Garnant

giovedì, marzo 29, 2007

Di nuovo sulla polisportiva surreale.
Nella palestra dove pattino un angolo è occupato da una grande gabbia di metallo. Dentro la gabbia ci sono alcune attrezzature da palestra, panche e altri strumenti di tortura che non so identificare. Avevo sempre pensato che la gabbia servisse a contenerli e tenere tutto sotto chiave, e che all'occorrenza venissero "sparsi" per la palestra.
Ma questa sera uno atleta non meglio identificato in maglietta e pantaloni è entrato nella gabbia, si è chiuso dentro, e ha iniziato ad usare gli attrezzi. E' andato avanti per due ore, in solitaria, sudando copiosamente e lanciandoci sguardi obliqui.
Eravamo certe che stesse aspettando Wolverine.
Poi però Wolverine non è arrivato.
(peccato)

postato da garnant | 23:37 | p.link |

Indizi di paranoia (delusion).

    Il tizio della 626 illustra la corretta postura e io sono certa che si tratti di un piano del governo in combutta con gli alieni per  un esperimento in cui vengo costretta a stare tutto il giorno immobile nella stessa posizione, la corretta postura, che in realtà è il nome in codice per il Piano 9 dallo spazio profondo.
    Durante la prova di evacuazione antiincendio tutti fumano. Io osservo le piccole braci delle sigarette, e un elicottero che ci sorvola rumorosamente.
    Esco dall'ufficio e vado al centro danza, ma senza il favore delle tenebre tutti mi vedono, mi notano, mi incontrano. Sono avvistata, scoperta, colta sul fatto. L'ora legale deve far parte del Piano 9 dallo spazio profondo.

postato da garnant | 21:24 | p.link |

Così, per adornare il blog con discrezione.
Magnini è quello in alto, e la gara sono i 100m stile di ieri.

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postato da garnant | 20:50 | p.link |

Ho un imprevisto attacco di mal d'Africa, non riesco a prendere sul serio niente e nessuno. La frenetica guidatrice di SUV che lampeggia, l'ufficio videosorvegliato a norma, la soluzione customizzata, il riferimento alla pagina tre del contratto di acquisto di prodotti software, il risotto agli asparagi della mensa, l'apertivo e i colleghi, ma soprattutto la voce nella pubblicità di Chanel Rouge Allure.
Ho guardato Freaky Friday e mi è sembrato persino complicato.
Spero Prokoviev non sappia che fischietto vuotamente la sua musica in ascensore, mentre porto la spesa.

postato da garnant | 00:12 | p.link |

martedì, marzo 27, 2007

Oggi si parla di architettura postconciliare.
Qualche settimana fa ero a Torino per lavoro, e dove si ferma il mio autobus? In una desolata landa di acciaierie smantellate, accanto agli abbandonati alloggi olimpici dei giornalisti, ai piedi di una chiesa dalla forma balzana.
E' a forma di pignone, vengo informata, e il campanile è a forma di vite, ricavato in una vecchia ciminiera. La croce è luminosa, mi si dice che l'effetto in inverno con la foschia è molto drammatico.

Postindustriale.

Ebbene, lentamente mi sono fatta una ragione di tutto questo, e mi sono documentata. Trattasi della chiesa del Santo Volto, progettata dall'architetto Mario Botta.
Le zone verdi in progetto non ci sono ancora, sorgeranno su quelle che adesso sono distese di cemento, cemento dall'aria vecchia e solida, dall'aria ci vorranno parecchi martelli pneumatici e moltissimo rumore.
La chiesa comunque c'è e così la fermata dell'autobus. Qua e là tracce fosforescenti, sulle quali non mi sono ancora documentata, dettagli di arredi urbani, curiose sculture che mi segnalano da lontano che sono arrivata in stazione.

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postato da garnant | 21:56 | p.link |

Parlavo con il cliente americano a proposito della mia vecchia scuola superiore a indirizzo informatico in epoca pre-mouse. Lui rievocava la sua high school quasi pre-monitor. Alla fine abbiamo convenuto che a diciassette anni si perde troppo tempo a scuola a...
Garnant - ... leggere Manzoni!
Cliente americano - ... dissezionare rane!
Per il cliente americano Manzoni è poco più che uno sconosciuto, ma per me la dissezione delle rane è un argomento familiare, grazie alla costante visione di Beverly Hills 90210 et similia, oltre che per via della campagna di obiezione di coscienza di una amica universitaria di biologia.
Al cliente americano ho spiegato che noi non dissezioniamo le rane alle superiori, però lo vediamo fare nei film e ci impressiona un po'. Altre cose che ci impressionano sono il prom e i bambini dipendenti dallo zucchero. Stavo per aggiungere la sindrome da deficit di attenzione, ma mi sono trattenuta, argomento delicato.
Mi chiedo, possibile che tanti bambini americani soffrano di questo ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder, al punto che in alcune aree geografiche degli Stati Uniti il Ritalin viene prescritto a un bambino su cento, fino a dieci bambini su cento in determinate aree geografiche? Perché no, magari dipende da una predisposizione genetica. Certo rimane il sospetto che esista una tendenza a patologizzare la vivacità dei bambini e il loro scarso rendimento scolastico, e a dare una risposta farmacologica. La polemica sul Ritalin include anche il facile accesso al farmaco (tecnicamente una anfetamina), in conseguenza alla diffusa prescrizione, con tutte le conseguenze di dipendenza, effetti collaterali e abuso che ne derivano. C'è chi sostiene che un bambino trattato con Ritalin più facilmente diventi poi un adulto tossicodipendente. Difficile stabilire se si tratti di una causa-effetto, o che sia vero invece che un adulto tossicodipendente tende ad avere un passato inquieto, incidentalmente trattato con il Ritalin perchè in una area geografica dove questo farmaco viene a torto o a necessità prescitto largamente.
Quello che sappiamo è che a Kurt Cobain da bambino davano il Ritalin. Lou Reed ancora al college veniva spedito dallo psichiatra che gli prescriveva il Placidyl, e a John Cale negli anni 50 in Galles davano uno sciroppo per la tosse a base oppiacea.

In Italia qualche settimana fa il Ritalin è rientrato in commercio, dopo essere stato sospeso nel 1989.
Il comune buon senso suggerisce che soministrare sostanze psicoattive ad un bambino non sia nel complesso una gran buona idea.
Però sappiamo empiricamente che ne guadagna la scena musicale.

postato da garnant | 21:38 | p.link |

Di nuovo per la serie sport astrusi che seguo solo io, peggio, sport astrusi che non seguo manco io, oggi parliamo del lacrosse. Il primo segnale dell'esistenza di questo curioso gioco l'ho avuto tempo fa quando al posto dell'Ape Maia a ora di colazione c'erano le Pretty Cure, due combattenti vestite alla marinara, di cui una completa di racchetta da lacrosse, appunto. Invece in questo periodo su Eurosport.de martella le pubblicità di Sochi Candidate City (si va bene abbiamo capito, gateway to the future e addio dacia), della Lexus, ne abbiamo già parlato, e la programmazione Eurosport2.de, che prevede una serie di partite di lacrosse. Noto così che la mia amata Calgary ha una squadra con il logo di un energumeno e le mie amate Candian Rockies sullo sfondo. Da quanto si evince dal logo di questi Calgay Roughnecks c'è una certa quantità di contatto fisico tra i giocatori, almeno nella lega maschile. Di seguito scopro che il lacrosse è uno sport molto antico inventato dai nativi americani. Leggo che anticamente la racchetta era usata per picchiare l'avversario, e una volta messo fuori uso, segnare il punto.
Purtroppo non vedo Eurosport2, se voi lo vedete date un'occhiata a questo lacrosse, poi mi raccontate.

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postato da garnant | 20:23 | p.link |

lunedì, marzo 26, 2007

Per la serie sport astrusi che seguo soltanto io, ieri abbiamo parlato del dressage, oggi parliamo dell'alta scuola. Come nel dressage, cavallo e cavaliere eseguono figure codificate, ma l'alta scuola si distingue per la particolare complessità di queste figure (in particolare le arie), e per la tradizione delle diverse Accademie.
Per farsi un'idea, si vedano le incisioni di Johan Elias Ridinger.
Ogni scuola è legata ad un luogo, una storia e ad una razza, come la scuola spagnola di Vienna, dove viene utilizzato il cavallo lipizzano, fisicamente adatto ad incutere con i suoi movimenti timore e meraviglia, le figure richiamano movimenti anticamente utilizzati in guerra, per l'attacco o per la difesa.
Non è strano quindi che venga scelto un mezzosangue addestrato al dressage come cavalcatura per l'erede al trono della Terra di Mezzo, erede al trono che peraltro possiede un eccellete assetto.
Si veda di nuovo Ridinger.
Similmente, per interpretare il magico destriero dello stregone viene scelto un andaluso (come il lipizzano molto impiegato nella scuola spagnola), in particolare un andaluso con magnifici appiombi, e proprio lì sta la magia del galoppare giù per improbabili dirupi sassosi verso il Fosso di Helm, e su per ripide scale di pietra verso l'albero bianco di Gondor, nei magnifici appiombi.

A proposito di equini, a quanto pare Lambiel non ha potuto esimersi, durante il gala dei mondiali di pattinaggio a Tokyo, dall'indossare il suo amato costume da zebra alle porte dell'inverno (sic).

Cloppete.

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postato da garnant | 23:54 | p.link |

La traccia del mio scritto di Italiano I è stata dantesca, "Paesaggi infernali". Lo scritto di Italiano I rimane un ricordo di gennaio, con l'espresso del mattino in ritardo, l'amica L. che andava a dare filologia, e un aula del terzo piano di lettere, con i banchi vecchi di legno, e il dizionario consultabile alla cattedra. Perchè paesaggi infernali? Per via di un altro ricordo delle elementari, la maestra ci chiese perchè secondo noi l'inferno era sottoterra. Perchè sottoterra non c'è la luce, disse uno, perché così i dannati hanno la gente che gli cammina sulla testa, disse un altro. Perchè da qualche parte andava pur messo, e il cielo era già occupato, dissi io. Allora i piccoli credenti si preoccupavano molto del demonio, avevano paura di finire come la piccola Reagan vista di nascosto nell'Esorcista. I parroci di campagna allora esortavano a non agosciarsi, a vivere rettamente e a confidare nella bontà divina. A fronte di una elaborazione simbolica complessa dell'inferno cristiano, letteraria e accademica, teologica di campagna, e persino giocosamente elementare, Ratzinger filosofo e teologo si limita ad insistere con la sua minaccia semplicistica, "pentitevi o andrete all'inferno".

Nel frattempo Mel Gibson si è accapigliato con una esperta di cultura Maya, durante una conferenza all'Università della California. Lei ha criticato la visione stereotipata di lui, e lui le risposto se non ti piace vai a farti un film tutto tuo.

postato da garnant | 22:44 | p.link |

domenica, marzo 25, 2007

Diluvia, leggo Das Blütenstaubzimmer, la stanza del polline di Zoë Jenny, o meglio la stanza della polvere di pistillo, prima che smetta di piovere e tornino tutti i pollini, rendendomi la lettura irritante.

postato da garnant | 23:15 | p.link |

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Between Friends di Sandra Bell Lundy

Ecco, questa è la maniera di aprire una porta.
A proposito di Brego.net, qui c'è la storia di Brego il cavallo, ed è interessante notare che il cavallo attore prima faceva dressage. Quindi per ottenere Aragorn e Brego hanno dovuto seriamente spettinare il biondino Viggo Mortensen e un cavallo da dressage abituato alla criniera annodata.
Comunque non capita spesso di avere una bella porta pesante a due battenti da aprire. Di solito un battente ha i fermi in alto e in basso, oppure è una porta normale con la maniglia, o c'è il campanello, ve lo immaginate il Fosso di Heml con il campanello, e la recption e bisogna registrarsi e mettersi al collo un pass ospite.
Ecco a cosa serve il racconto epico.

postato da garnant | 23:07 | p.link |

Raramente leggo gli shojo manga, ma Nana mi piace. Mi associo a  Simona Stanzani, vulcanica traduttrice dell'anime, che a Bologna al FFF ha detto magari ci fosse stato un fumetto così quando avevo quindici anni e facevo la punk.
Non amo gli shojo manga essenzialmente perché il tratto estetizzante e i corpi asessuati non fanno per me. Questi corpi tutti efebici e allo stesso tempo tutti vagamente femminei, lunghissimi e secchi, con gli occhioni giganteschi, e mille ansie adolescenziali sulla propria identità sessuale, mi annoiano. Ma se trovo un contesto interessante accetto volentieri il genere shojo, il tennis per Jenny, le idol per Rossana, la rivoluzione francese per Oscar, le vicende groupie per Nana.
Mi ha molto stupito sul numero 30 di Nana leggere la lettera di una ragazza che ha calcolato i bmi di tutti i protagonisti e ha notato che sono sempre sotto il 20. Dunque ha scritto alla Planet Manga facendo notare, possibilmente anche all'autrice, che proporre costantemente modelli di riferimento sottopeso può essere molto dannoso, nella nostra società dove i disturbi del comportamente alimentare sono drammaticamente diffusi.

Nel genere shojo, i manga per ragazze, i corpi sono sempre irrealisticamente magri, perché abitano un mondo adolescenziale in cui il corpo ancora è alla ricerca di una forma, come lo è il pensiero. Il genere shojio risponde ad uno stato, se non ad un disagio, che è proprio dell'evoluzione dell'adolescente. Ingrassare gli shojo corrisponde a trasformarli in qualcosa d'altro.

Di fronte a queste iniziative, che qualche volta sono anche proposte di legge, ingrassiamo Nana perchè è un cattivo esempio, diminuiamo le porzioni al ristorante perchè ci sono troppi obesi, vietiamo le taglie 40 in passerella, nonostante si tratti di iniziative benintenzionate e meritevoli mi sento sempre un po' a disagio.
Mi pare che nel tentativo di proteggere giustamente le persone che vivono una difficoltà, si finisca per colpevolizzare e medicalizzare qualcunque cosa, correndo il rischio, temo, di allargare l'area di disagio.
Quando leggo questa ragazza che scrive alla Planet Manga, specificando che una persona con un bmi inferiore a 20 è sottopeso, mi chiedo perchè improvvisamente il mio bmi (un comune, innocuo, normalissimo, affatto secco 19.5) debba essere considerato patologico e addirittura potenzialmente pericoloso per l'equilibrio psicologico altrui. Tra l'altro dubito che in Giappone, dove le donne sono piccole e minute, si possa applicare questo metro. Quando leggo delle porzioni al ristorante che si vorrebbero diminuire per legge, penso più che altro a piatti più piccoli e conti comunque più salati, la solita spilorcia. E quando vado nei negozi durante i saldi e trovo solo le 44 e le 46, mi viene sempre il sospetto che ci sia una congiura per impedirmi di trovare la mia 42 scontata (di nuovo spilorcia).
Di certo questa crescente attenzione per rendere più sani e vari i modelli di riferimento è positiva, è un segnale di attenzione, ma è anche un po' ossessiva, e l'ossessione può contribuire a peggiorare il disagio che si vorrebbe curare, sono troppo magre le Winx e le Bratz, ma lo era anche la nostra vecchia Barbie, mia nonna sarta mi diceva sempre che era brutta e sproporzionata le gambe così lunghe, e io le dicevo ma è per finta. La verità era che quelle gambe lunghe mi piacevano perché suggerivano che prima o poi sarei cresciuta. Certo poi non sono cresciuta granché, ma pazienza.
Insomma se il problema fosse altrove, staremmo drammaticamente perdendo tempo con il un personaggio di un manga, che tra l'altro non esiste, se non come rappresentazione straniata di noi stessi, magari di noi stessi nel passato.
Allora è la rappresentazione che ci disturba?

Shojo, una scultura di Koji Tanada

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postato da garnant | 21:52 | p.link |
nana

sabato, marzo 24, 2007

Quando quella sciagurata di Valentina Marchei, durante una infelice intervista recente, ha chiamato le atlete orientali "musi gialli", si aspettava probabilmente questo, un podio tutto giapponese e coreano. Miki Ando, l'impressionante Mao Asada, e Yu-Na Kim, incantevole nonostante le due cadute.

Alla Kostner è mancata la convinzione nel preparare il primo salto. Tutto il resto di conseguenza. Una mancanza di convinzione comprensibile, dovendo una atleta sola superare le attese di una nazione di piantagrane quale è la nostra, la pressione di un esotico palaghiaccio mondiale, la completezza atletica di Miki Ando, le potenzialità tecniche della Asada, e la grazia di Yu-Na Kim.
Bene comunque Valentina Marchei, undicesima, bene anche Karel Zelenka alla fine, diciassettesimo. Onesti piazzamenti per Cappellini-La Notte e Faiella-Scali. Tutto sommato, bilancio positivo. Lutai ha fatto schifo e non oso pensare cose gli dirà ora Mishin. Emily Hughes mi fa sempre paura, solidarizzo con lei, dotata fino ad un certo punto, gambotte tonde, eppure così coraggiosa e solida nei salti, e atterra con un sorrisetto di superiorità, non con il sorriso gioioso delle altre pattinatrici, o con l'espressione e anche questa volta sono ancora viva che faccio io di solito. Infine mi aspettavo di più dalla Gedevanishvili, con la figura imponente di Galina Zmieskaya seduta accanto, ma c'è tempo, e la Georgia sa il fatto suo, con tutte quelle spezie.

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La panca del kiss and cry giapponese per tutta la settimana è stata adornata da fiori primaverili, come se fosse possibile dedicarsi all'hanami mentre si attende il punteggio secondo il neue Wertungsystem. Comprensibilmente, Johnny Weir s'è imparato un po' di giapponese, da dire nella telecamera per rompere la tensione.
Marie France Dubreil mi ricorda tanto Marina Klimova, per via dei capelli sciolti. A proposito di ricordi, e della dipendenza da internet, per forza abbiamo la dipendenza da internet, prima il nostro accesso all'informazione era soltanto l'edicola.

Garnant - Mi scusi signor edicolante, ha una rivista sul pattinaggio artistico?
Edicolante - No.

Ora non solo si può avere quanto pattinaggio artistico si vuole, e comprare all'estero una tonnellata di riviste, ma c'è anche una italiana, dicono, si chiama Doppio Axel. Mi chiedo cosa ne pensi l'edicolante.

Quando a me, il mio twizzle è nettamente migliorato l'altra sera lavorando su un disco di Elisa. Un po' come quando i pazienti comatosi si svegliano ascoltango musica in cuffia, e se ci fate caso è sempre qualche cantantino pop, mai che un comatoso che si risvegli ascoltando qualcosa di realmente interessante.

postato da garnant | 19:56 | p.link |

giovedì, marzo 22, 2007

E così Shen e Zhao della Cina hanno chiuso la loro carriera con un oro mondiale, un programma lungo molto classico, e coerentemente costumi pervinca, essendo il pervinca un colore ricorrente sul ghiaccio.
Non ci fosse stato tra i piedi Joubert, primo ma con il terzo libero, il podio maschile avrebbe portato sul meritato gradino più alto il giapponese Takahashi, poi Lambiel che si avvia alla piena forma, e il sorprendente Tomas Verner.
Un'orda di bambine è stata necessaria per raccogliere gli omaggi floreali del pubblico di Tokyo.
Quanto a me, pattini in spalla mi avvio in pista. Spero nessuno mi chieda cosa ho mangiato a cena, attendendosi una risposta del tipo un'insalatina, perché sarò costretta ad ammettere di aver preparato i peperoni ripieni con pomodori, pan grattato e acciughe.

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postato da garnant | 21:23 | p.link |

Uno dei potos che ho coltivato in ufficio è tanto rigoglioso da essere stato scelto per decorare la sala riunioni, in occasione della visita di un personaggio prominente.
Una soddisfazione lavorativa, finalmente.

Tutti i condizionali del mio lavoro, che di volta in volta esprimono ipotesi fuori dal controllo, cautela, dubbio, pianificazione teorica, proliferano in italiano in modo incontrollabile, codizionale, congiuntivo, Filini batti lei.
Mi succede di non pronunciare né ascoltare un solo verbo all'indicativo per giorni interi.
Invece quando poi mi succede di lavorare in inglese, tutto il caos deve essere necessariamente incanalato nei tre condizionali ammessi, in modo che l'interlocutore possa comprendere. Allora sono felice di ascoltare il flusso delle informazioni che esce dalla mia bocca, ordinatamente organizzato secondo i rigorosi tempi verbali anglosassoni. Allora la realtà sembra ubbidire alla struttura che le impongo, almeno fino a quando apro la porta, l'interlocutore se ne va, e tutto intorno il caos ricomincia a premere. Quando prenderà di nuovo il sopravvento l'interlocutore sarà lontano, che il cielo lo aiuti.
Dovesse capitare una formazione in tedesco, sarei ben lieta di ridurre all'indicativo, con la forza, tutto quando possibile, e di piegare il resto in un unico, pulito grado di possibilità al Konjunktiv II. Almeno per un po'.

Nel frattempo, giornotempo, al sole levante Joubert-san ha portato a termine con gran spreco di punti le sue insopportabili mimerie, bene Buttle-san, bene Takahashi-san tutto vestito di svolazzi (colpa di Morozov?), un po' meno bene Lysacek-san e Weir-san, che comunque non mi hanno comunicato granché, poi Lambiel-san è tornato dopo la sua crisi di motivazione, nuovo look, sobrio, artistico, bello, devo ammettere lui mi mancava, ma anche un incerto, e purtroppo incompleto e imperfetto. Ottimamente Zelenka-san undicesimo, male malissimo Lutai-san. Dice proprio così, lo speaker a Tokyo, con il -san. C'era anche quell'altro francese orrendo, per l'occasione era vestito da ape, e in una mimeria mi è sembrato scacciasse gli insetti.

A proposito di api, sarò forse diventata troppo impressionabile, ma la visione mattutina dell'ape Maia a colazione mi turba. E' piccola, indifesa e inesperta, parla con i ragni che tramano per mangiarla, le formiche sono soldati, le api hanno una organizzazione di tipo monarchico-feudale, trovare il cibo non è tanto facile, nel prato, e oggi c'era persino un folletto dei fiori di loto che viveva solo una notte ed esaudiva i desideri, o qualcosa del genere, credo.

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postato da garnant | 00:16 | p.link |

martedì, marzo 20, 2007

Mentre il cliente lotta con il jet lag, aiutato almeno dalla presente temperatura simil-Connecticut, io soffro la differenza di fuso oraro con Tokyo, dove si stanno svolgendo i mondiali di pattinaggio artistico. Il cliente mi spiega che è stato un impresario degli impianti sciistici del Connecticut ad inventare l'innvamento artificiale, mancava la neve e lui perdeva soldi, così andò al palazzo del ghiaccio a chiedere se poteva prende gli avanzi dello Zamboni. Gli dissero di si coì portò un camion e sparse gli ice shavings sulle piste ma erano ben poca cosa. Pensò che doveva esserci un modo migliore.
Poi abbiamo convenuto che Dick Cheney is pure evil, abbiamo fantasticato di avere abbastanza soldi da comprarci un'auto ibrida, e siamo andati ad osservare l'enorme campo incolto dal balcone, perché sembrava si stesse formando un minuscolo tornado simil-Kansas. I meccanismi della natura. Gli anziani migrano in inverno dal Connecticut verso la Florida, e tornano in estate, come le anatre. Esistono apposite agenzie che si occupano di far migrare anche le loro auto, tutte insieme sui camion, in modo che gli anziani non debbano guidarle per tutti quei chilometri.
Leggo Murakami Haruki, Tutti i figli di dio danzano.
Stramazzata sul divano ammiro le coppie cinesi sul ghiaccio, pur non riuscendo ad astrarmi dai meccanismi che obbligano le coppie cinesi ad essere così perfette. La pubblicità è costantemente Sochi Candidate City, e lo spot di una grossa Lexus. E' la versione tedesca, dice streben nach Perfektion, streben nach Kraft, cose del genere, c'è questo bel verbo streben, sentite che bel suono che ha, e poi ci sono tutte queste cose che capita molto raramente di poter fare, il dressage, nel mio caso giusto qualche nozione di rettangolo, il base jumping, nel mio caso il parapendio in tandem, l'offshore, no questo no, e poi il kayak, si questo si. L'idea è che non puoi fare queste cose tutti i giorni, ma puoi avere un'auto che è pensata sugli stessi concetti, e allora puoi essere felice andando in ufficio sulla tua auto che esprime tutti quello che non puoi vivere perchè appunto stai andando in ufficio. Amaro. Altro che Vollendung.

postato da garnant | 22:00 | p.link |

lunedì, marzo 19, 2007

A dire il vero persino io all'Airshow di Farnborough ad un certo punto di qualche aereo ho pensato che facesse troppo chiasso e fumo puzzolente. Ugualmente però mi trovo in disaccordo con la senatrice Menapace, che vorrebbe abolire la nostra pattuglia acrobatica.
Inoltre mi disturba moltissimo che qualcuno decida di andare in piazza non per i propri diritti, ma contro i diritti degli altri.
E sono anche contrariata dal fatto che tutta questa gente del passato, negli spot peraltro spassosi dei quattro salti in padella, possegga fornelli a gas così puliti (non ce l'ho con l'anacronismo del fornello a gas, quanto con il fatto che questa gente sul punto di migrare o imbarcarsi per lunghi viaggi, abbia anche il tempo prima di pulire casa).
Oggi sono stata dieci ore in una sala riunioni senza finestra, mentre fuori c'era un inutile vento che non ha portato affatto la promessa neve artica. Sono claustrofobica, allergica ai pollini primaverili, e il vento mi imbizzarisce (come succede ai cavalli).

postato da garnant | 23:29 | p.link |

Le Storie di Zio Lettighiere
scritto da Spider
prodotto da Garnant

Decimo episodio
Buon Natale Zio

Tra Natale e la notte di San Silvestro, sarebbe stata preferibile la seconda. Invece. Siamo io e GM a fare il turno pomeridiano del 25 Dicembre. Meno male che c'è lui, obiettore come me, a fare il secondo. E' un giullare nato. Per l'occasione si è appuntato due palle dell'albero sulla casacca d'ordinanza. Ha intenzione di andare in servizio come un Babbo Natale blu senza le renne. Sì, sarebbe stato decisamente meglio lavorare a Capodanno. Meglio trasportare a Niguarda gli ustionati dai botti o al Fatebene quelli resi orbi dai tappi dello spumante. Tutto fuorchè questo insopportabile pomeriggio dove sembra non succedere assolutamente nulla. Attendiamo in sede ed è un bianco Natale. Bianco perchè il cielo è una vasta lastra di gesso gelida e immobile. Di neve in realtà neanche il sospetto. Non fosse per quelle stupide lucine intermittenti piazzate nella sala ricreativa, il tempo sarebbe definitivamente arrestato.

Acceso, spento, acceso, spento. L'unico polso che abbiamo da rilevare.

Ma poi GM prova a percuotere il silenzio, mettendo in scena qualche feroce parodia degli aneddoti da lettiga. E' incredibile quando imita il suono della selettiva. Ci ritroviamo a ridere in maniera sguaiata, quasi potessimo con le nostre voci rimettere in moto quell' enorme ingranaggio inceppato. Siamo sopra le righe e lo sforzo ci consuma. Quando stravolti stiamo per crollare e per arrenderci, finalmente arriva una chiamata.
Un normale in zona nord ovest.
La macchina percorre agevolmente le strade deserte. Non c'è anima viva. Il servizio non è niente di speciale. Un'indigestione confusa con un infarto. Quando entriamo sono tutti intorno al tavolo apparecchiato e le pareti sono tinte di rosa. Qualcuno ci offre una fetta di panettone ma in servizio non possiamo accettare. Cammina da solo ma lo carichiamo comunque. "Ma sì, un controllo, giusto per essere prudenti". Lo portiamo al Sacco che appare come una casa disabitata da decenni. Non lo amo il Sacco, ha un'astanteria squallida e grigia come un'autorimessa. Ovviamente ci sbrighiamo in fretta. Forse gliela faranno pagare facendolo aspettare per ore. Sto uscendo a fumare quando GM mi chiama.
"Guardala"
Mi volto. E' in piedi di fianco a un volante. Lo scorgo a malapena. Sul letto c'è lei. Che ha lo sguardo puntato verso un punto preciso del soffitto. Ma sembra guardare oltre. E' magra bionda e ha occhi chiarissimi. Sembra una bambola bianca irrimediabilmente rotta. GM le accarezza piano la fronte. Anche lui pare tristemente assorto. Mi avvicino in silenzio. Qualcuno ha abbandonato la sua cartella sulle coperte. Lesioni cerebrali in HIV+. E possiamo anche andarcene. Tanto non sa che siamo qui.

Quando agli altri dici cosa fai per assolvere gli obblighi di leva, pensano tutti che il peggio sia il sangue. Pensano tutti alle catastrofi e a te che ci stai in mezzo. Ma il peggio non è quello. Finchè puoi muoverti e saltare come un pugile, i colpi li eviti. Puoi alzare una guardia di cinismo ed efficienza e renderti insensibile a qualsiasi spettacolo. Il peggio è quando non puoi proprio fare nulla. Quando ti fermi e sei costretto, tuo malgrado, a fare il voyeur delle disgrazie altrui. E la tua corazza, costruita con cura, esplode in mille pezzi.

Usciamo senza dire una parola. Tornati in sede mentre il cielo si oscura, rimaniamo muti ad aspettare altro lavoro che non arriva. Solo a fine turno ci salutammo:

"Buon natale GM"
"Buon Natale Zio"

 "Please help send this Viet home"
But he is home
and there's no Xmas in February
no matter how much he saves

postato da garnant | 22:57 | p.link |
zio lettighiere

domenica, marzo 18, 2007

Una campioncino omaggio non si rifiuta mai. Non ho alcuna intenzione di spalmarmi addosso la crema gel anticellulite effetto caldo con alghe azzurre della Bretagna, blé noir e vitamina C fresca da agrumi. Piuttosto lo uso ricordare la mia passeggiata sul magnifico e surrealre Sillon de Talbert, luogo improvvisamente incantato a quattro metri dalla solita Francia sovrappopolata e rumorosa e afosa quanto l'Italia, una lunga entità di sabbia e sassi, che si muove con mare, dove vengono raccolte a mano le preziose alghe per l'uso cosmetico, e nidificano rari uccellini che rischiano di essere schiacciati dai passanti, come ricorda l'apposito costante cartello con l'uccellino e lo scarpone. Lo uso per ricordare che con il blé noir si fa la galette, altro che crema gel anticellulite, la galette scura e sempre ripiena di un tocco di burro che all'afa estiva si scioglieva subito, e di vari ingredienti molli, quando si ordinava una galette  al Festival Interceltique de Lorient la cassiera urlava BLE NOIR alle proprie spalle, dove stava il cuoco, che subito affondava il coltello nel cubo di burro.
Sulla vitamina C invece non ho niente da dire, relativamente al mio viaggio in Bretagna.
Il campioncino comunque non l'ho aperto, sono certa che, coerentemente, emanerebbe l'olezzo di putrefazione che la Bretagna emanava quell'estate afosa del 2003.

postato da garnant | 21:51 | p.link |

Ieri avrei tanto voluto, tra una Guinness e l'altra, un sacchetto di patatine all'aceto.

postato da garnant | 21:20 | p.link |

venerdì, marzo 16, 2007

Sono prigioniera dell'ufficio arroventato (siamo sopra i 30 gradi, con tutte le finestre aperte e il riscaldamento condominiale ancora in funzione).
Qualcuno mi salvi in tempo per St. Patrick.

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postato da garnant | 17:56 | p.link |

giovedì, marzo 15, 2007

In un momento di noia disperata, duranta la pausa pranzo, ho fatto il test per diventare una skinsetter. La mia pelle risulta perfetta al 70%. Se avessi fatto questo test a sedici anni, l'età della modella aerografata nella pubblicità, la mia pelle sarebbe risultata perfetta al 2%. In ogni caso se ne esce frustrate. La pelle diventa bella in una età in cui il test per diventare skinsetter è solo una scemenza che serve per sfuggire ai discorsi delle colleghe a proposito dei loro colon irritabili.
Adoro il centro danza perchè tutti mi tolgono gli anni. Starei al centro danza tutte le sere solo per sentirmi togliere gli anni. Però funziona solo se sto zitta, appena parlo il gap tra la mia età anagrafica e quella presunta mi inghiotte voracemente. Non sono in grado di conversare, mi mancano le nozioni di base. Le mie compagne cercano di aiutarmi. L'altra settimana mi hanno insegnato a riconoscere Scamarcio in foto. Poi si sono assicurate che il nome Preziosi mi dicesse qualcosa. Ieri siamo andate avanti con Montano, Aldo. Questa mattina l'avevo già dimenticato, ricordavo solo Aldo, così ho scritto in Google Scamarcio Aldo ed è uscito Montano. Facile. Questo Scamarcio sta con la Golino, e sulla parola Golino tutte digrignano i denti perchè Scamarcio sta con una vecchia e quindi evidentemente loro sono troppo giovani per piacergli, poi si ricordano che anche io sono vecchia e allora mi sbirciano preoccupate di avermi offeso, io replico dicendo hey non sono poi così vecchia come la Golino, e sbircio qua e là preoccupata di aver offeso qualche compagna più grande in disparte, oppure potrebbe spuntare la Golino da dietro una tenda.
Probabilmente la sua pelle oggi è perfetta al 100%.

Alla sera, quando raggiungo l'auto che è rimasta per tutto il giorno sola nel parcheggio del business center (sta scritto così a lettere luminose sul tetto), devo liberare il parabrezza dai volantini. Di solito si tratta di offerte di prestiti, ogni volta da finanziarie diverse, fanno i turni a fare volantinaggio nel parceggio. E' una scelta ragionevole di target, uno che lavora tutto il giorno chiuso nel business center deve avere per forza un disperato bisogno di soldi.
Stasera invece sul parabrezza c'era un biglietto da visita riciclato, con sopra scritto a penna un nome maschile, un numero di telefono, un indirizzo mail, e le parole "se sei single e ti va di conoscermi". Ecco questa scelta di target la capisco meno. Perchè cercare di rimorchiare in un posto dove le donne vanno per evidente disperato bisogno di soldi (e molte di loro si procurano la sindrome del colon irritabile)? Forse perché queste donne saranno ormai probabilmente skinsetter dalla pelle perfetta, oltre una percentuale che le sedicenni più o meno aerografate si sognano?

postato da garnant | 20:56 | p.link |

mercoledì, marzo 14, 2007

Ero così stanca da non riuscire ad alzarmi dal divano, così mi sono dovuta scriroppare Lost.
Capisco poco di Lost perchè vedo un episodio su cinque, e voglio ben sperare che nei quattro episodi su cinque che ho perso abbiano spiegato dove si trova la cisterna dello shampoo, perchè altrimenti non si spiega perche questi naufraghi abbiano sempre i capelli così puliti e styled, e non lo dico per fare facile polemica, solo mi disturba che un naufrago abbia i capelli più curati dei miei, comunque sono certa che se c'è una scorta di cocaina di contrabbando ci sarà anche una cisterna di shampoo effetto luce alle proteine di perla.
Difatti l'isola sembra capace di dare di forma ai pensieri, ai ricordi, agli incubi dei personaggi, un po' come in Solaris, ma senza tutto quel fastidioso fascino fantascientifico slavo. Così rimangono solo l'apparizione e la sparizione, la fifa blu, e il gusto di dire "vorrei un pony!", ed ecco che il pony compare in mezzo alla foresta.
A proposito, ce l'hanno ancora l'orso bianco? Vorrei approfittare della popolarità di Lost per fare un po' di divulgazione scientifica. Ci sono gli orsi polari, che sono bianchi per ovvie ragioni evolutive, e poi ci sono i kermode, che sono orsi bruni dal mantello bianco per via di un gene recesivo, abitano nelle foreste British Columbia e non sono particolarmente diffusi, ovviamente lo sfuttamento delle foreste li mette in pericolo, di loro parlano le leggende dei nativi, li chiamano anche Spirit Bear.
Dunque non c'è niente di stupefacente nella presenza di un orso bianco lontano dal polo, anche perchè il polo si sta sciogliendo e gli orsi vanno alla deriva finchè muoiono affogati, e comunque un orso bianco non è necessariamente un orso polare, può essere un orso bruno diciamo albino, un po' come gli occhi azzurri di vostro figlio non significano necessariamente che è figlio dell'idraulico, potreste voi essere portatori di un genere recessivo degli occhi azzurri, anche se avete gli occhi neri.

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Possibile che nessuno sia stato attendo al liceo mentre spiegavano il lavoro dell'abate Mendel nel suo orto di piselli? Nemmeno io sono stata attenta, lo ammetto, poi però ho studiato a casa sul libro. Che diamine.
Comunque, se preferite spaventarvi e correre urlando per la giungla agitando la guida tv, fare come vi pare.
Ci scommetto però che il salmo 23 ve lo ricordavate. Rifletteteci, sapete a memoria il salmo 23 ma sui geni recessivi buio completo, cosa significa? E come la mettiamo con Solaris? L'avete letto Solaris? No, eh? Però la provvidenza manzoniana la sapete, lo so che la sapete. Perché allora siete stati attenti per la provvidenza manzoniana e per l'abate Mendel no?

postato da garnant | 21:58 | p.link |

martedì, marzo 13, 2007

Domani inizia questo BilBolBul Festival Internazionale di Fumetto, sembra interessante.
Io sarò spero alla proiezione di Ratman e il segreto del supereroe.

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postato da garnant | 20:58 | p.link |

Ora io capisco perfettamente la necessità di volumizzare i capelli, per carità, durante l'adolescenza ho persino considerato seriamente i consigli dell'amico S., uova e zucchero. Ma sappiate che con le vostre acconciature potreste indispettire la spettatrice di bassa statura in seconda fila, e comunque gli accessori di Emily the Strange vi tradiscono, molto carini, ma li porta anche la mia compagna di danza liceale modaiola (li alterna agli accessori di Playboy). E comunque non siete poi così alti, sotto i piedi della prima fila c'è un rialzo in metallo. Se davvero volete avere gli ultimate hair prendete esempio da John Cale, capelli corti, confusi, meche tricolor, biondo, nero e fucsia. Inizio elettrico decisamente loud, alcuni brani nuovi, seconda parte acustica con percussionista che suda copiosamente suonando uno sgabello, finale con Venus in Furs.
Il Rainbow è una cantina e puzza di muffa, vietatissimo fotografare, il road manager ci scruta in cagnesco da dietro una colonna. Vicino a L. c'è un tizio che ritrae John con tecnica mista, tenendo il foglio posato sulla transenna. La riproducibilità dell'arte, appunto.
Tra la muffa e i maledetti fumatori illegali, devo ancora smettere di starnutire. D'altra parte anche il mio primo concerto di Cale, in un cinema estivo infestato di erba medica, fu all'insegna degli starnuti.
Le scarpe non sono riuscita a vederle, peccato.
Lui mi è sembrato un po' dimagrito, e gli asciugamani erano candidi.

Big white cloud, big white cloud
Big white cloud on me

postato da garnant | 10:38 | p.link |
john cale

domenica, marzo 11, 2007

Sono depressa.
Neppure i difficilmente reperibili in Italia gel spot per i piedi, utilissimi per prevenire le vesciche da pattino, che ieri ho trovato da Accessorize mi rallegrano (comunque L. non potrà più chiamarlo Inutilize).
Neppure questo colossale spoiler che dimostra che su House ho sempre avuto ragione io, mi rallegra. Non seguite il link perchè uno spoiler colossale (grin).
Quello che più odio della sindrome premestruale è che ogni volta mi prende di sorpresa, nonostante sia già pianificata sull'agenda, e così per due giorni seriamente mi interrogo sulla mia infelicità con quesiti tremendi, e non riesco a convincermi che è solo la solita sindrome premestruale.

postato da garnant | 15:15 | p.link |

venerdì, marzo 09, 2007

Ricordo ai lettori distratti che ormai è marzo, siamo nel segno dei pesci, sbocciano i daffodil, e il tour di John Cale raggiunge l'Italia.

Urbino - sabato 10 marzo - Teatro Raffaello Sanzio
Milano - lunedì 12 marzo - Rainbow

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postato da garnant | 19:37 | p.link |
john cale

I miei aneddoti adolescenziali si sono cristallizzati.
Era ora. Finalmente la mia eterna postadolescenza è finita.
E' successo improvvisamente, credo.
Adesso capisco come si sente una crema catalana quando le danno fuoco.

postato da garnant | 19:37 | p.link |

Vendesi racchetta da squash molto rotta a pub con arredamento tennistico.
Astenersi bimani (tranne Nadal).

postato da garnant | 19:36 | p.link |

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postato da garnant | 19:33 | p.link |
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