Garnant

lunedì, luglio 31, 2006

Festa dell'Unità

Perchè il parcheggiatore ha i capelli lunghi e una maglietta new metal? Sa cosa significano? Perchè la cameriera indossa un paio di Chipie? E da dove viene quella gigantesca Enterprise classica di metallo bullonato, ma soprattutto perché quel globo terrestre ruota così velocemente?
E poi perché gli arceri hanno frecce tanto belle, quando per mesi io non sono riuscita ad usarne due uguali e con tutte le penne? Che gusto c'è se il paglione è così vicino? Ma soprattutto, non vorrete che prima o poi anche io indossi quegli stivaletti similmedievali?
Hanno messo la liberia al primo piano, sembra il caso con questo caldo, dover fare le scale?
Ho voglia di un caffè ed ecco che davanti mi si para il Bar della Quercia. Che tristezza. Poi L. mi fa notare che accanto c'è davvero una quercia e così accetto di mettermi in fila per lo scontrino, o meglio, L. si mette in fila per lo scontrino, io rimango ipnotizzata a fissare la pista del lisco affolata, in cima alla quale ondeggia la Capypso Orchestra.
Quelli della citta degli alberi hanno portato gli animali. Un vitello, qualche capretta, cavalli, maiali neri, per una volta non large white. Una donna chiede, ma i maiali non sono rosa? Tutta la sua vita deve aver visto solo i large white. Un uomo commenta, ma allora non sono maiali, sono cinghiali. Stesso discorso. Un uomo dice ad una bambina, guarda, un cavallo bianco. Il cavallo è grigio ma fa lo stesso, comunque sono tre, per far dispetto a chi non sa niente di cavalli sono due grigi e un baio. La bambina indica il baio e chiede, anche quello è un cavallo? L'uomo la guarda un po' spazientito, come se non si trattasse di una buona domanda. Considerate le altre...
C'è anche la finale di un concorso di bellezza. I ragazzi hanno muscolature ben strutturate. Peccato non li facciano trottare in cerchio, per mostrare l'eleganza delle andature.

postato da garnant | 17:34 | p.link |

Riemergo alla vita civile e borghese, dopo un anno di lavoro e due settimane di stralavoro e straniamento da romanzo fantasy della mia collega (molto bello), in un mondo irreale e vagamente allarmate.
Il sole da est delle nove e mezza fonde tutti i colori, il mondo è tutto bianco e giallo. Pedalo sonnambula verso l'edicola, dove acquisto incautamente il Corriere della Sera, forse guidata dal ricordo di un tempo lontano, in cui nelle mattine d'estate ero a casa da scuola, pedalavo in edicola e mio padre leggeva ancora il Corriere. L'edicolante mi guarda incredulo, conoscendo le mie inclinazioni, e sogghigna accarezzando la prima pagina del Giornale. Cerco di procurarmi un giornale da femmina in vacanza, così tanto per fare vacanza, ma uno che non pesi venti chili, il portapacchi della bici è piccolo e le mie braccia sono stanche. La moglie dell'edicolante impiega diversi minuti per convincermi che due Cosmopolitan identici dentro una busta con un fiocco e un prezzo di copertina più alto del solito sono una buona idea, e che il secondo Cosmopolitan è in regalo, mentre l'omino del mio cervello protesta nel suo ambiente ovattato.
In banca hanno spostato l'ingresso.
In tabaccheria le marche da bollo ora le stampano al momento con una strana macchina.
Pedalo verso casa a e mi getto sul divano. Essendo lunedì, sulla prima pagina del Corriere c'è Alberoni, l'avevo dimenticato, ecco perchè l'edicolante sogghignava tanto, vedeva che l'avevo dimenticato. Leggo l'intero Corriere con fastidio crescente. Verso la fine c'è un pezzo sul nuoto sincronizzato ieri agli Europei di Budapest, mi risollevo un momento. Parla di quanto costa confezionare un costume da nuoto sincronizzato, con un tono tanti soldi per cinque minuti di gara, mi deprimo di nuovo. Comincio a sfogliare la cronaca di Milano ma tutte quelle gigantografie di anziane assetate mi turbano. Getto il Corriere e scelgo con calma quale delle mie due copie identiche di Cosmopolitan leggere. A ben guardare il colore della copertina è leggermente diverso.
Ora io chiedo tanto? Test sul sesso, sfilate, belle scarpe, è chiedere tanto? Evidentemente si, perchè quello che trovo è un articolo sul fatto che ridi ridi prima o poi in ufficio ci devi tornare, e allora ecco a te i consigli del manager, come sopravvivere al capo crudele, socializzare con la collega astiosa, imparare a dire di no al lavoro in eccesso. Giro pagina con crescente angoscia. Oltre mi aspetta un prodotto per tenere a bada la ricrescita. Oltre ancora lo yogurt all'olio di palma che favorisce il senso di sazietà. Poi i crackers integrali e addio stitichezza. Getto Cosmopolitan e accendo la tv.
Brooke e Taylor sono ancora lì che si contendono Ridge soffiando come gatte.
Ridge è diventato brizzolato.

postato da garnant | 17:04 | p.link |

domenica, luglio 30, 2006

Not doing anything, lo slippino rosa ce l'ho, certo qualcosa non torna, è sempre così.
Figuring out the angles.

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postato da garnant | 12:52 | p.link |

sabato, luglio 29, 2006

Finalmente il mal di testa non è più sbilanciato a sinistra, prima era quasi nel bulbo oculare, ora è al centro della fronte, così fa molto meglio. Neppure Diamanda Galas si sente molto bene, e infatti ha cancellato il concerto di ieri sera a Bologna, peccato perché avrei iniziato molto volentieri le mie ferie con due urla ben fatte. Abbiamo rimediato accomodandoci in piazza, a vedere la Principessa Mononoke proiettata sullo schermo gigante. Sarà che i film Ghibli si finisce sempre per vederli di straforo sul computer, o in un cineclub incastrato in un dopolavoro ferroviario, sarà che Mononoke è comunque impressionante, siamo scappati prima degli ammazzamenti di massa. Abbiamo sostituito gli ammazzamenti con la birra, ma Mononoke alta sei metri e con la bocca sporca di sangue non riesco a togliermela dalla testa. La bambina di circa quattro anni seduta dietro di me invece non era affatto impressionata e faceva tante domande interessanti, il papà le rispondeva con grande precisione. Mi sono ricordata che l'uomo tigre mi piaceva per la famiglia di bambini e il sentiero con i ciliegi, e non mi faceva alcun effetto il rumore delle ossa che si rompevano. Ora invece scappo prima degli ammazzamenti e non riesco a concentrarmi sui dettagli importanti. Tranne i kodama, loro si.

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Per un'ora seduta in attesa su una panchina, con il sole le nuvole il sole le nuvole, ho avvertito una sensazione curiosamente piacevole, mi hanno detto che si chiama piacere del perder tempo. Non è per niente come nella pubblicità della mozzarella, è molto più dolce e un po' surreale, fa sembrare la solita città fuori uguale ma dentro diversa. Di tutti i pensieri inquietanti che riguardano il dover comunque prima o poi tornare in ufficio, per esempio l'eventualità di essere accolta da un cecchino che mi spara alle gomme, di tutti i pensieri inquietanti mi concentro sulla proposta del collega G. di acquistare un acquario di triopi, preistorici esserini del tutto simili ad Alien I, quello che si attacca alla faccia. Quando gli scocciatori ci chiederanno, quanto diventano grandi, noi risponderemo, abbastanza per uscire dall'acquario e attaccarsi alla tua faccia.
Ciò mi rallegra.
Inoltre, ho ricevuto in regalo una spilla di Oplà. Ora camminando, tintinno.

postato da garnant | 19:38 | p.link |

venerdì, luglio 28, 2006

Sono in ferie da tre quarti d'ora.
Sarò in ferie per quattro settimane, l'ultima volta che ho avuto quattro settimane era il 2002, la volta precedente il '98, ero ancora all'università. Il pomeriggio in cui chiesi la tesi, nel 1996, nell'istante preciso in cui il professore approvò la mia fantascientifica idea si verificò un terremoto del settimo grado della scala Mercalli. Lo studio era sul ballatoio di un antico convento adattato a dipartimento universitario, dunque considerai quel tremore connaturato all'evento, il sacro e l'accademia, credetti che ogni volta che una tesi veniva approvata, il dipartimento dovesse tremare. Invece era proprio un terremoto, con epicentro a Bagnolo in piano, a cinqe chilometri da casa mia. L'unico danno subìto dalle mie cose nel frattempo, fu un orecchio ammaccato del signor Spock, sotto forma di soprammobile caduto. In questo ci fu una certa coerenza, visto che si trattata di una tesi sulla fantascienza.
Comunque tre quarti d'ora fa sono uscita dall'ufficio, con in mano il mio vaso di potos e sbattendo gli occhietti, e l'ho visto, a nord, l'evento atmosferico che segna ogni momento significativo della mia esistenza, in questo caso una tempesta di sabbia. Si alzava a turbine dal cantiere della TAV. Sono avanzata piegando il busto nel vento, sentendo i granelli sotto i piedi, trai denti, con le foglie del potos agitata e spaventate. Mi sono chiusa nella Golf mentre un cielo nero mi copriva altissimo. Da un lato la tangenziale nord, già inghiottita dal buio e dalla polvere della tempesta, dall'altro il cielo azzurro e la tangenziale sud. Mi sono lanciata verso la tangeziale sud, mentre il cielo mi incalzava, ed è proprio come nei film, la bufera ti precede con il buio, poi arriva la sabbia. Ero come Viggo Mortensen in Hidalgo, certo io non avrò mai un assetto come il suo, e cavalcare una Golf non è affatto come stringere le ginocchia intorno ad una schiena di muscoli che galoppa a quattro tempi, comunque si fa qual che si può.
Nel frattempo l'azienda non era più visibile alle mie spalle, solo buio e sabbia, quindi non so più nulla del collega G., che oggi mi ha rivelato la sua tecnica segreta per demolire il morale degli scocciatori, tecnica assai più raffinata e crudele di quella che avevo già osservato, che era tenere il condizionatore molto basso nei pressi della scrivania, in modo che lo scocciatore avverta avvicinandosi il gelo umano ma anche quello fisico, poi le piante carnivore sulla scrivania, e un cerchio di Stonehenge fatto di pile AA, e quando qualcuno chiede "ma quello è il cerchio di Stonehenge", rispondere "si, il giorno del solstizio d'estate un raggio di sole dal cupolino colpisce il centro del cerchio". La nuova tecnica è più raffinata e crudele, ed è segreta, appunto. Non so più nulla neppure dell'incubo delle mie ultime due settimane, un ambiente di sviluppo disfunzionale che a volte distrugge il suo proprio sorgente. Oggi verso le 11 del mattino pensavo di non farcela. Tutto andava a rotoli e avevo un tremendo mal di testa. Mi sono accasciata sulla scrivania a norma e ho iniziato a battere la fronte sulla sua superficie levigata, non con violenza, piuttosto con pesantezza. La collega mi osservava muta e vagamente spaventata. Ho continuato a sbattere la fronte sulla scrivania finché mi sono sentita stranamente meglio.

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Ora piove. Vado a Bologna a sentire Diamanda Galas. L'avevate mai vista Diamanda Galas sorridente?

postato da garnant | 19:02 | p.link |

mercoledì, luglio 26, 2006

EDIEFACTORYGIRL
Nat Finkelstein & David Dalton

Hardcover, 7x10 in., 160 pages, 100 Color and B&W Photos
October 2006

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postato da garnant | 22:07 | p.link |

Ho incrociato un camion di sabbia ribaltato, un autovelox e persino un funerale, e non erano neppure le nove del mattino.
La notte dormo con una vecchia maglietta di Alice a quel paese, qualcuno ricorderà Alice a quel paese, di Silvia Ziche quando colaborava con Comix e non era ancora un stellina Disney. Comunque Alice aveva due scrupoli, gli unici rimasti al mondo, gli scrupoli erano esserini pelosi con le orecchie a punta, qualcosa del genere Chobin ma senza ciuffo. Così dormo con i miei due scrupoli, anche se uno ormai lo tengo solo per farmi compagnia, da tempo si è tramutato in un curioso impasse, povero piccoletto peloso, per via di certi tragicomici sviluppi presso il cliente, mentre l'altro mi parla spesso durante il giorno, ha sei occhi, e ancora tante tante energie.
In queste ultime settimane mi è sembrato di lavorare dentro il castello di Frankenstein Jr., come ho già avuto occasione di scrivere io sono Frau Blucher. Certi giorni sono Aigor. Secondo il collega invece siamo tutti il Medio Oriente. Lui è il Libano, il piercollega è gli Stati Uniti, io sono la Palestina. Possiamo andare a piangere contro il muro, ma solo dalla parte dell'ufficio di Israele.

 

 

postato da garnant | 22:01 | p.link |

martedì, luglio 25, 2006

OLPC update

Prima doveva essere una manovella, poi sembrava fosse diventato un pedale, ora per dare energia al computer no profit di Negroponte si tira una cordicella, come per avviare un tosaerba. O per far parlare una bambola.
Cosmico...

postato da garnant | 20:18 | p.link |

lunedì, luglio 24, 2006

Mentre gli altri entravano lentamente nella sala riunioni, ho avuto l'impulso di chiudere la porta dietro le loro spalle e scappare via, ma poi alla fine mi sarei dovuta buttare in un fosso come Thelma e Luoise, sapete niente canyon qui, solo fossi per l'irrigazione. Così sono entrata anche io, e ho chiuso la porta alle mie spalle.
Per ore abbiamo ricomposto le tessere di un lunghissimo progetto di sviluppo, come se fosse un puzzle. Le premesse, gli obiettivi, i partner, i clienti, noi che venivamo coinvolti uno ad uno, infine noi al centro, seduti intorno al tavolo della sala riunioni.
Sistemando l'ultimo pezzo con mani tremanti, abbiamo riconosciuto con orrore gli occhi del capo, che ci osservavano dal vetro del corridoio.

postato da garnant | 21:07 | p.link |

Weird Overtime Work

Collega - Guarda, ho trovato una foto del piercollega sul giornale!
Garnant - Fammi vedere!
Collega - E' di sabato.
Garnant - Ma tu leggi questa politica locale?
Collega - No, ho notato la foto mentre cambiavo la sabbia del gatto.
Garnant - ...

postato da garnant | 20:22 | p.link |

domenica, luglio 23, 2006

Ho perso l'ennesimo lucchetto da piscina, in compenso ho ritrovato il mio normografo alieno.
Standing on the Lonely Stilt
, il mio segnalibro di Yoshimoto Nara abbandonato sul telo rosa o sull'erba, curiosamente attira gli sguardi delle bambine, si fermano ad osservarlo, tenendo in mano una palla.
Ho letto, ho nuotato, ho mangiato un curioso estruso di fecola di patate.
Non condivido questo allarme giornalistico per il gran caldo. E' luglio, il gran caldo è normale.
Certo ieri da Lush, quando ho toccato un olio solido per massaggi, il mio dito è affondato completamente nel cioccolato alle violette. E il burro di cacao sta salendo sulla superficie del mio cuore al miele.
Oggi una persona è partita per l'altro emisfero, due sono partite per l'equatore.

nara

postato da garnant | 21:15 | p.link |

Abbiamo grigliato gli scampi al cartoccio e il collega ha commentato che secondo lui in ufficio ci ho sempre mandato la mia gemella cattiva.
Sono riconoscente ad HG Giger per aver movimentato una certa estica del biomeccanico a suo tempo, ma faccio anche fatica a perdonargli il fatto che da allora non sono più in grado di guardare serenamente in faccia un crostaceo. Squartarlo mi costa molti brividi.
L. dice che gli scampi sono buoni, ok, ma tutta quella fatica per pochi grammi di carne, vuoi mettere un bel bisonte. E ha ragione, fai fuori un grosso animale e ci vive un clan di neanderthal per tre mesi,  e ci ricava anche pelli, corde di tendine e mille altre cose utili, o almeno così ho imparato dai pur eccessivamente sentimenalti libri di Jean Auel. L. non li ha letti ma si figura benissimo da solo che una pelliccia di scampi non è una buona idea.
Nel frattempo le crisi di astinenza da ADSL sono passate, il metadone di una buona dialup sempra sufficiente, e così ho elaborato una mia teoria semiseria sulla manipolazione delle delle masse, non c'è bisogno di manipolare le masse, basta sfruttare la tendenza delle masse a manipolarsi da sole. Prendiamo un uomo medio, l'uomo medio di solito si vede come vittima di meccanismi iniqui sui quali non ha controllo. Spesso, tragicamente, questo meccanismo iniquio per lui è lo Stato, e qui potremmo iniziare un discorso serio sulla mancanza di senso dello Stato nell'uomo medio e sulla comoda leva che questo costituisce per la destra berlusconiana, ma rimaniamo per favore nel semiserio. L'uomo medio è vittima proprio perchè si sente vittima, certo, un pochino vittima lo è davvero, ma più importante è come si sente, perché si può essere vittima e allo stesso tempo sapersi vincente su un altro livello, e allora si smette di essere vittime. Dunque l'uomo medio è vittima di se stesso e l'unica cosa che può consolarlo è la visione di Matrix, un mondo dove basta ingoiare una pastiglia per non essere più vittima e per trovare finalmente il proprio look, basta una pastiglia e il convincimento che quello che ci cruccia non esiste, foss'anche un cucchiaio. Ed ecco allora l'uomo medio che si aggira per il mondo, convinto di trovarsi in un luogo di menzogna dove nulla è come sembra, dunque è inutile agire, molto meglio lamentarsi in sostanza una riedizione metanarritiva del qualunquismo ottantesco per vecchie zie. E l'uomo medio ha l'ADSL di Alice. Un lunedì Alice smette di funzionare, allora l'uomo medio chiama il 187 e segnala il guasto. Dopo due giorni riceve una comunicazione di guasto risolto, ma Alice ancora non funziona. Certo, perchè Alice non esiste, pensa l'uomo medio, sono veramente immerso nello spirito del mio tempo. Segnala di nuovo il guasto ad un diverso ma ugualmente laconico operatore. Due giorni dopo, nuovo messaggio di problema risolto,  Alice continua a non funzionare. L'uomo medio va avanti così per due settimane, parlando sempre con operatori diversi che gli dicono sempre le stesse cose. Un giorno smettono di arrivare i messaggi di problema risolto. L'uomo medio chiama il 187 e un diverso ma sempre laconico operatore gli comunica che non risulta alcuna segnalazione di errore a questo nome. Il cucchiaio non esiste. L'operatore consulta i dati più a fondo, non risulta alcuna Alice al numero di telefono indicato, evidentemente era una ADSL con un altro operatore, spiega cortese , e a questo punto è chiaro che gli operatori hanno tutti un headset con auricolare, tutti lo stesso aspetto, e si moltiplicano secondo necessità. Non è il cucchiaio, sei tu che ti pieghi. E ecco che l'uomo medio trova conferma dei suoi peggiori timori, non solo egli si trova vittima di meccanismi iniqui sui quali non ha controllo, ma nessuno gli offrirà mai la pillola blu.
Allora bisogna uscire da questo meccanismo, il cucchiaio esiste, se devi mangiarti la Gemuesesuppe decisamente ti serve un cucchiaio, i telefonici si comportano come si comportano perché noi glielo permettiamo, eleggendo lo scorso governo gli abbiamo fornito l'opportunità di non pagare le fatture e la possibilità di trasfromare i lavoratori in una schiera di agenti smith, e tante altre cose che non vi posso dire per via del segreto aziendale (peccato). Gobba? Quale gobba?
Vittime di se stessi. Perchè andiamo, il Milka Lufflè ti vende le bolle d'aria e la Viennetta Air Ciok pure, e tu sei contento di comprarle, e io quasi quasi ammiro chi ha risolto così brillantemente l'impasse che si era creato anni fa per via della polemica sulla quantità di aria che veniva incorporata si gelati industriali, si diceva che c'era troppa aria e quindi meno prodotto e che questo poteva essere considerato una truffa al consumatore, e allora basta convincere il consumatore di voler comprare aria e il consumatore si truffa da solo. E se lo merita. Se ti fa comodo sentirti vittima allora ti meriti di esserlo.
Detto questo, da Modo Infoshop mi sono trovata molto a mio agio circondata da libri che ho letto o regalato di recente, solo che lì erano tutti raccolti insieme e ben presentati sugli scaffali, si potevano cogliere con poche occhiate, mentre io li ho dovuti scovare scavando in biblioteche e librerie diverse. Mi sono portata a casa Free Karma Food di Wu Ming 5 e ho fatto una partita con il West Club che ora ha anche la scheda audio, recuperata da un altro West Club, e fa tanti rumorini simpatici.
Ho comprato una fetta di Happy Soap e mi è capitata la parte verde, al lime.
Ho fatto una lunga chiacchierata con il Kata mentre si proiettava il documentario di Woodstock, e abbiamo parlato di me che tanti anni fa spinavo birra in un locale devoto ai Jethro Tull, del mio rivenditore di dischi di fiducia che ora fa l'agente immobiliare, del mio pusher che non coltiva più e di quanto è triste allora usare altri canali, di come è cambiato il pubblico, del perché il pubblico non sa più niente e del perché succede che non abbiamo più niente da dirgli.
E allora è chiaro che mi stupisco ogni volta di vedere il dottor Wilson, vivo, adulto, leggermente ingrassato, e io credevo che fosse morto nell'Attimo Fuggente, me n'ero anche fatta una ragione, e invece allora qualcosa rimane sempre, nonostante gli uffici con il contropavimento di legnoresina e gli immobili con le finiture di pregio, e anche nonostante gli ospedali, e non parlo di serie televisive ma di ospedali veri, qualcosa rimane sempre.

House: Read less, more TV.

postato da garnant | 12:31 | p.link |

sabato, luglio 22, 2006

Un footcandle corrisponde approssimativamente a 10 lux, diciamo la luce di una candela ad un piede di distanza.
Mi sono svegliata e la splendida notizia era, non sono obbligata ad uscire, fuori. Fuori è così luminoso che saranno almeno ottantamila lux, è una di quelle rare giornate estive in cui il cielo è azzurro, di solito il cielo emiliano è bianco per l'umidità. Ma quando c'è il cielo azzurro significa anche che il sole non è velato, che il sole è violentissimo.
Io ci vedo bene, se non sono troppo stanca leggo anche la riga degli undici decimi. Ma sono un pochino fotofobica. Lì per lì è fastidio, fisico. E ansia. Ma poi è ansia che non arrivi mai il buio.
Eppure in Irlanda mi piaceva, che alla chiusura dei pub il cielo fosse ancora un po' rosso sulla mia casa di Killiney, in fondo al prato. E in Norvegia al ventesimo giorno di luce perennemente crepuscolare, perennemente inclinata, e diciamolo al ventesimo giorno di pane russo e acqua del rubinetto che sapeva di atrazina, immaginavo il sole palla infuocata al centro del cielo e dubitavo che lo avrei rivisto mai più. Ma il Messico ce l'aveva quel sole palla infuocata, e poi aveva il crepuscolo alle assurde cinque del pomeriggio, e la notte arrivava in fretta e alle otto di sera il cielo era completamente nero e con le stelle quasi dell'equatore.
Il punto è, in questi giorni sfuggo alla luce perchè mi fa male agli occhi e perché mi sovraespone i pensieri. Poi però c'è anche il meccanismo della falena, che va verso la lampadina e muore. E tutta la faccenda del vampiro.
Ieri notte, erano le due e mezza, camminavo nel frutteto e i piedi salivano e scendevano sugli imprevisti del terreno secco. Da una parte intravedevo la vigna, dall'altra le macchie bianche del gatto dell'amica P., in alto la finestra illuminata dalle lampade mandarino, il soffitto con le travi, da qualche parte l'ipod che inviava musica all'iBall, l'amica P. mi ha regalato una di quelle lampade mandarino, così da qualche tempo è anche la luce del mio studio. Ero sola e tenevo in mano una iBall dell'Oregon Scientific, la sua luce blu era intesa e irreale, in mezzo al buio delle due e mezza del mattino, in un frutteto. Camminavo nella direzione in cui ricordavo il cortile, il marciapiede, e poi la porta. Dietro mi lasciavo un tavolo di candele, candeline ikea nelle loro lampade di ferro, candele giganti e profumate e piene di semi e foglie da arredamento, a terra un cerchio di candele alla citronella. Voltandomi indietro, nella luce danzanate della grigliata-sabba, potevo riconoscere il profilo del padrone di casa, cotto dalle braci e dal vino, i piedi sul tavolo e un pipistrello che volava su e giù per il quadrato illuminato di campagna.
La notte prima c'era stato il faro del bar in angolo con via Toschi, seduta vedevo tutta la piazza e le persone erano così tante che il buio non poteva addensarsi, nonostante le uniche luci fossero il faro accanto a me, l'insegna verde della farmacia al lato opporto della piazza, e gli spot che andavano a sbattere violentemente sul cranio di Michael Nyman. Ma il punto più buio della città estiva era il grand piano sul palco, nero e attraeva tutta la luce, e allora ho cercato di avvicinarmi il più possibile al grand piano. E allora ho attraversato la piazza, scivolando tra le persone, in un percorso irregolare guidato dagli occhi e dal naso, evitando il fumo bianco dei fumatori e le loro lucine rosse, ho comunque starnutito sugli ultimi due brani e per due ore dopo essere ruiscita ad allontanarmi dall'ultima nota di tabacco. E Nyman superiore portava una giacca scura nell'aria calda, non so se strani calzini, si inchinava come fanno i pianisti, con quella certa solennità guadagnata con lo studio, e sorrideva a labbra premute, come si fa certe volte per dire non vi concedo altro, che altro volete avete già avuto tutto. E voi dovrete immaginarvelo, tutto, perchè un concerto al piano solo si ascolta o si immagina, o si ricorda, e infatti non serve ascoltare Wim Mertens poi per tutta la mattina dall'ipod, se non a ritrovare il percorso mentale dove scorre il ricordo di Wim Mertens al piano solo al Teatro Dadà di Castelfranco Emilia, e così Nyman e le luci, e il grand piano nero.
E così, detto per inciso, sono più di sei mesi che non alzo gli occhi su John Cale al Kurzweil o qualcosa coi tasti.
E voi ora non vorrete un'immagine da Lezioni di piano, spero, mi deluse talmento dopo Un angelo alla mia tavola, non ho mai perdonato a Jane Campion tutta quella distanza, dopo che mi aveva lasciato entrare in una testa di riccioli rossi.
E a proposito di teste, e di luci.

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postato da garnant | 13:22 | p.link |

mercoledì, luglio 19, 2006

Dunque allora domani sera c'è Michael Nyman a Reggio Emilia, venerdì prossimo Diamanda Galas a Bologna, Sarah Jane Morris da qualche parte che non ho capito perchè stavo cercando di parcheggiare tra due SUV, mentre un furgone faceva manovra, un nonno sistemava un neonato nell'ovetto e una mamma con una mano tratteneva un bambino in età prescolare e con l'altra portava due pacchi di crocchette per cani.
In questi giorni di delirio lavorativo devo fare un sforzo per ricordare perché mi interessa andare ad ascoltare Michael Nyman e Diamanda Galas. Questo mi preoccupa. Anche il fatto che questa mattina ero sollevata perchè era mercoledì, ed ero andata a dormire ieri notte convinta di svegliarmi in un giovedì, proprio sollevata, nove ore in più per smaltire lavoro, anche questo mi preoccupa.
Invece leggere alla sera il romanzo fantasy dalla mia collega mi conforta, perchè è ben scritto in una lingua piana e rigorosa che gli esordienti di solito si sognano, persi nel loro patetico sforzo di essere profondi e complessi e irregolari (sono così acida per via di vecchie vicende come giurata di una concorso letterario). Certo non è il mio genere, rigidamente strutturato secondo i canoni del genere, con i personaggi tutti bravi ragazzi coraggiosi e studiosi. Ma sul caos diurno questa ordine fantasy notturno è rassicurante. E poi dopo un anno di circolazione del manoscritto qualche settimana fa la mia collega è stata contattata da una grossa casa editrice. Questo mi fa piacere e il fatto che mi faccia piacere, in turn, mi procura una bella sensazione limpida. Sapete non sempre si riesce ad essere contenti per gli altri, c'è di mezzo l'istinto di competizione da ominide, prevalere per sopravvivere, e a volte l'ominide sopravvive e ha un gran successo dawiniano ma si perde qualcosa, la sensazione limpida di essere contento per un altro ominide, per esempio. Bene, non posso impedirmi di provare risentimento verso questo e quello, di detestare quall'altro, di tollerare e poco più quell'altro ancora, ma poi ci sono tante persone per le quali mi sento semplicemente contenta, e allora va bene.

postato da garnant | 20:53 | p.link |

martedì, luglio 18, 2006

Als das Kind Kind war wußte es nicht, daß es Kind war

Di certo non pensavo che un giorno avrei notato queste parole scorrere nel salvaschermo di un computer, o che le avrei lette a voce alta all'amico A. una notte proiettate sulla facciata del Duomo di Reggio Emilia, anche perchè il Duomo è stato impacchettato per tutta la mia infanzia, quando l'hanno spacchettato ero già grande e ancora mi stupisco parecchio della madonna dorata, Christo dovrebbe considerare un impacchetamento di vent'anni,  una sorta di performance come eseguire una composizione di John Cage in sedici anni non ricordo, comunque adesso le impalcature stanno risalendo di nuovo il muro del Duomo, e io leggo leggo le parole proiettate, prima che spariscano.

Wim Wenders ha un'aria giovane e parecchi capelli, Donata la percepisco alta con alcuni fiori in testa. Ogni tanto succedono queste piccole cose che chiudono un cerchio, estate, Wim Wenders seduto su unapoltroncina di vimini in mezzo a Piazza Prampolini, e molti anni prima Paris, Texas in un cinema in provincia, inverno. Al pomeriggio Wenders che parla nell'auta dell'università in viale Allegri che puzza di stazione, e lo stesso edificio moltre ristrutturazioni fa, quando alle medie si andava a fare l'abbonamento del tram, e sempre un pomeriggio all'amica V. rifiutarono la foto perché aveva la frangia lunga e gli orecchini a forma di marijuana. Mi siedo e mi arriva una gomitata, noi ci conosciamo. Viso più magro e magliettina e gonna sceltissime ma la voce è la stessa, ricordo bene dieci anni fa un viso più morbido e i pantaloni dell'allora lui, neri, informi, arrotolati in cintura. Due posti più in là c'è una ex collega di agenzia di traduzioni di trincea, io ho retto un anno, lei diciotto, lei è assolutamente identica, io non lo so. Poi una vecchia conoscenza, con i lineamenti più duri e di nuovo, vestiti sceltissimi, su un passato paffuto e golfini di lana. Come poi se tutta questa faccenda della vita adulta consistesse nel tendere la pelle sulle ossa della faccia, e procurarsi un look rigoroso.

In Piazza della Libertà hanno tagliato due alberi che facevano ombra sulle fermate del tram, non so perché, quando ero piccola c'erano certi alberi vicino al Teatro Valli, scavati all'interno e dipinti con una vernice grigia, per salvarli da un'infezione.

Accanto alla Galleria Parmeggiani, tra il Teatro Ariosto e l'isolato San Rocco, c'è una foto enorme dei fatti del 7 luglio 1960, una che non avevo mai visto, con il fumo dei lacrimogeni e le persone come se fossero lì, si riconoscono il profilo della torre della Galleria Parmeggiani e gli archi del teatro, la foto è esattamente dove deve stare.

postato da garnant | 22:26 | p.link |

domenica, luglio 16, 2006

You want to know how two chemicals interact, do you ask them? No, they’re going to lie through their lying little chemical teeth. Throw them in a beaker and apply heat.

House, MD.

postato da garnant | 13:21 | p.link |

La vera forza dei fanatici religiosi, dunque, è paradossalmente l'inesistenza di Dio. Possono prosperare, fare proseliti, predicare odio, contando unicamente sulla credulità degli uomini e sull'impossibilità di smentite da parte di un cielo lontano e silenzioso.

Michele Serra

postato da garnant | 13:21 | p.link |

Alice soffriva troppo, al decimo giorno di agonia e alla ventesima dolorosa telefonata al 187, così l'abbiamo pietosamente disdetta. In attesa del nuovo abbonamento concorrente si ritorna alla vecchia dialup, e allora anche al vecchio memo, che per me era un blocchetto di Twin Stars, quando la moleskine non era più o non ancora oggettino culto.

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Dunque MEMO

- La possima volta al campo da baseball portare l'apposito cuscino anti-cemento e la maglietta anti-guazza
- Riflettere sugli aspetti tattici della base intenzionale.
- Avendo già un rapporto emotivo con gli zampironi Sciò, sopprimere quello nuovo con la diavolina da grigliata, prima che sia troppo tardi.
- Afferrare cosa mi ricorda esattamente il flipper Black Night 2000.
- Programmare il videoregistratore per le repliche di House, il venerdì alle 22:00, weekly (farsi poi prestare dall'amica B la registrazione del programma di Augias su Lady D).
- Ore 18:00 di lunedì, il piano, salutate i clienti sorridendo, thank you for your time, infilarsi nel bagno, cambiarei vestiti, prendere l'ultima pastiglia di salmonella del tifo, infine scapicollarsi all'università per la lezione di Wim Wenders.

postato da garnant | 13:19 | p.link |

venerdì, luglio 14, 2006

Dieci anni che uso il SETI@home, e ancora non ho trovato neanche un alieno. D'altra parte si sa, l'alieno è dentro di te, ma è... sbagliato!

Visto che ultimamente la malaria e i suoi aspetti socio-farmaceutici sono argomento ricorrente su questo blog, ecco a voi malaria@home.
(grazie a L. per la segnalazione)

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postato da garnant | 18:25 | p.link |

Nelle memorie di Prospero Gallinari, Un contadino nella metropoli. Ricordi di un militante delle Brigate Rosse, mi pare di aver trovato un pezzo della Reggio grigia piombo che abitavo da bambina. Ma più ancora una costante, un filo per unire chi ha bruciato gli anni 70 nella passione politica e chi, pur condividendo sostanzialmente gli stessi principi, è rimasto a casa a lavorare e a tirar su ragazzini. La ricerca necessaria dell'integrità, privata, comunque dura, comunque irrisolta. Questo mi pare di aver trovato nelle memorie del mio concittadino, che ora vive vicino alla casa di una mia amica, e lavora vicino allo studio del mio dentista, e abita la nostra memoria collettiva.

postato da garnant | 18:25 | p.link |

Weird Weddings

B. - Hanno parlato di matrimonio!
Garnant - Scherzi!?
B. - Lei mi ha detto che è stata una settimana molto romantica.
Garnant - Splendido!
B. - Lui a M. ha detto "è l'inizio della fine".
Garnant - Ma allora si sposano davvero!
B. - Sii!!
Garnant - ...
B. - ...

postato da garnant | 09:14 | p.link |
weird weddings

mercoledì, luglio 12, 2006

A richiesta il guacamole - ricetta di Garnant

Il guacamole è la tradizionale salsa di avocado di origine azteca, si serve con i nachos o in accompagnamento a piatti messicani. La ricetta è variabile, dipende dagli ingredienti freschi a disposizione ma soprattutto dalle spezie preferite, magari una miscela personale e segreta, magari tramandata, magari inventata per sbaglio durante un incidente domestico. Perché immaginate il Messico, siete in un paese rurale in mezzo allo Yucatan, ovviamente al negozio c'è quello che in giornata è arrivato fresco e basta, roba in scatola ne tenete poca e poi a che vi serve, il frigo non fa molto freddo tranne quello vecchissimo ed enorme della CocaCola nel retro del bar. Dovete cucinare qualcosa di fresco e buono, da mangiare tutto subito, con un sapore familiare. Uno scenario simile si presenta facilmente anche in centro a Bologna, a metà estate.

L'unico ingrediente imprescindibile è l'avocado, che deve essere maturo ma non nerastro. Scegliete un avocado che vi stia simpatico, non è necessario che sia di forma o colore uniforme, tastatelo, se la polpa è morbida e cedevole in superficie ma il frutto è nel complesso piuttosto solido, non spiaccicoso, quello è l'avocado ideale.

Livello 1 - Non ho tempo di fare la spesa e in cucina ho giusto tre posate spaiate.

Tagliate l'avocado sul lato lungo, privatelo del seme della buccia. Se il grado di maturazione è giusto la buccia si staccherà facilmente. Mettete la polpa in una ciotola e schiacciatela grossolanamente con una forchetta.
Aggiungere succo di limone. Il limone insaporisce l'avocado, gli impedisce di annerirsi e lo conserva al caldo esposto a molte mani e briciole di nachos.
Aggiungete poca cipolla tritata fine oppure aglio spremuto, poco pomodoro fresco a cubetti, non troppo maturo. Peperocino in polvere, sale e pepe a piacimento.
Mettete in frigo per una mezz'ora poi servite.

Livello 2 - Oggi cucino io

Dopo aver schiacciato l'avocado aggiungete il succo di limone, la cipolla tritata, il pomodoro fresco a cubetti, peperone verde a cubetti, aglio tritato, peperoncino in polvere, qualche seme di coriandolo schiacciato, sale e pepe.

Livello 3 - Feticista del banco esotico al mercato

Pestate l'avocado in un mortaio, aggiungete succo di lime, cipolla o cipollotto, il pomodoro, chile serrano fresco a cubetti, foglie di coriandolo fresco, aglio schiacciato, sale e pepe, spezie secondo proprio gusto.

Come avete notato è possibile sostituire con ingredienti comuni gli ingredienti strani, spaventosi, recuperabili solo nel supermercato dove è impossibile parcheggiare. Il limone sostituisce il lime, peperone verde + peperoncino in polvere sostituiscono il chile serrano, il coriandolo non è indispensabile, se non si trovano le foglie si può usare eventualmente qualche seme schiacciato anche se il sapore è diverso. Assaggiate mentre preparate, in questo modo eviterete di ritrovarvi una tazza di roba verde di immangiabile a causa del troppo entusiasmo. Badate anche che l'avocado rimanga in ogni caso in quantità ben predominante sugli altri ingredienti, di nuovo l'entusiasmo può portare ad aggiungere troppo pomodoro, troppo peperone, anche troppo limone. Ricordate che l'avocado ha un gusto delicato, la cipolla non esattamente. Ricordate anche che il risultato deve essere verde. Se il guacamole alla fine avanza ricordate che non è fatto per essere conservato, siete in un paese rurale dello Yucatan, ricordate, quindi aggiungete altro limone, coprite e mettete in frigo. Comunque limone, peperoncino, spezie varie aglio e cipolla vi garantiscono un discreto potere battericida, se il giorno dopo il tutto è ancora organoleticamente accettabile, mangiate tranquilli.
Enjoy.

postato da garnant | 22:03 | p.link |

Weird Overtime Work

Collegadimondo - Ti va di prendere con noi un aperitivo, dopo il lavoro?
Garnant - Mi spiace, devo andare a casa a fare la vaccinazione antitifica.
Collegadimondo - ...

postato da garnant | 21:17 | p.link |
weird weddings

I don't think I'm easy to talk about. I've got a very irregular head. And I'm not anything that you think I am anyway.

Syd Barrett

postato da garnant | 20:19 | p.link |

martedì, luglio 11, 2006

Il guacamole lo collego all'inverno, perchè per anni ho trovato gli avocado maturi solo in gennaio, per comprensibili ragioni di emisfero di provenienza. Così da quando il fruttivendolo biologico vende gli avocado italiani, che maturano adesso, il mio stomaco confonde le stagioni, un po' come quando ero in Messico e la sera alle sette era buio come qui in inverno ma caldo come qui in estate, per comprensibili ragioni di latitudine. E poi c'è la mia ex collega brasiliana, che quando è estate si sente a disagio perché non c'è il Natale.

Poi certo, c'è il guacamole in scatola, che è un po' come il Natale in scatola. E fonti cilene mi garantiscono che sul posto McDonald's serve il McPalta, a base di avocado appunto, e volendo è possibile aggiungere pasta di avocado in qualunque panino, che fortuna.

postato da garnant | 19:18 | p.link |

Uno impara due parole in giapponese e finisce altrove, per via della forza centrifuga sulla superficie del pianeta.
Ecco a voi Neko the Kitty.

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Non è al livello di Get Fuzzy o dei Mutts, ma tanto lo sappiamo che i gatti sono tutti belli.

postato da garnant | 19:17 | p.link |

Ventriquattr'ore fa non sapevo neppure cosa fosse un tanuki. Pom Poko mi ha molto colpito, è sconcertante, incomprensibile, commovente. Sconcertante e incomprensibile soprattutto perché appunto fino a ventiquattr'ore fa non sapevo neppure cosa fosse, un tanuki. Ora che mi sono informata, biologia folclore e tutto, e il collega competente mi ha fornito il più rassicurante e familiare termine panda minore, nella mia testa si è aggiunto un pezzettino di mondo. E poi Takahata finisce sempre per dire qualcosa che arriva dentro la pancia, dovevo aspettarmelo. Questa mattina ero ansiosa di vedere la foto di un vero tanuki, dopo le tre versioni animate del film, realistico, antropomorfo e manga tradizionale. Coerentemente, la prima foto che Google che mi ha restituito è stata quella di un tanuki morto al bordo di una strada. Le connessione poi che questo film ha acceso nel mio cervello, quasi in termini di impulsi elettrici, che ne direbbe Cavalli-Sforza, dipendono dalle mia personali vicende, per esempio l'aver visto ge iusto la settimana scorsa Whisper of the Heart, che è ambientato nella affollatissima, opprimente, cementata eppure dolce Tama, quando Pom Poko di Tama racconta proprio la costruzione, spianando colline e abbattendo foreste, e distruggendo l'ambiente dei tanuki, oggi quasi estinti in Giappone proprio a causa dell'urbanizzazione. Poi la faccenda del fiume ricoperto di cemento, che i tanuki percorrono su una felice nave immaginaria, vale a dire finiscono morti sulla strada, e c'era Haku nella Citta Incantata, lo spirito perduto di un fiume prosciugato per costruire case. E poi la famiglia di procioni che ha attraversato il mio sentiero fuori Vancouver un pomeriggio, dondolando i corpi puffosi sulle zampette. E gli alberi davanti al centro yoga tirati giù e al loro posto il cantiere della ferrovia suburbana, ho cambiato centro yoga perchè non ce la facevo a vedere fuori dalla finestra sempre le gru e il cemento, e poi erano arrivati gli scarafaggi, la città è costruita sulle fogne romane e appena si scava escono gli scarafaggi, devo averlo già detto in passato. E poi i parchi di divertimento giapponesi, la festa degli spiriti viene scambiata per una trovata pubblicitaria del nuovo parco dei divertimenti di Tama, e a Tama, quella vera, c'è Hello Kitty Land.
Lo so che dovrei far passare un po' di tempo tra un film e l'altro dello Studio Ghibli, poi Takahata è troppo per i miei poveri nervi. Nel frattempo siamo al nono giorno senza ADSL, e per la seconda volta in un anno. Già pregusto il primo giorno di ferie, quando toglierò la batteria dal cellulare, e invierò la disdetta di Alice.

pompoko

postato da garnant | 19:12 | p.link |

Ma come faccio a prendere in simpatia Fededer se vince Wimbledon senza scendere quasi mai a rete, se poi pronuncia un discorso supponente, e soprattutto si presenta in campo indossando una giacchetta urrenda?
Avrei voluto una finale più bella, fatta di tennis, e non solo di nervi, paura, vendetta e prime di servizio.
Il mio divano viene ora abbandonato fino agli US Open, quando sarò una persona diversa, almeno temporaneamento, che non scruta lo stupido monitor tutto il giorno, che passa i pomeriggi nuotando, e con la testa di nuovo cambiata da un viaggio. Come saprete i globuli rossi vengono completamente rimpiazzati ogni tre mesi.

postato da garnant | 19:08 | p.link |

lunedì, luglio 10, 2006

Credevo che ottenere la patente internazionale fosse problematico, per via di Patty e Selma allo sportello. Mi sbagliavo. Ottenere la patente internazionale è impossibile, perchè lo sportello è aperto solo per due ore al giorno e per di più c'è solo Patty, che la fila non la fa andare avanti proprio mai. Selma invece l'hanno mandata all'ufficio di igiene, sportello vaccinazioni internazionali, dove eroga informazioni su appuntamento, utilizzando un libretto dell'associazione mondiale della sanità del 2003, un patetico applicativo, e una stampante con le testine disallineate.
Per il resto del tempo McGyver, ovviamente.

postato da garnant | 19:23 | p.link |

Non riuscendo ad interessarmi a Cars, il nuovo film della Pixar in uscita, mi consolo con il delizioso trailer di Ratatouille, lungometraggio atteso per il 2007, la storia di un topo parigino che abita in una brasserie, ama la buona tavola, e rifiuta di arrendersi al junk food.

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postato da garnant | 19:19 | p.link |
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