Garnant

venerdì, settembre 30, 2005

Mi sono seduta sopra un paio delle duemilasettecentoundici stele di cemento, sono nere, fredde e con i bordi taglienti. Ho camminato sul fondo ondulato di altri cubetti di cemento, finchè le stele intorno a me sono diventate alte più di quattro metri. I corridoi erano stretti, ed era facile scontrarsi a tutti gli incroci con altri visitatori che sorridevano, anche se magari non avrebbero voluto.
Le stele sono anonime, identiche per colore e forma, disposte rigorosamente, diverse solo per la loro altezza, e per l'elevazione del fondo ondulato. Grandi blocchi scuri, piccoli blocchetti della pavimentazione. Come vedere Birkenau dall'alto, camminare in una Aschwitz espressionista.
Non è triste il variamente discusso lavoro di Eisenman, il memoriale dell'olocausto. Una distesa di lapidi per gli ebrei della shoa. Non è sconvolgente, non è evocativo. E' una sorta di qualcosa dove prima non c'era nulla, e tanto basta.
Come sempre è una strana sensazione trovare un concetto dove prima c'era un buco, poi un cantiere, poi un altro, e intorno inevitabilmente altri cantieri grigi e la fetta senza finestre delle case rimaste in piedi a est. Il Tiergarten favolosamente verde e soffuso di fumi di wurst, sullo sfondo dell'ovest. Dietro, la porta di Brandeburgo e la cupola trasparente del Reichstag, el'equilibrio di forme architettoniche sullo Spree. Davanti, la Potsdamer Platz.
C'è un regolamento. Non si corre. Naturalmente i bambini piccoli lo fanno, e gli adulti camminano a passo veloce, per via dell'inquietudine prospettica.
Non si prende il sole. Nel caso a qualcuno fosse venuto in mente di stendere un telo da mare sulle lapidi più basse, opportunamente scure a raccogliere i raggi del sole. Abbronzarsi sopra un concetto.
Non si griglia. C'è scritto proprio così sulla targa, andate a leggerla.

postato da garnant | 14:39 | p.link |

giovedì, settembre 29, 2005

Wo ist die Potsdamer Platz

I miei primi ricordi di Berlino hanno una decina di anni e sono molto dolci, cioccolato, dissi al muscoloso gelataio dell'Haagen Dazs, quale, rispose lui dal suo mondo dei molti generi di cioccolato. Poi la tenda rossa e bianca di Kranzler, alta sull'incrocio di Ku'Damm, a proteggere chissà quali torte e pasticcini. L'Himbeere Schnitte della pasticceria di Zoologischer Garten, perfetto per aspettare i ritardatari e per conoscere l'amico M., con il quale sarei poi finita a Parigi anni dopo a mangiare un incredibile fondant al cioccolato.
Nei primi anni 90 Ku'Damm era lucida e sicura, sotto il simbolo della Mercedes che aveva ossessionato una generazione musicale e cinematografica, in ogni angolo le scale della stazione che aveva turbato un decennio di libri. La Gedaechnis Kirche scintillava di blu, l'Europa Center era il futuro. E si poteva ancora vedere qualche Guardian Angel con il basco rosso, un istante bloccato di contemporaneità prima che arrivassero nuovi cambiamenti.
Ku'Damm era il posto dove ciondolare, quando non si ciondolava sull'Alex, in entrambi i casi con personaggi di vario assortimento, si diceva sitting around, lo facevano anche i nostri dark di casa.
Non lontano, nei primi anni 90 la Potsdamer Platz era una sorta di enorme cratere di rovine. Di quello che era stata, del muro, dei cantieri aperti. Popolata da operai in tuta blu e da Ossie un po' tristi, la Potsdamer Platz offriva l'Info Box, un parallelepipedo rialzato di colore rosso. Mostre, filmati, progetti per la nuova piazza, un posto dove noi ancora vedevamo le scene wendersiane, il vecchio che cerca il suo passato. Si raccontava di questo Sony Center che era stato messo sui binari e spostato, gli avevano fatto fare persino una curva. Uscivano dall'info box ben dubbiosi, nonostante i plastici, gli schizzi, la visione del Sony Center che eppur si muoveva, parlavamo con l'Ossie e lui si stringeva nelle spalle, vedremo tra dieci anni.
Oggi la Potsdamer Platz è lucida e sicura. Scintillante, minimale, quasi sospesa in uno stato di consapevolezza zen. Il cuore metallico di una città futuribile, la visione altissima sopra le macerie, sopra i cantieri che scansavamo perplessi. Si ciondola, ma con il portatile, si siede a gambe incrociate respirando l'aria internet wireless.
A qualche fermata di metropolitana, Ku'Damm è popolata come sempre, come un viaggio nel passato. La tenda di Kranzler è sempre rossa e bianca, solo più sbiadita, il simbolo della Mercedes continua a ruotare, certo meno impressionante, lamponi rossi sotto la gelatina, e la stazione è pronta ad inghiottirti ad ogni angolo. Ma quello è il passato.
Cosa sarà di Alex, che non vuole fermarsi come Ku'Damm fa invece con quel po' di ostentazione da Charlottemburg conservatrice, Alex tutta impacchettata per nuovi cantieri, martelli pneumatici e continuo inciampare nei cavi, cosa sarà di Friedrichshain che ancora sembra la luna dello sputnik, i grandi spazi grigi dell'est, tram e Ampelman con il capello, decisa a diventare qualcosa come Prenzlauerberg, o qualcosa di diverso e non troppo resaniert, lo vedremo negli anni.
Non fa sempre paura il tempo che passa.

postato da garnant | 19:58 | p.link |

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postato da garnant | 19:22 | p.link |

mercoledì, settembre 28, 2005

Quanto del mio apprezzamento per The Island, mi chiedo, dipende da Ewan McGregor in tutina da clone?

postato da garnant | 19:57 | p.link |

martedì, settembre 27, 2005

Sono tornata a casa. Casa è tutta sbilenca, all'ombra di meccanismi industriali inquietanti, e nell'aria si sente una musica di Danny Elfman.
Da qualche settimana mi sembrava solo un mucchio di mattoni e di rumore, sono dovuta salire a diecimila metri per avere un'altra prospettiva.
All'andata un'ora di ritardo del volo da Stoccarda, l'airbus che mi avrebbe portata a Berlino, e l'aeroporto di Monaco era come sempre silenziosissimo, percepibile la propulsione nell'aria di minuscole gocce di profumo, su tutte Chance di Chanel uscito in versione eau de parfum il giorno stesso. Il mio compleanno, l'equinozio. Appallotolarsi dentro una emisfera trasparente della Herz e dormire via la fatica di tutto.
Al ritorno la mia pelle sapeva di curry, i capelli di vento di metropolitana, e con un po' di tempo in più mi sarei seduta sul pavimento e dipingermi le unghie di rosa ballerina. E' strana l'energia da viaggio, tutta fatta di sensi, eletticità e fame, fa sembrare più ridicoli del solito i titoli del tg al ritorno.
Sfilate, primavera estate 2006, la seduzione femminile punta sul bianco.
Primo piano, dieta, un panino può avere anche fino a duecento calorie più di un pasto dietetico.
Ma non importa quanto è squallido il nostro mondo, perchè oggi ho assistito a qualcosa di straordinario, una azione sindacale spontanea e trasversale. Nel reame della sindacalizzazione inesistente, della frammentazione degli interessi collettivi, del mito del dipendente solitario, una palese ingiustizia ha provocato una reazione inaspettatamente immediata, riunione, voto e azione. Ora ho la schiena dolorante per essere stata seduta nella poltrona di Fantozzi davanti al mega direttore galattico, ma ne è valsa la pena. Gli altri che erano con me lamentano sintomi di gastrite, io sono solo più muscolo-scheletrica nelle mie reazioni. Preferisco l'impatto della palla sulle corde. Ma la rivoluzione nasce dai succhi gastrici, che potrebbero benissimo fare un buco nel contropavimento di legnoresina, in effetti (cit).

postato da garnant | 21:32 | p.link |

Voi non avete mai visto un concerto iniziare con Venus in Furs. Sicuro, avete visto Lou Reed a metà serata, pubblico caldo e spot bianco, magari con Jane Scarpantoni per sicurezza. Ma non avete mai visto nessuno salire dal fondo del palco, afferrare una viola elettrica e suonare Venus in Furs dal niente.

I miei vicini della prima fila, un tale con la maglia mimetica arancione di Bill Murray in Lost in Translation, ma non al rovescio, giustamente, perchè non era insieme a Scarlett Johanson. Due androgine nerovestite con pettinature alla David Bowie, che non ho capito se rappresentavano il passato il presente o il futuro. Forse il tempo. La vita e la morte, come direbbe l'amica E. Per l'amica E. ogni opera astratta o concettuale rappresenta in ultima analisi la vita e la morte, inclusa quella scultura orribile che c'è tra le due corsie dell'autostrada della Cisa verso Fornovo. Stategicamente piazzate tra tastiera e chitarra, le due berlinesi mi circondavano come una cornice di riferimento sociale, musicale e storico.
Del concerto vi dirò poi, per ora vi basti sapere di Venus in Furs in apertura.
Ma poi, ed è questo che ora vi racconterò nonostante la cosa sia di qualche interesse solo dentro la mia testa, non certo fuori, lì dove state voi, insomma sfoderando un sorriso estatico e urlando in un inglese innocente ho attiranto l'attenzione del roadie, e l'ho pregato di consegnare a Cale un kind of present, you know, la molteskine pentragrammata che mi rammaricavo di non poter usare, nonostante i miei due anni di chitarra classica e una discreta abilità con il flauto dolce, mi facevano sempre suonare la seconda voce difficile al saggio delle medie. Un'altra vicina di prima fila, una me più riccioluta ma con la stessa aria poco normale, ha colto l'ispirazione per donare a Cale una foglia secca. Il roadie ha osservato la moleskine e la foglia secca con aria di grande perplessità mista a vago spavento, ci ha sorriso come si sorride ai pazzi, e si è avvicinato balbettando al manager dall'aria truce. Questi ha sfogliato le pagine pentagrammate e rigirato la foglia di platano intorno al suo picciolo, prima di infilare svogliatamente la foglia sotto l'elastico della moleskine e sparire nel backstage. Probabilmente Cale getterà la foglia nella mug fumante dalla quale beveva durante il concerto, the, caffè, vin brulé, chi lo sa, e userà la moleskine come sottobicchiere, per non lasciare segni sugli strumenti.
Comunque le due androgine si sono accaparrate la setlist.

postato da garnant | 21:03 | p.link |

giovedì, settembre 22, 2005

Rassegna stampa ferroviaria (sbirciano i giornali di fronte).

Repubblica, "Bloccata la pillola dell'aborto. Storace ferma la sperimentazione"
Libero, "Parlamento pieno di gay"
Cronaca Vera, "Torna Elisa di Rivombrosa"

postato da garnant | 21:05 | p.link |

mercoledì, settembre 21, 2005

Riordinando i ricordi di Mosca, una donna seduta lungo l'Arbat, legge la mano con una lente di ingrandimento.

postato da garnant | 18:10 | p.link |

La felicità è un neurotrasmettitore rosa sui rollercoaster sinaptici. Se lo shopping e il sesso sono entrambi regolati dal sistema limbico, se il pensiero è una macchia colorata su una risonanza magnetica, perchè stupirsi della nostra felicità chimica, di una certa autonomia stupefacente.
E' confortante che la sensazione abbia una formula, un luogo, un colore immaginario.
Is it really that pink, chiese Laurie Anderson ai tecnici della Nasa, osservando la nascita di una stella. E' interpretazione di un flusso di dati, risposero loro, abbiamo scelto colori che potessero piacere alle persone.
Siamo chimica, ci terrorizza il bisogno di una persona, di un antidolorifico, di un po' di salbutamolo. Ma la consapevolezza arriva solo per macchie di colore.

House-ism
Cameron: Who?
House: His wife.
Cameron: The woman you used to live with.
House: That's her Indian name. On her driver's license it's "Stacy."

postato da garnant | 18:08 | p.link |

Approdando anni fa nel mondo per così dire produttivo, sapevo che i soldi sarebbero stati il motore principale. Quello che non sapevo, il potere conta più dei soldi, perchè è un istinto più primitivo.
Ma persino nel liberista più efferato l'etica conserva un certo istinto di sopravvivenza, sotto forma di ambizione seppur vaga a produrre qualcosa che sia ben fatto, magari innovativo, che abbia insomma un valore di per sé.
Nella vecchia melma di capitale e salario, autorità e sfruttamento che è ancora il mondo produttivo, dieci righe di buon codice esistono e sono qualcosa di estremamente prezioso, la prova che il lavoro ha un valore comune, che c'è speranza per l'umanità. Per questo è drammatico trovarsi un giorno a pensare "per fortuna è codice proprietario, nessuno vedrà questo schifo".

Alla ricerca della consapevolezza produttiva.
Why software sucks

postato da garnant | 18:07 | p.link |

martedì, settembre 20, 2005

Somiglia all'instabilità mentale questo continuo sentire, un umore diverso, una temperatura più calda, una voce più odiosa. E invece, si finisce per riconoscere ogni volta il motivo, scovare il ricordo, l'idea, la parola che ha innescato il meccanismo. Di conseguenza ecco la certezza di non avere alcun controllo, su un'emotività tutta causa ed effetto, che possiede un suo privato schema razionale, e uno sguardo folle. Chi può vantare congruenza e funzionalità, forse un piano geometrico, un soggiorno. Di certo una sensazione.

postato da garnant | 22:01 | p.link |

Vedendoli in televisione si crede, si spera, che almeno siano finti, costruiti, motivati dal denaro, dal potere, insomma, da qualche irrefrenabile genere di pulsione. Non proprio veri, ecco. Ospiti di maria de filippi alti pochi centimentri sul video. Politici che dovrebbero essere in galera e invece sono proiettati da un tubo catodico. Cardinali crudeli e pallidi per le luci elettriche. Tutti personaggi in qualche modo immaginari, lontani, che possiamo eliminare con una battuta, con un clic del telecomando.
Ma poi incontrarli in giro, e intendo incontrarli ogni giorno, senza il beneficio del dubbio momentaneo, vederli nelle loro scarpe e calze, spaventa, perchè sono proprio veri. Sono gli altri esseri umani intorno a noi, respirano la nostra aria, mangiano i nostri stessi dolci, si specchiano nello stesso bagno aziendale.
Prendiamo A., apparentemente innocuo, nervosamente omofobo, così divertente spaventarlo con finti pettegolezzi discordanti, finchè i suoi tratti non si contorcono grottescamente, ed emerge quello che sente, e sente schifo, uno schifo che gli fa strabuzzare gli occhi.
Prendiamo B., cattolico pio e praticante, davvero teso verso spiritualità e devozione, ma davvero, io sono convinta, non scherzo, peccato che poi tutta questa pia devozione produca odio, al punto che B. immagina di usare un lanciafiamme contro gli studenti islamici che fanno lezione per strada, e non lo immagina soltanto, lo dice, con uno sguardo trasparente, talmente esaltato dal suo dogma da imporci a parole una grandiosa, violenta, personale crociata, con cui lavare il peccato altrui col fuoco, ma in ogni caso dopo aver fatto gli straordinari.
Prendiamo C., che conversa e mi saluta prima del viaggio berlinese, lui va al convegno di forza italia, ciao, ciao, buon divertimento, senti, mi dice un po' preoccupato, ma mentre sei là fai un salto anche a Berlino Est? Ma, guarda, rispondo, le hanno riattaccate da tempo, le due metà. Ed è proprio convinto che vadano così, le cose, l'est come lo zoo del comunismo. E almeno lui tenta di conversare piacevolmente, figuratevi gli altri.
Da ridere, se raccontati per bene di sera davanti ad una birra. Ma questi sono veri, sono tanti, sono convinti, e noi non possiamo perdere il nostro tempo ad incolpare la crisi dei valori, che è come il destraiolo ignorante, il borghese superficiale o il cattolico ipocrita, uno stereotipo inutile che avrà anche una base di verità, ma che non serve a niente, se non a produrre consenso altrettanto streotipato e sterile.
Possibile che la democrazia ci abbia superati, lasciandoci indietro con le nostre alienazioni reciproche? Possibile che riusciamo ad immaginare la nostra fuga, oppure l'astronave Mayflower 2000 che si porti via i puritani su un altro pianeta, ma non una maniera dignitosa di restare?

postato da garnant | 21:48 | p.link |

lunedì, settembre 19, 2005

Un paio di sogni come si deve. Quasi quasi preoccupante.
Tornando a casa venerdì l'asfalto nuovo della tangenziale mi era sembrato carta da zucchero, contro il verde saturo delle aree di rimboschimento. Poi al mattino, in ritardo per via di una vicenda di lavandini e idraulico liquido, guidavo da sola sotto il diluvio attraverso un paesino scandianese dopo l'altro, e c'era People Ain't No Good alla radio, praticamente romantico. Ed erano impagabili gli sguardi atterriti delle amiche a messa, durante il rinnovo a sorpresa delle promesse battesimali con aspersione inclusa, e una predica sulla luce del mondo che abbaglia, la luce di dio che illumina, segue similitudine automobilistica. Noi pupille strette, per via dei flash. Molto sentimentale l'arrangiamento del salmo 107 su Jesus Christ Superstar, e il salmo 117 con un nostrano emulo di Garfunkel alla voce. C'è stata la crisi di risate all'idea che stesse per arrivare Born to be Abramo, risate un po' nevrotiche, da gelarsi a pensare chi sarà la prossima. Neunundneunzig Luftballons, da singhiozzare sui tortelli di noci. Poi l'alcolismo collettivo a metà pomeriggio, Celentano in coro con i parenti di lei e di lui, il ricordo del concerto di Ramazzotti a undici anni, la conseguente solidarietà col povero Eros che adesso si è anche scritto una canzone da solo, che bravo. E infine l'inevitabile atmosfera alla primo Ligabue, per via dell'accento collettivo, delle terre correggesi, un'adolescenza che credevamo di esserci tolte di dosso e che rispunta facilmente sui campi, come nebbia grassa. Capossela dalla radio esattamente come allora, che coss'è l'amor.
Cosa è rimasto? Una sensazione leggera che da ieri notte non riesco più ad afferrare, sfuggita, palloncino del lunedì. Rimangono i muscoli irrigiditi dall'auto, due giorni su e giù per chiese e ristoranti dai curiosi codici di avviamento postale. Nausea. Mal di testa. Il dente del giudizio che cresce dolorosamente. Clorexadina. La notizia che il Triclosan è fortemente tossico per gli animali acquatici.

postato da garnant | 21:24 | p.link |

venerdì, settembre 16, 2005

Nozze, verità e dvd

Dunque questo è il programma. Pausa pranzo con una montagna di sushi. Aperitivo a base di prodotti per capelli. Film breve e triste poi a letto senza cena. Domani mattina matrimonio di F&A in un paese veneto dal nome sdrucciolo. Viaggio in auto sui tornanti dei Colli Euganei, mi hanno promesso non più di sei tornanti, fino ad un paese che non è segnato sullo sdradario, e si noti che sullo sdradario c'è Roncocesi e c'era anche quando negli anni 80 contava meno di mille anime, e per un giovane Offlaga era come dire Vladivostok. Pranzo pomeridiano con mal d'auto. Un altro film breve e triste e di nuovo a letto senza cena. Domenica mattina matrimonio di F&A (due F&A diversi) in un noto paesello agricolo della grassa campagna reggiana, poi traversata di stoppie e fossi del correggese verso un altro posto che non sta sullo stradario, mentre Roncocesi bla bla bla. Pranzo pomeridiano tradizionale. ER, e a letto senza cena.
Lunedì, martedì, mercoledi, ufficio. Mensa, retorica liberista, deliri religiosi, stereotipi perbene sulla moquette sbiadita. Cene casalinghe frugali, repliche di Sex and the City, nuovo OC in tedesco, House MD.
Giovedi, Milano, devo tenere un corso di quattro ore davanti ad una platea ostile.
Venerdì, Berlino. I residenti riceveranno mie notizie.

House-ism: I don't *need* to watch The OC, but it makes me happy.

postato da garnant | 12:21 | p.link |

giovedì, settembre 15, 2005

Piccoli passi di irregular choice estive, nervose sul contropavimento di legnoresina. Cigolio sommesso di ordinari sandali cuoio e gomma, linea pulita, chiusi. Falcata pesante di un ego enorme infilato dentro scarpe senza personalità.
La pausa caffè è uno stato mentale, pervade i corridoi. Impossibile sfuggire, neppure rimanendo seduti.

Collega: Tu sei preoccupata?
Garnant: Certo. Ma di cosa? C'è un'ampia scelta.
Collega: Dell'influenza aviaria.
Garnant: Ma non c'è nessuna influenza aviara.
Collega: Sta arrivando.
Garnant: Tutta teoria, inutile angosciarsi in anticipo.
Collega: Ma poi sarà troppo tardi.
Garnant: Comunque l'ansia abbassa le difese immunitarie.
Collega: Se tu avessi una bimba piccola ti preoccuperesti.

House-ism: The eyes can mislead, the smile can lie, but the shoes always tell the truth.

postato da garnant | 14:29 | p.link |

mercoledì, settembre 14, 2005

Ancora sul Toronto Film Festival, dopo Ghosts... of the Civil Dead di nuovo John Hillcoat e Nick Cave, The Proposition

Era già stato presentato a Cannes ma io non me n'ero accorta.

postato da garnant | 19:57 | p.link |

Oggi Pier Vittorio Tondelli avrebbe 50 anni.

C'erano momenti in cui, camminando solitario lungo i vasti marciapiedi di Berlino Ovest, perso nel traffico veloce e luminoso della sea, poteva anche capitarmi di pensare d'essere, a mio particolarissimo modo, felice: momenti, cioè, di pienezza interiore senza la vicinanza e l'appoggio di amanti, amici, gente con cui conversare.
[1984]

postato da garnant | 19:14 | p.link |

martedì, settembre 13, 2005

Oggi si legge... Jeanette Winterson, il sesso delle ciliegie.

postato da garnant | 14:48 | p.link |

lunedì, settembre 12, 2005

Ma poi, non è stato favoloso la settimana scorsa l'episodio trekker di Futurama, Where No Fan Has Gone Before? Mellvar, una nube gassosa trentaquattrenne che vive con i suoi genitori rapisce le teste degli attori della serie classica, dona loro corpi tonici e abbronzati, l'eterna giovinezza, e li costringe a vivere per sempre alla Trekfest 3002, firmando autografi e recitando script amatoriali. Fry combatte per liberarli, e finisce dentro la lavatrice di Pike a testimoniare usando una lucina a pedale.

Melllvar: Centuries ago, the videotaped adventures of the Enterprise crew rained down upon my planet. Over and over I watched them. Especially the five with the energy beings. I am Melllvar! Seer of the tapes! Knower of the episodes! Tremble before my encyclopeadic knowledge of Star Trek!
Fry: Tremble? I laugh. No one knows more about Star Trek than me!

postato da garnant | 14:57 | p.link |

Ieri sera a Modena Goles, Moni Ovadia e la Stage Orchestra cantano, suonano e raccontano l'esilio, forma di libertà e appartenenza. Klezmer nell'umidità emiliana, parole yddish che si afferrano ironicamente via tedesco, musicisti Rom e sogni di Romania.

Dal testo di Goles...
"Un bambino metà ebreo e metà zingaro vede per strada una bici nuova nuova, e si blocca colpito dall'amletico dubbio.
Vendere, o rubare?"

postato da garnant | 13:43 | p.link |

Il cemento di blu Flushing Meadows mi sembra già un po' sbiadito, ma non è difficile immaginare l'aria frizzante del Queens di settembre, le nuvole veloci dal mare e il suono tondo delle palline vere, altro che scia di fuoco per la tv.
La mia attrazione per Federer è complessa, antagonismo tecnico nei confronti di Agassi, da quando spopolava in jeans inappropriati mentre il mio maestro cercava di impormi i dettami di Bollettieri, diceva, una ragazza oggi deve fare il rovescio a due mani, e insieme vecchi ricordi dublinesi, di lunghissimi pomeriggi su un campo assurdamente ventoso, con un allenatore abbronzato e sponsorizzato Kit Kat che mi insegnava a finire il rovescio a una mano molto in alto, dove c'era anche più vento.
E proprio quel rovescio col finale alto è la chiave della partita della scorsa notte, Federer in quattro set all'Arthur Ashe Stadium.
Per me, un'ora di sonno in meno, la tecnica di Bollettieri finalmente superata, un respiro irlandese in più.

postato da garnant | 13:42 | p.link |

domenica, settembre 11, 2005

Io non lo ricordavo così alto in mezzo al cielo, il passaggio pedonale sul ponte di Brooklyn. Ho dovuto rivedere le riprese. Nemmeno le strade strettissime tra i palazzi bianchi e vetrati di lower Manhattan, molti ancora vuoti, e Battery Park verde e aperto sull'acqua, non così. Basta qualche mese e niente più ricordi, è quello che succede.

postato da garnant | 13:52 | p.link |

sabato, settembre 10, 2005

Correte a vedere Howl's Moving Castle, è al cinema.

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Se non vi piacerà potrete venire qui a lamentarvi, e io vi racconterò di un'altra uscita del castello di Howl, un'uscita che c'è solo nel libro, che porta nel nostro mondo.

Ieri Leone d'oro alla carriera per Ayao Myazaki.
Al Lumière di Bologna questo mese rassegna, io andrò di certo per Kiki's Delivery Service, che non ho mai visto.

postato da garnant | 16:08 | p.link |

Mentre leggevo The Cyrillic Alphabet, selezionato da Granta qualche tempo fa, mi chiedevo come mai Adam Thirwell avesse ambientato in Italia la sua storia, la sua ricerca di verità quasi crudele. Tutto mi turbava di quel racconto, il nome della clinica, Padre Pio, allora non ancora santo, la puntualizzazione del narratore, nonostante il suo nome cattolico la clinica non aveva restrizioni né credo, la pillola della procedura, così simile alla ru486, allora non ancora legale in Italia. I nomi dei personaggi. Le loro voci.
Ora Padre Pio è santo. Per la ru486 è iniziata la sperimentazione.
Da destra la chiamano scacciapensieri.

postato da garnant | 15:40 | p.link |

venerdì, settembre 09, 2005

Diluvia, e io faccio sbadigli così grandi che ogni volta gli auricolari mi cadono dalle orecchie. Sono di cattivo umore, il cielo è di cattivo umore, trovo che sia molto appropriato, una giornata di sole sarebbe del tutto insopportabile.
Certo il lago prosciugato, quello che funge da arena spettacoli della festa dell'unità di Modena, si starà riempiendo d'acqua. Chissà se le panchine sono sommerse, fissate sul fondo, oppure se galleggiano sulla superficie melmosa.
Questa sera là dentro ci dovrebbero suonare gli OfflagaDiscoPax, glu glu glu.
E domenica sera Moni Ovadia, in quella che immagino come una dimostrazione di kletzmer acquatico.
Niente di meglio comunque di una giornata plumbea e di una mostra tetra, per consolarsi del malumore.
Seguendo un suggerimento di Repubblica, e il ricordo di questo libro, che tra gli altri contiente un saggio di Carlo Pagetti:

I gabinetti di ottica. Tra leggi fisiche e visioni dell' immaginario.
(A cura di G. Celli, Edito da Artificio s.r.l - 1992)

apparentemente esaurito gioiello per amanti del tecnologia quando turba i nostri pensieri, eccomi idealmente al MET, a osservare le prove tecniche dell'esistenza delle fate. Nella nostra testa, naturalmente.

postato da garnant | 12:26 | p.link |

giovedì, settembre 08, 2005

E' orribile la pausa caffè con la sindrome premestruale, i colleghi crudeli e ridanciani elettori del polo, il racconto della collega che ha piantato per sbaglio le gerbere nel diserbante. C'è un orribile retrogusto di morte nell'odore del caffè, che tra l'altro non bevo perchè una volta ho visto il tecnico spruzzare del vetril sui meccanismi interni della macchina.
Suggerisco agli interessati di sostituire la tradizionale accusa "sei insopportabile, hai le tue cose?", con il più realistico "sei insopportabile, ti devono venire?".
Come spunto di riflessione propongo la comunicazione della Kotex, vista in Russia. Lucida, superiore, ironica.

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postato da garnant | 19:05 | p.link |

mercoledì, settembre 07, 2005

So many of the people in the arena here, you know, were underprivileged anyway. This is working very well for them.
Barbara Bush

Full story: NYTimes

postato da garnant | 09:39 | p.link |

martedì, settembre 06, 2005

Dettagli che consolano dopo una giornata puzzolente in ufficio, commento della collega S. entrando nell'open space: "ma qui avete una balena in stato di decomposizione?".
La strada di casa, insomma, la strada di casa fino al 1978. Non è male avere tante strade di casa.
Un piatto di cappelletti in brodo del ristorante Al Tuler.
Le dita nere per aver sfogliato libri.
L'occhio spiritato di John Cale sulla copertina di Black Acetate, anteprima.

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postato da garnant | 23:12 | p.link |

Mezz'ora della Parigi onirica di Amelie, all'inzio così dolce, più o meno fino alla scatola di latta, poi progressivamente sempre più artificiosa, è incredibile cosa si possa fare con l'aspartame.
Certo non un inizio dicembre che ricordo, fondant al cioccolato, una filette di beaujolais novello, vuota.
Poi quindici minuti di Crossing Jordan, mai visto prima, registrato per curiosità, inguardabile. Forse sono solo invidiosa di queste improbabili donne multitasking, medico detective, chirurgo del west con cinque figli sempre inamidati, non so.
Dico soltanto che House dovrebbe picchiare Jordan col bastone.
Allora mi sono infilata nelle lenzuola finalmente profumate (il nastro isolante intorno al pressostato tiene), e ho iniziato Questa notte mi ha aperto gli occhi di Jonathan Coe, che va così:

Volete sapere perchè odio tanto la musica di Andrew Lloyd Webber? Forse per la stessa ragione per cui odio Londra: perchè è mediocre eppure tutti ci si fiondano come se fosse l'unica esperienza che ha qualche valore al mondo.

postato da garnant | 17:29 | p.link |

Sapete di New Orleans, gli argini che il governo non ha finanziato, gli argini rotti altro che Led Zeppelin, i cadaveri che galleggiano, secondo Repent America la volontà di Dio sulla città del peccato, la gente bloccata sui tetti, a scrivere the water is rising, soccorsi senza organizzazione, senza antibiotici, spesso niente soccorsi, e gli sciacalli, le armi da fuoco, gli stupri al Superdome, i suicidi tra i soccorritori. Avrete visto la tomba di Vera, in strada. E l'immagine di oggi sul Times Picayune, da non saper dire se è speranza.

Nel frattempo, l'Afghanistan ha offerto aiuti. Il Bangladesh li ha già inviati. Impressionante, vero? Come sarebbe un concerto Africa for USA? Suona così assurdo, perchè in troppi governi il conservatorismo compassionevole ha preso il posto della cooperazione.

Do You Know What It Means to Lose New Orleans?
Anne Rice sul NYTimes

postato da garnant | 13:26 | p.link |
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