giovedì, agosto 31, 2006
Junebug non sarebbe niente di speciale in teoria, la solita gallerista magra di città, la solita famiglia immobile di campagna, l'artista asociale, lo smalto per unghie aperto da troppo tempo. Ma un livello recitativo così alto, e non parlo solo di Amy "Very Pregnant" Adams e di Benjamin "The OC" McKenzie, tanto credibile quest'ultimo da ispirare un ragionevole dubbio, forse non sta recitando affatto, queste performance insomma devono essere il risultato di una scrittura brillante, e di una regia dalla mano molto molto ferma.
Temevo che i finali non li sapesse fare più nessuno, e invece, eccone uno da ricordare.
Mi premeva scoprire quale fosse il mio posto nella Rainbow Nation, ebbene io sono turista. Così sta scritto sul visto del Sudafrica e anche dello Zwaziland, turista mi sembra non nell'accezione negativa del termine, in paesi dove il turismo non è di massa, a volte è addirittura un fenomeno inaspettato, accolto con sincera curiosità, senza bisogno di distinguere aggressivamente tra turista e viaggiatore, anche perché il turista nel nostro senso negativo in Sud Africa ha una tabella di marcia incalzante e non esce mai dalla camionetta del safari, quindi in effetti nessuno lo incontra. Prima i bianchi non venivano in casa mia, mi ha detto un uomo di Khayelitsha, mi è capitato di bere una birra a casa sua, casa sua è anche lo sheebeen del suo quartiere. Prima è sempre prima del 1994, quando le strade delle township non avevano nome, mentre io ho avuto la fortuna di vedere Steven Biko Street, e l'ho indicata sorridendo a Babi che mi accompagnava, deve avermi preso nel complesso per una svitata, con tutte le mie nozioni da fan di Peter Gabriel pazza con tendenze Yussun ndur, da fanatica del cinema di denuncia proiettato esclusivante in sale pulciose, da invasata letteraria ed infine entusistata del Mandela Day, con tutte quelle domande, ma lo Xhosa che parli è una lingua bantu (si), cosa pensa la comunità nera del Nobel a Coetzee (niente di particolare, in pochi l'hanno letto), forse credere nella possibilità di comunicare con i propri antenati si può definire animismo (boh), e lo sai che la mia amica B. abita in via Luthuli (ah si?). Comunque insomma una vicenda musicale, una viabilità tradizionalmente di sinistra e un bagaglio morbido bastano per essere ben accolti nelle baracche colorate di Langa, di Guguletu, di Khayelitsha dove troverete ambientato U-Carmen, in mezzo al fango di Knysna dove le case sono di tronchi e c'è una comunità rastafariana, e nelle strade di Soweto, che in effetti è un posto più sicuro di certi quartieri di Johannesburg. Ben accolti da gente che ha molta voglia di raccontarsi e di incontrare qualcuno che ascolti, e che faccia domande, anche se un po' sceme, e che tenti di pronunciare le click consonant magari senza riuscirci, o almeno non in modo così pulito, che impari a dire molo, ciao in Xhosa, e a stringere la mano in modo fluido, stretta di mano, rotazione intorno alla base del pollice, di nuovo stretta di mano, facile. Facile con i nomi bantu, oddio a parte quello vero di Mandela che è Nelson solo per semplicità, consonante-vocale consonante-vocale come in italiano, e insieme si può ridere dell'inglese, che con tutti quei gruppi di consonanti e quegli imprevisi, ha bisogno dello spelling e della spelling bee.
Ecco Guguletu, non me lo aspettato ma si pronuncia con la e aperta, Coetzee non me l'aveva detto. Ora che ci penso non mi è capito di stringere la mano ad un surfista locale, mi chiedo se salutano come in California, terminando la sequenza con la mano che si allontana ondeggiano, e quello è in mare.
E Khayelitsha, ogni palo della luce è numerato, da ognuno cadono mezza dozzina di cavi, ognuno entra in una casa.
mercoledì, agosto 30, 2006
Credevo non avrei mai avuto l'occasione di vedere House of D, il primo e probabilmente ultimo film di David Duchovny sulla vita, il Greenwich Village e tutto quanto. Ma avevo sottovalutato il disordine del mondo, proprio io che amo pensare che l'entropia non sia il nemico, e così House of D è nel menù cinematografico della South African Airways, per i voli diretti a Cape Town.
Il film è bruttino, poverino, e mi sembra che Rotten Tomatoes collezioni già abbastanza critiche creativamente negative, da renderne perfettamente superflua una nuova da parte mia. La verità è là fuori.
A sua volta Wah Wah, il primo e probabilmente ultimo film di Richard E. Grant sulla vita, lo Swaziland e tutto quanto, che la SAA offre sulle rotte da Johannesburg, ricava un onesto 52% su Rottentomatoes, mai io l'ho trovato terribilmente noioso, nonostante avessi lasciato lo Swaziland da nemmeno una settimana e quindi mi trovassi nella miglior disposizione d'animo possibile per vederlo, se escludiamo l'attacco di pano (sono claustrofobica) che mi è preso quando il tizio di fronte a me ha reclinato il sedile, io mi sono resa conto che non potevo reclinare il mio perché ero nell'ultima fila prima del bagno, e tutti i trecentocinquanta passeggeri del volo Johannesburg Francoforte hanno iniziato a fare la fila per il bagno appunto posizionato dietro la mia testa, appoggiandosi al mio sedile ed entrando nel mio prezioso spazio vitale, nel quale nessuno è ammesso che non si sia dimostrato in precedenza capace di rispettarlo (se ne deduce che aborro i bacetti di saluto tra semplici conoscenti). Non riesco a capacitarmi di come un uomo dalla scrittura elettrica, brillante, commovente come REG abbia prodotto una tale comune lagna, capace persino di annullare l'inquietudine che di solito la sola vita di Miranda Richardson mi procura. Quanto a Gabriel Byrne, per me sarà sempre Cristoforo Colombo, non ci posso fare niente. D'altra parte questa comune lagna ha avuto l'enorme merito di rasserenarmi, traghettandomi dall'iperventilazione al sonno relativamente ristoratore, e non fosse stato per l'estrema scomodità del sedile non mi sarei neppure svegliata per i titoli di coda, al pensiero se non muovo due passi mi verrà presto un trombo venoso profondo. Ma poi, non ci sono mai stati dieci minuti tranquilli nelle mie vicende REG-related, un attacco di panico e una soporifera noia entrano agevolmente nel quadro, fino alla prossima volta, take care REG.
Dunque la passerella di apertura di Venezia è stata ritardata dal parrucchiere di Scarlett Johansson? Tutti se ne lamentano questa sera, incluso Mollica. Tutta invidia.
Nei primi anni 80 giocavamo a Risiko per terra sotto il portico a casa della dirimpettaia L., c'era una finestra che guardava nella macelleria di sia madre, così giocavamo a Risiko tra i suoni secchi della mannaia che cadeva pesantemente sui costati, e il profumo dei chiodi di garofano piantati nei mezzi limoni decorativi. Comunque, quando il vicino S., aspirante giornalista, calciatore e umorista (spassosa allora la sua imitazione di Paolo Frajese, molti anni prima di Paolo Frajese il giornalista che ride una volta al mese), oggi impiegato di banca, insomma quando attaccava il Sud Africa diceva sempre vado a liberare Nelson Mandela. Io non avevo un'idea molto precisa di cosa significasse, ma lo ammiravo molto perché sembrava qualcosa di davvero favoloso e di certo anche io volevo andare a liberare Nelson Mandela. Poi la maestra ci spiegò cos'era l'apartheid chiaramente e con esiti che oggi danno da riflettere, perché dopo la spiegazione vedevamo l'aparteih dappertutto intorno a noi, erano gli anni dell'immigrazione di massa da certi paesini del sud, frotte di bambini scuri scuri che non parlavano italiano, e in un eccesso di spirito critico la compagna di classe B. vide l'apartheid in un autobus reggiano con scritto sopra Stranieri, quando Stranieri è banalmente il nome di un innocuo quartiere cittadino (mi sa che ve l'avevo già raccontato). Ma a pensarci oggi, capite, mette i brividi. E qualcosa di simile accadde anni dopo, quando il quattordicenne compagno di classe F., oggi operaio in ceramica, un mattino aprì a caso il libro di inglese e trovò una lettura intitolata The Sacco and Vanzetti Case e spiegò chi erano Sacco e Vanzetti a noi ignari altri quattordicenni medi, e fu utile perché per tutte le superiori quella pagina non venne maiufficialmente aperta. E tutto questo la dice lunga sull'efficacia del nostro percorso scuola-lavoro, in cui arrivi a scuola sapendo un sacco di cose, poi regredisci progressivamente, e alla fine stai zitto e produci.
Comunque insomma sono andata a Robben Island e la guida, un ex prigioniero, le guide di Robben Island sono tutte ex prigionieri, ci ha detto che chi va a Robben Island ci va sempre per cercare qualcosa di se stesso e dunque siamo tutti i benvenuti, e allora ho pensato è stata un partita di Risiko ben strana la mia, molto lunga e poi si è chiusa a cerchio, e queste faccenda del cerchio mi succede sempre più spesso, immagino che sia l'effetto thirtysomething, quello che immaginavo con una certa impazienza dieci quindici anni fa, e in fondo ci contavo anche, che tutto cambiasse man mano, e prendesse un senso.
Visto che mi sto perdendo la settimana dello squalo su Discovery Channel, e che piove a dirotto sull'Arthur Ashe Stadium, ieri sera ho cercato di distrarmi con un film tv catastrofico sulla faglia di S. Andrea, ma era noiosissimo e ho passato tutto il tempo a cercare di rintracciare il sorriso di Bo Duke nei tratti di John Schneider. Quando l'amica E. un pomeriggio del 1986 disse stanno per fare un film con John Schneider non pensavo che ci sarebbe voluto tanto. Comunque, mentre Bo Duke ruotava furiosamente il volante della sua 4X4 nel tentativo disperato di liberarsi dalle sabbie mobili della faglia di S. Andrea (sic), ho effettivamente colto una espressione familiare alla Hazzard. Poi mi sono addormentata con la faccia mezza sul divano e mezza sulla copertina rigida di un romanzo di Andrej Bolmat. Quando mi sono svegliata aveva smesso di piovere sul cemento di Flushing e un pubblico feroce stava distruggendo il morale di Pavel, e caricando Agassi fino a farlo sembrare uno spettro corporeo e invasato, mentre Steffi Graf aveva gli occhi rossi in tribuna, e mi sembrava proprio bellissima, con il viso così adulto e un necklace importabile in campo. Se penso che una quindicina di anni fa c'ero anche io a sostenere nello stesso modo Jimmy Connors e più o meno per gli stessi motivi, ma con Agassi non mi riesce, cosa ci posso fare.
In generale sul fronte televisivo macino repliche di House sopportando con i brividi la pubblicità di Panorama, che allega la mia amatissima storia della letteratura italiana di Ferroni, con testimonial a quanto pare un calciatore, con un imbarazzante tentativo di ironia. Mi consolo con la pubblicità della lavatrice Ariston, all'interno della quale i calzini nuotano come pesci e un abituccio rosa avanza leggero con fare di medusa, e mi sembra che questo finalmente risponda alla vecchia domanda dell'amico A., dove vanno i calzini quando non tornano dall'oblò della lavatrice.
E come sempre osservo incantata la Werbung tedesca, la ragazza in grembiule che inforna allegramente il Maggi Fix fuer Lasagne e lo guarda dorarsi dalla prospettiva del forno, la crema Bebe Care e i suoi toni pastello, con la ragazza che si depila sotto la doccia senza preoccuparsi troppo del calcare e della pulizia degli scarichi, che sembrano invece essere la nostra ossessione italica. Cucino tutto from scratch, contro la tristezza della routine, arriva la serie Garnant contro i quattro salti in padella.
E osservo incantata la pubblicità di Meinestadt.de, forse perché quei movimenti onirici di camera somigliano tanto a come io guardo le città, o le sogno, ed è strano quando qualcuno ti confeziona un'immagine esattamente come è nella tua testa, una sorta di cortocircuito, ma non brucia, e qui mi fermo perché da Fino alla fine del mondo si impara a non parlare di queste cose.
Nostalgia della segnaletica stradale
martedì, agosto 29, 2006
E così sono stata a JBay in un mercoledì normalissimo. Jeffreys Bay, mecca dei surfisti sudafricani e non solo, luogo dell'onda perfetta, creata dal vento invernale dell'Oceano Indiano. Mi aspettavo un mare livido, nuvole basse, pazzi in acqua e un gran frusciare furioso di windbreaker, e invece ho trovato un cielo azzurro, la spiaggia bianca e lunghissima con piccole onde schiumose, e un gruppo di principianti con la tavola che ubbidiva alle urla di un istruttore in piedi nell'acqua bassa. Lungo la costa gli spot leggendari Supertubes, Kitchen Window, Surfer's Point, le rocce, le intertidal pools abitate dagli anemoni di mare e moltissime conchiglie colorate, frammenti di conchiglie e poi la sabbia. A Supertubes il mare era superblu e i tubi erano così solidi e regolari e verdi da non poter staccare gli occhi dall'acqua a mandorla, l'ipnosi dell'acqua, la sensazione dell'essere portati dall'onda, chissà se un giorno lascierò il bodyboard per provare a mettermi in piedi su una tavola più lunga, non so. Il paese è un negozio specializzato dopo l'altro, Rip Curl, Billabong, VolCom, tavole, tavole, mute, e insieme vecchie foto e filosofia, quando è un certo mercoledì si lascia tutto per le onde, è il paradosso delle controculture, e una surf vibe un po' disturbata dal continuo ronzare delle seghe elettriche nei cantieri, metà delle case che ho visto erano in costruzione. Poi ci sono B&B che offrivono vista su Supertubes, accesso diretto alla spiaggia e a disposizione l'asciugatrice per la muta. C'era una giuria sotto l'ombrellone dei Billabong Junior Pro, surfisti che ancora cresceranno in altezza e surfisti con la pelle ruvida.
E questo è quello che resta di un mercoledì normalissimo, sette piccole conchiglie.
Iniziamo dai pinguini, volete? Ora non vorrei buttarla sul facile ambientalismo. Quando l'ambientalismo diventa facile c'è sotto qualcosa che non va, per esempio un finanziamento discutibile. Non esiste un centimetro di pianeta che sia incontaminato. Per questo odio tanto il finale del primo Blade Runner, è una presa in giro. Dove l'uomo è intervento, con l'agricoltura, gli insediamenti, l'ambiente originale è stato radicalmente trasformato. Dove è intervenuto indirettamente, pensiamo all'Antartide, la trasformazione è parziale ma a lungo termine decisiva. Dove ha deciso di non intervenire, per esempio nelle aree protette, è paradossalmente necessario uno stuolo di intervenuti. Per esempio, l'area protetta può essere troppo piccola per vivere dei suoi equilibri e il tasso di mortalità naturale dei piccoli può essere troppo alto, dunque diventa necessario creare una nursery per separare genitori malati e cuccioli, le hatchery per far dischiudere più uova, oppure diventa necessario incendiare aree di bosco o di prato in modo che l'erba cresca più in fretta e nutra più erbivori, o sempre più spesso spostare gli animali da un parco all'altro, altrimenti il pool genetico rimane troppo piccolo, l'inbreeding è un problema, e come saprete esiste un progetto per riportare la marea a Mont Saint Michel, tutta intorno alla città, com'era prima degli insabbiamenti indotti nel tempo dalle attività umane, bello, ma il metodo prevede una serie di meccanismi da installare al largo, per aumentare la marea. L'incontaminato dunque richiede contaminazione.
Il pinguino africano effettivamente puzza, puzza di pesce marcio, ma non in modo grave, e comunque è molto carino, in questa stagione i pulcini sono già grandicelli, hanno piume arruffate e bluastre, li chiamano baby blues. Il problema dei pinguini africani è la drastica riduzione del loro habitat, oggi stabilmente occupato da porti, cemento, e soprattutto spiagge trendy consigliate da Cosmopolitan. Alcune colonie comunque riescono a vivere in relativa tranquillità, per esempio quella di Boulders Beach, che può contare su un tratto di spiaggia protetto, ovviamente fino all'arrivo della prossima macchia di petrolio. Se interessa, anche la Cape fur seal, la foca pelosa, puzza di pesce marcio. E pure lei è carina, grassa, con piccole orecchie a punta. Pure lei ha qualche difficoltà con l'habitat ma è coraggiosa, viene ad osservare la gente fin dentro il Sea Front di Cape Town. Chi ha più problemi di habitat è l'Oystercracker, un uccello marino con le zampe rosse che si avvia all'estinzione, perché nidifica in estate sulle scogliere e sulle spiagge, proprio quelle trendy consigliate da Cosmopolitan, e capite che non è il massimo covare le uova tra nugoli di aspiranti modelle che strillano.
Il safari significa viaggio in swahili, lo si immagina come un'esperienza della natura selvaggia. Non è natura selvaggia. Lo era quando i contadini e cacciatori eliminavano gli animali per fare posto ai campi. All'inizio del secolo scorso si sono è fermati, un passo prima che gli animali fossero tutti uccisi, nell'intero Eastern Cape erano rimasti solo 11 elefanti, sono stati sistemati in un piccolo parco nazionale, che con il tempo è stata ampliato, oggi ci sono 300 elefanti, e poi i rinoceronti, i bufali, le zebre e i leoni. Strade, strutture per dormire, ranger, camionette, turisti che vagano per il parco per vedere gli animali, gli animali sono abituati a questa presenza umana motorizzata, un po' ossessiva, a volte fanatica, un po' alla zoo safari, quando c'è il felino si creano addirittura ingorghi di auto, le ignorano. Poi ci sono le riserve private superlusso, e come potete immaginare la natura selvaggia e le cinque stelle stanno in una certa antitesi, è roba che va bene per quelle turiste venete di mezza età, con due chili di oro appeso ai lobi flaccidi. Poi ci sono le riserve private dove si va per la caccia grossa, si paga per sparare, dicono che gli animali siano drogati, dicono un sacco di cose, io non so perché non ci sono stata, so giusto quello che sapete voi, che ci è morto Mr. Blumarine qualche tempo fa, incornato da un rinoceronte, o qualcosa del genere. Ma fuori dalle riserve, non ci sono animali, ci sono città, fattorie, pascoli. Oppure posti terribili e surreali, come Robben Island, anche gli animali sono stati liberati, quelli che servivano per magiare e per la caccia sportiva, e ora sull'isola vivono libere le antilopi, gli struzzi, e coniglietti, coniglietti ovunque, con la coda battuffolosa, è inquietante, per via di quello che succedeva a Robben Island. Quindi non crediate che sia incontaminato, per favore, di Blade Runner guardate meglio il Director's Cut. Per quanto ci piaccia pensare di essere selvaggi, la quantità massima di selvaggio che possiamo gestire è il trekking, con il goretex, le cannucce filtranti e la tenda con la paleria in fibra di vetro, e ci piace in estate sdraiarci a guardare quel pazzesco cielo stellato, come Calvin e Hobbes, e chiederci chi siamo, e Hobbes fa un sorrisone luminoso e risponde "cibo per tigri", e allora come Calvin corriamo in casa e accendiamo tutte le luci e il riscaldamento. Sapete cos'è selvaggio? Selvaggio è quando gli immigrati clandestini del Mozambico attraversano di notte il Kruger per andare in Sud Africa, e se li mangiano vivi i leoni, questo è selvaggio. Ma quello che ti cambia la testa non sono gli animali, è la terra. Nei grandi parchi la vegetazione è quella che deve essere con quella temperatura e quella piovosità, cambia rapidamente, savana aperta, savana con gli alberi, fynbos. Più è grande la terra più è impressionante, vedere il mondo come sarebbe senza di noi, vedere il mondo com'era, non credo ai ricordi ancestrali, non siamo neanderthl, non credo, eppure. Cose del genere succedono in piccola scala anche qui, su quei fazzoletti di oasi lipu dove crescono foglie che sembrano aliene. Succedono. E non è aver incontrato tutti i big five. Che poi li ho anche incontrati, o meglio i big four and a half, perché il leopardo l'ho visto solo mezzo, stava attraversando la strada e ho visto le zampe posteriori e la coda, bella coda, portata arrotolata verso l'alto. A dirla tutta ho visto anche le balene, quindi mi qualifico per i Big Seven, mi manca solo lo squalo. Ma questa conta viene a noia dopo pochi giorni. E quasi quasi ci si affeziona di più ai tiny five, di cui vi parlerò un'altra volta.
Non ho trovato quasi nulla di Marianne Podlashuc da mostrarvi. La mostra all'Old Town House di Cape Town non mi stava dispiacendo affatto, quando davanti ad una licenza elementare decorata da piccoli gufi, un uomo bianco con l'aria casuale dell'accademico o dell'eccentrico di pomeriggio mi ha detto che la sua licenza elementare non era così bella, nemmeno la mia, gli ho risposto.
Come fanno tutti davanti a me, ha inclinato la testa di lato, chiedendo da dove venissi.
L'Italia ispira reazioni deliziate nei sudafricani di ogni varietà, c'è chi replica semplicemente "Filippo Inzaghi", chi si complimenta per la coppa del mondo, chi si rallegra perchè se avesse vinto la Germania poi il Sudafrica avrebbe avuto la responsabilità di tenere la coppa a casa ospitando il prossimo mondiale, e c'è anche chi ringrazia perché ha scommesso sull'Italia e ha vinto dei soldi. Poi c'è chi adora farsi ricordare che là ora è estate, chi sogna di visitare Venezia e Roma ma gli hanno detto che Milano non ce n'è bisogno, non ci si perde niente. Ci sono i britannici dell'impero, che hanno viaggiato, più scafati dei britannici di britannia, ci tengono a dirmi che sono stati in Toscana e si vedeva benissimo che quella non era la Toscana vera ma terra impero per sudditi della regina, e che questo gli è dispiaciuto. Poi tutti dispensano consigli su come guardarsi dalle frodi con la VISA, consigliano di partire presto per non trovarsi sulla N2 di notte che non si vede niente, raccomandano di andare a Robben Island, e di tornare.
Quest'uomo, invece, alla parola Italia si è sorpreso moltissimo, di una sopresa stranita, e mi ha chiesto se la mia città fosse forse vicina a Ferrara. Quando gli ho risposto si, abbastanza vicina, mi ha guardato ad occhi spalancati e ha detto straordinario, davvero straordinario. E' stato in Italia, una volta, Firenze, Roma, non a Ferrara, no, ma ci è stato tante volte nel cuore, leggendo Giorno Bassani. Il Giardino dei Finzi Contini, ho detto in italiano. The Golden Spectacles, ha risposto lui in inglese. Mi sarebbe piaciuto raccontargli di una copia del Giardino dei Finzi Contini presa su una bancarella del mare, ma ero troppo sorpresa, una copia che ha avuto la copertina strappata e la sabbia nelle pagine alla prima lettura, e poi la terra rossa alla seconda lettura anni dopo, dando retta alla prof. di italiano delle medie che mi aveva raccomandato di rileggerlo più avanti, perché con qualche anno in più addosso sarebbe stato diverso.
Sappiate dunque che dall'altra parte del mondo c'è un uomo che pensa spesso a Corso Ercole I d'Este, a Micol, ai lattimi e al campo da tennis con pochi out, e l'ho incontrato proprio io, e questo in effetti è straordinario, proprio straordinario.
lunedì, agosto 28, 2006
Al terzo passo fuori dal rondavel, erano le buie cinque del mattino, qualcosa di svolazzante mi ha toccato il collo, frrr, poi è svolazzato via. Ho urlato, per banale reazione da insettofobica. Ma poi ho capito subito, erano ali morbide, calde, da mammifero. Un pipistrello. I pipistrelli della frutta sono comuni nei rest camp del Kruger, di giorno dormono appesi sotto i tetti di paglia, di notte se ne vanno in giro. Sono piuttosto grandi, con un musetto carino, e due macchie bianche sulle orecchie che sembrano occhi spettrali, quando stanno testa in giù. Appena ho capito, volevo che tornasse. Ma poi arrivando la luce del giorno ho dubitato di tutta la faccenda, come ha fatto un pipistrello a sbattere contro il mio collo di notte, dovrebbe percepirlo con il suo sonar. Sarà stato un insetto enorme, peloso, surriscaldato dalla foga di spargere malattie mortali, ho fatto bene ad urlare. Poi mi sono documentata, i pipistrelli della frutta hanno un'ottima vista, un eccellente udito, ma non usano la echolocation, quindi niente sonar. Insomma, non mi aveva vista, troppo buio anche per lui.
Comunque, mi è rimasta una sensazione piacevole, di quelle ali svolazzanti. Da quando sono tornata mi sento bene, riposata, e ho preso solo due pastiglie di melatonina in tutto il viaggio, forse sono un po' pallida, deve essere stato l'inverno australe, comunque la pelle chiara risalta bene con i miei nuovi capelli neri.
Mi sembra persino che i miei denti siano più forti, da qualche tempo.
Naturalmente non poteva sfuggirmi la pop art locale.
Brett Murray, con la sua amata-odiata scultura Africa, con inclusioni di Bart Simpson, si trova in una strada del centro di Cape Town.
Poi la serie Boogie Lights, acquistabili, a me piace The Planet.
Il ritorno in ufficio è stato soprendemente inoffensivo, come al solito c'era un'auto bianca ferma lungo la tangenziale, ho rallentato, come faccio sempre mi sono voltata a guardare l'occhio dell'autovelox, ma ho visto solo due grossi dadi pelosi color lilla, appesi al vetro con una ventosetta. Poi mi aspettavo una sequela di grane via mail, e invece solo un po' di burocrazia. Mi sento bene, ho il collo sciolto. Per ora l'unica cosa che non riesco a capire è come farò a passare tutto quel tempo in un ambiente chiuso, e immobile su una sedia. Davvero non riesco a immaginarlo. Mi sembra talmente assurdo, quasi mostruoso. Il collega P. dice che è solo un sintomo del mal d'Africa, che mi passerà, a lui la saudade è passata. Dice che avrò voglia di cacciare, gli ho detto che ho mangiato carpaccio di impala, crudo, che era buonissimo, gli ho detto che ora tutto mi sembra un po' strano, una sola lingua, un solo modo di vestire, di pensare, che ruota ruota su stesso e scava, e scende, e non vede più il cielo. Adesso so alcune cose in più e avverto una certa reticenza a dirle. E poi colgo occhiate strane, la collega B. dice che ti guardano così, quando torni da un posto dove ci sono le malattie di cui parla la televisione, ti trattano come se fossi uscito dalla televisione.
Dovrei smetterla di leggere Coetzee sul letto, tra due pile di bucato da stirare, dovrei smetterla, perché adesso so alcune cose che rendono Coetzee più magnetico, ma anche più doloroso. Ora anche i dettagli secondari li trovo disturbanti, come il fatto che a David Lurie in Disgrace rubano una Toyota Corolla, come quella che usavo io, e a Golela alla frontiera con lo Swaziland non mi hanno fatto passare finchè non hanno aperto il cofano e letto via radio il numero di telaio e avuto conferma che non era rubata. E le mosse, riconoscere le mosse, quelle che mi facevano sentire inquieta ed ansiosa mentre l'aereo rullava sulla pista di atterraggio a Cape Town, e io sapevo che sarei scesa e non avrei avuto nemmeno una mossa, come si stringe la mano ad un africano, come si spiega da dove si viene, come si cammina per strada e come si reagisce all'Afrikaner, e avrei dovuto impararle tutte, the moves, e una volta imparate sarei dovuta volare via di nuovo, in un posto diverso, dove ci sono altre mosse.
Dovrei mettere mano a Sergej Bolmat, in modo che i ricordi del viaggio in Russia si leghino a questi dell'Africa nei miei percorsi neurali e diventi tutto assolutamente mio e non si possa confondere con qualcosa visto su turisti per caso.
Entro ventiquattr'ore dal mio ritorno avevo comprato uno spazzolino da denti giallo, una crema idratante verde, mi ero fatta le unghie rosse e i capelli di due toni più scuri. A proposito, la mia pettinattrice venuta dall'est non è rientrata dalle ferie a quanto pare per via di un permesso di soggiorno scaduto, così la mia parrucchiera con doppia cittadinanza tedesca si è arrabattata con una giovane (d'oggi) sciampista in prova, per procurarmi subito le mie nuove superchiome quasi nere, le ringrazio per la disponibilità e il tempismo, per non avermi rispedita in ufficio con doppie punte. Altre riviste curiose, oltre a Marie Claire South Africa con i suoi articoli a tema, puoi essere una ragazza madre bianca o nera, povera o ricca, la costante è che lui se la squaglia sempre, Saltwater Girl, dimenticarlo o stuggersi ancora, meglio surfare e non pensarci più, e l'allegro Fit for Pregnancy, della serie Fit for Fun ma meno inutile e lontano anni luce dai nostri piagnucolosi Il Mio Bambino Pucci Pucci o dai nostri allarmanti Gravidanza Allattamento ed Esami Invasivi per Primipare Attempate. A proposito, benvenuto al mondo a F., che dalle foto è davvero bellissimo e complimenti alla sua mamma S., che per mesi con determinazione ha tenuto testa a chi voleva convincerla a darsi al ricamo, ad acquistare un improbabile frullatore che previene le coliche nei neonati perché incorpora meno aria nelle pappe, e a tagliarsi i capelli lunghi perchè poi con un bambino i capelli lunghi sono scomodi, ed ecco la ragione quantistica per cui ultimamente mi sono capitate in mano questo genere di riviste, e le loro antitesi.
E così, troppo stretta tra due date fissate da altri, l'atterraggio del volo e il ritorno in ufficio, ho cambiato quello che potevo cambiare, la palette dei colori, la pelle, l'interfaccia. C'è un'altra ragione. La voglia di far arrivare l'autunno subito. Mi sono dovuta sforzare, all'inizio, per capire che a Cape Town quello era l'inverno, parlavo con le persone e mi ripetevano questo è l'inverno e io rispondevo lo so, lo so, ovvio, l'inverno, ma loro lo ripetevano perché in faccia avevo scritto che non lo sapevo. Poi l'ho capito, un pomeriggio ai Giardini della Società, sentendo l'odore degli alberi spogli, l'ho capito sotto forma di una nostalgia per l'inverno boreale, la coda bianca luminosa e quella rossa dei pendolari alle sette di sera, il fango al Bois de Boulogne, l'abero di Natale davanti al Duomo a Milano al mattino presto, Bologna, con i guanti colorati e le teste che spuntano dai giacconi col pelo. Poi la sensazione è andata e venuta per molti giorni, la pioggia violentissima a Cape Point, la pelle che diventava rossa e sottile, ma erano pur sempre le scogliere tra due oceani, e poi i tramonti giallo limone and so crisp, ma quello era il vento, capite. E il freddo di notte, il buio pesto alle sette di sera, quello non era l'inverno, codificato e illuminato e con la tv e la cioccolata calda, no, era la parte paurosa del giorno, quella in cui è meglio non andare qua e non andare là, è meglio non guidare perché non ci sono luci, e volare fa paura perché non ci sono luci sulla costa, per centinaia e centinaia di chilometri, solo ogni tanto piccole braci rosse o arancio, e puntini bianchi, sospesi e ammucchiati, come se fossero stelle, perché il cielo dell'altro emisfero la prima volta che lo vedi ti sembra che le stelle siano state sparse da qualcuno a manciare, tanto sono a casaccio, e ci vuole qualche notte per capirne l'ordine e riconoscerne il disegno, e se devi volare poi le stelle finisci per vederle sopra e anche sotto, e Durban arriva con il suo schema familiare di strade e marina e navi, e non sembra vero, mentre il motore del Canadair produce un frastuono insopportabile e una ventina di pendolari sudafricani bianchi sbadigliano, lontani sei mesi dalla loro estate.
L'alba poi arriva ma ci vuole molto, molto tempo, e quello è tempo da far passare nella tana, da dormire, perché l'uomo è la scimmia nuda ed è preda e ha paura nel bush, mentre per i predatori è tempo vitale, frenetico, con gli occhi luminosi. Poi dicono che il Lariam fa venire gli incubi no, è il buio, il soffitto altissimo di paglia del rondavel e l'alba che non arriva. E il bush, ancora non sono capace di immaginare il suo aspetto estivo, semplicemente non ho accettatto che quello sia il suo aspetto nel letargo.
Eppure in qualche modo lo sapevo che era inverno, e quando ho letto Saltwater Girl, nonostante fossi palesemente fuori target di età ma almeno non di interesse per il surf, e Marie Claire South Africa, e parlavano di come tenere alto il morale in inverno con il lavoro e lo studio e la città e presentavano trend primaverili (bianco, bianco, bianco), ho pensato vediamo qualche trend primaverile dovrò ignorare quest'anno e mi è preso il panico, perché per me la primavera è soffocamento e farmaci, ma poi subito un lampo, è inverno, e posso averne dell'altro, di inverno, molto altro prima della primavera del soffocamento e dei farmaci e del trend del bianco bianco bianco, tornerò a casa e sarà autunno. E così sono tornata a casa e ho fatto autunno.
domenica, agosto 27, 2006
Ho pensato figurati se una backpacker scafata come me non può fare a meno del gel contorno occhi ai fiori di sambuco per venti giorni. Grave errore. Venti giorni di Body Shop africano in Body Shop africano, di duty free aeroportuale in duty free aeroportuale per dissetare il contorno occhi, e poi questa faccenda che francamente mi è parsa un po' eccessiva di chiudere cinque aereoporti londinesi per una fragranza fashion esplosiva e un po' di sali da bagno come detonatore alla McGyver, e poi la CNN 24/7 a fornire elenchi di cosa si può portare nel bagaglio a mano e cosa no, gli occhiali si ma la custodia no, i medicinali si ma con la ricetta e il nome sopra, tutta quella voglia di mettere le mani nei bagagli altrui finalmente l'hanno potuta sfogare, ma davanti agli assorbenti gli uomini inquisitivi si fermano sempre, aprono la borsa vedono gli assorbenti si irrigidiscono e chiudono in fretta dicendo vada vada, e difatti l'amica P. quando va allo stadio mette una busta di assorbenti in cima alla borsa così la perquisizione dura due secondi, la forza dell'ordine si intimidisce, e difatti la CNN dice gli assorbenti si possono portare, e per forza poi, anche la compagnia aerea avrà detto quando è troppo è troppo, pensate alle conseguenze, e comunqe lo so che andrà a finire che non ci si potrà più profumare gratis prima dei voli intercontinentali. A proposito a Francoforte, ho provato la versione rossa di DKNY Be Delicious che in verde era uscito quando ero a NY e mi piaceva molto, me lo spruzzavano appena entravo da Macy's ed era diventato il profumo del viaggio, ma questo rosso sa davvero troppo di mela rossa, troppo.
Comunque io l'avevo detto, che volare su Heathrow era un pessima idea, in particolare volare su Heathrow con destinazione finale NY. Però l'avevo detto due anni fa, e avevo anche speso soldi in più per volare via Francoforte, e tutti a ridermi dietro, e anche quest'anno mi volevano far volare a Cape Town via Malpensa Heathrow, ma pensa che bell'idea, prima ti perdono i bagagli e poi ti appiedano, e ho dovuto insistere e insistere per ottenere la via Francoforte. Perchè badate che quando una spilorcia spende soldi in più c'è sempre sotto una ragione seria, bisogna darle retta, io l'avevo detto l'avevo detto l'avevo detto. Che non si finisce esplosi per aria, no, ma appiedati si, con i voli annullati e qualcuno in divisa che ti mette le mani addosso. E così sono anni che non vado a Heathrow, un po' mi manca, soprattutto il terrazzo, dove sali le scale, guardi a sinistra, segui con gli occhi l'atterraggio e poi quando è finito porti di nuovo gli occhi a sinistra e c'è già un altro atterraggio e così via all'infinito. Sul viaggio seguiranno dettagli e rispose e domande, chi non è interessato ai dettagli alle risposte alla domande di viaggio farà bene a non frequentare questo posto nei prossimi giorni. Parlare del Sud Africa non è come parlare degli altri posti, è in qualche modo più personale ed è una sensazione strana e ruvida, ed è per questo che spesso i sudafricani non parlando del loro paese e i libri di Coetzee sono così tristi e disturbanti. Per ora sappiate che è vero che in Africa si trova il punto di inizio di tutto, anche per esempio delle piccole cose di scarsa importanza come la spilorceria, tutte quelle mucche al pascolo, mucche, mucche, mucche, mi hanno fatto tornare in mente il gioco da tavolo di Remy che avevo negli anni Ottanta, si vagava per il tabellone sforzandosi di guadagnare soldi e di spenderne il meno possibile, si risparmiava per poter comprare una mucca, non si poteva tornare a casa senza una mucca, e in effetti poi la mia vita è un poì così, sto cercando di comprare una mucca, mentre l'amica S. ricorda il gioco di Candy Candy dove si dovevano infilare le pedine in un percorso luminoso, e alla fine si accendava Anthony, e forse la sua vita è un po' così, sta cercando di accendere Anthony, non lo so, il mio gioco di Remy sarà finito buttato, il gioco di Candy Candy l'amica S. l'ha venduto su eBay e ha anche avuto un feedback così così. Comunque sono tornata, per qualche ragione con una gran voglia di biscotti LU Petit Ecolier, che mi comprava mia madre però finivano subito e dovevo aspettare un po' per averne una nuova scatola, i tempi tecnici della spesa e la pratica ragionevolezza alimentare, e ora potrei mangiarne quanti voglio, comprarne anche dieci scatole per volta, sono anche dimagrita ancora, così sono andata al supermercato a cercarli ma non c'erano, l'amica S. ieri sera mi ha detto che la LU è fallita da anni e io mi sono sentita triste, per via della prospettiva di non addentare mai mai più quella perfetta tavoletta di cioccolato nel punto più spesso, dove c'è la cartella del bambino, ma poi questa mattina ho indagato e la LU esiste ancora eccome e i Petit Ecolier ora li fanno anche Extra Dark che devono essere davvero buonissimi, chissà dove dovrò volare per procurarmeli, e se potrò portarli facilmente attraverso le frontiere, o se sarà come contrabbandare salame in Irlanda durante le emergenze del foot and mouth disease, ma questa è un'altra storia.
martedì, agosto 08, 2006
Questo è Jeremy Irons, il mio amato ottanta litri. E' una storia lunga. L'ho comprato nel 1993 per il mio primo Inter Rail, e come potete vedere è stato anche a Capo Nord. Ora è mezzo vuoto e io devo ancora sbrinare il freezer, ma tra meno di quarantott'ore sarò comunque a Cape Town. Vi saluto e vi ricordo il programma di malaria@home.
Ho impacchettato i miei vestiti da backpacker stracciona, i farmaci del caso, e alcuni zampironi Vulcano, la marca che comprava mia nonna.
Sarò di ritorno a fine agosto, pronta per ammorbarvi con nuovi strampalati argomenti, per esempio:
- è meno pericolosa Johannesburg o Soweto? Le guide discordano.
- i pinguini di Boulder Beach puzzano davvero tanto come si dice? Almeno non fanno una vita atroce che si vede nella Marcia dei Pinguini, e non sono doppiati in modo da apparire umani, come se fosse una bella cosa apparire umani.
- come suona una vera lingua bantu, fuori dalle pagine dei libri di glottologia?
- quanto sono alte e fredde le onde a Jeffrey's Bay di questa stagione? Comunque le osserverò con lo sguardo di Patrick Swayze in Point Break, quando è sulle spiagge dell'altro emisfero.
- quando, la melatonina diventa una droga?
Andy Warhol's Timeboxes
a Trieste, ex Pescheria Centrale, fino al 22 ottobre.
Undicesimo giorno lontana dall'ufficio, malvagità e produzione sono solo echi lontani, e magari succederà prima o poi, di riuscire a trasformare il centro direzionale in un galeone pirata, per veleggiare via attraverso il gran mare delle soluzioni informatiche, usando i monitor come palle di cannone, e cantando canzoni eroiche sul ballatoio del secondo piano.
Lo so bene che in The Crimson Permanent Assurance di Terry Gilliam alla fine l'ufficio-galeone pirata precipita dal bordo della Terra. Ma dovrò pur avere qualche genere di speranza per il ritorno a fine agosto.
lunedì, agosto 07, 2006
Quando ho consigliato Tripadvisor all'amica E. non credevo che avrebbe sviluppato dipendenza. Ora non va neppure nel proprio bagno, senza aver prima consultato Tripadvisor. D'altra parte è rassicurante lasciare i rumorosi forum italiani televisivi per leggere le opinioni pratiche di olandesi e svedesi, l'approccio allegro dei canadesi, e le ansie degli americani, costantemente preoccupati dalla pressione dell'acqua nel bagno, e occasionalmente dalla presenza in spiaggia di impudichi uomini europei con addosso solo uno slippino succinto.
A proposito di slippino succinto, purtroppo sono finiti gli europei di nuoto di Budapest, niente più statuari tuffatori in equilibrio perfetto sulla piattaforma dei dieci metri. Strasob.
Il cielo si mantiene blu con grandi nuvole bianche. L'occhio emiliano ne viene spesso ingannato, abituati al cielo estivo giallo di umidità, distratti percepiamo tutto in negativo, le nuvole bianche come il cielo, e il cielo blu come nuvole scure di un prossimo temporale.
O almeno a me succede così.
La fantascienza britannica di oggi è: Il giorno dei trifidi.
domenica, agosto 06, 2006
E' terminata la settimana della casalinga perfetta, disperazione inclusa, rimangono solo tende da lavare, zanzariere da pulire, mattonelle da lustrare, e una lavatrice di Trudini. D'altra parte ho imparato a pedalare contegnosamente in bicicletta indossando gonne lunghe, sotto gli sguardi di approvazione delle mie anziane vicine di casa. Sapevo che prima o poi sarebbe successo. Weird Wives in Berlin Garnant - E poi dovete mangiare un currywurst.
Le casalinghe sono sempre inquietanti, quando non addirittura aliene, e anche osservare se stesse trasformarsi in casalinghe è molto inquietante, l'invasione degli ultracorpi.
Tutto quell'incedere con l'aria di avere grandi piani per cena. Conversare senza battere le palpebre. Afferrare teglie roventi senza scottarsi. Come in Uneartlhy Stranger.
P. - Quella roba con la senape? No no.
Garnant - E' una salsa di pomodoro con il curry.
F. - Devi aprire lo stomaco a nuove esperienze.
Garnant - Come le porte della percezione.
F. - Esatto. Come Jim Morrison.
P. - ...
sabato, agosto 05, 2006
Gli accessori di Garnant Magia delle Ferie, in tre versioni, edizione limitata.
Garnant Fantasia di Cloro Nuota nuota, leggi leggi, fuggi quando è l'ora dell'evento fitness, lezione gratuita di aquagym per tutti in vasca grande. Garnant Nostalgia dell'Università Appendi la tua piccola laurea e rimira quella dall'amica V., lamentati del fatto che nel frattempo hanno cambiato le pergamene, più colorate, scritte a mano da un amanuense di Recanati, imposta di bollo assolta virutalmente, quindi non ci sono più le due marche da bollo da tabaccaio appiccicate sopra. L'amica V. commenta saggiamente, non dovevi laurearti in corso. Garnant Rischio di Malaria Accetta l'offerta dell'amica P., amante del taglio e del cucito, di ricamare applicazioni di piccoli animaletti selvaggi alla zanzariera da viaggio.
Il lusso della piscina nei pomeriggi feriali.
venerdì, agosto 04, 2006
E' una giornata splendida, il cielo inglese a strati, turchese lo strato più alto, con in cima un fiocco nuvoloso. La temperatura si mantiene sotto il punto di fusione dei Digestive al cioccolato, e i saldi hanno raggiunto il 50%. Sono stata a fare shopping con l'amica P., io una gonnella indiana frusciante di due veli di verde, lei candele per la casa a forma di dolcetto e una spilla a forma di bucaneve. Mi ha chiesto di consigliarle due americani, un britannico, e un giapponese, per l'estate e per caricare la tessera Feltrinneli e avere un dizionario in regalo, è uscita con Hubert Selby Jr, Ultima fermata Brooklyn, Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5, Will Self, London, Haruki Murakami, La ragazza dello Sputnik. Mi ha giurato che in estate legge solo libri tristi, in inverno solo libri allegri. Siamo arrivate tardi in modisteria e abbiamo sbirciato i cappelli estivi a righe dalla vetrina, e certe ciabattine di Agatha Ruiz che con sforzo non sto comprando. Insomma, indecisa su quale libro leggere, li sto leggendo tutti insieme. Coetzee scorre, scorre, malinconico, stranamente vicino, familiare, a Cape Town piove sempre in agosto, e c'è un verbo per fare il braai, la grigliata sudafricana, ovviamente to braai.
Persino la dialup oggi sembra più veloce.
Da Brit Invaders - Il cinema di fantascienza britannico (a cura di I.Q. Hunter e Chiara Barbo, Lindau 2005) leggo che mentre nella fantascienza americana degli anni Cinquanta le donne rappresentano un contrappeso intuitivo, emotivo e, in breve, umano alla razionalità maschile, nella fantascienza britannica ispirano soltanto terrore eroticizzato.
L'ordinato mondo britannico trema alla vista di donne lavoratrici aliene, mostri del mare d'Irlanda, e fantasie belliche wellsiane dalle molte inquietanti facce sociopolitiche.
Un omaggio alla quinta fila del terzo anno liceo scientifico, l'amica F. leggeva Erica Jong, prima Paura di volare e poi Paracadute e baci sottratti dalla biblioteca Euroclud di casa, con una ispirazione di ansia aerea, io leggevo H.G. Wells, G. leggeva Dylan Dog, C. disegnava l'isola di Capo Cozza, leggendario nirvana della sua compagnia rockabilly "I Facoceri dell'Alto Medioevo". N. intagliava artisticamente il bordo del banco con una taglierina, ci donava poi i trucioli incartati in fogli decorati dalle leggende di Capo Cozza. L'amica A. cercava di seguire le lezioni, ma la vista del professore di lettere ex prete con un colbacco di gatto in testa scoraggiava persino lei che era voloterosa, e così si accostava al termosifone e leggeva, leggeva, quello che le passavamo, Erica Jong, una biografia di Jim Morrison, racconti di Poe.
Ecco la locandina di Devil Girl from Mars.
Not a river at all, just a tickle of water choked with reeds, and mosquitoes in the evenings, and a caravan park full of screaming children and fat barefoot men in shorts braaiing sausages over gas coockers. Not paradise at all.
Nel frattempo il clima nel malarico Parco Kruger si mantiene secco. Esco comunque a comprare una scatola di Malarone, è deciso.
giovedì, agosto 03, 2006
Finalmente una notte fredda.
Ora vado ad aprire tutti i pensili della cucina, il caldo sarà rimasto imprigionato dentro.
mercoledì, agosto 02, 2006
Vi rendete conto che ci serve un sito che si chiama www.stragi.it? Non sarebbe bello se oggi fosse una giornata normale, se la nostra iperattivatà frivola non avesse pesi sulle spalle, se non esistessero la cartolina, il filmato, il concorso di composizione, una giornata normale, con giusto la preoccupazione di essere fotografati da Sirio e Rita?
E come dobbiamo affrancare le nostre lettere, così.
Comincio ad avere la mia classica ansia da partenza, che si confonde con il delirio da pulizie di primavera arretrate, con l'iperattività vancanziera e il sudore misto a protezione 15.
Rallentare sembra impossibile, tutti intono a me sono presi da un milione di impegni, la piscina, i saldi, le cose da pagare in posta, la tintoria chiusa, i litigi di coppia sopra i trentacinque gradi, l'umidità, la piorrea, l'acquisto di una zanzariera popup da letto. Nel frattempo L., in trattative per ottenere la patente internazionale, ha scoperto che la moglie di un suo collega lavora in motorizzazione. Purtroppo non ha potuto chiedere se si tratta di Patty o di Selma, comunque sappiate che una delle due si è sposata. Ma quando arrivano i nuovi episodi in tv? Insomma il fatto che tutti intorno a me siano imperattivi (per l'esempio l'amica V. questo pomeriggio ha per me una finestra di un'ora e mezza), in parte mi rassicura. Mi rassicura come sempre anche la Routard, in questo caso volume Africa del Sud, che nella sezione usi e costumi spiega come salutare in modo amichevole, come prendere il taxi collettivo, come comportasi su strade e autostrade, e di seguito come chiedere in moglie una ragazza, bisogna pagare la lobola che può arrivare anche fino a 25 mucche, ma soprattutto dove acquistare oggetti di stregoneria tradizionale, per esempio un bel cranio di scimmia, in particolare consigliato un certo negozio in centro a Johannesburg, in Diagonal (sic) Street.
Ma più di tutto mi rassicura l'articolo "Tu scegli la destinazione Cosmo ti prepara il look", dove Cosmopolitan seleziona sei mete trendy dell'estate e il look relativo, eccole: Goa, Cape Town, Bahia, Dubai, Ponza, Malibù. Cape Town! La mia è una meta trendy, ora mi sento molto ma molto più tranquilla. Devo solo procurarmi una borsa mare a righe di Kipling e una bandana arancione Gioseppo.
Ora vado, devo uscire a comprare del vetril, biscotti al cioccolato che non si sciolgano, docciashampoo inodore, poi cambiare le lenzuola, piegare il bucato, fare la borsa della piscina e decidere il prossimo libro da leggere. Bushnell perfetta per la piscina, Coetzee perfetto prima del viaggio, un saggio sul cinema di fantascienza britannico perfetto per i miei trascorsi accademici, i Wu Ming perfetti in genere, o Sergei Bolmat perfetto per il viaggio dell'anno scorso che non ho mai tempo di ricordare?








































