizione e condizioni igieniche difficili improvvisamente guarivano miracolosamente, con il pane offerto dai conveni e bevendo acqua di fonte me ne ricorderei, quindi devo averle lette e ascoltate qua e là, chissà come. Tra l'altro la gente intorno a me emetteva gemiti scandalizzati, come se per la prima volta apprendesse che, per esempio, è una pessima idea usare l'acqua potabile per lo sciacquone casalingo. Neppure a loro devono averlo detto a scuola. Comunque i ragazzetti undicenni, dei quali amo contornarmi durante gli spettacoli all'aperto perchè sono più bassi di me e non puzzano di tabacco, stavano intentamente in silenzio. Chissà se poi da grandi loro si ricorderanno dove hanno imparato le cose.

Comunque a proposito di acqua e dell'arca di Noè, in libreria c'erano i due liocorni illustrati da Silvia Ziche.

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postato da garnant | 02:08 | p.link |

E' così Djokovic oggi si è dovuto ritirare, immobilizzato da Nadal ma più che altro da una vescica sul mignolo, dopo che a lungo si era parlato nei giorni scorsi delle sue scarpe che apparivano troppo scivolose. Anche Gasquet ha avuto un problema al piede durante la sua partita persa contro Federer, e così anche la Bartoli prima di soccombere contro la William in finale. Mai visti tanti fisioterapisti accorrere in campo. Nadal non ha chiamato nessuno, ma a quanto pare l'altra sera il lettino da massaggi si è rotto durante un trattamento, e Nadal è precipitato a terra, senza conseguenze. Inoltre il latte a colazione era scaduto. Tutte queste cose le so perché leggo il suo blog (l'altra sera ha cucinato i gamberetti).
Insomma, ci si ammacca, ci si stira, ci si indolezisce a giocare partite del grande slam tutti i giorni, avanti e indietro tra campo e spogliatoi campo per cinque giorni interrotti dalla pioggia, e poi ottavi quarti e semifinale nei tre giorni successivi. Certo si può pretendere che i giocatori si adattino, sono professionisti, è il loro mestiere, ma quello che si otterrà saranno piedi dolenti esposti al pubblico dell'All England Lawn Lawn Tennis and Croquet Club. E' curioso che il torneo che più dovrebbe esaltare l'eleganza, la tecnica e l'abilità tattica dei giocatori, finisca per favorire quelli più potenti fisicamente, e mentalmente più portati alla lotta, costringendo altri alla resa per vescica al mignolo sul set pari, e sotto di un solo break.
D'altra parte, il tennis è un gioco di nervi e ci piace soprattutto per questo, un gioco di nervi mai come negli spogliatoi e dentro le scarpe.
Dunque mentre il torneo si avvia alla conclusione, salutiamo le alucce della Sharapova, il polso della Bartoli che esegue un servizio a me incomprensibile, le ginocchia di Nadal appena scoperte in onore della tradizione, e tutti i piedi.

Quanto a me, oggi mi sono comprata un paio di maiorchine Camper.

postato da garnant | 01:34 | p.link |

sabato, luglio 07, 2007

Per sprovvisti di parabola, impegnati nelle pulizie del sabato, e varia umanità che sogna prati lontani.
(si sente anche il dialogo dell'arbitro e dei giocatori al lancio della monetina)
(ma attenzione, la radio e l'IBM live score sembrano essere leggermente sfasati, con effetto spaesante, la radio arriva una trentina di secondi dopo)

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postato da garnant | 13:05 | p.link |

Weird Weddings - The Next Generation
Cosa fate l'otto di agosto?

Garnant - Io sarò all'aeroporto di Ho Chi Minh City, in mezzo al delirio del traffico asiatiato, alla ricerca del taxista promesso dal mio strano albergo, il tutto al termine di uno snervante anno di reclusione in ufficio.

F. - Io sarò in ospedale, avrò appena partorito, avrò freddo e piangerò come una fontana per via dello shock ormonale.

E. - Io sarò nel Salento con una enorme fascia in testa, in attesa che P. vada a correre e io abbia un'ora per farmi la piastra con discrezione, altrimenti scopre che in realtà ho i capelli ricci.

postato da garnant | 12:12 | p.link |
weird weddings

Ho deciso che l'età mi consente di fare le seguenti cose, che per l'appunto ho fatto oggi.
Concordare con i miei sulla necessità di punire i giovinastri in motoretta smarmittata, che turbano la quiete notturna dei nostri rispettivi quartieri residenziali.
Fissare con odio tutti gli scriteriati che fumano accanto a me, che ho i capelli appena lavati, e all'amica F. che ha la sua pancia da nono mese.
Concordare con l'opinione di Berdych, l'erba di Wimbledon è sempre più lenta ogni anno che passa.

postato da garnant | 01:27 | p.link |

giovedì, luglio 05, 2007

Fallito il tentativo di svagarmi con Vanity Fair, ho tentato con Glamour. E' andata meglio, non fosse per l'ossessivo utilizzo di metafore aziendali, l'uomo a tempo inderminato, l'uomo a progetto, lo stage sentimentale, il tutto affogato in un'atmosfera giovanilistica. D'altra parte era così anche quando avevo diociott'anni io, da tutte le parti mi si ripetevano i mantra aziendali dell'epoca, se non sai usare il computer sei tagliato fuori, il tedesco è importantissimo sul lavoro, in futuro non ci sarà più il posto fisso, no future for you.
Manca solo l'articolo sulle tattiche che i commerciali usano per convincere chi è in produzione a dedicare più tempo ai proprio progetti, e non a quelli degli altri commerciali. Uno di loro tenta di blandirmi intellettualmente, dice che si fida di me, ma le pareti della ditta sono solo tramezzi di cartapesta, figurarsi se non so cosa pensa sul serio. Un altro cerca di fare leva sulla vanità femminile, tempo fa sentendo che mi lamentavo perchè non sono magra mi ha detto "tu sei snella", e ovviamente quella settimana il report orario è stato a suo favore.
Comunque su Glamour ho scoperto questa curiosa artista gallese che fa sculture con il fil di ferro, Lynn Walters, le casette sono molto graziose e mi hanno ricordato qualcosa di simile che si trovava negli anni 90 sulle bancarelle del Decomela bolognese, ciondoli, bracciali orecchini di metalli più o meno preziosi, casette in fila, arrotolate, tutte intorno alla luna. Ho ancora un bracciale così, tutto annerito. Uno degli artigiani l'ho incontrato anni dopo, mi ha detto che adesso lui lavora il rame e lei l'argento, hanno bancarelle separate.
(questa è Wash Day, ma la mia preferita è Tea Break, la trovate sul sito flash, e anche So Many Pants So Little Time)

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postato da garnant | 20:51 | p.link |

Oggi intorno alle tredici e trenta, mentre con il vento contrario aprivo con grande fatica la porta dell'ufficio, credo di aver improvvisamente e finalmente compreso cosa mi attrae tanto in Nadal, al di là dei bicipiti sudati, intendo.
Io me la cavo, diciamolo, sono bravo (cavo cavo cavo cavo, non dissaldarti, non dissaldarti). Ma su certe superfici, l'erba scivolosa del mercato liberista, il cemento veloce dello straordinario non pagato, io proprio non mi sento a mio agio. D'altra parte, per estrazione e contingenze mi si impone di eccellere, o almeno di sopravvivere, su tutte le superfici, pena la derisione della stampa estera, e in generale pena un basso punteggio nel mio tour mentale.
Perciò, mi cimento. Mi convinco, mi alleno, imparo, incasso, mi esprimo il più cortesemente possibile di fronte ai media. Lodo l'avversario, tengo per me il resto. Mi fanno scrivere un blog dove cosa volete che scriva, mi sono allenato alle 11, ho giocato alla playstation con Moya, il mio colore preferito è l'indaco, hasta manana. Ma poi. Mi fanno riscaldare di sabato e alla fine non mi mettono in campo perchè piove. La domenica non si gioca perché c'è il sole e la duchessa di Kent ha la partita di caccia, un po' mi irrito anche se in realtà ci andrei volentieri alla partita di caccia, con la strusa però, niente volpe vera grazie, il fatto è che probabilmente finirei malamente nel primo fosso.
Comunque datemi qualcosa da fare, datemi una tabella di marcia, io detesto aspettare. Mi piaceva girare New York con l'amica V perchè lei nel dubbio se la metropolitana in arrivo fosse quella giusta saliva, tanto per una buona percentuale sarebbe stata quella giusta, e nel caso fosse stata quella sbagliata si poteva sempre scendere, alla fine della giornata si sarebbe perso pur sempre meno tempo conquesto metodo che aspettando e meditando e lasciando partire metropolitane ignote. Detesto che mi si faccia alzare dal letto per il riscaldamento e che poi non si giochi. Detestavo i prof che rimandavano gli appelli di un giorno, e gli studenti felici di poter studiare 24 ore in più, di poter vantare una notte insonne, come se fosse prevista una medaglia.
Figurarsi un lunedì di interruzioni per pioggia, quando l'arcinemico ha già giocato ormai quattro giorni prima, e salterà anche un turno per ritiro fortunoso dell'avversario.
Figurarsi essere messi in programma al martedì a metà pomeriggio, per passare negli spogliatoi l'intera giornata, al quarto giorno di tentativi per chiudere la stessa partita. Giocare finalmente ma essere interrotti altre due volte, l'ultima il tuono si sentiva anche attraverso la tv, credevo fosse un vicino di casa che spostava un mobile, e invece era il temporale su Wimbledon, e io mangiavo nervosamente un avocado ancora vestita da ufficio.
Il solito corso. Questa volta però tra il pubblico c'era un dirigente dallo stipendio di giadia, si riconoscono dalla qualità della camicia, nessuna marca ostentata da piccolo medio imprenditore buzzurro, no, una bellissima camicia sartoriale, ed si sentiva che era impostato dai corsi di comunicazione, ma niente programmazione neurolinguistica da berlusconiano di provincia, comunicazione, anche se deprimente nei dettagli, dicendo "il mondo del fashion" lo scanning si è fermato su di me, in quanto unica donna presente, e poi era entusiasta perchè esce l'iphone, che emozione, e io non so mai in questi casi se invidiare questi individui, perchè riescono a trovare entusiasmo nell'IT anche com'è oggi, minestra riscaldata, e l'obiettivo è diventare trendsetter più che innovatori, oppure compiangerli, perchè non riusciranno più a sbarazzarsi di quello che hanno imparato ai corsi di comunicazione, perchè funziona, come si fa a rinunciarci, un po' come ci si sente dopo aver letto La scimmia nuda, ci si sente di saperla più lunga degli altri.
Comunque questa mattina presto, al termine del mio secondo ciclo REM, mi sono svegliata convinta di dover giocare. E invece mancava ancora l'ultimo ciclo REM, quello che poi viene interrotto a metà dalla sveglia, con grande frustrazione dei miei ritmi circadiani.
Vi ricordate com'era ad un certo punto desiderare di finire la partita, finire, andare a casa, arrivare a pensare ok perdo, così finisce prima. Ma non è affatto facile perdere, bisogna comunque giocare tutti i punti necessari, per perdere. Bisogna controllare i nervi per perdere. Tanto vale vincere. Ma bisogna controllare i nervi per vincere. Non c'è via di fuga.
Oggi mentre camminavo al ritorno dalla mensa, nel vento contrario, mentre i camionisti strombazzavano perchè ero in compagnia delle due colleghe bellissime, mi chiedevo chi ce lo fa fare di giocare a Wimbledon, piove sempre, c'è il vento e i giudici di linea indossano un'improbabile giacchetta, giocare contro uno svedese irritante poi, che non si scusa per i punti fatti con l'aiuto del net, che per tutto il tempo mi ha ricordato quei cieli sempre chiari e crepuscolari, che dopo settimane di pane e nella migliore delle ipotesi tonno in scatola credevo sarei diventata pazza, senza sole alto in cielo e senza qualcosa da mangiare, possibile che senza soldi non si possa avere un po' di sole e qualcosa da mangiare lo stesso? No, certo, non funziona così. Ma giocare una partita in cinque giorni, con nove interruzioni per pioggia, quasi dieci, la decima al cambio di campo tra il penultimo e l'ultimo game (foto), e alla fine non farcela più e lamentarsi davanti ai microfoni, ed essere criticati, così funziona, deve funzionare. Almeno, con la solidarietà di John McEnroe.

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Alla fine comunque il vento ha portato le nubi e i lampi a la pioggia anche qui direttamente da Wimbledon. E' una serata fresca, non c'è afa da settimane, quasi quasi stiamo diventando una stazione climatica. Sul canale sportivo russo hanno fatto vedere una esibizione di pattinaggio sul ghiaccio per la solita questione di Sochi Candidate City 2014. Per fortuna su Eurosport non c'è più la campagna pubblicitaria di Sochi Candicate City, era ossessiva e non la sopportavo più. E' finita anche la campagna vieni in Grecia a giungo è bellissimo, la odiavo particolarmente per via del divieto aziendale di ferie fino ad agosto. Poi sono arrivati gli spot di un'altra candidate city 2014, Pyeong Chang A Hub to Winter Sports (in Asia). Comunque il canale russo è stato molto carino, mentre si annunciava la sede delle olimpiadi invernali del 2014 (ma lo si annunciava sul fuso di Città del Guatemala, quindi più tardi), a dedicare una serata a questi atleti russi otto-dodicenni, speranza per le olimpiadi del 2014, in una atmosfera un po' sovietica che faceva stringere il cuore, anche nello sfarzo dei recenti mezzi, faccine pallide, fiocchi in testa, trucco sbavato, costumi tradizionali, costumi improbabili, rimbombo da cattiva amplificazione, con contorno di acrobati e ballerine.

Garnant - Vieni, c'è la morte del cigno...
L. - Prosciutto di cigno!

Ora vado a lasciare un po' di impronte digitali sull'iphone (si può anche lasciare l'impronta dell'orecchio).

postato da garnant | 00:21 | p.link |