lunedì, agosto 30, 2004
A Reggio Emilia succedeva di correre la maratona. Era la maratona delle quattro porte, ogni anno una sera di maggio, che esaurita in un una manciata di minuti preserali la versione competitiva, si trasformava in una massa di cittani tutti sulla via emilia con tuta da ginnastica e numero sulla schiena, che correvano e afferrano succhini di frutta nel tetrapak, per poi camminare il resto della serata qua e là con aria sudata e mondana, guardando chi c'era e chi non c'era. Poi la StraRotelle, corsa sui pattini molto anni ottanta, che orde di bambine dell'artistico affrontavano con entusiasmo, seria preparazione atletica e totale mancanza di orientamento, perchè a nove anni la viabilità non è cosa di cui preoccuparsi, e così i ricordi sono di tanto, ma proprio tanto asfalto, e strade che non sapremmo più dire se esistevano davvero. Poi la corsa campestre alle superiori, l'allenamento per la quale garantiva una giustificazione in due materie il giorno dopo, in un certo liceo scientifico che aveva i complessi di inferiorità verso l'altro liceo scientifico più da ricchi, e allora ci si rifaceva con lo sport. E comunque meglio correre che essere interrogati in Manzoni, si ragionava. Poi la manifestazione contro la guerra del golfo, la prima guerra del golfo, che non era una maratona, quella, ma si era fatto lo stesso percorso della quattro porte, e fatica tanta, perchè si era la generazione della bomba atomica e si aveva paura della guerra, e quindi si saltava e si urlava e si cantava blowing in the wind. Si è corso parecchio insomma, in città, negli anni, per tanti motivi.
E' chiaro poi, che qualche reggiano ha corso di più di noi, e corri corri è arrivato ad Atene, una sera di agosto, e non sembrava neanche stanco.
domenica, agosto 29, 2004
E così Negroponte, essere digitali e tutto, si è seduto ad un tavolo di conferenza ieri, e guardando alla propria destra, qualche relatore più in là, ha visto Gasparri. Sempre che abbia guardato.
Lavorare in un campo che mette seduti allo stesso tavolo Negroponte e Gasparri, dove si legge Microservi e poi si usa MSAccess per gestire la lista della spesa, per non menzionare lo spettro di Longhorn, dal quale pare che ci salveremo fino al 2006, mi sta procurando un violento senso di alienazione.
sabato, agosto 28, 2004
La Heimweh è quando senti nell'aria profumo esatto di Currywurst. Quando ti sembra che sia proprio ora di birra ed è ancora mattina. Quando poi alla sera la birra la ottieni, ma la schiuma termina appena sotto il segno della pinta, e nessuno se ne lamenta.
giovedì, agosto 26, 2004
Cronache polacche. Le autostrade polacche sono gratis, tranne rari casi in cui si pagano 5 zloty, che non sono poi pochissimi, quando con la stessa cifra si può ottenre un bel piatto di pierogi ripieni di patate e formaggio e ricoperti di cipolla dorata. Comunque in generale le autostrade polacche sono gratis. Sono anche piuttosto dritte e monotone. Attraversano le foreste, e allora ospitano i venditori di funghi. Secondo le guide e gli amici beninformati, chiunque si trovi sul ciglio dell'autostrada è un potenzialmente pericoloso criminale pronto a rubarti il veicolo all'istante, smontarlo, mettere i pezzi nel cestino dei funghi, e rivendere il tutto il giorno dopo sui diversi avidi mercati dell'est. Peccato perchè i funghi avevano un ottimo aspetto. Oppure le autostrade attraversano i campi, e allora si vedono le cicogne, che le immaginavo con le zampe più lunghe. Ma la cosa più interessante delle autostrade polacche è indubbiamente la pavimentazione. Gli svincoli sono fatti di minuscoli ciotoli rossicci, di cui si può immaginare l'effetto confort. Mentre l'asfalto può essere di due tipi, variegato o viennetta. Nel primo caso il fondo è decorato irregolarmente da un sottile filo di asfalto scuro in rilievo, nel secondo è ondulato in modo ispido e costante. Nonostante ciò, dentro al Camping Bus è tecnicamente possibile servire un buon caffè con la moka da 5 mentre si ascolta Neil Young.
mercoledì, agosto 25, 2004
Davvero un gesto squisito, da parte di Nick Cave, mettere online tanti excerpt del nuovo album in uscita, non trovate?
martedì, agosto 24, 2004
Abitando a Modena credevo di aver visto ogni genere di senso unico immaginabile. Sensi unici istituiti nottetempo, come se si trattasse di una questione improrogabile. O cambiati di verso improvvisamente, sperando che nessuno ricordi che il giorno prima erano al contrario. O interamente trasformati in rotonde dopo lunghi e penosi scavi. Ma c'è di peggio, io l'ho visto, e l'ho anche percorso in bici. E' il senso unico che cambia verso a seconda dell'ora del giorno. E' ad Amburgo. Meine Güte.
domenica, agosto 22, 2004
Berlino. Istruzioni per una tappa notturna improvvisata. Comprate su eBay un Camping Bus VW dell'85. Fate il pieno con il biodiesel all'olio di colza. Lasciate il Ring all'altezza di Pankow, e andate dritti verso Alexanderplatz. Parcheggiare il Camping Bus dietro il Rotes Rathaus. Procuratevi una tazza di Gemüsegericht des Tages in Kastanienallee e qualche Naan assortito. Poi un certo numero di birre. Andatevene in giro finchè crollate di sonno. Durante la notte, veglierà su di voi la guardia del Rotes Rathaus, che ogni mezz'ora fa un giro completo sfilando in modo inquietante al di là delle vostre tendine marroni. Al mattino, squagliatevela prima delle nove, perchè lì nel mezzo della storia è zona disco.
venerdì, agosto 20, 2004
"Schönes Rot, das sich nicht fotokopieren läßt."
Uwe Timm, Rot
Amburgo accoglie con una certa aria berlinese, e una Astra per stemperare la sete da volo Ryanair, ma qualcosa non torna. Ci sono tedeschi ovunque. Una proporzione di tedeschi altissima, innaturale. Tedeschi in canoa lungo i canali, tedeschi in bici sulle ciclabili, tedeschi che grigliano maiale sulle sponde dell'Amstel.
L'amico A. spiega che sei mesi ad Amburgo non l'hanno reso tedesco, anche se gli hanno procurato un riflesso che gli impedisce di camminare sui ciottoli rossi delle ciclabili, come se scottassero. Poi racconta della gara locale di corsa intorno all'Amstel, due persone e una cassa di birra, all'arrivo la birra deve essere finita. Osservo i nostri piatti, ognuno di noi ha spremuto sul bordo il suo mucchietto di ketchup e di senape. Si diventa tedeschi in fretta.
giovedì, agosto 19, 2004
Il vicino ieri sera ha lavato la moto. Ci ha impiegato un'ora abbondante, la stessa che io ho impiegato vagando senza meta per il web. Lui oggi ha la moto lucidissima.
Dopo la chiesa di Leida che ospita in navata laterale una magnifica spina per la birra, e dopo i preti di Montmarte che confessano i fedeli dentro studi vetrati, seduti dietro pesanti e serie scrivanie di legno scuro, in un certo senso veri avvocati del peccatore, credevo di aver visto tutto. Ma mon ero mai stata in San Pietro d'estate. Pensavo che la casa di dio mi avrebbe accolto con piacevolmente frescura. C'erano i metal detector, e d'accordo. Quello che non mi aspettavo erano i figuri in completo scuro e cravatta all'ingresso che facevano tu-si-tu-no come davanti ad una discoteca. Niente pantaloni corti, niente spalla scoperte, questo si sapeva, ma credevo ci fosse un prete in carriera, un frate barbuto sandalato, una suora con le righine azzurre, una guardia svizzera pagliacciosa, che ne so. Allora sfilo con aria indolente e annoiata, come si fa all'entrata in un locale con selezione all'ingresso. Funziona. Ma sopresa di nuovo, all'interno ci sono i buttafuori. Mi osservano con sospetto, fanno cigolare le scarpe di cuoio lucide. Quando mi siedo vengono a scrutarmi per controllare se sto pregando. Mi indicano un cartello, dice "sacramento della confessione", dietro di questo, una lunga fila di tradizionalissimi confessionali bui, con grata. Ma anche con bandiere nazionali a indicare la lingua del confessore. La confessione non è obbligatoria, comunque, nessuno ha da ritire all'uscita. Sono fuori, e so un po' di incenso. Chissà se l'incenso cadrà sotto la nuova legge contro il fumo nei locali pubblici, mi chiedo.
Tra una finale di salto ostacoli e una partita di pallanuoto mi rendo conto che sono tornati. Gli aerei sulla mia testa. Sono contenta che abbiano riaperto il Marconi, tra un mese e mezzo ci volo anche io. Sono tornati anche i fascicoli in tv, in particolare l'utilissima raccolta di coltelli tipici, con il roncolino della valcamonica in omaggio.
mercoledì, agosto 18, 2004
Meglio l'ordine alfabetico, quello temporale o quello sparso? Doveva esserci la blu moon, mi avevano detto, ma la luna sul colosseo era esattamente color arancio, enorme, niente spicchi. Il palco era ridicolmente piccolo, e la folla se ne stava infilata su per i fori imperiali, che per fortuna sono in discesa, o forse i fan accaniti di Tom&Jerry sono così vecchi che la loro altezza è oggi piuttosto ridotta, così le prime file spariscono sotto il palco. Ma i capelli di Garfunkel, alti e soffici, sono visibili da almeno due chilometri di distanza, e poi paga Veltroni, o meglio, abbiamo tutti preso i biglietti in prevendita con il 740, e c'è pure il talloncino da tenere per ricordo, sotto forma di cartolina di Tom&Jerry sul palco dell'Old Friends Tour, visti da dietro, illuminati da un spot, il pubblico buio, a significare lo spirito dell'Old Friends Tour, appunto. Ed è così che si apre il concerto. Ma la serata è splendida, i pubblico è immenso, e non deve essere poi così terribilemente strano avere settant'anni, o quelli che sono. Certo, i palloncini "tell an american to vote" hanno un'aria abbastanza mesta, e non ho ancora capito se sono stati un'idea intelligente o vagamente offensiva. E il semaforo lo si poteva anche spegnere. E gli schermi della telecom tendono a funzionare a singhiozzo, o a saturare i colori, o a spegnerli, e così abbiamo Tom&Jerry in versione invecchiata ingrigita, in versione psichedelica, oppure oscurati per vari minuti. Per di più, il suono non è in sintonia con l'immagine, per via della distanza, del budget limitato o della scarsa conoscenza dei fenomeni fisici da parte dell'organizzazione. Ma la luna è proprio tonda, Simon è scostante come suo solito, e Art sembra tremendamente emozionato. Dice che America potrebbe essere stata scritta due giorni fa. Dice che un tempo loro erano Tom&Jerry. Allora mi si accosta un tale dall'aria coatta e mi chiede "qual'è Simon"? Io gli rispondo "quello basso". "E quello alto è Garfunkel", gli spiego, nel tentativo di dare un contributo alla sua sicuramente scarsa cultura musicale. Quando inizia Sound of Silence un secondo tale mi si accosta, apre un raccoglitore tipo canzoni da chiesa, e canta tutto il testo con convinzione, enfasi e un accento orribile, poi chiude il raccoglitore e se ne va. Non sono riuscita a vedere se nella pagina a fronte c'era Esci dalla tua terra e va (aka Born to Be Abramo) o la Canzone del sole. Ma non ascoltavo Tom&Jerry da parecchio tempo, ed è una sensazione curiosa e bella vederli piccoli piccoli in fondo ai fori imperiali, ascoltare e capire senza sforzo, quando a dodici anni mi ci voleva una serata solo per avere una vaga idea della storia, dizionario tascabile alla mano, io incapace e sventurata studentessa di francese. E qualcosa ho capito, e cioè che molto del mio vocabolario inglese di base viene dai testi di Simon&Garfunkel, come il resto deve venire allora in gran parte da liriche di artisti diciamo meno solari. In ogni caso, adesso capisco perchè would should e could mi sono risultati piuttosto spontanei, quando ho iniziato a studiare inglese alle superiori. Per via di El Condor Pasa, evidentemente.
La buona notizia è che dopo dieci minuti davanti al monitor mi bruciano gli occhi, il che significa che sono stata in viaggio-viaggio. MO-Roma-MO-Hamburg-Berlin-Kracow-Berlin-Hamburg-MO-Valdigenova-MO. Quella cattiva è che questa giornata di pigrizia, spesa, pulizie, lettura, olimpiadi, sta passando mostruosamente in fretta.



















