lunedì, ottobre 31, 2005
Menù di Halloween*
Crostini di pane
Culatello, prosciutto di cinta senese, salame nostrano
Zuppa di cipolle
Salsiccia con patate in umido
Zucca al forno
Sacher Torte
* Tanta cristiana fatica per estirpare dalla campagna grassa le tradizioni pagane, e quelle tornano al mittente con un francobollo yankee.
Non tutte le feste importate vengono per nuocere, per questo si brinda alle feste importate con eccellente Refosco del 2003, adatto insieme agli stracotti.
Alcune vengono per ricordare.
Una quindicina di anni fa da queste parti Halloween era cosa da anglofili minorenni che ballavano in garage, oppure da rocchettari e birra al Corallo(ween) di Scandiano.
Prima ancora bambini reggiani ci sembrava appropriato mangiare le ossa dei morti, dolcetti di questa stagione, di zucchero colorato e amaretti a forma di tibia e teschio. Era tradizione.
Ora quando li metto in tavola devo spiegare ogni volta che no, non sono un'imposizione commerciale americana e [aggiungi stereotipo qui]. Sono tradizione.
domenica, ottobre 30, 2005
Ogni domenica mattina alle 10, fino alla fine dell'anno escluso periodo natalizio, il radiotelescopio di Medicina apre al pubblico.
Nella bruma invernale della campagna bolognese avrete la possibilità di incontrare la Croce del Nord, la parabola da 32 metri VLBI, e gli agguerriti ricercatori precari.
sabato, ottobre 29, 2005
Siete qui per il post del sabato, quello nostalgico e post wave ispirato all'ascolto notturno di K.Rock, quando gli album nuovi sono tutti in discoteca e io guido sola per una quarantina di chilometri nella nebbia delle ore piccole? Bravi.
Oggi ho una sola cosa da dire. Vi sembra questa la stagione per rifare la segnaletica orizzontale?
venerdì, ottobre 28, 2005
Un tempo coltivavamo grandi sogni, come sconfiggere la dorifora, orrendo insetto parassita. Riscattare così i tempi bui della carestia delle patate in Irlanda, dei quali la dorifora era responsabile.
Ma scoprimmo viaggiando, gli irlandesi amavano coltivare solo un paio di varietà diverse di patate, per forza che quando arrivava la dorifora il raccolto andava tutto perduto.
Forse i nostri sogni presupponevano un più concreto ritorno alle nozioni medievali di rotazione delle colture. Mai sottovalutare un crudo background contadino.
Oggi ho fatto la spesa, ho comprato le rape. Gli irlandesi intagliavano le rape durante i giorni bui dei morti, prima di emigrare in America per l'ennesiva carestia e passare alle lussureggianti e allegre zucche.
Tenete accesa la vostra luce, in qualche modo.
giovedì, ottobre 27, 2005
La poesia deve avere le unghie sporche di terra, secondo me, per questo mi piace tirare giù per i piedi le anime che volano leggere.
All'università avevo questa professoressa di letteratura tedesca, che camminava col bastone. Andai all'esame, entrai, e spostando una sedia udii un suono come di legno massello che cade a terra. Il bastone.
"E' il mio o il suo?", mi chiese lei, affondata placidamente in un largo abito a fiori.
Mi chiese di Thomas Mann, Der Schrank.
Era facile parlare dell'isolamento dell'anima, della vita e della morte possibili in una dimensione di sogno.
"Ma la tratta ferroviaria", mi chiese stringendo gli occhi, "la tratta ferroviaria quale era?"
mercoledì, ottobre 26, 2005
Povero impiegato di banca, incravattato, meticoloso, relativamente cordiale, che nasconde dietro occhi nervosi la sua anima di programmatore cobol.
Sostiene di essere troppo grasso per avviare quella che l'opuscolo informativo chiama "procedura snella". HAHAHA.
Pensate stare dieci ore al giorno in banca e riuscire dopotutto a fare una mezza battuta. O doverla fare, come skill certificato sul curriculum.
L'informatore del farmaco esce baldanzoso dallo studio del medico, e ha un completo da commerciale e una valigetta marchiata.
Nel frattempo è arrivato il catalogo natalizio IKEA, notate l'alce a dondolo.
La bambola Barbie propone un look Stoccolma, tutto a righe di lana, per bambola e bambina.
E dall'ufficio piovono notizie deprimenti, la nera nuvola corporate mi insegue fantozzianamente.
Chanel di qua e Chanel di là, risuona nelle mie orecchie l'eco della collega veterocomunista per esigenze di elite.
Possibile che non esista un frammento senza logo aziendale?
Cale News
L'amica B., rabdomante del rock, ha scoperto per me questa data live.
13 febbraio 2006 - Roma - Auditorium
Il nuovo blog di John Cale, nel suo fascino minimale.
martedì, ottobre 25, 2005
Red Dress Press
Lisa: Nelson, what journalistic skills do you have? Ep. Fraudcast News
Nelson: I dunno, making nerds cry?
Lisa: Great, you'll be our TV critic.
lunedì, ottobre 24, 2005
Ma solidarietà e razionalità non suggerivano di trovare una sistemazione per gli abitanti della baraccopoli del lungoreno, prima di mandare le ruspe?
Certo avremmo voluto non vederle più quelle lamiere. Ma era perché trovavamo insopportabile che la città negasse accoglienza così a lungo. O forse era per decoro borghese?
E la legalità?
Ho letto il resto del carlino di bologna, il corriere, emilianet e i cani sciolti, ma ancora non ho capito.
domenica, ottobre 23, 2005
Ogni tanto anche io faccio pace con la francesità.
Una illustrazione di Ioodrine.
Di nuovo i sogni di un inter-railer affamato.
Dieci, quindici anni fa, non so se esistono ancora, nelle grandi stazione del nord europa c'erano gli inter-rail center. Qualche stanza dove era possibile aspettare il treno comodamente al caldo, lasciare in deposito lo zaino, comprare cose di prima necessità, dentrifricio, spazzolino, dormire, anche fare la doccia.
Sui tavoli c'erano un paio di volumi di pagine bianche, e le persone erano invitare a lasciare una traccia di sé.
Questo lessi all'inter-rail center di Conpenhagen un pomeriggio piovoso, opera di un anonimo inter-railer affamato, come me.
L'altra notte ho sognato la madonna. Era vestita di bianco e aveva sulla testa un piatto di rigatoni. Io davo un calcio alla madonna dei rigatoni, prendevo al volo il piatto e scappavo. Erano buonissimi.
C'era anche il disegno, con i rigatoni fumanti.
Credevo che sarebbe stato divertente vedere Super Size Me, invece è stato faticosissimo. Quel povero ragazzo ha ingurgitato roba irriconoscibile, fritta nel grasso emulsionato e avvolta di polimero plastico per un mese intero, e già vederlo per novantotto minuti era quasi insopportabile. Cosa avevo da temere io, e invece, per tutto il tempo ho sentito il retrogusto dolciastro del big mac, come un ex-fumatore con una marlboro passiva nel naso. Veterana dell'attivismo animalista, frequentatrice entusiasta di McSpotlight, e sadica fonte di informazioni orripilanti derivate dalla vicenda McLibel, rientro comodamente nello stereotipo. Salutista con tendenze vegetariane represse, nemica del precotto e feticista degli addominali.
E' vero, ho mangiato un big mac una volta nel 94, è una storia deprimente. Ero a Stoccolma e in questo ostello-nave ci diedero un buono, diceva che presentandolo in un certo locale ad un certo indirizzo, insieme al nostro biglietto dell'inter-rail, avremmo avuto in omaggio un pasto caldo completo offerto dal titolare, che in gioventù aveva fatto dieci intrer-rail e sapeva dell'importanza di un vero pasto caldo quando si è in inter-rail. Commossi, ci mettemmo in cammino verso il locale indicato, attraversammo ponti e canali, percorremmo lunghe strade diritte e risalimmo pendii scoscesi, e una volta giunti, il locale era chiuso per una festa privata. Sera, buio, le strade erano piene di svedesi tristemente ubriachi. Camminammo mesti, freddi e orribilmente affamati, non avevamo cibo, neanche una scatoletta di tonno, e l'ostello non aveva la cucina. In centro trovammo un unico posto aperto, il McDonalds. Ingurgitammo un big mac menù a testa, tornammo in ostello e ci infilammo depressi e puzzolenti nelle nostre cuccette ondeggianti.
Io non soffro di mal di mare, ma vi dirò, tutti soffrono di mal di mare dopo un big mac menù. Lo so esagero, non succede niente se mangi un big mac, giusto un po' di nausea, ma qualcuno se lo ricorderà, in inter-rail si mangiava pochissimo. Continui spostamenti in treno, un sacco di tempo con lo zaino addosso, ostelli e sleep-in senza cucina, prezzi alti, si preferiva mangiare meno e stare via una settimana in più. Era lo starvation budget così lo chiamava Douglas Adams, finivi davvero, davvero affamato. E quello che desideravi di più erano i cibi elementari, pane, formaggio, lo stomaco non sopportava l'idea della complessità, figurarsi il cibo industriale più trattato al mondo. Quando ha fame da giorni, lo stomaco ti parla con estrema sincerità. Non ce ne rendiamo conto perchè viviamo quasi tutta la vita con una disponibilità costante e abbondantissima di cibi di ogni genere e non abbiamo mai realmente fame, ma quella roba non è vero cibo, è sapore e sensazione psicologica, è prodotto per bisogni che non hanno direttamente a che fare con il nutrimento. E' vero, se non hai altro ti serve per buttare già calorie e arrivare eventualmente vivo il giorno dopo. Ma se le tue condizioni sono davvero di sottoalimentazione, ti farà stare orrendamente.
Integralista? No, ammetto che il McDonalds ha una, anche se una sola, grande utilità sociale. I bagni gratis. Quando si viaggia, in particolare durante un inter-rail o qualcosa di simile, quando più o meno capita di trovarsi ecco, insomma, a dormire in giro, ovunque McDonalds offre un cesso gratuito. Non è poco, soprattutto se sei una ragazza e viaggi per più di tre settimane di fila.
Ma questo era vero dieci-quindici anni fa. Poi hanno iniziato a mettere quelle insopportabili luci viola, mi spiega un conoscente direttore di un Restaurant emiliano con quelle luci è impossibile vedersi le vene, trattasi di prevenzione della morte del cliente per overdose nel territorio aziendale. Poi hanno iniziato a mettere la signora col piattino come in autogrill, e quindi è decaduto il concetto di gratis. Oppure a lasciare i bagni orrendamente sporchi, ed è curioso notare come l'odore fosse lo stesso delle cucine. Insomma alla fine è diventato più semplice e piacevole andare in bagno da Starbucks oppure da NordSee, dove tra l'altro il cibo è commestibile e le sedie comode.
In ogni caso i bagni di McDonalds totalizzavano una sola stella nella mia personale scala di valutazione dei bagni in giro, non è stata una gran perdita. Persino i cessi chimici lungo le autostrade polacche fanno due stelle, figuratevi.
Nella mia personale scala di valutazione dei bagni in giro queste sono le caratteristiche stella.
- Serratura
- Igiene generale
- Riscaldamento
- Gancio appendiabiti
- Pavimento piastrellato
I bagni a cinque stelle sono effettivamente rari, solo certi musei e certi aereoporti li offrono. Vi incuriosisce la faccenda del pavimento piastrallato? E' una mia fissazione personale nata oltreoceano. Dopo settimane di bagni dall'aria favolosa ma sempre invariabilmente di plastica totale, trovare un bagno come lo intendiamo noi, ceramica e belle piastrelle lucide, era stato un bel momento.
Comunque, mettere McDonalds e cesso nella stessa frase è fin troppo facile. E poi tutti hanno qualche spaventoso ricordo d'infanzia a proposito dei clown, oppure hanno letto Stephen King. Oggi la consapevolezza è decisamente alta, e chi mangia da McDonalds, almeno in Italia, ha quasi sempre qualche ragione specifica e interessante.
C'è chi lo fa per più o meno ammessa dipendenza fisica e psicologica dai grassi saturi e dagli zuccheri raffinati, con la stessa espressione da eroinomane astinente che aveva il mio gatto quando gli aprivo un scatoletta industriale.
C'è chi lo fa per impulso reazionario nei confronti della cultura dello slow food, piacere/ossessione del cibo tradizionale o senso di colpa del sistema. Oppure reazione davanti ad un certo antiamericanismo acritico, oppure davanti ai rompiballe tipo me. Avrete visto in tv i forzisti intervistati davanti al Restraurant milanese, dicono "a me piace mangiare qui, non c'è niente di male", quando qualcuno mi dice questa frase io lo vesto mentalmente in giacca blu, ormai è un automatismo mentale.
Ci sono poi quelli che hanno avuto l'imprinting del viaggio, McDonanlds gli ricorda il primo inter-rail o quella volta a Barcellona che poi si sono svegliati con due magnifici esamplari dell'altro sesso, o dello stesso sesso, dipende dai gusti. Entrano, prendono una coca, e si crogiolano nei ricordi osservando il cono con scritto wet floor.
C'è anche chi lo fa per esternare uno stato d'animo e magari esorcizzarlo, come il mio collega peraltro ottimo cuoco, che nel periodo in cui si stava separando dalla moglie mangiava ogni giorno davanti al computer un cheesburger da asporto. Noi tacevamo comprensivi, la puzza era vera, ma anche metaforica.
venerdì, ottobre 21, 2005
Mai più senza.
Il porta Ipod di Krizia in pelle nappata.
Di ritorno dai corsi serali di inglese per chi vuole imparare un po' di inglese, colleghi e conoscenti mi raccontano confusi e spaesati, i loro fill in the gap sono pieni di errori.
Rifiutano di credere in un sistema verbale basato su una concezione diversa dell'agire, nel quale abbia importanza se e quando è terminata l'azione, o come questo influisca sul presente.
Non credo di aiutarli molto con il mio approccio Jedi, senti il tempo verbale, Luke.
Mai avrei pensato di avere qualcosa in comune con uno qualunque dei Bluvertigo. Ma vedere un giovane Andy in pantaloni di lycra e felpa anni ottanta eseguire, mi è parso da lontano, un rittberger sui pattini a rotelle, mi ha quasi commosso.
Quindi questo ho in comune con uno dei Bluvertigo, le ruote gialle e rosa in solaio. Probabilmente qualche trauma minore alle articolazioni. E addosso la sensazione piena e rumorosa, questo sì, di un salto atterrato bene sulla pista.
giovedì, ottobre 20, 2005
I colleghi informatici si spaventano quando le parole tedesche sono lunghe. Allora metto per loro gli spazi, vedono che l'ultimo segmento è Fehler, errore, si tranquillizzano. E' curioso come l'ansia sia determinata semplicemente dalla lunghezza in caratteri, come questa gli impedisca di vedere una parola familiare, Fehler.
Per consolarli gli racconto la storia dell'armadio freddo. Frigorifero in tedesco è Kuhlschrank, Kuhl freddo, Schrank armadio, armadio freddo. E' un'immagine divertente, sorridono.
Ai germanisti in linea chiedo, è cambiato il vostro modo di pensare al frigorifero?
Prima del tedesco io immaginavo un grosso meccanismo bianco, di plastica, gelido. Ora immagino una dispensa di legno, la apro e dentro è fresco, e c'è la lucina.
Nota metanarrativa. A volte mi piacerebbe che qui ci vosse un illustratore, che scegliesse un'immagine per ogni post.
Torna il Professor Fontecedro con i seminari di Palo Alto. Devo dire cosmico?
In audioblog.
Toccherebbe corde sensibili questo articolo Do bilinguals have two personalities? A special case of cultural frame switching, se fosse un racconto. Una persona tante anime di ricambio.
Se con la lingua si interiorizza una cultura, allora pensa, sente, agisce diversamente chi conosce più lingue, passando da una all'altra? A quanto pare si. E' facile notarlo in se stessi, raccontare come succede, più difficile dimostrarlo scientificamente. D'altra parte si esce dalla fiction tutti inzuppati di empatia, dall'esposizione dei fatti spesso si esce irrigiditi nelle spalle, e magari anche un po' taciturni. Per questo il bookworm tende ad essere più socievole del nerd, come spiega questo altro articolo. Bookworms versus nerds: The social abilities of fiction and non-fiction readers. Che anche lui toccherebbe corde sensibili, se fosse un racconto. Quanto credi sia lontano quel mondo che leggi. Maledetto stereotipo delle corde sensibili. E poi, le fanno ancora le corde di budello? Oppure adesso sono tutte sintetiche? Non ho ancora deciso se immaginare una chitarra, un piano, o una racchetta.
Estensione di Firefox o no, usare Bug Me Not è come giocare alle slot machine. Non puoi smettere, quando senti che la prossima password sarà quella vincente.
Traduco la comunicazione aziendale compiacendomi della mia malvagità. Non tanto il trasferimento del concetto da una lingua all'altra, quanto l'espansione della filosofia corporate in un altro mondo, per lingua e cultura, una filosofia completa di ego, percorsi mentali e convinzioni del suo ideatore. Applico formalmente le regole del business writing dove non sono state rispettate. In quanto traduttore scompaio sogghignando, fletto i muscoli e sono nel vuoto, la filosofia si espande intatta, in uno stile formalmente adatto a comunicarla per quella che è. Al lettore, giudicarla. E che sia in italiano verticale e appena mosso di accenti, o in inglese obliquo e ondeggiante di y regolari, il pensiero è solido su limpido, come un logo serigrafato sopra un vetro. Nel lontano mondo russo, con i suoi caratteri altri, i diminutivi sibilanti, sarebbe lo stesso. Ecco l'ideatore evidente e scontornato. Al lettore, giudicarlo.
martedì, ottobre 18, 2005
Oggi si legge: Le cose del mondo sono fumo, di Yu Hua.
lunedì, ottobre 17, 2005
Appunto sonoro del mio lunedì. Esercizio, colora il tuo radiant baby con la mente.
Le dita di Neil Young che scivolano sulle corde di metallo. Ricordo tattile, la sensazione fisica del barrè.
Appunti visivi.
Il manifesto del film di Benigni per strada, con il timbro del vicino multisala della mediocrità e la data di venerdì scorso.
Il radiant baby di Haring, fucsia su azzurro, appuntato sulla mia borsa.
Gli occhiali scuri del piercollega, nonostante la nebbia.
La luna piena gialla zabaione alle sette di sera.
E' difficile decidere quale sia la cosa peggiore, ma per me in questo preciso momento è la reazione nelle parole, l'orrore del dici ebreo dici antipalestinese.
E' per via della distanza. Le città rastrellate, nessun contatto, il vuoto come ricordo.
Mi dicevano in questa via c'era il ghetto ebraico, quella porta sbarrata è la vecchia sinagoga. La domanda dove sono andati tutti mi sembrava retorica, dopotutto ero già in seconda elementare.
Da qualche anno la sinagoga apre per le mostre, la minuscola comunità prega nella città vicina. Mi ci sono voluti trent'anni per vedere quel portone aperto.
Mi ci sono voluti trent'anni anche per andare a Oswiecim. Per provare ad immaginare il rastrellamento a Roma. Mi ci vorrà ancora del tempo per pensarlo nella mia città.
Non dico che sia necessario leggere tra le righe, non siamo in terza elementare, con quelle righe strane che il cartolaio ti vendeva comprensivo, vorrei una quaderno con le righe di terza, eccolo, non preoccuparti ragazzina, poi in quarta ci sono le righe normali.
Ma di che sto parlando? Soprattutto, ci sono ancora le righe di terza?
Comunque l'importante è leggere, e le righe sono superflue. Avrete notato che i quotidiani sono scritti sul bianco sporco.
Il mio collega ipocondriaco l'anno scorso ha avuto ha la SARS, quest'anno ha l'influenza aviara.
Io finora neanche il raffreddore, ma ai concerti mi piace stare in prima fila e si sa, lo sputacchio dei musicisti aiuta a rinforzare il sistema immunitario.
Da più parti suggeriscono di rivedere le norme di allevamento, in particolare per quanto riguarda densità e areazione. Letto così, senza neanche le righe dove sbirciare, sembra una notizia irrilevante.
HAHAHAHAHAHAHAHAHA [risata sguaiata]
Ora si ricomincia con il rassicurante comprare italiano e il cartello (son bboni tutti de mettece na scritta, sur cartello... e allora vieni come amore, sul grande raccordo anulare, che circonda la capitale).
Cari miei, sapete cosa significa rivedere densità e aereazione? Che negli allevamenti i polli stanno talmente stretti che vi risparmio la solita similitudine del foglio A4. Impazziscono e si strappano le piume a vicenda, avrete notato nelle foto quanto sono spelacchiati. Vengono portati a peso macellazione così rapidamente che le ossa delle loro zampe si spezzano, immature a sostenere un paio di chili. Quando l'impianto di ventilazione si rompe, basta una mezz'ora perchè muoiano tutti per le esalazioni delle loro feci. E se non fossero rimpinzanti di antibiotici si ammalerebbero e morirebbero a migliaia alla volta, persino per una banale influenza. Appunto, la banale influenza. Ma rimpinzati di antibiotici si ammalano più facilmente, soprattutto pigiati in uno spazio chiuso dove basta mezz'ora senza areazione per crepare tutti e tanti saluti.
Bloccato il traporto degli animali vivi in Turchia. Suona innocuo.
Avete idea di cosa significhi il trasporto di animali vivi, giorni e giorni dentro un camion senza mangiare né bere e alla fine chi c'è c'è chi non c'è non c'è? Nemmeno io in realtà ne ho idea, perchè quando facevo i tavolini di Greenpeace trascinavo tutta la mia roba più in là in mezzo all'erba alta e zanzarosa, pur di non dover sentire i discorsi che facevano i vicini di tavolo della LAV.
Si parla di un vaccino costruito su un prototipo di virus perchè il virus trasmissibile uomo-uomo non esiste. Non ancora. Non è ancora mutato. Potrebbe benissimo non mutare. O mutare in qualcosa di non particolarmente aggressivo. O mutare, essere aggressivo, e non diffondersi. Ancora non si sa.
Quello che di sicuro abbiamo ora, è un fastidioso virus umano che si diffonde rapidamente e con virulenza nei media, confinando il giornalismo critico in un letto d'ospedale, e facendo starnutire scemenze nelle conversazioni casuali.
E pensiamo di prevenirlo con la vaccinazione dell'influenza. Di guarire con il Tamiflu.
Sull'invasione dall'oriente, migranti, conquista del mercato produttivo, malattie, mi pare che dobbiamo guardare più che altro alla nostra coscienza sporca, da lì vengono le infezioni.
domenica, ottobre 16, 2005
Ricordavo centinaia di omini radianti, i cani e i serpenti, Madonna con quel vestito e quei capelli, Grace Jones dipinta di bianco, certe sensazioni della Harlem di allora, solo non avevo mai unito tutto il percorso. No, non lo è. Incontrato dal vero, questo uomo di smalto e dayglo su metallo è perfettamente fucsia. Quel tono fluo che negli anni 80 era dappertutto, sulla plastica morbida, sulle pagine disegnate con l'uniposca.
Davanti all'untitled dell'82 il cerchio si è chiuso.
Questo, lo vedede? Di che colore vi sembra?
Il mio sangue è certamente rosso, non mi è caduta in testa nessuna armatura angelica.
E' rosso, vero?
Gli anni Settanta io li ricordo grigi, forse per la suggestione del piombo, la tv di allora, la giacca di pelle nera di mio padre e la cinquecento bianca. Anche quando è arrivata la televisione a colori tutto è rimasto grigio, per un po'. Nei film il mondo era color cemento, persino la scuola di Fame, e ricordo bene i ragazzini di Harlem che giocavano sui campi da basket con le reti altissime. Poi sono arrivati gli amici di Woodstock in giallo acceso, l'acetato nero a fare contrasto in mezzo ai Moncler, i colori acrilici da agitare prima dell'uso, tutte le consistenze e gli odori della chimica fluorescente. E da qualche parte nel mio passato c'è di sciuro il dayglo, perché ieri Haring era familiare e vicino, ogni colore riconosciuto all'istante, ogni linea nera sovrapposta perfettamente ad un ricordo.
Oggi mi sono dedicata alle faccende. Ho spazzato via le cimici morte dai davanzali delle finestre, pulito il bagno, raccolto i medicinali scaduti, riordinato l'armadio e votato per le primarie dell'unione.
Mi aspettavo mestizia e squallore, invece la biblioteca di paese aveva un'aria devo ammettere festosa. Gran sorrisi e spillette, gente poco pettinata, signore con grandi anelli di ametista, anziane con l'aria di chi sa tirare parecchie uova di sfoglia. L'affluenza si presentava come una lunga fila molto veloce e ben assistita. Cabine ricavate spostando gli scaffali dei libri, matite che scrivevano benissimo, morbide e molto scure praticamente carboncino, altro che quelle matite grigiastre e dure delle politiche, e un rassicurante angolo con i volumi sulla resistenza.
Ma si, sembrava una festa dell'unità, ma non c'era niente da mangiare. Da piccola sentivo dire, se i comunisti facessero politica, invece di stare seduti a mangiare, non ci ritroveremmo un paese così tragicamente democristiano. Allora non ci facevo caso, ma oggi il ricorco è stato diverso.
venerdì, ottobre 14, 2005
E' un piacere perverso chiedere alla gente vai alla mostra di Haring, e osservare quanti fanno finta di capire con un tremolante non credo. Io lo chiamavo quello che disegna gli omini, neanche tanto tempo fa. Ho fatto passi avanti. Il momento decisivo, dalla nozione all'anima? Salendo le scale del mio appartamento newyorkese l'anno scorso, c'era uno degli omini incorniciato sopra un mobile. Non appeso, appoggiato in piedi, come si fa quando non si vuole piantare un chiodo, oppure si vuole un prospettiva diversa.
Del Keith Haring Show per ora solo una pubblicità, che parla di qualcosa che non è potuto accadere, ma che in queste settimane cerchiamo di far accadere comunque, in qualche modo.
Mi piace essere tetra. Guardo con sospetto gli ottimisti e gli entusiasti, li costringo a dimostrare che la loro gioia è lungamente ragionata e consapevole dello schifo sulla quale ride di cuore. Se non mostrano alcuna traccia di rimozione, se non dicono questo non lo voglio sapere quello non mi interessa quelli si arrangino non mi importa, se ce la fanno a ridere di cuore nonostante tutto, allora li ammiro, tutta tetra. Ma loro capiscono, questo mi stupisce ogni volta. Molly: Perry, no one's pure evil! I mean, yeah, some people have a hard outer shell, but inside, everybody has a creamy center. Scrubs - My Common Enemy
Ho un cuore nocciolato. Più probabilmente fondente al 75 per cento, visto che le nocciole non mi piacciono e il torrone non mi ha mai convinto.
Dr. Cox: There are plenty of people here on this particular planet who are hard on the outside and hard on the inside.
Molly: So they'd have more of a nougaty center?
Dr. Cox: Lady, people aren't chocolates. D'you know what they are mostly? Bastards. Bastard-coated bastards with bastard filling. But I don't find them half as annoying as I find naive bobble-headed optimists who walk around vomiting sunshine.
Ho comprato questo ammorbidente di una marca nota, il flacone è compatto e cedevole, secondo il principio della riduzione della plastica negli imballi. Gli ingredienti sono completamente e velocemente biodegradabili.
Dieci anni fa si diceva il consumatore come coscienza critica del mercato, boicottiamo i marchi quando non approviamo le loro politiche, parliamo il linguaggio dei soldi e loro ci seguiranno, io lo spiegavo per strada, agitando volantini ecologisti. Niente vestiti hippy e capelli lunghi fermati da un nastro di stoffa, ero contestatrice all'inizio degli anni Novanta, quindi immaginatemi con le spalle ancora un po' imbottite sotto la giacca di pelle, i capelli scalati e i jeans stretti in fondo.
Lo so che è strano.
Ma è anche ora di liberarci dello stereotipo, smettere di piagnucolare perchè eravamo troppo piccoli quando si contestava davvero e non abbiamo potuto avere i pantaloni a zampa e ci tocca portarli ora ma non è la stessa cosa anche perchè costano un'assurdità.
Il boicottaggio è un metodo cinico perchè si usano le stesse armi del nemico, i soldi e il potere. Altri preferiscono muovere le coscienze con le parole, nobile, necessario. Ma qualcuno deve pur sporcarsi un po' le mani della coscienza.
Credevo che avrebbe funzionato tutta questa storia del boicottaggio? Non me lo ricordo. Ha poi funzionato? Un po' si. Insomma, l'ammorbidente è qui sul tavolo. La quantità di plastica è stata visibilmente ridotta, e quanto alla completa e veloce biodegradabilità, probabilmente qualche ecologista rompiballe ha già verificato, è l'etica dell'open source, e un grande marchio che mente sapendo di mentire merita decenni e decenni se non l'eternità di dura persecuzione, avrei già letto qualcosa in proposito.
Insomma, era come dicevamo, per il risultato dobbiamo ricattarli con i soldi. Allora non ne avevamo abbastanza, e il qualunquismo derideva le scelte critiche di chi ne aveva, ci dicevano cosa vi importa dei tensioattivi anionici, c'è ben altro di cui preoccuparsi. Qualcuno lo chiamava benaltrismo, era il qualunquismo degli ipocriti. Poi siamo diventati target di mercato, gli ambiti DINK (Double Income No Kids), ed eccoci a sogghignare pensando a chi ha scritto "completamente e velocemente biodegradabile", l'ha scritto per noi, per avere i nostri soldi, così siamo legati col doppio filo del cinismo, per entrambi è il risultato quello che importa.
Volevamo piegare il sistema, ma l'unico modo era diventare il sistema e piegarci noi stessi.
Comunque ora porto via il flacone perchè ho gli occhi che bruciano, e comincio a tossicchiare fastidiosamente.

























