Garnant

giovedì, marzo 31, 2005

"Nell'armadio di Tina ci sono due gonne, una giacca nera, tre camicette, un paio di scarpe estive. Nel corso degli anni, i suoi averi si sono via via ridotti. Tina si vergognerebbe se si sentisse ancora attaccata a cose superflue.
Il suo unico lusso è il pacco di fotografie che ha portato dal Messico: le tiene in fondo all'armadio, accuratamente incartate. Tra di esse, la scalinata di Tepotzoltàn, la falce, la bandoliera e la pannocchia, le mani del burattinaio, Louis Bounin. Non le ha più guardate da quando aveva preparato la propria mostra sei anni prima, nello studio di Lotte Jacob a Berlino. A chi potrebbe lasciarle, durante la sua assenza? Ovviamente ai Regent, che avranno cura della sua macchina fotografica e del pacco delle foto. "Come è facile separarmi da una parte della mia vita alla quale sono rimasta attaccata per sei anni!".

Tina si imbarca sul bimotore, con destinazione Parigi."

Da Elena Poniatowska - Tinissima

Una riflessione sugli effetti del contemporaneo sharing digitale, sulla percezione della fotografia. Non un si stava meglio quando si stava peggio. Una riflessione, perchè queste cose cambiano necessariamente. E magari una risposta alla domanda standard, ma si sente bene dall'ipod? Beh, dipende quale musicista ascolti.

postato da garnant | 20:14 | p.link |

Breaking News

Nick Cave a Modena il 7 luglio.

postato da garnant | 14:26 | p.link |

mercoledì, marzo 30, 2005

Nulla contro il coniglietto pasquale, cui peraltro sono devota dai tempi dei primi contatti con l'alto adige, durante la settimana bianca marzolina, figuriamoci poi col mondo anglosassone di campagna, con le librerie bonbon tutto Beatrix Potter. Ma la semana santa messicana ha un altro sapore, e in fondo il coniglio in tegame non mi è mai piaciuto. Il venerdì santo i bambini sfilano per strada in processione, con semplici magliette bianche, concentrati, senza voltarsi verso le botteghe per turisti rimpinzate di terracotte colorate, coperte a righe, e calaveras con i loro sorrisi tutti ossa e denti. Non è il dia de los muertos, anzi è il suo contrario, pagano o no, ma gli scheletri sono ovunque, piccoli scheletri di musicisti e di bagnanti, di spose e di ballerine, vestiti di tutto punto, persino gli accessori. Somiglia ad una danza macabra medievale, di vetrina in vetrina, ma non è la morte che livella il povero e il ricco, è la morte e basta, di cui si può ridere, se si è capaci. I bambini sfilano e le botteghe sono chiuse, gli scheletri osservano dalle vetrine attraversate dal sole. Sulle copertine dei quotidiani splende di abbondante inchiostro colorato il serpente piumato, che ad ogni equinozio scende il castillo di Chichen Itza, a congiungere il cielo con la terra. L'evento, Kukulkan in diretta su Internet. Due tipi di immagine, la costruzione sola, potente, eterna per quanto noi si possa concepire l'ternità, con il sole che disegna la forma. Oppure la folla, a migliaia, con le braccia alzate, davanti alla testa del serpente, folla eterna solo in quanto moltitudine nel luogo sacro. Fa caldo, all'equinozio. Polvere, sassi, uomini, più in là, gli avvoltoi. Spiega la guida, per i Maya il cielo era quadrato, i Maya ritrovavano il cielo sulle squame del serpente.

postato da garnant | 19:49 | p.link |

La guida ha lineamenti illeggibili da indio. Non capisco il suo spagnolo, non capisce il mio italiano, l'inglese intermedio non funziona. Armeggia con il giubbotto di salvataggio che non voglio, gli restituisco pinne spaiate per colore e taglia, agito in aria il tubo cressi fucsia a dire vedi, ho portato il mio snorkel. Ma poi in acqua è tutto chiaro, sputare nella maschera, allontanarsi con una singola onda della spina dorsale, soffiare nei timpani. Le braccia si muovono lente e libere in mezzo ai pesci pipistrello, seguimi, non avvicinarti ai coralli, aspettami, scendiamo, qui è più freddo. Il fianco si piega in un cambio di direzione, uno due, siamo altrove, sulle pinne appoggia il peso dela velocità. Poi di nuovo sulla barca, l'aria impedisce di comunicare, perchè i movimenti e le parole sono diversi. Denominatore comunque, essere stati entrambi pesci.

postato da garnant | 19:48 | p.link |

E' ovvio che nella mentalità cristiana, non dico tanto nella fede, quanto nella mentalità, una morte lenta e dolorosa è preferibile ad una rapida e indolore. Le questioni di preferibilità e dignità sono dopotutto relative e culturali, difatti in Futurama la cabina del suicidio prevede entrambi i tipi di morte, con una mera distinzione procedura, e un riconoscimento vocale neanche tanto accurato. Il dolore avvicina l'uomo a Cristo, e in un contesto cristiano, evitare il dolore è sostanzialmente immorale. Al massimo si può pregare che sia il dolore ad essere allontanato, altro non è concesso. La pietà, certo, ma se c'è dolore la pietà riesce meglio. La vicenda di Terri Schiavo cattura l'opinione pubblica perchè è allo stesso tempo dilemma etico, vicenda umana, e materiale da film per la tv via cavo. Le persone hanno bisogno di storie, notava Ursula le Guin nel Linguaggio della notte, e per ottenerle sono disposte persino a guardare i film per la tv. Si può essere infastiditi finché si vuole dalla pressione dei media, ci si può lamentare come al solito dell'America puritana, nei confronti della quale noi Europei avvertiamo una confusa quanto decadente superiorità, ma in una mentalità cristina soffrire è preferibile, questo è quanto. Allora se è davvero una società laica che cerchiamo, non solo a parole e non solo quando la scelta personale è confortevole almeno quanto il conformismo pseudoreligioso, allora la strada è ancora decisamente lunga, ed è quasi tutta dentro la nostra testa, dove la matrice culturale è in soluzione con le pressioni sociali e il raziocinio. Decantare?

postato da garnant | 19:46 | p.link |

martedì, marzo 29, 2005

Torno in ufficio con la pelle dorata dalla crema all'olio e rosmarino (in realtà olio e calendula, ma se l'erbolario legge magari prende spunto), con addosso una collanina rosa di cocco, e un violento raffreddore preso alla terza ora di volo, dormivo dodicimila metri sopra le Bermuda, insensibile alla corrente a getto e ai vuoti d'aria, mentre i passeggieri molto allarmati e stretti nella classe economy si agitavano spargendo i loro bacilli nell'aria secca.

PS. Gli scottex balsam che ho trovato nel terzo cassetto sanno di anice. Mi sembra di soffiarmi il naso nel pane nero bavarese.

postato da garnant | 20:15 | p.link |

 Volevo scrivervelo dal Messico, non è più una breaking news, comunque il nuovo album di John Cale, Test of Time, esce a settembre.

postato da garnant | 20:12 | p.link |

Amato triptofano, che sei contenuto nell'integratore galenico, da te si deriva la serotonina, che scioglie le spalle attraversate dagli impulsi nervosi, e per ulteriore sintesi la melatonina, indipendentemente da questa luce obliqua di primavera che colpisce le retine secondo il fuso orario sbagliato.

postato da garnant | 20:06 | p.link |

Tutte quelle piccole pennellate rosse minuziose di Full Kiss di Helena Rubinstein, dondolare alte sugli stiletti, e poi scoprire che per le labbra basta un margarita, per i passi bastano i piedi scalzi.

postato da garnant | 19:52 | p.link |

La papaia ha le foglie più o meno come quelle di un acero, e sotto i rami porta grossi frutti verdi e ovali, ma solo vicino al tronco, perché i rami sono lunghi e sottili. La polpa rosa sa di marcio, e la associ subito al troppo caldo, e pensi che starai male, ma non è marcio, è solo il suo odore, e non è troppo caldo, la papaya non crescerebbe altrimenti, e non stai neppure male. Anzi, il liquado di papaya è piacevole, anche attraente, con quella sua nota oscena.

postato da garnant | 19:48 | p.link |

Solo post corti. L'ADSL funziona a singhiozzo. A quanto pare vengono persi pacchetti di dati a casaccio, e splinder non aiuta, basta mettere due tag nel sorgente e già cade in crisi. Vedo spesso in faccia quelli che fanno i software per i call center, quindi non ho grandi speranze di una ripresa rapida della mia connessione.

postato da garnant | 19:45 | p.link |

 E lo dico con gli antigeni delle graminacee già in circolo, è piacevole tornare e trovare tutto già verde.

postato da garnant | 19:39 | p.link |

lunedì, marzo 28, 2005

Non ho ben capito che effetto avrebbe dovuto farmi la melatonina. Ho buttato giù una compressa e mi sono svegliata tredici ore dopo. C'era parecchia luce e niente uccelli che urlavano sulle palme. Nessun iguana davanti alla porta di casa.

postato da garnant | 20:06 | p.link |

sabato, marzo 26, 2005

Dopo una settimana di Messico mi ritrovo sulle spalle un geroglifico maya fatto di segni di costume, probabilmente e' un messaggio da parte del dio del vento, dice, se fai snorkelling a ora di pranzo metti molta crema solare. Poi un livido sul braccio per via del bodyboard, che portero' a casa come trofeo, solo il livido, perche' il bodyboard e' a prestito (sei caduta sulle scale dell'ufficio? No, e' stata la tavola, sai, in mare). Infine un numero imprecisato di morsi di mosquitos.

postato da garnant | 21:16 | p.link |

giovedì, marzo 24, 2005

Sulla costa caraibica dello Yucatan mi trovo a parlare un pidgin spagnolo-italiano che migliora di giorno in giorno. Sembra una lingua di sensazione totale e improvvisazione libera, ma e' fatta di regole sottili. Quando contratti, sei amiga, detto con convinzione. Quando parli, sei chica, e gran sorrisi. Dopo qualche tempo diventi muchacha, con tono amichevole. Pratico, quotidiano, neutro, sei cueva.  Formale, señorita.

Il mezcal Monte Alban e' morbido e profuma di albero, non proprio legno, qualcosa di vegetale e verde. Il Gusano Rojo e' piu' secco. Il lime arriva in spicchi dentro una tazzina. Il portasale e' sempre di vetro, con dentro i chicchi di riso, come ti aspetti.

postato da garnant | 22:23 | p.link |

martedì, marzo 22, 2005

Rimedi dolci per il jetlag. Dondolare in una amaca di cotone, alle cinque del mattino, sotto una palma carica di enormi frutti gialli. Dormire sul sedile posteriore, alle otto di sera, quando e' gia' buio con la luna, dormire sul sedile posteriore della camioneta mentre un certo Ruben, assoldato per portarci a vedere il serpente dell'equinozio a Chichen Itza, guida in sorpasso sulla carretera bucata e senza luci, ascoltando dalla radio una specie di Ligabue messicano. Svegliarsi solo alle buche piu' grosse, perche' il sedile e' un po' sfondato e ammortizza bene, vedere una donna che cuoce le tortillas all'aperto per un uomo e una bambina ad un piccolo tavolo. Un cane che dorme acciambellato. Due uomini che bevono davanti ad un chiosco con una luce all'interno. Un vecchio contenitore per il ghiaccio della Coca Cola, il rosso sbiadito. Il mistico centro commerciale San Francesco de Asisi.

postato da garnant | 23:11 | p.link |

Fuori dall'internet 512K economico i messicani camminano in gruppi di cinque sei, con le scarpe pesanti  e il passo elastico. Sulla strada passano fantastici maggioloni lucidi, piano piano sui topes, i temibili dossi di rallentamento. Oltre, c'e' un campo da baseball sbiadito per il sole.

postato da garnant | 23:03 | p.link |

venerdì, marzo 18, 2005

Gente, domani parto per il Messico.
Era ora, esclamate voi in coro, vi sento.
Comunque parto con un mostruoso volo charter laudair da nove ore. Spero che il film sia almeno decente, e che la copertina sintetica in dotazione non faccia troppe scintille.
Sarà favoloso appoggiare il primo piede sul polveroso suolo dello Yucatan, barcollare per la claustrofobia da volo intercontinentale, lo stomaco che già impreca in messicano.
Troverò un connessione e avrete mie notizie, vedrete il puntino suo geoloc.
Vi lascio dunque con questa immagine di Tina Modotti, Tinissima.

Modotti_Rose

postato da garnant | 19:20 | p.link |

Garnant - Tu non hai l'impressione che nella blogosfera ci siano più uomini che donne?
L. - Si.
Garnant - Anche a me sembra. Ma dove sono le donne?
L. - Le donne sono in bagno.
Garnant - ...

postato da garnant | 19:07 | p.link |

giovedì, marzo 17, 2005

Tutto è iniziato con tre battute.
- Are you shy?
- It depends.
- On?
Kent, 1991, lui si chiamava Patrick. Avevo appena imparato che depend prende on come preposizione.
Tutta la faccenda dell'Irlanda, intendo, è iniziata così.

Perchè la terra di origine di quell'uomo di quattro parole andava indagata. Così Dublin, 1992. Non ho ricordi della mia prima Guinness, immagino che questo significhi qualcosa.
Ricordo però le patate a centro tavola al posto del pane. La collezione di cucchiaini d'argento in salotto. Il tè delle undici e mezza di sera, con i biscotti. Ancora. La fermata del bus a Eden Quay, di notte. Vediamo. Il cielo su Killiney che in agosto alle undici di sera era ancora rosso. E poi. Il tipo gentile che rispondeva all'international service alla sera verso le otto.
Anni dopo, la gente che faceva il bagno nella baia tonda e piatta la mattina presto, e lo sforzo per non pensare all'Ulisse. Seduta sul Dart in silenzio. Le stanze in subaffitto con assurde carte da parati. I potato wedges da fare sul forno.
La Guinness perfetta sulla cima vetrata della fabbrica, a marzo, a little snow on the hills. E questo era tre anni fa. Perchè alla Guinness fa male viaggiare, e certo non vogliamo che soffra, quindi dobbiamo andare noi da lei.
A questo punto, lo so, dovrei scannerizzare l'immagine con la neve dalla cima vetrata della fabbrica della Guinness, metterla su flickr e poi postarla con l'apposita fichissima funzione. Magari un giorno lo farò. Non adesso. Adesso sono attesa al pub.

Happy St. Patrick's Day!
Beannachtaí na Féile Pádraig!

postato da garnant | 19:06 | p.link |

Le linee verticali a perpendicolo ossessivo del Luzhniki mi hanno sempre messo una terribile soggezione. Il Luzhniki è esotico e leggendario, zigomi tartari e occhi uzbeki sul ghiaccio senza bandiera sovietica, freddo e intoccabile, gli occhi azzurri dei russi che non cercano allenatori in America. Alexei Mishin a volte sorride, a Torino sorrideva e agitava una assurda piovra rossa di pezza, lanciata dal pubblico per il suo atleta Evgeni Plushenko. Ma Aexei Mishin ha occhi spaventosi, a bordo ghiaccio del Luzhniki. La pressione si respira persino attraverso le immagini nitidissime e puntuali di eurosport-de, e per favore pronunicate oiroshport, man sagt "oiroshport". E' un pattinaggio teso e gelido, imperfetto, cupo, quello che si vede in questi giorni a Mosca, pattinare al Luzhniki è difficile per tutti. Non per certi francofoni inconsapevoli, che scivolano fluidi nelle loro routine di scenografica e insensata mimeria, senza badare alla voce slava lenta e scura dello speaker. Ma il podio delle coppie di artistico mette i brividi, russi i gradini più alti, cinesi il gradino più basso e la quarta posizione, tappeti orientali e ragazze in costume tradizionale e guance rosse. Ottavio Cinquanta solleva con cautela le medaglie, il sottofondo dei Queen al Luzhniki è esattamente la Mosca che conosciamo, che abbiamo accettato lentamente, perchè la credevamo diversa dopo il muro, podio dell'est, musica occidentale, inno ostinatamente russo.

Questa sera Evgeni Plushenko combatte per l'oro, e la sua condizione fisica è pessima. Ma deve pattinare al Luzhniki, because you know, it's Russia, ha detto al microfono di Gwendal Peizerat negli spogliatoi. Viktor Petrenko avrebbe combattuto per l'oro al Luzhniki. Anche Brian Boitano lo avrebbe fatto. Perchè, sapete, bisogna sempre chiedersi cosa farebbe Brian Boitano. Lo sanno anche i ragazzini di South Park.

What Would Brian Boitano Do?
Stan, Kyle, Cartman

What would Brian Boitano do
If he was here right now,
He'd make a plan
And he'd follow through,
That's what Brian Boitano'd do.

When Brian Boitano was in the olympics,
Skating for the gold,
He did two sow cows and a triple lutz,
While wearing a blind fold.

When Brian Boitano was in the alps,
Fighting grizzly bears,
He used his magical fire breath,
And saved the maidens fair.

So what would Brian Boitano do
If he were here today,
I'm sure he'd kick an ass or two,
That's what Brian Boitano'd do.

I want this V-chip out of me,
It has stunted my vo-ca-bu-lar-y.

And I just want my Mom
To stop fighting everyone

For Wendy I'll be an activist, too,
Cuz that's what Brian Boitano would do.

And what would Brian Boitano do,
He'd call all the kids in town,
And tell them to unite for truth
That's what Brian Boitano would do.

When Brian Boitano travelled through time
To the year 3010,
He fought the evil robot king
And saved the human race again

And when Brian Boitano built the pyramids,
He beat up Kublia Khan

Cuz Brian Boitano doesn't take shit from an-y-body

So lets all get together,
And unite to stop our Mom's
And we'll save Terrance and Phillip too,
Cuz that's what Brian Boitano do.

And we'll save Terrance and Phillip too,
Cuz that's what Brian Boitano dooooooo,
That's what Brian Boitano do.

Da South Park - Bigger, Longer and Uncut

postato da garnant | 18:54 | p.link |

mercoledì, marzo 16, 2005

 Con tutto questo parlare di emilianità, m'è tornata in mente una storiella raccontata da Moni Ovadia a proposito di un compagno che tutte le sere sta al bar della cooperativa invece che a casa con la moglie, così l'ho cercata nella Ballata di fine millennio, ma non c'è. Probabilmente è nell'Ebreo che ride, di cui purtroppo non ho una copia a casa, e con Google non si trova (ci ho già provato, lasciate perdere). Qualcuno di voi lettori gentili forse può controllare sulla sua copia dell'Ebreo che ride, e cercare per me la storiella sul compagno del bar della cooperativa di Montecchio Emilia o di Scandiano o di qualche altro posto dal suono emiliano, e riportarla per me? Grazie.
Cercando cercando a partire dell'emilianità, sono stata poi risucchiata da un vortice di est, perchè come si sa, per quanto relativo, east is east. Vi riporto quindi questa breve storiella ungherese, in ungherese, lingua ugro-finnica. Non preoccupatevi, si capisce benissimo.

Còrto ùngherese bàrzeleto.
Làvoratore sòsialista dève àndare di zàppare càmpo lòntano di suo casa.
Prima di ùscire del càsa con vèro còscienza pròletario lui fa càntrol dèntro del sue tàsche: lìbrettino sìndacale, lìbrettino ròsso, cìbo, vòdka. Okey pòssiamo àndare.
Al mèta càmmino lui fa sèconda càntrol (stàordinaria còscienza sòsialista): lìbrettino sìndacale, lìbrettino ròsso, cìbo, vòdka. Okey pòssiamo àndare.
Tre qvàrti càmmino àncora càntrol lui fa, vèra còscienza e vèro sèntimento sòsialista - no còme òccidente còrotto: lìbrettino sìndacale, lìbrettino ròsso, cìbo, vòdka. Okey pòssiamo àndare.
Quàndo lui àrriva dàvanti di càmpo che dève di zàppare, che còsa stràordinaria lui fa ùltima càntrol: lìbrettino sìndacale, lìbrettino ròsso, cìbo, vòdka... Càzzo!!!... Dimenticato zàppettina!

Moni Ovadia - Ballata di fine millennio

Su toni più malinconici, perchè quando vieni risucchiato dall'est poi inizi a sentire quel certo odore stantio di cavolo bollito, l'acido della panna, e vedi i campi di grano, grano, campi di grano, inizi a parlare di soggettività oggettiva, e allora è anche segno che hai visto troppe volte Amore e guerra di Woody Allen, comunque insomma mastichi il pane di segala e ti struggi, e invariabilmente intoni Tum Balalaika.

Tum Balalayka l'ho sentita una sola volta, nel cortile di Casa Cervi, Moni Ovadia accompagnato al bajan dall'impressionante Vladimir Nikolaevic Denissenkov. Moni Ovadia dice che Vladimir Nikolaevic Denissenkov in qualche modo lo rinconcilia con il suo essere slavo. Ma vi dirò, Vladimir Nikolaevic Denissenkov, al bajan in una notte estiva zanzarosa, riconcilia chiunque con il proprio essere slavo.

Lo yiddish si afferra un pochino se si parla tedesco, o almeno lo si riconosce nei suoni, provate a leggerlo a voce alta. Non come l'ungherese, dico sul serio. Perchè lo yiddish è parente, un po' Hochdeutsch, un po' ebraico e un po' slavo, suona come un tedesco un po' strambo. Ma lo sanno i tedeschi che facciamo la parodia della loro lingua, si chiede qualcuno in Train de Vie? Forse è per quello che ce l'hanno con noi. Di nuovo Ovadia.

Schtejt a Bocher, schtejt un tracht
tracht un tracht a ganze Nacht
wemen zu nejmen un nit varschejmen
wemen zu nejmen un nit varschejmen

Tumbala, tumbala, tumbalalaika
Tumbala, tumbala, tumbalalaika,
Tumbalalaika, tumbalalaika
tumbalalaika, frejlich soll sain.

"Mejdl, Mejdl 'ch well baj dir fregn,
wos kon waksn, waksn on Rejgn?
Wos kon brennen, un nit ojfheren?
Wos kon benken, wejnen on Trenen?"

"Narrischer Bocher, was derfstu fregen:
A Schtejn kon waksn, waksn on Rejgn!
Libe kon brennen un nit ojfheren!
A Harts kon benken, wejnen on Trenen!"

C'è un contadino, siede e pensa
pensa e pensa tutta la notte
chi sposare e mai pentirsi
chi sposare e mai pentirsi

Suona, suona la balalaika
Suona la balalaika, saremo felici

Ragazza, ragazza voglio chiederti
cosa può crescere, crescere senza pioggia
cosa può bruciare e mai spegnersi
cosa può desiderare, piangere senza lacrime

Stupido contadino perchè lo chiedi
una pietra può crescere, crescere senz'acqua
l'amore può bruciare e mai spegnersi
Un cuore può desiderare, piangere senza lacrime

postato da garnant | 19:33 | p.link |

martedì, marzo 15, 2005

Castelnuovo Rangone è un posto da ricchi sulle prime colline di Modena. Ci sono le ville indipendenti con ampio giardino, le industrie puzzolenti di trasformazione del maiale, le strane storie di prostituzione d'alto bordo. In piazza la statua di un maiale che corre, poi il parco John Lennon con relativa statua di John Lennon che passeggia tra le sterpaglie, il concerto del 25 aprile con i Gang o gli Skiantos a seconda degli anni, e la sala Pasolini. Castelnuovo Rangone, insomma, è un luogo di contraddizioni.
E tutti i lunedì sera, per i prossimi due mesi, alla sala Pasolini ci sono gli incontri sul rock con Lorenzo Imovilli, autore di Inchiostro e vinile, romanzo che racconta la leggendaria storia di Mondoradio Rockstation, radio indipendente di Scandiano Reggio Emilia in silenzio dal 1994.
Ieri "dal blues al rock", ma io dovevo andare dal dentista. Ora ho magnifici denti bianchi, ma niente blues e rock nella mia serata, alla fine mi sono lasciata risucchiare dal signore degli anelli, ma come si fa a resistere a tutti quei cavalieri della terra di mezzo.
Mondoradio era una emittente molto amata. Magari non sembra, se si pensa che ho prestato Inchiostro e vinile all'amica F. più di un anno fa, ed è ancora sul sedile posteriore della sua macchina, ma lo era davvero. Anche dopo più di dieci anni di ascolto, nessuno di noi, credo, riesce ad amare K-Rock come amava Mondoradio.
C'erano le infinite classifiche di fine anno, la rubrica di viaggi indipendenti, l'ascolto totale ogni settimana di un album nuovo e di un classico, la folle pubblicità dell'Albert Hall in dialetto reggiano, le notti al Ritz di Novellara.
Non so se Inchiostro e vinile è ancora nelle librerie. L'editore è un'altra leggenda dei nostri centri storici, la Libreria del Teatro, volumi impilati su volumi, vetrinetta per autori locali, il vernacoliere appeso alla porta. Magari potreste leggerlo, se vi capita, Inchiostro e vinile.
E' triste e molto bello.
E certe cose non le ho più sentite allo stesso modo, dopo. Per esempio, ora ogni volta che piove in un sabato estivo mi preoccupo per le radio indipendenti che gestiscono la serata in discoteca, e perderanno gran parte dell'incasso previsto, scruto il cielo e spero che smetta in tempo, che piova magari di lunedì. Oppure, vedo me stessa ascoltatrice dagli studi, dal vinile, una lucina rossa di connessione sulla mia radio a pile. Penso al lunedì sera, quando c'era Night Train con Vincent Corsentino, penso che mentre Vincent Corsentino mi teneva compagnia, nella stanza accanto gli altri discutevano della fine della radio. E mi stupisco di riconoscermi in qualche modo nella scena, raccontata sulle pagine.
E magari dovreste leggere Un week end postmoderno, rileggerlo, tra l'altro parla anche di Mondoradio.
Perchè è chiaro, c'era Tondelli, e di Tondelli si portavano in giro i libri, si abbandonavano sulla macchina anche per mesi, dopo averli letti, ed era un segno che si amavano, quei libri, che non si riusciva a vederli in ordine sullo scaffale.

postato da garnant | 19:02 | p.link |

Oggi è il compleanno di questo blog. Per festeggiare, ho aperto un account su flickr. C'è poco da illudersi. Non possiedo una macchina fotografica digitale, accendere lo scanner mi affatica, e il mio cellulare è un magnifico pezzo vintage in stile agente Mulder. Però magari d'ora in poi ci sarà qualche piccola immagine in più. Credo. Ho anche fatto un account su Furl, ma non sto furlando niente perchè tutte queste potenzialità della rete ancora mi intimidiscono.

postato da garnant | 18:46 | p.link |

lunedì, marzo 14, 2005

Sabato mattina scorso leggevo Repubblica. Pagina, notizia angosciante, più in basso, pubblicità di scarpe, favolose scarpe. Pagina successiva, approfondimento allarmante, in basso, scarpe. Giravo pagina, articolo deprimente, altre scarpe. Non voglio prendermela con il consumismo della notizia, troppo facile. Voglio prendermela con me stessa. Perchè sono costretta ad ammettere che ogni scarpa era un sollievo, leggevo, leggevo, irrigidivo le spalle, trattenevo il fiato, stringevo la tazza di te, meditavo. Poi scarpa. Favolosa scarpa. Sospiro di sollievo. Quasi allegria. Funziona, capite, le scarpe come antidepressivo, persino dopo aver letto di Bolzaneto. Questo mi spaventa moltissimo.
Al di là della faccenda delle scarpe, nel caso in generale non vi sentiate abbastanza spaventati, leggete di Bolzaneto.

postato da garnant | 22:06 | p.link |

Nel calcio sono juventina da parte di padre e agnostica da parte di madre. Ho vissuto momenti di grande fede, negli anni '80, dei quali ho ricordi entusiastici e confusi, domeniche di ritorno e poesie da imparare a memoria per il lunedì, mercoledì di coppa e mercoledì dal dentista. Sull'orrido yuppismo, sulla violenza dell'Heysel, sui sorrisi freddi del telegiornale, sugli occhi lucidi dei drogati famosi, sulle ridicole luci dei balletti di fantastico, Michel Platini si ergeva come un gigante, sudato, magro, i tacchetti inzaccherati. Numero dieci, regista, tecnico, campione, persino poliglotta. Nel quartiere c'era un gatto. La chiamammo Michel.
Se il mondo da allora si è leggermente evoluto, diciamo che si è diffuso il riciclaggio dei rifiuti, è stato bandito l'eternit, non vanno più di moda i pantaloni a vita alta, il calcio è però imploso nell'istinto autodistruttivo di Maradona. Droga, modelle, soldi, molti soldi, dirette televisive, anticipi, diritti, sky, arbitri, moviole in campo, porte elettroniche. E Platini lontano, Zoff in disgrazia, Boniek ai talk show, Scirea morto. E così ho perso la fede. Non ce la faccio, non ce la faccio a polemizzare sugli arbitri, a tenere traccia mentale di chi ha sposato quale velina, ad ascoltare i monosillabi di del Piero, a inciampare in libreria nelle opere di Totti. Sono diventata una juventina quasi agnostica. E rischio di diventare calcisticamente atea. Michel, perdonami.

postato da garnant | 21:58 | p.link |

domenica, marzo 13, 2005

 Action! (painting)

postato da garnant | 22:09 | p.link |

sabato, marzo 12, 2005

C'era il sapore verde della polpa di avocado nel maki di salmone e cetrioli.
Ogni volta mi stupisce che insieme al riso bianco colloso e alla pasta wasabi un giapponese abbia pensato di mettere l'avocado, che per me sa di sudamerica e di racconti cileni dalle stagioni invertite. Ma ci sono molti buchi nella mia competenza giapponese e cilena, e il maki di salmone e cetrioli, tondo e concentrico, è uno di questi. Curioso come si possa avvertire tanto distintamente il sapore di qualcosa che non si capisce.
Insomma, mi è dispiaciuto lasciare in biblioteca A Cook's Tour di Antony Bourdain. Ma la tessera era piena di libri di Elena Poniatowska, che in teoria dovrei divorare questa settimana. Perchè la Polonia è una delle prospettive possibili, per leggere il Messico.

L'impiegato della banca è simpatico e somiglia all'amico S., che alle superiori indossava il chiodo con la fodera rossa. Ma non è l'amico S., che comprò di buon grado un ep di death metal che avevo preso per sbaglio alla fiera del disco usato e da collezione (la busta diceva birthday party). Gli somiglia soltanto.
Nonostante ciò, l'impiegato della banca risponde sempre volentieri alle mie domande strampalate.
- Quanti zloti ci vogliono per fare un euro?
- Ma il peso messicano vale addirittura meno dello zloti?
- Per caso hai duecento dollari in cassa?

postato da garnant | 19:09 | p.link |

Pensavo di poter ignorare la stradale, di poter guidare urlando lust for life I've got a lust for life, indifferente allo squallido mondo dei conti e delle multe, e invece sono capitata a vivere nel comune a più alta densità di autovelox in italia. A volte sono spenti, deterrente crudele che ti gela la circolazione sanguigna, a volte sono tarati molto alti, ma tu non lo sai, a volte no, se sono lì per fare cassa. Il collega A. mi ha insegnato a riconoscere l'autovelox, in modo da rallentare in tempo. Non volevo imparare, volevo rimanere libera, inconsapevole, felice. Ma ora anche io sono stritolata nel meccanismo, riconosco gli autovelox a distanza, la punto bianca pulitissima, il vetro posteriore abbassato a metà, l'occhio del robottino così simile al protagonista di corto circuito, allora inchiodo, sfilo davanti alla telecamera con un ghigno storto, smaltisco lo stress. Negli ultimi due giorni ho incontrato in questo modo quattro autovelox. Sono leggermente sotto pressione, tant'è che nelle ultime ore ne ho visti altri tre, che però a distanza ravvicinata si sono rivelati essere in realtà:
- un furgone della piadina
- una prostituta platinata con addosso un cappottino bianco
- un mucchio di neve sul ciglio obroso della strada

postato da garnant | 02:29 | p.link |

giovedì, marzo 10, 2005

La mattina ho sonno come se fossi sull'ora del pacifico. Il fuso del pacifico asseconda la mia tendenza naturale a restare sveglia ad oltranza, e poi a dormire per molte ore. Ma sul pacifico sembro una persona attiva, che si alza anche presto, beve un caffè da starbucks mentre legge il giornale, e poi fa un giro in bici intorno allo Stanley Park prima del resto, resto che poi termina con le lucine elettriche del Lions Gate o le stelle pazzesche nel backcountry. Invece qui sembro una improduttiva ridardataria dalle discutibili tendenze notturne, che inizia a comporre frasi sensate non prima di pranzo e si lamenta continuamente della luce come se fosse un vampiro.
Mexico!
Insomma, ho le infradito blu con i fiori di ibisco. Ho le scarpe da trekking stile pack-light. Il bikini a righine blu con i lacci, e due tenute da nuoto serio a prova di sale e di cloro. Ho i pantaloni tecnici sdoppiabili. La protezione 50. La melatonina, l'imodium, e ho controllato, il salbutamolo scade nel 2006. Ho i dollari e conosco tre frasi in spagnolo:
Hola, que pasa? (imparata in Germania)
Donde esta lo officio del correo? (in Polonia)
La marea es muj peligrosa (a Mont St. Michel)
Devo ricordarmi di telefonare all'amica V., lei ha dato storia delle civiltà precolombiane, magari ha dei consigli utili.
Intanto ho letto le introduzioni della rough guide e della lonely planet, anche se sono praticamente uguali per ogni destinazione, e forse potrei anche smettere di leggerle ogni volta.
Stay hydrated. Purtroppo in questo caso la tequila non vale.
Boil it, cook it, peel it, or forget it. Sono convita che afforgarlo di tequila è il quarto metodo infallibile.
Try to blend in wherever you happen to be. E questa mi pare una eccellente occasione per passare al mezcal.
Così tra una settimana me ne vado in Messico, quasi nel mio fuso ideale. Nel nostro alberghuzzo i liquori nazionali sono inclusi, questo io lo chiamo all-inclusive. Voi procuratevi il succo d'arancia, lo sciroppo di melagrana, la tequila, e costruite la vostra alba messicana in un bel bicchiere collins. Mi potrete scorgere minuscola in trasparenza, che nuoto dove il succo d'arancia sbiadisce nell'alcool.

"Damn this is good tequila"
Metatron - Dogma

postato da garnant | 19:54 | p.link |
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