giovedì, settembre 30, 2004
Durante le vacanze, il quartiere era la serenità suburbana stessa. Tornavo a casa e vedevo la bambina di sei anni che disegnava sul marciapiede i numeri della settimana. Il gatto che dormiva arrotolato sotto un albero, affondato in una pila di foglie. La mamma all'ombra con la carrozzina blu. I ragazzini che giocavano a calcio nel parco. Mancava il bambino vestito alla marinara con il cerchio a correre sull'erba, ma insomma. Poi è iniziata la scuola. E ora i bambini del quartiere sono compressi e ansiosi, e al pomeriggio finiscono afferrati da una follia collettiva. Temo che presto finiranno in una trama tipo signore delle mosche. Oggi hanno suonato in cortile atrocissime note al flauto dolce, poi alcuni hanno improvvisato Samarcanda, sempre al flauto dolce, e gli altri gridavano ridere ridere ridere ancora ora la guerra paura non fa.
Ma si, diciamolo che Spiderman 2 è una scemenza. Il supereroe che vuole essere solo umano è un'idea vecchia come il cucco, e qui è pure affogata nell'apatia da effetto speciale. Ma il costume da supereroe che macchia nella lavatrice a gettone, che meraviglia malinconica.
mercoledì, settembre 29, 2004
Ieri sera durante l'happy hour ho lasciato per il bookcrossing Ombre sulla luna di Arthur Clarke su un tavolo dell'Irish pub di Modena. Qualcuno vada a prenderlo per favore e se lo porti a casa, perchè io sono in pensiero, povero libro solo, prima che qualcuno ci rovesci sopra una Guinness.
Aiuto! Perchè non si vedono più i link? Accorruomo!
E' orribilmente vero quello che dice Scelli, che non si può parlare di riscatto, perchè se la Croce Rossa perde neutralità perde tutto. La guerra sporca le mani non solo di sangue, ma anche di petrolio e di inchiostro per banconote, altro che missili intelligenti. Atterra il volo su Ciampino e che si può fare se non essere felici e guardare uno schermo e fare domande, e zittire i politici rissosi con un educatissimo "per favore, ché non ho voce", come Giovanni Floris ieri sera.
martedì, settembre 28, 2004
Want a Gmail? Then answer this easy questions.
Who was the coolest guy in the velvets?
The first to answer correctly gets an invitation.
lunedì, settembre 27, 2004
Ho mal di gola. Molto mal di gola. Sempre meglio che avere cefalea virgola coma virgola morte, cioè quello che viene promesso nel foglietto dell'antibiotico. Due anni fa usavo un fantastico spray omeopatico alcolico, era come nebulizzarsi grappa sulle tonsille. Poi hanno abbassato la gradazione alcolica e ora non serve più a niente. Ho giusto in casa delle pastiglie di echinacea scadute l'altro ieri. Detesto le pastiglie enormi con la capsula solubile da mandare giù intere. Allora le svito e faccio in casa lo scriroppo, con la spremuta d'arancia e il miele. Da un punto di vista olistico è un ottimo rimedio. La spremuta idrata, il miele uccide i batteri, l'echinacea rafforza il sistema immunitario. E soprattutto tiene occupati e fiduciosi mentre si aspetta che passi il mal di gola. Perchè poi passa. Ci vogliono circa due o tre giorni.
domenica, settembre 26, 2004
Lo spot di Spike Lee dovrebbe disturbarmi. L'icona culturale, il regista cool, l'intento doppio. E invece non succede. Lo guardo sempre per intero, guardo le espressioni delle donne russe col fazzoletto, dell'uomo asiatico al mercato, ascolto la voce. E ogni volta aggiungo un cartello immaginario dopo la chiusura. Che mondo sarebbe oggi? Lo stesso, naturalmente. E non è un commento amaro, badate, perchè Gandhi ha ovviamente cambiato il mondo, media o non media, e ha ovviamente toccato le persone, maxischermo o non maxischemo, satellitare o non satellitare. A me raccontò di Gandhi la maestra delle elementari, non avevamo neanche una foto nel sussidiario. E comunque lui probabilmente non avrebbe voluto usare il telefono satellitare, e avrebbe sorriso gentilmente a Bill Gates, dicendogli "non compro niente buon uomo".
Allora l'intento non è solo doppio, è triplo. Forse quadruplo. Come la lettura. Spike Lee usa l'icona culturale per creare un'atmosfera e vendere un prodotto, perchè è il lavoro per cui lo pagano. Fa un piccolo bellissimo film che tocca le persone, perchè ha il potere di farlo. Un piccolo film che dice che mondo bellissimo potremmo avere, solo volendolo, proprio come in What a Wodenderful World. E ricorda che in ogni caso, per quanto siamo ottimisti per via degli elettrodomestici, è sempre l'uomo coi sandali quello che cambia il mondo.
sabato, settembre 25, 2004
Ringrazio pubblicamente l'amica B., per avermi chiesto di posticipare il viaggio a NY di una settimana, la seconda invece della prima di ottobre, per ragioni di contabilità aziendale. Ringrazio anche la contabilità aziendale, per le sue dinamiche misteriose e in questo caso provvidenziali. La Lufthansa per la gentile collaborazione nella scelta delle date dei voli. John Cale per la scelta delle date del suo tour americano, in occasione dell'uscita di Hobosapiens negli States.
10/05 Boston, MA Paradise Rock Club
10/08 Pittsburgh, PA The World
10/10 Charleston, WV Mountain Stage
Oct 14 New York City Avalon (formerly the Limelight)
10/11 Philadelphia, PA World Café Live
10/18 Athens, GA 40 Watt
10/19 Asheville, NC The Orange Peel
10/24 Milwaukee, WI Shank Hall
10/25 Chicago, IL Double Door
10/26 Detroit, MI Magic Bag
venerdì, settembre 24, 2004
A mezzanotte di oggi comincia lo Yom Kippur. A cosa penserà Jikan.
And who by Fire
And who by fire, who by water,
And who in her lonely slip, who by barbiturate,
And who by brave assent, who by accident,
Leonard Cohen
"That song derives very directly from a Hebrew prayer that is sung on the Day of Atonement, or the evening of the Day of the Atonement: Who by fire, who by sword, who by water? According to the tradition, the Book of Life is opened and in it is inscribed all those who will live and all those who will die for the following year. And in that prayer is catalogued all the various ways in which you can quit this veil of tears. The melody is if not actually stolen, is certainly derived from the melody that I heard in the synagogue as a boy. But of course, the conclusion of the song, as I write it, is somewhat different: "Who shall I say is calling?" Well, that is what makes the song into a prayer for me in my terms, which is who is it or what is it that determine who will live and who will die? What is the source of this great furnace of creation? Who lights it? Who extinguishes it?"
Who in the sunshine, who in the night time,
Who by high ordeal, who by common trial,
Who in your merry merry month of may,
Who by very slow decay,
And who shall I say is calling?
Who in these realms of love, who by something blunt,
And who by avalanche, who by powder,
Who for his greed, who for his hunger,
And who shall I say is calling?
Who in solitude, who in this mirror,
Who by his lady’s command, who by his own hand,
Who in mortal chains, who in power,
And who shall I say is calling?
Leonard Cohen, 1979
giovedì, settembre 23, 2004
Ma tu guarda, è il compleanno di Ray Charles e Google gli ha dedicato la prima o del logo. Però è anche il mio, di compleanno. Se guardate bene, dietro la l verde ci sono io piccola piccola che mi nascondo.
martedì, settembre 21, 2004
Qualche volta, quando arrivo in ufficio, mi prende la strisciante sensazione che qualcosa non torni. Che l'informatizzazione sia tutta una gran fregatura. Poi penso, ma no, ma dai, non sei forse felice con linux a casa, con firefox, con la tua gmail, e poi al lavoro non ti hanno ancora costretto a passare a xp (expensive? explosion?) e puoi usare 2000, potrebbe andarti peggio. Allora scuoto la testa, osservo un po' il panorama industriale fuori dai vetri, e premo control+alt+canc per iniziare.
control+alt+cance per inziare.
Prima o poi capirò cos'è che non torna.
domenica, settembre 19, 2004
Dovete sapere che alla notte, l'omino nel mio cervello ogni tanto controlla l'ora, e mi sveglia poco prima dell'allarme, in modo che io non venga traumatizzata dal mattino. Per controllare l'ora, l'omino nel cervello osserva i grandi numeri rossi sulla mia radiosveglia luminosa. Quando va via la corrente, la radiosveglia perde l'ora, e i grandi numeri rossi lampeggiano, allora l'omino del cervello mi sveglia così posso sistemarla.
Questa notte verso le tre le cipolle hanno urlato vendetta, e io sono rimasta per un po' sospesa in un buio onirico caldo e confuso. Non ero abbastanza sveglia per alzarmi ad aprire la finestra. Così per avere qualcosa da guardare mi sono girata verso la radiosveglia. Lampeggiava. Strano, ho pensato, che l'omino del cervello non mi abbia avvertita. Ma non ero abbastanza sveglia per sistemare l'ora, così sono rimasta a guardare i numeri. Lentamente, mi sono resa conto che potevo controllare la loro frequenza, farli lampeggiare come volevo. Più veloci, più lenti. Curioso, pensavo nel mio buio onirico caldo e confuso. Allora, molto lentamente, ho capito. I grandi numeri rossi non lampeggiavano affatto. Era solo che io non potevo vederli, nell'istante in cui sbattevo le palpebre.
Blink. Blink. Blink.
sabato, settembre 18, 2004
Volevo raccontarvi del vero testo di Heroin, perchè c'è un vero testo andato perduto per colpa di Lou Reed, poi volevo parlarvi dei fratelli Ramone, e dello strano sogno di stanotte ambientato in un auditorium, e delle implicazioni mediterranee del libro di Murakami. Ma è tardi e devo andare a Medicina alla sagra della cipolla fritta.
In ogni caso, sappiate che
Fio è tornata!!!
giovedì, settembre 16, 2004
Tra un temporale e l'altro, fondo melmoso e nubi incombenti, oggi pomeriggio ho preso la mia prima lezione di tiro con l'arco. Mi sono presentata in abiti tennistici, perchè dato il diluvio della mattina avevo pensato che la lezione fosse rimandata e così avevo prenotato al suo posto un'ora di squash da terapia rapida post ufficio. Poi ero andata a dare un'occhiata ai paglioni dell'arco giusto per curiosità. Ma gli arceri erano lì, affondati nella melma, impavidi. L'istruttrice mi ha squadrato bene, per capire se avevo in mente di emulare quale olimpionico dello sport sbagliato, oppure Legolas in versione week end. Avendo concluso che ero lì semplicemente per sbaglio, mi ha rifilato un arco da signorina, e ha inziato a parlare della differenza tra frecce in carbonio e frecce in alluminio. Dopo una ventina di minuti di preambolo tecnico, durante il quale ho imparato un sacco di cose che non ricordo più, ho notato che il volto dell'istruttrice si faceva, come dire, scuro. Inoltre l'erba sembrava di un verde più bottiglia, e il cielo di un blu più nerastro. Quando un pipistrello ha svolazzato allegramente in mezzo a noi, mi è sorto il lievissimo sospetto che stesse imbrunendo. In effetti quando l'istruttrice ha esclamato "e ora tiriamo", ho guardato in direzione del paglione e ho visto una indefinita sagoma scura, probabilmente il custode della polisportiva nell'atto di riporre per la notte gli attrezzi da giardiniere. Ho incoccato la freccia (credo), allineato le spalle (spero), teso la corda o come si chiama, fissato lo sguardo dritto davanti a me nel buio e ho chiesto: "e adesso cosa faccio?". "Lascia la corda!" ha risposto l'istruttrice. Così, mentre il pipistello mi osservava perplesso dall'alto, ho tirato. Non so cosa ho preso perchè era buio pesto, comunque mi dicono che il suono era quello giusto. Andrà bene così. D'altra parte l'arco non è un'arma, io ero vestita da tennista e l'unico testimone scomodo era il pipistrello, quindi dov'è il problema.
martedì, settembre 14, 2004
Che dire dell'opportunità di una produzione hollywoodiana sulla Guida galattica per autostoppisti. Già, che dire. Qualcosa di orribile a proposito della carta bianca che Douglas Adams è costretto a offrire sul suo testo? Qualcosa di banale sulla decadenza dei nostri tempi, in cui i miti dell'europa vengono venduti e comprati disinvoltamente sul mercato della grande produzione? Qualcosa di laconico sulla vana speranza che, se proprio non si può rinunciare ai clique da grande pubblico, perlomeno si pronunci in inglese appropriato? C'è chi dice che dovremmo piuttosto tornare al fascino della serie BBC in cofanetto VHS. Alla trasmissione radiofonica. Alla poesia Vogon su carta. Chissà. Io, da parte mia, sostengo che non solo scendere dagli alberi è stato un grosso errore, ma che non avremmo mai dovuto lasciare gli oceani
lunedì, settembre 13, 2004
La collega torna dalla maternità sorridente e coi vestiti di mille colori, in netto contrasto col mesto grigiore aziendale. Mi mostra le foto della figlia di nove mesi, molto carina indeed, con grandi occhioni azzurri. Che occhioni azzurri, dico, sperando che il commento risulti grandito. Si, risponde lei, somiglia tutta a mio marito, io ho gli occhi così scuri, e spalanca gli occhi castani, che in un anno di maternità hanno perso l'opacità da ufficio e brillano allegri. Si, vorrei rispondere, i tuoi sono scuri, ma di certo hanno l'allele azzurro recessivo, altrimenti tua figlia non avrebbe quegli occhioni azzurri, pensa, adesso sai di avere l'allele azzurro recessivo, o lo sapevi già?
Ma sto zitta. E' meglio.
domenica, settembre 12, 2004
E adesso, chi ce l'ha il coraggio di andare a vedere Vera Drake?
sabato, settembre 11, 2004
Dunque la bandiera della pace è lì sul balcone da quasi tre anni, ormai. Non è cambiata, non è ingrigia, e neppure sbiadita. Il che significa semplicemente che nella zona c'è poco smog.
martedì, settembre 07, 2004
Una mattina di agosto me ne stavo ad una fermata dell'autobus a North Vancouver. Pensavo, se passa Douglas Coupland che faccio? Se è a piedi lo fermo, deciso. Ma cosa gli dico?
Cose da dire a Douglas Coupland, pensate aspettando l'autobus a North Vancouver.
- Adoro quella poltrona fatta con i palchi di caribù, l'ho vista sul tuo sito. Sono palchi vero? I caribù hanno i palchi, non le corna, giusto?
Ieri è uscito il nuovo romanzo di Douglas Coupland, Eleanor Rigby, che tanto per cominciare ha una bella copertina.
- Sai, noi non avevamo le piscine in giardino fatte a rene, come nella vita dopo dio, però stavamo delle ore a parlare immersi nella piscina dei piccoli alla comunale, dici che vale lo stesso come ricordo post-adolescenziale?
- Anch'io da bambina avevo una paura folle della bomba atomica. Ti prego, ammetti che questo ci rende spiriti affini!
- Che tu sappia il 57 barrato va bene per Capilano?
lunedì, settembre 06, 2004
Vi succede mai di pensare no, no, così è troppo facile. Troppo facile stare immersi nelle comode poltrone rosse della sala rossa del cinemateatro intellettualmente consapevole, con sconto agis ogni giorno che sia non festivo, in un paese che ha ancora il busto di Lenin in piazza, o almeno ce l'aveva ancora qualche anno fa, se n'era parlato sulla gazzetta locale quando lui aveva pianto lacrime di latte. Troppo facile seguire le premesse, le prove, le conclusioni di Michael Moore, così limpide, naturali, accattivanti. Troppo facile chiudere ascoltando le parole di Orwell e di Neil Young, andarsene a casa con in testa Keep on rockin' quando Orwell, guarda la coincidenza, lo si leggeva proprio negli anni del Mandela Day al Wembley, negli anni in cui usciva Freedom, e quelle erano poi le armi emotive con cui si affrontavano le manifestazioni contro la prima guerra del golfo. E' una curiosa sensazione diventare un target di mercato. Prima la VW cerca di venderti la Golf facendoti ascoltare Bowie su una immagine di Wharol, perchè non si sa mai che tu magari a furia di ascoltare Bowie e leggere di Warhol ti sia preso una laurea al DAMS e poi ti sia trovato un lavoro e dunque abbia dei soldi per comprarti la Golf. Poi un editore pensa che magari hai trent'anni e un lavoro, e allora sei triste per via del lavoro, e ti piacerebbe distrarti con i cartoni dei robot che guardavi a sei anni, e mette sul mercato un confanetto fatto apposta per te. E a quel punto arriva Michael Moore e vuole convincerti della sua teoria sui Bush e sui Bin Landen, allora ti presenta i fatti, che peraltro sono noti ed evidenti, te li racconta con sarcasmo disilluso, proprio quello con cui sopravvive nel mondo la tua generazione, e poi non contento ti afferra forte per l'anima, quella che ha avuto paura quando ha letto Orwell e che voleva essere a Welmbley al Mandela Day, e che è andata da Tosi Dischi il giorno che è uscito Freedom. No, troppo facile così. Stare seduti ad ascoltare esattamente quello che si vuole sentire. Perchè forse col tempo, senza accorgercene, ci siamo nascosti dentro una bolla indipendente, da cui non abbiamo in fondo voglia di guardare fuori.
domenica, settembre 05, 2004
All'Indi(e)pendent Day ieri nessuna rivelazione. Musica e basta, così così, discreta, buona, ottima. Ma nessuna rivelazione. Elwood! La bbbanda! Niente del genere, insomma. Credo fosse di Mark Lanegan la splendida e cupa voce che sentivo dal parcheggio e dalla polverosissima festa dell'unità. Poi sono entrata e la voce non c'era più. Allora sono stata molto indecisa se comprare un paio di pantaloni con le righine, ma poi non li ho presi perchè i Libertines mi stavano mettendo di malumore. E la piadina non era abbastanza bisunta. E la birra era praticamente analcolica. I Franz Ferdinand invece erano alcolici, per fortuna, ma forse non ero abbastanza vicina al palco, forse non ero abbastanza vicina a Glasgow, non lo so. E i Sonic Youth mi sembrava di non sentirli da dieci anni. Forse perchè non li sentivo da dieci anni.
Weird.
sabato, settembre 04, 2004
Stasera a Bologna Parco Nord? Io sono decisamente un tappo, e come ho già spiegato ho i capelli spinaciosi e il nasone. Indosserò una maglia grigia con la scollatura sbilenca e un paio di jeans normali. Almeno credo, perchè da qui al pomeriggio potrei cambiare idea. Grazie, direte voi, una sacco di gente avrà i capelli spinaciosi, il nasone e la scollatura sbilenca. Vero. Immagino non vi aiuterà sapere che avrò in mano una bottiglia di birra, probabilmente già vuota quando mi incontrerete.
giovedì, settembre 02, 2004
Ma la pista delle biglie, Giovanni Floris, l'ha fatta da solo? Qualcuno deve averlo trascinato per i piedi... forse mi sono persa la prima parte dello spot, peccato.
Torna Ballarò!!!
Non avevo voglia di vedere Rose Red, proprio no, la solita casa stregata, lo sfigato, la psicologa, la bambina che disegna e poi il disegno succede davvero, le convenzioni, insomma. Ma avevo voglia di vedere qualcosa di colorato, di buio, di facile. Qualcosa che si potesse vedere stirando. Entertainment. Rose Red, insomma, l'ho guardato. E c'era questa bella faccia britannica, e ho pensato, e tu chi sei, io ti conosco. Allora ho cercato sul giornale. Era Julian Sands, che poi ha fatto tante cose, ma che prima di tutto era incollato sul mio diario delle medie, sotto forma di foto ritagliata, ai tempi di Room with a View.
mercoledì, settembre 01, 2004
Christopher Walken mi mette paura. E' colpa di qualcosa che ho visto negli anni 80, quando il cinema era cellulosa radioattiva, piena di disastri nucleari e disperazione sgranata. Amo Woody Allen. Quando Woody Allen ha messo Christopher Walken a fare il fratello spicopatico di Annie Hall io ho pensato, ecco, sono pazza, ma almeno siamo in tre. Per questo alla notte, quando guido, vedo i fari delle auto che vengono nella direzione opposta, e penso a Christopher Walken, poi a Annie Hall, e a Woody Allen, e mi consolo.
Miranda Richardson invece mi mette angoscia. E' colpa di qualcosa che ho visto negli anni 80, quando il cinema era cellulosa piena di Rupert Everett e storie come ballando con uno sconosciuto. E amo Cronenberg. Quando Cronenberg ha messo Miranda Richardson in Spider a fare la madre orrenda e vittima di Ralph Fiennes psicotico e indifeso, ho capito chiaramente il perchè amo Cronenberg. Detto per inciso, mi mettono angoscia anche i gasometri, quindi non ci sono dubbi del perchè amo Cronenberg.
Di Tim Burton sapete già. Quindi nessuna sorpresa che proprio lui abbia messo Miranda Richarson e Christopher Walken insieme dentro Sleepy Hollow, a fare la strega vendicativa bionda e il cavaliere senza testa rispettivamente.
E ora dov'è Christopher Walken? E' dentro la rassegna Mezzanotte a Venezia, a fare non voglio neanche sapere quale personaggio paurosissimo. Nella stessa rassegna c'è anche Eros Puglielli, con occhi di cristallo, un thriller psicologico che già mi mette inquietudine solo a sentirlo nominare, perchè Eros Puglielli ha diretto Dorme e il Pranzo Onirico, e li ho visti ad occhi sgranati.
Venezia è ghiotta come la casetta di marzapane, con le pareti di Mike Leigh, le finestre di Hayao Miyazaki, le sedie di Mira Nair e la porta di Wim Wenders. E non c'è la strega cattiva, neppure fuori concorso, perchè è stata esclusa.



















