mercoledì, maggio 30, 2007
Ho guardato dieci minuti di tv italiana, dunque, gli agglomerati di cereali migliorano l'esperienza del volo intercontinentale in economy, con una certa mozzarella puoi vincere una casa, e Vin Diesel salta il filo spinato con la moto mentre un elicottero gli spara.
Ecco qui lo spot tedesco di cui parlavo l'altro giorno.
In onore di Thierry Ascione sconfitto da Federer al tie-break, il resto del post va in onda in francese.
Parbleu!
Il mio dubbio è, quando faccio formazione ad un supermanager multitasking, che dedica a me l'udito e un occhio, devo continuare a parlare mentre lui dedica l'altro occhio e il senso del tatto al blackberry? Oppure devo rallentare? O tacere? Io rallento, perchè se continuo a parlare sicuramente non capirà, se taccio finisco per offendere la sua luminosa produttività dallo stipendio di giada.
Certo sono un animale sociale, come tutti, ma fino ad un certo punto. Questo è il mio spazio, quello è il tuo spazio, se poi ti adatti a portare un cocomero e ad imparare il mambo ne possiamo parlare. La gente mi stanca. Tutta quella gente seduta in sala riunioni ad ascoltarmi, riesco a percepire i loro faticosi pensieri, e vedere i percorsi neurali che si illuminano, a notare le espressioni del volto quando comprendono un concetto nuovo. E' faticoso essere animali sociali.
Anni fa, ero una shiatsuka. Metodo Masunaga, per chi sa di cosa accidenti sto parlando. Ho smesso perché il contatto fisico con tutta questa gente a cui facevo trattamenti shiatsu mi uccideva, gente stressata, tesa, molle, fatta a rotoli, oppure ipertonica, orrendamente dura, oppure così elastica che i miei pollici rimbalzavano, gente appiccicaticcia, gente con i piedi freddi, i calzini quasi sempre bucati, gente. Ne uscivo con una stanchezza che non si motivava né con la fatica fisica né con quella mentale. Era qualcosa di diverso, era assorbire in qualche modo l'altra persona, i suoi guai, la sua tensione, oppure la sua pigrizia, la sua mollezza, la mia pelle diventava strana, spessa, polverosa. Non lo sopportavo più. C'è quella faccenda della morte di Masunaga, Shizuto Masunaga morì nel 1981 a 57 anni, di tumore. Ovviamente chi pratica lo shiatsu, discliplina zen, non parla volentieri del fatto che il suo sensei è morto giovane e di una malattia orribile. Quindi di solito non se ne parla affatto, e ci si distrae spettegolando sui seguaci di Namikoshi. Ma c'è chi dice Masunaga si sia consumato, a furia di trattare le persone. Consumato per la fatica del maneggiare l'energia della gente, non parlo di nulla di mistico, l'energia in termini di calore, campo elettrico, movimento.
Però mi è dispiaciuto smettere perché mi piacevano i muscoli, i muscoli sono belli, utili, e buoni da mangiare (intendo quelli delle specie non tabù). E dai muscoli di una persona capisci un po' chi è, e come vive, anche solo a guardarli, figurarsi massaggiarli con metodo. Una principiante come me lavorava esclusivamente sui muscoli, e così trattamento dopo trattamento devo aver percorso parecchi chilometri sui muscoli della gente, piano piano punto per punto sui meridiani. A volte li sentivo crollare sotto le dita, e mi dispiaceva per quella mancanza di tono, a volte erano legnosi, e mi immaginavo il dolore, di quella che la gente chiama cervicale per fare conversazione. Oppue c'erano certi muscoli costruiti, rilevati, quasi posticci, frutto di qualche allenamento mirato in palestra, erano buffi. E quando il grasso mi impediva di arrivare ai muscoli mi spazientivo, cercavo di finire in fretta, avevo la sensazione di non poter arrivare dove serviva, come se la persona avesse deciso a priori di impedirmelo nascondendosi nel grasso, eppure c'era certamente, là sotto da qualche parte, il muscolo, la persona. Avrei dovuto impegnarmi di più. Ma era così tremendamente faticoso.
Per questo sono passata allo yoga, volevo imparare un sano isolamento, per quanto possibile ad un animale sociale, che però torna sempre a casa con le orecchie ferite (miao). Mi hanno insegnato a visualizzare una bolla si serenità intorno a me. Peccato che scoppi subito, in ufficio.
martedì, maggio 29, 2007
Qualcosa dovevano pur far vedere ieri durante gli highlights serali, così ecco i tennisti in mensa, i tennisti che giocano a flipper, i tennisti che osservano sconsolati il diluvio, gli ombrelli ufficiali, i raccattapalle che corrono a coprire il campo con i teli, intervista a Guillermo Canas. Mats Wilander commenta da una terrazza parigina non appena spiove, durante il suo Game, Set and Mats(sic). Come abbiamo avuto modo di notare nelle ultime settimane, le previsioni di Wilander giornalista della terra rossa sono accurate, almeno sul breve termine di un paio di giorni, un po' come le previsioni del tempo. E infatti Nadal ha avuto qualche difficoltà con questo orrido adolescente che promette di scuotere il mondo del tennis per l'ennesima volta. Il tè nella mia tazza ha tremato. Per l'ennesima volta. Qualche volta mi disturba, come mi disturbò l'arrivo a suo tempo del malvestito Agassi. Qualche volta mi attrae, come è successo con Nadal, che è riuscito a farmi trovare bello il rovescio a due mani, le canottiere e i bermuda. A quanto pare nel mondo della pubblicità è notizia il repositioning del logo Nike sull maglia di Nadal. Secondo me alla Nike hanno un cartellone di Nadal diviso in tagli, come si fa con il bestiame, filetto controfletto, noce, fesa. Al momento in partita il logo è sul sovraspinato, ma qualche giorno fa, durante l'incontro con il presidente della federazione francese, era sulla clavicola.
Federer sta affrontando tutta la faccenda con metodo. S'è procurato uno sparring partner mancino e tonico, e ha proposto di coprire il centrale con un tetto antipioggia.
Bene Volandri, Starace, Bolelli, Cipolla.
Gonzales e Hewitt sono già fuori.
I piccioni parigini attraversano il cielo davanti alle telecamere, come in Lady Oscar.
domenica, maggio 27, 2007
Da un lato della città, al centro di una rotatoria, c'è un colossale grappolo d'uva, alto 12 metri, costituito da 240 chicchi in vetro di murano (ho i testimoni), e in cima foglie in rame a ricordare i colori dell'autunno, e magari anche le invasioni delli processionarie. Dall'altro lato della città, accanto ad un multisala, c'è una gigantesca anatra di ferro arrugginito abbandonata da un bambino gigante (così sostiene l'autore), che viene più che altro da chiedersi perché a quel poverobambino sia stato dato un giocattolo dal becco così appuntito, è pericoloso.
Non riuscivo a decidere quale fosse l'opera più brutta, quella che più mortifica il mio senso estetico già turbato mentre mi trovo in coda in auto. Ma dopo aver saputo quanto sono costate, il problema estetico è passato addirittura in secondo piano.
Ora ci mancava solo l'opuscolo informativo sulle nuove sei rotatorie (e chissà cosa al centro di esse) che saranno piazzate sull'asse che porta da casa mia alla città, a proposito del futuro a forma di rotatoria, e oltre alle implicazioni filosofiche consideriamo anche che io soffro di mal d'auto. Per andare in palestra ne dovrò percorrere una. Due per il centro commerciale. Tre per la piscina. Quattro per la fumetteria. Cinque per il bagno turco che hanno fatto al posto della sede del corriere espresso. La sesta sarebbe anche ora che la facessero, tanto la vista è già turbata da una opprimente sede aziendale a forma di casa dei Jetsons, per una casa automobilistica di lusso, ma i lavori non inizieranno i lavori prima del 2008.
Comunque, il logo dell'iniziativa è un'allegra pila di cerchi colorati, che ricorda il gioco in cui da bambini si infilavano i cerchi di plastica uno sopra l'altro dal più grande al più piccolo. Carino, ma quando da piccola non pensavo che quello fosse solo un allenamento funzionale a passare il resto della mia vita a girare in cerchio, e a dormire per riprendermi da tutto il girare in cerchio.
Spero solo che il traffico di venerdì sera, che mi ha costretto a stare rinchiusa in auto per più di un'ora con l'aria condizionata e il ricircolo, senza possibilità di vedere oltre la mia auto perché circondata da SUV troppo alti, ecco, spero non avesse in alcun modo nulla a che fare con la performance Slowly-Modena che si stava svolgendo in città, "in una società frenetica, veloce e tecnologica come quella attuale la lentezza diviene metafora di una dialettica tra il tempo personale ed il tempo sociale, tra l'essere e il dover essere, tra l'agire e il farsi agire".
Tutte queste provocazioni culturali e creative, la sottocultura che diventa mainstream, fa piacere vivere in una regione che finanzia progetti non necessariamente borghesi.
Ma ultimamente avverto la crescente sensazione che ci sia qualcuno che sfotte.
Garnant - Certo che Saigon sarà un caos terribile, con tutti quei motorini. Come faremo noi che odiamo il motore a scoppio?
L. - Almeno là non se la tirano mettendo qua e là cartelli con scritto "Benvenuti nella Motor Valley"
Qualunque cosa abbia significato Paint it Black per te negli anni, Full Metal Jacket, o sapere che qualcun altro si era sentito come te e allora il mondo doveva diventare nero come sentivate, ma con enormi labbra rosse, ora significa semplicemente che il colore di T-Home (Grenzenlos Zuhause) è il nero. Ok, anche che siamo superconnessi ed è tutto molto cool. Per tornare alla questione del perchè ci siamo chiusi in casa, non appena, più o meno nel 1995, abbiamo potuto smettere di rivolgerci all'edicolante come unica fonte di informazioni (Garnant - Mi scusi signor edicolante, ha un rivista sul tal argomento? Edicolante - No.), le informazioni hanno cominciato a scorrere, e ad essere esattamente come solo la fantascienza le aveva immaginate.
Lo spot di T-Home è oggettivamente molto bello, se ne avessi trovato una versione in rete ora metterei un link. E la nostra vita è effettivamente così, tutto in qualunque momento, e se lo vogliamo dipinto di nero basta un abbonamento.
Ma niente da toccare, niente da annusare, niente da bere. Controsoffitto e contropavimento.
Ma tutta quella gente che affollava Reggio Emilia ieri notte, dove sta di solito? Certo saranno venuti dalla provincia, da altre province, ma quanti mai? La notte bianca di Reggio non è quella di San Pietroburgo, anche se Cavriago per gli OfflagaDiscoPax è Piccola Pietroburgo. Certo qualche giovinastro avrà avuto un'eccezione al coprifuoco. Qualcuno avrà rimandato il fine settimana al mare.
Ma questa fiumana di reggiani, disposti a parcheggiare lontano e prendere la navetta, camminare di notte e affollare le strade, dove sta di solito, mentre i custodi del decoro gridano alla catastrofe - il centro storico muore?
Confessiamolo, ci siamo tutti chiusi un po' in casa, chi più chi meno. Tutti contemporaneamente, compresi i giovinastri, a quanto pare, i primi che per loro natura se ne fregano se fuori è brutto, se fuori è sporco, se fuori è pericoloso.
Ma se usciamo, fuori è affollato. E usciamo tutti insieme allora è troppo affollato.
Ho cenato mervigliosamente, avendo scelto una delle mie trattorie preferite, seduta all'aperto nella piazza dedicata ai bambini, che si ondeggiavano nelle amache e facevano la guerra dei cuscini, mentre i giovinastri e l'orrido popolo dell'aperitivo si tenevano alla larga.
Più tardi nella mischia, stanca di essere calpestata da molti tacchi, demotivata dalla musica mediocre (avrò camminato nelle strade sbagliate - voglio sperare), ho raggiunto una birreria appena fuori dal centro storico. Deserta. Ecco, la prima periferia muore!
Welcome to the flock!
Com'è come non è, in tv la BASF dolcemente ci ricorda quanto è importante nelle nostre vite, una bambina diventa donna, tra le suggestioni pure di una Wonderland che guarda caso nel suo video originale è tutta fiori colori e persino centrali eoliche, e l'uomo ci fa una brutta figura ma alla fine si ravvede. E' comprensibile che la BASF desideri rifarsi un qualche tipo di reputazione, dopo che negli anni il suo nome è stato associato a realtà disturbanti come il regime nazista, i danni congeniti all'apparato riproduttivo umano, e la coltivazione di patate OGM in Irlanda? In azienda si va dove conviene, e oggi conviene cavalcare l'onda del futuro sostenibile, oggi non è più una lagna dei soliti ambientalisti pessimisti e piantagrane, ma è diventata una elegante lagna mainstream. Il grande impegno delle multinazionali dell'energia nel far proprio il sogno dell'energia pulita, almeno dal punto di vista dell'immagine, è ormai visibile da tutti gli angoli degli spazi pubblicitari. Nel frattempo, oggi per l'ennesima volta è giornata di campagna di Greenpeace per le balene. Suona come un vecchio ridicolo film di Star Trek, vero? Non lo passano nemmeno più in tv. Qualche giorno fa un'azione sotto la porta di Brandeburgo consisteva nell'esposizione di una ventina di piccole balene e delfini morti.
Una guerra di linguaggi.
Come al vedo io?
Mettiamola così, se ci tenente a fare whale watching, farete bene a sbrigarvi.
Ora che il crescione è pronto, non ho il coraggio di mangiarlo. Ho fatto una breve indagine, e sembra che sia abbastanza comune affezionarsi al crescione. Come anche coltivarlo a scopi di decorazione della quotidianità, e riforestazione delll'immaginario.
giovedì, maggio 24, 2007
Ormai lavoro da dieci anni. Il lavoro, si sa, nobilita.
Per esempio, vediamo un po' che fine hanno fatto alcuni tra i miei ex datori di lavoro.
Uno è stato arrestato per bancarotta fraudolenta. Non so se sia ancora in carcere, comunque ci sono di mezzo 3 miliardi spariti dai bilanci, un parlamentare, una associazioni a finto scopo di lucro, e una nota azienda milanese.
Un altro, oltre ad un contezioso di 20 miliardi con l'INPS, affronta una denuncia sindacale per:
prassi diffusa degli straordinari non pagati, sottoinquadramento fino a 4 livelli in meno rispetto alla qualifica, ferie e permessi non goduti che però figurano in busta paga, e trasferte retribuite come normale orario di lavoro senza alcun riconoscimento di straordinario e/o periodi compensativi di riposo.
Un terzo suona il piffero per strada. Per la precisione si tratta di una di quelle tastierine a fiato per bambini, e lui la suona in modo volutamente sconnesso. Indossando una maschera. A volte un mantello.
mercoledì, maggio 23, 2007
Secondo questo quiz sono ancora una old fashioned backpacker, anche se l'età mi ha reso meno incline ai dormitori disinfettati del'hostelling international, e ai digiuni per risparmiare e così allungare il viaggio. E' vero che ho più denaro e meno tempo, visto che in natura nulla si crea e nulla si distrugge, quindi la mia condizione è più vicina al flashpacker, status che probabilmente non raggiungerò mai del tutto a causa della mia leggendaria avarizia. Anche difficilmente diventerò una poshpacker, il superfluo è limitante.
Il personaggio di Emily Barr, nel poco appassionante Backpack, sosteneva all'inizio del suo viaggio che non fosse possibile categorizzare i viaggiatori a seconda del loro bagaglio. Ovviamente, dopo un serie di strenue tappe nel sudest asiatico, con tutto quello che serve, alcohol, sistemazioni di fortuna, trasporti pubblici, alimenti ignoti e anche un serial killer alle calcagna, cambiava un po' idea.
Ma le contraddizioni del backpacking sono tante e tutte insolubili, come dimostra l'aneddoto del pesce e del succo di mela, che vi racconterò in un'altra occasione.
martedì, maggio 22, 2007
Sul suo sito ufficiale la Rowling ha invitato il suo pubblico a non sottovalutare il polpo gigante che vive nel lago di Hogwarts. Anche io nutro grande rispetto per i polpi giganti, perciò accolgo con favore la dichiarazione della Rowling, come un segno di intesa. Nella mia posizione di quella che l'aveva detto che Snape era il personaggio principale mi sono presa i miei rischi. Il pubblico tredicenne nell'anima vuole sperare che brutto sia anche cattivo, e superficialmente cattivo sia anche brutto. Ora sta alla Rowling prendersi i suoi, visto che tutta l'idea è stata sua fin dall'inizio.
L'anno scorso ho monitorato per mesi il clima del Kruger, perchè mi ero fatta la convinzione che eventuali piogge avrebbero aumentato il rischio di malaria, endemica in quella parte del Sud Africa. Quando sono arrivata là il clima era perfettamente secco, peccato che proprio davanti alla porta del mio rondavel si trovasse una pozza stagnante che brulicava di vita (niente zanzare comunque, faceva troppo freddo), formata a causa di una fontanella rotta.
Quindi quest'anno terrò d'occhio il clima a Saigon solo così per curiosità. Tanto il Delta del Mekong sarà comunque afoso e zanzaroso indipendentemente dalla quantità di pioggia, immagino.
lunedì, maggio 21, 2007
Sarà una buona idea inaugurare il germogliatore con i semi di crescione, che sono mucillaginei?
domenica, maggio 20, 2007
Oggi niente Sky a scrocco, sono costretta a guardare l'ormai consuera Federer-Nadal domenicale fissando il live score. Sempre meglio di quando guardavo Tele+2 in negativo. Almeno così non vedo le pubblicità del borotalco. Una pubblicità del borotalco per controllare i sudore durante una partita di Nadal proprio non ha senso. Non vorrei mai che Nadal si cospargesse di borotalco per controllare il sudore.
You are an attractive, confident, business woman.
Fa ridere senza neanche vedere Ugly Betty. Basta applicarlo alla nostra quotidianità. Alla mia, almeno.
Keiko Ichiguchi è stata molto carina. Ci ha raccontato della sua vita di mangaka in Giappone, dalla quale è fuggita perchè non poteva sopravvivere a quei ritmi giapponesi. Ci ha raccontato di come Candy Candy ha cambiato la sua vita e di com'era stare in una nicchia di fan adolescenti, nascondendosi dagli adulti sospettosi, e poi pubblicare i primi lavori sotto pseudonimo per non ferire i genitori, e più tardi con la certezza di averli feriti comunque, e di non avere alternativa. Il contatto con la cultura italiana, la ricerca di una dimensione umana, e i progetti in Francia. Avendo conosciuto io stessa un fumettista francese e avendo mangiato merguez a pochi metri dal suo tavolo da disegno, in un paesaggio di colline e boschi e bambini e leggende celtiche, so cosa significa la differenza tra umanità e alienazione, pure nell'ambito del lavoro che si ama.
Keiko abita a Bologna da dieci anni, e parla con una delizioso accento locale. E' arrivata in fumetteria italiana quando io ero già una frequentatrice di manga che si considerava scafata, venendo da un ateneo affollato, e prima ancora da frequentazioni fumettare osteggiate dai professori del liceo, e da un corso con professionisti durante una occupazione scolastica. Allora avevo imparato alcune nozioni sulla sceneggiatura, e come ruotare un personaggio per studiare i suoi lineamenti in modo tridimensionale a prospettico. Ma prima ancora avevo dimenticato la mia attitudine per il disegno all'asilo, al primo contatto con la paola scritta, e così sono rimasta una lettrice. L'Ape Maia in epoca prescolare, Topolino alle elementari, Dylan Dog alle medie, ma solo i numeri disegnati da Roi, poi i manga. E spettatrice, anime durante asilo e elementari, solo shojo durante le medie e le superiori, poi tutta l'animazione disponibile.
Ma Keiko Ichiguchi negli anni, nonostante la vicinanza geografica, i contatti e Mondo Naif, l'ho seguita solo superficialmente. E invece avrei dovuto leggerla di più, perchè ho trovato molto del mio immaginario nel suo, nonostante o forse proprio in virtù delle drastiche differenze di origine geografica.
Comunque sono ancora in tempo, ieri mi sono mescolata a questa bella gioventù con le stelline in testa e i pupazzetti che penzolano dalle cinturie borchiate e le magliette di Emily la strana. Piacevolmente ho notato che non è necessario gridare o tempora o mores, perchè questi sedicenni (queste sedicenni, numericamente parlando) tanto odiate dai telegiornali sono invece in grado di correggere aminismo in animismo, di collegare il manga 1945 ai fatti della Rosa Bianca, e di rammaricarsi per gli stereotipi culturali. E una bimbetta ha saputo spiegare al suo colto padre cosa stava disegnando Keiko, la caricatura di se stessa in lacrime in un angolo di un suo personaggio shojo, perchè credeva che fosse venuto male e voleva scusarsi.
Ora ho iniziato a leggere Perché i giapponesi hanno gli occhi a mandorla (in italiano).
In omaggio a Keiko, incollo qui una immagine di Candy Candy, più o meno come appariva sul mio diario scolastico del 1983.
Finalmente ho finito il libro di Haddon. Finalmente non perchè non mi sia piaciuto, anzi l'ho trovato molto bello. Ma per qualche giorno ho sognato solo algoritmi, e io odio quando questa attitudine del mio cervello prende il sopravvento onirico, senza quindi che io ci possa fare niente. Mi succede anche quando lavoro troppo, e la giornata finisce prima che io si riuscita ad infilarci dentro un percorso mentale emotivo qualsiasi. Allora il mio cervello si inceppa e continua a lavorare, per esempio sogna di iniziare un progetto, analizza il materiale, scrive tutto il sorgente riga per riga, colorato come nell'editor, ma senza l'intefaccia, tutto il campo visivo onirico è occupato dal sorgente. Qualche volta lo testa anche, incontra un bug, ci ragiona e lo risolve.
Odio quando mi succede. Potreste aver sperimentato qualcosa di simile dopo aver fatto un lungo inserimento dati a monitor, probabilmente ricordate la frustrazione dell'aver poi sognato per tutta la notte di continuare a lavorare.
Insomma questo libro mi ha fatto male, perchè ha incoraggiato la parte del mio cervello che tende a concentrarsi sul calcolo di dettagli modulari e irrilevanti, e a rifugiarsi nel rassicurante, meccanico codice.
Però mi ha anche fatto bene, perchè è raro incontrare un altro individuo, per quanto immaginario, che ragioni in modo per me così familiare. Vedete, questo protagonista riesce a gestire la quotidianità solo razionalizzandola all'estremo. Per prendere un treno ha bisogno di disegnare la mappa della stazione, e di elaborare uno schema predefinito per ogni singolo gesto, riconoscere il cartello del bancomat, inserire la tessera, digitare il codice, prelevare la tessera, prelevare il contante, chiudere il portafoglio, riconoscere il cartello della biglietteria, seguire la freccia eccettera. Capite che ci vuole un sacco di tempo, quindi se si sogna in questo modo si va avanti per tutta la notte per ottenere una trama elementare o qualche centinaio di righe di sorgente. E' frustrante. Se poi si ragiona in questo modo anche da svegli ci vuole parecchio impegno per non mettere in fuga gli altri, e comunque non si ha la più pallida idea di come comportarsi con le persone molto emotive. Però si può contare su qualche vantaggio. E' vero che bisogna imparare tutto, anche cose che ad altri risultano spontanee, ma poi non ci sono limiti a quello che si può imparare, dalla sirshasana al cambio di galoppo al toeloop ai punti di flesso a tengente obliqua alle espressioni regolari. O a come ci si comporta alla frontiera tra il SudAfrica allo Zwaziland o in tenda in Canada di notte o perchè Warhol fosse tanto fissato con la zuppa. Ed è per questo che il libro finisce con questo significa che posso fare qualunque cosa. E' curioso non avere paura di cose di cui la maggior parte degli altri ha paura, o interesse per cose che gli altri considerano irrelevanti, e allo stesso tempo temere esperienze quotidiane come essere urtati nella folla, o trovare noiosissimi i più comuni divertimenti come prendere il sole. A volte si vorrebbe spiegare cosa si prova, un misto di insoddisfacente senso di superiorità e ansia da isolamento, allora si tenta ma di solito non funziona, e così si conclude e pazienza me ne starò isolato a decidere quale forma completa la sequenza logica.
sabato, maggio 19, 2007
Weird Weddings - The Next Generation
F. - Mi presti il tuo quintuplo CD di Johnny Cash?
Garnant - Certo! Non vogliamo che la bimba nasca con una voglia a forma di chitarra Martin D-28 sulla fronte.
F. - ...
venerdì, maggio 18, 2007
Il cliente indiano è uno sviluppatore di Joomla, che in swahili significa più o meno ubuntu, e io sono stata in Sud Africa da dove proviene il concetto di Ubuntu, che in Xhosa significa più o meno joomla. E' tutto molto bello e superiamo le frontiere della comunicazione e attraversiamo i fusi orari della conoscenza. Ma alla fine siamo lo stesso in una sala riunioni senza finestra.
giovedì, maggio 17, 2007
Diamanda alla fine ci ha sorriso.
O meglio, ha sorriso all'ingegnere del suono nel palco accanto, comunque...
Da sempre trovo i test logici estremamente rilassanti, in articolare quelli culture fair con le forme geometriche. Andare a fare il test di Cattel un sabato pomeriggio mi è sembrato un modo divertente per ritardare il ben più faticoco shopping.
Quello che più mi affascina di questo tipo di quiz con le forme, e che in caso io non riesca a comprendere il meccanismo posso scegliere ad intuito, e si solito indovino. E' una sensazione curiosa, come trovarsi per un momento ad un livello altro.
Invece la probabilità mi riesce più difficile, devo capire, l'intuizione non mi aiuta.
Quindi ora non riesco più a togliermi dalla testa il problema di Monty Hall, che ho letto oggi nel libro di Haddon. Ad intuito sbaglio, mentre ragionando capisco.
Ci sono tre porte chiuse, dietro una porta c'è una macchina, dietro le altre due ci sono due capre. Scelgo una porta e apro una delle altre due. C'è la capra. Rimangono due porte. E' più probabile che io trovi la macchina cambiando porta, oppure aprendo quella che avevo scelto all'inizio?
Garnant - bla bla bla la capra bla bla bla la porta bla bla bla hai più probabilità di vincere la macchina cambiando la porta che hai scelto prima oppure tendeno quella?
Luca - Uhm, probabilmente è più alta la probabilità se cambio porta.
Garnant - Si! Come hai fatto in due secondi?
Luca - Passi da 1/3 a 1/2. Comunque non me ne faccio niente della macchina.
Garnant - Beh, puoi rivenderla. Magari ci compri delle capre.
Luca - Sai che fatica, esce dalla concessionaria e già vale la metà, poi bisogna trovare qualcuno che la voglia, fare il passaggio di proprietà, troppo faticoso. La capra invece la prendi per le zampe e la consegni all'acquirente così com'è.
Garnant - ...
martedì, maggio 15, 2007
Sto leggendo Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, di Mark Haddon, un giallo scritto dal punto di vista del protagonista quindicenne, affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo "altamente funzionale". Mi è capitato di badare ad una piccola parente autistica anni fa, e altro che puzzle, non avevo idea di cosa stesse succedendo. Lei sembrava capire tutto, a gesti e sguardi, però si comportava in modo completamente sconnesso. Mi chiedeva da bere, le versavo un bicchiere d'acqua, lei lo prendeva, poi apriva lo sportello della cucina, sceglieva il salino e cominciava a salare l'acqua nel bicchiere, e mi guardava, chiaramente soddisfatta. Poi con un dito assaggiava l'acqua salata, sbirciando la mia reazione. Sembrava contenta della mia espressione a forma di punto interrogativo. Sembrava. Chissà. Forse non stava cercando di essere scortese, e non era viziata, davvero era una principessa autistica.
L'autore, che è anche autore di libri e illustrazioni per bambini, ha avuto l'occasione di lavorare con ragazzi affetti da questa sindrome, ma ho letto di sfuggita che alcune persone che ne soffrono hanno criticato il libro considerandolo poco plausibile. Stavo cercando informazioni su questa differenza di prospettiva, il "sano" che conosce bene i "malati", e i malati stessi, quando mi sono imbattuta nell'enorme realtà del merchandising americano per la Autism Awareness. Il ribbon corrispondente è fatto di tanti pezzi di puzzle colorati, ed esistono centinaia di magliette, spillette, collanine qualunque cosa. Alcune sono davvero belle, ironiche, acute. Ma nel complesso la quantità mi procura un effetto inquietante.
Ma non conoscevo la sindrome di Asperger prima del piuttosto noto articolo su Wired, che sottolineava l'aumento nel numero di casi di bambini affetti da questa sindrome in aree urbanedove sono insediate grandi aziende informatiche - genitori informatici, concentrazione di geni Asperger, bambini Asperger. Più o meno contemporaneamente alla pubblicazione di un certo numero di articoli di questo tenore su varie fonti, alcune mie colleghe umaniste si convinsero che tutti i nostri colleghi programmatori erano affetti dalla sindrome di Asperger. A quel punto rintracciare il segno di questa sindrome così "contemporanea" ne libri di Coupland non è stato poi tanto sorprendente. Ma l'acqua e il sale, quello si. Non ho mai trovato altri pezzi del puzzle.
Mi serviva un tubetto di concentrato di pomodoro, e nel dubbio ho scelto quello che piaceva di più al mio gatto.
lunedì, maggio 14, 2007
Con pazienza sto ancora cercando di vedere tutti i film che avevo cerchiato l'anno scorso su Time Out. Ieri è stata la volta di The Squid and the Whale, confortevolmente ambientato negli anni Ottanta. I genitori intellettuali sono tennisti autodidatti che si ispirano a McEnroe, mentre i maestri pragmaticamente insegnano il rovescio a due mani. I ragazzini di nove anni hanno già capito che diventare atleti professionisti non è una ambizione plausibile, mentre puntare a diventare maestri di tennis ha senso. I sedicenni sperimentano malamente sesso, letture kafkiane e chitarra acustica, mentre i genitori vivono nel loro mondo pateticamente ripiegato e non hanno idea di chi siano i Pink Floyd.
Limiti di ogni genere, imposti, autoimposti, dell'epoca, svaniti dopo poco, perenni, e tutti si agitano e si dimenano, tentacoli e pinne, ma nessuno riesce superarli, a vedere oltre, neppure a notare che ci sono.
Per esempio è quasi doloroso essere costretti a guardare quei terribili jeans a vita alte che indossavamo, ci impedivano di respirare, stringevano alla fine della pizza, e ci impedivano di mostrare gambe femminili e dove fosse la curva del punto vita.
Questa strategia del mettere i telefilm belli al venerdì sera cosa mi significa?
- Ma dove vuoi andare? Domani mattina devi andare a fare gli straordinari!
- Ma dove vuoi andare? Chi vuoi che esca con te?
- Ma dove vuoi andare? Sei troppo stanca comunque! Riposati, ormai hai una certa età.
Comunque questo Ugly Betty mi pare interessante, lo registrerò. America Ferrrera l'avevo già vista nel grazioso Real Women Have Curves.
Io a volte mi sembro brutta e a volte mi sembro bella, a volte mi sembro magra a volte grassa, dipende dalla giornata e da chi ho intorno. Quando mi sento brutta prendo un'aria di sfida, ha-ha eccomi qui in barba ai canoni sociali, quando mi sento bella mi sento un po' in colpa perchè gli altri intorno a me sono brutti, un po' gongolo ma poi mi stufo, mentre quando mi sento magra mi innervosisco perchè tutti gli altri intorno sono grassi e mi sembra che mi guardino male, quando mi sento grassa mi deprimo e guardo male quelli intorno a me che sono più magri. Sembra frustrante ma in realtà le mie percezioni sono così mutevoli che non ho mai tempo di farmi una fissazione precisa. E' una specie di giostra scema. Quando si riesce a prenderla sul ridere, si guadagnao cambi di prospettiva importanti.
Be ugly!
Mediaset ha comprato le Endemol!
Caro ex-collega, mi leggi? Lavori ancora alle Endemol? Cosa credi, lo vedevo benissimo il logo sui fogli che nascondevi a pranzo piegandoli dietro la ciotola dell'insalata nizzarda. Ti sei licenziato e sei andato alla Endemol. Hai fatto bene, era eticamente un passo avanti, visto che allora lavoravamo per quel tizio che era passato da eroe comunista a oppressore delle masse lavoratrici senza soluzione di continuità, e alcuni non avevano neppure notato la differenza.
Quando nella seconda stagione di TNG quell'ingengere odioso vuole smontare Data, Data dice che lo scopo della vita è partecipare positivamente alla società umana. Forse era un'altro episodio, forse quello in cui impara a ballare il tip tap, ma è lo stesso.
Io sono qua che faccio progetti senza senso a destra e a manca, soprattutto a destra. Tu sei ancora alla Endemol?
domenica, maggio 13, 2007
Gli scatti di questa mostra, dove sono ritratti di giorno gli ingressi di tanti cinema reggiani, alcuni chiusi da anni, altri risistemati, altri orrendi multisala lungo la strada, sono un piccolo viaggio nella storia dello spettatore. Pensavo che nel corso del tempo ho visto illumitate quasi tutte quelle insegne adesso vecchie e spentissime, e aperti e rumorosi gli ingressi adeso sbarrati in modi più o meno drastici. Invece i multisala da fuori sembrano sempre chiusi anche se sono nuovi e intensamente frequentati. Come se il di fuori fosse un passaggio inutile da risolvere in fretta. Certo conta il di dento, il mondo onirico che viene proiettato al buio, isolato dalla realtà, al punto che in primavera passo i pomeriggi liberi al cinema proprio per isolarmi dal mondo esterno pollinoso. Ma conta anche saper riconoscere un'insegna. Anche se io il cinema Radium non lo ricordo aperto, me l'hanno solo raccontato.
sabato, maggio 12, 2007
La mia prima superficie tennistica è stata la ghiaia, e la rete era rapprensentata da una determinata fila di mattoni. Poi è venuta la terra rossa, una coppia di campi ben tenuti nel centro sportivo del paese accanto. Le reti erano altissime le palline finivano lo stesso nella vigna di fianco, e venivano ritrovate solo durante la vendemmia. C'erano le farfalline azzurre da terra rossa, e allora Wilander andava fortissimo.
Per questo periodicamente mi incanto davanti a questi tornei lenti dove eccellono tennisti dal gioco che in teoria non dovrebbe appassionarmi più di tanto.
Davvero non sono riuscita ad afferrare perché ad una famiglia di pastori nomadi in Mongolia non possa essere utile un cane. Probabilmente l'utilità dei cani nella pastorizia è solo un concetto meno universale della difficoltà dei bambini ad ottenere il permesso di avere un cucciolo. Comprendo la scelta cinematografica. Però mi è sembrato eccessivo spingersi a mostrare il padre che regala alla figlia, nell'universele intento di distoglierla dal cane vero, un cane giocattolo che abbaia e saltella fastidiosamente, esattamente quello che vendono i cinesi da noi, ebbene lo vendono i cinesi anche in Mongolia, e significa più o meno los tesso grado di tristezza. Similmente non mi ha convinto il pentolino di plastica come metafora della modernità che sembra bella e comoda ma poi si scioglie sul fuoco.
Comunque sono contenta di aver conosciuto la famiglia Batchuluun, protagonista di questa fiaba documentario. Mi ha ricordato perché da piccola volevo tanto imparare ad andare a cavallo, mentre le automobili mi causavano di solito strani incubi.
Poi credo che chiunque abbia studiato geografia umana sul Dagradi, non possa che osservare affascinato le operazioni di smontagio di un autentico yurt, la tenda turco mongola, se non ricordo male. O no?































