martedì, gennaio 30, 2007
Qualcuno ricorderà l'esilarante numero classico di Besedin e Polishuck, acrobati del ghiaccio.
Se apprezzate il genere drag ballerina, troverete favolosi gli artisti del Trockadero de Monte Carlo, che dall'alto delle loro punte infrangono uno per uno tutti gli stereotipi del balletto, e con una tecnica notevolissima fanno satira delle sacre coreografie classiche.
Dunque vi propongo un cigno svolazzante e uno piumoso.
Un dietro le quinte, e un altro.
E naturalmente le Silfidi, non potevano mancare le silfidi.
Mi ha sorpreso questo recente scoop, c'è incoerenza tra quello che la chiesa predica e quello che la chiesa fa. Mi ha sopreso la sorpresa, visto che in gran parte della sua storia la chiesa ha ostentato o nascosto incoerenze tra insegnamento e pratica. Semmai è soprendente trovare finalmente una incoerenza positiva. Di solito la chiesa predica povertà mentre accumula ricchezze, predica vita mentre induce morte. In questo caso, predica discriminazione mentre concede pietà e perdono. Mi pare dopotutto un miglioramento.
Nel buio del confessionale, i parroci non seguono alla lettera i dettami del Papa, ma consolano, assolvono, invitano a decidere in coscienza e a confidare nel perdono divino.
Che scoperta! E' come dire, e scusate il paragone blasfemo, nel buio degli uffici i tecnici non fanno esattamente quello che il marketing ha promesso, ma tentano di cavarsela come possono.
I parroci si occupano di una missione pastorale, mentre il Papa propone un modello teologico tentando di trasformarlo in un modello sociale.
I tecnici producono, il marketing vende.
Certo l'intento dell'inchiesta è costruttivo, sottolineanre che se i parroci sono capaci di ragionare con la propria testa, allora anche i politici e gli elettori devono avere il coraggio di fare la stessa cosa, e se la loro testa li porta con ipocrisia e perbenismo verso uno stato confessionale, allora abbiamo un problema, perchè con lo stato confessionale arriva facilmente anche lo stato autoritario, e ciao ciao diritti civili.
D'altra parte, come le pretese del Papa sul futuro legislativo dello stato laico sono ingerenze illegittime, anche la spettacolizzazione di un sacramento, per quanto a fini costruttivi, può essere considerata una sorta di ingerenza.
E poi, il confessionale oggi è in voga più che altro nella casa del grande fratello. Dagli anni Ottanta a confessarsi con l'apposito pezzo d'arredamento sono solo gli anziani, i fedeli in visita a San Pietro, e i personaggi nei film. La gente normale si confessa seduta in un banco, parlando faccia a faccia con il parroco, oppure su una sedia di paglia in sacrestia, eventualmente in ufficio in canonica. A Montmartre i preti siedono in eleganti studi vetrati, ricavati nelle navate laterali, e dalla loro bella scrivania discorrono con i fedeli.
Il confessionale oggi, nell'immaginario comune, sembra diventato un luogo più per le pruderie mediatiche, che per i sacramenti.
E già che ci sono, mi ha sorpreso anche questo recente scoop su Wolfowitz in moschea con i calzini bucati. Di nuovo, mi ha sorpreso la sorpresa.
Si sa, tutti hanno segreti da nascondere, e i conservatori spesso ne hanno uno di più.
Anni fa feci un corso di shiatsu. Alla fine del corso la mia scuola partecipò a diversi eventi e fiere, si trattava di arredare uno stand e offrire trattamenti dimostrativi gratuiti. Potreste aver visto stand simili in giro, anche nei locali e ai concerti estivi. Il massaggio shiatsu si fa completamente vestiti, senza scarpe. Ogni volta si presentava parecchia gente, con addosso un sacco di soldi in vestiti gioielli trucco e meches, ci dicevano che erano stressati, che avevano la cervicale, il mal di schiena, e poi in molti sottovoce e chiedevano se potevano togliersi anche la calze, perchè erano rotte. Oppure quando chiedevamo di togliere le scarpe rinunciavano, dicevano no, ho le calze smagliate, mi vergogno troppo, e se ne andavano. Altri invece si stendevano tranquillamente sul tatami con le loro belle calze a buchi, senza commenti, e si godevano il massaggio.
Certo capita a tutti di andare qualche volta in giro con una calza bucata o smagliata. Ma la percentuale di calze bucate tra i concittadini bene era sorprendente, molto superiore a quella che ci attendevamo per statistica rilevata negli spogliatoi sportivi ed esperienza personale.
Immagino sappiate che gli attori quando girano lunghe scene nelle quali non sono inquadrati per intero, spesso indossano i pantaloni corti (il sole californiano scotta). Tempo fa c'era in giro una foto di David Duchovny, seduto al tavolino di un caffé, con il completo da Fox Mulder e i sandali ai piedi. Pare che gli attori delle soap indossino addirittura le pantofole, per far fronte alle lunghe giornate sul set.
Quindi, esiste un serie che si chiama Desperate Housewives per dimostrare che i conservatori hanno un segreto in più da nascondere, e non solo, Bree Van de Kamp indossa calze bucate e pantofole, quando non è inquadrata per intero.
lunedì, gennaio 29, 2007
Le Storie di Zio Lettighiere
scritto da Spider
prodotto da Garnant
Strawman, going straight to the devil
Strawman, Strawman, Strawman
Settimo Episodio
Charlie Oscar
Nell'ambiente non si dice "l'hanno raccolto col cucchiaino".
Nell'ambiente si usa l'espressione "è venuto a raccattarlo Charlie Oscar".
In sostanza trattasi della medesima cosa. Immaginate un cucchiaino con un rotore principale e con un'elica anticoppia sul manico et voilà, il gioco è fatto; Charlie Oscar è il soprannome dell'elicottero del 118, uno zanzarone arancione e blu che potete solitamente ammirare nella piazzola posta di fianco al P.S. di Niguarda (e vi auguro che in vita vostra abbiate l'occasione di vederlo solo e soltanto fermo e in quel luogo).
Fare servizio con CO è cosa che un lettighiere medio da un lato agogna e dall'altro teme. Un po' lo si desidera perchè costituisce una sorta di prova suprema, in grado di testare definitivamente la tua reale capacità di fronteggiare il peggio. Con molto più buonsenso si spera vivamente di non incrociarlo mai, perchè l'unica cosa che possa giustificare l'intervento di un mostro che ciuccia piu' di 1500 Euro per ora di volo, è un bell'evento ricco di dettagli splatter. Quei dettagli visivi che per intendersi, sono in grado di toglierti l'appetito per un mese.
Io ho fatto due volte servizio con C.O. La prima fu stupida, la seconda fu comica; ovviamente vi racconterò quella comica.
Filippo, più o meno 50 anni, muratore meridionale. Mentre lavorava ha avuto il cattivo gusto di cadere dall'impalcatura del terzo piano.
"AHIA AHIA IO SCTOMMMALE!"
Arriviamo nel cantiere e incominciamo a impacchettarlo che neanche le commesse della Rinascente a Natale; steccobenda, collare, cucchiaia. Ha una panza che pare un pinguino, ma probabilmente è stata la sua salvezza perchè cadendo a faccia in giù, il suo adipe ha funzionato da airbag. Si sbaglia, chi sostiene che il grasso uccide.
"AHIA AHIA IO SCTOMMMALE!"
Continua a lamentarsi con un accento inequivacabile. Ha i suoi motivi per lamentarsi, ma tutto sommato gli è andata bene perchè, a parte la gamba destra che sembra il progetto di un architetto decostruttivista, per il resto apprentemente non ha un graffio.
"AHIA AHIA. AHIAHIAHI IO SCTOMMMALE!"
Lo carichiamo e siamo pronti a portarlo a Niguarda quando arriva la chamata. "Portatelo in un campo alla fine di Via..., sul posto sta arrivando Charlie Oscar". Assurdo. Ci avremmo impiegato tre minuti a portarlo in P.S. Ora invece dobbiamo deviare perchè lo possa visitare un medico rianimatore. Ovviamente un elicottero non può atterrare in città perchè il cielo di Milano è pieno di cavi. Ed è per questo che ora dobbiamo portare Filippo in gita fuori porta.
"AHIA AHIA IO SCTOMMMALE!"
Arriviamo in un vasto prato spellachiato e assistiamo all'atterraggio dell'insettone. Si apre il portellone ed esce un medico rianimatore che è probabilmente convinto di essere Batman. Procede verso di noi con un'aria marziale. In una mano ha un immenso beauty case di medicinali, e nell'altra un radiolone portatile. Indossa una tutina rossa con fasce gialle e ai piedi ha gli anfibi luccicanti. Quando entra in lettiga io e il secondo ci rendiamo subito conto di una cosa: Superman, durante la sua promenade trionfale a testa alta e sguardo fiero, ha pestato un'altrettanto trionfale ed enorme cacca di cane.
Non dovrei perchè alla fine toccherà a me pulire. Sta di fatto che incomincia a scapparmi da ridere. Ma mi debbo trattenere.
"AHIA AHIA IO SCTOMMMALE!"
Inizia un happening frenetico. Il rianimatore parla alla radio mentre sforacchia il povero Filippo riempiendolo di flebo e di cavi. Noi dello spettacolino siamo solo i comprimari. Ci tocca solo di fungere da grucce umane per le flebo. Mi sento un attaccapanni. In lettiga c'è un odore terribile. Continua a scapparmi da ridere.
"Charlie Oscar a centrale..."
"KRZZZZZ... Centrale..."
"Si', circa 50 anni, stima 110, 120 kg, politrauma, cosciente, frattura scomposta arto inferiore dx..."...
"AHIA AHIA IO SCTOMMMALE!"
"Somministarto plasma, soluzione fisiologica. Polso carotideo ritmico, tachicardico 130 battiti, pressione 60 su 120, saturazione..."
Filippo continua a lamentarsi. La puzza è insopportabile. Lacrimo e mi fa male lo stomaco per colpa delle risate represse.
"AHIA AHIA IO SCTOMMMALE!"
"Centrale controllo se il paziente è orientato e se ci sono danni neurologici..."
"AHIA AHIA IO SCTOMMMALE!"
Il rianimatore si rivolge direttamente a Filippo.
"Signor Filippo mi sente?"
"AHIA AHIA IO SCTOMMMALE!"
"Signor Filippo per favore, faccia "ciao ciao" con la manina destra"
Silenzio.
Filippo ci pensa un po' poi esclama:
"CIAO CIAO UN CAZZO!
IO SCTOMMALE!"
"Ehmmm, si Centrale, il paziente è orientato."
Io e il secondoa quel punto non riuscimmo piu' a trattenerci incominciammo a ridere a più non posso.
"AHAHAHAHAH!"
Il rianimatore non ebbe il coraggio di dirci nulla. La sua prosopopea si trasformò in una sorta di dimessa mestizia.
Credo che a Niguarda sia stata l'unica volta che qualcuno è entrato in rianimazione ridendo.
sabato, gennaio 27, 2007
Liberi di ricordare.
Le iniziative della Fondazione Fossoli.
Complimenti a Carolina Kostner, oro europeo davvero storico per l'Italia, conquistato con programma lungo solido e pulito. Mi fa piacere essere stata smentita, da tempo andavo dicendo che per compiere l'attesa svolta nella sua carriera la giovane fiamma azzurra avrebbe dovuto abbandonare i passi leziosi e soprattutto le piumette, e invece quello che doveva fare era aggiungere altre piume, le piume non erano sufficienti! Aveva ragione lei. Mai più mi sentirete tuonare contro l'effetto struzzo, e non mi lamenterò più neanche dei grissini, anche se rimango convinta che pattinare con due bastoncini acuminati piantati nell'acconciatura non sia una buona idea. Sarah Meier è stata una avversaria degna, inferiore solo sulle spirali, meno fluide di quelle di Carolina, ma si sa com'è questo neue Wertungssystem. Su un sollevamento che la coppia esegue di routine, in cui Federica tiene Massimo a testa in giù, secondo quella che oggi è quasi una consuetudine, ma ai tempi dei fratelli Duchenays era una piccola rivoluzione, la donna che solleva l'uomo, Federica è scivolata lentamente all'indientro, trascinando con sé Massimo, che ha toccato il ghiaccio con la testa e poi con le spalle, scioltamente, senza farsi nulla. E' evidente che una evetualità del genere era stata provata e riprovata. Rialzatisi entrambi, Federica con una sguardo atterrito, Massimo immediatamente pronto, con un sorriso e la mano tesa a ricomporre la coppia e rassicurare la partner, hanno ripreso il programma e l'hanno portato a termine, per un discreto sesto posto finale.
Molto, molto brava anche Valentina Marchei, ha pattinato il terzo libero per una quinta posizione finale.
Eleni Gedevanishvili, speravo una medaglia per l'energia e le spezie georgiane, si è dovuta accontentare di una perfomance un po' sotto le aspettative. Ma Galina Zmievskaia le sedeva accanto sorridente, quindi confido nelle prossime occasioni internazionali. E' stato un piacere rivedere Galina, sempre imponente, ma non pesantemente impellicciata da allenatrice russa, mi è parso sfoggiasse una sciarpetta Burberry.
Quanto alla danza, ho molto gradito la coppia Kerr/Kerr, non per niente allenati da Evgeni Platov, e i vincitori Delobel/Schoenfelder, classici e insoliti allo stesso tempo. Federica Faiella e Massimo Scali mi hanno terrorizzato, nonostante il commentatore continuasse a ripetere tranquillamente niemand ist verletzt.
Ottavi Cappelini/Lanotte, al loro esordio agli europei.
venerdì, gennaio 26, 2007
"Ma lei mangia mai?" ha chiesto all'impiegata pelle e ossa.
"Pile," ha detto lei. "Vado a pile, AAA." E lui le ha creduto.
A.M. Homes - Questo libro ti salverà la vita
L'amica F. è andata a Bologna a fare acquisti. L'anno scorso da Milano era tornata con un naso nuovo, quest'anno spero torni con un Rotella, o magari un Wesselman.
giovedì, gennaio 25, 2007
Alla fine naturalmente ha vinto Joubert, una spalla pipistrellata e l'altra coperta da finti tatuaggi tribali, presentando salti oggettivamente eccellenti, intervallati dalle solite patetiche mimerie. Tomas Verner ha saltato peggio, le sue mimerie sono state meno applaudite, quindi si è piazzato secondo. Ma Preaubert ha talmente esagerato con questo vezzo che spinge i pattinatori a scalare muri, tirare funi, guidare automobili e dirigere il traffico, che si dimenticato che doveva anche pattinare elementi valutabili, e cosi è finito sesto, e per di più nessun fotografo di gettyimages ha avuto il coraggio di immortalarlo, tant'era brutto.
Quanto all'immaturo e promettente Andrei Lutai, allenato da Mishin e Mishina, quinto posto.
Al settimo posto viene poi il nostro buon Karel Zelenka, che nel suo costume da segnale stradale per astronavi ha fatto una gran bella figura, bravo, anche se è caduto eseguendo un passaggio elementare, ma come ha osservato con serena competenza il commentatore tedesco di Eurosport, es passiert mal so.
mercoledì, gennaio 24, 2007
Mi sentivo un po' in colpa per aver spettegolato su Carolina Kostner e Tomas Verner l'altro giorno, ma sembra che dopotutto io abbia portato fortuna al buon Verner, che con il suo improbabile fiocco verde sulla spalla è primo dopo lo short program, davanti a Joubert, che ha sbagliato la combinazione e si sveglierà domani convinto di essere primo, poi muoverà la mano, la sentirà un po' indolenzita, e subito si ricorderà tutto e si sentirà molto, molto infastidito. Vedete, quando si cade così di solito non si sente quasi nulla, lì per lì. Il mattino dopo però arriva un doloretto molesto, di quelli che sembrano arrivati apposta per ricordarti le tue piccole stupide imbranataggini. Scusate il sadismo. Ma si sa che io detesto Joubert. E poi sono di cattivo umore perchè agli Australian Open Nadal è stato liquidato senza tanti complimenti.
The difficulty for birds, in a political climate like this, is that they are just profoundly poor.
Se con le mie sconnesse considerazioni dell'altro giorno non sono riuscita a convicervi a leggere Zona Disagio di Franzen, vi invito a leggere almeno l'ultimo brano del volume, My Bird Problem, che naturalmente parla di bambini all'ombra del fungo atomico, di quei bambini che diventano adulti ecologisti schizofrenici, inoltre spiega le implicazioni hegeliane del matrimonio civile, e perchè succede di controllare ogni cinque minuti l'orologio biologico da polso. Poi c'è una cosa, che non ho mai detto a nessuno, perchè alcuni la sanno già e agli altri non interessa, una cosa che Franzen qui scrive in un modo commovente, divertente, ed estremamente lucido. What sickened and enraged me were all the other human beings on the planet. The fresh air, the smell of firs, the torrents of snowmelt, the columbines and lupine, the glimpses of slender-ankled moose were nice sensations, but not intrinsically any nicer than a gin Martini or a well-aged steak. To really deliver the goods, the West also had to conform to my wish that it be unpopulated and pristine. Driving down an empty road through empty hills was a way of reconnecting with childhood fantasies of being a Special Adventurer-of feeling again like the children in Narnia, like the heroes of Middle-earth. But house-size tree-pullers weren't clear-cutting Narnia behind a scrim of beauty strips. Frodo Baggins and his compatriots never had to share campgrounds with forty-five identical Fellowships of the Ring wearing Gore-Tex parkas from R.E.I. Every crest in the open road opened up new vistas of irrigation-intensive monoculture, mining-scarred hillsides, and parking lots full of nature lovers' cars. To escape the crowds, my wife and I took longer hikes in deeper backcountry, toiling through switchbacks, only to find ourselves on dusty logging roads littered with horse manure. And here-look out!-came some gonzo clown bouncing on his mountain bike. And there, overhead, went Delta Flight 922 to Cincinnati. And here came a dozen Boy Scouts with jangling water cups and refrigerator-size backpacks. My wife had her cardiovascular ambitions to occupy her, but I was free to stew all day long: Were those human voices up ahead? Was that a speck of aluminum foil in the tree litter? Or, oh no, were those human voices coming up behind us? I stayed in Colorado for a few more months, but being in the mountains had become unbearable to me. Why stick around to see the last beautiful wild places getting ruined, and to hate my own species, and to feel that I, too, in my small way, was one of the guilty ruiners? In the fall, I moved back East. Eastern ecologies, specifically Philadelphia's, had the virtue of already being ruined. It eased my polluter's conscience to lie, so to speak, in a bed I'd helped to make. And this bed wasn't even so bad. For all the insults it had absorbed, the land in Pennsylvania was still riotously green. Jonathan Franzen - My Bird Problem
La verità è che non c'è più alcun wilderness, la fuori.
Tutti quegli animali di peluche che ci hanno regalato, quei bei documentari che abbiamo visto alla tv, che mostravano i leoni sdraiati nella savana incontaminata, gli elefanti che si spruzzavano con l'acqua fangosa, gli orsi che pescavano i salmoni a zampate e i lupi si preoccupano di scegliere il maschio alfa, tutti quei documentari raccontavano una realtà che non esiste più, se non circoscritta nelle aree protette, assediata, conservata più o meno artificialmente, oppure nascosta in qualche angolo buio, magari scavato sotto il manto stradale. Non c'è più alcun wilderness, se non nella nostra testa. D'altra parte è lì che ci serve. Il lupo ci piace nell'immaginario, mentre nel mondo realee è un fastidio per l'allevamento degli ovini e per la circolazione stradale, eventualmente può essere è un richiamo turistico minore. Non siamo cattivi, siamo solo così, come tutti gli altri animali, come gli uccelli, ma noi siamo più organizzati, e nella nostra organizzazione siamo più ricchi, quindi avremo la meglio. A medio termine, certo, ma il medio termine è l'unico che riuscivamo davvero ad immaginare e gestire. Quando leggiamo una previsione catastrofista, per prima cosa calcoliamo se saremo ancora vivi per quella data.
Ma se il wilderness non esiste più, allora dove vado io a fare i safari e i campeggi nel backcountry di cui racconto estasiata? Ebbene, vado in quelle realtà circoscritte, assediate, conservate più o meno artificialmente che vedete nei documentari.
E la verità è che dietro l'alce c'è sempre una ruspa, oltre il branco di leoni si intravede ogni volta una strada statale, gli abeti douglas di solito stanno stretti in un'unica fila a nascondere una clear-cut area. I pinguini? I pinguini stanno su una lingua di spiaggia di una cinquantina di metri, e dietro c'è un parcheggio, con i cartelli "prima di partire controllate che non ci siano pinguini sotto la vostra auto".
Ma se so già che il wilderness oggi è una dimensione solo mentale, e quello che ne rimane è un ritaglio umanizzato, cosa ci vado a fare? Ci vado per vedere con i miei occhi cosa è rimasto, prima che scompaia del tutto, per non rinunciare a Walden, perchè l'animaletto di peluche non mi basta, per capire (forse) il grano alto due metri di David Foster Wallace, le oche canadesi di Douglas Coupland, e per afferrare cosa odio esattamente del centro commerciale che vedo dalla finestra. E allora eccomi, con la mia tenda doppio telo tripla zanzariera e falda esterna, a campeggiare dentro la mia testa.
martedì, gennaio 23, 2007
So che non dovrei andare al centro commerciale dopo l'ufficio, perchè poi mi deprimo, ma le commissioni incombevano.
Mentre entravo, macchinine, personcine, negozi illuminati, ho provato la distinta sensazione di trovarmi in un quartiere della città dei Lego, quello che quando ero piccola tutti insistevano a regalarmi a pezzi, la casetta col giardino, la strada, il negozio. Io li rimontavo nel tentativo di ottenere il maneggio dei cavalli e il castello medievale con la prigione.
Finalmente piove. Dicono che giovedì sera nevicherà, io ho già preparato un fitto programma sportivo televisivo, e una copertina di pile sul divano. Stagioni, terra rotonda, asse. Guardate in Australia, com'è a picco il sole su Martina Hingis, quasi non fa ombra.
Ma perchè i programmatori puzzano? Alcuni, certo, non tutti. Forse per dispregio hacker del sapone borghese, probabilmente per mancanza concreta di tempo per lavarsi (certi programmatori li chiudi in ufficio la sera, li ritrovi al mattino immobili nello stesso punto), forse per effetto collaterale della sindrome di Asperger.
Ma che fare? Io da parte mia arrivo tardi, spalanco le finestre, vado a pranzo in una mensa per operai, acquisto fazzollettini a tema.
Tranquilli, ci sono anche in versione... ma perchè le impiegate sono brutte e acide, sniff.
Sono iniziati ieri con gli Europei pattinaggio di Varsavia, salutati dall'amica E. con la mesta esclamazione "che tristezza". Assente Plushenko in tour stellare, assente Lambiel non ho capito perchè, restano Joubert che io personalmente non sopporto, e una moltitudine di piccoli aspiranti medagliati, nella quale come ogni anno io spero di identificare il talento russo del futuro. Pare che che la federazione russa recentemente abbia impedito a Mishin di partecipare ad uno stage tecnico in Italia, per via degli impegni per la preparazione della squadra russa. E quando Mishin dice che sta preparando una sorpresa, nonostante il vivaio non sia più quello sovietico e funzioni in modo decisamente diverso in termini di investimenti, io voglio credergli, anche se l'intervista la vedo in russo con sottotitoli rudimentali e non sono neanche certa di aver capito bene.
A proposito di Mishin, apprendo che quest'estate ha avuto l'opportunità di mettere le mani sulla tecnica di Carolina Kostner, durante ben due stage in Spagna e negli Stati Uniti. Sono ansiosa di vedere il risultato, la Kostner ha assoluto bisogno di una svolta, dopo le polemiche ingrate delle Olimpiadi di Torino, i ragionevoli dubbi della federazione italiana, l'infortunio alla caviglia nello scorso autunno, e i mille impegni mondani (quella faccenda del palaghiaccio sulla nave da crociera proprio non mi è andata giù). Il suo programma lungo sarà sulla colonna sonora di Memorie di una geisha, che spero non striderà troppo con le atmosfere autenticamente orientali del campionato mondiale a Tokyo in marzo, dove tra l'altro ci si attendono molte ed eccellenti pattinatrici orientali, dopo l'oro della Arakawa a Torino e i successi di internazionali di Mao Asada e della coreana Kim Yu-Na. Sul fronte del pettegolezzo, pare che Carolina sia andata vivere da sola, lasciando finalmente la foresteria da studentessa della superiori, e non stia più insieme a Lambiel ma frequenti ora il ceco Tomas Verner. Mi auguro che tutti questi cambiamenti, tra i quali si nota un cauto e saggio parziale allontanamento dall'allenatore storico Michale Huth (vi risparmio i commenti salaci dell'amica S.), contribuiscano all'attesa svolta nella carriera sportiva di questa atleta. Certo la svolta, sarebbe bello vederla, ma se alla fine poi non accadesse pazienza. E' comunque bello avere una pattinatrice di così alto livello, anche se è dovuta espatriare per trovare un palaghiaccio dove allenarsi, dopo che quello di Ortisei è stato distrutto da una frana qualche anno fa e mai ricostruito (al suo posto c'è un buco).
Quanto a me, restia ad abbandonare con il cuore sportivo l'amata Russia, in questi europei tiferò per Elena Sokolova, e terrò le dita incrociate, perchè il segnale di Eurosport da qualche giorno va a e viene, non capisco se per colpa dello switch Astra/Eutelsat oppure del decoder.
lunedì, gennaio 22, 2007
Le Storie di Zio Lettighiere Come i fratelli Conato, entrambi tossici di lungo corso ed entrambi sieropiù. Uno degli effetti secondari della diacetilmorfina è che tira fuori la tua vera indole. Se sei bonario e cominci a farti, diventerai molto probabilmente un soggetto patologicamente vulnerabile. Se invece hai un carattere cinico, quasi sicuramente l'eroina contribuirà a fare di te il prototipo del figlio di puttana. I fratelli Conato incarnavano all'estremo entrambe le tipologie, e non solo psicologicamente. Il Conato buono era un mingherlino molto basso di statura. Si faceva ma non tollerava la roba. Collassava regolarmente e regolarmente vomitava. Bazzicava la zona del Fatebene e tutte le volte che si riprendeva dall'arresto veniva a ringraziarci, promettendoci che il giorno dopo sarebbe entrato in comunità. Promessa che ovviamente non manteneva. Conato buono ci faceva tenerezza. Il Conato cattivo era alto 1 metro e 90, magro ma molto forte. Quasi sempre lo si portava al Poli e tutte le volte il servizio si trasformava in una faticosissima collutazione. Al contrario del fratello, ogni volta che lo incrociavamo non perdeva occasione di sfancularci e di minacciarci. Andava in giro col coltello e non aveva alcuna remora a servirsene, visto che una volta aveva ferito, e anche in maniera abbastanza grave, il fratello buono. Voi forse vi chiederete a questo punto (ma anche no) cosa porti due fratelli a divenire vittime del medesimo destino disgraziato. Un indizio ve lo fornisco io: Conato non era il loro soprannome. Giuro che Conato era drammaticamente il loro cognome. Et Nomina sunt semper consecutio rerum. Quel pomeriggio il secondo era lei. La sua fama l'aveva preceduta perchè tutti in sede non facevano che tesserne elogi. Però era pur sempre una volontaria. E militari, stipendiati e obiettori come me, i volontari non potevamo proprio sopportarli. I volontari erano affetti dalla sindrome del supereroe. Credevano di essere deputati a salvare l'umanità. Andavano in servizio attrezzati come se dovessero fronteggiare un disastro epocale; tutina, walkye talkye, forbici tagliabiti, sfigmomanometro, fonendoscopio, piletta tascabile e chi più ne ha più ne metta. Mentre noi speravamo che la giornata passasse tranquillamente, loro non vedevano l'ora che scorresse il sangue, per dimostrare quanto fossero "bravi". Anche il nostro gergo era differente. Noi "pompavamo", loro "tentavano di salvare". Noi "caricavamo", loro "soccorrevano". Coi parenti affranti noi ci comportavamo con la massima discrezione. Loro sproloquiavano pronunciando le loro inopportune frasi consolatorie. C'era solo una cosa che superava la loro spocchia: la loro inettitudine, perchè in fondo facevano tutto questo per hobby e 6 ore e mezza a settimana. Noi per obbligo o per la pagnotta tutti i santi giorni. E' pur vero che lei sembrava diversa. Bionda, attraente, fisico molto atletico e seno prosperoso. Malgrado fosse Febbraio girava senza calze e con le scarpe da tennis. Raccontava delle sue imprese sportive, di come si fosse rotta sciando i legamenti crociati di entrambe le ginocchia, del suo rovescio e delle sue nuotate nei gelidi laghetti montani. Era divertente starla ad ascoltare nell'attesa di un servizio, anche se in cuor mio pensavo che quelle storie fossero tutte frutto di una spropositata vanagloria. Quando ci chiamarono per il Conato cattivo pensai sarcasticamente, "Adesso voglio proprio vedere come te la cavi". Ma Conato quella volta pareva talmente pieno da non risultare minimamente molesto. Restò incosciente per quasi tutto il tempo, tanto da indurci a ritenere che quella volta sarebbe andato tutto liscio come l'olio. Ma proprio davanti al pronto soccorso Conato ci smentì risvegliandosi dal suo torpore. Comicio' a offenderci tentando di scendere dalla barella. Faceva mulinare le braccia rovesciandoci addosso le sue roventi bestemmie. Noi gli saltammo addosso tentando di fermarlo, ma sembrava tutto inutile perchè la sua forza era davvero fuori del comune. Continuavamo faticosamente a lottare con lui senza materialmente riuscire a farlo scaricarlo in maniera consueta, e cioè dal portellone posteriore, su ruote e in posizione orizzontale. Fu allora. Fu quando lei perse la pazienza che cominciai a guardarla con occhi diversi. "ADESSO E' DAVVERO ORA DI PIANTARLA !". Gli afferrò improvvisamente i polsi, stringendoli con un vigore brutale. Lui e io rimanemmo basiti. Gli schiacciò poi gli arti sul suo petto come se fossero quelli inerti di una bambola. Quel maledetto rompiballe costretto da quella morsa non riuscì più a muovere neanche un muscolo. Lo portammo dentro con la stessa flemma con la quale si porta una vecchietta. "Cazzo", pensai. "Questa donna non è un'insulsa volontaria. Questa donna è una tigre!"
scritto da Spider
prodotto da Garnant
Strawman, going straight to the devil
Strawman, Strawman, Strawman
Sesto Episodio
Conato Bros.
(Satellite of Love)
L'ho conosciuta quel pomeriggio che caricammo il Conato cattivo.
E' notte a Melbourne e Nadal sta giocando contro Murray.
Che ansia. Quanto vorrei in questo momento una tv e un divano!
La cronaca virtuale di Ben Dirs.
domenica, gennaio 21, 2007
Eccomi di ritorno da Future FIlm Festival, dove ieri ho passato una giornata intera tra file, lasagne bolognesi, proiezioni e incontri. Il Nana Day, presentazione del lavoro della Dynit per la localizzazione italiana dell'anime di Nana, un manga che ho letto ultimamente, è riuscito molto bene. Dopo aver fatto la fila insieme ad un gruppo di adolescenti esaltate del fan club della Yazawa, alle quali avrei voluto dire io ho già visto anche il film pappappero, ma mi sono trattenuta, e dopo aver schivato vari intervistatore con telecamera, non ho capito se il materiale andrà in onda martedì su MTV oppure sarà incluso nei DVD Dynit di prossima uscita, finalmente sono approdata nella sala, piacevolmente popolata, senza calca. Per chi non c'era, due assaggi. Sono molto affezionata al Future Film Festival, e ogni anno non mi sembra vero di avere a disposizione tanti incontri, eventi e proiezioni, mi lamento degli spazi angusti e della disorganizzazione, che provoca infinite e aggressive file nelle quali l'accreditato morde il possessore di biglietto, il possessore di biglietto strappa i capelli all'accreditato, e l'aspirante possessore di biglietto si surgela in una fila che non si muove mai, mentre la maschera chiude a doppia mandata la porta e osserva la calca con preoccupazione, ma poi torno sempre.
Se qualcuno di voi c'era c'era, io ero quella con i jeans ampiamente sbrodolati di fondotinta fluido Chanel Teint Innocence nella nuance N. 42 Petale, un incidente con un tester accadutomi nella vicina profumeria Limoni durante la pausa pranzo.
Spero di non aver lanciato un trend, i jeans con una gamba in tinta con la faccia. A proposito, se qualcuno sa come eliminare del tutto un litro di fondotinta costoso dal jeans, per favore me lo faccia sapere. Io ho già provato con lavatrice, spazzola e detersivo, spazzola e latte detergente, spazzola e sapone di marsiglia. Grazie.
Al primo incontro erano presenti un uomo Dynit che non sapeva l'inglese, Stefano Busa direttore del doppiaggio italiano, Simona Stanzani traduttrice, e Federica de Bortoli doppiatrice di Nana Komatsu. Gli incontri sul doppiaggio sono sempre molto interessante, e questo non ha fatto eccezione. Simona Stanzani ha raccontato della sua solida esperienza di traduttrice di manga, e del suo entusiasmo per questo manga che avrebbe voluto leggere a quindici anni quando era punk, che è un po' il motivo per cui anche io mi sono affezionata a questo lavoro più per adolescenti della Yazawa. Stefano Busa ha parlato degli aspetti pratici dell'adattamento dialoghi e del doppiaggio di un manga che diventa anime, e anche del doppiaggio in genere, e di come la localizzazione di un film rimanga legata alla sua epoca, e persino alle sue tecnologie, così un film degli anni Ottanta avrà per sempre quel suono, quella grana, e ridoppiarlo e trasportarlo in dvd significherebbe sotto certi aspetti toglierli qualcosa. A quel punto volevo alzarmi in piedi e urlare anche io sono affezionata ai miei vhs mezzi smagnetizzati, e poi, in direzione del fan club della Yazawa, io ho già visto il film pappappero. Ma mi sono trattenuta. Federica de Bortoli poi è molto simpatica, ha raccontato del doppiaggio di Nana e di quello di Excel Saga, e la sua cadenza romana mi ha ricordato un altro incontro di ormai parecchi anni fa, con i doppiatori italiani di X-Files. E' un po' inquietante incontrare il doppiatore di un personaggio che si conosce bene, perchè subito sembra sempre di ascoltare quel personaggio improvvisamente... romano, poi man man si collega la voce al suo legittimo proprietario, e il personaggio scanisce. Ma dopo l'incontro domanda e risposta con i doppiatori di X-Files, durante una amena convention di Star Wars, andammo tutti a cena. Mentre tutta sola mi lavavo le mani, nel bagno del ristorante, alle mie spalle udii chiaramente la voce di Fox Mulder, che mi parlava, parlava proprio a me. Voltandomi, vidi Gianni Ludovisi che mi osservava con un'aria piuttosto divertita.
All'incontro con i doppiatori è seguito quello con Koseki Junko, chief editor di Nana alla Shueisha, rivista Cookie, e in corrispondenza di questi nomi dovete immaginare un ooohhh dal pubblico, essendo la casa editrice Shueisha e la rivista Cookie leggendarie per gli otaku nostrani e non solo. Koseki Junko era accompagnata da una interprete giapponese che si è sforzata di evitare l'effetto Lost in Translation, e con nipponica praticità ha spiegato cosa significa trasformare un manga in un anime: ci sono i suoni, i colori, e poi si muove. Questa Koseki Junko è una donna con la quale deve essere molto bello lavorare. Anche l'interprete mi è piaciuta, con il suo profuso impegno nel pronunciare la r, e quella che mi è sembrata una vaga cadenza romana, di nuovo. In tutto questo mi è venuto in mente Scafroglia, che quel dodici maggio credeva di essere andato alla Fonoroma a fare un anello.
Nel complesso ho avuto una buona impressione di questo gruppo di lavoro, e ho trovato gli episodi proiettati molto belli. Per una volta la solita meccanica commerciale come un'altra, produco-promuovo-vendo, è risultata in qualcosa di umanamente piacevole.
In generale mi ha fatto piacere quest'anno, o forse gli anni scorsi semplicemente ero andata ad eventi diversi, assistere a queste proiezioni con in sala il regista, o qualcuno della produzione. I giapponesi si inchinano fino a spezzarsi in due per etichetta, ma Hosoda Mamoru mi è sembrato sinceramente impressionato dagli applausi per il suo Toki wo kakeru shojo, The Girl Who Leapt Through Time, e io ho applaudito volentieri questo suo bel lavoro, che prende un trito elemento fantascientifico, il viaggio nel tempo, e realizza qualcosa di divertente e toccante, riscendo anche a mantenere una apprezzabile semplicità.
La graziosissima sigla 2007, realizzata da Delicatessen, e Superflat Monogram, film pubblicitario per Louis Vuitton del 2003, sempre di Hosoda Mamoru, Takashi Murakami è il character designer.
Immaginateli sul grande schermo.
Dove altro potrei andare a vedere rassegne intitolate L'Astronave è già passata?
Sono affezionata al Future Film Festival da quando è nato, e anche all'atmosfera in cui è stato pensato, una Bologna in cui si leggeva Voci Off, si pubblicava appunto di astronavi, e Andrea Romeo era un mio compagno di corso, guarda caso alle lezioni di un corso monografico sulla fantascienza. Il primo anno al Nosadella, dove gli spazi erano più ampi, l'affluenza pobabilmente minore, e bastava dotarsi di pass giornaliero per vagare a piacimento da una proiezione all'altra come teppistelli al luna park, rimane il mio ricordo più bello di questo festival.
A scopo filologico anche personale, riporto quindi una parte della lettera di Andrea Romeo, pubblicata da Repubblica lo scorso venerdì, sulle pagine bolognesi.
In merito all'intervista a Giulietta Fara pubblicata su Repubblica, sento la necessità di una doverosa precisazione. Oltre a rilevare la persisstente e sospetta ingenerosità della Fara nell'omettere il fatto che il Future FIlm Festival fu fondato e diretto, insieme a lei, dal sottoscritto e da Andrea Morini - Direttore del cinema Lumière - tengo a segnalare con assoluta chiarezza che, in alcun modo, la stessa Fara possa attribuirsi la parternità dell'incontro con Robert Legato e della retrospettiva su James Cameron intitolata "Amazzoni e Titani", patrocinata dal Cinema Lumière e da Voci Off, Il progetto infatti fu curato e personalmente proposto ad Andre aMorini dal sottoscritto e da Mauro Tinti. []
Inoltre, come molti ancora ricordano, il FFF fu da me codiretto dal '99 al 2002, per quattro intensi anni di grande lavoro ed entusiasmanti eventi, culminati nella gloriosa "edizione Signore degli Anelli" del gennaio 2002. Da parte mia, in questi giorni festeggio il grande successo di una manifestazione che ho ideato e fortemente voluto, e per la quale nutro ancora una naturale passione. Questo io intervento, dunque, non vuole guastare la meritata festa per i nove anni del Future Film Festival, ma mi è davvero imprescindibile ricordare. Vorrei impedire che, per finalità a me oscure, qualcuno si attribuisca parti della mia biografia, cui - come è facile immaginare - mi sento molto legato.
Quello che più mi affascinana, di questo Zona disagio di Franzen che sto leggendo, è la dimensione della memoria.
In un altro continente, in un altro decennio, Franzen ha vissuto esperienze simili alle mie in maniera quasi preoccupante. Certo la sensazione può dipendere dalla piattezza degli stili di vita borghesi in genere, e al talento, che è di certi autori, nel trovare la perfetta nota umana e mantenerla. Ma anche mia madre quando ero piccola desiderava ardentemente rinchiudere gli amplificatori e lo stereo in un mobile di mogano, perchè diceva "non fanno arredamento", e io e mio padre ci opponevamo con motivazioni che ci parevano razionali come "non si sentirà niente", alle quali mia madre ribatteva "quando lo ascoltate potete aprire gli sportelli", fino a quando capimmo che che le motivazioni razionali erano inadeguate, ne serviva una che avesse un impatto emotivo, e allora mio padre disse "lo stereo si riscalda e il legno del mobile potrebbe infiammarsi, c'è pericolo di incendio". Messa di fronte ad uno scenario tanto allarmante di distruzione dell'armonia familiare, mia madre rinunciò a chiudere stereo e amplificatori dentro un mobile. La madre di Franzen, invece, a quanto pare non si è fermata davanti a niente, pur di manterene la dignità borghese della decorazioni degli interni.
Il nostro stereo, marca Aeolian, era incassato dentro un mobiletto color mogano come quelli che oggi si trovano nei negozi dell'usato. Gli altoparlanti erano nascosti dietro due sportelli, che mia madre insisteva per tenere chiusi quando invitava qualcuno a cena e accendeva la radio locale specializzata in musica di sottofondo, la KCFM; gli arrangiamenti orchestrali di Penny Lane e Cherish uscivano a fatica dall'armadiettro come un mormorio smorzato, mentre le voci degli annunci pubblicitari trasmessi ogni mezz'ora dalla KCFM facevano ronzare le elaborate maniglie pendenti degli sportelli.
E un'altra cosa, oltre alle vicende di Snoopy come paradigma esistenziale, e alle soluzioni talvolta estreme per conciliare gli abbigliamenti imbarazzanti maternalmente imposti con le esigenze della vita sociale preadolescente, l'altra cosa è la chiesa.
Webster Groves, con la sua piccola elite economica e culturale, contornata da una riverente e conservatrice schiera ordinata di famiglie medie, con case medie, stipendi da quadro intermedio della Monsanto, somiglia all'ambiente della mia infanzia, dove l'elite era costituita da qualche noto professionista, un paio di professori di liceo politicizzati, e la schiera riverente teneva in ordine il prato e discuteva di irpef e livelli contrattuali dalla mattina alla sera. Eppure, come nel quartiere di Franzen i Primi Membri della chiesa Congragazionalista, pur essendo in maggioranza repubblicani, sceglievano costantemente pastori progressisiti, al mio paese il prete era stato staffetta partigiana, poi era arrivato un parroco che veniva dalla Magliana e si interessava di problematiche sociali, e dopo di lui un missionario appena tornato dall'Africa, che possedeva un'ampia collezione di dischi di Crosby Stills Nash and Young, e una Ibanez con la tracolla sfilacciata.
All'epoca il ruolo contestatario più socialmente desiderabile per un adolescente era, paradossalmente, quello del catechista.
I genitori si lamentano: i nostri figli adolescenti passano troppo tempo in chiesa! - strillava il "Globe-Democrat" di St. Luis in un articolo a tutta pagina sulla Comunità del novembre 1972- - Punisconoi il figlio impedendogli di andare in Chiesa!
Noi caminavamo avanti, ci sembrava, e l'assemblea era rimasta indietro, un'assemblea acritica di credenti democristiani, che si alzavano e si sedevano a comando, secondo la codifica della Messa dominicale. Quando venne introdotta la consuetudine di ricevere l'Eucarestia in mano, l'assemblea non si adattava. Allora il prete spazientito urlò durante la predica, è ora che la smettiamo, di imboccare i fedeli.
Sembrava pronto a darti retta quando chiedeva il tuo parere su certi miracoli del Nuovo Testamento, come quelli dei pani e dei pesci. Secondo te cos'era davvero successo? E tu magari azzardavi l'ipotesi che alcuni dei cinquemila accorsi ad ascoltare Gesù avessero delle provviste nascoste sotto le vesti, e che il messaggio di fratellanza di Gesù li avesse spinti a condividere il cibo che si erano propcurati per sé, e così, di generosità in generosità, tutti i cinquantamila si erano saziati. "Insomma, una specie di miracolo del socialismo? - diceva Mutton. Sarebbe già un bel miracolo, secondo me".
Eppure dall'esterno, dalla città, intendo, si insisteva a notare del nostro paese solo quella che allora piaceva chiamare mancanza di valori, così si definiva quel piatto ideale di realizzazione sociale, neanche arrivismo, che sembrava essere l'unico scopo delle nostre famiglie medie, la mancanza di valori, un ritornello noioso che sfruttavamo nei temi scolastici, bastava che accusassimo il nostro ambiente di mancanza di valori, e il voto automaticamente aumentava. Se poi arrivavamo ad accusare noi stessi, adolescenti d'oggi (di allora, ma funziona sempre) di mancanza di valori, il voto diventava ancora più alto, e questo era il trucco che usavamo quando la media aveva bisogno di un urgente innalzamento. Era adulazione. Quanto odiavo la scuola. Mio padre mi diceva, anche l'azienda funziona così. Io gli rispondevo, almeno vi pagano.
Ecco la dimensione della memoria, il pensiero ricorrente del tempo, e la sensazione perenne di essere in ritardo, di essersi persi il meglio perché di cinque anni troppo piccoli, o di aver lasciato scorrere gli anni con distrazione, per ritrovarsi poi ad una distanza siderale, Manhattan magari, e non riconoscere più nessuna della proprie case. La nostra ansia generazionale è sempre stata legata al tempo, insoddisfatti della nostra epoca, nostalgici di quella della generazione precedente, irritati dalla generazione successiva, perchè non sembra darsi pena di avere nostalgia della nostra, di epoca, che per loro è semplicemente... passata.
Non poteva essere altro che una mappa del cuore e del tempo, la copertina di questo libro. La Geographical Guide to a Man's Heart with Obstacles and Entrances Clearly Marked, una illustrazione adattata da un originale del XIX secolo, da Jo Lowrey nel 1960 per il McCall's Magazine, racconta non solo il cuore dell'uomo, in modo divertente suggestivo, ma soprattutto racconta il cuore dell'uomo come era e come ci si aspettava che fosse nel 1960. E così stupisce trovarlo oggi tanto identico eppure tanto distante, un quadretto borghese del quale dobbiamo ammettere di aver fatto parte, con addosso vestiti che grazie al cielo non sono più di moda.
Vedete, c'è anche la Geographical Guide to a Woman's Heart, emphasizing points of interest to the romantic traveler. Non si può dire che la Little Forest of Lipsticks sia stata abbattuta, per fortuna, oppure no.
sabato, gennaio 20, 2007
Charlie Brown passa davanti alla casa della ragazzina dai capelli rossi, l'oggetto del suo eterno e inappagato desiderio. Si siede accanto a Snoopy e dice: "Vorrei avere due pony". Immagina di offrire un pony alla ragazzina dai capelli rossi, di cavalcare al suo fianco in mezzo alla campagna e di sedersi con lei sotto un albero. D'un tratto guarda torvo Snoopy e gli chiede: "Perché non sei due pony?" Snoopy alza gli occhi al cielo e pensa: "Sapevo che saremmo arrivati a questo".
Jonathan Franzen - Zona disagio
giovedì, gennaio 18, 2007
Sono andata a vedere Il grande capo di Lars Von Trier, e trattandosi apertamente di un gioco metacinematografico, ero stata in effetti avvertita per tempo dalla collega P., ho passato il tempo a chiedermi chi fossi io, tra i personaggi.
Durante la prima parte mi ero convinta di essere la povera Mette, che piange quando parte la fotocopiatrice, ma poi mi sono progressivamente e decisamente convinta di essere in parte Kristoff, l'attore danese incapace e vanesio ma tutto sommato gentile, e in parte l'imprenditore islandese capace e cinico, con la berretta con le orecchie.
mercoledì, gennaio 17, 2007
Adoro Mafalda, è stata una delle prime strisce che ho provato a leggere, quando imparavo a leggere. Ce n'era una che mi piaceva più di tutte, a proposito del fatto che non si potevano capire gli adulti perchè erano già iniziati, come quando si arriva tardi al cinema e non si capisce, perchè è già iniziato.
Mi spiace non poter andare domani all'incontro con Quino al Future Film Festival.
I'm all lost in the supermarket.
Sto uscendo abbastanza bene dalla stagione dei saldi, finora solo un piccolo infortunio al ginocchio sinistro, un livido che mi sono procurata sbattendo contro un espositore di Benetton nascosto dalla calca. Nello spaccio di Armani invece, in zona industriale dietro all'ospedale e giù per un improbabile senso unico, il guardiano mi ha costretto (e ha costretto solo me) a sigillare ermeticamente la borsa e mi ha tenuto d'occhio per tutto il tempo, probabilmente perchè non ero giapponese come tutti gli altri clienti. Mi ha dovuto lasciar andar via controvoglia, mentre io toglievo il cellophan dalla borsa e lo usavo per riempire l'unico cestino disponibile, con aria di sfida. Davanti al negozio di scarpe poi c'era un incidente tra un furgone (probabilmente di un fornitore) e una utilitaria (probabilmente di una cliente). L'ingorgo mi ha fatto arrivare in ritardo alla lezione di danza, dove una mia compagna sedicenne fashion victim, con addosso un paio di collant a righe (a lezione di danza classica), aveva occupato la mia sbarra preferita.
L'estrema diffusione che hanno raggiunto le righe colorate mi provoca ormai perplessità e straniamento. Le mie amate calze a righe, scovate in un cesto di saldi nel 2004 da Betsey Johnson a SoHo, sono ormai acriticamente addosso a tutti, spesso in versione brutta oppure consuma-il-trend-e-butta, e tappezzano le pareti e gli espositori dei punti vendita di tutte le catene, persino Zagor - che è come L. chiama Zara - a proposito, avete notato che i saldi ve li consegnano in una busta nera che sembra un sacchetto per il pattume?
Con tutte queste righe ossessive ovunque, facendo shopping vivo così una sorta di aggressione visiva allucinatoria, nella quale la me stessa che ama le righe e le portava due anni fa mi si rivolta contro con il volto della massa, a tutto questo si aggiunge la musica orribile che viene diffusa nei negozi, di solito Tiziano Ferro.
Quando nel monomarca di GAS ho udito un brano dei Clash dalla radio, ho desiderato abbracciare la commessa, nonostante lei mi stesse guardando con evidente disapprovazione perchè ero indecisa tra un modello skinny e uno svasato, come è mai possibile essere indecisi tra due tagli così diversi, dove andremo a finire.
Comunque, in preda al delirio causato dalla sovraesposizione alle righe, sono stata attratta irresistibilmente da un negozio Gallo, dove ho avidamente vagato ammutolita fino a quando ho deciso di scegliere il disegno che più mi attraeva, e adesso vediamo quanto tempo ci mette la calca ad impossessarsene, e a rimandarmelo straniato.
No, non desidero l'abitino per i 25 anni di Kate Middleton, ma apprezzo che ne abbia scelto uno dal prezzo relativamente popolare.
Si, mi intristisce un po' che Kate Moss sia approdata alla fase botox.
Credete che sia facile avere due cromosomi XX e gestire tutte queste questi pulsioni sconnesse allo shopping, cambiare idea ogni dieci minuti, interessarsi al gossip, conversare di astrologia, credete che sia facile, lo credete davvero, soprattutto in tempo di saldi?
Non solo non è facile, è anche pericoloso, contusioni, rischio di arresto, incidenti stradali, allucinazioni, e infine la catarsi.
Questi i libri che ho scelto poi in biblioteca.
AM Homes - Questo libro ti salverà la vita
Melissa Bank - Manuale di caccia e pesca per ragazze
Silvia Ballestra - La seconda Dora
martedì, gennaio 16, 2007
Certi infrasettimanali sono così vuoti, burocrazia bancaria, equilibri di potere in ufficio, spaghetti al pomodoro in mensa, routine da supermercato, che bisogna arrivare fino quasi alla fine del pomeriggio, prima di imparare una cosa nuova, seppur minuscola. Mi chiedo anche a che ora domani imparerò la prima cosa nuova, e quale sarà.
Avete presente quell'erbetta di plastica verde che c'è sempre insieme al sushi, in qualunque posto giapponese intorno al globo, che da Vancouver si vada a Tokyo girando controsole oppure no?
Cos'è? A che serve?
Ebbene si chiama baran, e ricorda un tipo di foglia che veniva usata in Asia in passato per avvolgere igienicamente i cibi. Oggi l'erbetta di plastica verde è decorativa, ma serve anche a separare i pezzi di sushi che hanno gusti e profumi diversi, mantenendo così intatte le loro differenze.

Ora mi incuriosisce questo baran con la foglia d'acero canadese, che immagino per un giapponese sia una foglia di acero normale, visto che l'acero è di origine asiatica. Sempre per la questione dell'andare da Vancouver girando controsole oppure no, e considerando che in British Columbia ci sono molti giapponesi ma non ci sono molti aceri.
lunedì, gennaio 15, 2007
Le Storie di Zio Lettighiere
scritto da Spider
prodotto da Garnant
Strawman, going straight to the devil
Strawman, Strawman, Strawman
Quinto Episodio
Scary Monsters (and Super Creeps)
E subito dopo i tossici, viene il bollito.
Il bollito è colui che per vari motivi si ritrova a svariate miglia da un'ipotetica borderlinea.
E' fuori, è pazzo, è un Orlando senza l'ampolla. Il bollito lo recuperi e lo porti in Guardia 2, dove in genere lo condiscono con un mix di psicofarmaci. Il bollito puo' essere innocuo o pericoloso, folcloristico o molesto, nomade o stanziale. Può anche darsi che non sia un bollito cronico ma soltanto un bollito occasionale.
La stagione del bollito è l'Estate perche "il caldo accellera i processi degenerativi". Ma non solo quelli organici.
Eppure il bollito piu' strano l'ho caricato in Inverno. E tutta la storiella somigliava a una canzone.
Stazione MM linea 2. Lasciamo la barella all'uscita e scendiamo. L'omino del gabbiotto ci si avvicina e ci spiega. "C'è giu' una che..."
She had an horror of rooms
She was tired
you can't hide beat
When I looked in her eyes they were blue but nobody home
Scendiamo solleciti le scale. La stazione è deserta. C'è solo lei che appena ci vede sbucare spalanca gli occhi e comincia a strillare a squarciagola. "AAAAAAAGH!!". Poi si mette a correre.
She opened strange doors
That we'd never close again
She began to wail jealousies scream
Waiting at the light know what I mean
Noi le andiamo appresso lasciandole un vantaggio di una decina di metri. Quando si ferma e si volta ci fermiamo anche noi. Ha la faccia deformata dal terrore. Tiene le braccia sollevate come se si stesse riparando da qualcosa. E' un attacco di panico da manuale. Qualche secondo di stasi e poi di nuovo. "AAAAAAAGH!" e via di corsa. E noi dietro.
Scary monsters, super creeps
Keep me running, running scared
Si ferma nuovamente perchè non ha più spazio a disposizione. Ha il piede sulla linea gialla. Faccio un rapidissimo calcolo: Bollita+Treno=Marmellata. "No dai no, la marmellata no!" Bisogna uscire dallo stallo e convincerla a seguirci. Entro in empatia con lei e capisco cosa non funziona: i camici. E' una bollita occasionale in preda a un attacco di panico; essere inseguita da tre figuri in camice bianco, significa costringerla a visulizzare paure terribili tipo essere rinchiusa in manicomio.
She asked me to stay
And I stole her room
She asked for my love
And I gave her a dangerous mind
Stando così le cose alzo le spalle e le tendo una mano. Mi sforzo di fare la faccia più rassicurante che ho nel repertorio. Funziona. Piano piano viene verso di noi e ci segue fino alla lettiga. Punta gli occhi al suolo e affonda il volto nella sua sciarpa lunghissima. Si vergogna dello show. Appena me la ritrovo di fronte mi rendo conto di una cosa che nella concitazione mi era del tutto sfuggita; la bollita è di una bellezza stratosferica. Giovane, alta, chioma bionda a riccioli, efelidi e occhi verdi intensissimi. Sia maledetta l' etica professionale.
Now she's stupid in the street
And she can't socialise
Well I love the little girl
And I'll love her till the day she dies
Devo averla sin troppo rassicurata. In macchina si comporta con me come se fossi suo padre.
Un padre burbero al quale ci si vergogna di confessare una marachella. Giocherella con i guanti e guarda il pavimento. Parla sommessamente e sorride timidamente mentre le chiedo un po' di cose.
- Ma tu vai dallo psicologo?-
- Ehmmm sì....-
- E ti dà delle medicine?-
- Ehmmmm sì...-
Snocciola una lista di una decina di benzodiadepine dai nomi che sembrano quelli di supereroi della Marvel.
- E tu stamani le hai prese le medicine?-
- Ehmmmmm no...-
- Ah. Ecco-
Run, Run, Run...
Cale Alert
Lo so che ormai è un po' urlare al lupo, dopo molti rinvii e cancellazioni, ma le mie fonti danno il nuovo album Circus Live in uscita il 5 febbraio, sarà un triplo live, appunto, registrato durante i concerti europei degli ultimi anni. Quindi ci saranno anche la mia aura, le mie grida scomposte, e probabilmente il rumore dell'archetto della viola che JC usa sulle mie dita quando mi avvicino troppo al palco. Paiono poi confermate due date due in Italia. Urbino 10 Marzo - Teatro Raffaello Sanzio You're a ghost lalalalalala
Milano 12 Marzo - Rainbow Club
domenica, gennaio 14, 2007
Scendiamo solleciti le scale. La stazione è deserta. C'è solo lei che appena ci vede sbucare spalanca gli occhi e comincia a strillare a squarciagola. "AAAAAAAGH!!!". Poi si mette a correre.
She opened strange doors
that we'd never close again
Zio Lettighiere
La nuova puntata, domani sera al posto di ER (tanto ormai ER lo guardo solo io).
Se non posso avere la neve, non dico avere tre giorni di sci di fondo in mezzo ai boschi, una piscina termale e una pista di ghiaccio, ma almeno una mattinanta a guardare in su i fiocchi grigi in contrasto con il cielo bianco, o almeno la pioggia, temporale, tuoni, da quanto tempo non piove? Un evento atmosferico che ci costringa a rallentare il ritmo, insomma, uno qualunque, che dica inverno. Allora mi contento della nebbia, pensate. Campi lattiginosi e bui, atmosfera ovattata, strade lucide, poca gente in giro. Nessun pericolo autovelox, e nessuno che ti costringe a fermarti spianandoti un mitra a due centimetri dal naso. Se solo quei mentacatti dei miei concittadini sapessero che quando c'è un'altra auto dietro, soprattutto se è molto vicina, in coda o al semaforo, bisona SPEGNERE IL FOTTUTO RETRONEBBIA. Sono io sulla macchina dietro, mi friggete gli occhi, siamo in coda, vi vedo, volete che venga a vedervi meglio con un crick in mano? L'organizzazione del mio prossimo viaggio, forse proprio in India, procede lentamente.
E' destabilizzante osservare le gemme sulle punte dei rami, ascoltare le tortore che tubano, e sentire quindici gradi addosso.
A questo punto solo la nebbia mi consola, visto che l'amico A. mi ha instillato l'opprimente dubbio che l'inverno finirà tra poco, senza essere neppure iniziato, e sarà presto primavera e dunque impollinazione. Poi per qualche ragione oggi da Astra non arriva alcun segnale, spero non si sia rotto il feed per via del caldo, e niente Astra niente Eurosport, niente sport invernali. Tento di prepararmi al peggio, di abituarmi all'idea. Per ora ho comprato questo spumantino di Lush con un fiore sopra. Non sono allergica ai fiori, ma con sopra una spiga da agricoltura intensiva non l'avevano.

E alla ricerca di acqua, perchè certi cereali selezionati per l'agricoltura intensiva vengono su anche dal cemento crepato, ma per i fiori serve acqua, anche per quelli effervescenti, alla ricerca di acqua ho incontrato questo film, Water, molto bello e toccante, nonostante la struttura un po' convenziona e i personaggi a rischio cliché.
Piove molto in questo film, ci si purifica nell'acqua del fiume, e ci si lava dopo essersi rotolati nella curcuma. E' un film drammatico, che racconta usanze incomprensibilmente lontane e la crudeltà dei contronsensi della fede, senza perdere la capacità di riconoscere la bellezza, quando la incontra.
Quando ero molto piccola, vidi un film sul Mahatma Gandhi. Per qualche ragione ne ricavai la convinzione che quei fatti fossero contemporanei. Credevo che Gandhi sedesse per strada, nello stesso momento in cui io sedevo sul tappeto peloso anni Settanta. Anche questo Water mi ha portato su e giù per il tempo, con il pensiero del Mahatma Gandhi, e con la mie diverse immaginazioni della vita in un ashram. Patiraj mi ha ricordato la mia nonna, e anche, questo è buffo, il mio maestro di yoga. Kalyani invece mi ha ricordato la mia amica Ottavia, che non vedo da un paio di anni, e Vanessa Gravina com'era negli anni Ottanta nelle pubblicità su Topolino.
Dandini - Ma quand'è che sorge il sol dell'avvenir?
Fassino/Marcorè - Ma quand'è che la suora ci porta il semolino?
Dandini - Fassino/Marcorè - Suora!!!
Da Parla con me
giovedì, gennaio 11, 2007
Questo La Science de Rêves, The Science of Sleep, sul discusso titolo italiano non mi pronuncio, ha una locandina deliziosa.
A parte il fatto che il cavallo di pezza con il bottone storto come occhio è bellissimo, quello che più mi colpisce è che Charlotte Gainsbourg tiene i talloni in basso, come se fosse davvero a cavallo.
Mi chiedo se questo film mi dirà qualcosa, oppure se si limiterà a mostrarmi i suoi ingranaggi. Comunque il fatto che su Rottentomatoes ci si lamenti perchè Charlotte Gainsbourg non si pettina i capelli, ecco, lo trovo incoraggiante.
mercoledì, gennaio 10, 2007
The Prestige è un complesso e quasi perfetto meccanismo per spiaccicare canarini, impiccare protagonisti, annegare comprimari, mozzare dita e sparare rumorosamente, il tutto allo scopo di dimostrare che una grande ossessione comporta grandi sacrifici, in termini di canarini, protagonisti, comprimari, e dita. Ora non è chiaro neppure a me il motivo per cui mi sto lagnando di tutti questi familiarissimi e sempre effficaci motivi dell'immaginario americano. Da sempre il cinema li utilizza e da sempre i critici ne commentano con gaia soddisfazione i meccanismi rivelatori.
Ricorda qualcosa? Forse qualcosa come un grande potere comporta una grande responsabilità? E certo. Difatti a sottolineare l'imprescindibile morale del supereroe viene anche suggerita la faccia dell'ultimo Batman, funzionalmente ineccepibile. La solita, vecchia morale puritana. Che poi il tutto venga trasportato nell'Inghilterra vittoriana è un espediente, che a prima vista ribalta il familiare meccanismo secondo il quale l'America, quando ha bisogno di trovare cupa ma necessaria irrazionalità, deve andare in Europa, proprio il posto che ha lasciato a suo tempo per timore di essere contaminata dal Male. Ma è solo un giochetto, in realtà il meccanismo è sempre lo stesso, solo è reso più contorto, per sfuggire all'occhio. Questi illusionisti illusionisti britannici sono dopotutto pur sempre visti attraverso l'occhio di un autore americano, cercano lo stupore attraverso la tecnica, vanno alle esposizioni internazionali, e per trovare il trucco dei trucchi vanno addirittura nell'efficiente America, dove interi paesini di montagna godono di una eccellente illuminazione urbana. Salvo poi scoprire che tanta razionale gestione del territorio origina dal lavoro di un europeo, intorno al quale aleggiano suggestioni metafisiche e persino glam rock, Nikola Tesla interpretato da David Bowie, con tanto di persecuzione da parte di Thomas Edison esteticamente sotto forma di caccia alle streghe (ci sono pure le fiaccole). Certo questo è interessante, visto che il laboratorio di Tesla andò veramente bruciato nella realtà. Ma ti pareva se non era un'occasione per farne un cliché puritano, tra l'altro autoinflitto, (senso di colpa?).
Allora che c'è qui che non mi va? Probabilmente solo l'illusione che tenta di nasconderli. Con un contorcimento da illusionista, Nolan mi ha venduto la solita minestra, e questo è frustrante. D'altra parte, dovrei essere contenta per il suo impegno. Ma io per arrivare puntuale alla prima proiezione di questo lunghissimo e deprimente film ho dovuto saltare la cena, e precipitarmi al cinema dall'ufficio. Chiaro che poi la solita minestra, al posto di una cena come si deve, abbia finito per deprimermi.
Comunque, andiamo avanti.
Questo film è essenzialmente una poderosa trattazione sul tema del Doppelgänger. Più compilativa che sperimentale, ma pur sempre poderosa. Bene, due punti. Detto questo, non ho molto altro da aggiungere. Se non che tutti i Borden mi sono sembrati mentalmente disturbati (se non si ricorda quale nodo ha fatto, significa che percepisce il proprio doppio come la proprio metà dissociata - è chiaramente pazzo) e tutti gli Angier mi sono sembrati patetiche vittime. Di conseguenza la loro sorte era necessaria, freddamente già congegnata, non ne sono stata più di tanto emotivamente coinvolta. Mi sono limitata a tenere il conto, una moglie, due dita, una gamba, e così via. Alla fine mi pare che abbia fatto più punti Borden, e sinceramente non ho capito quale messaggio dovrei ricarne. Forse un pazzo non ha scelta mentre una vittima un po' sì dunque deve morire? Ok. Non mi sembra particolarmente soddisfacente, ma è pur sempre meglio di niente.
Il tema del Doppelgänger si accompagna a quello dell'ossessione personale per il successo, successo del quale si ricerca la purezza, che giustifici tutto il sangue. O viceversa, tutto il sangue è necessario per raggiungere la purezza. Di nuovo la solita morale puritana, vedi Mel Gibson (vedi nel senso di considera, non nel senso che devi proprio andare a vedere un film di Mel Gisbon al cinema, povero te, lettore).
Francamente però, mi pare che Itchy and Scratchy riescano già benissimo a trattare il tema del Doppelgänger e insieme dell'ossessione per il potere attraverso il sangue (sacrificio), senza bisogno di colossali produzioni hollywoodiane, gran contorcimenti di trama e l'intervento della Human Association, e sono anche divertenti. Ma pazienza.
Quanto ai meccanismi metanarrativi, un altro fattore che avrebbe dovuto attrarmi, ma che qui finisce più che altro per infastidirmi, che posso dire? In sintesi, noi spettatori siamo il pubblico vittoriano. Vogliamo la magia, vogliamo gli spari rumorosi, e non disdegnamo un bell'incidente sanguinolento ogni tanto per tenere alta la tensione. Ah, molte grazie. Ok, possiamo essere svegli e pietosi, oppure biondamente innocenti, ma solo se abbiamo circa sei anni, e comunque già viene suggerito che non ne uscirà nulla di buono. L'unico nostro progresso in quanto pubblico, in questo meccanismo metanarrativo, è che adesso abbiamo una legge che impedisce di spiaccicare il canarino per davvero. Di nuovo, meglio che niente.
Quasi nulla da eccepire poi sulla riflessione, anche piuttosto raffinata, che il film fa sul ruolo della tecnologia nell'immaginario. Dove finiscono la scienza e l'illusione meccanica, e dove inizia il soprannaturale, se inizia? In tempi di rivoluzione industriale queste erano domande molto serie. Si immaginava il futuro per cercare di dare un senso al presente. Anche adesso sono domande serie, ma il cinema e la letteratura da un po' di tempo per dare un senso al presente sembrano aver smesso di immaginare il futuro, preferiscono immaginare il passato che immagina il futuro. Va bene, più contorno. Ma perchè? Una stantia tendenza postmoderna? Oppure, di nuovo, banale riciclaggio mascherato da magia? Insomma, se per parlare di tecnologia e immaginario vogliamo tornare al passato, cerchiamo almeno farlo in modo creativo. Perchè accontentarsi di farlo semplicemente in modo contorto? In questo senso ho apprezzato moltissimo una delle prime inquadrature, una ventina di cilindri da mago sparsi in un bosco. Perfetta. Dice, qui si parla di illusioni, di molteplicità dei piani del reale, ma badate, c'è anche lo strano, e c'è il gusto per una inquadratura ben fatta. Dando credito a quell'inquadratura, ho seguito con attenzione tutto il film, perdonando i flashback che impiegano almeno una mezz'ora a diventare emotivamente utili (ma questa è una caratteristica di Nolan, si crea attesa, anche se artificiale, più necessaria che partecipata, ma pur sempre attesa), i colpi di scena telefonati (ma anche questo è un mezzo per far salire la tensione), e persino una banalissima gamba biomeccanica (da quando House mi ha fatto vedere cosa si può davvero fare con una gamba e un bisturi mutilante, il vecchio tema dell'invasione meccanica del corpo mi sembra ancora più superato), ma quando alla fine siamo arrivati al dunque, vale a dire alla svolta fantascientifica, non sono stata capace di sospendere l'incredulità. Io, che vado in giro da anni vantandomi di essere in grado si sospendere l'incredulità anche a testa in giù e con il vento contrario, in assetto fisso o variabile, su terra battuta, cemento o erba, su pista e su ghiaccio, questa volta ho fallito. All'università ho scritto una tesina sugli androidi, una tesi dal titolo "Immaginario e tecnologia nella saga di Star Trek", ho pubblicato un saggio sugli alieni e gli andoidi come forme di vita, e tenuto lezioni sul concetto di intelligenza articificale (no, questo è uno scherzo - o meglio vorrei che lo fosse). Nessuno sospende l'incredulità con tanto abbandono come so fare io. E allora che cosa diavolo vuoi da me, Nolan? Provocare? Al di là di questo sfogo personale (probabilmente sono semplicemente stufa di sospendere l'incredulità sempre sulle solite cose, paradossi temporali, virus alieni pandemici, clonazione, suggestioni vittoriane), sinceramente questa mistica moltiplicazione dei Doppelgänger mi risulta eccessiva, stonata, non riesco a crederci, e quindi mi perdo tutto il divertimento, oddio divertimento, diciamo tutto il grande potenziale iperbolico, e ne sto lì seduta a ripetere sottovoce "ma va là va là", come qualunque cittadino borghese che trovi la fantascienza un sottogenere poco serio, o come un accademico parruccone anni Settanta prima che la fantascienza acquistasse dignità tra i critici. E questo mi dispiace.
Ma in fondo nemmeno Batman Begins ero riuscita a prenderlo sul serio, probabilmente io e Nolan non siamo sulla stessa lunghezza d'onda.
In sintesi, credo che tutto dipenda dal fatto che io sto diventando sempre più sentimentale, mentre Hollywood sta diventando sempre più fredda. Distribuisce abbondanti caratterizzazioni, suspance, inseguimenti, stereotipi romantici, dilemmi puritani e meccanismi sorprendenti, ma raramente concede momenti di umanità.
Comunque per fortuna al gatto non succede nulla di male.




































