martedì, novembre 30, 2004
Ho controllato. Con il mio imponibile mi servirebbero due coniugi a carico e quattro figli sotto i tre anni per avere una riduzione delle tasse degna di nota. Verso ora di pranzo ero così depressa che per consolarmi ho dovuto acquistare mezza tonnellata di burro idratante al mirtillo per pelli secche. Ero indecisa, mi piaceva anche quello al cocco. Ma quello al cocco mi ricordava le tediosissime estati al mare negli anni '80, e non potrei andare in giro con l'odore di spiaggia anni '80 nel naso, gelati confezionati, nivea nella lattina e tutto. Il mirtillo invece mi ricorda l'inizio degli anni '90, quando avevo appena scoperto l'insalata con l'avocado, lo shampoo alle alghe e betulla e il succo di mirtillo biologico non zuccherato. In ogni caso, la riduzione delle mie tasse non era sufficiente a coprire l'acquisto né del burro al cocco né di quello al mirtillo. E questo dimostra come l'iniziativa del governo, inducendo una improvvisa sensazione di tristezza dello spirito e di secchezza della pelle, abbia promosso effettivamente i consumi.
lunedì, novembre 29, 2004
Confido che il doppio dvd di Harry Potter and the Prisoner of Azkaban che ho acquistato contenga una intervista di almeno cinque ore ad Alan Rickman. Purtroppo, non l'ho ancora trovata, in mezzo a tutte quelle visite guidate a posti magici dove non ho desiderio di andare, e la cosa mi irrita alquanto.
Very good wig this time; much better length, more natural swing.
Per consolarmi, rivedrò il Red Nose Day dell'anno scorso, Harry Potter and the Secret Chamberpot of Azerbaijan (clip), dove una spaventosissima Miranda Richardson è Hermione, e il supremo Jeremy Irons cattura la voce di Snape.
Sinister looks.
Better cuff length - elongates the fingers. My idea.
...Slow blink...
God. I'm gorgeous.
domenica, novembre 28, 2004
Warhol alla Triennale? La parrucca bianca schiacciata piatta dentro una teca di plexiglass, I'll be your Mirror ripetuta ossessivamente che si sentiva in tutte le sale, Elvis e Ondine, i Velvet profili neri perfettamente riconoscibili, le sedie elettriche e i teschi, un divano enorme soffice per vedere sdraiati gli occhi di Andy fissarci dal soffitto, Rose vestita di turchese, e niente floating silver pillows.
venerdì, novembre 26, 2004
Da un paio d'ore, la pianta in vaso dell'ufficio è in piedi sulla mia cassettiera a norma. Come ci sia arrivata, non lo so con precisione. Mi osserva dalla punta delle foglie aguzze. Io fingo indifferenza.
giovedì, novembre 25, 2004
Leggendo Kitchen Confidential, pieno com'è di testosterone, di burro montato e di scalogno affettato sottile, ricordo volentieri il potere di vita e di morte che avevo sulla popolazione di Reggio Emilia durante gli anni dell'università, quando lavoravo in birreria. La gente trascura l'impatto che cuochi e camerieri hanno non solo sugli avventori dello specifico locale, ma sulla popolazione intera, in particolare sulla popolazione di una piccola città. La perfetta consistenza della speciale mayonese alcolica, consistenza incorruttibile per giorni alle temperature di cucina, colore identico dopo cottura in fornetto, gusto tondo, per esempio. Una maionese alcolica sbagliata può significare centinaia di bocche inacidite per tutta la notte, parole inacidite, guide inacidite, e il tutto fino al mattino. Nessuno vuole mangiare una maionese imperfetta nel sacro venerdì notte, nessuno vuole condividere romanticamente l'esperienza. E la spinatura della birra. Nessuno vuole iniziare la serata con un bicchiere di birra che finisce a due dita dal bordo del bicchiere, solo un po' di sciuma a cerchio appiccicata al vetro, pallido suggerimento di quello che dovrebbe essere una solida e bombata e bolliciosa sostanza dove immergere le labbra. Camerieri e cuochi sono mercenari che amano il cibo, è questo che li rende potenti. Un cuoco raffreddato può infuocare le gole di trecentocinquanta persone con un solo starnuto panoramico sui sottaceti, se quel cuoco è andato al lavoro nonostante la febbre perché ha davvero bisogno delle maledette cinquantamila della serata per andare la sera dopo al concerto di Nick Cave. E un cameriere può odiarvi, odiarvi a morte, se ordinate porto rosso con ghiaccio, e badate, troverà il modo di vendicarsi, usando il porto più scarso e travolgendolo di ghiaccio, l'avete voluto voi annacquato, e passerà voce in cucina di lesinare sugli stuzzichini. Ma se vi comporterete bene, se sarete gentili, sarà un cameriere quello che vi aiuterà ad ubriacare la ragazza che vi siete portati fuori con belle speranze, la ubriacherà sciogliendo gocciolone dense di drambuie nel suo cocktail leggermente alcolico alla frutta di stagione. E sarò un cuoco ispirato a costruire con le sue mani quel perfetto equilibrio di prosciutto crudo e funghi trifolati sul pane tostato, quello che troverete sotto i denti dopo quattro ore a guidare nella bassa reggiana senza una ragione comprensibile. Considerazioni da fare, queste, quando vi spruzzate di profumo sulla pelle docciata alle nove del venerdì sera. Qualcuno suda in cucina, le mani affondate nella maionese alcolica, e ha un grande potere su di voi.
mercoledì, novembre 24, 2004
Quizzino su Quizilla...

You're a Cale fan! You know everything there is to
know about John Cale and aren't afraid to share
it. Friends have suggested counselling but
you'd much rather just listen to Fear on
repeat...
What kind of Velvet Underground fan are you?
brought to you by Quizilla
martedì, novembre 23, 2004
Questa mattina, ho notato una gigantesca pianta in vaso dalle foglie aguzze nel corridoio dell'ufficio. Questa sera, ho notato una identica gigantesca pianta in vaso dalle foglie aguzze sul pianerottolo di casa.
Forse una pianta simile è comparsa anche vicino a voi, forse è comparsa contemporaneamente in diversi luoghi che frequentate. Tenete gli occhi aperti, ma non troppo vicino alla pianta perchè le foglie sono davvero molto aguzze. E non credete alla storia della svendita all'ipercoop, chi me l'ha raccontata aveva lo sguardo fisso. Chiudete bene la porta, stanotte.
lunedì, novembre 22, 2004
Ho letto da qualche parte, probabilmente su Marie Claire, che tenere sulla scrivania oggettini colorati da scrivania sarebbe un modo per compensare psicologicamente la mancanza di soddisfazioni sul lavoro. Oggi ci pensavo e guardavo la mia scrivania. Ho una grossa scrivania a color ufficio, sagomata senza un perché, dunque grigia e storta per espressa volontà del costruttore. Quando inavvertitamente ci appoggio sopra il cd di Frangments of A Rainy Season, quasi la sento sfrigolare per il contrasto emotivo. Sopra la scrivania grigia e storta e segnata dalle impronte emotive di Fragments, tengo due minuscoli oggettini colorati, un portafoto di plastica viola preso da Feltrinelli, che mi ricorda la camicia viola da dark che mi aveva regalato alle medie mio cugino fuori di testa, infilato nel portafoto c'è una striscia di Dilbert stampata e ritagliata. L'altro è una piccola valigia rosa di resina, rattoppata di resina blu e gialla, il naso e gli occhi di Diddl spuntano dalla chiusura. L'ho preso quando L. ha fatto il primo viaggio con me. E così, per proteggere il portafoto dark, la valigia ripiena e le impronte di Cale avevo portato un cactus molto spinoso, aveva un'aria intimidatoria. Poi il cactus ha inziato a sentirsi poco bene, come dargli torto. L'ho portato a casa e ora abita più felicemente sulla libreria, il ripiano della fantascienza. Al posto del cactus adesso tengo un sasso intagliato, ha gli occhi, il naso e la bocca, il ragazzo della bancarella a Bologna mi ha garantito che viene dalle miniere di Dartmoor, e che porta fortuna. Ha uno sguardo simpatico e sognante. E quasi nessuno osa avvicinarlo. Chissà che espressione ha, per gli altri.
domenica, novembre 21, 2004
Innanzi tutto, come andare al MET? In taxi, osservando le facciate chiare della quinta, sfilare poi con calma dalla portiera gialla gli stivali, e salire la scalinata voltandosi solo una volta verso la strada, per vedere quanto è diventata lontana. O in bus, perdendosi tre volte prima di arrivare non è ben chiaro dove. In subway fino alla Lexington, poi un po' preda dell'atmosfera spendereccia dell'upper east side, e arrivare con già le dita strette intorno a due vezzosi cordoncini di stoffa. O in subway lungo la Central Park Avenue, e poi attraversare il parco, su per colline e giù per prati, un paio di laghi e la statua di Romeo e Giulietta, che spiega bene perchè è una buona idea da adolescenti essere magrissime e coi capelli lunghi. Quando si sceglie l'ultima soluzione, il MET compare improvvisamente dietro gli alberi, molto bianco e solenne. Enorme. Cosa vedere? Cosa scegliere delle assurdamente ampie collezioni, tutto quel passato, il passato che l'America non possiede, ma che espone con tanto stile. L'arte egizia? Ci si sente quasi obbligati, per via di tutta quella roba egizia studiata alle elementari, così è un po' difficile dire no, ma comunque possibile, nonostante l'ingresso della sezione egizia si trovi comodamente dietro la cassa. Solo dal '700 in poi, solo dal '700 in poi, è necessario recitarlo come un mantra. Allora si inizia dal primo piano, corridoio fotografia. Lavori in gran parte contemporanei, sulle lastre quasi sempre New York, guarda, lì ci siamo stati ieri. Poi la pittura europea in fondo al corridoio, tele viste in tante mostre in Europa, tele che viaggiano. Turner, ed è come tornare alla National Gallery. Monet, Manet, Degas, visti a Ferrara, a Treviso, in Francia. Pissarro e l'inverno su Parigi. E in una sala più piccola e più buia le linee di Toulouse Lautrec, così curiosamente adatte a New York.
Niente Africa, niente Ocenania, niente Cina, si sceglie l'arte contemporanea dove le sale sono enormi e vuote i dipinti giganteschi. Arriva Autumn Rhythm, l'unico Pollock. Così complesso e impressionante da richiedere un'intera parete e una grande panca imbottita. Poi Warhol, e scendendo di nuovo Chagall, un incredibile piccolo Chagall, The betrothed, un piscina azzurra di Hockney, e infine Hopper, assolutamente limpido. E' la volta delle tentazioni, le Ande coloniali, un'inquietante e dorata sovrapposizione di leggende precolombiane e cattolicesimo. E sul ballatoio gli strumenti musicali, in un angolo l'arte haida, chiusa sotto vetro, l'arte haida che è così quotidiana sulla pacific west coast, così enorme in Dead Man.
Per trovare Vermeer bisogna scendere di nuovo al piano terra, alcune sale sono chiuse. Una delle ragazze dall'orecchino di perla ci guarda e sorride. Altra tentazione, lo shop, che ti fa credere che fuori piova, così meglio restare nello shop. Questo si è scelto, al MET. Percorso personale.
sabato, novembre 20, 2004
Oggi il MoMa riapre. Tutti al MoMa.
venerdì, novembre 19, 2004
C'era questa idea dell'amica E. di andare nel Ciapas a fare la guerriglia e diventare l'amante di Marcos. Poi non ha avuto le ferie in ufficio, per quanto parastatale, e così noi altri siamo finiti in Polonia con un VW-Campingbus. Marcos diventa comandante nella canzone dei Gang per ragioni di metrica e di relatività, ma Marcos è subcomandante, perchè lui è bianco e i comandanti sono gli indios, e perchè Zapata è vivo, Zapata cavalca ancora e un giorno ritornerà, proprio come hanno detto i Wu Ming. comandante comandante
quando il cielo cadrà sulla terra /questa guerra comandante
vedrai finirà /questa guerra comandante /vedrai finirà
finirà con un pranzo di nozze /con i piedi senza stivali
con l’orchestra che ci dà dentro /con mille fuochi artificiali
(The Gang - Comandante)
giovedì, novembre 18, 2004
Bollito misto con mostarda, il nuovo spettacolo di Daniele Luttazzi.
Venerdì 3 dicembre al Fuori Orario.
Bollito misto? Mostarda? Dopo aver visto sesso con Luttazzi, ho un po' paura.
Marino e Sandro Severini oggi viaggiano verso Lecce, e qui al reparto verniciatura non passano le ore. Così ieri c'è stata la birreria, fuori orario prego, oggi c'è il lavoro, questa mattina presto in banca per il risparmio, stasera lo studio e anche tutto il resto.
Vuoi mettere risorgere, Paz.
C'è una qualche compiutezza nella voce di Marino su quel verso. C'è una qualche compiutezza nell'aver lasciato Bologna. Amato un weekend postmoderno appena uscito, e venus in furs da un palco vuoto. L'anima rimbalza avanti e indietro nel tempo per necessità di narrazione, ma alla fine è sempre il presente. Il Fuori Orario è lontano, la notte è lunga, e la vita è breve, andiamo, osserverebbero Marcie e Piperita Patty.
mercoledì, novembre 17, 2004
You need, for God's sake, a decent chef's knife
Anthony Bourdain - Kitchen Confidential
Il maestro dice che la rigidità è cosa mentale, e bisogna concedere alla schiena di sciogliersi quando si entra nella posizione del cobra. Il serpente è dentro di noi, dice, come forma evolutiva più antica. Una volta ho sognato che ero un serpente. Strisciavo e potevo avvertire la presa della mia pancia di serpente sulla sabbia. Avanzavo a onde regolari, il movimento era piacevole. Certo è strano pensare alle proprie antiche forme evolutive mentre si sta immersi in un ambiente fradicio di cultura umana. Il parquet grezzo da danza classica, le grandi palle da ginnastica bianche sospese alla parete con un filo, enormi e lattiginose davanti ai faretti alogeni, i pesi di sabbia da fermare ai polsi e alle caviglie con i velcri rigorosamente rosa. La sbarra. E un nastro di musica ben amplificato da un impianto nuovo, impianto a cui io stessa ho contribuito con quello che ho speso l’anno scorso in lezioni di yoga in questo centro danza. Il nastro è una compilation di colonne sonore anni 80, blade runner, momenti di gloria, e mentre sciolgo la schiena nel cobra riconosco anche il tema di bella in rosa. Il maestro ha i capelli come Zichichi. Al banco mi timbrano un’altra lezione sul tesserino a scalare, il timbro rappresenta una ballerina in tutù. Fuori fa molto freddo, aria da neve, è quasi ora di sci. Arrivo a casa in tempo per vedere in piedi una coppietta delirante che ama prendere a pallettoni di gomma gli intrusi albanesi, naturalmente in attesa dell’autorità preposta. Aspetto il saluto sorridente di Giovanni Floris, ex corrispondente da New York. Alé.
martedì, novembre 16, 2004
Il centro commerciale ha tanti camini alti e sottili, tutti diversi per via della prospettiva. Ricorda Birkenau. A Birkenau l'ultimo camino in fondo oggi è una ciminiera della Fiat. Questi tramonti infuocati sul centro commerciale sono orribilmente tristi.
lunedì, novembre 15, 2004
Ma poi cos'è tutta questa voglia invernale di centrali eoliche, di bulbi di tulipani e di polder fangosi. E come ben si sa, spedirsi in giro per il mondo parcel post special delivery non è mai stata una buona idea. Peccato.
sabato, novembre 13, 2004
Un pomeriggio dello scorso ottobre a Times Square, la videocamera dell'amica V. è rimasta accesa per sbaglio. Rigirata tra le mani e trasportata lungo la Broadway, ha guardato il mondo con il suo occhio tondo. Sneaker rosa, stivali neri bassi, i nostri piedi insomma che camminavano su tutto quell'asfalto e quelle strisce pedonali. Un cop in piedi a braccia incrociate, a testa in giù e poi ruotato, lui sempre immobile. Le insegne luminose assurdamente enormi, lampeggiati, intermittenti e subito abbandonate per un'altra immagine luminosa. Le pubblicità degli show, un essere verde che avvolge il grattacielo come un vegetale, la ripresa che lo segue in alto. Poi l'enorme spazio bianco sul Marriot Marquis Hotel, la colomba stilizzata vestita a stelle e strisce. Democracy is best taught by example, not by war. Così si legge gigantesco su bianco, in una ripresa per un attivo immobile. Poi si vede una mano, fuori fuoco. La mano si avvicina lentamente, copre il Marriot, e poi chiude l'obiettivo della videocamera con il tappo. Buio.
Ricordo la polemica, disegnata sul Marriot all'inizio doveva esserci una bomba, secondo il progetto dalla Project Billboard, una no profit di Berkely, una bomba stilizzata e accesa, sempre a stelle e strisce. Ma la Clear Channel Communication aveva rifiutato, c'era stata una vicenda legale. Così poi è arrivata la colomba, due mesi a Times Square, nel cuore della contraddizione. Perchè potessimo vederla.
Così in quei due minuti di riprese c'è Times Square esattamente come l'ho vista davvero quel pomeriggio, con l'enorme colomba a stelle e strisce e confusa e a testa in giù e a flash improvvisi di luce colorata, senza filtro turistico, senza costruzione fotografica, senza gli zoom ragionati delle riprese. Come se avessi avuto in testa uno squid, come Lenny Nero in mezzo ai coriandoli di Strange Days.
giovedì, novembre 11, 2004
I told the German reporter that in literature, birds are ideas and fish are souls, and that metaphor surrounds us - and that all you need to do is be still and to ask, and the right metaphor will always present itself to you
Douglas Coupland, Polaroids from the Dead
In prima superiore avevo questa compagna di banco che portava la kefiah. L'accesso alle informazioni era quello che era nel 1987, il telegiornale, due rock station, la biblioteca comunale. Bastavano comunque per costruirsi una identità culturale. A vederci dalla cattedra offrivamo uno sguardo del tutto catatonico, i famosi adolescenti senza ideali, ma in realtà eravamo un banco impegnato, o almeno secondo noi. Io tendevo al dark e mi preoccupavo della guerra fredda. Lei tendeva al metal e si preoccupava della questione palestinese. Dopo la scuola frequentavamo Tosi Dischi, che aveva un'oscura saletta new wave nel retro e le borsine con i colori del Tower Records. La cattedra, in senso metonimico, si preoccupava per la nostra vita senza ideali, e raccomandava sempre ai genitori di impedirci di studiare con la musica, perchè ogni tipo di distrazione danneggia l'apprendimento. Figuratevi ora la scena, mia madre che entra in casa, la tv è accesa senza volume su Gorbaciov, da una radiolona gracchiante esce Sister Ray, e io quattordicenne traduco frasi di Cesare seduta accanto ad una coetanea avvolta in una gigantesca kefiah. Era omologazione, certo. Ma a questo pensavo leggendo di Arafat, a quanto tempo è passato da quando mi sono chiesta per la prima volta chi fosse davvero, alle traduzioni di Cesare, alla kefiah e a Sister Ray.
mercoledì, novembre 10, 2004
Diverse sono le unità di misura dello scrivere per dovere. Alle elementari, la maestra chiedeva una facciata di pensierini. Alle medie si dovevano riempire tre colonne di foglio protocollo sulle proprie tediose vacanze al mare. Alle superiori era preferibile arrivare al secondo foglio protocollo, e credo che il cinismo sia sorto in me proprio scrivendo la colonna finale del tema su Lucia, sputando parole false e mentendo solo per il voto. All'università invece si scrivevano gli essay, con i discourse marker tutti al loro posto, e l'unità di misura tipica da madrelingua anglosassone erano le parole. 400 words on satellite towns in the London commuter belt. I'll see you next week. In ufficio le traduzioni si misurano invece in paginette. Ho tre paginette da farti tradurre al volo, ce la fai in un'ora? Ma quante cartelle sono? Cartelle? Una cartella, 1800 battute. Battute? Vabbè, posso vedere il testo? Non l'ho ancora scritto, ma penso che saranno tre paginette, ce la fai in un'ora? E così la paginetta è un'unità di misura che corrisponde ad un numero cartelle tipografiche variabile dalle 2 alle 4. Di tutte le unità di misura del dovere, odio in particolare la paginetta, perchè è volutamente imprecisa, autoritaria, riduttiva. La paginetta la devi tradurre e basta, è poca cosa, non lamentarti, cosa ti importa di sapere esattamente quante cartelle sono. Preferirei un'unità di misura più onesta, che so, la pertica, l'ettaro, o magari la biolca. La biolca è la quantità di terra che il bifolco riesce a lavorare in un giorno con due buoi. Ho due biolche da tradurre dall'italiano al tedesco, ce la fai in mattinata? E non si può neanche immaginare di fuggire a Hogwarts, lì i compiti si misurano in pollici di pergamena. Twelve inches of parchment on the properties of moonstone and its uses in potion-making, to be handed in on Thursday.
martedì, novembre 09, 2004
- Guck mal das Sandmänchen ist heute Astronaut
- Wo ich herkomme, heißt es Kosmonaut
- Wo kommst due denn her?
- Aus 'nen anderen Land
Ho cambiato orario in piscina per evitare il corso di acquagym. L'acquagym mi irrita per via della musica improbabile, mi deprime a causa dell'effetto harem, e per questo desidero che il corso di acquagym scompaia per sempre, o almeno mentre io fatico in corsia per la gloria. Ma purtroppo l'acqugym c'è a tutte le ore, non solo in pausa pranzo, come credevo quando ho immaginato appunto la ballata dell'acquagym in pausa pranzo.
La ballata dell'acquagym in pausa pranzo
Anna ha trent'anni e un bel nome palindromo.
Anna ha un ufficio e un'auto tutta tonda.
Anna ha un marito e un forno a colonna.
I capelli nel silicone e un costume marittimo.
Anna ha gli occhi azzurri come l'acqua della piscina comunale.
E saltella, saltella, non sa il perché.
Porta i pantaloni a vita bassa, quando le va.
Anna ha i capelli lunghi come una giornata a lavorare.
E saltella, saltella, non sa il perché.
Porta le infradito morbide come la gomma.
Anna ha le lentiggini come da bambine.
E saltella, saltella, non sa il perché.
lunedì, novembre 08, 2004
Posso evitare di scrivere sulla Notte dei blogger? Vi prego. Non so cosa dire.
domenica, novembre 07, 2004
You better run
Link a SFGate via Zio d'America
C'è un grosso elefante nella stanza. Nessuna intenzione di ignorarlo.
You better run
You better run to the City of Refuge
You better run
venerdì, novembre 05, 2004
Sono così triste. Vorrei avere un gatto in testa. Aiuterebbe.
Oggi Sam sulla lista di John Cale era sorpreso di sentire la mia voce dall'altra parte dell'oceano. Via Jitterbug, altre voci sull'oceano. Non dobbiamo essere sorpresi.
giovedì, novembre 04, 2004
Che poi tanto silenziosa questa maggioranza non è. Solo è lontana, barricata dentro le chiese prefabbricate, nascosta dal grano alto tre metri, dietro una porta a zanzariera con le falene spiaccicate, impegnata a spalmare burro di arachidi sul pane per cinque bambini a pranzo. Quindi è l'opinione di Manahattan, ipod in tasca e parole nella testa da stampare, contro quella del Texas, petrolio sotto i piedi e redini alla mano. Let's face it.
Che esasperazione. Ma che si deve fare? Capisco che non importi qualche bandiera smoggosa appesa ai terrazzi, che non importi qualche milionata di persone che cammina per strada con quella stessa bandiera. Ma mioddio, Patti Smith ha detto che lei è una artista americana e che ha colpa di tutto. Springsteen ha regalato a Kerry il plettro fortunato. Gli Yankees si sono fatti battere dai Red Sox. Eminem ha mandato il suo pubblico a votare, pantaloni da rapper, catenoni e tutto. Garfunkel emozionatissimo ha cantato America davanti al Colosseo tutto sommerso di palloncini "tell an american to vote". E Chomsky ha pazientemente spiegato e rispiegato cosa è successo l'11-9 e perchè, come davanti ad una classe benintenzionata, ma purtroppo ottusa. Insomma, ma che si deve fare con questa terrificante maggioranza silenziosa, che tiene ben chiuse porte e finestre per non far scappare via i valori forti della famiglia?
mercoledì, novembre 03, 2004
Immagino lo sguardo perplesso degli inglesi, nel veder partire il Mayflower. I puritani se ne andavano per la loro strada, con tutto il loro bagaglio di ideali necessari. E immagino il sollievo dei padri pellegrini, nel vedere l'Inghilterra farsi lontana e nebbiosa, addio alla vecchia corrotta Europa, troppo carica di storia per essere pura, per capire il futuro. Ed è finita così, noi zitti e tormentati ai piedi della loro grande potenza, a guardarli decidere ancora secondo la morale e la paura. Noi sempre vecchi e irrisolti, con un milione di dubbi, noi che nei film restiamo i cattivi con il mantello e l'accento britannico. Loro sempre disposti a tutto pur di sentirsi perfetti e felici. Obbligati a tutto.
E così alla fine deciderà davvero l'Ohio, il Great Ohio Desert. O la scopa del sistema.





















