mercoledì, agosto 31, 2005
Improvvisamente, il cemento di Flushing Meadows è diventato blu.
Maggiore impatto visivo, palline gialle in contrasto, novità mediatica. Non farà a damn bit of difference nel promuovere lo sport, ha commentato John McEnroe.
Ma tradizione e moda ruotano nello stesso cerchio imperfetto, con i toni notturni nel Queens, l'erba di Wimbledon e le vecchie palline bianche, la terra rossa sul continente e i tappeti indoor che ci hanno iniziato all'azzurro, colore quasi mai alimentare.
Per Flushing Meadows la DecoTurf ha scelto il wintergreen per gli out, citazione nostalgica, e una variazione del royalblue per il campo.
Create il vostro stile.
martedì, agosto 30, 2005
E' sempre bello un turbinio di foglie ingiallite, e come resistere ai combattimenti volanti. Troppo facile guardare Hero? Certo, troppo facile in superficie, quasi disturbante. Troppo difficile in profondità, per ovvia incompetenza culturale. Diciannove modi per scrivere una parola. Non sono troppi? Quando avrò unificato il paese imporrò una sola lingua.
Mi chiedo come sia, possedere un medioevo di guerra e zen, un colore per ogni volto, al posto dell'inquistizione e della peste. Non posso miniare codici per dio, ma non saprei neppure scrivere una intuizione sulla sabbia.
Ma l'unificazione, quella la capisco, la perdita, il potere, la visione più alta. La storia sul tempo.
La Cina è uno di quei posti che percepisci come scalo aereo, come l'Australia, venti ore di volo senza gravità, un'eternità brevissima per arrivare in un mondo isolato, forse un altro pianeta.
Invece in Cina si può andare lentamente, camminando sulla curvatura terrestre, l'Europa che sfuma ad ogni passo per diventare Asia. E cogliere tutti i segni della trasformazione, il taglio degli occhi che diventa più sottile, già a Mosca, guarda, un cinese, ma no, verrà da est, dal Kazakistan. Ci pensi e la immagini, la folla di persone che arriva ogni giorno dai confini dell'ex Unione Sovietica, dal viaggio inverso, vedi gli occhi per strada, la geografia di un continente.
ПЕКИН, dice la mappa della transiberiana alla yaroslavsky vokzal.
Lost and gained in translation, dice l'ultima installazione di Douglas Coupland, che all'est è andato come il medioevo non aveva saputo immaginare, viaggiando verso ovest.
Hero - il Re
lunedì, agosto 29, 2005
I piccoli fastidi del lunedì.
La rotonda provvisoria e la forza centrifuga.
Lo stato delle cose, squallido e bianco.
Il sospetto di legionella nella doccia della polisportiva
La puzza di zampirone al crepuscolo.
Brennivin. Dalle Terre di Mezzo, pardon, dall'Islanda, una bottiglia bassa e squadrata di plastica verde.
C. - E questo è lo schnapps locale. Distillato di patate, provalo.
M. - Non è dopobarba.
domenica, agosto 28, 2005
Sono sempre indecisa quando leggo Luttazzi, quali tempi dare alle battute messe su carta, tre righe, quattro righe di frammento, ascoltarle a velocità shock come durante lo spettacolo, o gustarmi i miei tempi acidi?
Quello in Iran fun il primo golpe Cia di una lunga serie. Metti che un giorno vi troviate a fare i concorrenti da Gerry Scotti a Passaparola, se lui chiede: - Quale fu il primo golpe della Cia? - adesso lo sapete: Iran, '53, Mossadeq. Insomma, c'è stata quella settimana un paio di anni fa, quando diverse persone intorno a me hanno cominciato a raccontare sottovoce di essere state al provino per Passaparola. "Come letterina? E non mi hai chiamato?", stavo per commentare con pericoloso entusiasmo umoristico, ma optai per un apparentemente innocuo "Allora ti era piaciuto Quiz Show", che distraesse l'interlocutore mentre io mi davo alla fuga. Nel frattempo, la situazione in Iraq sta precipitando. L'ultimo brutto incidente: truppe americane hanno aperto il fuoco contro una festa di matrimonio. E' stata stata uccisa una persona. Non è stata una perdita totale perchè una cognata zitella ne ha preso al volo la testa. Il mese prossimo sarò sottoposta ad un bombardamento di bouquet. Spero di non farmi male, sapete, i simboli esplodono a cluster. In questo preciso istante un'orda di fiorai, sarte e modiste insegue la prima amica nubenda, renitente al mazzo di fiori, lei corre veloce ma sa che alla fine la prenderanno, perchè "il bouquet ci vuole". E poi toccherà a noi, intrappolate in una villa affrescata, seta e tacchi, gli occhi fissi sull'alzata di mele.
sabato, agosto 27, 2005
28000 miglia di volo.
Un haiku.
Raccolta punti
è un etix di carta
cielo d'autunno
venerdì, agosto 26, 2005
Spring 2006
Publication of jPod
Al quinto piano di un Chapters qualunque di Vancouver, affondavo dieci dita sulla copertina morbida e lucida di Souvenir of Canada, potevo farlo perchè le unghie si erano rovinate durante la settimana si campeggio in Alberta. Tutto quello che avevo visto e anche un po' mangiato, i moose che masticavano le alghe con la testa affondata nell'acqua, i gamberetti nello shrimp-house, i bicchieri roventi di starbucks con il loro doppio cartoncino annotato, le felpe di pile verde teal e la foglia d'acero colorata sulle bottiglie della Canadian, tutto era potenzialmente dentro quel libro, e di certo lo spirito era lì, nelle mie mani, mentre il coffee of the day mi teneva compagnia nello stomaco e gli schizzi del Maligne Lake dovevano ancora asciugarsi dai miei pantaloni sdoppiabili. Toronto è radiosa appena prima dell'inverno, sapete, l'estate indiana. E non lo dico solo perchè ci suona John Cale, tre sere di fila badate. Lo dico perchè a Toronto c'è l'International Film Festival, dove Souvenir of Canada diventa un documentario di Robin Neinstein, ispirato al libro di Douglas Coupland, con Douglas Coupland, in Canada, lontano, lo so, vicinissimo.
Di Coupland mi ha sempre colpito il senso del presente, come se fosse davvero possibile afferrare per un momento la nostalgia e farne qualcosa di nostro ora, adesso, oltre il gusto della citazione postmoderna e l'amarezza generazionale, qualcosa di perfetto, qualcosa di intatto, prima di scivolare di nuovo nel passato, perchè lo sappiamo, the past sucks. E Coupland ha fatto questo anche a me, è venuto a prendermi alle due parole di una pausa pranzo, mi ha indicato la rotta aerea, dove piantare la tenda, la via di Kits e a quale piano della libreria salire, in modo che potessi costruire un momento intatto di presente, per me.
giovedì, agosto 25, 2005
... and Rimsky-Korsakov.
Садко sul fondo del mare. Con i miei occhi era più azzurro.
mercoledì, agosto 24, 2005
Harry Potter and the Hard-Boiled Egg.
Una mia recensione di Harry Potter e l'ordine della fenice, piena di ovvietà e scritta in stile noiosamente piano, risulta trentottesima nella classifica di gradimento del magazine che la contiene, dopo l'articolo "coltivare la marjuana, favorevoli e contrari", certo, ma pur sempre prima dell'inchiesta sul coito anale. Son soddisfazioni. Anche se non riesco a digerire che l'intervista a Tiziano Ferro sia andata più forte di tutte le mie recensioni quest'anno. Com'era quella faccenda dei cinghiali? O erano facoceri? Comunque mi associo.
Solo per la gloria, e per sfidare di nuovo Tiziano Ferro, sarei tentata di scrivere anche la recensione di Harry Potter and the Half Blood Prince, non fosse che ormai detesto così tanto il piccolo mago britannico, che mi risulta molto difficile produrre due cartelle di ovvietà in stile piano, come piace ai lettori che coltivano la marjuana insieme a un moderato interese per il coito anale. In realtà non ho mai sopportato il ragazzino Potter, così predestinato e patetico, ma è un contorto piacere seguire la sua vicenda, adolescenziale, incoerente, piena di ingenuità latinistiche e ridicolmente povera di aggettivi. Un viaggio allucinante in una mente un po' ottusa, dove albergano i grandi interrogativi dell'età della crescita.
Il preside è un vecchio rincoglionito?
Chi ha messo lo zucchero nel serbatoio della mia scopa volante?
I capelli unti sono indice certo di malvagità?
Dovevate vederlo il campo volo in inverno, una domenica qualunque dei primi anni 80, piccoli piper rullavano dondolando sulla pista, il ragazzo che stendeva il paracadute sull'erba per piegarlo, una manica bianca e rossa sbiadita, e ascoltare la radio della torre di controllo, non propio una torre, più un cubo di plexiglass, con la porta aperta e dentro voci metalliche che ripetevano codici smozzicati.
Freddo e i bambini con i paraorecchie colorati e pelosi.
Lontano c'erano le strutture fisse della festa dell'unità, tavoli cementati a terra e lamiere di metallo. Lunghi banconi completamente deserti.
Provate a immaginare questo, stasera.
martedì, agosto 23, 2005
Sempre in giro col rasoio di Occam sguainato, poi si finisce per farsi male da soli. Inevitabile.
lunedì, agosto 22, 2005
Bilbo Baggins come babbo, una ragazza che fa il doppio axel in un costume da alligatore, e non essere felici.
Una colpa? Una malattia? Dobbiamo sembrare ben strani, dall'esterno.
Convizioni relative e varie intuizioni folcloristiche. Credevo si dicesse insalata russa così per dire, e invece un qualche antipasto di verdure variamente salsate è ubiquo, rifiutarlo antisociale. Credevo che che vodka fosse piccola acqua, e invece è goccetto, l'anima alcolica ha dunque una impronta linguistica comune. Credevo poi che la matriosca tradizione fosse solo la donna contadina con lo scialle, prima della normalizzazione commerciale che ha portato nel frattempo alla versione Star Trek, e invece in origine c'era si la donna contadina, la florida madre russia, ma c'erano anche il mercante e il musicista, la strega e il folletto, poi normalizzati negli anni sovietici, forse prima che Propp potesse avvertirmi.
Come smontare la convinzione che cinquantotto euro siano ben spesi, per un colore castano scuro e un taglio appena scalato. Che siano in qualche modo necessari.
Come farlo in un fotogramma.
La mensa è chiusa, il centro commerciale pure, il business center è alienante, il microonde aziendale cigola.
Udendo il meccanismo della serratura chiudersi alle mie spalle, il mio stomaco si è ripiegato tutto, nella tristezza dei pranzi riscaldati in piedi, refrigerati tra le muffe, rigirati a lungo in enormi padelle unte, pressati nella piastra del bar.
Lontana, lontanissima la dolcezza di un panino imburrato, come l'avrebbe preparato George Orwell.
O Elizabeth David, una mia recente lettura in treno. Sono così attraenti i volumetti Happy Birthday Penguin, a celebrare la piccola e preziosa rivoluzione dei tascabili.
domenica, agosto 21, 2005
Qualche volta, il contatto con San Pietroburgo avviene nello stomaco. Il riso del sushi, colloso e morbido, quasi caldo come in un'altra epoca giapponese, чай, жасмин, да, спасибо, la birra servita con un accento britannico, I'll have the vegetable biriani, yes, spicy, please.
In una serata intorno ai quindici gradi, sulla Griboedova, un locale solitario offre cucina sovietica e post sovietica.
L. - C'è anche un ristorante vegetariano.
Garnant - Come si chiama?
L. - L'idiota.
Garnant. - ...
Peccato, comunque, che nell'acquedotto di San Pietroburgo ci sia la giardia.
Simpatica questa immagine di House, MD. Si vede anche il bastone.
House-ism
Humanity is overrated
San Pietroburgo è tremendamente europea. Arrivo da Mosca rossa come una barbabietola per via del sole, in aria esotica per i grandi spazi ondulati della città, il profumo di brace nei parchi e il rock così sentimentale dopo la birra, dopo aver attraversato la steppa e le paludi e i canali del Volga, che sembra non ci sia nulla ma ci sono gli spiriti dei morti di Stalin, e mi ritrovo improvvisamente in mezzo alla Prospettiva Nevsky, cinquecento bus granturismo in colonna, clacson che suonano dentro nuvole di smog, vento freddo che non sa di mare, mille ristoranti etnici in fila e il manifesto di Patti Smith. Tempo dodici ore e avrò mangiato sushi con vista sui ponti come Amsterdam e facciate barocche come Vienna. Pollo tandoori e un favoloso basmati con verdure guardando una partita di cricket. Mi sarà sembrato di essere un po' a Parigi e qualcuno mi avrà messo in mano una copia di Where, e avrò maledetto la fissazione turistica che gli europei sembrano avere per questa città, che li spinge ad arrivare in massa, cantando e urlando dentro i bus, per farsi vomitare direttemente dentro l'Ermitage. L. è convinto che li portino anche a vedere la metropolitana, e che il bus si rovini un po' sulle fiancate a scendere sulle le scale mobili.
San Pietroburgo è da qualche parte oltre il filtro turistico. Oltre i bus parcheggiati in fila, il traffico sopra i decibel di sicurezza, la folla acefala dentro l'Ermitage. Una Sanpietroburgo più silenziosa, da tramonto lento, quando si entra ai giardini d'estate scavalcano il muretto laterale, si aspetta il taxi collettivo davanti all'ammiragliato e non c'è nessun turista in giro, si guardano le navi da crociera attraccate in attesa che i ponti siano aperti di notte, e il sottomarino, emerso. Si cammina sulla prima secca del baltico, aspettando le luci del golfo.
La vittoria dell'amore sulla morte è come una fissione nucleare capace di suscitare una catena di trasformazioni che cambierà il mondo.
L'avrebbe detto il Papa a Colonia.
Fissione nuclare.
Ma siamo sicuri? Scorie. Occhione.
[brivido radioattivo]
La Venezia di Pegeen Vail.
Al Palazzo Venier dei Leoni, Peggy Guggenheim Collection.
Devo dire Pollock? No Limits, Just Edges.
Mosca, al supermercato, volevo uno yogurt. Erano tutti Danone.
San Pietroburgo, al ristorante, è tornato il piattino con la mia carta di credito, sopra c'era un chewing gum. Cinnamon.
La metropolitana di Mosca è profonda, sterminata, sfarzosa, piena di folla, mostruosamente efficente. Meno di due minuti da un treno all'altro, a volte meno di un minuto. E' facile da usare, nonostante la calca, la scarsità di segnali colorati, di indicazioni sui muri, e il punto ridicolmente piccolo dei caratteri sui cartelli.
Sa di metropolitana, e questo basta, anche a stanare i brutti pensieri dalla testa e cacciarli via nei cunicoli.
Осторожно è il mind the gap locale, lo zurückbleiben.
Осторожно, se scendete dalla marrone a Парк культуры, ricordate che fino alle 19 non potete scendere nella rossa, perchè stanno lavorando alla terza scala mobile e le due rimanenti sono solo per salire. C'è un cartello che lo spiega. Almeno credo. In ogni caso, leggere quel cartello sollevando appena le sopracciglia, sbuffando un po' senza altro segno di lamentarsi, fa sentire molto moscoviti.
sabato, agosto 20, 2005
Due accessori indispensabili per i viaggi verso est, i dollari in contanti e lo stick lenitivo delle punture di insetti. In epoca pre-bancomat internazionale si andava all'est coi traveller cheques in marchi e la pelle intimorita. Si tornava alleggeriti dalle commissioni bancarie e punti da innumerevoli vespe carnivore. Lo so che tutte le vespe sono carnivore (mi si perdoni l'eventuale imprecisione biologica, licenza), ma quelle dell'ex Cecoslovacchia si accaniscono sui cestini della spazzatatura con una violenza che sa di davvero predatorio, più a Praga che a Bratislava, ma a Bratislava ci sono anche meno McDonalds che le attirano con odori grassi e nauseabondi, le vespe di Budapest ronzano con violenza nel cespugliame fitto e ubiquo di Pest, pronte a balzare sul turista accaldato, e quelle polacche volano alte in cielo alla ricerca di un campeggio, per poi caricare in sciami enormi all'ora di colazione, al clic del sottovuoto di un barattoli di marmellata di mirtilli, provatevi voi ad andare alla reception di un capeggio polacco a chiedere se hanno qualcosa contro le punture di vespa. Vi danno mezza cipolla. Oddio non è una cattiva idea, la cipolla è basica. Insomma, lo stick lenitivo delle punture di insetto è fatto di ammoniaca, l'ammoniaca è basica. E non sa di cipolla, e non ti costringe ad andartene in giro per strada sfregantoti una verdura sull'avambraccio.
Ma a Mosca, sapete, non ci sono le vespe. Ogni tanto un insetto volante si avvicina, e poi subito svolazza via ondeggiando. Una farfalla.
All'inizio ho pensato alle disinfestazioni. Poi ho concluso che le orde di manuntentori del verde pubblico, che tutto il giorno spazzano rastrellano, annaffiano e rassettano, eliminano i nidi di vespa con fiducia socialista, o con burocraticità sovietica, o con entusiasmo liberista, o con un insieme di questi, fate un po voi.
Farfalle.
E Cani. Cani che passeggiano nei parchi, che si fanno spazzolare seduti sull'erba, spenzolando per bene la lingua. Nessuno abbaia, nessuno tira il guinzaglio, nessuno si allontana quando è senza guinzaglio, segno che escono spesso. Preparata alle solite scene orrende, Mosca mi ha offerto una paesaggio canino quasi idilliaco. Le papere del Gorky Park hanno un'isola e una zona del laghetto riservata. Farfalle. Niente randagi, ma questo non è necessariamente un buon segno. A quanto mi dicono i randagi vengono annegati, ma l'informazione è di seconda mano. Meglio del veleno iniettato nel cuore in Romania? Non so. Per strada e in metropolitana vendono i cuccioli dentro scatole di cartone a tutte le ore del giorno della notte, ma i cuccioli sembrano ben tenuti, non hanno un aspetto miserabile nè malato. Allo zoo e al circo non sono stata, figurarsi se desidero spendere i miei rubli per incentivare orsi che pattinano sul ghiaccio ed elefanti con una zampa incatenata al terreno. D'altra parte mi si dice che le condizioni degli animali negli zoo e nei circhi sono molto migliorate con il turismo, gabbie più grandi e pulite, meno crudeltà, l'interesse turistico potrebbe portare in tempi relativamente brevi a sostituire almeno in parte le gabbie con gli habitat e comunque promuovere l'idea che gli animali rendono più soldi da vivi e vegeti. Comunque, mi sono portata l'indirizzo di Zoo Check, per i reported abuses. Non ne ho visti. Ne ho visti molto di più in Abruzzo, per dire.
venerdì, agosto 19, 2005
Diversamente dal polacco, una lingua initelligibile tutta scritta in c e z e pronunciata poi in vari e inaspettati suoni sibilanti, il russo è dolcemente composto di piccoli suoni palatali, cadenzati da un accento regolare e pesante. O almeno così sembra al neofita entusiasta. L'alfabeto cirillico offre grandi soddisfazioni. Vai in stazione, avvicini l'addetto con un grande sorriso e pronunci in modo rudimentale la tua destinazione, magari leggendola dalla guida, senza averla mai sentita prima. Subito quello gesticola la direzione della cassa, del binario, e l'ora. Funziona! Le donnone dell'Ermitage, non so se in questo caso è corretto dire бабушка, sono ancora più organizzate. Si appostano accanto a grandi lavagne, dove è riprodotta la labirintica struttura dei palazzi, e brandiscono bastoni di legno stile bacchetta delle scuole elementari di campagna, tu ti avvicini, dichiari il nome dell'artista o il numero del piano (per maggiore sicurezza alzi le dita corrispondenti), piano somiglia a piano in francese, этаж, per una volta il francese si rende utile, e la бабушка indica il percorso e la destinazione picchiando con autorità la bacchetta sulla lavagna.
Il cibo si indica, sempre sorridendo, e pronuciando con convizione il numero di porzioni o pezzi che si desiderano. Dopo un po' si nota che i numeri funzionano da soli, e non è più necessario usare le dita. La parola corrispondente a pezzo, unità, штук, suona come stück tedesco, questo è utile. In effetti diverse parole dall'aria incomprensibile, una volta lette in cirillico, possono risultare innocue parole note, più scena che altro. Questa scoperta incoraggiante porta ad una regressione elementare, in cui si finisce per fermarsi a leggere tutte le parole che si incontrano per strada, indicandole col dito, scandendole suono per suono, fino a comporre con aria trionfante una parola comprensibile, un po' come si fa a sei anni. Quasi quasi ci si illude di sapere il russo.
Illudersi di sapere il russo con le parole più scena che altro.
ristorante - ресторан
limone - лимон
banana - банан
patata - картофель
biglietto - билет
gettone - жетон
cassa - касса
giovedì, agosto 18, 2005
Mosca è russa. Talmente russa che annuisci vigorosamente al cameriere che ti versa la smetana nel borsh, ammiri la barba ancora breve del giovane monaco ma sai bene che non è ancora venerabile, e ti penti di aver dimenticato a casa la bandana con la quale avresti potuto mimetizzarti in chiesa. Così nuova russa poi, che se presti attenzione puoi vedere la borsetta di Hermes al braccio della ragazza che cammina davanti al Bolshoi impacchettato per i lavori, il foulard di Chanel sulla testa della donna che accende le candele, il D&G sfavillante sulle cinture delle ragazze in metropolitana, o il meno costosto C&G, o un Dolce scritto su una tasca e un Gabbana sull'altra, vari gradi di consapevolezza occidentale, non necesssariamente decrescenti. Gli alterantivi ciondolano nei parchi e davanti alla stazione, come sempre, tutti All Stars rigorosamente nere, magliette da punk britannico vintage, trucco nero, capelli neri, ricorda qualcosa, i miei quindici anni, già. Comunque Mosca è ostinatamente modaiola, quello stadio del in cui si comprano accessori per dimenticare, quest'estate le borse stile balenciaga e le cinture di seta. La Mosca postsovietica è anche un po' un viaggio nel tempo, più o meno nel capitalismo dei nostri anni 80, fare soldi, consumare con entusiasmo preadolescenziae, aggiungere lame ai rasoi e ali agli assorbenti. Nessuno si porta addosso i simboli del passato, come succede a volte in Emilia, a Berlino, nell'europeissima San Pietroburgo, indossare un tempo per prenderlo sul serio e farne una parodia, riderne con grande serietà. Solo una volta, in metropolitana, una ragazza con una borsa finalmente non simil-balenciaga, una borsa di tela militare, con applicate finte medaglie militari di stoffa colorata e pesante, diceva io so esattamente da dove vengo e cosa mi succede. Ma il mio russo non era sufficentemente evoluto per la vera autentica domanda universale, dove l'hai comprata.
Libri in autogrill, in tutti gli autogrill.
Coehlo Coehlo Coehlo, almeno tre romanzi diversi, il più recente almeno in dieci copie Quindi, sensi di colpa e misticismo spicciolo, finti anticlericali avventurosi, morale cattolica for dummies, un bel giallone semplice. Ora, io non stavo esattamente cercando Gogol, però me li immagino questi automobilisti in multipla, con il loro compendio del catechismo sul pianale posteriore, Faletti a far colore nella borsa da spiaggia, Coehlo intimismo da cruscotto, Dan Brown per conversare in coda, poi ci si stupisce, come se l'elettorato non guidasse in autostrada.
Angeli e demoni di Dan Brown
Il catechismo della chiesa cattolica, compendio
Faletti, forse sempre io uccido, comunque la copertina è rossa
Comunque ho comprato Flair, dio mi perdoni, che prometteva interviste a Ewan McGregor e Tim Burton, che dovevo fare. A me piace Guys & Dolls in teatro, mi piacciono i cloni, soprattutto quelli scozzesi alla fermata di Spring Street direzione downtown, apposta per vedere The Island sospendo il mio recente fastidio per la fantascienza reloaded, e aspetto Corpse Bride, e quando a marzo fissavo le calaveras messicane, e c'è sempre la sposa scheletro, non ricordo se sapevo già dei pensieri di Burton.
Cale News
Questo Turn the Lights On, frammento gratuito che ho ascoltato in loop continuo diciamo alcune volte, mi fa sentire esattamente come il giorno in cui ho messo sul piatto il vinile di Freedom di Neil Young, e la puntina ha cominciato a ballare su Rockin' in a Free Wold.
Non so se questo è un buon segno, e non mi interessa affatto saperlo ora.
Il tour europeo evita l'Italia quasi con schifo, ma suggerisce mete e ispirazione. La data al Cardiff Coal Exchange mi affascina particolarmente.
Macino ricerche e pensieri, dove è bello stare in settembre? Come è bello spendere miglia Lufthansa in scadenza?
Grandi erano gli interrogativi che aleggiavano sul mio viaggio in Russia, cosa si mangerà d'estate con le rape fuori stagione, le strade di San Pietroburgo mi trasformeranno davvero in un'ombra come diceva Andrej Belyi, ma soprattutto sarò arrestata da Arkady Renko?
Molto incoraggianti le varie guide, si può sempre sempre confidare nel cavolo e nella sua zuppa, poi St. Peterburg's latitude, level with Seward Alaska and Cape Farewell Greenland, insomma quella luce sottile, obliqua, perenne, che non ti accorgi perchè sei strano finchè non vedi la tua ombra a terra, e quanto agli arresti, translittera l'autore della Lonely Planet a servizio di un pubblico anglofono, "pazhalsta, ya khatelbi pozvanit v posoltvo moyay stroni" (I'd like to call my embassy).
La mia conoscenza della lingua russa è rudimentale, ll mio rapporto con il mondo slavo direi dilettantistico, e senza scomodare Goethe prego gli esperti di usi e costumi zaristi, sovietici e post-sovietici, chiunque abbia dato lingua e letteratura russa I, II, III e persino IV, e/o il mio ex moroso slavista dovesse malcapitatamente passare di qui, di non irritarsi leggendo le mie note sparse.
Così tanta vodka così poco tempo, osservava Antony Bourdain nel capitolo moscovita di A Cook's Tour, e questo è esattamente quello che si prova.
Mosca è gigantesca, si corre in Zhiguli su strade da otto corsie, Audi e VW tra le Zhiguli, in una gara che il pedone osserva da lontano, da marciapiedi a otto corsie anche loro, centinaia di sottopassaggi pedonali, capaci persino di materlizzarsi al pensiero "vorrei andare dall'altra parte della strada", taxisti d'assalto appostati per convincerti che no, non hai nessuna voglia di fare la scale, meglio contrattare una corsa, e in fondo alle scale vecchi che suonano la fisarmonica davanti a un piatto di rubli, spleen postsovietico da mancanza di filtro turistico, non ci sono turisti per le strade lontano dal cremlino, sono a San Pietroburgo, o girano dentro i pullman privati, come in un gigantesco zoo safari di quasi cinquanta chilometri di estensione urbana, e sarà l'alcool.
Mosca è fatta di colline, così non importa quanto è alto un grattacielo stalinista, un monastero cipollato o una torre del cremlino, non puoi vederlo finchè non sei nel posto giusto, nella piazza che si apre, nell'incrocio di due vie che non ricordavi, nel mezzo del ponte, sulla traiettoria del filobus, dall'altra parte della Moscova, ogni volta lo scorcio è diverso. Non importa quanto è alta la stella rossa in cima, ancora più rossa di notte, non la puoi vedere in distanza.
mercoledì, agosto 17, 2005
Dettagli che mancano al ritorno, i cinema aperti e i manifesti di Willy Wonka in cirillico.
Dettagli che mancano al risveglio, il ronzio del generatore elettrico.
Mentre ieri Madonna impattava la dura campagna inglese e finiva in ospedale nella nobile condizione di amazzone infortunata, probabilmente brandendo il frustino in direzione degli infermieri e facendo tintinnare gli speroni nei corridoi da lei stessa già definiti vittoriani, eppure coperta di fango, sudore, polvere e completa di vertebre incrinate, gli inconfondibili segni una giornata davvero compiuta nel countryside, io nel Casentino mi reggevo a fatica su una scafarda, sella militare adatta all'equitazione di campagna e alla monta da lavoro, mentre l'abbronzato e fumante padrone del generatore elettrico di cui sopra, del cavallo impeccabile e della scafarda ben ingrassata, così per dare il quadro equestre, urlava a squarciagola per liberarmi dal demone della monta inglese.
Dettagli che mancano al ritorno, l'odore di scuderia.
Il ritorno dalle vacanze comporta inevitabilmente il primo contatto con il tormentone estivo, in questo caso gasolina, che però era il tormentone in Messico lo scorso marzo, quindi mi ispira prevalentemente ricordi di viaggi ballonzolanti sulla carretera, nessuna luce, tranne i paesi uno ogni tanto, con il negozio e le case lungo la strada, i tavoli fuori, luci alle finestre e sui tavoli, e bicchieri e gente che beve e che parla, stelle alle otto di sera, il serpente e l'aquila luccicanti sulle monete.
Io ho sempre adorato Willy Wonka. Scartare cioccolata stando a letto, un sogno di stagnola, la povertà senza paura. Tim Burton riporta in vita Willy Wonka, spedisce Johnny Depp su tutti i manifesti, così secco e pettinato e surreale, è qualcosa che aspettavo.
























