domenica, dicembre 31, 2006
La torta è in forno e io leggo Guanciale d'Erba, di Natsume Soseki, seduta al centro del letto. Il letto è morbido, quindi non resisto all'ondeggiare in cerchio, come faceva Glenn Gould che amava molto questo romanzo, sulla metafora del viaggio.
Un poeta versa infinite lacrime, mentre per un uomo comune ne può bastare un litro.
Natsume Soseki, Guanciale d'Erba
sabato, dicembre 30, 2006
Volentieri raccolgo questo invito di Rose, mentre mi trovo ad iniziare una pausa sparapolli, tra la visione televisiva del Silvestergala di pattinaggio a Obersdorf, troppo circo se posso dirlo, e quella del sentimentale film Wimbledon in dvd, che comunque come potete verificare totalizza un onesto 61% su Rottentomatoes, cioè più di tutti i film in questi giorni in sala messi insieme. Ebbene alla pagina 123 cade il titolo di uno dei racconti di questa raccolta, Other People. Spider, Jitterbug e Kit continuano il gioco, se vogliono/possono.
prendere il libro più vicino
sfogliare sino a pagina 123
contare le prime 5 frasi della pagina
riportare nel blog le 3 frasi seguenti
suggerire il gioco ad altri 3 blogger
Il libro più vicino è Fragile Things di Neil Gaiman, che si trova in cima ad una pila sulla scrivania perchè è stato acquistato giusto ieri, realizzando un buono regalo di Feltrinelli (sono avanzati 50 centesimi che intendo investire in un calendarietto da portafoglio, si, lo so che mi costerà molto di più di 50 centesimi).
Sono le uniche due parole nella pagina, sul disegno della foglia ripreso dalla copertina.
venerdì, dicembre 29, 2006
Kinky Boots è un film convenzionale e godibile, che vi consiglio se anche voi non ne potete più di vedervi davanti sempre la stessa maligna scarpa rossa, da mesi e mesi e mesi, come se non esistesse altro di interessante da mettersi ai piedi.
Contraddanza di Chiara Simonetti è un romanzo ossessivo e attraente, che vi consiglio per lo stesso identico motivo.
I piedi non sono tutti uguali.
giovedì, dicembre 28, 2006
Cerca cerca, alla fine un buon film di Natale s'è trovato. Architettura sovietica, interni tristi, strade deserte, il capitalismo sotto forma di un'auto di grossa cilindrata, della polizia politica riciclata nell'industria, dell'industria riciclata nel giornalismo, pradossalmente di un cinese che prospera vendendo fuochi d'artificio, babbo natale che dovrà pur continuare a vestirsi di un bel rosso squillante, e gli intellettuali di provincia sono morti o scappati all'estero o semplicemente continuano a bere. Questa varia umanità si lascia osservare per tutta la prima parte del film, mentre si affaccenda tra casa, lavoro, soldi, debiti, bottiglie, preparativi natalizi, e soprattutto l'organizzazione di un talk show alla tv locale. Poi si siede in uno studio locale, di quelli provinciali con quattro dipendenti che sperano solo di trasferirsi a Bucarest, e mette in piedi un dibattito per il pubblico, chiedendosi se la rivoluzione ci sia stata davvero, nella piccola città, o se la piazza abbia semplicemente seguito la piazza più grande.
Premiato a Cannes, uscito in sordina ad ottobre in temo non più di una dozzina di sale, A Est di Bucarest è una minuscola produzione che si trova in questi giorni ad aleggiare nelle nebbiose notti cittadine. Racconta la vita quotidiana, sotto Natale, di alcuni abitanti di una cittadina rumena, sedici anni dopo la caduta di Caeusescu.
Oltre al premio a Cannes, il film può vantare la ragguardevole presenza in sala del mio ex moroso slavista.
Ne esce un dialogo fondato, surreale, comico, amaro, dove viene anche fissato l'orario che distingue l'autentico rivoluzionario dal passivo, le 12:08.
Chi era in piazza, prima delle 12:08?
Le testimonianze si accalcano, strampalate, piene di vuoti, di dettagli privati, anche rancorose. Chi sostiene di esserci stato, pare fosse invece al bar a bere. Ma chi sostiene di aver controllato, pare avesse preso un mezz'ora per andare al mercato a comprare l'albero di Natale. E chi si trovava con la macchina in panne nella pizza deserta, e non poteva abbadonarla perché tornava dalla campagna con il maiale macellato, spiega che l'orologio del comune comunque era rotto.
L'anziano Piscoci è l'unico ad ammettere di essere andato in piazza solo molto dopo l'annuncio della fuga di Caesescu, e per far vedere alla moglie, con la qualche aveva appena litigato, che anche lui era un rivoluzionario. Lui quella mattina non ci pensava proprio ad andare in piazza, era al lavoro, ma poi era uscito prima per comprare dei fiori alla moglie, e non trovandoli era andato a rubarli all'orto botanico.
Insomma, la storia non siamo noi. Mentre c'è la rivoluzione noi siamo al lavoro, al mercato, al bar a bere, o in casa a preparare il pranzo. Dice Piscoci, la rivoluzione ognuno la fa come può. Dice quando i lampioni si accendono, si accendono sempre dal centro della città, e poi a raggiera verso la periferia. E a Bucarest, cosa vai a fare a Bucarest, dice il giornalista all'annunciatrice bionda, c'è solo fango.
Come trovi il modo questo film di essere anche poetico, dopo l'architettura sovietica gli interni tristi le strade deserte e babbo natale che deve comprarsi il vestito rosso tra la merce scadente in un negozio cinese, con la neve che copre il fango e i lampioni che poi si accendono tutti insieme, soprende ma a quella maniera dell'est, quando ti sorprendi e poi subito ti dici, eppure lo sapevo.
mercoledì, dicembre 27, 2006
In quarantotto ore, quanti piatti di tortellini e piatti cappelletti, fette di zampone, cucchiaiate di puré, salsine per il lesso, tazze di té, familiari stretti e parenti anziani, annunci di bambini in arrivo, progetti di viaggio, amici di vecchia data, musicisti di vecchia data, più o meno semplici conoscenti, è necessario mangiare, bere, incontrare, ascoltare e baciare, per arrivare all'overflow emotivo?
Nell'ordine, quattro, due, venti, cinque, sei, sette, tre, uno, otto, uno, nove.
Scivola, scivola vai via, non te ne andare. Scivola, scivola vai via, via da me.
Per riprendermi faccio una lavatrice rossa, mi nutro di cracker e pomodori, leggo Zoo di Gianni Clerici, guardo vecchi film.
lunedì, dicembre 25, 2006
Credevo che il mondo della casalinga fosse più sano del mio mondo aziendale, ma non è così. E' bastato trascorrere al supermercato qualche minuto in più del solito (di solito per me la spesa è una prova cronometrata per la qualificazione olimpica), e mentre cercavo un detersivo per i pavimenti che dietro avesse scritto "biodegradabile" invece di "non metterlo negli occhi", ho scoperto che esiste un deodorante da water a forma di wind surfer, pensate il povero omino, magari è convinto di fare surf nell'oceano. Ed è bastato tenere accesa la tv per qualche minuto in più di quanti sono necessari per House, e ho visto Carolina Kostner pattinare in mezzo ai grissini. I grissini, giuro.
Ho avuto anche il tempo di vedere gli extra del dvd di Edward Mani di Forbice, tra i disegni il più bello è quello in cui l'inventore tiene in mano un cuore di biscotto per Edward, e quante volte può una persona rivedere la scena hold me I can't prima di stancarsi, moltissime, non so esattamente quante perché ad un certo punto le patate in forno erano pronte, e così ho dovuto abbandonare il dvd. Ma poi ho avuto anche tempo di accorgermi che è sparita la mia preziosa videoccassetta mezza smagnetizzata dell'Attimo Fuggente.
Vi ricordate, spero di no, quando andavo dicendo che Neil Perry alla fine non si era ucciso, ma era riuscito a diventare attore, e adesso è quasi felice e lavora per la Fox?
Bene, c'è chi si è spinto oltre, e sostiene che Neil Perry alla fine non si è ucciso, ma ha rinunciato al teatro ed è diventato dottore, proprio come voleva suo padre. E' straziante.
sabato, dicembre 23, 2006
Cari lettori, vi auguro buone feste con questo manifesto pubblicitario della maionese Orco, che ho trovato oggi su una deliziosa bancerella del mercatino natalizio in città. Credevo di essermela inventata io la maionese Orco, della quale ricordavo una pubblicità anni Ottanta che diceva "chi ha paura dell'orco", ma soprattutto ricordavo che un giorno un tubetto di questa maionese era comparso nel frigo, io l'avevo assaggiata, e l'avevo trovata così buona, così buona, che un assaggio dopo l'altro, alla sera il tubetto era bello che finito. Da allora non ho visto un tubetto Orco, né una pubblicità Orco, credevo di essermi inventata tutto, e poi come si fa a mangiare un tubetto di maionese intero in un giorno. Fino ad oggi, quando sulla bancarella del mercato natalizio, tra le stampe tematiche "sci e montagna", ho trovato la pubblicità della maionese Orco perfetta per i picnic tra i monti, e diverse altre in particolare questa, in versione natalizia.
In questi giorni nel chiostro della biblioteca sono appesi grandi bellissimi manifesti pubblicitari d'epoca del cioccolato Lindt e Suchard, ma spero che gradirete questa variante salata.
Da una breve indagine, ho avuto conferma che la maionese Orco esiste davvero, e ha un gusto curioso per le reclame. Di conseguenza, deve essere anche vero che una volta ho mangiato un intero tubetto di maionese in un giorno.
E' sorprendente il mondo alla luce del giorno, diverso da come l'avevo visto l'ultima volta, in agosto. Dal lunedì al venerdì nelle ore di luce sono in ufficio, sabato e domenica nelle ore di luce dormo, quindi la mia vita vampirizzata è priva di paesaggi diurni, in particolare priva di paesaggi suburbani, diurni. Non che questo sia strettamente uno svantaggio.
Comunque, in questi mesi di circolazione automobilistica nelle tenebre, ho assistito impotente ai progressi nel montaggio di una strana cosa piazzata al centro della grande rotonda dell'asse attrezzato, inizialmente sembrava un portapalle da bowling alto venti metri, poi è sembrata una scultura astratta, e l'amica E. dice che tutte le sculture astratte rappresentano lavitaelamorte, poi qualcuno ha iniziato a sostenere che si trattasse di un gigantesco grappolo d'uva.
L. - E' un grappolo d'uva, guarda, ha anche le foglie in cima.
Garnant - A me sembra l'Africa.
L. - Uva for Africa.
Garnant - ...
Il mercato era uno splendore oggi, di pesci ricchi e pesci poveri, e il tradizionale bar era affollato come non mai. La verduraia dirimpettaia gentile distribuiva buonissimi pistacchi agli avventori in attesa. Ho gustano un panino con patate arrosto e lardo di colonnata, che vi consiglio.
Sarà che all'inizio delle ferie ci si sente più leggeri, ma io mi sento più leggera proprio in senso fisico. Sarà stato l'assistere alla lezione aperta di danza classica dell'amica P., che ha poi davvero indossato orecchini luminosi, con il permesso della maestra, e ha anche realizzato una serie di giri sulla diagonale, con gli orecchini accesi e le luci della sala abbassate, sempre con il permesso della maestra. Non so se era questa la scena che aveva in mente il designer di Accessorize, mentre disegnava quegli orecchini natalizi luminosi. Comunque.
Con l'amica V. abbiamo deciso per un pomeriggio natalizio, siamo andare dall'arrotino a far affilare un coltello, dall'estetista a ritirare due rossetti, in pasticceria a mangiare mignon al cioccolato e bere qualcosa con la panna, e abbiamo visitato il tradizionale presepio, un must della reggianità natalizia. Alcune scene sono le stesse di quando eravamo piccole, altre sono nuove, mi è sembrato di notare un interesse per il metapresepio, non solo la rappresentazione della Natività, ma anche la rappresentazione della rappresentazione della Natività. Scene di città la sera della Vigilia, con i fruttaroli e i verdurai che sistemano le casse prima di chiudere e la gente che torna a casa, scene casalinghe del giorno di Natale, famiglie che fanno il presepio, la carta delle montagne ancora arrotolata, mentre il gatto mangia sotto il tavolo e i panni stanno a stendere. Da piccola mi sorprendeva sempre moltissimo il fatto che le scene non fossero sistemate in ordine temporale. C'erano i primi passi di Gesù, poi la visita dei Magi, poi la ricerca dell'alloggio, ma abbastanza coerentemente, infine, l'ultima cena, con le ciabattine dei discepoli tutte ammonticchiate in un angolo.
La città era piacevole, ma dalla piazza proveniva un orrendo frastuono per via dell'allestimento del palco per Ligabue, e poi essere circondati da persone che portano tutte la stessa borsina Max Mara, o qualcosa di similmente costoso, alla lunga stanca. Annoia. D'altra parche anche io avevo una borsina costosa, con su il nome del mio compagno di banco di un anno al liceo, un metallaro simpatico, ne ho perse le tracce, ma qualcuno dice di averlo avvistato alle iscrizioni di un'asilo, comunque la sua famiglia ha un negozio in centro, una istituzione. Non ci ero mai entrata prima.
Per gli offlaghiani in ascolto, il negozio il roba cinematrografica che sapete, quello di Tono Metallico Standard, non c'è più. Nemmno il vicino Paper Eden, tempio della carta da lettera e dell'oggettino grazioso. Al loro posto, già non ricordo più cosa.
Ma al posto del foro boario, da parecchi anni c'è il grande parcheggio gratuito. Quand'ero amazzone, dodicenne secchina in stivali, cap e forcone, andavo a sbirciare i cavalli legati sotto le tettotoie in attesa di essere portati al macello. Quando un maneggio vendeva un cavallo vecchio o malato, lo venivamo a sapere. Con l'amica G. contattavamo i conoscenti che cercavano un cavallo economico e tranquillo da sella, per passaggiare in campagna. Un pomeriggio mi chiamò una persona, che voleva sapere da me la condizione dei piedi di un cavallo. Lo consigliai. Ci tenevo a quel cavallo, perchè era gentile non aveva manie di protagonismo. Aveva paura degl idranti e gli piaceva masticare le foglie delle siepi. Aveva una malattia cronica ai posteriori. Non ho mai saputo come andò a finire.
Quello che so è che qualche anno dopo costruirono la nuova sede del liceo proprio di fianco al foro boario in chiusura. Abbandonammo la vecchia sede del centro storico, con i suoi soffitti alti, gli alberi davanti all'ingresso, il cortile interno tipo carcerato, e le leggende metropolitane sugli orribili insetti che vivevano nei seminterrati (due giorno all'anno si faceva vacanza per la disinfestazione), e iniziammo a frequentate la nuova deprimentissima sede moderna. Mettevamo i motorini sotto le tettoie dove prima stavano gli animali. Il liceo trovava sempre il modo di abbatterci, altro che bue e asinello. Per fortuna è finito, anche se ora il cognome del mio compagno di banco metallaro sta sulla borsina del mio shopping natalizio.
L'amica B. ha annunciato che ci sta preparando una compilation.
giovedì, dicembre 21, 2006
Dedicarsi ad attività rigidamente codificate può essere molto rassicurante. Tecnica, ordine, certezze, un po' di mal di piedi, rinfrancano dopo una giornata trascorsa tra tentativi per approssimazione, caos, dubbi macbethiani, e mal di piedi comunque, per via dei tacchi.
Ma la tecnica è faticosa e le certezze sono noiose, d'altra parte l'approssimazione è insoddisfacente e i il caos è spaventoso.
Non siam mai contenti.
mercoledì, dicembre 20, 2006
Le Storie di Zio Lettighiere Era agosto e faceva un caldo feroce. Se ti addormentavi tra un servizio e l'altro avevi l'impressione che il bue e l'asinello ti stessero amorevolmente accudendo alitandoti sulla faccia. Il sole era ovunque e non ti dava alcuna tregua. Con tutta quella luce e con quel camice addosso sembravo la parodia di un angelo in una scadente recita di parrocchia. Avessi potuto non indossare quella palandrana bianca e quegli anfibi sarei stato molto meglio, ma magliettina e brache corte erano ben lungi dall'essere considerati abiti di ordinanza. Malgrado queste condizioni tropicali, quell'agosto io incontrai lo Yeti. Procediamo con ordine Eravamo sulla 019, era mattino e giravamo in zona Via del Ghirlandaio a Ovest di Milano. Ad un certo punto è arrivata una chiamata strana che recitava più o meno questo: "andate in normale in via...(ovviamente non ricordo)... una signora ha richiesto un servizio taxi..." Servizio taxi non significa nulla. Spetta al sesto senso del lettighiere capire se dietro a questa ironia si cela un servizio con un po' di grane oppure no. Comunque, abituati oramai a più o meno qualsiasi cosa ci avviammo. Io ero, come previsto per il terzo, sul retro della macchina, quindi non potevo scorgere a fianco di "che cosa" ci saremmo fermati. Aprii il portellone e improvvisamente calò il buio. Una massa immensa si era frapposta tra me e il sole impedendomi di vedere. Mentre ancora cercavo di riprendermi da questo scock percettivo scorsi i contorni di una mano enorme sbucare dalle tenebre. Una mano lunga circa una trentina di centimetri con unghie smaltate e una decina di braccialetti al polso. La mano lentamente si poso' sulla mia spalla; una "cosa" immensa stava entrando in macchina usandomi come appiglio. Guardavo con preoccupazione questa zampa con le unghia rosa, avvertendo una pressione quasi insopportabile. Venni distolto solo quando mi ritrovai avvolto in una soffice e spessa nuvola di pelo bianco. Quando questa nuvola si diradò, quella "cosa" si era seduta sul sedile di fronte al mio, ed ebbi finalmente chiara la situazione; un trans alto oltre due metri che a occhio e croce pesava ben oltre il quintale. Enorme. Era coperto "solo" da una sconfinata pelliccia di pelo lungo e bianco. Lo yeti pretendeva che lo riportassimo a casa dal lavoro. Il fatto che noi non fossimo (appunto...maledette ironie da sala radio) dei tassisti non pareva turbarlo minimamente . Si era tranquillamente accomodato aspettando che partisse la corsa e il tassametro. Bisognava convincerlo a scendere. Io ero letteralmente paralizzato. Lo guardavo con gli occhi spalancati come qualcuno che guardi da molto vicino un gigantesco orso bianco. Pensavo che se avessi fatto qualcosa di sgarbato nei suoi confronti, lui con un solo ceffone mi avrebbe demolito e per questo non muovevo neanche un muscolo. Poi pensavo che in fondo l'unica speranza che hai di fronte a un orso bianco o a uno Yeti è la fuga. Ma come si fa a scappare se per correre via hai a disposizione solo tre metri quadri di "vano sanitario"? L'unica cosa che pareva essere a mio favore era il fatto che lo Yeti non sembrava minimamente aggressivo. Anzi. Mentre lo guardavo attonito lui, senza emettere alcun verso, languidamente sorrideva, faceva gli occhi dolci e mi lanciava dei teneri bacetti con le sue labbra a forma di canotto. Questa scena divenne ancora più paradossale quando gli altri due membri dell'equipaggio scesero dal vano anteriore della lettiga cercando di farlo ragionare. Iniziarono a rimproverarlo restando davanti al portellone; Parevano due minuscoli omini che redarguivano un orso ammaestrato per convincerlo a uscire da una gabbia. Il tutto si risolse all'improvviso. Lo yeti, comprendendo che non lo avremmo riportato alla tana, lentamente si alzò. Scese dal mezzo con insospettabile eleganza e ci lasciò ripartire. Prima di girare l'angolo lo guardai un' ultima volta. Mi stava salutando agitando la manina...
scritto da Spider
prodotto da Garnant
Strawman, going straight to the devil
Strawman, Strawman, Strawman
Quarto Episodio
Yeti
Esiste.
Ve lo giuro. Io l'ho visto a una distanza di mezzo metro e non era un'allucinazione. L'ho visto e posso dirvi che l'unico dettaglio sul quale le leggende si sono sempre sbagliate, riguardano il genere dell' "abominevole", e la sua natura che è tutt'altro che aggressiva in realtà.
martedì, dicembre 19, 2006
Più ore di straordinario, meno ore di palestra, uguale raffreddore.
Un raffreddore con i soliti sintomi, starnuti, mal di gola, squallore, e anche un sintomo insolito, una estrema sentibilità olfattiva, che con il naso tappato mi fa sentire gli odori direttamente sul fondo al palato.
Gas di scarico di SUV, termoconvettore fognato, alito di dirigente, ascella di programmatore, gli odori della civile (hahaha) convivenza mi perseguitano e sono intollerabili.
Fortunatamente quest'anno ho deciso regali floreali, quindi la casa è piena di graziosi esseri viventi bulbosi e profumati che mi consolano, temo però che soffrano il buio, mentre io sono altrove, nella civile (hahaha) convivenza.
Questa notte mi sono svegliata convinta di soffocare. Tutti gli asmatici sanno che prima o poi avranno una bronchite ostruttiva, e quindi un episodio di asma che non migliorerà con i broncodilatatori. Ma fanno in modo di dimenticarsene. Ci pensa allora l'inconscio, in contesti scelti. Per parecchi minuti ho respirato a pieni polmoni, osservando dall'interno il fenomeno psichico della suggestione, che mi faceva credere di soffocare, mentre in realtà respiravo benissimo.
Probabilmente era solo una palla di pelo.
Quello che detesto del Natale, è che trasforma iniziative piacevoli come camminare in città, scegliere un regalo, andare in liberia, fare una telefonata, in incubi rumorosi, puzzolenti eccessivamente luminosi, odiosamente obbligatori.
Quello che amo del Natale, da miscredente, è che a Natale si ha il diritto assoluto alla vita privata. Mentre nel resto dell'anno la vita sociale, familiare, anche psichica, finisce subordinata al lavoro, alle commissioni, alla burocrazia, al pendolarismo, e deve essere ritagliata con fatica e ostinazione, a volte è persino necessario accoltellare qualcuno con le forbici, a Natale la vita privata è un diritto, e persino il mondo produttivo si ferma per rispettarla. Eccomi qui dunque a prendere avidamente nota di pranzi, cene, merende, spuntini, tè con biscotti e fantashopping, oltre a pianificare sport invernali (la piscina è uno sport invernale), pregustare sonno, ozio e letture, e appuntare ricette.
Se solo riuscissi a liberarmi della palla di pelo.
lunedì, dicembre 18, 2006
Weird Senior Workout
P. - Vieni a vedere la mia lezione di Natale?
Garnant - Certo.
P. - Per l'occasione indosserò i miei nuovi orecchini natalizi, sono pendenti che si illuminano.
Garnant - Pendenti che si illuminano? In una lezione di danza classica?
P. - Si. Hanno l'interruttore. E ho chiesto il permesso alla maestra.
Garnant - ...
domenica, dicembre 17, 2006
Raisportsat aveva promesso un'ampia sintesi dei mondiali di pattinaggio artistico a rotelle di Murcia, e devo ammettere che le tre ore e mezza comprensive di esercizi obbligatori, e replicate varie volte per l'agio dello spettatore smemorato, sono state più che soddisfacenti.
Questo pomeriggio sono andata a vedere dal vivo l'elite planetaria dell'artistico a rotelle, sport per latini e in generale popoli privi di ghiaccio, in cui l'Italia da sempre eccelle, appena contrastata da Stati Uniti, Argentina, Spagna e pochi altri.
Ho assistito alle impressionanti esibizioni di Luca D'Alisera, idolatrato dalle tredicenni sedute poco distanti da me (gli cantavano bello e impossibile), di Tanja Romano, regina su uno scranno altissimo, della superba coppia Marika Zanforlin - Federico Degli Esposti, e dei notevolissimi junior Matteo Guarise e Sara Venerucci, tutti medagliati di fresco a Murcia.
Tra un medagliato e l'altro i grandi gruppi sociali, che hanno messo in scena l'inverno, con tanto di costumi dalle lunghe dita di ghiaccio, un Jesus Christ Superstar dalle incoerenti atmosfere pasquali, al termine del quale Gabriele Gasparini è stato pure crocifisso su una apposita grande croce di legno, una oggettivamente bella interpretazione del pittore (sempre Gasparini che giocava in casa), le sue tele e i suoi colori (pattinatrici prima in bianco e poi a colori), e il solito, obbligatorio Thriller, dall'uscita del video di Michael Jackson un classicone dei saggi di artistico, in cui si può fare tutto quello che di solito è sconveniente, per esempio muoversi come zombie, masticare chewingum, e indossare calze strappate, il tutto al buio, così non si vede bene se qualcuno sbaglia. Ogni pattinatore, nella sua carriera breve o lunga che sia, deve fare Thriller almeno una volta, è obbligatorio.
Del tutto natalizio finalmente il saggio dei bambini, tecnicamente di buon livello, spero che il pubblico abbia capito quanto è difficile pattinare in pigiama e con un orsetto di peluche in mano, vale a dire in abiti impropri e senza poter aprire le braccia per l'equilibrio, quando sei troppo piccolo per riuscire a fare bene il passo incrociato.
Ovviamente alla fine sono arrivate le renne sui pattini a portare i regali.
Graziosa anche la mostra di disegni nell'atrio, ad opera del popoloso vivaio locale. In particolare mi sono piaciuti i bambini stilizzati sulle rotelle anche quelle stilizzate, e il disegno dal titolo "La frenata", corredato di spiegazione del giovane autore, sul perchè gli piace frenare. Mica scherzo, mi è piaciuto davvero.
Poi la folla in uscita dal palazzetto mi ha travolto. Fuori pioveva.
A otto anni la mia esperienza di draghi era un misto mitologico ed inconografico ben riassunto in Grisù, il draghetto che voleva diventare pompiere. Salutiamo dunque Grisù, draghetto dei vecchi tempi.
Accettai così di buon grado che il drago della fortuna nel film della Storia Infinita avesse l'aspetto di un grosso cane di peluche, e che lo stesso drago nel romanzo avesse il corpo ricoperto di squame madreperlacee. Pelo o squame, non avevo mai saputo di draghi dal copro allungato, che volassero senza ali, ondeggiando nel cielo cavalcati da un piccolo essere umano.
Quando, molti anni dopo, nel cielo della Citta Incantata di Mihazaki apparve improvvisamente un drago, io non dovetti fare altro che alzare un dito e dire a voce alta "è Falkor". I bambini presenti alla proiezione della domenica pomeriggio, mi guardarono con sscarsa convinzione.

Anche i bambini di oggi trovano il loro riassunto dell'iconografia e della mitologia mista del drago, nella saga di Harry Potter, in cui la Rowling offre una parodia a dire il vero non troppo sottile né del tutto efficace, ma pur sempre una parodia godibile, di una certa Inghilterra conservatrice, che veste polverose uniforme scolastiche sartoriali, e cataloga volentieri i draghi secondo i loro diversi breed.
sabato, dicembre 16, 2006
Prove tecniche di contributo a Wikipedia.
Della Storia Infinita possiedo proprio l'edizione 1981 di Longanesi, che Wikipedia ancora non descrive.
La collana è La Gaja Scienza - 39
La copertina di Roswitha Quadflieg rappresenta la torre d'avorio, circondata dal motivo dei due serpenti che si mordono la coda.
La traduzione è di Amina Pandolfi.
Il testo è in rosso nelle parti ambientate nel mondo degli uomini, in verde acqua nelle parti ambientate nel mondo di Fantàsia, come nell'edizione originale tedesca.
I capilettera sono di Antonio Basioli.
Adoravo quei capilettera. E Atreiu.
Invece Bastiano lo detestavo.
Weird Weddings
(one year later)
Garnant - Sarò zia!!!
F. - Si. Il 4 di agosto.
Garnant - Sarò zia!!!
B. - Pensate se ritarda qualche giorno, magari nasce il 16 agosto...
F. - Io veramente spero che nasca qualche giorno prima... con il caldo che farà...
B. - Il 16 agosto, magari è la reincarnazione di Elvis!
Garnant - Sarò zia di Elvis!!!
F. - ...
venerdì, dicembre 15, 2006
giovedì, dicembre 14, 2006
Possedendo io due cromosomi X, ho un interesse per le scelte cromatiche nel tennis indoor (e nel sintetico in genere).
Dopo il rosa ossessivo della Fed Cup, e l'accostamento difficile di lilla e verdastro del WTA Masters in Spagna, ho resistito a lungo alla tentazione di parlarvi del campo russo sul quale si è combattuta l'ultima finale della Coppa Davis Russia Argentina, rosso e verde, un abbinamento che si ispira ai tradizionali e tranquillizzanti campi all'aperto in terra rossa, con la dolce erbetta oltre gli out, e magari una farfallina azzurra, le farfalline azzurre volano sempre dove ci sono i vecchi campi in terra, certo, ma un rosso e un verde tanto saturi e intensi da apparire quasi... radioattivi.
Avevo evitato di parlarne perchè il richiamo al polonio sarebbe stato troppo scontato. Ma come si fa, guardate quel rosso e quel verde, immaginateli ancora una volta nel mio televisore widescreen.

Intanto continua il meritatissimo tour delle ragazze della Fed Cup. In occasione dei festeggiamenti federali Gianni Clerici ha composto un'ode, che volentieri riporto.
Ode alle Ragazze
di Gianni Clerici
Francesca Flavia Mara
Roberta e insieme a voi
Romina e Tathiana
ragazze di un paese
che mai conobbe Indìra
o Margaret Thatcher
paese retrocesso
e non solo nel tennis
Flavia Francesca & C.
capaci di far gruppo
di essere complici
e insieme generose
in un gioco egoista
un gioco narcisista opposto all'amicizia
audaci sino a
trasformare Nancy
in Bastiglia a rovescio
di stanare
Leonessa
la più forte dell'anno
Amelie Mauresmo
di fronte agli chauvin
ammutoliti da
la tua grinta lombarda
la maschera guerriera
dietro la quale celi
tenera umanità
E poi Charlerois
terra crudele sempre
per un popolo di
disperati emigrati
Schierate in gruppo contro
il fenomeno Henin
costretta ad un ritiro
che incidente non era
ma un modo di mostrare
bandiera bianca a chi
per un volta alzava
un drappo tricolore
un esempio di come dovremmo
ma non siamo
esser fieri di noi
di un paese che forse
non merita ragazze
della vostra bellezza
la vostra qualità
Bacio le vostre mani
da vecchio scriba alieno
ormai dalle emozioni
ma non di questa vostra
straordinaria riuscita
memorabile giorno
di nostra lunga vita.
E insomma alla fine è crepato. I cileni, e non solo, che abitano da queste parti, sono tanti, domenica notte hanno festeggiato. C'è stata anche una bottiglia di spumante. Ci sono uffici in cui lunedì si è iniziato a lavorare tardi. E in autobus capita di dirsi soddisfatti, perché non gli hanno fatto i funerali di stato.
La violenza è come l'energia, non si crea non si distrugge, cambia soltanto stato.
Alle medie mi fecero vedere Missing di Costa-Gavras.
Di solito durante le proiezioni didattiche io e l'amica V. giocavamo a battaglia navale. Le partite più appassionanti la giocammo durante l'interminabile visione di La Bibbia, e sopratutto durante L'Albero degli Zoccoli, che ci risultò del tutto privo di fascino, in quanto dodicenni decisamente stufe di abitare in campagna, figurarsi se avevamo voglia di sentir parlare di campagna, zoccoli e maiali ammazzati in toni di predica verista. Noi volevamo il motorino, le All Star e avevamo pretese animaliste. E comunque anche a voler essere criticamente nostalgici, le storie dei nostri nonni erano più interessanti.
Comunque, un giorno ci fecero vedere Missing. Iniziammo a disporre le navi, ma non iniziammo mai la battaglia. Missing sconvolse la nostra idea di tempo filmico didattico da far passare in qualche modo, e di narrazione ancora didattica che porta ad un finale in qualche modo soddisfacente, finito, e non ci si pensa più.
Non conoscendo, dodicenni, gli elementi politici, sociali, anche geografici, che un adulto usa per razionalizzare e stabilire una distanza emotiva di sicurezza, Missing ci colpì in una maniera particolarmente nuda.
Dittatura, tortura, persone che scompaiono, puoi cercarle e cercarle, ma non le troverai mai più, e non troverai una risposta, un messaggio, una morale, neppure una predica verista, e così dovrai continuare a cercare. E così Missing finì e noi recipitammo dalla narrazione nella realtà, in caduta libera, costretti a continuare a cercare il nostro finale.
Miranda Mary Piker, che poi non è neppure entrata, nella fabbrica del cioccolato, perchè non aveva mai perso un solo giorno di scuola in tutta la sua vita, disegnata da Lauren Child, in Roald Dahl Songs and Verse e relativa mostra.
mercoledì, dicembre 13, 2006
Le Storie di Zio Lettighiere Il tossico è routine. A noi interessa il trattamento del tossico orizzontale, ma il tossico orizzontale sta bene o sta male? In realtà il tossico orizzontale potrebbe stare meglio che se fosse morto (Op.cit.) o sentirsi come il figlio di Gesu (Op. cit.), ma la vecchietta che vedendolo dal balcone ha chiamato il 118 è, se è possibile, ancora piu' riduzionista del soccorritore, quindi l'orizzontalità sotto a un albero viene associata in questo schema alla necessità dell'intervento in urgenza. Per prima cosa si indossano i guanti, perchè il tossico starà pure cercando il Regno se ci riesce (Op. cit.) ma prima di farlo di solito non si è lavato. In piu' la via che porta al regno deve essere irta di spigoli perchè il tossico orizzontale è generalmente cosparso di simpatiche escoriazioni ancora rosee e umidicce. Per quanto riguarda il cosa fare in seguito, il manuale di primo soccorso a tal riguardo recita: "sollecitare il soggetto in prima istanza con stimoli uditivi", quindi, di fronte a un tossico orizzontale la prima cosa da farsi è urlare. In tale malaugurato caso il ricettario letteralmente prescrive: "stimolare il soggetto con stimoli dolorosi". E qui il modello riduzionista un po' si inceppa perchè la letteratura si presta a diverse interpretazioni. La più accreditata consiste nell'incominciare a prendere il tossico a schiaffi. Devo ammettere che il primo mese i miei manrovesci ai tossici erano solo dei timidi e inefficaci buffetti, ma questo derivava dalla mia timidezza, dall'inesperienza e soprattutto dal fatto che ero ben lungi dal non poterne piu' di mettere in scena le repliche di questa scadente performance urbana. Negli ultimi mesi i miei schiaffi erano invece molto robusti, in grado di emettere una sequenza di ciok (rumore del guanto in lattice sulla pelle della faccia) molto roboanti. Giunti quindi alla fase tre il manuale recita: "liberare le vie aeree, inserire la cannula di Mayo e ventilare col pallone di Ambu". Ventilare, perchè il tossico orizzontale tecnicamente tra le migliaia di possibilità muore soffocato. Infatti la sostanza magica che illegalmente il mascanzoncello scanzonato ha assunto, inganna i suoi chemiocettori, e dà indicazioni del tipo "Ma quanta aria che c'è qui! Respira pochissimo please". Ed è per questo che il tossico orizzontale ha un incarnato che generalmente ha tonalità che vanno dal fuxia intenso al blu scuro, anche se talvolta il colorito può essere frutto degli eccessi del trattamento numero due. Comunque il riduzionismo del modello ci impone di ignorare le considerazioni cromatiche. Continuando a ventilare si inforna il soggetto nel furgone e lo si porta al P.S. più vicino accompagnandolo con la retorica magniloquenza delle sirene spiegate. Una volta al P. S., all'orizzontale verrà somministrato il Narcan in due possibili modalità: se il medico è buono e in pace con il mondo tutto, farà una puntura intramuscolo. Se invece il medico ha parcheggiato male, si è mollato il giorno prima con la fidanzata/o, ha mangiato da schifo o in generale ha avuto una giornata a dir poco storta, allora somministrerà il Narcan direttamente in vena. La differenza per il tossico orizzontale è la stessa che intercorre tra l'atterrare dolcemente con un 747 o precipitare al suolo con lo stesso velivolo. E noi potremo cosi' alla fine andarcene, ammettendo di non saperne proprio nulla... (Op. Cit) If you want it, boys, get it here thing
scritto da Spider
prodotto da Garnant
Strawman, going straight to the devil
Strawman, Strawman, Strawman
Terzo Episodio
Tossico (and I guess that I just don't know)
Il tossico è esiziale ma essenziale, il tossico è tutto.
Il tossico sta al soccorritore come il leone di mare sta allo squalo; è la base dell'alimentazione.
Ma i tossici sono tanti e non si può avere con loro un approccio olistico, ma riduzionista.
Prima discriminante, i tossici si dividono in due grandi categorie.
Tossico verticale e tossico orizzontale. Il tossico verticale non interessa perchè la stazione eretta in questo modello significa scoppiare di salute.
Urlare cosa?
Semplice, urlare il "Lazzaro alzati e cammina" del buon lettighiere, lo She-zan del tossico, il suo "I fix chen chen" (Op. cit.), l'apriti sesamo in grado di spalancare le porte di un mondo dorato risonante di "vaffanculo, al Niguarda con voi non ci vengo".
Questa parola miracolosa è "Narcan". Il Narcan è una sostanza magica che è in grado di annullare in un nanosecondo qualsiasi effeto di quell'altra sostanza magica che è la diacetilmorfina.
Purtroppo, non sempre menzionare la parola miracolosa basta a riportare il tossico alla sua originale verticalità.
Ma è comunque difficilissimo riportare alla verticalità in maniera artigianale, qualcuno che abbia assunto l'analgesico piu' potente esistente sul mercato.
Sulle varie interpretazioni della prosa medica, ho visto anche lettighieri dare vita a vere e proprie torture cilene, usando il tossico orizzontale come un pupazzo anti-stress. Comunque, la fase schiaffoni raramente ha successo. In quelle poche volte possono succedere due cose: o il tossico tornando alla stazione eretta schiude il mondo dorato sopracitato facendolo risuonare di: "vaffanculo mi avete preso a schiaffi", oppure sempre resuscitando, il suddetto ringrazia vivamente del trattamento, rendendo la scena grottesca.
In caso di intramuscolo il lettighiere al risveglio dell'orizzontrale sarà già via, lanciato verso nuove e rutilanti avventure. In caso di endovena, il soccorritore assisterà a due meravigliosi spettacoli. Il primo è lo sputo della cannula con tanto di traiettoria triplo carpiata nell'aere (a tal proposito, gli esperti consigliano di non sostare MAI ai piedi della barella mentre il medico somministra il Narcan, perchè la cannula e i relativi schizzi da qualche parte devono pur atterrare; meglio sul pavimento che sulla vostra faccia). La seconda mirabilia è lo schiudersi di un meraviglioso mondo dorato risonante di "Vaffanculo, mi avete dato il Narcan!"
‘Cause hope, boys, is a cheap thing, cheap thing
Is it nice in your snow storm, freezing your brain?
Do you think that your face looks the same?
Then let it be, it’s all I ever wanted
It’s a street with a deal, and a taste
It’s got claws, it’s got me, it’s got you
martedì, dicembre 12, 2006
Claustrofobia da sala riunioni senza finestra.
Durante le prime due ore, le pettinature e gli accessori sono sufficientemente interessanti da tenere impegnati gli occhi, una taglio di capelli perfetto sul cliente impassibile, una borsa insolita di Prada appesa ad una sedia, ma poi, oltre la terza ora, inevitabilmente lo sguardo cade trappola dei dettagli quotidiani. La maglietta della salute visibile in trasparenza sotto la camicia dell'account. Le cuciture della camicetta nera della responsabile tecnica, lucide di ferro da stiro.
lunedì, dicembre 11, 2006
Quelle di Orione erano le stelle che vedevo tornando a casa la notte, in inverno. Certe volte la costellazione sembrava così grande da curvarsi sull'intero cortile.
Ma da quando mi sono trasferita, qualche anno fa, Orione tornando a casa l'ho vista solo sbirciando dal parabrezza, inclinando la testa tra il volante e il tetto, sulla strada che attraversa la cava di argilla. Una sera di gennaio, uscendo di casa, e quindi attraversando la cava di argilla in direzione opposta, il cielo è stato percorso dalla più luminosa stella cadente che avessi mai visto, una Quadrantide forse, o un sasso qualunque che si è acceso in atmosfera, con una luce gialla e poi blu, e si è spento lentamente come un fiammifero.
Ho visto la Via Lattea per la prima volta a ventiquattro anni, sull'appennino abruzzese. Dopo le dieci di sera non c'era acqua nei rubinetti, però c'erano le stelle. E mi sono sempre chiesta dove avesse trovato i collant con le costellazioni, la studentessa di scambio che frequentava il mio liceo durante l'ultimo anno, in pieno minimalismo supervelato lei portava le calze coprenti blu scure, con le stelle (come queste per darvi un'idea, ma molto più belle, e collant), e stava con un fumettista che ascoltava Tom Waits.
Gli operai hanno prodotto un frastuono infernale alle 9 di sabato mattina, ma ne è valsa la pena perché hanno sostituito le luci della strada, vecchi lampioni a bulbo, con nuove luci direzionate verso il basso, che non si disperdono in direzione del cielo.
E così in queste notti di vacanza ho visto di nuovo Orione tornando a casa, tra i fumi del barbera, il vento assurdamente caldo, e molto molto sonno.
Lo so che dovei rallegrarmi delle luminarie natalizie. Ma sono tempi di solstizio e io mi rallegro del cielo buio.
domenica, dicembre 10, 2006
Da bambina ero convinta che sposarsi fosse obbligatorio. Poi un giorno la mia vicina di casa mi disse che mi sbagliavo per forza, perché due suoi lontani zii non erano sposati, e avevano anche un bambino. Questo mi parve ben strano. Io non avevo mai visto una coppia non sposata.
Però vedete che non mi sbagliavo poi più di tanto.
Come quando dissi alla maestra che gli uomini pensavano che la Terra fosse immobile al centro dell'universo per sentirsi molto importanti.
mercoledì, dicembre 06, 2006
V. che studia alla sbarra accanto a me, oggi è arrivata in ritardo perché ha litigato con sua madre, tornata furibonda dal ricevimento genitori, colpa delle cinque materie sotto la soglia della sufficienza. V. ha finito per dirle che la odia.
Le ho detto di non preoccuparsi, deve tenere duro e ad un certo punto le superiori finiranno, e allora la Prussia e la Pomerania non saranno più in alcun modo un problema tra lei e sue madre.
Poi ho messo i piedi in prima ma dovevano essere in quinta, per fortuna V. mi ha dato un calcio per avvertirmi, prima che la maestra se ne accorgesse.
Le Storie di Zio Lettighiere Sole rovente, cielo azzurro colorato con lo spary, e aria aromatizzata al monossido di carbonio e PM10. Ma all'interno della 038 c'è una luce soffusa da quadro fiammingo, probabilmente per effetto dei vetri sabbiati, con quei due enormi "più" rossi in sovraimpressione. "Ragazzo. Per fare questo mestiere non dovrai superare il timore del sangue. Per fare questo mestiere dovrai sviluppare una forte resistenza al disgusto e capire una cosa: Inizia un pomeriggio di attesa. Ho gli occhi sbarrati di un pesce in un acquario. In sottofondo il rumore del traffico e quello della trasmittente. Il rumore della radio funziona cosi': "Krrrrrr pirupiruli'?" è il rumore di una chiamata inviata. "Krrrrrr pirupirulà!" significa che non ti hanno beccato e hanno chiamato qualcun altro. Ma se la radio emette un distinto "krrrrr TU TU TU TU!" allora vuol dire che ti è arrivata una selettiva e c'è da lavorare. Il mio primo TU TU TU TU" è arrivato alle 15 di quel pomeriggio di giugno: "038 in ascolto" "Si', 038, andate in urgenza in Via... (non mi ricordo) alla sede della SIP per malore" "Ricevuto. Chiudo" Si accendono il motore, i lampi, la sirena e partiamo. Durante il tragitto mi accorgo che tutto quel casino che fa un'ambulanza da dentro è davvero poca cosa. Ma questo dipende anche dallo stile di guida dell'autista. Malore. Malore significa tutto e nulla. Imparerò col tempo che il "malore" all'aperto 99 volte su 100 è un tossico, che il "malore" la mattina presto d'inverno è molto spesso un morto e che il "malore" il pomeriggio caldo d'estare con chiamata da un ufficio è il classico caso di crisi lipotimica (calo di pressione) in impiegata di terzo livello. Pianto le dita nel collo del ben di dio per capire cosa sia una tachicardia compensativa. La Rana interviene e le chiede di guardarlo negli occhi e di afferargli forte le mani. Quella che sembra la scena di uno scadente filmetto romantico è in realtà un trucco per capire se lo svenimento è di natura neurologica; se una delle due mani stringe debolmente o una delle due pupille è dilatata (anisocoria), vuol dire che c'è in ballo una lesione cerebrale. Non è questo il caso. Siamo proprio di fronte a un banalissimo calo di pressione in paziente ipotesa dedita a dieta ferrea e a terrificanti corsi di ballo latino americani. Per faticare il meno possibile la portiamo alla barella spingendo la sua sedia da ufficio con le ruote; un'idea geniale. La impacchettiamo con le gambe in alto in posizione antischock e la portiamo in "normale" (senza la suoneria) al Fatebene. Ok, come inizio, niente di traumatico.
scritto da Spider
prodotto da Garnant
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Secondo Episodio
Interno ambulanza giorno
Là fuori furoreggia un primo pomeriggio di un infrasettimanale di inizio estate.
Il coniuge Arnolfini, in questo quadro tonale con lenzuolini usa e getta color verde bile, pavimento grigio sporco e tutto il resto in bianco latte, indossa un camice obbligatorio, necessario per ripararlo da schizzi di varia e dubbia provenienza. Sotto ha larghi pantaloni militari e robusti anfibi antisiringa. Fa troppo caldo perchè indossi la giacca d'ordinanza blu con le bande catarinfrangenti e con l'enorme croce rossa sulla schiena.
Davvero un bel quadro. Peccato sia un autoritratto.
In realtà come esordio ho avuto un bel po' di fortuna. Tanto per cominciare la colonnina è Baiamonti, quella piu' vicina alla sede dove di solito si fa poco o nulla per ore. Poi l'autista è "Fred Flinstone" e il secondo è "Gigi la Rana". Flistone, una volta fermato il furgone, mi rivolge anche una sorta di discorso di investitura:
Le persone non sono normali."
E cosi' è. Un soccorso direttamente nel recinto di ingrasso. Ricky Martin se la ride impassibile dal fondo del suo desktop, mentre lei giace sul pavimento galleggiate. Non è attraente ed è una disdetta.
Ogni lettighiere, essendo a contatto tutto il giorno con sofferenze di ogni tipo sviluppa per via della dialettica dell'eros che si oppone al thanatos, una propensione all'erotomania che sfiora i contorni del caso clinico; ogni lettighiere spera che gli capiti il leggendario caso dell'incendio all'atelier di Armani, con tanto di sostegno psicologico-sanitario alle modelle fasciate solo dai loro candidi accapatoi. Sarà per la prossima volta. Il ben di dio riverso sul pavimente è cosciente e sudaticcio. Odora di un misto di cipolla e deodorante dell'hard discount. Il ben di dio lo devi toccare e questo è il primo terremoto culturale con il quale mi trovo a fare i conti; infrangere un diaframma prossemico e manipolare i corpi altrui, mantenendo il piu' possibile l'emotività incarcerata in un remoto angolo del cervello. Non è cinismo e se lo è, lo è solo per difendersi. La questione è che se uno strilla perchè ha la gamba rotta, ha bisogno di una steccobenda e non della stucchevole compassione di un estraneo.
Ma il pomeriggio è ancora lungo.
martedì, dicembre 05, 2006
Sam Brown - The Robots Have to Work in the Dark
L'altra settimana per raggiungere un negozio del centro ho dovuto a mio rischio e pericolo attraversare un corteo di persone che reggevano grandi fiaccole e cartelli, i quali cartelli recitavano a pennarello "Siamo d'accordo con il Papa" (così, in generale). I manifestanti manifestavano in pratica la loro fede nel dogma dell'infallibilità del Papa, e anche il loro accordo con tutte le esternazioni del Papa le quali, non facendo parti di bolle o encicliche, non sono interessate dal suddetto dogma (la lista della spesa, per esempio). Comunque la manifestazione era autorizzata, come si evinceva dalla presenza delle forze dell'ordine.
Mi chiedo però se sia prudente, in generale, permettere ad una folla di fedeli ferventi di brandire fiamme libere.
Questa settimana, in quanto "non credente di buon senso che trova conforto nel presepe" (sic), sono stata invitata da Aldo a boicottare Rinascente, Ikea e Oviesse perchè non vendono il presepe, appunto. Ma Oviesse non vendeva i pigiami a poco? Comunque, ho spiegato ad Aldo che in Svezia il presepe non si fa, però c'è la tradizionale processione di Santa Lucia, in cui le ragazze si vestono di bianco e portano in testa una corona di candele, come Santa Lucia per farsi luce nelle catacombe di Siracusa. Il mio tentativo di dimostrare che ci sono tradizioni religiose che accomunano Italia e Svezia non mi pare abbia impressionato particolarmente Aldo, evidentemente insensibile ai miei sforzi ecumenici.
Confesso di aver taciuto il fatto che secondo il calendario gregoriano, a lungo in uso nei paesi nordici, il solstizio d'inverno cadeva proprio il 13 dicembre, tempo di accendere i falò pagani per illuminare notte più buia, e dal falò alla candela la tradizione è duttile. Ma temevo di essere accusata di essere una strega (le fiamme libere dell'altra settimana mi hanno fatto una certa impressione).
O peggio, una laica relativista. Dicono che il relativismo sia un tempesta che porterà alla morte degli eterni, e di Dio. Dicono che i fuochi, insomma, saranno tutti spenti, le candele cristiane, la benedizione del fuoco, i falò pagani, e probabilmente pure il ceppo di Natale. E allora farà freddo. BBRR.
Io ci trovo una grande contraddizione. Per affermare l'immortalità dell'anima, da accettare come dogma, si nega l'impulso umano alla spiritualità, considerandolo tanto fragile se non inesistente, da essere facilmente eliminato dalla razionalità. Ma in effetti non è una contraddizione. Se si nega la spiritualità, allora serve il dogma. Non è contraddizione, è solo scarsa considerazione del genere umano. E in effetti...
Comunque questa è la stagione di Imagine (there's no Heaven), definirla fredda è molto metereologico.
E penso ai protagonisti di Life After God di Coupland, che cresciuti senza religione, cercavano la propria anima galleggiando in silenzio in una piscina suburbana a forma di rene, o sedendo sul pavimento di una tenda sotto il temporale, o guidando verso Kamloops (se ricordo bene) alla ricerca di qualcuno.
Ma ora basta fare i filosofi dell'happy hour, tutto questo parlare della Svezia mi ha fatto venire in mente Pippi Calzelunge, che in svedese è Pippi Långstrump, evidentemente simile a Langstrumpf in tedesco, calze lunghe appunto, la parola tedesca per le calze è impagabile. Quanto mi piaceva Pippi Calzelunghe!
Era stralunata e aveva un cavallo pois.
Non che i cavalli a pois siano tanto rari, in effetti. Ma capite cosa intendo.
Per voi una illustrazione russa (no, ora non ricomincio con Propp).





























