Garnant

giovedì, novembre 30, 2006

Weird Us

Garnant - Ti piace il mio nuovo rossetto?
L. - Si, è simpatico, sembra un vecchio peso da stadera.
Garnant - ...

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postato da garnant | 19:40 | p.link |

Ho battuto a stecca l'amica S. e ho vinto sei episodi della terza stagione di House.
Non è vero, lo dico per vantarmi. In realtà l'amica S. mi ha gentilmente procurato sei episodi della nuova stagione di House. Però è vero che ho vinto la partita. Il pusher sarebbe stato fiero di me (no, è vivo, ma lavora troppo e non lo vedo quasi mai). Prometto niente spoiler, solo qualche house-ism.

House: You smoke?
Caren: Socially. A lot.
House: You do yoga and you smoke?
Caren: I know it's hypocritical, but...
House: No, the world sees your legs. No one's checking out your lungs.

postato da garnant | 19:38 | p.link |
house-ism

mercoledì, novembre 29, 2006

Le Storie di Zio Lettighiere
scritto da Spider
prodotto da Garnant

Strawman, going straight to the devil
Strawman, Strawman, Strawman


Primo Episodio
Absolute Beginners

Lei è medico chirurgo ma con quella corporatura minuta e con quei lineamenti sottili appare più come la reincarnazione di qualche romantica scrittrice anglosassone. Ti aspetteresti che quella vocina sottile recitasse di spasimanti a cavallo, fiori profumati e argentati laghetti di montagna. Invece.

"I decapitati non si caricano in lettiga"

"La proctorragia con melena presuppone lesioni interne poste al di sopra del tratto terminale dell'intestino. La melena è infatti un liquido scuro di odore sgradevole. In pratica è sangue digerito"

"In caso di amputazione sarà vostro compito recuperare l’arto reciso, bagnarlo abbondantemente con la soluzione fisiologica e chiuderlo in una busta di plastica assieme al ghiaccio"

Mi vedo con un sacchetto in mano contenente un braccio. Non so definire se sia per me un’immagine ridicola o letteralmente terrificante.

Qui in aula siamo una decina. Alcuni sono i classici fricchettoni che sino all’altro ieri stanziavano allegri al Leonka a farsi le canne. Altri rispettano l’iconografia del bravo ragazzo laureando a pieni voti in qualche cosa, che non pensava certo di dovere arricchire il suo CV sino alla voce "trattamento del trauma da compressione violenta".

A parte un paio di studenti in medicina sono convinto che tutti sperassero di svangarsi l’anno di servizio civile in una polverosa biblioteca civica. Gli unici strumenti che abbiamo per prepararci mentalmente a essere scaraventati dopo una settimana di corso (un volontario il corso lo fa in tre mesi) in un furgone bianco con dei bicchieri blu sul tetto, provengono dai telefilm. Sangue che scorre a fiumi, ingressi scenografici ai PS correndo come dei forsennati spingendo la barella e snocciolando come un mantra nomi di medicinali. Immaginiamo di pronunciare frasi retoriche da massaggio cardiaco del tipo "Cristo, lo stiamo perdendo" Quello che poi in realtà pronunceremo piu’ spesso sarà: "Cristo, proprio a fine turno". Ma per il momento siamo solo principianti. E infatti al corso pratico ci fanno giocare al dottore. Abbiamo anche una bambola. Il suo nome è tutto un programma: "Resusci Anne".

Non ha le braccia e le gambe ma se le butti dentro l'aria lei si gonfia e se le schiacci il torace senti le sue costole di plastica che si abbassano emettendo un sinistro clonk.

E poi altri rutilanti giochi di società tipo portare giu' dalle scale un amichetto trasportandolo in tre con un telo o con una sedia. Oppure levargli il casco mantenendo il cranio in posizione neutra mentre lui sdraiato fa finta di essere caduto dallo scooter. E noi boccaloni che credevamo a quella puttanata urbana del tizio col cranio aperto in due salvato dal fatto di non averlo levato il casco; ti voglio vedere a ventilarlo uno che indossa un casco.

"Il davanti della barella sono i piedi del cliente. In tutte le stanze si entra di piede, tranne in rianimazione dove si entra di testa. Questo evitando ovviamente di aprire i battenti della porta con la zucca di chi ci sta sopra"

G. è un autista e quindi un militare. Ma di militaresco ha davvero ben poco con quegli anelli e quelle sue basette brizzolate modello Easy Rider. Tiene lezione dal portellone aperto della 019. Non gliene frega nulla della nostra assoluta goffaggine. Deve aver visto centinaia di ODC e evidentemente sa il mestiere si impara davvero solo esercitandolo. Oltre alle cose base, fornisce consigli per non entrare nella sgradevole situazione modello: chi soccorre il soccorritore?

"Noi il defribillatore non possiamo usarlo. Nel caso lo faccia un medico rianimatore ricordatevi di mollare la presa della barella. A meno che non vogliate beccarvi una botta da svariate centinaia di volt..."

Oppure spiega il segreto di come non finire alla casella della galera del Monopoli:

"Quando si sbarella, un terzo deve col piede bloccare la gamba retrattile del lettino, perchè tutto sommato noi non trasportiamo cassette della frutta che se cadono chi se ne frega le si raccoglie..."

Il corso finisce con un esamino. Mi chiedono cosa fare in caso di ustione e glielo dico recitando una lezioncina a pappagallo. Parlo di telino sterile senza averne mai visto uno e vengo promosso. Nel pomeriggio in bacheca esporranno i turni di domani e sapro' con chi uscirò nel mio "battesimo del fuoco". Alcuni di noi si chiedono che reazione avranno alla vista del sangue, perchè svenire di fronte a qualcuno che si pretende di aiutare non fornisce un'immagine molto rassicurante. Io mi chiudo in un mutismo corredato con una faccia attonita da pesce lesso. Ripenso al braccio nel sacchetto e a cosa stavo facendo poco piu' di una settimana fa:

Mio dio.

Life and death are just things you do when you're bored
Say fear's a man's best friend
You add it up it brings you down
You add it up it brings you down

postato da garnant | 23:28 | p.link |
zio lettighiere

Per carità, a me piacciono i film dove non succede niente. Amo sentirmi cullata in un mondo di dettagli minori, straniarmi dai meccanismi quotidiani, e avvertire la dilatazione dello spaziotempo.
D'altra parte, entrare in un cinema alle 20:00 di martedì sera per uscirne con la sensazione che sia mezzanotte di giovedì, è troppo persino per me.
Certo sempre meglio di quanto certe serate infrasettimanali se ne vanno così in fretta che hai giusto il tempo di sentire la serratura della porta dell'ufficio che si chiude alle tue spalle, e il suono successivo è quello della sveglia. La mia opinione è che Sofia Coppola con Marie Antoinette, abbia sbagliato il ritmo. Il film accelera dove dovrebbe rallentare, si blocca senza ragione, torna indietro come se avesse perso qualcosa, indugia sul niente, sbaglia direzione, fugge in avanti dove non c'è nulla. Se la colonna sonora venisse sfasata casualmente di qualche minuto, probabilmente non ce ne accorgeremmo neppure. La melodia nella testa di Sofia Coppola, insomma, ci arriva con un ritmo tutto incoerente.
Tutto il resto, ammesso che si riesca a rimanere svegli, è un lavoro di introspezione personale gradevole e anche interessante, sia dal punto di vista concettuale che estetico. In sostanza Sophia Coppola invece che andare in terapia ha fatto questo film. Il rischio che ha corso, certo, è che a noi possa non interessare niente dei suoi spettri adolescenziali privati, dei suoi gusti musicali ricercati, delle sue frivolezze amare. Ma è un rischio che in fondo corrono tutti gli artisti.
E' facile vedere un'adolescenza anni Ottanta nella vita di questa Maria Antonietta pop, andare a ballare la new wave, farsi gli occhi come Daryl Hannah, sintetizzare le giornate di noia in un montaggio mentale attraente, stare svegli a vedere l'alba con alcuni ubriachi che non si vede l'ora di poter rimpiangere dieci anni dopo. Kirsten Dunst possiede almeno una qualità attoriale ed è la trasparenza. Non si vede mai lei, non si vede il personaggio, quello che si vede è l'autore. In questo caso Sophia Coppola, prigioniera di una Hollywood dorata, costretta a produrre una qualche forma d'arte il prima possibile per compiacere la famiglia e rendere la propria posizione stabile, Sofia si consola sognandosi bella in rosa e poi donna semplice e insieme sofisticata, profonda e minimale. Poi c'è il mondo lontanissimo e incomprensibile, che magari un giorno arriva e la decapita, dopo averla in qualche modo ammirata e per cinque minuti anche rispettata.
Qualcuno dovrebbe dire a Sofia Coppola che la sua solitudine è stata la solitidine di tutte le adolescenti. Qualunque appartamento in zona residenziale è stato umanamente complicato e raggelante quanto la sua Hollywood, e come Versailles. Tutte abbiamo cercato consolazioni e conferme nelle scarpe, sognando scarpe del passato e scarpe contemporanee, possibilmente anche scarpe dal futuro.

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Chissà se sapendolo si sentirebbe meno sola, sapendo che i suoi spettri privati sono molto comuni, che i suoi gusti musciali ricercati mandano in sulluchero orde di appassionati del genere, e che la frivolezza è sempre amara. Ma probabilmente lo sa già, la solitudine dell'artista è anche sempre la solitudine del suo pubblico.
Mi chiedo se abbia scelto Kirsten per i denti. Guardo il viso di Kirsten Dunst curato da una torma di professionisti, e quello che vedo sono solo i dentini aguzzi, due canini spuntati un po' troppo in fuori. Succede che un giorno della preadolescenza, che oggi è riconosciuta con tanto di target commerciale ma anni fa era solo una fase disturbante dell'infanzia, succede che un giorno spuntavano due denti canini tremendamente in alto e in fuori, prima che i corrispondenti canini da latte cadano. In preda al panico si corre dal dentista, con le labbra strette per lo spavento e si chiede con un filo di voce, sarò un vampiro? Quello sospira e dice no, è tutto normale, la mascella si sta allargando velocemente e i denti crescono un po' in fuori apposta, per anticiparla, andrà tutto a posto da solo. Ma come si fa a credergli, con due file di denti in bocca come uno squalo, non si può più ridere in pace, e infatti alla fine tutto va a posto ma i canini nuovi rimangono sempre percettibilmente un po' in fuori, provate, fate scorrete la lingua sugli incisivi, sentite?
Quindi d'accordo le scarpe sublimi di Manolo Blahnik, i costumi commoventi di Milena Canonero e la colonna sonora molto avanti, ma non dimentichiamo i dentini di Kirsten Dunst.
Tutto il resto è paradigma estetico, l'accostamento ossessivo del fucsia e del nero, la citazione di almeno una copertina di epoca punk, e il feticismo per la contemporaneità indie. Immagino che nel frattempo abbiate qualche term paper dal titolo morfologia della fiaba pop o qualcosa del genere. Se non l'avete fatto sbrigatevi. Il tempo passa e il voto cala, come diceva saggiamente il mio prof. di scienze.

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postato da garnant | 14:03 | p.link |

martedì, novembre 28, 2006

Weird Senior Workout

Garnant - Ho mangiato troppo a cena, sono pesante.
C. - Figurati, io ho mangiato una sfettazza di mortadella due minuti prima di uscire.
Garnant - Una sfettazza di mortadella?!
P. - Se la passi appena sulla piastra diventa più digeribile, prova la prossima volta.
C. - Ah, grazie!
Garnant - ...

Maestra di pattinaggio - Andava bene.
Garnant - La combinazione?
Maestra di pattinaggio - Non l'ho vista, ma il rumore era giusto.
Garnant - ...

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postato da garnant | 17:51 | p.link |

lunedì, novembre 27, 2006

Tsk tsk, tutti quei discorsi sei tu che ti ricordi male, alla fine degli anni 80 nessuno si preoccupava poi tanto della bomba, hai solo visto un brutto film commerciale e sei rimasta impressionata, bimbetta.
Bravi, e adesso come la mettiamo con un'ex spia russa avvelenata in un sushi bar a Londra con il polonio 210?
Anche volendo dimenticare la polvere radiattiva sul divano di Generazione X, i bip dei contatori Geyger dopo Chernobyl, i bip dei contatori Geyger nelle canzoni di Kraftwerk, e il parcheggio trasformato in rifugio antiatomico sotto Ku'Damm a Berlino, questo piano per uccidere Alexander Litvinenko è talmente tragico e perverso da risultare suggestivo.
Non è un caso che io l'altra notte abbia sognato un'avventurosa fuga post-qualcosa dall'hotel Ukraina, diversissimo da com'è realmente come mi succede sempre nei sogni, una fuga con tanto di suite semidistrutta, spie e complici, sotterranei, un piano complicato a base di freddo e vodka, persino lescene intimistiche, e una fotografia pazzesca negli esterni finali, Mosca tutta grigia quasi metallica.
Me lo diceva sempre mia madre, tu leggi troppi libri, i libri non sono la realtà. Oh, facevo bene a non darle retta.

postato da garnant | 22:25 | p.link |

Weird Senior Workout

Maestra di danza - E... relevé! Tese le ginocchia, fate uscire il collo! Tenete lo stomaco. Non morite!
Classe - ...

postato da garnant | 22:23 | p.link |

Ragazzo. Per fare questo mestiere non dovrai superare il timore del sangue. Per fare questo mestiere dovrai sviluppare una forte resistenza al disgusto e capire una cosa:
Le persone non sono normali.

Strawman, going straight to the devil
Strawman, going straight to hell
Strawman, going straight to the devil
Strawman, Strawman, Strawman

Strawman, Strawman

Le Storie di Zio Lettighiere
scritto da Spider
prodotto da Garnant

Mercoledì, dopo House, in esclusiva su questo blog.

postato da garnant | 21:49 | p.link |
zio lettighiere

Sono tornata al cinema dopo un periodo di riorganizzazione logistica. Presa alla sprovvista dalle nuove e impreviste chiusure infrasettimanali, dalle rassegne criptiche, dagli orari incompatibili con le mie attività extracurriculari, esasperata dal multisala della mediocrità come unica prospettiva, ero arrivata ad esclamare, se questo film lo danno alla sala meno peggio, martedì lo vado a vedere.
Dovete sapere che il multisala della mediocrità consiste di sei sale. La Sala Bislunga, la Sala Sfuocata, la Schifa4, Schifa5 e Schifa6, e la Sala Meno peggio. Fortunatamente, il film era alla Schifa6, quindi ho desistito, rimandato, cercato alternative.
Certo è sempre più difficile. Le piccole sale locali sono abbandonate al loro destino. Puzzano. Puzzano i sedili, i proiezionisti, spesso puzza anche il pubblico. Il senso di colpa che provo durante la visione del film di Ken Loach è dato dalla mia generica simpatia per la corona inglese, certo, così equestre, ma soprattutto dalla visione di sbieco del volto tumefatto di L, che allergico all'acaro della polvere mal sopporta la sala muffosa e asfittica. D'altra parte anche i multisala della mediocrità sono un insulto ai sensi. Puzzano di popcorn rifritto, l'occhio è turbato alla vista di decine e decine di borse Gucci (così tante che distinguere quelle false da quelle vere diventa un esercizio vuoto), e i pavimenti sono perennemente appiccicosi per via dello zucchero che non evaporato come tutto il resto.

postato da garnant | 21:46 | p.link |

L'anima puritana della fondazione, il sogno della società di eletti, l'idea di destino manifesto.
Tonnellate di chiacchiere televisive, infinite conversazioni maleinformate, quando bastano tre concetti funzionali a spiegare quelli che a noi europei appaiono come i grandi misteri della società americana. Abbiamo scacciato i puritani, e ora non li riconosciamo quando tornano armati. D'altra parte, è talmente facile spiegare i fenomeni sociali statunitensi, che si rimane sempre il ragionevole dubbio che sia troppo facile.

Sto leggendo questo Cuore Liquido, fenomeno editoriale recente, autrice poco più che ventenne, lancio pubblicitario fino in orbita, tour oceanico. Critiche positive, ma qualche voce si chiede anche se non sia la gioventù, l'unico talento di queste memorialiste trendy.
D'altra parte alle donne piace raccontare le ossessioni femminili post-adolescenziali, è normale, visto che nella società di solito non c'è uno spazio per le ossessioni femminili post-adolescenziali (mentre su quelle maschili si fonda l'intero mercato automobilistico). Koren Zailckas si occupa in particolare di alcool, raccontando le sue vicende di quattordicenne che inizia bere, beve per esorcizzare la paura, beve per non fare sesso, beve per essere uguale agli altri, diversa dagli altri, qualcosa, e così via fino dopo la laurea.
Nulla di nuovo, queste cose succedono, da adolescenti, nel limbo della vita da studenti. Per sua stessa ammissione, la Zailckas non è poi una vera alcolista (si immagina la delusione del pubblico), solo ha vissuto periodi di abuso, con lei decine di amiche, compagne di corso, cheerleader, sorelle delle associazioni. Il punto è, perché? Lei se lo chiede dal punto di vista personale, e si risponde, eravamo insicure e tristi. Io me lo chiedo dal punto di vista sociale e mi rispondo, l'America ha una tremenda paura dell'alcool, prende tra le mani tremanti una Bud Light come se fosse il diavolo, e poi se ne scola otto.
Tutto qui? Mi sembra un po' strano che sia tutto qui. Insomma che con questa espressione e questa maglietta sia tutto qui.

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Comunque, nel frattempo in Vaticano c'è stata la prima planetaria del nuovo film di Catherine Hardwicke, che aveva raccontato le tredicenni alcoliche, violente e ladre di Thirteen, e ora prende Keisha Castle-Hughes di Whale Rider e racconta di un'altra tredicenne, Maria di Nazaret. Di nuovo i sogni, le speranze, le paura di una giovanissima donna di fronte alla vita, ha detto qualcosa del genere in un'intervista. E povere tredicenni però, non possono starsene tranquille un secondo, tirate da una parte e dall'altra tra l'abuso d'alcool e la Madonna!

postato da garnant | 21:39 | p.link |

domenica, novembre 26, 2006

C'è tutto quello che ci deve essere in Tsotsi, la township con intorno il niente, i grattacieli e i cantieri, i viadotti giganteschi, i bambini che dormono nei tubi di cemento, le baracche dipinte di celeste, l'AIDS, la violenza in tutte le pieghe della società, i soliti furti d'auto, i ricchi con la loro ossessione per i cancelli, il passato delle miniere d'oro, la pioggia su Johannesburg, le strade senza luce, il buio dopo le cinque in inverno che si mangia la gente.
Ci sono persino i gelati Ola, l'ennesimo marchio locale dell'Algida.
Ma Tsotsi è un film onirico, con i suoi cieli rosa sopra Soweto, la township polverosa che sembra quasi virata seppia, la prospettiva delle rotaie, il punto di fuga in una carta da parati che rappresenta la savana, i vetri colorati come campanelle, i dialoghi minimali, i primi piani silenziosi. Un film onirico, ma narrativamente un po' debole, non esattamente compatto, leggermente ingenuo, al punto da risultare, orrore, qua e là, quasi convenzionale.
E' curioso come sia un difetto, a rendere questo per il resto bel film, comprensibile al mondo.

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postato da garnant | 23:07 | p.link |

Alla fine non è bruttissimo il film di Loach, il problema semmai è che non è amaro, non è entusiasmante, non è cinico, non è romantico, non è niente.
Il sospetto che questo sia voluto.
Da un film ideologico ci si aspetta sempre durezza, ma soprattutto elevazione. Si pretende elevazione. Quello che terribilmente ci serve, per dare un senso alla sequela di tragedie e insensatezza e vuoto, e all'insensibilità che deriva, al terrore dell'insensibilità nella migliore delle ipotesi, è un istante, anche breve, di elevazione morale.
Poter credere nella rivoluzione, con innocenza, con froza, ad alcuni è successo solo al buio, seduti in una poltrona. Perché dopo la convinzione esaltante arrivavano sempre il sangue, la fame, la morte, ma per almeno una sequenza la fattoria degli animali era stata felice, la Spagna era stata libera, e non ci prenderanno mai davvero tutto, io l'ho vista la scena in cui Dianne Keaton abbraccia Waren Beatty in Reds.
Io ho il sospetto che Ken Loach abbia consapevolmente deciso di privarci della durezza e della poesia. Non siete capaci di credere nella rivoluzione? Allora fatevi bastare il meccanismo storico, la natura umana, se ci riuscite, io ve la racconto piatta, un tanto al braccio, sparando nel mucchio. Il dolore, la rivalsa, la vendetta, e poi daccapo.
E' bel cinema quello ci priva della durezza e della poesia? No, probabilmente no.
D'altra parte non posso fare a meno di pensare che si tratti di una provocazione. Dalla nostra comoda, ragionevole, moderata poltrona, dalla quale abbiamo studiato i meccanismo sociali e storici, e concluso che la rivoluzione è una sorta di resa, l'eroismo del suicidio, forse non ci meritiamo la durezza e la poesia, ma solo quel meccanismo di cui ci sentiamo tanto competenti.
Magari Loach si è semplicemente stancato di fornire a noi intellettualoidi sedentari emozioni sociopolitiche come fosse un juke box. A che scopo poi. Neppure ci alziamo dalla poltrona, tra una film e l'altro. Forse picchiandoci con una caman otterrà qualche reazione.

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postato da garnant | 17:54 | p.link |

sabato, novembre 25, 2006

Io restai a chiedermi se l'imbecille ero io, che la vita la pigliavo tutta come un gioco, o se invece era lui che la pigliava come una condanna ai lavori forzati; o se lo eravamo tutti e due.
Il Perozzi

Quanto uscì Amici Miei Atto II mio padre lo vide al cinema. Tornò a casa e mi raccontò delle zingarate, degli schiaffi in stazione e delle finte bustine di cocaina in tasca. Io capivo poco e niente perchè avevo otto anni, eppure mi piacevano quelle storie. Quando alle superiori mi si propose una zingarata, esattamente in questi termini, zingarata, sapevo già tutto. Ero preparata da anni.
Guardavamo i nostri patetici professori cinquantenni, le professoresse terribili così socialmente inquadrate, ed eravamo sicuri si saperne molto più di loro, perchè capivamo la goliardia e loro no.
Solo una cosa non tornava, quella era amicizia maschile. Non ero la sola, eppure i conti non tornavano. Succedeva perché ero impagabilmente simpatica, oppure semplicemente perchè ero brutta? Sono dubbi che uno si pone.
Fortunatamente il cinema mi forniva molte certezze.
Sally - Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non trova attraente?
Harry - No, di norma vuole farsi anche quella!
Tanto bastava.
Era così divertente, bastava sovvertire anche solo una minuscola secondaria norma sociale, e gli adulti si sorprendevano tanto che non riuscivano ad articolare una reazione. Adesso so anche perché, gli adulti sono troppo impegnati a sopravvivere, e non hanno tempo per altro.
Pensammo la scuola come una tragedia. Scrivemmo versi per il coro. I non interrogati erano il coro, e intervenivano a sottolineare i momenti salienti dell'esposizione. I professori erano così perplessi che facevano finta di niente.
Andammo a sciare in Appennino, da qualche parte in Emilia, poi ci venne voglia di una focaccia, così attraversammo tutta la Garfagnana tra gli avvisi di esplosione imminente nelle cave, spuntammo a Forte dei Marmi. In tuta da sci, con sci e gli snow board sul portapacchi. Con la macchina inzaccherata di fango appenninico e il tettuccio aperto. Comprammo la focaccia e andammo a mangiarla in spiaggia. In tuta da sci. Era la fine dell'inverno. Il mare era grosso e verde.
In una delle nelle nostre prime case da studenti, scrivemmo Antani come cognome sul campanello. I vicini si lamentarono, facendo notare che non era il nostro vero cognome. Volevamo metterci anche come se fosse, nella seconda riga.
Ma poi non l'abbiamo mai fatto.

Ci mancherà il Perozzi.

postato da garnant | 14:21 | p.link |

Sono stata a cena nella storica trattoria dove la bisnonna Adarita conobbe il bisnonno Riccardo. La conversazione ha spaziato dalle vicende sentimentali del marito dell'amica B. quando era un sex symbol del mio liceo, alla pianificazione di una cena nel retrobottega di una salumeria, all'idea gustosamente lugubre di ceneri sparse dalla prima collina dal nome buffo sulla sottostante discoteca all'aperto teatro di vecchie vicende.
Il tavolo accanto era atterrito. Ma alla fine ci ha fatto recapitare una torta al limone e una bottiglia di vino dolce.

Al ritorno la radio mandava I'm Your Man versione Nick Cave. Quanto è cambiato Nick Cave. Anche noi però. E' rassicurante che qualcuno si sia preso la briga di cantare per noi per tutto questo tempo.

postato da garnant | 13:49 | p.link |

Lunedì iniziano a Murcia, in Spagna, i mondiali di pattinaggio artistico a rotelle, dove l'Italia va a difendere ben 13 titoli su 16. Dovrete immaginarvi il tutto, perchè l'artistico a rotelle è poco telegenico e dunque rarissimamente trasmesso. Dell'artistico su ghiaccio il pubblico occasionale apprezza l'eterea impressione di leggerezza, il pattinatore sembra volare sul fondo bianco, senza alcuno sforzo. In confronto l'artistico a rotelle appare lento e noioso, per via dell'attrito, della pesantezza visiva del carrello a ruote, e in generale della minore spettacolarità degli esercizi.
Ma voi avete una fervida immaginazione, quindi non vi sarà difficile immaginare questi campionati, che termineranno il 10 dicembre.
Per ispirarvi ecco qui Ñico, la mascotte dell'evento. Sembra un po' una patatina fritta.

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Quanto a me, ieri sono riuscita a ricordarmi di fare l'anfora (cervo, rondine, bielmann, come vi pare) da entrambi i lati, quindi oggi mi sento i muscoli paravetebrali piacevolmente simmetrici. Non mi aspettavo che la parte fischiata di Wind of Change riuscisse a salire fino al tetto della palestra. E' perfetta per lavorare sui fili. Il tizio venuto dai rollerblade sostiene che è impossibile che io sia una pessima sciatrice, con il mio equilibrio. Tutti si illudono sempre che sia innata magia, e invece è dolore all'alluce e ascoltare Wind of Change venti volte di fila. Forse il mio problema con gli sci è la mancanza di una colonna sonora mentale.

S. aveva gli occhi lucidi, ma ha pensato che non fossero abbastanza per dire come stava, allora ha provato e riprovato il lutz finché ha iniziato a sbagliarlo, poi ha iniziato a cadere. Alla quarta caduta è passata all'axel. Preparazione, salto. Sottoruotato. Di nuovo.

Mi serviva una storia. Così poi l'ho sognata. C'era tutto quello che serviva e solo quello. Ma non riesco a ricordare tutto.

Magari sono io, i miei geni clock producono tutta quella serotonina di sera, e rendono le mattinate vuote e insensibili. Soffro di jetlag sociale.

postato da garnant | 12:52 | p.link |

giovedì, novembre 23, 2006

Vi piace House, eh?

"Doctor is coming," the nurse thinks sweetly
Turning on the machines that neatly pum air
The body lies bare


E adesso vi tocca aspettare fino all'anno prossimo per le puntate nuove...

Shaved and hairless, what once was screaming,
Now lies silent and almost sleeping.
The rain must have gone away


ER chissà quando riprende...

Strapped securely to the white table
Ether causes the body to wither and writhe

Underneath the white light.


Si c'è Scrubs ma non la stessa cosa...

The doctor arrives, knife and baggage
Sees the growth as just so much cabbage

That must now be cut away.


Allora ingannate l'attesa con Le Storie di Zio Lettighiere, la nuova serie!

Now comes the moment of great, great, decision
The doctor is making his first incision

One goes here,
And one goes there.


Prossimamente, in esclusiva su questo blog.

"The ether tube's leaking," says someone who's sloppy.
The patient, it seems, is not so well sleeping

The screams echo off the walls.

Le Storie di Zio Lettighiere
Scritto da Spider
Prodotto da Garnant

Don't panic -- someone give him pentathol instantly.
The doctor removes his blade cagily slow from the brain.
BY MY COUNT OF TEN.

postato da garnant | 20:34 | p.link |
zio lettighiere

Impazzano in ufficio i Folletti dei Pacchetti, le sorprese speciali degli ovetti Kinder, quelle tutte intere, una sorpresa su cinque, una sopresa su cinqueeee... sarà uno di noi!!!
Per chi impara un po' di tedesco passivo dalla tv, Überraschung (sorpresa) è una parola familiare. Come anche l'espressione um zwanzig Uhr fünfzehn (alle 20 e 15, la prima serata tedesca), Sternzeit (data astrale), e naturalmente für die ganze Familie (per tutta la famiglia, e non per la famiglia ganza come si potrebbe sospettare).
Comunque, il successo in ufficio dei Folletti nei Pacchetti si spiega con il fatto che la vecchia strategia di comunicazione dell'ovetto Kinder, promettere ai bambini una sorpresa, un gioco e del cioccolato, funziona ancora meglio con gli adulti depressi. Una sorpresa nel sempre identico panorama a norma dell'ufficio, un gioco che rompa la privazione sensoriale, e del cioccolato, che come si sa rallegra chimicamente. Ma la vera chiave del successo dei Folletti dei Pacchetti è che questi allegri esserini dipinti a mano vogliono aiutarci a impacchettare i regali, fornendo nastro adesivo decorato, timbrini a forma di albero di Natale e pratici arriccianastro. Praticamente sono gli aiutanti di Babbo Natale, arrivati da noi da chissà dove in un uovo, come Mork (su un uovo vergo da Ork). E chi è quel lavoratore che non desidera una schiera di folletti che lo aiutino a chiudere ben impacchettati tutti i progetti cruciali entro Natale? Volonterosi come sono, i folletti si adatteranno di certo al lavoro d'ufficio, redigeranno documenti balzellando da un tasto all'altro, invieranno fax seppur decorati da piccoli alberi di Natale, e leggeranno la rassegna stampa marcando i passaggi salienti con il nastro adesivo natalizio. C'è chi li immagina lavorare alacramente la notte cantando, e al mattino il lavoro è magicamente tutto fatto. C'è chi invece ha già pensato di fargli firmare un contratto a progetto. Tutti comunque li adorano.

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postato da garnant | 20:00 | p.link |

In tutto quel postmoderno, non avevo mai visto un personaggio fermarsi a fare valutazioni sul montaggio della propria storia. Fermarsi davvero intendo, in fondo ad una scala, e risalire i gradini per cercare di capire come è finito lì quando nella scena prima era mmanettato ad un letto di terapia intensiva.
Forse Picard in qualche episodio di Star Trek The Netx Generation, ma lui era messo lì apposta.
E in tutta quella fantascienza, non avevo mai neanche visto una scena realmente erotica con un robot. O almeno di sicuro in TNG non c'era.
Al cinema qualche androide, certo, ma con parecchio contesto complicato.

Guardatelo in fretta perché House sparisce subito da YouTube, sapete i diritti. Perdonate i sottotitoli in spagnolo.

postato da garnant | 00:12 | p.link |

mercoledì, novembre 22, 2006

L'anno scorso facevo lezione di yoga mentre nella sala accanto provavano quelli dell'hip hop. La musica non era male e neanche i ballerini che sfilavano dietro la vetrata, quindi non mi lamentavo dei ritmi sincopati che coprivano i nastri new age del mio maestro. Anzi era lui stesso a dire che un ambiente artificalmente silezioso e raccolto è troppo facile e non si impara nulla. Certo però era attraente anche lo yoga deck che ho visto quest'estate nel giardino di una Spa, con tanto di ponticello zen su laghetto zen e gong di legno zen.
Comunque, l'altro giorno mi è capito di vedere una dimostrazione di hip hop, e mi sono ritrovata a pensare, era meglio se ci mettevano un po' di classica.
Il meccanismo narrativo vi sarà familiare dai filmetti in atmosfera MTV. Dopo un primo tempo in cui lei si dedica anima e corpo all'etereo mondo della danza classica arriva il talentuoso e prestante ballerino di hip e la trasporta nel mondo vero (sic). In effetti quelli dell'hip hop, e anche dell'afro, stazionano nel cortile e ci guardano scendere le scale del centro danza e si vede che ci valutano, se respiriamo, cosa danziamo, e se siamo belle abbastanza da essere convertite all'hip hop, da loro. Per di più, in una variante della vicenda, Avril Lavigne ammonisce le ballerine classiche perché negano il loro autentico desiderio di darsi all'hip hop, Avril Lavigne dice ve ne pentirete quando lui sarà ricco e passerà su MTV mentre voi sarete a casa sole e con la depressione post parto.
L'importanza cruciale del look in questi esempi di bassissima cultura pop appare come una scemenza della quela nessuna persona raziocinante sopra i tredici anni mai si preoccuperebbe nella vita reale. E invece dovreste vedere quanti sforzi, tra una sala prove e un corridoio con le foto allineate, per darsi un tono da virile ballerino di hip hop con un fazzoletto in testa, o da leggiadra danzatrice pallida, o da libera e multicolore seguace di Isadora Duncan ma senza sciarpetta al collo che è meglio di no, un tono da quelli che sanno il fatto loro insomma, e sanno bene come uscire artisticamente intatti da un giornata di sadici compiti in classe, o esasperanti appelli di esame o urfide grane in ufficio.
E allora si vede la ballerina sedicenne che cammina senza quasi toccare il pavimento, tanto è concentrata nello sforzo di essere all'altezza del suo outfit perfetto, calze rosa, wrap skirt nera, body nero e chignon. Si vedono quelli dell'afro che fanno ondeggiare le chiome libere. E tutti che si ingegnano per dissimulare le proprie linee morbide, che una volta infilate nella lycra e riflesse da infiniti impietosi specchi, sembrano tanti affronti terribili alla memoria di Giuseppina Bozacchi morta di colera durante la guerra franco prussiana dopo sole sedici superbe repliche di Coppelia. Short pudichi, calze arrotolate in vita per terrore che segnino, non troppo altrimenti fanno Fame terza stagione, la roba della Dimensione Danza con moderazione perché fa Maria De Filippi, e poi nero, nero, nero, come snelli pipistelli, e per distrarre lo sguardo magliette graziose lady fit e anche washed con l'aria vintage di un passato che in realtà non c'era, perché il passato era tutto body o magliette normali larghe di cotone normale bianco.
Io me ne sono procurata una con il disegno di una spirale, che spero ipnotizzi chi mi guarda in modo che gli occhi non scendano a notare i fianchi. L. dice che è la traccia di una trottola ben centrata coi pattini. Magari per il designer era uno scarabocchio a margine del foglio, l'importante è che vi concentriate sulla spirale, svuotate la mente.
Quando leggevo Oscar Wilde, da adolescente, non immaginavo che certi aforismi sull'indossare una maschera o un'opera d'arte avrebbero preso nella realtà forme tanto banali, da dover essere consumare tra due semafori, il centro commerciale e una sala prove con il pavimento di vinile.

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postato da garnant | 23:46 | p.link |

Oggi per sbaglio ho ascoltato una canzone dei Lunapop, volevo fare clic su L'uomo Tigre (solitario nella notte va se lo incontri gran paura fa il suo volto ha la maschera... tigre) ma ho sbagliato mira. Ho ascoltato C'è qualcosa di grande, non avevo mai fatto attenzione al testo (testo?). Ma questo tizio con chi ce l'ha? Con lei che lo ha piantato? E allora per consolarsi si crogiola nell'illusione che lei adesso stia affogando nei problemi esistenziali? Oppure sta scrivendo introspettivamente di se stesso in seconda persona come si ama fare a quindici anni e anche dopo quando proprio non si trova un espediente migliore, e allora è lui che ha piantato lei e ora sta affogando nei problemi esistenziali? In ogni caso, ve li ricordate i Ragazzi delle Ragazze?

Gianfranzo - Ciao, io sono Gianfranzo, sono il vuoto che c'è dentro di te. Se mi accosti l'orecchio alla bocca senti solo il mare...
Coro - E basta!

postato da garnant | 23:19 | p.link |

Spenta la tv con Ballarò, il Mac con Cindy Lauper, chiuso un libro di memorie adolescenti di una binge drinker, spente tutte le luci, fuori tuonava mediamente lontano.
Il pensiero spontaneo nel primo dormiveglia, ma il gatto è rientrato?
Però sono anni che non ho più un gatto di cui preoccuparmi. In cortile abitano il gatto rosso del vicino, che è molto riflessivo e non ama essere distolto dalle sue meditazioni sul confano della macchina, un tricolor un po' nevrotico, e il gatto grigio e nero, che conosce il segreto e il valore dell'ozio perfetto e lieve. La gatta bianca che sedeva sempre sullo zerbino si è trasferita, in casa sua stanno rifacendo i pavimenti, lei odierebbe tutto quel rumore.
Insomma, spero fossero tutti rientrati.

postato da garnant | 23:18 | p.link |

martedì, novembre 21, 2006

Dawson Creek finiva con Dawson che diventava regista e scriveva una sua serie televisiva all'interno della quale un Dawson si metteva con una Joey.
Un storia nella storia, che ammoniva su come certe cose possano essere romanticamente innocue solo nell'immaginazione, mentre nella realtà diventano una patetico strazio quando non una tragedia.
Nella realtà della serie Dawson infatti rimaneva solo e Joey si metteva con Pacey, perché era giusto così, il vero romanticismo sta nell'imperfezione della vita vera.
Pur sempliciotto e commerciale, a fini di blando intrattenimento e banale didattica per sedicenni dell'anima, Dawson Creek si sforzava dunque di dare una sua onesta interpretazione della vita, devi fare quello che devi fare, spettatore, non indulgere in fantasie infantili malscritte.
Ma come ben sappiamo, cercare di dare un qualsivoglia senso alla vita è un esercizio spesso inutile e frustrante, perchè magari poi nella realtà della vita Joey finisce proprio per sposare Dawson, come suggerisce indirettamente questo post sul blog di Grazia, segnalatomi da Kit (grazie Kit che capisci la tv pop).

postato da garnant | 22:32 | p.link |

Nei primissimi anni Novanta le paninoteche declinavano e il loro posto veniva preso dalle birrerie, più o meno di ispirazione anglosassone, che offrivano birra e giochi di società. Ordinavi la birra, sceglievi il gioco di società, anzi, prima dovevi arrivare in birreria, e questo implicava il surgelarsi in motorino, oppure rimpicciolisrsi atterrite dietro le spalle di un motociclista sedicenne, maledicendo la calze velatissime che causavano il surgelamento delle caviglie, poi finalmente entravi del caldo fumosissimo e frittoso della birreria, e inziava la partita a Trivial Pursuit. La partita a Trivial Pursuit durava ore e ore, ricordo distintamente l'amica B. con la fronte appoggiata sul tavolo di legno, stremata alla terza ora di gioco, i luccichii folli negli occhi di chi pensava di aver fatto colpo su di lei/lui azzeccando una risposta sulla storia napoleonica, e l'inquietante fatto che usciva sempre, sempre, almeno una domanda su Hailey Mills.
Gli anni sono passati e oggi il Trivial è un po' in declino, così servono nuove edizioni, e nel frattempo la Hasbro non si è dimenticata del target che a suo tempo giocava furiosamente bevendo e guidando il suo primo mezzo motorizzato all'apice del successo popolare, noi. Ecco qui dunque l'edizione Totally 80, con tanto di commercial diretto da Cindy Lauper, e backstage, e tutto.
Cindy Lauper.
Il fatto è che Cindy Lauper all'inizio fingevo di snobbarla, perché io ero piccola e lei era per le distantissime ragazze grandi, le mie vicine di casa, che andavano chissà dove con gli occhi pesti di trucco e ascoltavano Girls Just Want to Have Fun tappandosi in naso per avere la voce che ci voleva, e si facevano la permanente e le unghie a pois con l'uniposca. Ho finto di snobbarla per un sacco di tempo, fino a quando mi è successo di camminare nel corridoio di un ospedale con in mano la cassetta di True Colors appena uscita, e di avere una conversazione a proposito di Cindy Lauper, seduta accanto ad un letto con le sponde di metallo, se fosse solo commerciale o no, e lei diceva di no, o comunque a me piace, diceva, e io mi ricordo la cassetta appoggiata sulle lenzuola. E poi ricordo che guardavo il video a casa, ogni volta, e pensavo che ero grande abbastanza e potevo e dovevo smettere di snobbarla, e Girls Just Want to Have Fun iniziò a sembrarmi terribilmente importante. E così non sono riuscita a perdonare a Cindy Lauper per aver cantato in quell'ospedale, e per essersi incollata a quel pomeriggio e a tutta la morte che c'è stata dopo, e per avermi costretto a prenderla sul serio, a quel modo, da lì in poi.
Mi era riuscito di perdonarla, poi, in una sate house a Rotterdam, parecchi anni dopo, mi sedevo e c'era sempre Time After Time, e noi eravamo proprio vivi, si, e nessuno spettro, strano dire nessuno spettro a Rotterdam, una città ricostruita, eppure si impara ad ascoltarle queste città della guerra, e allora non fanno più paura, ci vuole un po' di tempo.
Eppure ancora non riesco riesco a prendere come si dovrebbe una scatola stampata e un commercial, la solita nostalgia degli anni Ottanta, niente di speciale. Ma piano piano scompaiono i miei anni Ottanta, i luoghi, le persone, a come sapevo che avrebbero fatto comunque, solo un po' più lentamente, e mi sorprendo sempre, di quanto è triste, e lasciano tracce che a volte mi sembra esistano solo nella mia testa, e allora se dovessi dimenticarlo, True Colors in ospedale, nessun altro saprebbe ricordarlo più, tra chi è rimasto vivo, chi per incompetenza musicale, chi perché allora aveva altri pensieri, chi perché stava solo lavorando.
Verrebbe da dire gli  anni sfuggono e rimangono tante scatole vuote, e invece le scatole contengono tutto lo scibile proprio di quegli stessi anni, diviso per categoria, cinque domande per carta, e dadi da tirare. E per ognuno di noi, potrebbe e dovrebbe esistere una edizione del Trivial, con tutto quello che siamo e sappiamo, o non sappiamo affatto e sa invece il giocatore dall'altra parte del tavolo.

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postato da garnant | 22:25 | p.link |

lunedì, novembre 20, 2006

James Marsters si esibisce sulle navi da crociera, lo apprendo da una apposita mailing lista alla quale sono appositamente iscritta, intanto Sarah Michelle Gellar gira un film trascurabile dopo l'altro, speriamo che almeno A Girl's Guide to Hunting and Fishing sia divertente.
Ma dopo aver simpatizzato con Drew Barrymore nella sua truce fiaba alcolica a lieto fine, ammirato Winona Ryder (quasi) indelebile sullo schermo e sulla pelle di Johnnt Depp, questa sera è la volta di SMG, ex pattinatrice artistica herself, notatela voi conoscitori in questa parodia di Tara Lipinski, e una preadolescenza anni 80 che ha seguito le mie identiche tappe di look e acconciatura:
prima media - il giubbotto di jeans informe e la vita alta
seconda media - mi metto i polaroid e i capelli da una parte vediamo che succede
terza media - primi tentativi di messa in piega gotica

postato da garnant | 23:45 | p.link |

Vuoi un Aulin è la domanda più costruttiva che mi viene rivolta ultimamente in ufficio. La verità è che un sacco di gente tira avanti ad aulin e nimesulide generico.
E sono già le 23:15.

postato da garnant | 23:18 | p.link |

domenica, novembre 19, 2006

Per i panini al cotechino e crema di zucca l'oste aveva preparato dodici cotechini, poco dopo mezzogiorno ne erano rimasti soltanto due.
Avevo un bisogno estremo di relax, quindi mi sono rifugiata in luoghi sicuri, il piano di sopra dell'enoteca (il fighettame e la musica orriplante temono le scale), la biblioteca anche se fa così caldo che oltre agli armadietti dovrebbero mettere panche e docce, così potremmo cambiarci e mettere il costume per andare a nuotare tra i libri, poi il mercato della frutta e della verdura, io e l'amica R. sembriamo due autentiche sdore mentre scegliamo le clementine, e il pane lo compriamo nella bottega che ha l'avo panettiere baffuto stampato sulla busta, e poi il bar di fiducia con i panini al cotechino, appunto, la parrucchiera con tutti i suoi phon e la vetrina appannata, il mio amato piumone, e oggi questo evento tennistico, dove mi sono appisolata al suono familiare delle palline sul sintetico, e degli sgnik sgnik della gomma delle scarpe strisciata lateralmente. Aprendo gli occhi, diritto di fronte a me c'era Lea Pericoli, con la sua rassicurante messa in piega patinata.
Moya è simpatico e ha splendidi bicipiti. La Pennetta sta recuperando dopo l'intevento al tendine della mano sinistra, non gioca ancora il rovescio a due mani, ma nel complesso sembra in splendida forma.
Nel frattempo ho deciso di rinunciare a decidere dove finisca la tremenda banalità e dove esattamente inizi la cupa citazione horror in 28 Days Later, che ho visto qualche giorno fa alla buon'ora, e tenete presente non è il film adatto quando già vi guardate le spalle per altre ragioni.
Ho deciso anche per un rossetto scuro, Dior Addict 714.

postato da garnant | 23:29 | p.link |

sabato, novembre 18, 2006

Weird Us

Garnant - Pensa, Katie Holmes ha speso più di 3000 dollari in biancheria intima, per il matrimonio!
L. - Gran festa nel mondo degli gnomi.
Garnant - ...

postato da garnant | 11:28 | p.link |

Posologia: due bottiglie in quattro.
Dopo cena.

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postato da garnant | 01:56 | p.link |

giovedì, novembre 16, 2006

La fanno semplice, al telegiornale.
Al pubblico piace così, tre stereotipi e hai già fatto conversazione.
Ma non è semplice, no.

Thin
è un documentario recente di Lauren Greenfield sulla cura dei disordini alimentari.
Qui trovate il promo.

postato da garnant | 23:32 | p.link |

Ryokuin ni
Kuroneko no me
No katto kin

Nell’ombra del verde fogliame,
pagliuzze d’oro sinistro:
gli occhi di un gatto tutto inchiostro.


Kawabata Bosha

Un haiku felino, trovato su Gattivity.
Ma quante sillabe e articoli e preposizioni ci servono? Il collega stasera vede Cat's Return, si preoccupa dei sottotitoli, gli ho detto che non c'è problema, non gli servono i sottotitoli, basta capire neko.

postato da garnant | 21:03 | p.link |
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