sabato, aprile 30, 2005
L'Urlo di Munch che brucia, l'uomo che grida e grida mentre il fuoco annerisce e buca la sua tela, la arriccia e la sbriciola in un grumo di poltiglia bollente e appiccicosa, è una immagine che mi insegue da quando ieri si è saputo. L'Urlo l'ho visto anni fa ad Olso, una delle quattro copie, in una stanza informale e spopolata, com'è poi è tutta la Norvegia, informale e spopolata, questo quadro al centro di una parete spoglia, senza pretese di drammaticità. Ti avvicini e all'inizio ti sembra nulla, così piccolo. Come un dialogo di Ibsen. E' solo perchè non gli hai prestato sufficiente attenzione.
E la Madonna, se davvero è bruciata, non crediate, lei è bruciata ad occhi chiusi.
Io non ho quella che tutti chiamano memoria fotografica, quel discorso che si sente sempre fare "quando all'esame rispondo ad una domanda vedo la pagina del libro", io non vedo proprio niente, figuriamoci poi una delle novecento pagine della storia critica della letteratura inglese di David Daiches, che sono tutte uguali in quel font britannico sottile e stampate su carta povera che già intravedi la pagina suggessiva scritta fitta fitta e senza immagini. Io non vedo proprio niente, e le informazioni dentro la mia testa sono rimescolate di continuo come da un ciclo di lavaggio per bianchi resistenti. E' la forza centrifuga che le aggrega in ragionamenti e le divide in ricordi e immaginazioni e le fa uscire fuori. Così, di tanto in tanto, dalla mia testa spunta un semplice e isolato dettaglio della memoria.
Il verme delle illustrazioni di Richard Scarry.
Eloise la bambina di città che abita al Plaza, incontrata per la prima volta l'ottobre scorso in una libreria effettivamente non lontana dalle luci di Tiffany, mi risulta così familiare che sospetto si tratti di un ricordo artificiale alla bladerunner, o di una anomalia del mio immaginario dovuta alla troppe repliche di Sex and the City.
Garnant e le altre - dialoghi per il grande freddo (My favorite flavor, cherry red)
Garnant - Beh, io vado.
B. - Ma è mezzanotte!
Garnant - Appunto. A mezzanotte si scongela il minestrone nel baule.
B. - Hai del minestrone congelato nel baule?
Garnant - Che ci posso fare.
V. - Ciao Cenerentola.
venerdì, aprile 29, 2005
Pop Art Italia, a Modena fino a luglio.
Mare a dondolo, di Gianni Ruffi, 1967, acrilico su legno tamburato.
giovedì, aprile 28, 2005
La fiducia entusiastica e smisurata che Anthony Bourdain mi ispira, cuoco e scrittore newyorkese, non si spiega se non con i miei trascorsi nella sottocultura delle cucine professionali, nel mio caso una umile cucina di pub malfamato, ma ricordate che una cucina di pub può essere sorgente di delizie come di morte, al pari di qualsiasi altra cucina. Essendo io una donnicciuola un po’ schifiltosa, ed essendo Bourdain un scafato cuoco di scuola francese, lo snodo più interessante della sua visione del mondo, dal mio punto di vista, è il rapporto con le frattaglie. Allevata nel culto del prosciutto senza grasso, nell’abitudine faticosa della coscia di pollo, nell’obbligo della bistecchina ben pestata, per molti anni ho considerato le frattaglie come qualcosa di semplicemente non commestibile, anche se i racconti di mio zio a proposito di pentoloni di trippa che ribollivano nei camini delle cucine venete nelle mattine degli anni settanta, esercitavano su di me un certo fascino. Cresciuta poi nell’odio per l’allevamento intensivo e maturata nell’attivismo eco-pacifista, figuratevi cosa potevo pensare delle frattaglie verso i diciannove anni. Oggi, in questa epoca un pochino più felice dell’allevamento biologico, o almeno presunto tale, o almeno ci siamo inventati il concetto, ed è già qualcosa rispetto all’approccio anni 80 prendi questa coscia di pollo di batteria e taci, quasi quasi posso considerare di informarmi sulle frattaglie. Per ora solo informarmi. Bourdain spiega che la passione che i francesi nutrono per interiora e scarti ha radici storiche: dell’animale si doveva usare tutto, altrimenti si moriva di fame, e il contadino si doveva ingegnare a rendere appetitosi gli scarti del signore, se voleva mangiare qualcosa di decente. E’ più o meno la stessa filosofia del maiale in Emilia, il saggio motto del maiale non si butta via niente, anche se bisogna dire che da queste parti noi ci siamo ingegnati in modo più pratico e certamente meno teatrale. Secondo Bourdain la frattaglia è storia, è cultura, la frattaglia è civiltà. Se si deve uccidere un animale, il segno di massimo rispetto per quell’animale sarà proprio cucinarlo e mangiarlo tutto, secondo ricette tradizionali, senza sprechi. Sarà un segno di rispetto anche per quella montagna di teschi, la povertà del mondo, su cui appoggia ogni nostro piatto. viceversa mangiare la carne bianca esangue di un disgraziato pollo d'allevamento, per sentirsi salutisti e moderni e magari anche innocenti, sarà pura ipocrisia. Ora, nonostante il discutibile retrugusto radical-chic, tutto questo discorso esercita su di me un notevole fascino social-culinario. Per ora non sufficiente a convincermi mangiare un piatto di haggis, ma adeguato a proporvi questa ode, che Robert Burns il poeta dedicò proprio al famoso piatto scozzese di frattaglie di pecora.
Address To A Haggis
Fair fa' your honest, sonsie face, The groaning trencher there ye fill, His knife see rustic Labour dight, Then, horn for horn, they strech an' strive: Is there that owre his French ragout Poor devil! see him owre his trash, But mark the Rustic, haggis-fed, Ye Pow'rs wha mak mankind your care,
Great chieftain o' the puddin-race!
Aboon them a' ye tak your place,
Painch, tripe, or thairm:
Weel are ye wordy of a grace
As lang's my arm.
Your hurdies like a distant hill,
Your pin wad help to mend a mill
In time o' need,
While thro' your pores the dews distil
Like amber bead.
An' cut ye up wi' ready slight,
Trenching your gushing entrails bright
Like onie ditch;
And then, O what a glorious sight,
Warm-reekin, rich!
Deil tak the hindmost! on they drive,
Till a' their weel-swall'd kytes belyve,
Are bent like drums;
Then auld Guidman, maist like to rive,
'Bethankit!' hums.
Or olio that wad staw a sow,
Or fricassee wad mak her spew
Wi' perfect sconner,
Looks down wi' sneering, scornfu' view
On sic a dinner?
As feckless as a wither'd rash,
His spindle shank, a guid whip-lash,
His nieve a nit;
Thro' bluidy flood or field to dash,
O how unfit!
The trembling earth resounds his tread.
Clap in his walie nieve a blade,
He'll make it whissle;
An' legs, an' arms, an' heads will sned,
Like taps o' thrissle.
And dish them out their bill o 'fare,
Auld Scotland wants nae skinking ware
That jaups in luggies;
But, if ye wish her gratefu' prayer,
Gie her a Haggis!
Robert Burns
mercoledì, aprile 27, 2005
Anni fa avevo questo moroso slavista che mi costringeva a registrargli i film di Tarkovsky perchè lui vedeva male rai tre. Disapprovava il fatto che io studiassi tedesco, una lingua barbara, e aveva un'infondata idea di me francesista a leggere Sartre in un giardino di ciliegi, gli occhi appena nascosti da una frangia come la portava allora Isabelle Adjani. Lui avrebbe tradotto Padre Sergio di Lev N. Tolstoj chino su un piccolo tavolo di betulla, molto chino perchè era molto alto, le ginocchia più alte del tavolo, la barba nera e lunga, e il foglio rischiarato da una candela di cera rossa, dettaglio indispensabile nonostante la fantasia fosse ambientata all'aperto. Ha ragione, commentava l'amica Natasha, all'epoca impegnata con un corso monografico su Simone Weil. Io mi immaginavo invece in bianco e nero in piedi in cima alla Siegessaule, non sapevo ancora con quali libri in tasca, ma i capelli arricciati dall'acqua dei rubinetti del nord. E così, non proprio padrona di un lingua barbara eppure molto flessiva, compiaciuta e incoraggiata dal commento standard dei conoscenti "è una lingua dura, fa schifo", attraversai poi un mattino lo Stern della Siegessaule, diverse corsie concentriche di corsa, poichè non avevamo notato che c'era il comodo sottopasso. Una volta lassù, osservai con aria grave la Straße des 17. Juni, cercando di godermi la perfetta sensazione di vertigine che mi procuravano le auto in cerchio intorno allo stern. Domani andiamo là, disse l'amica Tamara puntando col dito la palla vetrata della Fernsehturm, che sembrava vicinissima, solo un po' più a est.
Associazioni inopportune, gnocchi gorgonzola e noci con pausa pranzo di ufficio minaccioso, scarpe rosa pallido con vecchia e gloriosa giacca verde, entrambe risolte da una parvatasana ben riuscita, posizione della montagna, altrove e scalza. Sentirsi una montagna è magnifico, altre montagne a perdita d'occhio della mente, neve e prati, uccelli che volano in cerchio, luce sottile del sole, e piccoli sherpa scalzi. La parte più difficile del sentirsi una montagna mentre si esegue la parvatasana, è osservare i morti sparsi sul Tibet.
Il prossimo che sento favoleggiare di piscine e palestre sul nuovo Airbus 380, gli sputo in entrambi gli occhi ottimisti. Già è orribile stare su un 747, in 300 e più della classe economica, che poi economica si fa per dire, anche solo accalcarsi al check in, mentre le 10 persone della business e le 3 della first già comodamente reclinate suggono i loro cocktail di benevuto all'aroma di frutto della passione. Figurarsi in 500 in classe economica, diciamo pure 20 in business e 5 in first. 500 persone immobilizzate nei loro sedili compatti in fila 3-4-3, obbligate a vedere dai 2 ai 5 film romantici di fila, ridotte a spremersi negli occhi lacrime artificiali o collirio alla camomilla per contrastare l'aria secca della cabina. Non so se vi ricorda qualcosa. Vi aiuto, le hostess servono latte.
martedì, aprile 26, 2005
Non esistono voli diretti Bologna Mosca. No, lo dico così, per informazione.
lunedì, aprile 25, 2005
Il teatro Asioli di Correggio ha una acustica piacevole persino nei corridoi affollati, il palco lontano lontano nel buio, e nell'angolo estremo del loggione, dove puoi allungare un dito nella calca umida e toccare il soffitto azzurro, e guardare in giù e vedere Giovanni Lindo Ferretti seduto a capo chino, lo sguardo sulle assi sbeccate del palcoscenico, che ripete
sangue del nostro sangue
nervi dei nostri nervi
A spedirmi al cinema ogni lunedì per Heimat3 è la certezza che dentro ogni episodio ci sarà qualcosa che potrò riconoscere, il cartello di una via, un wurst a rondelle, la foresta a lato di un'autostrada. Per il resto non è nemmeno l'effetto seriale, ormai è proprio l'effetto soap. Harmut finirà per rovinare l'azienda di famiglia? Sposerà la bella russa? Hermann si riconcilierà con Lulu? La capra avrà altri capretti?
"Ci vediamo a Casa Cervi tra un'ora."
Una frase che si aspettava, per tornare a Casa Cervi superando i disgustosi cantieri della TAV, il nuovo insultante cavalcavia per la TAV, per essere accolti dal cane che abbaia e dal diluvio, e camminare su e giù per trovare due amici, in mezzo a foto di volti e lineamenti familiari, trovarne poi sei, di amici, due nella sala proiezioni zitti contro il muro, una che sfoglia la pubblicazione della mostra in carta spessa, uno che legge di Hans Schmidt di Berlino che collaborava coi partigiani di Albinea e così a Treptow ci sono Hans-Schmidt-Strasse e Albineaplatz, una vicina alla madia e al tavolo dei contadini, una davanti alla foto di Irma Bandiera felice a Bologna con il vestito a fiori e il cane.
I carabinieri fanno la spola tra Casa Cervi e il Fuori Orario, anche perchè al Fuori Orario ci sono il gnocco fritto e la salsiccia. C'è Marino Severini, con le maniche della camicia arrotolate sopra i gomiti, che porta la Telecaster dritta dentro I fought the law.
domenica, aprile 24, 2005
And the night shall be full of music,
And the cares that infest the day
Shall fold their tents like the Arabs
And as silently steal away.
H.W. Longfellow
Nell'ultima settimana ho espresso il mio parere su una ventina di abiti da sposa drappeggiati sull'amica nubenda, ho sviscerato il problema bouquet, alternative ragionevoli al tenere in mano un mazzo di fiori, sono ammuolita davanti alla nozione che la suddetta amica dovrà restituire il passaporto in settembre e presentare la firma del marito per ottenerne uno nuovo, ho sorriso delle strategie divorziste dell'amica M., legale di fiducia capace di rassicurare amiche nubende consapevoli e amiche che temono di essere passate davanti ad un autovelox di troppo, ho ricordato la dicitura sul PAC francese dell'amica L. "Attenzione: in Italia non vale niente", e mi sono rallegrata per la nuova legge sulle unioni omosessuali in Spagna.
Il matrimonio come diritto sociale, il matrimonio come dovere sociale e/o religioso, il matrimonio come tradizione irrinunciabile, inutile cercare di ignorarne gli aspetti, salvo poi stupirsi della situazione italiana.
Quando ero in prima elementare, immaginate il 1980 nella campagna emiliana, pensavo che il matrimonio fosse obbligatorio. Non avevo mai visto una coppia non sposata, e dubitavo fortemente della mia vicina di casa, secondo la quale suo zio e sua zia di città non erano sposati. Impossibile, dicevo io, hanno un figlio! Non puoi avere figli senza essere sposato! Nella mia testa di sei anni, la società aveva regole estremamente rigide, e non esisteva una sostanziale differenza tra diritto e dovere. Quando ho scoperto che sposarsi era facoltativo, in certi paesi addirittura tradizionale in abito rosso, sono rimasta così sbalordita che ho iniziato immediatamente a fantasticare di mezzi di trasporto, aerei, navi, automobili, che mi portassero nei luogi del mondo dove esistevano quelle diverse, incredibili regole. E così, col tempo, ho incontrato coppie tedesche che vivevano in case separate pur avendo figli, coppie svedesi che avevano preferito avere figli prima di sposarsi, coppie milanesi gay dichiarate complete di mutuo cointestato, e altra varia umanità. Il mondo era bello e vario, il mondo era regolato dal relativismo culturale, proprio come spiegava B. Bernardi in Uomo cultura e società, e in ogni luogo c'era un superalcolico tipico con cui brindare insieme a queste favolose persone dai costumi esotici.
Era il relativismo culturale, quello a cui Ratzinger oggi oppone pubblicamente il dogma della risposta dogmatica. Lui, ma anche gran parte della società italiana laica in coro, in effetti, quella parte secondo la quale è moralmente obbligatorio e legalmente consigliato non solo sposarsi, ma anche tenere in mano un mazzo di fiori durante la cerimonia relativa.
E se orde di ragionevoli cittadini magari anche progressisiti non riescono ad immaginare una sposa senza bouquet, come farà mai Papa Ratzi, con la sua testa piena di dogmi, ad immaginarsi una società multiculturale?
sabato, aprile 23, 2005
Trujillo invita i funzionari pubblici spagnoli all'obiezione di coscienza contro la nuova legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Il collega cattolico dice "è normale che un arcivescovo pensi e agisca secondo la sua etica, non può cambiare etica".
Io ribatto: "non è normale perchè il suo potere politico gli permette di interferire con le leggi pubbliche, che riguardano anche chi non è credente"
Il collega cattolico insiste: "ma non puoi obbligare un credente ad agire contro la sua etica"
Io insisto: "nemmeno un non credente a vivere secondo l'etica dei credenti"
Stallo dialettico.
Io non conosco Gino il Pollo. Ma la sua frase sulla maglietta dell'amica B. ieri sera, visibile dall'altra parte del tavolo oltre la selva di bottiglie di birra, diceva:
Un uovo mondo è possibile
venerdì, aprile 22, 2005
"Ma il papa avrà salutato il Confuso?", ho pensato all'improvviso ieri sera, stramazzata sul divano per via dello squash, di una pizza insensatamente indigesta, e dell'improvvisa e preoccupante consapevolezza che Jennifer Lopez è più intonata degli amici di maria. Ho lasciato il divano al suo destino (ma i divani guardano la tv in nostra assenza? e riescono a premere i tasti del telecomando con i cuscini?) e ho controllato.
Si, il papa ha salutato il Confuso. E dovete leggerlo.
Un paio di letture sulla Russia, e all'improvviso ho ricordato i funghi della Lapponia norvegese, grandi, scuri, sparsi sui prati. Ma cosa sono, chiesi un pomeriggio ad un tizio trevigiano in pantaloni mimetici seduto per terra accanto a me alla stazione dei bus. Sono le bocchette di areazione dei bunker, sotto ci sono le armi, sai, per via della guerra fredda, qui il confine russo è vicino, hai visto quanto aeroporti militari? Non ci avevo esattamente creduto, ma sapevo che era possibile, e la nozione è rimasta sospesa nella mia mente alterata dal digiuno, in inter rail in Lapponia norvegese non si mangia quasi mai, e a dirla tutta non c'è neanche la ferrovia. Sono ricordi allucinati, come le renne bianche, che dopo un mese sembravano così normali, non le si indicava nemmeno più, si passava lo sguardo sulle renne bianche e al massimo si pensava allo spezzatino, atmosfere che non sei mai sicuro di aver vissuto davvero. Come certe scene sospese nell'alba, l'alba che durava ore per via del sole obliquo dell'estate, e faceva chiara la luce sul treno, costruendo ricordi immateriali e intatti. Eppure le armi sono ancora la sotto, sotto la tundra, le renne bianche e le scarpe dei viaggiatori.
Ero alla ricerca di una colonna sonora a cui appoggiare le spalle e la suola di una scarpa alta, con fintissima freddezza, durante il rito aziendale della distribuzione delle colpe, il costruttivo post mortem che segue certi progetti. Nello spirito dell'epoca post-moderna, la macchina impara da se stessa, riflettendo sui dati che noi le forniamo. E' un tema della fantascienza, è l'ambizione tecnologica delle reti neurali, il gongolare vuoto della comunicazione commerciale. E' l'ipod che prende coscienza di sè, e mi parla dallo shuffle songs.
There ain't no need for ya E la colonna diventa calda, cede appena, respira, e io appoggio le spalle alla schiena di Joe Strummer, circa a metà perchè sono un tappo, allora abbasso il piede, per non sporcargli i jeans.
Go straight to hell boys
Sarebbe ora di dare alla nausea il suo nome, piantatela di chiamarla cervicale, lo sapete cos'è, la nausea è il vostro ingranaggio nel meccanismo "posso insultarti perchè ti pago".
Breaking news
Biglietti per Bruce Springsteen in prevendita, è arrivato un pacco verso le 9:00, all'interno biglietti di ticketone. Non molti.
giovedì, aprile 21, 2005
Un tempo non sapevo che la zucchina fosse una zucca acerba, la credevo un ortaggio a sé. Quando l'ho scoperto, leggendo la rivista omaggio del verduraio, quando poi ho notato le striature verdi dritte e rigide, chiare e scure senza traccia di colore caldo, ho avvertito tristezza. Così mi sento sempre un po' in colpa quando mangio una zucchina, perchè uccido la zucca prima che diventi grande, tonda, e felice, come la racconta Pulsatilla.
Simile tristezza non provo saltando i fiori di zucca nell'olio, forse per la loro dolce nota di arancio.
Un certo risentimento provo invece nei confronti di chi ha innescato il meccanismo di associazione che mi costringe a immaginare una banca, e non non una cucina, quando vedo le zucche nella loro cassa di legno.
mercoledì, aprile 20, 2005
Garnant - Berlusconi si è dimesso!
L. - Da quale dei suoi tanti ruoli?
Garnant - ...
Garnant - Ma sul serio ti piace Nick Cave? E ci vieni al concerto in luglio?
Nuova collega - Certo. Ho già comprato un paio di mutandine nuove.
Garnant - ...
Oggi in copertina sul Manifesto.
Detto tutto.
I rossetti mat sono passati di moda da così tanto tempo, che l'espressione stessa è caduta in disuso. Difatti, la sesta uscita su google alla ricerca "rossetti mat" è questo blog, come si evince dai miei shinystat, in particolare un vecchio post a proposito di Take a Walk on the Wild Side quando era colonna sonora della pubblicità di un lucidalabbra. Da qualche tempo, con implacabilità vichiana, è tornata l'epoca del lucilabbra, signori e/o signore che baciate e/o decorate labbra. Labbra bagnate, polpose, morbide, proprio come spiegava Desmond Morris nella Scimmia Nuda, approdato a casa mia alla fine degli anni 80 via euroclub. Rosee suggestioni, e l'equilibrio di una immagine non crolla sotto l'occhio freddo dell'antropologo, semmai diventa più intrigante. Dopotutto il desiderio nasce dal cervello.

E sembra ieri che ridevamo dei nostri genitori, in pantaloni a zampa sulle foto di quando erano fidanzati, noi tutti fieri dei nostri jeans più corti e ben stretti in fondo, affascinanti da calze velatissime, o magari dai pantaloni scozzesi rossi con i bondage, e guardateci adesso, a strascicare pantaloni boot cut sul suolo coperto dalle polveri sottili, e a sbirciare adolescenti stile rapper senza riuscire capire che accidenti stanno pensando. Esiste forse un solo stile che non ci richiami una sensazione, un piccolo brivido, che sia una camicia di flanella scozzese, un chiodo con le spillette, un ridicolo abito new gothic? Figurarsi, qualche settimana fa osservavo i capelli di due amiche, inevitabilmente arricciati dall'umidità messicana, non li vedevo così da dieci anni, quei capelli. Arriva la moda della piastra, e persino un ricciolo diventa un brivido arrotolato.
martedì, aprile 19, 2005
Quarantacinque secondo di flusso di coscienza in tangenziale.
Did she wake you up to tell you that ma quanto era giovane ieri sera neil young in quella ripresa tv aveva gli zigomi appuntiti ma li ha anche adesso e gli occhi e poi quel cane che ululava insieme ai pink floyd anche loro così giovani era un collie o cosa ululava così bene dream up, dream up, let me fill your cup la chiesa ha il nuovo papa josef ratzinger ratzinger che freddo fa oggi eppure ho la ventola accesa ma forse è ratzinger si è di sicuro ratzinger che fa freddo bird watching fair ma cos'è nel delta del po' dal 28 all'1 ma è già passato no è la settimana prossima ma come funziona una fiera del bird watching si comprano i binocoli o si sta in mezzo alla palude tutti insieme ho allungato il collo per vedere il manifesto ma allora non ho più il torcicollo meno male però ho freddo ora alzo la ventola.
lunedì, aprile 18, 2005
E' buio sul delta del Mekong. Anthony Bourdain, cuoco e scrittore, seduto a gambe incrociate nella foresta, beve liquore vietnamita di contrabbando da una bottiglia di coca di plastica. Non voglio disonorare la mia gente. Non voglio che i miei simpatici e gentili ospiti mi vedano inciampare e cadere. Non voglio allontanarmi da questa cena su una barella, la testa ciondoloni oltre il bordo del sampan, e vomitare nell'acqua nera. Ho qualcosa da dimostrare. Avremo anche perso la guerra. Avremo bombardato, minato, ucciso senza scopo per poi squagliarcela come se fosse stato tutto un terribile equivoco, ma che cazzo, saremo pur capaci di bere qualcosa con queste gente, o no?
Perchè lo sappiamo, non si va in un paese straniero per conquistarlo, non si va per dire ci sono stato, si va per bere il superalcolico locale insieme ai locali.
Anthony Bourdain - Il viaggio di un cuoco
domenica, aprile 17, 2005
Indecisi se andare a vedere Millions? Temete che il bambino carino vi irriti? Che l'ottimismo diffuso vi demotivi per settimane? Che poi vi venga voglia di trovare un appartamento a Londra e darvi al commercio del porno? Il rischio in effetti c'è.
Questo comodo test, vi permette di prevedere la vostra reazione a Millions con una accuratezza del 90%. Se avete risposto A, siete cinici e disillusi, ma a vostro modo sensibili, e la condizione sociale e metereologica dell'Inghilterra post-tatcheriana vi sta a cuore. Presentate un rischio di reazione allergica e Millions, con shock anafilattico sul finale. Potete comunque andare a vederlo, rispettando alcune precauzioni. Se avete risposto B o C, Millions vi provocherà molti sorrisi, un paio di lamentele, e una gran voglia di rivedere Trainspotting, di camminare per strada in mezzo alle pozzanghere, e di rileggere le Ceneri di Angela.
Osservate l'immagine e rispondete alla semplice domanda.
Questa è Manchester?
A - No. Manchester è in bianco e nero e ci piove sopra.
B - Certo, è la Manchester che ricordo nel mio cuore.
C - Si, se hai bevuto abbastanza.
- Guardate Trainspotting la sera prima.
- Ricordate quanto erano belle certe mattine in Inghilterra, quando il postino sfrecciava sulle pozzanghere e l'acqua vi annegava le scarpe e voi eravate felici.
- Rileggete qualche brano delle Ceneri di Angela di Frank McCourt, quando Frank racconta le vite dei santi.
Rupert Thomson, lo ignoravo fino a ieri.
Quando si è rimasti alzati tutta la notte, Rupert Thomson
l'alba è come un incantesimo:
anche se si sa che sta per giungere,
riesce sempre a stupire.
Comunque, è anche sinistra:
ci si rende conto di quanto lentamente giri il mondo,
lentamente, e inesorabilmente,
Così, ci si convince che
non c'è via d'uscita.





















