venerdì, giugno 30, 2006
Avevo la cameretta bianca, mobili laccati e pareti dipinte dal parente imbianchino ecologista che usava una puzzolentissima pittura all'avanguardia del progresso sostenibile. Così andavano gli anni Ottanta, tra suggestioni di purezza futuribile e ricordi optical dei decenni precedenti. Poi arrivò il letto a una piazza e mezzo in ottone. Poi arrivò il trend delle pareti colorate. Ormai maggiorenne avevo il diritto di scegliere il mio colore, dopo lunghe meditazioni decisi per un blu che stesse a metà tra il blu appartamento di Monica in Friends, del quale avevo avuto un preview al seminario sui linguaggi televisivi, e il celeste camerata dell'ostello Yellow Submarine a Budapest. Mi sembrò un'idea molto matura. L'imbianchino mi consegnò una mazzetta da sedicimila colori e mi disse scegli. Il colore risultò perfetto, al punto che anni dopo lo replicai anche nella casa nuova.
Ora guardando una improbabile replica del Tempo delle Mele in tv scopro che la mia idea molto matura di un blu tra l'appartamento di Monica e un ostello ungherese in realtà veniva da molto più lontano, evidentemente avevo visto quel colore per la prima volta a undici anni, nella stanza di Vic. Quindi da quel film non ho ricavato soltanto l'idea di procurarmi un filo del telefono lunghissimo, per poter parlare seduta per terra negli angoli delle stanza, con effetto molto behémienne, ma anche il colore delle pareti future. Per prevenire il mio piano di smontare l'impianto del telefono, i miei mi regalarono per il Natale del 1986 uno dei primi cordless sul mercato, un bellissimo pioneristico General Electric grande come un frigobar, sostituito solo un paio di anni fa per analogo regalo di Natale, era ancora funzionante. Amavo il mio cordless General Electric, indispensabile per la mia vita sociale. E' ancora possibile ammirarlo nel Mistero von Bulow, è il telefono dell'avvocato Alan Dershowitz e dei suoi studenti.
giovedì, giugno 29, 2006
Weird Us
L. - Mangiate quella pizza!
Garnant - Cosa?
L. - Dico a Turk e JD, nei film si dimenticano sempre di mangiare la pizza, poi si raffredda, è triste.
Garnant - Non ti preoccupare, non c'è una vera pizza dentro al cartone.
L. - Non puoi saperlo, finché non lo apri!
Garnant - ...
L. . Giusto, magari poi lo apri e dentro c'è un gatto.
Garnant - ...
L. - Morto.
Dan's laser etched powerbook
Everybody knows Rene did that
John Cale - Magritte
Ancora a proposito di gente colorata, c'è il Festival del Teatro di Stada a Mantova, in effetti non è finito ma ormai sono passati Ilotopie e Potlach che volevo vedere, anche solo per il nome di ispirazione Haida. Ma stavo al matrimonio del fratello di L., e il giorno dopo stavo stramazzata sul pavimento fresco, perché faceva così caldo al matrimonio del fratello di L. che ho dovuto ridefinire tutta la mia idea di caldo, ora lo misuro secondo una personale scala degli effetti percepiti, come per la scala mercalli, in questo caso l'unità di misura è il "fratello".
1 fratello - punto di bollore della pelle, vene pulsanti nel capo, arsura irrisolvibile, sensazione che i Party Feet stiano per sciogliersi sotto gli avampiedi.
mezzo fratello - comune afa estiva emiliana, si accende l'aria condizionata in ufficio, in casa, in auto, si va in piscina appena si può.
un quarto di fratello - pericolo di insolazione tennistica.
un decimo di fratello - necessita di occhiali scuri e fondotinta SFP.
E così via.
Ho cercato traccia visiva degli aventi delle settimane scorse, che non avevo seguito perchè ingiottita dal lavoro mannaro, dai matrimoni di cappuccetto rosso, e dal solleone. C'è stato il Gay Pride a New York, con la sua bellissima che finalmente possiamo dire familiare, e poi ci sono state le contromanifestazioni a Bucarest, le immagini sono disturbanti, vi avverto. Disturbanti perché dimostrano che si, siamo liberi di andare per strada nudi e dipinti a sventolare una bandiera colorata, certo, ma dimentichiamo spesso il potere dei reazionari, troppo spesso, indichiamo il nemico dentro al telegiornale ma il nemico non è quello, il nemico è il denome nella testa della gente comune. E se perdiamo tempo a lamentarci vittime del potere, il giorno che i reazionari decidono di darci fuoco per strada, o in una fabbrica o in pub, noi poi prendiamo fuoco e basta, e non per mano del potere, per mano del nostro innocuo vicino di casa.
Vestirsi in modo strampalato è divertente e liberatorio, dici qualcosa che non avresti saputo dire altrimenti, ma c'è anche un aspetto triste, e cioè che il carnevale serve in fondo a rafforzare la convenzione, a dare sfogo controllato al cambiamento, per qualche giorno tutto si ribalta, ma poi torna diritto e ancora più diritto di prima. E allora vestirsi in modo strampalato finisce per diventare ironia codificata, di fatto ancora convenzione, esattamente come succede con gli assurdi eppure tradizionalissimi di cappellini di Ascot, tra l'altro il nuvo ippodromo è stato inaugurato proprio nei giorni scorsi. Certo poi la convenzione è rassicurante, in fondo in fondo piace a tutti, e temo che questo sia esattamente il problema, il punto dove si trova la trappola, ed è per questo che tanti sedicenti libertari ragionano in fondo da reazionari, solo ribaltati, e facili da ribaltare di nuovo come una frittata.
mercoledì, giugno 28, 2006
Se faccio il bilancio della mia giornata, la cosa più interessante che ho scoperto è che esiste una scala della piccantezza, la scala di Scoville. Cercando informazioni sui condimenti piccanti e speziati, particolarmente utili in estate per via del loro potere battericida, ho anche trovato questo simpatico sito di cucina per ingegneri, che si sufferma sugli aspetti logici dell'arte culinaria, mi ricorda il padre dell'amica F., che ogni tanto dipinge usando il tecnigrafo.
Per il resto ho avuto una sorta di inattesa rivincita morale in ufficio, morale, vale a dire niente soldi. Comunque. Per tornare al potere battericida, una volta in Messico entrò dell'acqua nello snorkel e io finii per berne una sorsata, dimenticando che mi trovato in un cenote e l'acqua del cenote è dolce e ci vive ogni genere di infettante ammazza-europei. La guida mi consigliò di bere tequila con molto limone. Funzionò. Devo avere ancora mezza bottiglia di mezcal da qualche parte. Ieri ho comprato due limoni. Oggi mi occupo del peperoncino.
L'afa semplifica i miei pensieri, riducendoli a sprazzi frivoli e spiegazioni logiche, per esempio mi chiedo perché su questo righello pucci-pucci l'azione vada da destra a sinistra come in un manga. Più che in un manga in questi giorni mi sembra di stare dentro Frankenstein Junior. Certe volte mi sento Frau Blucher. Altre volte mi sento Aigor.
martedì, giugno 27, 2006
Questa è la favolosa lettera che Richard E. Grant scrive quattordicenne dai confini dell'Impero a Barbra Streisand, suo idolo durante la just a passing phase e oltre, and the "phase" never passed, come comprende chiunque coltivi con soddisfazione una monomania.
Dear Barbra Streisand,
I sincerely hope this reaches you personally. You don't know me yet, but I am writing to you to offer an idea you might like to consider. My name is Richard and I live in a small African Kingdom called Swaziland in south-east Africa. Since seeing Funny Girl we, my family that is, and I have been very big fas, I have followed your career avidly. We have all your records. I am fourteen years old. I read in the paper that you were feeling very tired and pressurized by your fame and failed romance with Mr Ryan O'Neal. I would like to offer you a two-week holiday, or longer, at our house, which is very beautiful with a pool and magnificent view of he Ezulweni Valley. Wich the Swazi people calle the Valley of Heaven. I think you will agree when you see it. Here you can rest. No one will trouble you and I assure you you will not be mobbed in the street as your films only show in our one cinema for three days, so not that many people will know who you are, so no chance of being mobbed. Please consider this respite seriously. You will always be welcome.
Yours very sincerely
And in anticipation of a hasty reply,
Richard
Da With Nails - The Film Diaries of Richard E. Grant
Ora il fatto è che attraversando la Ezulwini Valley, cosa che farò tra meno di due mesi, finirò di sicuro per pensare a Barbra Streisand.
Ai tempi del cyberpunk sembrava una buona idea mettere al sicuro i proprio ricordi su un supporto artificiale, o meglio sembrava un pessima idea e quello era esattamente il punto, la contemporaneità di obbliga a fare spazio nei nostri ricordi per sistemarci informazioni aziendali, ma senza i nostri ricordi non siamo più noi, oppure si, chi lo sa.
Diceva Johnny Mnemonic, per penna di William Gibson
And one day I'll have a surgeon dig all the silicon out of my amygdalae, and I'll live with my own memories and nobody else's, the way other people do. But not for a while.
C'era stato anche Lenny Nero, lo picchiavano sempre, povero, e su nastro aveva messo le belle cose e quelle brutte, e aveva finito per metterci anche la verità, e così si era salvato.
Poi il cyberpunk è diventato carne da macello, pur sempre carne da macello biomeccanica, intendiamoci, per la fame di intrattenimento del grande pubblico acefalo. Ma si, penso a Matrix, che strazio Matrix.
Adesso persino Harry Potter dispone di un supporto artificiale per i ricordi che non vuole portarsi in giro per Hogwarts, li versa sotto forma di liquido argenteo in un apposito bacile. Lettura fantasy della faccenda, certo. E' una saga fantasy, cosa vi aspettavate.
Certo c'è sotto un bisogno di ordine, prima Sherlock Holmes parlava di tenere in ordine il cervello come una soffitta, eliminando scrupolosamente il ciarpame. Poi si è provato a potenziare il cervello invadendolo con il silicio, non con il silicone come pensavano ingenuamente certi traduttori negli anni 80, memorabile l'episodio di Supercar La valle del silicone, e questa faccenda del biomeccanico in letteratura ha funzionato, anche al cinema e in generale nelle arti visive. Si provato anche a costruire una mente artificiale, all'inizio si pensava che fosse interessante per via delle potenzialità di calcolo, ma poi si è capito che quello che si voleva davvero era che sentisse, come una nostra creatura, un nostro simile. Pure questo ha funzionato, sulla carta e sulla pellicola.
Adesso io francamente non so più che immaginarmi. Sto qua perché di là c'è la replica di Voyager e mi viene sonno solo a sentire la sigla. La mia testa è piena zeppa di informazioni aziendali che mi escono dalle orecchie e rimbalzano anche per un po' sul pavimento prima di sparire. Non so che fine abbiano fatto i miei ricordi a parte quelli che riguardano William Gibson e Ralph Fiennes, sono inceppati da metà mattina, e da quando sono uscita dall'ufficio non riesco a togliermi dalla testa una frase dell'amica B. a proposito dei segni del costume sull'abbronzatura, "non preoccuparti poi si pareggia". Penso questa frase e subito dopo mi viene in mente un'altra frase, della mia maestra di pattinaggio a proposito della combinazione semplice-toeloop-toeloop, "non preoccuparti troppo se atterri storta, quando riesci a prendere il ritmo giusto poi i salti in combinazione si raddrizzano da soli". Penso una frase e poi torno all'altra, in loop, già da più di un'ora.
Oggi ho iniziato ad usare Bugzilla, spero mi aiuto a liberarmi il cranio da almeno un po' di informazioni aziendali. Sono contenta che sia open source e che l'idea di installarlo in origine sia stata mia, anche se liquidata sul momento e poi riciclata da altri, pazienza, in ogni caso avevo ragione (lavevodettolavevodettolavevodetto). Buggie è carino, guardate quanto è carino. Ma di certo un'epoca è finita da un bel pezzo e io non me n'ero accorta, non dico le atmosfere cyberpunk e neppure il postmoderno, di quelli mi ero accorta eccome.
Dico proprio il gusto per il silicio.
lunedì, giugno 26, 2006
Sono passata da Ema e ho portato via questo.
5 cose nel mio freezer
1. cubetti di ghiaccio a forma di freccia (stampo IKEA)
2. ghiaccioli alla frutta biologica
3. foglie di salvia (per i tortelloni)
4. pane
5. ossi per un amico cane (avanzi di grigliata)
5 cose nel mio armadio
1. una scatola di latta piena di calze, specialmente a righe
2. un completo da tennis Adidas del 1992, modello che all'epoca indossava Steffi Graf
3. ginocchiere da pallavolo di L.
4. una uniforme della flotta stellare, ufficiale scientifico di TNG
5. una maglietta di Betsey Johnson con le scuse del sesso (es. there's coockie crumbs in bed)
5 cose nella mia macchina
1. un fiocco per matrimoni
2. un nastro duplicato di Rattle and Hum
3. un ombrello piccolo e nero
4. il peluche di un papero che comprai per festeggiare la patente, lo chiamai Paul in onore di Paul Roland
5. catene da neve (utilissime)
5 cose nella mia borsa
1. un burro cacao Body Shop al miele SPF 15 (comprato in dicembre)
2. il mio ultimo broncodilatatore con CFC, dalla prossima confezione finalmente passo ad un CFC-free
3. lo scontrino di una libreria di viaggi.
4. la foto di un brindisi alla futura sposa
5. un fazzoletto a fiori stirato da me (per far credere al mio naso che sono una casalinga perfetta)
Lo passo ai primi cinque volontari.
Ho rintracciato la legittima e sbadata proprietaria dell'orecchino in argento martellato, e l'accendino disperso mi è stato restituito, anche se manomesso per non produrre più fiamme altissime.
Nessuno poi l'ha suggerito e quindi dovrò farlo io. Uno dei motivi per cui un non fumatore si porta appresso un accendino è per citazione, omaggio e monito, per via di Withnail e della scena del lighter fluid. You bloody fool. You should never mix your drinks. So che non avrei dovuto, ma oggi mi sono concessa una fanlisting.
L'amica L. mi manda sempre ogni genere di catena, compreso lo spam sui bambini finti con la leucemia, ma io ho nostalgia dell'amica L., che vive su e giù per l'Europa e che ho conosciuto una mezza dozzina di anni fa, quando lavoravo per una agenzia di traduzioni. Lei era appena arrivata e dall'anagrafica aziendale lessi che era di Filottrano e così mi precipitai da lei con grida di entusiasmo, tu sei di Filòttrano, io sono una grande fan dei Gang! Lei mi guardò perplessa, veramente si dice Filottràno, mormorò. E io continuai urlando estasiata, ah, non lo sapevo, non avevo mai incontrato una vera persona di Filottràno, solo i Gang! Si, i Gang, disse lei indietreggiando per precauzione, li ho sentiti qualche volta, e sorrise incoraggiante. Poi nel giro di un paio di settimane si lasciò trascinare ad un concerto dei Gang alla festa della sinistra giovanile, dove divorò una grigliata e bevve lambrusco, mentre io mi vantavo a destra e manca di essere in compagnia di una vera autentica cittadina di Filòttrano, brandendo uno spiedino con le cipolle. E così sulla fiducia finisco per leggermi tutto lo spam che l'amica L. mi manda, ma prima per sicurezza mi metto addosso uno sorrisetto saputo, e così oggi è arrivato quel pezzo generazionale che c'è in giro, che è tanto tanto banale che quasi quasi si piange.
Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale.
Mentre lo leggevo dalla sala riunioni si sentivano le urla della partita, e la rete annunciava una vittoria del NO. L'abbiamo fatta noi la vittoria del NO.
domenica, giugno 25, 2006
Poi dicono esageri con questa visione nera del caldo e degli insetti e della margherita guru. Poco fa stavo sistemando gli ultimi acquisti e le varie chiccherie da matrimonio ed ecco che dalla decorazione della borsina di un negozio del centro, una grossa fetta di arancia seccata e profumata appesa ad una bella cordina e fermata da un fiocco di rafia, è caduto un verme. Vivo. E' caduto in mezzo ai minuscoli detriti di arancia secca e profumata che aveva rosicchiato solitario, almeno speso. Ha girato la testolina di qua e di là e ha preso a strisciare in direzione del mio letto. Ora annusco con sospetto il lip gloss Pacha alla ciliegia che l'amica M. mi ha portato da Ibizia. Temo che da un momento all'altro prenda a puzzare di vitale marciume estivo. E non voglio che succeda, perchè è stato un pensiero carino quello dell'amica M., di portarmi un lip gloss Pacha anche se io non c'entro niente col Pacha, anzi a maggior ragione. Per ora continua a sapere di ciliegia, e un po' di amarena fabbri e di olio di mandorla. Il verme è stato eliminato.
Mentre cercavo qualche foto di Ladyhawke, per colorire di gustosi rifermenti pop una innocua e ignara visita di pbeneforti al vicino castello di Torrechiara dove il film fu girato a metà degli anni 80, mi sono imbattuta in questo spettacoloso itinerario didattico e turistico locale: I don't know what the appeal is. I can see I've got blue eyes and I don't look like the Hunchback of Notre Dame but I can't understand all the fuss. Rutger Hauer
Porci e porcari nella capitale del prosciutto
Ah, Navarre, Navarre.
Finite le scuole i bambini del quartiere passano le loro serate urlando in cortile, hanno il permesso di urlare fino verso le undici. E' stato inquietante notare martedì scorso come solo la voce di Fini risultasse chiara e forte sopra le urla dei bambini, mentre Fassino rantolava appena sotto il livello di efficacia, Floris risultava un po' strozzato e tutti gli altri gesticolavano inuditi. La nuova generazione seppellisce la nostra classe politica di risate, e questo va bene. Che però solo Fini sia capace di sopravvivere al fisiologico mutare delle stagioni mi preoccupa.
L'altro giorno un collega ha detto questa volta non vado a votare, mi hanno scocciato con tutti i loro referendum. In altre occasioni ci sarebbero state reazioni, repliche, borbottii. E invece questa volta tutti hanno continuato a lavorare tranquilli, tic tic invio invio, frrr la ventola del condizionatore. Quando se n'è andato mi sono girata e ho chiesto piano alla collega, ppsst, questa volta non c'è il quorum, vero? No no, ha risposto lei con un sorrisetto complice.
Andrò a votare con il favore delle tenebre, se questi tuoni significano temporale anche prima. Ricordate che nel segreto dell'urna la vostra coscienza vi vede, Fini no.
Weird Us
Garnant - Aprono il primo monomarca italiano di Ballantyne a Milano, sei contento?
L. - ...
Garnant - Sai in Match Point, quando loro due si incontrano per caso a Chelsea, lui sta andando a comprare un maglioncino Ballantyne.
L. - ...
Garnant - Poi lui la uccide.
L. - ...
Weird Weddings
L. - Non hai caldo?
Garnant - Si, ma non si può stare in chiesa con le spalle scoperte, i parenti della sposa poi si offendono.
L. - Anche quella tizia là in fondo ha le spalle scoperte.
Garnant - Si, ma a me dispiacerebbe se loro venissero ad un concerto di John Cale con la maglietta di Lou Reed.
L. - ...
L'albero più vicino del parco ha un ramo tutto mangiato dai bruchi, le foglie sembrano ragnatele gialle. Quando ero piccola i bruchi trascorrevano l'estate a mangiare le foglie e allora gli alberi diventavano tutti spettri, le foglie rimanevano per mesi attaccate ai rami, morte, con solo le venature bianche e il resto divorato, ragnatele accartocciate senza la grazia del ragno. E non potevi camminare sotto gli alberi perchè i bruchi ti cadevano addosso, cadevano a decine, pesanti, pelosi, e iniziavano subito a camminare in direzione delle case. Noi passavamo l'estate a schiacciarli sui marciapiedi, preferibilmente con le ruote della bicicletta, a casa ci avevano insegnato che non andavano toccati perché pungevano, che facevano schifo e si chiamavano rughe. A scuola avevamo imparato che erano le larve della Lithosia e della Hyphantria Cuena, sarebero divernate farfalline, e rughe veniva da eruche, il bruco della farfalla. Così quando qualcuno mi sfotte per la mia fobia degli insetti gli racconto delle rughe e allora sta zitto, lui e la sua infanzia disinfestata. Guardo l'albero più vicino del parco, il suo è solo un piccolo danno e nessuno ci fa caso, è nell'ordine delle cose che un albero sacrifichi qualche foglia alle farfalle, che noi si schiacci distrattamente un bruco camminado in cortile. Ma nessuno qui sa com'è, una grande invasione di rughe, due generazioni in una estate lenta di vacanza, com'è, quando l'ordine delle cose produce una singolarità.
L'estate esplode una vita appiccicosa e aggressiva, ieri sono stata seduta per due ore davanti ad una chiesa, la seconda lettura scelta dagli sposi era la Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini, il marito è capo della moglie come anche Cristo è capo della Chiesa e come la Chiesa sta sottomessa a Cristo così anche la mogle sia soggetta a suo marito in tutto e il marito le purifichino come Cristo la sua Chiesa che diventi santa e immacolata, e ogni volta che c'è questa lettura poi l'omelia degenera e quindi me ne sono andata preventivamente. Fuori faceva un caldo violento e quasi solido e c'era un tizio con un decespugliatore, mi sono seduta con un anziano parente comunista e abbiamo parlato del suo matrimonio, il primo matrimonio civile del suo paese, e abbiamo sudato le paste del rinfresco perchè ormai erano passate ore dall'ultimo bicchiere d'acqua e non c'era altro da sudare che le paste, funghetti al cioccolato, e io starnutivo forte in mezzo alle graminacee triturate e usciva la gente dalla chiesa sbuffando e allargandosi la cravatta e dicendo la predica sta degenerando e io dicevo ve l'avevo detto, quando c'è Paolo agli Efesini è sempre così. E stavamo lì, la pelle coperta da un sudore denso di paste, gli insetti dell'ordine delle cose, il decepsugliatore e guardando lontano si vedevano le trebbiatrici in mezzo al frumentone. Poi la porta del chiostro si è aperta e un frate barbuto ha accettato un dono, e attraverso le ciglia collose mi sono sforzata di vedere una scena medievale di qualche dolcezza, con le rondini che andavano e venivano dai nidi nel sottotetto, e la donna che saliva i gradini di pietra all'abbazia per cercare conforto. Ma tra il decepsugliatore, la margherita Guru sulla grossa natica destra di un invitato e le Audi tonde e lucenti e infiocchettate mi è stato proprio impossibile.
Solo più tardi, di notte, sono riuscita ad afferrare qualche momento di atmosfera, le candele grandi e bianche sui tavoli all'aperto, la rafia che chiudeva il segnaposto di stoffa, la bimba che disegnava la sposa su un tovagliolo di carta. La cottura perfetta dei quadratini di erbazzone, anche. Vita esplosa dall'estate, gli amici dello sposo ubriachi si inseguivano e si rotolavano sul prato falciato, impazziti al pensiero che uno ad uno sarebbero stati tutti lo sposo, e allora giù alcool e dita sulle spalle nude delle ragazze e citronella e sfregamenti tra le graminacee, ed era evidente che io ero di un'altra generazione, e non ero disperata ma solo immersa in una allucinazione da afa estiva, disidratazione e cinismo, avevo sulla pelle J'adore invece del repellente per le zanzare, e per me faceva troppo caldo per l'alcool, e rotolandomi nelle graminacee mi sarei solo ricoperta di bubboni. Allora sono rimasta seduta con la generazione successiva e quella precedente, ho ascoltato discorsi sugli stipendi in banca, ho sorriso alla bimba che disegnava, fatto da testimone ad un attacco bulimico, tutta quella frutta matura e morbida e cosa potevo dire, ho abbassato gli occhi sul mio quadretto di torta al cioccolato amaro.
sabato, giugno 24, 2006
Questo caldo mi ricorda l'estate del 2003 quando, ovviamente, mi trovavo in Francia. L'anno ideale per andare in Francia, persino in Bretagna faceva un caldo insopportabile.
Immagini emerse dall'afa bretone, un piatto di omelette lasciato tutto il pomeriggio sulla spiaggia, dentro una sportina di plastica annodata e accanto ad un frigo portatile azzurro, con la motivazione che l'omelette ne se mange pas froid. E così si spiega perchè nel 2003 sono morti tanti francesi, è chiaro che quando fa molto caldo devi prendere qualche precauzione igenica, altrimenti muori. Poi, la Breizh cola gelata con le merguez grigliate all'aperto. La petanque giocata di sera in campeggio con le bocce color agento. Le tende a righe bianche e blu sulla spiaggia di Dinard.
Le illustrazioni di Mam Goz.
Al posto della tradizionale tortellata di San Giovanni, da queste parti si mangiano i tortelli all'aperto per prendere la rugiada magica, ovviamente la rugiada magica non manca in queste notti umidissime della pianura, quest'anno abbiamo optato per un ancora più tradizionale sabba stregonesco, ma senza fuochi celtici, abbiamo preferito l'aria condizionata. Scremati cinquecento provini per l'album di nozze, indossati bracciali di frammenti di conchiglie delle Seycelles, bevuto liquore di una strana noce di cocco del luogo.
Weird Weddings
Garnant - Cos'hai fatto al braccio?
F. - Gomito del tennista.
Garnant - Ah! Non ti era mai venuto quando giocavamo noi il doppio. Hai ripreso a giocare?
F. - No. E' mio marito che ha ripreso a giocare. Una volta alla settimana con un suo collega.
Garnant - Tuo marito gioca a tennis e a te viene il gomito del tennista?
F. - Già.
Garnant - ...
giovedì, giugno 22, 2006
Stramazzata sul divano bevo un isotonico tiepido guardando una replica di SATC e mi chiedo, ma perché le maltodestrine? Sono tramontati i tempi in cui si andava in farmacia e si chiedevano i sali minerali, una umile ed economica bustina di polvere per produrre un bottiglione di onesto liquido grigiastro, pressoché insapore. Magnesio, potassio, quello che serviva. Poi è venuta l'epoca dell'Isostad, bevanda già pronta, facilmente trasportabile, con un appeal da polisportiva e un vago retrogusto di cenere. Magnesio, potassio, quello che serviva. Poi l'inizio della fine, il Gatorade. Colorato, dolcificato, profumato, trendoso. E di seguito i concorrenti, tutti rigorosamente con suffisso -ade, a combattersi a colpi di coloranti, aromi, zuccheri, E100qua E100là. Il potassio e il magnesio ci sono ancora, ma tutta l'altra roba, francamente, non so che farmene. L'Isostad gusto cenere hanno smesso di produrlo, e in farmacia tentano di venderti il Polase Sport, che non so esattamente in cosa differisca dal Polase normale, ma intanto ha l'aroma di arancia. Ma non è tutta colpa del Gatorade, siamo sinceri. E' colpa della gente. La gente vuole bere liquidi dal colore squillante, che facciano pendant con l'abbigliamento tecnico, vuolie sapori dolci per rassicurare la propria psiche provata, vuole un profumo allettante perchè in fondo sa bene che in un paio d'ore suderà quello che sta bevendo. Ma in fondo non possaimo prendercela neanche con la gente. La gente si fa dalle quaranta alle sessanta ore di ufficio tutte le settimane, e si sveglia alle sette meno un quarto, e la bambina vomita dal cavalcavia, chiaro che la gente poi voglia essere colorata, insaporita e profumata. Anche se artificialmente. Si fa quel che si può. Oggi voglio essere comprensiva con la gente, perchè magari ci prova a comportarsi in modo raziocinante, ma poi il mondo è un posto così complicato che si finisce un po' tutti per arrangiarsi alla vecchia maniera, con l'istinto da ominide. Che andava benissimo nella giungla, ma nella nostro mondo così accelerato da sembrarci immobile, e intendo la rotazione nei nostri cervelli, non la rotazione terrestre, finisce che ci schiantiamo in situazioni senza uscita. Voglio essere comprensiva anche con i pubblicitari, magari a loro piacerebbe far leva sul raziocinio del loro target, ma non funziona, e allora devono far leva sul sistema limbico, e non è detto che sia divertente. Alla fine è un enorme gigantesco compromesso, non possiamo prendercela troppo, siamo tutti più o meno consenzienti. Ora qualcuno obbietterà che no, gli ingenui sono vittime, ed è vero, gli ingenui sono vittime, poveri ingenui, appunto. A che serve un isotonico? Andiamo, non serve a reintegrare fluidi, sali minerali e zuccheri. Quello possono farlo egregiamente una bottiglia d'acqua e una banana. L'isotonico serve a tirarsi su il morale. Ha la sua bottiglia ergonomica, finalmente qualcosa di ben fatto dopo una giornata in un ambiente di lavoro disfunzionale. Ha un colore carino, un sapore gradevole, un buon profumo, quando l'ufficio è tutto color grigio sporco, la pasta in mensa è scotta e i colleghi verso metà pomeriggio puzzano. Ma soprattutto, l'isotonico ha i cerchi olimpici sull'etichetta. E i cerchi olimpici sono dannatamente importanti, e con buona pace dei poveri ingenui, lo sappiamo tutti che quello non è lo spirito olimpico ma è la sponsorizzazione, eppure dopo una giornata a cercare di sollevare il PIL a braccia i cerchi olimpici sono pur sempre qualcosa, un pochino di atmosfera. Anche se artificiale. Si fa quello che si può.
In ogni caso secondo me fa troppo caldo per prendersela col sistema. Cercare di capirlo è rinfrescane e anche più utile, io credo. Per questo sto stramazzata sul divano e bevo un isotonico tiepido, guardando repliche di SATC.
La nuova collega non aveva mai lavorato in una azienda prima d'ora, e tutti i meccanismi di budget e allocazione delle risorse le risultano incomprensibili, quando non limitati o peggio controproducenti. Per di più non aveva mai lavorato in una azienda italiana, quindi anche le dinamiche di potere le risultano incomprensibili, e assurde. E non aveva mai abitato in una benpensante e appiccicosa città emiliana. E' penoso smontare pezzo per pezzo il suo entusiasmo, nel senso che mi faccio pena da sola.
La nuova collega è come una bambina nella fase dei perché. Ma con il potenziale intellettuale di una laurea, due master, e competenze linguistiche romanze, germaniche e ugro-finniche.
Weird Overtime Work
Nuovacollega - Perché questo devo farlo così?
Garnant - Perché è la procedura interna.
Nuovacollega - Ma sarebbe più sensato farlo colà.
Garnant - E' stato deciso così dall'alto.
Nuovacollega - ...
Nuovacollega - Perché questo devo farlo così? Sarebbe meglio farlo colà.
Garnant - Perché non abbiamo il tempo per farlo colà.
Nuovacollega - Ma se usiamo più tempo adesso servirà meno tempo dopo.
Garnant - Non ci sono i soldi per comprare il tempo adesso.
Nuovacollega - ...
Nuovacollega - Perché non vedo nessuno per strada con i rollerblade?
Garnant - Perché in città è vietato, si prende la multa. Bisogna andare nei parchi fuori dal centro storico, alcuni hanno le piste asfaltate e lì si può pattinare.
Nuovacollega - Tu dove vai?
Garnant - Nella palestra di una polisportiva, ma non uso i rollerblade, faccio artistico.
Nuovacollega - Cos'è artistico?
Garnat - Rollkunstlauf.
Nuovacollega - Ach so!
Nuovacollega - Perché il cielo è bianco?
Garnant - Perché in Emilia in estate è molto umido, e allora il cielo diventa bianco.
Nuovacollega - Io pensavo che stesse per piovere.
Garnant - Forse pioverà, ma temo non prima di metà luglio.
Nuovacollega - ...
Weird Overtime Work
IlCollega - Ho preso il Philadelphia alla macchinetta, spero di non morire.
Garnant - Adesso abbiamo il Philadelphia nella macchinetta?
IlCollega - Si, guarda, versione snack, con i grissini.
Garnant - Quindi adesso c'è la fatina che svolazza dentro la macchinetta aziendale?
IlCollega - No. E' scappata via perché aveva paura di essere violentata.
Garnant - ...
mercoledì, giugno 21, 2006
La spilletta di Snoopy sulla mia borsa è della stessa epoca di She's a Good Skate, Charlie Brown, un vecchio cortometraggio delirante in cui Snoopy si credeva Carlo Fassi, Marcie cuciva a Piperita Patty un costume senza maniche, e Woodstock fischiava la musica del programma, Puccini, perchè il disco si era rotto.
Come si vede, la mia affinità con Piperita Patty non si limita al nasone, ai capelli spinaciosi, e alla scarsa considerazione per il codice di abbigliamento scolastico.
Skating mothers are like stage mothers and swimming mothers. They grumble and complain and gossip and fuss, but you really need them!
Piperita Patty
Mia madre sedeva perplessa tra il pubblico, per nulla convita da tutto quel sudare senza uno scopo. Oppure andava a fare la spesa dalla fruttivendola.
martedì, giugno 20, 2006
Mi ci sono voluti dieci anni per convincermi a leggere Withnails, il diario di Richard E. Grant. Dal primo momento in cui l'ho visto, Withnails, cinquanta teste di REG nella vetrina di una libreria di Hammersmith, ho saputo che dentro c'era qualcosa che non volevo sapere, e non mi riferisco solo a quelle storie sulle sigarette erboristiche e l'allergia all'alcool. Ma poi quello che non volevo sapere l'ho saputo lo stesso leggendo un insospettabile numero di MarieClaire, e allora tutta la faccenda ha iniziato a diventatare ridicola, anche perché da Waterstone in aprile il libro lo vendevano a metà prezzo. Ho deciso di leggerlo ora perchè REG è il mio primo grado di avvicinamento al Sud Africa, essendo lui uno Swazi boy. Poi leggerò anche Wha Wha Diaries, quando uscirà il film, ma adesso c'è questo conto da chiudere con Withnail, e allora facciamola finita.
Come the day of doing the Hamlet scene in Regent's Park, it's too sunny, the rain machines and filters simulate the drear and depression. False raining is erected in front of the wolves so that I don't have to get in there with them.
"Will you be wanting the old menthol, governor?" asks Peter Frampton.
I sense this is something I am supposed yo be au fait with, and take a gamble, saying, "No thanks. They contain tobacco and the Honeyrose fags don't."
Frampton is the Chris Tarrat of the makeup world and for him to take a beat sets off alarm bells.
"Not fags, you blithering idiot! Tears - fir the goodbye. Thought you might want some help?"
Suppressing a faint blush, I blathered on about being a good blubber.
"Well, I've got this on standbye if you run out on the fifty-seventh take."
Rain-machines, saying goodbye, don't require a Lee Strasbourg Lifetime Achievement Award to get me teary. For some reason I have an overwhelming wish for my father still to be alive to see that things have worked out and that I'm not tearing tickets at Waterloo Station as he predicted one dark night.
E adesso è fatta e posso rileggerlo quante volte voglio, il capitolo, ma sto andando avanti perché c'è tanto da sapere, e il cerchio di Withnail finalmente si è chiuso e siamo entrambi al sicuro.
Ed è vero, ci sono cose dentro questo questo libro che non volevo sapere, ma ci sono anche tantissime cose che non sapevo, di voler sapere.
lunedì, giugno 19, 2006
Dopo alterne vicende, che riguardano tra l'altro un'uscita sbagliata presa sul Grande Raccordo Anulare e un tubo idraulico rotto in un appartamento di via Santo Stefano a Bologna, quattro anni fa il flipper di Star Trek the Next Generation, detto "il TNG", approdava a casa mia. Una rampa non funzionava, il display era muto, e il cassone un po' ammuffito. Ma grazie alla mia passione per le finestre aperte anche d'inverno, l'umidità ha abbandonato il legno e i circuiti, e ora il TNG risplende, anche perché ieri l'ho spolverato. Se solo riuscissi a cambiare la lingua del display, ma da quando è risorto quello mi parla solo nell'incomprensibile idioma francese, e così non riesco più a trovare il multiball dei Borg, perchè le opzioni per il lock delle palle d'acciaio scorrono troppo velocemente e io non le riconosco più con la coda dell'occhio. Perché il multiball dei Borg bisogna un po' andarselo a cercare, sennò i Borg ti snobbano, anche l'attacco romulano devi provocarlo, devi farti vivo diverse volte nello spazio romulano prima di essere attaccato. Comunque la rampa ricurva che vedete è l'uscita dal wormhole del quadrante Delta, le facce riflesse vengono dalla testata accesa. Gli iniziati riusciranno forse a riconoscere anche il riflesso di una stampa numerata di Ratman e le Erinni, appesa al muro. Di nuovo, la foto è stata scattata da L., perchè io non sono capace di fotografare bene i flipper.
Qui e qui, per ulteriori dettagli.
Dopo otto ore d'ufficio (oggi è andata grassa), una di mensa, la spesa, il tutto condito qua e là da un'altra ora abbondante di pendolarismo in tangenziale, sopraggiunte ormai le sette di sera, che fa del suo lunedì la donna media che io incarno? Ma va dal medico della mutua, naturalmente. Mi piace il mio medico della mutua perché ha due rassicuranti baffoni, la laurea del mio stesso ateneo appesa alla parete, all'altra parete un bel dipinto a olio di un paesino di mare, e le sue finestre danno sul torrente. Ma soprattutto mi piace perché ogni volta spettegoliamo a proposito delle case farmaceutiche. Oggi per esempio abbiamo deciso di sostituire il mio vecchio broncodilatatore inquinante con uno analogo di altra marca, che nel frattempo si è reso ragionevolmente CFC-free. Poi abbiamo anche riso dei fogli di istruzioni dei nuovi broncodilatatori in polvere, che prescrivono brillantemente all'asmatico di "inalare con vigore" (grazie). Poi ci siamo intrattenuti sul tema malaria, il mio argomento preferito di questi giorni, con aneddoti costruttivi, commenti ragionevoli, e in generale smontando la leggende metropolitane che girano in rete. D'accordo, abbiamo anche un po' malignato sul Malarone, che non avrebbe effetti collaterali e sarebbe più leggero del Lariam (oddio, speriamo), ma guarda caso costa cinquanta euro a scatola di 12 pastiglie, mentre il Lariam è mutuabile. Pensa che coincidenza curiosa.
domenica, giugno 18, 2006
Eccolo il West Club acceso e funzionante, dopo il Frunz si è trasferito da Modo Infoshop in via Mascarella, per l'incontro Palle d'Acciaio e appunto l'iniziativa Via!Mascarella. La libreria confina comodamente con la birrosa Taverna Frida, dove sono ospitati per l'estate alcuni altri flipper.
La foto è stata scattata da L. a sorpresa per via della mia fissazione per questo flipper.
Da Pinball Machines for Italy - Senza Ripetizione della Partita
di Federico Croci
Un successo così travolgente ovviamente è causa di problemi. Infatti, non tardano a manifestarsi le prime associazioni di genitori, con l'obiettivo si sensibilizzare le autorità contro il dilagare dei flipper nei locali pubblici. I flipper, si legge su una rivista dell'epoca, "sono funzionanti in locali ambigui, quali bar e osterie, dove si beve, si fuma, si gioca d'azzardo. non si deve facilitare ad adolescenti e ragazzi l'ingresso in tali locali, poiché essi - per loro natura tendenti ad imitare i comportamenti degli adulti - ne acquisirebbero gli atteggiasmenti meno salutari e più disdicevoli". La campagna contro le "macchinette mangiasoldi", e qui si denota una confudsione più o meno involontaria con le slot-machines, ha presto un largo seguito.
Questa scultura morbida l'ho vista qualche tempo fa esposta dietro uno spesso vetro, peccato non averla potuta toccare. Ora è una cartolina che uso come segnalibro, in particolare ieri ha percorso tutte le pagine della Ballata delle prugne secche.

Jann Haworth, Donuts and Coffee 1962-63, soft sculpture
(il magico mondo di Garnant)
Quando siamo in fila alla posta non degniamo nessuno di uno sguardo. In ascensore guardiamo per terra. Quando ci viene presentato qualcuno non ricordiamo il suo nome a distanza di due minuti. Perché, invece, su Internet, anche l'ultimo degli idioti ha qualcosa da dire, e noi lo stiamo ad ascoltare con acceso interesse? Ora attendo fiduciosa il minacciato a pagina 86 manuale dell'I-Ching per adolescenti, scettici e analfabeti. Così potrò finalmente smettere di consultare il quarto manuale delle giovani marmotte, il mio attuale testo di riferimento.
Pulsatilla - La ballata delle prugne secche



























