martedì, maggio 31, 2005
Breaking news
Oggi esce negli UK Process, nuova colonna sonora a firma di John Cale. A quanto si dice in lista, in copertina c'è un tizio morto.
Avete presente Palla di Neve II, il gatto di Lisa con gli occhi gialli? Se vi siete dimenticati di registrare le puntate nuove dei Simpson questa settimana, sappiate che quello che d'ora in poi chiameremo Palla di Neve II è in realtà Palla di Neve V. Solidarietà a Lisa per la sorte di Palla di Neve II, III e IV (detto Coltrane).
Lisa: I guess I'm not meant to own a cat. I'm much happier petting this leaf...
Surfinie, erba cipollina in fiore, viole del pensiero, edera, basilico, un cactus, un annaffiatoio di metallo. Ha ancora senso tenere la bandiera della pace in balcone? L'idea era di tenerla fino al ritiro delle truppe italiane dal medio oriente. Oggi la presenza dei contingenti stranieri in Irak, e intendo stranieri rispetto all'Irak, ha contorni talmente sfuggenti da sottrarsi alla critica diretta. Non è più attacco, non ha le caratteristiche della missione di pace, allora cos'è? E' diventato, mi pare, Clementina Cantoni tra due mitra, un elicottero che cade e non si sa perchè, la conta quotidiana dei morti americani, le foto dei torturatori giudicati ma non troppo sui tabloid inglesi e sulle riviste da drug store di provincia. Peraltro, la bandiera avrebbe bisogno di una passata in lavatrice.
lunedì, maggio 30, 2005
Dagli OpenCourseWare del MIT, gli assigment per American Science: Ethical Conflicts and Political Choices.
A scelta, sette pagine a doppia interlinea:
- What have been the effects of secrecy and military sponsorship on American science?
- How can science be made more democratic -- or is this goal either unnecessary or destructive to good science?
- (For the ambitious): What is the relationship between risk and science?
Boccata d'aria dopo aver letto dell'ennesimo embione ammasso di cellule o individuo, quante cellule sulla punta dello spillo.
E così sono passati proprio vent'anni. Ricordo con esattezza il 29 maggio del 1985. Ero una pattinatrice artistica di dieci anni, juventina, con un molare cariato. Di conseguenza passai la prima parte del pomeriggio dal dentista e la seconda, con la guancia ancora gonfia di anestetico, sulla pista seminterrata del palasport.
La serata immobile sul tappeto che i miei hanno ancora in salotto, a fissare a occhi sgranati uno stadio Heysel che non sapevo neanche dove fosse esattamente, perchè all'esame di quinta portavo una ricerca sulla Francia, non sul Belgio.
Eppure cos'altro posso dirvi, non posso dirvi il resto. Le dichiarazioni che ho sentito ieri dal palco, trasformare la tragedia in qualcosa di positivo, un monito perchè non ci sia mai più violenza negli stadi, certo, tutto giusto, tutto bello. Ma lo squallore retorico che mi sono sentita addosso, cos'era? Con tutto questo parlare che fa la gente, queste infinita catena di stereotipi in rima, e tutti giù ad applaudire lo stereotipo, perchè lo stereotipo è comodo, non comporta sforzo, critica, pensiero, lo stereotipo fa sentire tutti buoni e uniti e poetici, mi ritrovo a pensare che tacere qualche volta sia preferibile. Ma tacendo si uccide la memoria, risponde il coro. Forse è vero. Ma io non vi posso dire altro di quella serata. E se l'Heysel è un lato oscuro della memoria per me, figuriamoci per Platini, che quel rigore l'ha calciato.
domenica, maggio 29, 2005
Woody Allen andava al MET tutte le domeniche, non so se lo fa ancora, ma è talmente piacevole l'upper east side di mattina, con la luce che percorre assolutamente diritta tutte le strade in direzione del Central Park, e lo stile del MET così magnetico, proprio come la calamitina basata sul disegno di Rudolph de Harak, che è facile immaginare due passi verso ovest.
Per una domenica mattina frivola ma neanche tanto, vi propongo la current exhibition su Coco Chanel, e da leggere questo Vivienne Westowood and the Postmodern Legacy of Punk Style. Da Vivienne Westwood, fuori dal MET ma decisamente dentro il nostro immaginario post-punk, questa discutibile, ma significativa, interpretazione della safety pin, serie Hardcore Diamonds.

sabato, maggio 28, 2005
Ho visto la vendetta dei Sith, è stato meno peggio di quanto mi aspettassi. Se la vecchia trilogia celebrava l'idealismo contro l'oscurità, il coraggio dell'iniziativa, l'eroe sopra la storia, doveva pur esserci stata prima l'epoca decadente della corruzione, della trama politica, e dello scorporo dell'iva (n.d.L). D'altro canto, questo non significa che fossero proprio necessari tre film per descriverla, quell'epoca, se non per il fatto che è tanto simile alla nostra, e come sempre la fantascienza non racconta il futuro ma il presente e il passato, inutile negarlo. Insomma, una nuova trilogia piuttosto superflua. Superflui gli effetti speciali, che non aggiungono nulla alla concezione originale, la vettorialità delle astronavi che per la prima volta bucavano lo spazio filmico cercando la profondità, invece che attraversare lo schermo da un lato all'altro magari a velocità di crociera interplanetaria. Superfluo Anakin bambino carino, adolescente sconsiderato e giovane psicotico. Superflua la concatenazione della trama, che regala solo qualche piccola emozione trascurabile all'iniziato, o almeno a me, e non serve al neofita, come dimostra questa conversazione avvenuta all'uscita del cinemateatro novecento di cavriago dove è nata orietta berti, si, io vivo dentro il cd degli offlagadiscopax, esco da una canzone ed entro in un'altra, cosa ci posso fare (ciao Max).
Tizia - Ma però (sic) alla fine non si è capito se i due bambini erano jedi o sik (sic)
Tizio - Rimane in sospeso, devi immaginarlo
Tizia - Beh, potevano anche spiegarlo, visto che è l'ultimo film
In realtà quest'opera non è esposta alla Pop Art Italia, ma penso sia adatta a sintetizzare il concetto.
Mimmo Rotella, Chiquita, 1979
Vi parlo di nuovo di questa mostra, a Modena fino all'inizio di luglio, perchè non avevo ancora visto l'allestimento alla Palazzina dei Giardini, ma solo quello a Palazzo Margherita, e così sono in piena decostruzione da décollage.
Le opere di Mimmo Rotella esposte a Modena...
Scotch Brand, 1960
Il punto e mezzo, 1962
Le cachet, 1960
Sagra 2, 1966
Birra intera!, 1962
venerdì, maggio 27, 2005
Va bene, va bene, lo ammetto, è quasi estate. La mia annuale resistenza ad accettare l'arrivo del solleone sul tetto di pece dell'ufficio, le fiat multipla tristemente spiaggiate sulle quattro corsie dell'A1, il dischiudersi delle uova degli insetti parassiti, cede a colpi di paletto, come fosse il mio cuore di vampiro. La tenda freme, arrotolata vicino alla sua paleria in fibra di vetro, lassù in solaio.
Sono tre anni che non sento uno scoiattolo rosicchiare i tiranti. In effetti quest'inverno ho visto una volpe attraversare la tangenziale, un venerdì notte verso le due. E non avevo bevuto neanche tanto. Dopotutto il wilderness è un luogo della mente.
Spot the squirrel in the backcountry.
Stavo facendo una traduzione verso l'italiano. Improvvisamente, mi sono resa conto che scrivevo in inglese. Traducevo in inglese un paragrafo che era già in italiano. Probabilmente al secondo giro l'avrei ritradotto in italiano. E così via, fino alla fine delle otto ore. La scrivania è calda, l'aria condizionata è rotta.
Week end! Week end!
Entrando nel vialetto di casa, capita qualche volta di notare i dettagli della dimensione nascosta, il gatto nero che dorme appallotolato nell'aiuola, il gatto rosso seduto sul cofano di un'auto, si lecca in zampa, il tabby è allungato al sole, vicino al muro di mattoni. La soriana bianca siede sullo zerbino con gli occhi chiusi. Neko, neko, chiama una voce. Guardo le mie mani e il loro contorno è nero di china. Perchè il vialetto di casa qualche volta porta dentro un film dello Studio Ghibli.

giovedì, maggio 26, 2005
Il cofanetto b-sides & rarities ha un aspetto elegantemente mortuario, e spicca con incredibile stile sulla massa di beni di consumo semi-durevoli del centro commerciale. Perchè nel centro commerciale, il cofanetto di Nick Cave è in vista sugli scaffali, puoi persino andare in giro e paragonare i prezzi. Hey, faccio un salto al centro commerciale, voglio vedere se trovo il cd di Nick Cave con lo sconto, quando pronuncio questa frase ho sempre un brivido onirico, come se dovessi svegliarmi improvvisamente e non riuscire a decidere se era un sogno o un incubo. Non credo mi abituerò mai del tutto alla grande distribuzione, ma le cuffie dell'ipod continueranno a giustificare agli occhi delle commesse il mio sguardo alienato. Frutto della passione o cacao, è stato l'unico momento di interazione umana, davanti all'espositore delle creme per il corpo. Il cacao è più rassodante, ha risposto la commessa cogliendo al volo le mie ansie estetiche. Cacao, allora. Ma il cofanetto di Nick Cave posato in triplice copia su un abnorme scafale di plastica, plastica lo scaffale, plastica gli altri cd e anche la musica che contengono, gli occhi vacui delle commesse sui pattini, il trucco perlescente della cassiera, io li vedevo come attraverso un fish-eye, come mi ha insegnato Tim Burton. Al centro del fish-eye il cofanetto nero, tutto il resto progressivamente distorto e curvo, intorno una corona di clienti gioiosi che spingono i loro carrelli. La promoter mi parlava e io vedevo le labbra muoversi e ascoltavo una storia di morte, an eye for an eye and a tooth for a tooth, and anyway I told the truth and I am not afraid to die. Allora per controllare se ero davvero fisicamente lì, al centro commerciale, mi sono pesata. Mi peso una volta all'anno. Non possiedo una bilancia, le bilancie sono costose, si sporcano un sacco stando per terra e quindi devono essere pulite, e se avessi una bilancia mi peserei tre volte al giorno, provocandomi un qualche disordine percettivo. Così vado una volta all'anno nella farmacia sotto casa, c'è la bilancia gratis, ma quest'anno non mi sono ammalata quindi non sono andata a comprare lo spray per la gola. Insomma, peso uguale all'anno scorso. Questo può significare solo due cose. Che il grasso che ho accumulato si mimetizza infingardo nascondendosi alla forza di gravità, contando sul fatto che in quanto grasso pesa meno dei muscoli che ha rimpiazzato. Oppure, più probabilmente, che nel centro commerciale il peso della mia anima diventa, davvero, come lo sento, più piccolo.
E quanto tempo era che non ascoltavo quella Mercy Seat acustica? Da quando l'ho persa nelle cassette registrate da Mondoradio che non ho mai avuto la pazienza di commentare, una fila di cassette piene di gioielli dal segnale sporco. Cave li ha messi in ordine per me, e li ha chiusi in questo cofanetto, che la grande distribuzione ha accettato subito, con il suo fare ingordo.
mercoledì, maggio 25, 2005
Mammara ha messo le foto, ma io sono troppo pigra, e poi l'adsl funziona da schifo, quindi dovrete immaginare. Se non vi piacciono gli uomini non immaginate, distraetevi piuttosto con le citazioni cinematografiche, fornisco anche qualche locandina d'epoca. In effetti limito agli attori la mia lista dei materassabili, perchè gli attori sono proiettati distorti e bidimensionali sulla parete in fondo alla sala, confortevolmente distanti e immateriali, fatti apposta per immaginare. Quanto ai musicisti, loro sono quasi tutti materassabili, a parte Shane McGowan con quei denti orribili, i musicisti mi sudano addosso dal palco, vi basti sapere questo.
- Johhny Depp in versione Edward mani di forbice, con forbici, capelli in aria, lacci, cinghie e cerniere sulla pelle cerea.
- Ewan McGregor in quanto Iggy Pop, sdraiato sul palco, con le luci azzurre.
- James Masters, unbleached, appena lasciato il set di Buffy, ma con ancora l'aria da vampiro britannico triste.
- Rupert Everett dentro un numero vecchio di Dylan Dog disegnato da Corrado Roi. - Alan Rickman sul set di Blow Dry, con il tatuaggio disegnato sotto il piede. Nella vasca da bagno sul prato, perchè no.
- Scotto Bakula senza uniforme da capitano dell'Enterprise. Senza Enterprise. Sperando che non abbiano arredato anche il suo camerino in stile Federazione.
- Viggo Mortensen in tenuta completa da Aragorn, inzaccherato, le mani tagliate dalle redini, la spada che fu spezzata e bla bla bla appoggiata accanto.
- William Hurt sul set di Gorky Park, nella casa di Arkady Renko, senza mobili perchè Zoya si è portata via tutto a parte il letto (questa parte non c'è nel film, solo nel romanzo).
- David Duchovny nel pilot di X-files, aprendo la porta del basement lui è seduto alla scrivania, in camicia e occhiali.
- Jeremy Irons sul pavimento della casa di Londra in Moonlighting, e la foto sul muro con la maglietta wrangler è la mia.
Lettore1 - ma di accidenti sta parlando questa?
Amico del lettore1 - boh, maglietta wrangler?
Lettore1 - senti, andiamo al pub prima che finisca l'happy hour...
Amico del lettore1 - ok!
Get well soon, Eliza Day.
martedì, maggio 24, 2005
Una volta si diceva controcultura, c'era anche scritto sulla copertina di Velvet. Incredibilmente il tabaccaio giornalaio benzinaio della mia vladivostok reggiana, per dettagli geografici e culturali ascoltare con attenzione l'inedito che chiude i live degli offlagadiscopax, costui insomma riceveva una copia di Velvet tutti i mesi, il perchè io non lo chiedevo, temendo di rompere quell'incantesimo distributivo. La copia di Velvet stava proprio dietro quella di Astra, così un giorno vidi una ciocca di capelli neri sfuggire oltre saturno e pensai, che bello questo mese c'è Nick Cave in copertina. E c'era effettivamente Nick Cave in copertina, inaugurava con uno sgardo nero e stranamente dolce l'inizio degli anni 90.
Terminava l'epoca dei musicisti underground così magri e distrutti dall'eroina che potevi toccare il teschio sotto la loro pelle, pensate a John Cale sulla copertina di Fear, Nick Cave di nuovo su quella di From Her to Eternity, Blixa Bargeld in generale, li ricordate, vero. Terminava l'epoca degli occhi lucidi di coca per le strade della città bene. Andati i tossici che tremavano nei campetti, andati dove, lo sapevamo bene.
Avrete abbastanza anni da ricordare queste cose, avrete letto Tondelli.
E noi, anomali dai vestiti strani e i gusti musicali cupi, che ci nascondevamo nella saletta new wave del negozio di dischi, e scavalcavamo cantieri cittadini per raggiungere palchi improvvisati, che affondavamo le mani nei cartoni pieni di rockerilla alle fiera del disco usato, e leggevamo fanzine fatte col ciclostile, improvvisamente eccoci, straniti, in piedi su uno sfondo di vivi e di morti, l'epoca che ci definiva terminata senza preavviso.
Se devo bloccare un istante, l'istante in cui ho avuto la percezione disinta della fine degli anni 80, quello è stato un pomeriggio di luglio, seduta su un letto da bambina, la bambina abitava nel Kent, si chiamava April, e mi permetteva di giocare con la sua famiglia di cinghiali di peluche anche se ero solo una delle tante ragazze strane che si installavano ogni estate in casa sua, che sembravano non capire mai niente quando si parlava. Leggevo il NME, o il MM, qualcosa del genere, con le pagine grandi, diceva che Luke Cave era nato.
Non so se potete immaginare quello che ho visto alzando gli occhi sulla finestra sporca e senza tende. Lo stendino stroboscopico che vorticava nel backyard, e oltre la ferrovia del kent? Anche. Ma sopra questi, in trasparenza, la copertina di the good son, Nick Cave vivo e paffuto e ispirato, le dita su un pianoforte a coda, e il sole alto e caldissimo del Brasile. Il brano quel pomeriggio era there's always the sun, e qualcuno poi disse I see you like the stranglers.
Io non l'avrei detto, che sarebbe tutto cambiato. Pensavo il mondo sarebbe rimasto come lo conoscevo, la musica che importava registrata sporca in qualche modo sulle hf-es scritte a mano, i muri grigi con il simbolo delle brigate rosse, la mia vicina di casa che sorreggeva il fidanzato tossico per strada, urlando "non ve ne frega niente, non ve ne frega niente se muore", urlava alle finestre chiuse del paese.
Non l'avrei detto, che l'altro fuori dalle finestre chiuse sarebbe diventato nero, cinese, arabo, che il tulle e la pelle sarebbero diventati moda neogotica, che noi anomali saremmo stati promossi indie cool, gusti da invidiare, autoconsapevolezza estrema, capaci di scivolare fluidi da un mondo all'altro, MIT di qua, Tacheles di là, Mark Langegan su e Neil Gaiman giù. Gli Einstüzende Neubauten al Teatro Valli! Siamo sopravvissuti agli anni 80, al pensiero debole, al crollo della web economy, eccoci qui. Al secondo, terzo giro di adattamento professionale, eppure Iggy Pop sempre in testa, lui, e il trailer dove abitava. Poi blog, codice open source, design apple. Quasi quasi indie-yuppie, o più realisticamente dalle nostre parti indie-cococo. A guardarci oggi, con l'ipod lucido e pieno e le all star artisticamente sporche ai piedi, siamo così carini, non come Drew Barrymore, certo, così morbida e sorridente, ma non male tutto considerato. Per quei ricordi, vedremo cosa fare.
lunedì, maggio 23, 2005
"La sapete la storia dei porcospini di Schopenhauer? domandò Peter, sorridendo. "Avevano molto freddo ma, quando si strinsero l'uno all'altro per scaldarsi, su punsero, perciò si staccarono. Ma non riuscivano nemmeno a sopportare il freddo. E cosi...". Paula Fox - Il silenzio di Laura
"Odio gli aforismi", disse Laura.
"Questo non è un aforisma", ribattè Peter.
Guardi la foto e pensi, e che è? Poi un giorno giri tre volte intorno a Raven and the First Men di Bill Reid, appoggi le mani sul legno chiaro, e improvvisamente credi davvero che gli uomini siano arrivati nel mondo un mattino, sulla spiaggia del pacifico, e siano stati aiutati da un corvo ad un uscire dalla loro conchiglia.
Seduta sull'orlo del palco vuoto, rigiro tra le dita una scatola di tatranky. Giù le mani, sibila Max spuntando dal cespuglio che funge da backstage. Controllavo se c'era davvero il marchio Danone, spiego. Certo che c'è, è tutto vero, mi risponde con la stessa cadenza che hanno le voci nella mia testa, in particolare la mia.
Funziona così, vedo un musicista sul palco, torno a casa e l'incisione non è più la stessa. Vecchia storia. Che per qualche ragione non funziona con gli scrittori, una volta sono stata ad un reading di Jonathan Lethem, e non è cambiato proprio niente tra me e Amnesia Moon. La performance dello scrittore è in assenza. Ma lo scrittore può salire sul palco dei musicisti, se ne è capace.
domenica, maggio 22, 2005
Cronache emiliane. Salutati i colleghi in partenza per Milano, verso grandi schermi e incredibili impianti dolby digital, a ritrarre un mesto Ewan McGregor alto dieci metri che si guadagna il pane indossando l'accapatoio Jedi, pane che poi sgranocchierà tra una ripresa e l'altra di qualche oscura storia indipendente ambienata su una chiatta, salutati i trekker partiti in direzione opposta per la visita italiana del patetico e riciclatissimo Willian Shatner, che autograferà a caro prezzo foto patinate di un tempo ormai irremediabilmente perduro, ho incrociato ieri sera la mille miglia, il mio interesse rivolto più agli spartitraffico che alle auto, perchè dovete sapere, anni fa su uno spartitraffico di Reggio Emilia stava Mark Knopfler, e dunque non si sa mai, dove ieri c'era un semplice semaforo oggi può esserci un uomo con la sua dobro. Ok, non proprio con la dovro, ma avete capito.
Dopodichè, acquistato Devils and Dust in preparazione del prossimo concerto, ho accarezzato con bramosia alcuni magnifici e costosi bikini, mentre sopra di me si ergeva la ragazza della Colmar. Questa qua.
In quanto ex adolescente secca di chili 44, ho abbandonato da tempo l'ambizione della magrezza, per la precisione il giorno di maggio in cui ho realizzato di possedere veri autentici fianchi da mondina emiliana dop, me lo ricordo perchè in quel 1994 mi era venuta la mania delle gonne leggere lunghe e fiorellini, e sembravo mia nonna in risaia. Inoltre, in quanto atleta scarsa ma motivata, ho finito per abbracciare la filosofia della tonicità, se non puoi essere vero atleta, almeno sembralo. Sono dunque grata alla Colmar per aver scelto questa modella con curve, muscoli, e capelli spettinati, nella quale mi identifico con la forza del delirio, e in virtù della mancanza di punti di riferimento per l'altezza. Non abbastanza grata, comunque, da comprare quel bikini così costoso, bel tentantivo ragazzi, se ne riparla ai saldi.
In attesa dei saldi, stasera ai giardini pubblici di Modena suonano gli OfflagaDiscoPax, si noti, dietro l'accademia militare, si noti, nel cuore conservatore della valle dei motori, e questa faccenda di Modena valle dei motori non finirà mai di deprimermi. Se vedete una macchina parcheggiata storta e nei pressi udite un accento del tutto simile a quello di Max, ecco sono io.
Indosserò uno smalto vinaccia e la maglietta con le scuse del sesso.
sabato, maggio 21, 2005
Ma cos'è questa storia della staffetta? Raccolgo da Mammara, Zio, Panni Stesi... Spider, il testimone.
- Volume totale dei file musicali? Non me lo sono mai chiesta...
- Ultimo cd comprato... Devils and Dust di Bruce Springsteen, così ultimo che ho in mente di comprarlo questo pomeriggio, e in preparazione del concerto di Bologna.
- Canzone che sto ascoltando proprio ora... Enver degli OfflagaDiscoPax.
- Cinque canzoni che ascolto spesso (ultimamente) e/o che significano molto per me... Forever Changed di Lou Reed e John Cale, Cannibal's Hymn di Nick Cave, Pictures of your dei Cure, Redemption Song versione Joe Strummer, Lady Do or Die di Billy Idol. Scusate, non è una lista molto indie. Posso venire lo stesso al Covo?
- Personalizzazione. Foto live a cui tengo molto... Jonh Cale all'Avalon NY, Oct. 2004. Sette mesi dalla pellicola a flick, ci vuole pazienza.
venerdì, maggio 20, 2005
giovedì, maggio 19, 2005
In ferie per un giorno senza addurre motivazione plausibili, oggi mi occupo del mal di testa e del doping primaverile. Per iniziare ho dormito tre ore in più, sognando di guidare sulla Bologna Roma, in direzione Roma, di notte, e i caselli avevano tutti nomi che non conoscevo. Sono uscita in balcone a cercare aria e vedere i fiori, e alla luce nitidissima del mattino che non ricordavo perchè al mattino sono sempre in ufficio e in ufficio i vetri sono molto sporchi, ho notato gli orridi parassiti delle piante. Ho iniziato a leggere di Paula Fox Il silenzio di Laura, senza capire una parola, troppo sofisticato per un cervello che ha guidato per ore in autostrada. Allora ho guardato Boston Public. Non tutto, perchè al quarto predicozzo era già stanca, e alla ventesima sputata retorica ero esausta. Sono passata al tg3. Los Angeles ha un sindaco latino, genitori messicani, Antonio Villaraigosa. Meno latina di quanto ero a New York, molto più di quanto sono qui, in Messico accostavo al palato le due l del mio cognome senza pensarci un attimo, l'altro annuiva e scriveva. E oggi a Cannes Wenders e Shepard raccontano l'America, ho intravisto una scena, la terra rossa come nelle foto dei tempi di Paris Texas, quella luce trasparente, i colori liquidi. Un Texas messicano, lo immaginate, quando ho visto il gigante la prima volta non avevo davvero idea. Ma il silenzio di Laura è sulla Lexington, e in fondo vorrei essere anche io sulla Lexington, in questo momento, guardare dalla finestra, sporgermi bene in punta di piedi, e vedere l'East River sotto il sole. Sono confusa. Gli orari dei voli sul tavolo, dicono Mosca. Se in Germania ero un po' turca per via dei capelli degli occhi del naso e del punto cardinale di provenienza, se qui la mia pelle diventa più chiara mentre ordino döner piccante completo e estraggo con disinvoltura la TurkaCola dal frigo, se in Polonia ero tedesca sgrammaticata con targa di Amburgo e accento pesante di Berlino, a Mosca, che diavolo sarò a Mosca?
Sono molto affezionata a questo vecchio gif animato di Greenpeace, che sul mio Mozilla fa un solo giro per via di non so quale impostazione. Dice why just surf, when you can make waves, era esattamente quello che pensavo quando entravo nella mia enorme tutta bianca da azione, ormai una decina di anni fa.
Oggi non c'è molto da dire sul cyberattivista. Sta seduto davanti al computer, e quando gli dicono è pronta la cena risponde arrivo, finisco di scrivere a Putin. Non dorme sul pavimento di un centro sociale dove alla sera suonerà Persiana Jones, non vede l'alba invernale a Venezia dalla Giudecca, non viene divorato dalle zanzare mentre vende adesivi in mezzo alle sterpaglie della festa dell'Unità. Ha un lavoro. I riduttori di flusso ai rubinetti, le lapadine a fluorescenza. Paga le bollette del gas e le tasse condominiali.
La sera che al telegiornale le famiglie delle vittime del petrolchimico di Marghera uscirono dall'aula con le espressioni vuote, il cyberattivista alzò gli occhi dai pomodori biologici, e rimase per un po' in silenzio con le posate in mano.
mercoledì, maggio 18, 2005
Giusto oggi avrò incollato una dozzina di copyright in apice ai software proprietari nella solita comunicazione aziendale, è sempre deprimente veder partire il commerciale con i copyright fin dentro le scarpe, tutto ilare e sorridente sull'auto aziendale, e la cosa spaventosa è che sorride perchè è contento, non perchè deve. Dovessero arrivare in Europa i brevetti all'americana, nella mia comunicazione aziendale si noterebbero a fatica parole, tra un marchio e l'altro. Ci avevano già avvertito da tempo i guru dello GNU. Ma dell'appello recente di Richard Stallman mi ha lasciato perplessa quella similitudine libraria, un programma è come un romanzo, immaginate che succederebbe se qualcuno brevettasse le scene d'amore sui balconi e gli occhi paragonati al mare. Stallman fa leva su una similitudine vacanziera, su Shakespeare, e sull'ansia contemporanea, perchè tutti abbiamo in qualche modo paura che il pensiero venga fantascientificamente brevettato, oscuro timore post-moderno, Philip K. Dick e via dicendo, e poi chi vorrebbe mai veder brevettate Giulietta e l'acqua del mare. Certo una guerra affascinante, con le idee libere che combattono fieramente contro i malvagi brevettatori del pensiero umano. Ma non credo che il nostro futuro sarà così cinematogragifico. Immagino piuttosto una valanga di scartoffie legali, i workaround tecnici, gran movimento di denaro verso i dentori dei brevetti, e una quantità di simboletti in apice che io dovrò appiccicare a tutte le parole che scrivo. Forse solo un Cronenberg ispirato riuscirà a farne una buona storia di angoscia post-moderna. Intanto a Bruxelles il dibattito politico è ancora aperto, e questa mi sembra una buona notizia. Probabilmente si finirà per scoprire che i promotori dei brevetti sono gli stessi sciagurati che vogliono vietare la produzione dei formaggi di fossa.
martedì, maggio 17, 2005
Sapete della primavera per via di Chaucer, Lui ancora non parla. Suona brani classici al pianoforte, in ospedale. Ha paura delle persone, dorme raggomitolato. Nessuno sa chi sia.
Whan that Aprill, with his shoures soote
The droghte of March hath perced to the roote
And bathed every veyne in swich licour
Of which vertu engendred is the flour
e del nostro mondo dove Aprile è il più crudele dei mesi, ci fa paura T.S. Eliot perchè quello è il nostro mondo. E vi risparmio Edna St. Vincent Millay, sulla primavera che ritorna senza scopo, come un'idiota, balbettando, spargendo fiori.
Ma lo sapete, la primavera di Chaucer è il Kent, gentile a modo tutto suo, fradicio di acqua grigia, l'erba verde bottiglia. Scivola la musica fuori dai pub e la insegui per strada.
Questo puoi diventare, se all'improvviso smetti di sapere chi sei, ed è primavera e sei nel Kent, abiti fradici senza etichette, occhi grigi e verdi sull'acqua e sull'erba, fogli di musica nelle mani.
Così stava un uomo, in aprile, su una strada dell'isola di Sheppey. Non parlava. Una volta in ospedale, sulla carta disegnò un pianoforte, un grand piano. Proprio questo.
Aprile è passato così.
lunedì, maggio 16, 2005
Di solito le mie chiavi di ricerca su shinystat sono vaneggianti e surreali almeno quando il mio blog. Questo mese invece sembrano stranamente razionali, come se qui si cercassero vere informazioni. E' preoccupante. Mi sento dunque in dovere di rispondervi, fiduciosi lettori.
-capilano
Lo so, siete indecisi se andare, perchè sulle guide serie c'è scritto che è turistico e un po' kitsch, ed è vero. Ma se siete a Vancouver e avete tempo vi dico, andateci, a Capilano. Ci sono dei douglas fir pazzeschi, e non avrete molte altre occasioni di vedere dei douglas fir di quell'età, non crediate che li abbiano lasciati in piedi, quelli fuori dal recinto kitsch.
-"fondo di palude"
Per fondo di palude, lo sapere, serve il biglietto del treno...
-"linguaggio della notte"
Se avete difficoltà a trovare questo libro di Ursula Le Guin, ce n'è una copia alla biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.
-"prima lavatrice"
Spero questo non significhi che la prima lavatrice deve essere affrontata in modo specifico, tipo il rodaggio della macchina. Non vorrete dirmi che i guai a catena della mia lavatrice dipendono da un primo lavaggio sbagliato!
-+messico +imodium
Bravo, porta l'imodium in Messico, è una buona idea. Ma probabilmente non ti servirà, se bevi abbastanza tequila, intendo.
-a quanto corrisponde una biolca?
Dipende, caro amico, c'è la biolca parmigiana, la biolca reggiana... la biolca reggiana è circa 3000 metri quadri (arabili).
-alle donne piacciono gli occhi un pò asimmetrici?
...
-amore e guerra soggettivita' oggettiva woody
Se la soggettività è oggettiva? Solo negli schemi predefiniti razionali.
-calze velatissime
Non vanno più di moda, ragazza, questa è l'epoca delle calze colorate, delle parigine, delle righe orizzontali.
-canzone cro magnon
Si si, la cantava una mia amica pazzoide. Finiva con "viva l'uomo di cro magnon". Ma io non la so, mi spiace, non posso aiutarti, amico lettore.
-chornobyl + foto
Dici Chornobyl? Cerca Prypiat...
-continuo starnutire
Ti capisco.
-copertina retro dirty dancing
Mi hai messo curiosità, stasera guardo cosa c'è sul retro...
-dov'è il galles
Ma come sarebbe a dire dov'è il Galles?
-dov'è l'ernia a disco
Forse nel Galles?
-imbuto in testa
Sembra assurdo, ma non lo è, almeno se leggi questo blog.
-immagine di platini che' teneva la coppa campione
Se l'hai trovata, mandamene una copia, ti prego. Adorerei avere quella foto.
-l'elemento del fantastico nelle opere di miyazaki
E l'immaginario post-moderno, niente?
-lavorare in bofrost opinioni
Smettete di telefonarmi cercando di vendermi i piselli surgelati, per favore.
-live paolino paperino band
Candy piromania, candy candy e l'anarchia!!!
-mezcal verme gusano
Basta con questo mito del gusano. Dovete sapere che il verme è tutta un'operazione di marketing delle ditte americane che hanno comprato i produttori messicani. Non è allucinogeno, è semplicemente il verme che vive sull'agave maguey, dalla quale si distilla il mezcal. Non esiste alcuna tradizione millenaria che vi obbliga moralmente a mangiare il verme.
-mosca luzhniki
Purista. Perchè non mi chiedi di Evgeni Plushenko? Tutti sempre a chiedere di Brian Boitano, 7 chiavi in quindi giorni...
-passaporto a lettura ottica visualizza
Il passaporto a lettura ottica, ormai ce l'abbiamo tutti, o come lo chiamano in agenzia, "il passaporto a fibre ottiche"
-pianta palamalaguti springsteen
Io l'ho vista, ti posso dire che la zona W è in fondo a sinistra.
-reagan bombardaci parma
Devo ammettere che è una certa soddisfazione cantare questo verso dal vivo...
-rezdora cosa significa
Cuoca, donna emiliana di casa.
-vantaggi bilinguismo in canada
Il bilinguismo in Quebec funziona che tu parli in inglese e loro ti rispondono in francese. A me non è sembrato proprio un vantaggio.
-viola elettrica
Sei nel posto giusto, caro lettore. Posso averti incontrato ai piedi di John Cale?
domenica, maggio 15, 2005
Il palco del Covo ricorda quello dell'SO36, Kreuzberg, oder, formato ridotto, con le pareti più in prospettiva, prospettiva distorta per via del suono sporco e della mancanza di ossigeno, come in un film di Fritz Lang. Mi piace la prima fila quando non c'è la transenna. Puoi appoggiare la giacca e i gomiti sul placo, alzare gli occhi sui musicisti. All'Alcatraz John Cale si chinò a sbirciarci da sotto il leggio, ma quanto sono vicini questi? Il bassista degli Offlaga suona con le spalle al pubblico, questo mi piace. Come accidenti fa Max Collini a cantare senza sbattere mai le palpebre, chiude gli occhi lentamente tra un pezzo e l'altro, tutto qua. Dev'essere quello che si prova sul palco del Covo.
I prop della serata: Pubblico - Max, tiraci la ciabatta!
le cinnamon, lanciate dal palco
i tatranky, una scatola sulla mensola, lanciati dal palco
la foto del busto di Lenin, sul leggio
il peluche della talpa, tra gli amp
la ciabattina defonseca, sul leggio
il toblerone (si, lo sappiamo il perché), nella tasca posteriore dei jeans
Max - Non posso. Ne ho una sola.
sabato, maggio 14, 2005
Speriamo che non piova a Reggio Emilia perchè stanotte è la notte bianca. No, io non ci vado, ma insomma, la notte bianca suona davvero bene, anche solo il pensiero, pare che il tema sia il Brasile, quelli della capoeira magari possono fornire dettagli. Io stasera ho una ispirazione per andare al Covo a sentire gli Offlaga Disco Pax. Perchè non ci sei andata ieri a sentire i Nouvelle Vague, dite? Perchè ieri ero stramazzata di sonno. Avevo passato il pomeriggio a scandagliare un dizionario in consegna, scoprendo che il verbo "basire", che credevo di origine bolognese recente, è voce gallica teorica *basire (immaginate l'asterisco in apice, non so come farlo, voce teorica, avete capito, no), dalla radice ba-, morire. Basito, morto, per estensione, stupefatto. E sapevate niente voi del Volapück, la prima lingua artificiale, ispirazione del poco riuscito esperanto, e naturalmente della lingua Klingon? Io non ne sapevo niente. Forse era nel monografico di glottologia di un altro anno. Comunque, la vitalità culturale reggiana mi commuove. RED, Reggio Emilia Danza, gli Eistürzende al Teatro Valli l'inverno scorso, lo Zauberflöte in piazza San Prospero, sarà l'identità emiliana. Giovedì me ne sono andata al Reggio Film Festival, e tra una degustazione di parmigiano, una birra e un cubetto di mortadella, mi sono sciroppata un barbuto dibattito sulla triste condizione del cinema italiano, più una ventina di cortometraggi selezionati, perchè quello che volevo vedere era il penultimo, così ho dovuto vederli tutti, secondo i miei calcoli sarebbe stato proiettato all'una e tre quarti, ho sbagliato di dieci minuti. Il dibattito ha barbutamente stabilito che c'abbiamo grossa crisi, impegnando venti minuti di troppo rispetto al programma, e a dire il vero ci eravamo già accorti che c'avevamo grossa crisi, grazie, non c'era bisogno di tirarla tanto perle lunghe. I corti erano in buona parte bruttarelli. Retorici, lamentosi, mi hanno fatto invocare a voce alta il dono della sintesi (ero io). Perchè era bruttarelli? Che ci sia una connessione con la grossa crisi? Probabilmente. Alcuni, però, mi sono piaciuti, e dopotutto sono stata contenta di soffocare per quattro ore in un cineclub irrimediabilmente puzzolente. Pagina 16, una piccola deliziosa animazione di T. Cerri. Passepartout di F. Volpi, un'altra piccola animazione, forse non molto originale, ma un minuto e venti di aria, perchè a quel punto coinciava davvero a mancare l'ossigeno. Il provino, di A. Costantino, non proprio compatto, ma coinvolgente, brillante. Destiny Duels, di N. Bizzocchi, che lascia a occhi e mente spalancati perchè la forma coincide perfettamente con il contenuto, e non è da tutti, ma qui sono di parte perchè me l'avevano spiegato prima della proiezione. Poi Hakkin.it (Uno), una roba concettuale onirica e attraente, di cui però non ho capito il concetto, in particolare la metafora della borsa.
Infine, volevo farvi sapere che il mezcal trasportato sull'oceano bevuto con il lime del banco frutta tropicale dell'ipercoop, non è proprio la stessa cosa.
venerdì, maggio 13, 2005
Aneddoto. Un'amica nubenda, una delle tre, al corso prematrimoniale è stata recentemente costretta a rappresentare il sentimento che prova per il suo futuro marito, utilizzando un blocco di pongo.
Garnant - Con il pongo!!!
L. - E cosa ha fatto? Un polpo?
Garnant - ...
Garnant - Stasera noleggiamo un film?
L. - C'è quello con Jim Carrey.
Garnant - Com'è? Se mi sposi t'ammazzo?
L. - Se mi lasci ti cancello.
Garnant - Ah. E di cosa parla?
L. - Ci sono Jim Carrey e Kate Winslet, credo, che si lasciano, e lui si fa cancellare in qualche modo i ricordi.
Garnant - Mi sembra una pessima idea, così si rimettono insieme un'altra volta.
L. - E infatti è esattamente quello che succede.
Garnant - ...
























