venerdì, dicembre 31, 2004
Garnant - Blwyddwyn Newydd Dda!
Lettore - Questa la so! Buon anno nuovo.
Garnant - Bravo.
Lettore - Grazie.
Le letture vacanziere di Garnant (vacanziere si fa per dire, visto che le vacanze sono già finite).
- Eleanor Rigby di Douglas Coupland. Esotico, puro spleen del Pacific North West, e insieme terribilmente familiare, come se parlasse di qualcosa di vicinissimo, e in effetti è proprio quello che fa.
- Jenny la tennista n.17. Piacevole edizione tascabile e finalmente completa di Ace no nerae, manga anni '70 di Sumika Yamamoto. In questo numero il misterioso allenatore svela il suo triste mistero, molto triste. Per fortuna non ricordavo bene l'anime di vent'anni fa, o forse semplicemente nell'anime la storia era diversa, all'epoca non c'erano molti tagli, siamo stati l'unica generazione prima delle censure sui cartoni animati. Allora emulavo Jenny giocando a tennis contro il muro in cortile. Nel cortile c'erano i sassi. Per ovvie ragioni i sassi non sono la superficie ideale per giocare a tennis, difatti nessun torneo del Grande Slam si solge sui sassi. Ma la terra rossa è noiosa, l'erba c'è solo in Inghilterra, l'erba sintetica è stupida, il mateco è troppo elastico, così la mia superficie preferita resta il cemento. Ma mai e poi mai avrei voluto che i miei cementassero il cortile, i sassi erano belli.
- Marie Claire di gennaio. In realtà io volevo il numero di dicembre, ma la settimana scorsa ho dimenticato di comprarlo. Per punizione col numero di gennaio mi hanno rifilato la tediosa pubblicità di Sky, una ridicola rivista di psicologia spicciola per lettori medi, un inserto sfilate leopardato, e un grosso pezzo di cartone per far apparire l'acquisto più voluminoso. Alla fine, il giornale pesa la metà. Più comodo da leggere a letto, ma è già finito.
giovedì, dicembre 30, 2004
Cheers! E' tutto vero, dentro l'irish pub locale non si fuma più, in anticipo sulla legge, e senza polemiche di sorta. Non è più necessario barcollare nella nebbia densa per ottenere una pinta. Guinness is good for you.
Quello che mi è davvero mancato nel fantasma dell'opera è stato il soffitto di Chagall. C'erano le statue e gli specchi, certo, ma il soffitto mancava. Naturalmente l'Opera del fantasma non può avere il soffitto di Chagall, visto che il romanzo di Leroux è del 1910 e il soffitto è del 1964. Quello che intendo dire, naturalmente, è che mi è mancata l'emozione. Mi sarei accontentata di una emozione piccola piccola, anche puntiforme. Perché mi preoccupa incontrare il fantasma dell'opera, qualunque sia la versione, e non provare nulla, proprio come mi aveva preoccupato non provare nulla per Lestat al cinema. E' destabilizzante perdere il contatto con freak e oscurità varie. Così ieri sono andata a dormire un po' preoccupata, e ho sognato che il disco del mio ipod era sfigurato per metà, come bruciato, e non poteva essere sostituito. Nel sogno non mi chiedevo se funzionava ancora, ero troppo sconvolta dalla sua deformità fisica, dall'area tondeggiante bruciata. Questa mattina ci ho riflettuto e ho deciso che il mio sogno è positivo, significa che di fronte al tentativo cinematografico di rendere asettica una storia che amo molto, il mio cervello ha innescato un meccanismo cinematografico di difesa. Volete che vi paragoni il film al musical? Spero di no, visto che evidentemente di tratta di lavori autonomi che non è necessariamente sensato né utile paragonare. Questo concetto, da prima lezione di metodologia della critica delle arti, farebbe meglio a impararlo anche Lloyd Webber, che ora nella mia testa ha un gran bisogno di riscatto, da quando mi sono svegliata canticchio ossessivamente memory, stasera mi guarderò Cats in cassetta. Ma in fondo lo sapevo, che sarebbe stato un film insignificante. Tra l'altro lo proiettavano nel locale cinema della mediocrità, sei sale di commerciale squallore. Vedi un film lì, e hai la garanzia che dopo un paio di settimane quel film l'avrai dimenticato, mentre ricorderai distintamente la puzza di popcorn rancido, le espressioni vacue del personale, lo schermo sfuocato, e la scomodità delle poltrone, sulle quali tra l'altro ho imparato che l'ernia del disco non è un disturbo del ginocchio, come credevo. Quindi sappi, Erik, che pur di tornare all'Opera sono andata consapevolmente a vedere un film insignificante nel locale cinema della mediocrità. Non lo so, fai un po' tu.
mercoledì, dicembre 29, 2004
Non avevo visto primavera autunno inverno eccetera perchè mi avevano detto che succedeva qualcosa di strano ad una rana, e io non intendo più vedere film dove succedono cose alle rane, riflessi sulla pelle è stato più che sufficiente, grazie. Però ho visto Ferro 3, lì niente rane, e il ferro è quello del golf, e fa male. Tae-suk entra nelle case vuote, le abita. Un giorno è nell'appartamento moderno e movimentato di una famiglia in gita, due in quello un po' hi-tech di un fotografo in viaggio di lavoro, un altro nella casa tradizionale con le ninfee in giardino, qualcuno tornerà presto. Tae-suk cucina, fa il bucato, ripara quello che non funziona, si fa un lungo bagno, guarda le foto, la tv, dorme. Riparte. Non parla mai, neppure con la donna che lo accompagna, che lui ha salvato da un marito violento e da una casa vuota, neppure lei parla. Ferro 3 è una atmosfera lirica, un discorso circolare sul set cinematografico, sull'occhio e sulla visione, una storia romantica e curiosamente serena. Anche a me succede qualche volta, quando al mattino chiudo casa, una certa malinconia, nessuno la abiterà fino a sera, giusto un bambù inconsapevole. Sarebbe bello che allora arrivasse Tae-suk, lo spirito della casa. O la fatina del bucato, aggiungo con un sorrisetto avido.
martedì, dicembre 28, 2004
Tsunami è la parola ripetuta ovunque. Ha un bel suono, e c'era una stampa giapponese blu con un grosso pesce sul fondo del mare, che scuotendosi dava inzio all'onda. Altro che bel suono, deve fare un suono mostruoso. E il blu deve essere un fango grigio inconcepibile. La tettonica delle placche si studiava a scuola, aveva un brutto nome ma era facile da capire. Faglie, dorsali, subduzione, vulcani. Terremoti. La terra che cambia forma, affascinante. Certo. Finchè gli esserini evolutivamente recenti che si ingoia non sono i tuoi contemporanei. E così le parole ti rimangono appiccicate ad un evento, ad una sensazione, tu esserino evolutivamente recente con le tue stampe e nozioni e i tuoi suoni e le tue parole. Se la sensazione è orribile, peggio per te. Tre anni e mezzo fa la parola era debris.
lunedì, dicembre 27, 2004
Nonostante io odi moltissimo il proiezionista del cinema Embassy di vicolo dell'albergo, perchè oscura apposta i titoli di coda così la gente esce prima, nonostante ciò, sono andata a vedere Matrimoni e Pregiudizi. Qualcosa di frizzante per aiutare la digestione. Oddio, più o meno come un'aspririna effervescente, per frizzare frizza e poi ti senti meglio, ma può avere effetti collaterali. Per esempio la caratterizzazione potrebbe diventare stereotipo, e dare sonnolenza. E poi lo sappiamo tutti che quel po' di vitamina C alla fine non serve a niente. Per quanto si sguazzi volentieri nella citazione e nel recupero di modelli e icone, non tutte le sere si ha voglia di incontrare Darcy. Non so come si senta Jane Austen ad aver regalato al mondo una struttura narrativa che ricorre con tanta ossessione. Poi incontrare Darcy con la faccia di Martin Henderson, non so, mi sembra che l'unico pregio di questo Martin Henderson sia il somigliare vagamente a David Duchovny. Che fine avrà fatto David Duchovny, c'era stato quel suo film indipendente mai distribuito House of D, poi non si è più saputo nulla. Ah, Duchovny. Ma il film, certo, il film. Canzoni simpatiche, più di un paio di personaggi perfetti, battute gustose, la danza alla festa sembrava veramente la versione indiana di Grease, e Gurvinder Chandra sa tenere in mano la macchina da presa. Bollywood, Bollywood, mi ripetevo, per cercare di immedesimarmi e scacciare la sonnolenza. Ma goodness gracious me, dov'è Chunky La Funga il divo di Bollywood, mi manca tanto. Dove sono i Dehlitubbie? Dov'è l'uomo da sei milionid i rupie? Dov'è il divertimento, insomma, quello grasso e fritto? Bollywood, Bollywood, Brollywood! Vancouver. Ci giravano anche X-files, Duchovny andava in piscina a Kitsilano e poi da Duthies a prendere i libri e al ristorante ordinava il Budda's Feast, un piatto vegetariano, ho infilato quella intervista nella Lonely Planet del Canada senza copertina che mi avevano regalato in ufficio, una cassa da frutta piena di Lonely Planet non commercializzabili che sto usando in ordine sparso, spero prima o poi ci sia modo di usare and quella Israel and the Palestinian Territories. Quanto mi piacerebbe tornare a Vancouver. Deve piovere terribilmente in questi giorni sul Phoenix Park e sulle tre corsie strettissime del Lions Bridge. Chissà che fa Douglas Coupland su a North Van, in mezzo ai fir di Capilano. Dovrei finire subito il suo ultimo libro o ternemelo ancora un po' sul comodino? Ah, il film, il film. Ad un certo punto è finito. Il proiezionista ha oscurato i titoli di coda. Sono uscita senza salutarlo. Poi avevo fame, ma nessuna voglia di un curry gigante, segno che nel complesso era meglio se andavo a vedere Ferro 3. Stasera ci vado.
domenica, dicembre 26, 2004
Come me la sono cavata il giorno di Natale. Insomma, piuttosto bene. Mi sono svegliata tardi ma in autostrada c'eravamo solo io, l'insensata quarta corsia in costruzione, e gli uccelli predatori appollaiati pazientemente sui tre alberi che si sono salvati dai cantieri della TAV. Mia madre mi ha interrogato ancora una volta sulla condizione sentimentale di tutte le persone che conosco, scuotendo il capo per la palese reticenza che i miei amici mostrano nei confronti del matrimonio. Mio padre mi ha sgridato perchè ho un faro della macchina rotto, e poi ha cercato di distrarmi con un Vino Nobile di Motepulciano. Ho scoperto che mio nonno di anni ottantadue conosce Vinicio Capossela. Nel senso che ha letto un articolo sulla Gazzetta di Reggio e ha guardato la foto, e così ha potuto commentare con competenza il mio impegno serale al Fuori Orario di Taneto di Gattatico. Non so come mio nonno si immagini Vinicio sul palco, forse non ricoperto di lucine di Natale mentre barcolla e borbotta felice e incompresibile agitando una bottiglia in direzione del pubblico, ma comunque. Mia nonna di anni ottanta ha un'amica che prima della guerra è emigrata nell'Iowa, così abbiamo potuto parlare delle similitudini tra l'agricoltura emiliana e quella dell'Iowa. Visto che ha anche una seconda cugina emigrata in Canada, abbiamo potuto commentare i vantaggi del bilinguismo quebecchese e il fatto che il bisnonno parlava cinque lingue e viaggiava qua e là. Sono arrivata in ritardo dall'amica B., ma comunque non ero l'ultima, ci tengo a precisarlo. Abbiamo bevuto il tè. Sono arrivata in ritardo in stazione. Ma L. aveva preso il treno prima, come potevo saperlo. Daccapo mia madre mi ha interrogato sulla situazione sentimentale di tutti quello che conosco. Daccapo ha scosso la testa perché nessuno, nel corso del pomeriggio, ha fatto passi in direzione del matrimonio o di una seria convivenza, qualunque cosa essa sia. Mio padre mi ha versato altro Vino Nobile di Montapulciano e mi ha ricordato del faro rotto. Poi ero puntuale dall'amica B., ma lei aveva il mal di stomaco. Sarà stato il tè, abbiamo concordato, meglio uscire e berci sopra. Come al solito al Fuori Orario c'era la gente parcheggiata fin dentro i fossi. Vinicio ha cantato e parlato e gridato e luccicato fino all'una. Poi fuori spiovicchiava acqua e nebbia, quasi quasi poteva essere neve, solo un paio di gradi più giù o un paio di isoipse più su, ma per cinquanta chilometri lungo l'asse della via Emilia è stato solo spiovicchiume e nebbia. Niente luna per via delle nuvole, parecchio buio.
venerdì, dicembre 24, 2004
Garnant - Cyfarchion y Tymor!
Lettore - Uh?
Garnant - Buone Feste
Lettore - Ah, ecco. Poi la settimana prossima metti anche Buon Anno Nuovo in gallese?
Garnant - Certo. Vi tocca.
Lettore - Ti pareva...
Al tatto sembra un panettone, ma mi dicono che è piccolo, tecnologico, e probabilmente verde. Il regalo sotto l'albero.
mercoledì, dicembre 22, 2004
Su per la salita, giù per la discesa, imbocca lo sterrato, aggira il terrapieno, attenzione al dirupo, ecco che si arriva all'agriturismo per la cena aziendale. Nel cortile, cinque oche dal collo lunghissimo ci osservano con estrema attenzione. Benvenuti, dichiara l'oste scrutandoci con aria sospettosa. I muri sono dipinti di un inquietante rosa antico. In un angolo, un gatto bigio sonnecchia in poltrona. Nella sala principale, strane persone dall'abbigliamento improbabile conversano studiando parole e movimenti nel dettaglio. Poi arriva la polenta fritta.
Così appare la cena aziendale a chi la affronti con qualche linea di febbre.
martedì, dicembre 21, 2004
Finalmente una occasione degna per indossare i miei nuovi magnifici stivali neri con i lacci (molti lacci). La notte del 31 dicembre giura, ognuno a casa sua, il bloggoverno ombra di cui faccio orgogliosamente parte. Il pensiero ai nostri amati riferimenti culturali, l'indice e il pollice stretti a rivelare la rosea banana peelable sulla copertina di Velvet Underground and Nico, mi impegnerò a promuovere l'efficienza delle amministrazioni pubbliche, ecco, che mi pare un po' vago, ma comunque. O almeno credo che serva a quello il mio ministero della Funzione Pubblica, così almeno ho letto dieci minuti fa. Essendo io molto spilorcia, potrei funzionare. In ogni caso, si sentirà molto parlare di John Cale.
lunedì, dicembre 20, 2004
"Avevo tanti impegni, ma ho deciso di restare in casa a tingermi le sopracciglia".
Ispirata da questa frase di Andy Warhol, ieri pomeriggio ho trascurato
l'acquisto dei nastri per i regali, e sono rimasta a casa a farmi l'henne. Però devo aver sbagliato qualcosa, perchè mi sono ritrovata a stirare una montagna di bucato con la testa avvolta nel domopak. Altro che vita come un'opera d'arte. Altro che installazioni pop. Sono solo una casalinga della domenica.
domenica, dicembre 19, 2004
Dilemma morale natalizio. Si può leggere un libro prima di impacchettarlo per la sua sorte di regalo? Intendo leggerlo facedo attenzione a non spalancare le pagine.
sabato, dicembre 18, 2004
Cena natalizia. Gli amici F&P raccontano di studiare il russo in vista di un viaggio a San Pietroburgo. Il conoscente B. li consiglia. Non è difficile. Se vuoi bere dici voda, se vuoi qualcosa di più forte dici pivo. F&P annuiscono. Io intervengo perplessa. Ma pivo non è la birra? B. spiega, si, voda è acqua, pivo è birra. Io sollevo un sopracciglio. Guarda che non funziona così, lo informo, se vuoi bere dici vodka, se vuoi qualcosa di più forte dici distillato clandestino di rape. E come al solito tutti mi guardano male.
venerdì, dicembre 17, 2004
Una sera di agosto trovai una fetta di arancia sul fondo della mia zuppa di cavolo. Ma questa si mangia, chiesi all'amico Sasha seduto di fronte a me al tavolo del ristorante. Lui sorrise. Naturalmente si mangia, è un dono della grande madre Russia, rispose. Ah, beh, allora, commentai prima di trangugiare la fetta di arancia. Fuori la Potsdamer Platz era completamente muta, e le luci dei cantieri illuminavano la fermata della Nachtlinie, esattamente sull'orlo di un grosso scavo di fondamenta gocciolanti. L'arancia era dolce.
giovedì, dicembre 16, 2004
Ora prendo la macchina ed esco, io e una ex compagna di università vediamo se ci riesce di riportare in vita Vroni (con la f) e Evi (con la f), i nostri vecchi alter ego di quando eravamo germaniste d'assalto. Vediamo se nostante la tetra giornata d'ufficio, ci è possibile trasformare la fricativa labiodentale sonora (v), in sorda (f). Provate anche voi, di certo troverete il vostro alter ego germanista. E' utile. Terrorizza i nemici.
mercoledì, dicembre 15, 2004
Adesso io non voglio dire che ci sia qualcosa di Stalker in Wolves Eat Dogs. Non esageriamo. Bisogna considerare la mia personalità ossessivo-compulsiva, l'infanzia durante la guerra fredda e poi l'adolescenza radioattiva per via di Chernobyl, un certo interesse per l'est ben rappresentato da un paio di pattini da ghiaccio e da una bottiglia di vodka senza etichetta. La mia opinione non è oggettiva, dunque, quando dico che c'è qualcosa di Stalker. Non proprio nelle righe qui sotto, certo.
"A midnight waltz in Chornobyl, that's kicking death in the teeth."
"Exactly."
He took her in his arms and executed a practice dip. She was incredibly light for being so much trouble.
martedì, dicembre 14, 2004
E lo sapevo anche che Davide aveva ucciso Golia con una fionda. Allora perchè avevo pensato per anni che Michelangelo avesse messo in mano a David una cintura di cuoio così giusto per fare ponderazione? Sapevo anche delle figure intrappolate nel marmo, ma vederle tutte in fila è stato certo più impressionante che sentirselo raccontare a dieci anni in classe davanti alle diapositive fuori programma ministeriale. Ma la vera scoperta della Galleria dell'Accademia a Firenze è Robert Morris, uno degli artisti contemporanei messi ai piedi del gigante a decostruire il mito. La mostra si chiama Forme per il David, non metto il link perchè il sito non funziona con Mozilla e la cosa mi irrita alquanto, e comunque con ie si apre un roba vistosissima che il vostro capo non apprezzerebbe, passando dietro di voi.
Birthday boy è un allestimento di due filmati speculari, due critici d'arte avvinazzati che con le parole vanno su e giù nel tempo e nello spazio parlando del David che compie cinquecento anni, ricavandone due gustosissime allucinazioni postmoderne. E ho detto postmoderno. Il post finisce qui per punizione.
lunedì, dicembre 13, 2004
Ho rivisto un vecchio film che avevo registrato verso la fine degli anni ‘80. E’ tutto sgranato e tremolante, e William Hurt ha i capelli che gli cadono sulla fronte in modo commovente. I capelli cambiano. Certe cose cambiano. Non il mio videoregistratore, che è ancora lo stesso che ha prodotto quella registrazione. Non la sensazione che là fuori ci sia un mondo pericoloso, e intendo là fuori dal film, dove le persone vanno in giro contornate da aloni violacei, dove consulenti incravattati chiudono risparmi altrui dentro casseforti mediolanum, e i primi quarant’anni di Carol Alt sono venduti come davvero molto significativi. Abbiamo fatto progressi? Forse abbiamo superato la retrograda idea che i malati in genere siano ben rappresentati da un alone violaceo. Carol Alt oggi è solo una icona secondaria di una epoca conclusa e pronta per trite operazioni nostalgiche. Le cassaforti mediolanum invece ci sono sempre e vi dirò, questo mi mette una certa inquietudine, non tanto per la situazione attuale, ma per la consapevolezza ormai limpida che la situazione attuale è la conseguenza di un meccanismo che era già in moto mentre io ignara cantavo pollon pollon combinaguai, e procedeva ben oliato più tardi, mentre io facevo gli occhioni liquidi a William Hurt. Ora sta tutto sullo scaffale, dentro un vecchio nastro VHS, che presto o tardi finirà probabilmente smagnetizzato. E allora mi chiedo, meglio continuare a guardarlo, sgranato per l’età, commovente per i capelli di William Hurt, con gli spot consapevolezza e monito, o comprare il definitissimo DVD che nel frattempo avranno pur prodotto, avere un Hurt perfetto e immortale, e lasciare la maliconia e l'inquietudine a smagnetizzarsi da sola?
domenica, dicembre 12, 2004
Dappertutto ora ci sono questi abiti goticheggianti. Nero, maniche sbilenche, argento, trasparenza. Naturalmente la cosa mi turba un po', perchè mi induce una serie involontaria di noiosisime sequele sull'ai miei tempi noi eravamo davvero controcultura, non ci sono più i darkettoni come si deve, qui una volta era tutto vinile. Ma non si stava meglio quando si stava peggio. E' vero che nel 1990 a Modena potevi seguire un dark su per una stradina e ritrovarti dentro il Wienna per la notte Velvet. E' vero che a Reggio Emilia qualche anno prima da Tosi Dischi c'era la saletta new wave dove le capigliature si sfidavano in gloriosa e corvina altezza. Ma insomma, le informazioni viaggiavano lentissime, quando scoprivi che c'era un concerto quello era già passato da un mese, io avevo il coprifuoco, niente patente, e dovevo nascondere i dischi in casa perchè diciamocelo, la busta di Your Funeral My Trial non è proprio a prova di mamma. Comunque ieri non ho resistito alla nostalgia e ho comprato una maglia che avrebbe fatto la felicità di una me stessa in versione sedicenne a Camden. Ora è tutto facile e insensato, basta andare in un qualunque store del centro e usare il bancomat. Oggi la studiavo pensosa, cercando di individuare nel suo disegno grigio su nero le responsabilità di questa decadenza dei tempi, o della non sufficiente decadenza dei tempi, essendo la decadenza, appunto, un tema centrale in tutta questa faccenda. Poi ho letto l'etichetta del lavaggio. Lavare al rovescio, non strizzare. D'accordo, certo. Non candeggiare. Ovvio. Non asciugare alla luce diretta del sole.
Ah, forse non tutto è perduto.
venerdì, dicembre 10, 2004
Ho montato il riduttore di flusso al rubinetto del lavandino. In realtà l'ha montato L., ma se lo scrivo poi comprometto la compattezza stilistica di questo post. Perciò ho montato il riduttore di flusso al rubinetto del lavandino. Ora mi sembra di lavarmi le mani sotto la spina della birra. Mmhh... birra.
giovedì, dicembre 09, 2004
Una discreta opzione quando si vuole parcheggiare gratis in centro a Modena è la zona del Teatro Storchi, dove gli alberi sono alti e abbondanti e lasciano tante foglie colorate sul parabrezza, la fontana del Graziosi restaurata è nera e bianca come non si credeva, sotto le due dita di grigio, e il Teatro abbastanza imponente da far dimenticare il traffico. Oppure. La zona dietro i Giardini Pubblici, ai piedi dell’obbrobio edilizio che deturpa la Palazzina dei Giardini dalla prospettiva del centro, bisogna attraversare i giardini, dove abitano papere, colline e sassolini, ci vuole tempo e un po’ di fatica, e lì sta il bello, anche nell’odore di scuderia che viene dall’Accademia, almeno a quei tizi con lo spadino e la ventiquattrore insegnano un assetto decente in sella, spero. Ma da un paio di settimane, e fino alla fine di febbraio, un’altra discreta opzione è il parcheggio del Novi Sad, perchè passando davanti al Foro Boario e sbirciando si vede la Moon Woman di Pollock, non c’è neppure bisogno di entrare, perchè il quadro è sistemato in modo da sbirciarsi piuttosto bene dall’esterno, nonostante sia nella seconda sala, e comunque volendo la mostra è gratis. Parcheggiando al Novi Sad si vede la Moon Woman due volte, andando e tornando, per ogni volta che si deve andare in centro. Per conforto dello spirito, soprattutto nel caso si debba andare apposta per incombenze idiote.
mercoledì, dicembre 08, 2004
And so this is Christmas?
martedì, dicembre 07, 2004
E così Salieri alla fine ha avuto la sua grande serata. Inaugurazione della Scala, Riccardo Muti, parole di apprezzamento. Me lo immagino fantasma con la maschera, che ascolta la sua opera da un palco.
Si nota, vero, che non sono mai riuscita a togliermi dalla testa Amadeus di Forman.
domenica, dicembre 05, 2004
Osservo la vetrina di Liu Jo in via dell'Archiginnasio, modelle slave dagli occhi taglienti, alte sei metri e appese ai muri, minigonne di strappi e strass, linee sottili e sbilenche, molto viola declinato. Carpi sogna la Russia. Entro. Sorrido a tutte le commesse dal trucco semipermanente, saranno almeno ventisette, spuntano silenziose dagli angoli spigolosissimi, sorrido con la disinvoltura di chi è avvezzo al fantashopping, guardare tutto, toccare un po', comprare niente, salvo rara ispirazione improvvisa. Giro tutto il negozio. Prezzi da nuovi russi. Sorrido. Nella borsa ho Arkady Renko, in paperback. Si sogna con la stoffa, si sogna con la carta.
Osservo la roulotte che al Fuori Orario funge da backstage, è al piano di sopra, si scende sul palco da una scala di metallo, e mi chiedo se dentro ci sono le groupie. Daniele Luttazzi avrà pure delle groupie. Sarebbe un peccato non approfittare di tutta quell'energia mentale.
"Secondo i recenti sondaggi, solo il venti per cento degli italiani oggi voterebbe Berlusconi. Questo significa comunque che un italiano su cinque è per Forza Italia.
- Hey, ma non vedi cosa succede in Italia?
- No, la mia finestra dà sul retro."
Daniele Luttazzi
venerdì, dicembre 03, 2004
Dormito bene stanotte? Certo, un po' stanchi, al venerdì, l'ufficio. Ma tutto sommato, dormito bene. Temperatura confortevole, letto morbido. Niente Isocianato di Metile.
giovedì, dicembre 02, 2004
Io adesso scrivo qui un nome.
Arkady Renko
E' una specie di appello. Qualcuno lo conosce, ma intendo lo conosce bene,
se possiede o no un colbacco di zibellino, se si è mai congelato le dita, se ascolta la radio, se è stato a Cuba? Qualcuno lo ricorda, e non mi basta un vago "al cinema era
William Hurt"?
Cerco qualcuno che condivida i miei sentimenti contrastanti all'uscita di
Wolves Eat Dogs, il nuovo romanzo di Martin Cruz Smith. Troppo mainstream, dite? Pazienza, dico io. Il suicidio di un nuovo russo, la pista degli indizi che porta a Chernobyl, chi è sempre rimasto. Io però non sono sicura che sia giusto mandare Renko a Chernobyl solo per far contenta me con un nuovo romanzo. Ma ormai è successo,e io non voglio che Renko soffra inutilmente, mi toccherà leggerlo al più presto.
mercoledì, dicembre 01, 2004
Ieri ho visto Maria Full of Grace, oggi The Incredibles. Poichè tendo all'immedesimazione, ora mi sento lo stomaco pieno di lattice e cocaina, un piccolo appartamento nel Queens, le braccia supersnodate e la testa potenzialmente invisibile. Sono molto confusa.



















