venerdì, marzo 31, 2006
Weird Overtime Work
Garnant - Hai sentito, Ghezzi ha detto che il film di Moretti è teneramente orrendo.
Collega - Lo sai che io una volta ho fumato dell'erba ammuffita davanti alla tv e dopo sentivo Ghezzi che parlava in sincro?
Garnant - ...
giovedì, marzo 30, 2006
Buffy appena uscita dall'immaginazione whedonesca nell'unaired pilot è un'esperienza gustosamente trash, in particolare la parte del paletto conficcato nella locandina di Nosferatu.
Nel giro di due ore sono passata da un'ammazzavampiri liceale all'Aitra di Cataratte ai segreti di Mocassini assassini ed è stato facile, una serata fluida. Scrive Emanuele di Nicola degli Spietati Allora: Il Caimano è un brutto film o fa il brutto film? Non che la differenza sia abissale, certo, tutto resta largamente irrisolto, sicuro, ma rispetto all'odiosa furberia de La stanza del figlio, volgarissima rincorsa della lacrima pacchiana per calcolo e malafede, stavolta Nanni semina il germe del dubbio. Mai stato un genio questo regista, che si è sempre proposto più come acrobata della crisi che puro animale da cinema; lo evidenzia il fatto che, anche ai tempi d'oro (dicono), le sue uscite più amate (prendiamo Ecce Bombo) sono etimologicamente da considerarsi più cult che realmente riuscite. Malgrado tutto, però, ingiusto sarebbe accomunarlo alla sciagurata nuova scuola dei Faenza e Comencini, laddove Moretti sugli sfigatissimi colleghi allunga perlomeno l'ombra della parodia. 1. Dev'essere stato più o meno un pomeriggio di tanti anni fa mentre guardavo i cartoni animati su Antenna Nord, ignara che Antenna Nord sarebbe sparita di lì a poco sostituita improvvisamente da Italia 1, all'inizio non riponevo alcuna fiducia in Italia 1, temevo non avrebbero più trasmesso i cartoni e invece c'erano, ma intervallati da noiosissimi spot dove si vedeva il plastico bianco di Milano 2. Ma questa è un'altra storia.
Sbudellamenti in cucina, metanarrazione in parodia, lucidità morettiana trash.
Poi il rumore dei mattoncini Lego, esattamente il rumore di plastica vuota dei mattoncini Lego, quando sono tutti sparsi e bisogna cercare. E cercare nella nostra vita borghese è una operazione frustrante, deprimente, tediosa. Di solito inconcludente. Nelle migliore delle ipotesi si incontra una caravella onirica, di notte sul grande raccordo anulare, oppure si riesce a visualizzare davvero quell'istante del passato, quando i soldi sono piovuti sulla testa del caimano.1
Il vero Berlusconi al parlamento europeo poi raggela, costringe a leggere la parodia al contrario. E' un esercizio inutile.
Allora che ce ne facciamo alla fine di questo film di Moretti? Lo usiamo per dire che mestizia la deriva culturale politica che ci trascina, che tristezza questo cinema forzatamente irrisolto? No. Perchè magari vorremmo essere altrove, è vero, a provare qualcosa, ma comunque di certo non nella sala accanto a provare qualcosa di fasullo.
Sapevo esattamente dove trovare il pezzo giallo piatto da 12.
mercoledì, marzo 29, 2006
Ho visto un germano reale seduto lungo un fosso. In mezzo all'erba verde, alta, spuntava solo la testa, di un verde identico. Dite che è di buon auspicio?
Probabilmente si tratta solo di stabilire se il fosso era mezzo pieno o mezzo vuoto.
martedì, marzo 28, 2006
Nuovo nato in ufficio, e altri due bambini sono attesi per l'estate. Visto che buone notizie di tipo lavorativo mai una volta, il personale ha pensato di arrangiarsi con buone notizie fai da te.
Così freme l'iniziativa dono creativo, nella quale stiamo riversando cultura umanistica e spirito di partecipazione altrimenti inutilizzati durante il giorno. Abbiamo comprato Full of Life di John Fante per il collega, non l'ha ancora letto ma nel frattempo siamo riusciti a convincerlo a prevedere il camino nella nuova casa che sta acquistando. Per le colleghe invece siamo indecise. Meglio una baby sling in fantasia batik, oppure in stoffa equosolidale direttamente dal Guatemala? Forse un secchio-bagnetto?
Stiamo anche considerando una nostra idea imprenditoriale, un import-export di prodotti alternativi che si chiamerà "L'orologio biologico". La sua mission, a fianco dei genitori ma anche no, per affrontare con serenità e consapevolezza le storture del mercato del lavoro e i pericoli delle pressioni sociali borghesi.
lunedì, marzo 27, 2006
Bellissimi Marie-France Dubreuil e Patrice Lauzon sul ghiaccio di Calgary, deliziosa Elena Sokolova felice, imperdibile Stephane Lambiel in jeans e addominali in vista. E con questo il Winterpark volge decisamente al termine, Mao Asada è stata persino invitata a lanciare la prima palla del campionato giapponese baseball. Foro Italico giugno '72 Lasciamiti vedere
Da domani dunque si parla di terra rossa, e magari anche di erba e di cemento, e di certi allenamenti post-zen da fondocampo che vi saranno già familiari se frequentate le pagine di David Foster Wallace.
Per ora, rileggiamo Giorgio Bassani.
piantala
di tirarti tutta indietro sulla sedia
di plastica
di mostrarmi soltanto la punta del nasino
di sotto in su
i bianchi degli occhi
Maledetta ora legale, maledetto tempo sociale. Per procurarmi sonnolenza a comando ho guardato Enterprise, per circa un'ora i buoni hanno cercato di distruggere la morte nera, mentre i cattivi lucertoloni mangiavano topolini vivi tenendoli per la coda. Donovan sembrava fosse morto e invece era soltanto finito nel passato con un salto quantico.
Cosa non si fa per riposare la domenica notte e salvaguardare così la produttività aziendale del lunedì, e naturalmente di conseguenza il PIL.
Per tutta la mattina di domenica il campanello ha squillato da varie direzioni del condominio, scampanellate brevi con risatina, neppure ci siamo alzati, figurarsi, ragazzini. Poi nel primo pomeriggio, mentre annaffiavo l'erba cipollina in balcone, di nuovo il suono elettrico vibrante, devo cambiare quel maledetto campanello, ne voglio uno retrò che faccia un dlin dlon pesante e dignitoso, senza fretta.
Ascolto dal citofono e una vocetta stridula dice, "siamo i bambini della parrocchia, portiamo l'acqua santa". Dopo l'approccio a zona, con invio da parte del parroco di un piano geografico dettagliato della campagna di benedizione, dopo l'opzione fai da te, con il capofamiglia che ritira un'ampolla di acqua santa presso la parrocchia e poi alla sera con la famiglia riunita benedisce casa propria, dopo la benedizione su appuntamento modello medico della mutua, ecco, questa del bambino innocente che porta l'acqua santa mi mancava.
In piedi davanti al citofono, metà pellicola dell'Esorcista mi è passata davanti agli occhi, la metà d'impatto orrifico e infantile, non quella malinconica sull'essere prete nel Bronx, prima che riuscissi a mormorare "vi apro".
Fortunatamente non sono mai arrivati alla mia porta, non avrei avuto il coraggio di aprire, li avrei spiati dal fish eye, e le loro teste e loro ampolle mi sarebbero parse innaturalmente grandi e soffuse di aloni fosforescenti. Chissà se i chierichetti giocano ancora al giro della morte con il portaincenso, ricavandone il ben noto e precoce stordimento psicotropo.
Comunque, era troppo sperare in un discreto santino, magari anche artisticamente grazioso, infilato nella porta? Un monito discreto, lavora meno, passa più tempo con la tua famiglia, pensa alla tua vita spiriturale. Evidentemente si, e dunque quello che mi merito è l'esorcista la domenica mattina.
domenica, marzo 26, 2006
Getty Images
Copyright: 2006 AFP
By/Title: VALERY HACHE/Staff
Johnny Weir giace accasciato sul ghiaccio per tre lunghissimi secondi, per smaltire il dolore e comunicarci come si deve la drammaticità sportiva del momento. Due giubbe rosse, un podio a forma di foglia d'acero, la schiena zebrata di Lambiel si staglia sulle bandiere issate per la cerimonia premiazione. Il pubblico dondola giganteschi campanacci svizzeri.
Dall'ultima volta che l'ho visto, secondo me Marco Cassini non si è mai tagliato i capelli né la barba. Escludo si tratti di una scommessa tra surfisti, niente forbici fino alla prima onda dell'estate successiva. Invece Giordano Meacci non l'avevo mai visto e scopro che ha i capelli strani, un po' come Lorenzo e sarà suggestione, ma legge David Foster Wallace con una buffa cadenza romanesca.
Insomma, segnalo a Modena la mostra EgoMania, e a Bologna Un diavolo per capello, dalla Sfinge a Warhol. Arte, acconciature, società.
Weird Weddings
Garnant - Allora, i novelli sposi sono partiti per le Mauritius?
B. - No, la zanzara della Chikungunya ha già infettato migliaia di persone tra Reunion e il Madagascar, un centinaio di morti, così alla fine hanno deciso per Antigua.
Garnant - E voi avete poi prenotato per le Hawaii?
B. - No, perché con le nuove regole di ingresso per gli Stati Uniti dovremmo fare il passaporto con la fotografia digitale oppure il visto, ma il passaporto lo fanno solo a Milano o a Firenze, e per il visto c'è una burocrazia che non finisce più, allora andiamo alle Seychelles. Dove c'è la zanzara della Chikungunya.
Garnant - Ah, ecco.
venerdì, marzo 24, 2006
Molto meglio che niente, è il mio motto per queste gratuite e commoventi maratone notturne della rai, sfocate e allo stesso tempo patinate, soffuse, surreali, perché il segnale arriva dal nordamerica e c'è la conversione dall'ntsc, con l'audio a volte fuori sincro oppure i due commentatori sono stati inviati alcuni secondi nel futuro, la nuova frontiera del giornalismo sportivo. Ore e ore e ore di pattinaggio artistico, senza pubblicità di reality che non capisci più dove finisce la scemenza e inizia il dramma della malattia mentale, senza repliche della puntata di Fonti di Vita sul cristianesimo, addirittura senza Berlusconi, da non credersi, mi aspetto da un momento all'altro che scenda anche lui sul ghiaccio per eseguire un programma lungo elettorale sulle sue stesse musiche orchestrate da Previti, oppure che guidi lo Zamboni, o che venga intervistato sull'evidente monopolio comunista dei del podio delle coppie di artistico, Pang/Tong, Zahng/Zahng, Petrova/Tikhonov. Per fortuna invece è Ottavio Cinquanta ad essere intervistato, presidente dell'ISU, ex hockeyista, un uomo di sport che parla senza mezzi termini di potenziale del soggetto, di strutture, di quattrini, mi mette l'ansia e insieme una strana esaltazione da passato in società sportive agonisticamente brutali.
Ma eccolo il pubblico canadese, felice per la splendida qualificazione di Joannie Rochette, le vecchiette con il binocolo e la berretta di lana rossa e bianca, l'operatore con il giubbotto western (sulla schiena un quarter horse sauro che scarta), ovunque cappelloi da cow boy colorati, il Saddledome è dopotutto una gigantesca sella da lavoro, che sorge nel piazzale dove ogni estate si organizza lo Stampede, il celebre rodeo locale. E così sul ghiaccio finiscono i tradizionali animaletti di peluche, e per l'occasione si tratta principalmente di orsetti e ovviemente di scoiattoli, e in più qualche cappello da cow boy leggero, la coppia di artistico di casa raccoglie e indossa, esce salutando. E' un godibilissimo stile campagnolo fin dalla cerimonia di apertura, viene voglia di mettere gli stivali e andare a sforconare il fieno in scuderia, altro che ufficio, e trasportare ortaggi con il pickup, altro che stare in colonna al semaforo cittadino insieme ai SUV vuoti guidati da quarantenni mechate.
E così eccomi, in versione couch potato da maratona sportiva, dopo la vezzosa doll dell'anno scorso, e mi raccomando immaginatemi cantanto Blame Canada.
giovedì, marzo 23, 2006
I hide myself within my flower, Emily Dickinson
That fading from your Vase,
You, unsuspecting, feel for me
Almost a loneliness.
Non mi pare sia mai esistito un manga sportivo sul pattinaggio artistico, di quel genere alla Mimì Ayuhara che si allena a fare il bagher con le catene ai polsi, oppure Jenny la tennista che corre e corre fino allo svenimento nei suoi abitucci anni Settanta, mentre il misterioso allenatore la scruta con aria di mistero.
Ma guardando Shizuka Arakawa alle Olimpiadi, Mao Asada ai mondiali junior, e ora questo giovanissimo Nobunari Oda a Calgary, quel manga è come se esistesse. La pista di ghiaccio tanto enorme da poter cogliere la curvatura terrestre, come sul campo da calcio di Holly e Benji, nuove figure imposte alla codifica federale (che so, la tripla Goccia di Ciclone), e naturalmente occhi enormi e stellati sul podio.
In ogni caso, la classifica dopo lo short program del uomini è un perfetto paradigma dei nostri tempi, per primo il drammatico europeo, fluido, sensibile, imperfetto, secondo il poco comunicativo ma certo apprezzabile giapponese, terzo il solito francese con le sue mimerie.
Saranno state le nove ore e mezza di ufficio, le due ore tra supermercato e pendolarismo, le faccende domestiche serali, ma stavo lì con il ferro da stiro sbuffante in mano e guardavo OC, e trovavo il dialogo tra George Lucas e Seth Cohen assolutamente brillante. Il prom, ossessivo tema adolescenziale americano, discusso da un vecchio (alcuni dicono ormai rimbambito) della fantascienza e da un giovane sedicente indie, i loro fili surreali e ironici tenuti dalla generazione dei trentenni post-pop, che siedono oggi a Los Angeles negli uffici vetrati della tv, sgranocchiando carote biologiche.
Seth: ok, fine i'll go smaller ...did you go to your prom
GL: prom
Seth: [nods]
GL: as in, prom
Seth: I just uh it's a personal thing an' I was kinda wondering if you went to yours, it'd really help me out
GL: well, actually I didn't I spent my time being creative, drawing ewoks, jar jar binks
Seth: good to know, if George Lucas can skip his prom, I can skip mine
GL: no now wait a minute, I do regret not going to my prom
Seth: really, because it's like a seminal moment
GL: exactly
Reed: Mr. Lucas I am so sorry we can get back to the point now
GL: no no no wait, it would be good for me to talk about this, the prom is a great American traditionits important to experience the things of being a teenager, when you're a teenager, when I went off an' made my film American graffiti i'd never had the experience of a prom an I had to make a movie about it, I felt... hopelessly inadequate without having...really done it myself not having been part of that pivotal moment in teenage life uh I felt very sad an'...alone
mercoledì, marzo 22, 2006
Barry's Speech to his Listeners Hold the calls. I'm here, I'm here every night, I come up here every night. This is my job, this is what I do for a living. I come up here and I do the best I can. I give you the best I can. I can't do better than this. I can't. I'm only a human being up here. I'm not God,...uh,...a lot of you out there are not...I may not be the most popular guy in the world. That's not the point. I really don't care what you think of me. I mean, Who the hell are you anyways? You..."audience"...You call me up and you try to tell me things about myself...You don't know me. You don't know anything about me. You've never seen me. ...You don't know who I am, what I want, what I like, what I don't like in this world. I'm just a voice. A voice in the wilderness...And you...like a pack of baying wolves descend on me, 'cause you can't stand facing what it is you are and what you've made. can't stand facing what it is you are and what you've made....Yes, the world is a terrible place! Yes, cancer and garbage disposals will get you! Yes, a war is coming. Yes, the world is shot to hell and you're all goners... Everything's screwed up and you like it that way, don't you? You're fascinated by the gory details... You're mesmerized by your own fear! You revel in floods and car accidents and unstoppable diseases...You're happiest when others are in pain! And that's where I come in, isn't it?...I'm here to lead you by the hand through the dark forest of your own hatred and anger and humiliation...I'm providing a public service! You're so scared! You're like the little child under the covers. You're afraid of the boogeyman, but you can't live without him. Your fear, your own lives have become your entertainment! Tomorrow night, millions of people are going to be listening to this show, and you have nothing to talk about! Marvelous technology is at our disposal and instead of reaching up for new heights, we try to see how far down we can go...how deep into the muck we can immerse ourselves! What do you wanna talk about? Baseball scores? Your pet? Orgasms? You're pathetic. I despise each and every one of you...You've got nothing. Nothing. Absolutely nothing. No brains. No power. No future. No hope. No God. The only thing you believe in is me. What are you if you don't have me? I'm not afraid, see. I come up here every night and make my case, I make my point...I say what I believe in. I have to, I have no choice, you frighten me! I come up here every night and I tear into you, I abuse you, I insult you...and you just keep calling. Why do you keep coming back, what's wrong with you? I don't want to hear any more, I've had enough. Stop talking. Don't call anymore! Go away! Bunch of yellow-bellied, spineless, bigoted, quivering, drunken, insomnatic, paranoid, disgusitng, perverted, voyeuristic little obscene phone callers. That's what you are. Well, to hell with ya...I don't need your fear and your stupidity. You don't get it. ..It's wasted on you. Pearls before swine... (Catches his breath) If one person out there had any idea what I'm talking about...(Suddenly starts taking callers again) Fred, you're on! Talk Radio (1988)
written by Eric Bogosian
Why Sanity
Weird Overtime Work (uno spin-off di Weird Weddings)
Collega - Devo far rasare questo cappotto, comincia a fare i pallini.
Garnant - Eh, la lana.
COllega - E' lana bouclè, come il tailleur di Jackie quando spararono a Kennedy.
Garnant - Anche quello era rosa?
Collega - Certo. Di Oleg Cassini. Non ti ricordi la macchia di sangue rosso sul rosa della lana bouclè?
Garnant - ...
Collega - Forse hai visto solo foto in bianco e nero.
Garnant - ...
Collega - Ricordati che Jackie Kennedy è stata una figura cruciale, molto più di quanto si creda.
Garnant - ...
So che qui arrivano diversi lettori che non possiedono il televisore e di questo vado fiera, come anche vado fiera della superiorità numerica degli accessi non-IE di questo blog. Bene, sappiate che c'è uno spot, al mattino mentre io bevo una tazza di the earl grey con un cucchiaio di miele di castagno e due biscotti digestive al cioccolato, uno spot dove un bambino di apparenti anni cinque gioca all'automobile dei grandi seduto su una scatola e tendendo in mano un vecchio volante. A lui basta la fantasia, dice una voce calda. Nel frattempo, un grande all'apice della sua fantastica vita da grande guida una macchina vera. A te basta una telefonata, continua la voce. Un prestito.
Poteva andare peggio, lo so, figurarsi. Io da piccola andavo all'asilo reggiano, nella città degli asili modello, e in giardino avevamo una vecchia Cinquecento in disarmo e senza ruote regalata da qualche persona gentile. Ci potevamo salire sopra e giocare alla circolazione stradale, era divertente, i sedili erano sfondati e il volante enorme, e le mamme di molti di noi avevano davvero una cinquecento così l'effetto era molto simpatico, con la fantasia guidavamo la macchina della mamma (i papà all'epoca di solito avevano la 127). Ai tempi i grandi facevano un gran parlare di bombe, sapete, si viveva tra gli anni di piombo e la guerra fredda, Quark spiegava una settimana si e una no come costruirsi il rifugio antiatomico in cortile, e raccomandava di tenerci molte latte di fagioli, così noi fantasticavamo di scavarcelo tutto da soli, altro che casa sull'albero, il rifugio antiatomico era molto meglio. Ecco, il futuro aveva un'aria un tantino minacciosa.
E invece guardate, tante preoccupazioni e poi alla fine è andato tutto bene, e adesso ci basta una telefonata, un prestito. Non è meraviglioso?
martedì, marzo 21, 2006
Ha un'aria un po' dimessa, lo skykine di Calgary dietro le spalle di Stephane Lambiel, lui nei suoi consueti panni zebrati sorride e sbadiglia in attesa, dopo aver impressionato la folla con sei tripli e due quadrupli. Il punteggio è un personal best, con un ginocchio ancora infortunato.
I ragazzi del pattinaggio artistico mondiale si sono svegliati all'alba canadese, per queste qualificazioni mondiali mattutine. Lysacek ancora disturbato ai polmoni, qualcosa che si è preso a Torino e ancora non si è capito cosa, per ora continuano a dargli tre antibiotici, poi Sandhu e soprattutto Weir molto tesi dopo le varie polemiche post-olimpiche.
Lo skyline di Calgary non sembra avere molto da offrire, oltre alla solita torre della televisione e al profilo del famoso stadio a forma di sella. Ma Calgary va cercata negli interni, nelle case colorate di trucioli e di plastica, nei ponti vetrati del Plus 15, nell'acqua fredda del fiume dove le oche canadesi affondano tranquillamente le zampe, nelle tane scavate nelle colline gialle dai cani della prateria, buffi i cani della prateria, e nei buchi rosicchiati da mille animaletti e arrotondata dai picchi nel legno dei wildlife tree, una volta ho visto un tronco tagliato qui in Italia in città, i buchi erano stati coperti da una rete perché gli animali non potessero usarli, sono rimasta lì triste a guardarlo in piedi nell'aiuola, davanti all'ufficio della mia assicurazione. Così a Calgary si sale nella torre della televisione per capire la città dall'alto, e si entra nel Saddledome per capirla dal ghiaccio. E uscendo fuori poi, dalle porte, dai tunnel, dai buchi, dall'acqua e dagli spogliatoi, lo skyline allora si, diventa bellissimo.
lunedì, marzo 20, 2006
Monika Maron - La mia Berlino (Geburtsort Berlin)
Berlino è invece popolata da me. A Berlino, se ne avessi voglia, potrei incontrarmi cento volte al giorno, a ogni età, raggiante di gioia o in lacrime, sola, in compagnia, innamorata, piantata in asso; dappertutto posso starmene accoccolata in attesa che io passi di lì. In una notte d'estate mi basterebbe camminare lungo la Schönhauser Allee, verso le quattro di mattina, per vedermi mentre, credo un po' brilla, al fianco di un giovane - non so più neppure chi - prendo una bottiglia di latte da una cassa depositata di fronte a un negozio di alimentari, non senza lasciare i soldi giusti al posto della bottiglia, e mi bevo il latte, mentre proseguo. Quella notte aveva piovuto. La strada sotto i miei piedi è tiepida e scivolosa di polvere bagnata dalla pioggia. Tengo i sandali appesi all'indice della mano sinistra. Se mi domandassero quali sono i posti di Berlino che preferisco, dovrei assolutamente nominare la Schönhauser Allee, una mattina d'estate, verso le quattro tra la Stargarderstraße e la Milastraße. Ma chi potrebbe mai capirmi?
E dieci anni dopo la risposta è ancora I don't know, e Johnny Depp non è più neppure tatuato da quel Winona Forever che ci sembrava tanto romantico allora.
Post striscione.
Riccardo Iacona noi siamo qui.
domenica, marzo 19, 2006
Ho comprato Yoga Journal perché il piccione è una delle mia asana preferite, e perché mi incuriosisce sempre il meccanismo che porta un fenomeno di nicchia a diventare mainstream. Della discussa integrazione sempre più trendy delle discipline orientali nella quotidianità occidentale saprete già tutto, quindi mi limito ad offrirvi l'aneddoto dell'edicolante sprovvisto che ha cercato di rifilarmi "Io sono", pubblicazione a me ignota che nella migliore delle ipotesi avrà nome completo "io sono tu sei egli è" e sarà una rivista illustrata di grammatica normativa, e nella peggiore delle ipotesi parlerà di psicologia spicciola, feng shui per piccoli contesti condominiali signorili e ricette per cucinare il seitan. Purtroppo anche Yoga Journal cade nello stereotipo delle ricette per il seitan (per la precisione un creativo seitan stufato con cavolo viola e noci), però dimostra una eccellente consapevolezza della dimensione pop dello yoga in occidente, esemplificata tra l'altro da questa bellissime illustrazioni alla Keith Haring che popolano tutto il giornale.
La terra emiliana sta smantellando i suoi vecchi poli industriali, le officine dietro le stazioni ora sono spianate per parcheggi, cantieri per futuri multisala della mediocrità o sedicenti centri direzionali. Naturale che poi la terra emiliana sia ossessionata da una perdita di identità che sa di postmoderno stantio, e barcolli nella strenua ricercha di marchi e loghi attraverso i quali commercialmente definirsi. Modena si bea dunque del marchio Motor Valley, obbrobri edlizi che offendono lo sguardo mentre ospitano sedi di case automobilistiche di lusso, elettori medi che si accalcano sul cavalcavia dal quale si scorge un segmento della pista della Ferrari, pendolari da tangenziale che si esaltano alla vista di auto sportive senza targa che sogmmano in direzione Maranello, fregandosene loro dei limiti di velocità e chissà perché anche degli autovelox, e famigerati progetti di nuovi autodromi tra boschi e falde acquifere. Qualche chilometro più in là, Parma si erge fiera a capitale della Food Valley, tra scandali finanziari assortiti e sfavillio di molti European wine bar dove suggere l'aperitivo indossando magliette Guru e Frutta, e immagino che questa sia la Parma da bere, un bicchiere di latte con un bond infilato nello stecchino come decorazione. Io e l'amico A, rispettivamente residenti per lavoro nella Motor Valley e nella Food Valley, vagheggiamo spesso di un ritorno nella natia terra reggiana, dove almeno si sta dignitosamente zitti a coltivare foraggio e produrre parmigiano, e il buon senso impedische che Reggio Children diventi Children Valley.
Per favore, non credete alle pubblicità dove allegri emiliani si invitano a pranzo offrendosi prodotti industriali ispirati alla tradizione, noi non siamo così. La nostra parlata è più ridicola, i nostri occhi più infossati, e usciamo di notte e coccoliamo con le mani le pinte piene di birra, e a bassa voce parliamo dei marchi che ci stanno divorando.
Abbigliamento da outdoor, sguardo inafferrabile, un gigantesco mattone Lego. Non garantisco, ma chi altri potrebbe essere quest'uomo, se non il qui idolatrato Douglas Coupland.
Una chicca domenicale per iniziati e passanti, dopo Bricktestament, ecco a voi gli storyboard di Brokebrick Mountain. Peccato manchi la mia scena preferita, Ennis e Jake nel sottosacala, mentre Alma (adorabile Michelle Williams post-Dawson e post-Wenders) strabuzza comprensibilmente gli occhi.
Trovato su Vololibero.
sabato, marzo 18, 2006
Weird Weddings
Garnant - Come sta G.?
A. - Aehm... si sposa.
Garnant - ... [sopracciglio vulcaniano]
A. - Anche io ho fatto quella faccia, però ho alzato l'altro sopracciglio.
Garnant - Tu sei mancino.
A. - Ora devi farmi la seconda domanda.
Garnant - Con chi?
A. - Esatto. Con lei.
Garnant - Ho altre domande?
A. - Una. Ma io non gliel'ho fatta.
Garnant - Perché?
A. - Esatto. Comunque stavamo asciugando i bicchieri della birra, abbiamo continuato ad asciugare in silenzio.
Garnant - Si sposa in comune?
A. - Si, ma poi la settimana dopo fanno anche una cerimonia privata in chiesa, solo loro e i genitori, non so di cosa si tratti.
Garnant - Forse è la benedizione, come Carlo e Camilla!
A. - ...
Weird Us
Garnant - Ho fatto un sogno strano, dimmi che significa.
L. - Sentiamo.
Garnant - Stavo dando l'aspirapolvere sotto un mobile, e c'erano questi anelli di polvere che non andavano via.
L. - Anelli di polvere?
Garnant - Si, allora li toccavo con una mano e capivo che erano disegnati sulle piastrelle, ma solo su quelle sotto i mobili.
L. - ...
Garnant - Quindi?
L. - Secondo me significa che oggi non hai voglia di passare l'aspirapolvere, e che ieri sera avresti voluto gli anelli di cipolla fritti che mangiavano quelli del tavolo accanto.
venerdì, marzo 17, 2006
Il futuro non è l'obbligo forzoso a comprare hardware sempre più potente per far funzionare software sempre più pesante e bacato. Quello semmai è il passato. Prendiamo il mio caso. Io voglio un computer bello da vedere, che non emetta rumori ronzanti, non produca calore, non abbia bisogno di collegarsi alla rete elettrica né di utilizzare pile, e non mi disturbi la vista con luminosità tremolanti. Eccoti un bloc-notes e una matita, dice L. porgendomi anche vari altri articoli di cancelleria, in particolare la mia vecchia gomma Mars rosicchiata. Il passato? No, un futuro, la manovella. Il mio Mac è esteticamente bellissimo, non emette suoni, non si riscalda, le pecore elettriche sognate sul suo monitor sono incredibilmente nitide. Ha un solo cavo, ma si collega pur sempre alla rete elettrica. E costa un sacco di soldi. Il futuro? Diciamo almeno la direzione del futuro, la vetta (secondo i miei personali criteri di misurazione) dalla quale bisogna buttarsi a volo libero per trovare una dimensione realmente evoluta. Orde di ragazzini che navigano sul web a manovella, utilizzando hardware ottimizzato a basso costo e software open source. Di certo non è lo stesso mondo dove trascorriamo la maggior parte della giornata, scatoloni grigi sempre nuovi ma costantemente malfunzionanti, sistemisti che riciclano numeri di licenza, e gran strombazzamento di patetici obiettivi proprietari. * Notate come gli Offlaga sono entrati efficacemente in certo immaginario comune.
Il computer a manovella farà anche ridere Bill Gates, e si sospetta ragionevolmente che si tratti di risatina nervosa e pavida, ma il progetto One laptop per child promosso da Nicholas Negroponte e dal Mit Media Lab Negroponte Mit, ha la qualità visionaria dell'evoluzione.
Nel frattempo innovazione è diventata una parola vuota da comunicazione aziendale, e l'uomo qualunque trova molto comodo bollare di ridicolo e di retorica il concetto di sostenibilità, dice l'uomo qualunque, Gates è ricco e potente e dobbiamo prendere esempio da lui. Eppure Gates trema di fronte ad una manovella. Non ci hanno davvero preso tutto.*
Notate l'effetto del giorno di San Patrizio, e del lettore che stasera vorrebbe essere a Dublino, sul celebre nonsense di Noam Chomsky.
Ora non prendetemi per una seguace della linguistica funzionale, e di certo non dell'olismo semantico. Solo mi chiedo se anche Quine, messo oggi di fronte ad un bicchiere di Guinness, troverebbe verità nella frase di Chomsky.























