giovedì, luglio 29, 2004
Find Garnant
31/7-1/8 Old
friends - Simon&Garfunkel
Commento dell'amica M. "Ma tu sdraiata sotto l'ombrellone, mai?"
Non proprio.
19/6 Before Three - The Cure
3/8-5/8 The Big Chill - L. Kasdan
6/8-10/8 On the Road - J. Kerouac
11/8-13/8 Der Himmel über... - W. Wenders
14/8-17/8 Head Over Feet - A. Morissette
mercoledì, luglio 28, 2004
Pazzesco. La Paramount ha messo all'asta K.I.T.T. su eBay. Ora non ditemi che l'idea vi lascia indifferenti. Non costa neanche poi tantissimo, se siamo in una dozzina. E' un investimento. K.I.T.T. con la lucina rossa sul naso. Michael con la camicia sbottonata fino all'ombelico sul petto villoso. Bonnie che programma seduta in macchina tenendo un portatile a forma di cubo sulle ginocchia. Il camion con il cavallo degli scacchi, ma io all'epoca ero troppo ignara per collegarlo al concetto di Knight. Gli anni 80. Quando bastava qualche lucina rossa intermittente a farci contenti.
martedì, luglio 27, 2004
Ho sempre pensato di essere Piperita Patty. Sapete, i capelli spinaciosi, lo sport, il nasone. La filosofia del lago. Sapete, Piperita Patty e Marcie sono al campo estivo. Patty vorrebbe vedere Ciccio, ma il campeggio dei ragazzi è dall'altra parte del lago.
Marcie - Facciamo il giro del lago per andare a trovare i ragazzi? Odiavo la scuola. Qualche volta ci andavo in bici, un giorno c'era la nebbia i capelli si bagnarono. I prof. mi guardavano dubbiosi, forse sospettando che i capelli bagnati limitassero l'apprendimento della storia della Pomerania. Avrei voluti dire scusate, ma oggi James ha portato la Bentley a fare il tagliando, sono dovuta venire in bici. Piperita Patty. E ho sempre saputo che non avrei mai e poi mai potuto competere con la ragazzina dai capelli rossi.
Ma sono Schroeder, a quanto pare.
In effetti, sono sempre stata affascinata dal pianoforte, nonostante io personalmente non sia mai andata oltre la tastiera bontempi, quella con i numeri.
Episodi pianisticamente significativi nella storia di Garnant. In ordine sparso. Rigorosiamente live.
Castelfranco Emilia, Teatro Dadà, inverno 1990, Wim Mertens esegue Closer come settimo bis. E' stanco, sorride, indossa un gilet grigio sul completo nero. Probabilmente se ne stava andando, ma eravamo riusciti a trattenerlo con le urla.
Piazza del Castello, Ferrara, estate 2004, Philip Glass esegue gli Etude, non tutti e dieci certo, ma è lui e siamo entrambi più vecchi di 15 anni dall'ultima volta.
Sala di quartiere imprecisato, Reggio Emilia, primavera 1986, l'amica S. esegue un pezzo classico imprecisato, indossando su ogni polso una ventina di sottili quarnizioni nere di gomma, di gran moda alla fine degli anni 80.
Piazza del Castello, Mantova, settembre 1999, Nick Cave, elegante e ispirato, esegue The Good Son in una atmosfera perfettamente sospesa.
Cinema estivo di Correggio, luglio 2003, John Cale esegue Halleluja, solo in piedi dietro il kurzweil nero. Tiene gli occhi chiusi.
Teatro di Argenta, 2001, l'amico D., illuminato da un piccolo spot, esegue l'intera partitura di Cats, mentre una trentina di giovani ferraresi vestiti da gatti gli scondinzolano intorno cantando.
P.Patty - Non saprei... forse dovremmo rimanere qui ad aspettare che siano i ragazzi a venire.
Marcie - E' una giornata lunga e il lago è grande...
P.Patty - E la vita è breve! Andiamo!

You are Schroeder!
Which Peanuts Character are You?
brought to you by Quizilla
lunedì, luglio 26, 2004
Vorrei che la radio la smettesse di propinarmi Lou Reed live ogni sera alle diciotto e venti. E' emotivamente faticoso ascoltare Animal Serenade, voce bassa e ferma, chitarra scarna e violoncello, in coda in tangenziale a motore acceso. Jane Scarpantoni è brava, siamo tutti d'accordo. Ed è coraggiosa. Certo non è riuscita a scegliere. Armonia o dissonanza? Tributo o stravolgimento? Orgia o elegia? Boh. Allora tutti insieme, a turno, per non scontentare nessuno. Deve averlo sentito, il timore reverenziale. E lo sguardo di Lou Reed, sulle dita. E allora tutti a telefonare in radio, ma chi era, ma che bello, gli archi ci stanno proprio bene su quella canzone di Lou Reed. Ovvio che ci stanno bene. Per quanto una persona possa vivere a lungo ignara dei primi due album dei Velvet, avvertirà sempre in qualche modo indistinto, eppure fisico, viscerale, il vuoto della viola elettrica nei pezzi di Lou Reed. Allora un nuovo arco in Venus in Furs, il cello di Jane Scarpantoni, arriverà come deve, fisico, viscerale, eppure, eppure non sarà una viola elettrica.
domenica, luglio 25, 2004
Ho torturato l'amica P. con nozioni di fonetica sulla fricativa dentale sorda e sonora, nell'ambito del mio ostinato programma grazie al quale mi propongo di annientare l'influenza nefasta delle prof. di inglese che non hanno dato glottologia, e soprattutto che non hanno frequentato il seminario di fonetica, e che di conseguenza, nel corso della propria vita professionale, inducono generazioni di studenti a credere che il th sia una z costrittiva bolognese, una d aspirata di loro invenzione o chissà che altro. Così ho cercato qualcosa di utile per convincere l'amica P. che deve dare retta a me, sulla base del fatto che ho dato glottologia in un afosa giornata di luglio, e non alla sua prof, che probabilmente ha sostituito glottologia nel piano di studi con storia del cinema, materia di per sè interessantissima e affascinante, ma piuttosto inutile quando si tratta di capire che la l ferrarese e quella russa sono lo stesso suono. Così ho riesumato il mitico volume La consistenza psicologica dei fonemi nella tradizione dello strutturalismo classico, ad opera di Giuseppe Carlo Vincenzi, linguista e dialettologo, celebre per la sua lezione a proposito del bambino di Novellara, che foneticamente conscio della somiglianza tra la propria s alveolabiale emiliana e la sc mediopalatale italiana udita in tv, tenderà a scrivere "prosutto", trovandosi peraltro foneticamente dalla parte della ragione, e finendo comunque punito dalla maestra, cieca serva della grammatica normativa ottocentesca. Costei cercherà anche di convincere il bambino di Novellara che "coscienza" contiene effettivamente il suono i, inducendo confusione e mortificazione nel povero bambino, quando in realtà il suono i non c'è affatto, trattandosi in "coscienza" di una mera convenzione grafica. Tutto ciò senza contare la dissoluzione del congiuntivo in -i, mirabilmente testimoniata dai film di Fantozzi, in cui i parlanti, consapevoli della progressiva dissuluzione del congiuntivo, appunto, come processo linguistico inesorabile e parzialmente inconscio, tentano disperatamente di conservare la lingua del proprio tempo, appiattendo automaticamente tutti i congiuntivi in -i, come ben mostrato nella scena del tennis.
"Filini, batti lei"
L'amica P. non l'ho convinta affatto. Però ho trovato questo favoloso sito sulla lingua bolognese, che contiene anche un'ottima guida alla fonetica. Poi sono andata a Sant'Agata e ho mangiato una pizza col friggione, che è una sorta di peperonata fosforescente che si ottiene soffriggendo a lungo cipolle e sale nell'olio, aggiungendo poi pomodori e zucchero, e tirando il tutto fino a quando diventa, appunto, fosforescente. Ma per ottenere un buon risultato, dovete immedesimarvi nella rezdora, cioè la cuoca nel senso emiliano del termine, la donna capace e pratica che sa soffriggere la cipolla con arte, e pronunciare con disinvoltura i suoni del sistema consonantico bolognese.
"Che fa Fantozzi, mi da del tu?"
"No, batti, congiuntivo!"
sabato, luglio 24, 2004
Sono uscita in balcone per via di uno strano rumore, e allora sono passati i frustatori della città di Vignola, che frustavano l'asfalto a ritmo di mazurka. Così ho osservato lucidamente che gli esseri verdi che sono spuntati nella fioriera hanno ormai raggiunto una altezza che esclude la teoria numero uno, cioè che si tratti di erbacce, probabilmente graminacee, a cui io sono potentemente allergica. La teoria numero due mi fa sospettare che si tratti di qualche cereale transgenico iperproduttivo, sfuggito ad una coltivazione della zona, magari frumento ibridato con geni di suino large white. La teoria numero tre racconta la storia di una busta di semi floreali comprata a Vancouver, poi aperta con nostalgia sulla terra umida nella primavera del 2003, senza sapere che si andava incontro ad una estate torrida, del tutto inadatta ai bei fiori del pacific north west. Ma se fossero, suggerisce L., se fossero aceri? O abeti Douglas? Potrei avere degli abeti Douglas in balcone. Non so se è una buona notizia. Devo fare qualcosa. Devo trapiantarli. E devo pulire il balcone. Per lo meno, devo sterminare in qualche modo i dannati acari sulla rosa. Gli ho dato fuoco, secondo le istruzioni del mio macellaio biologico biodinamico di impostazione rigida, e loro sono tornati. Mentre davo fuoco agli acari, dalla radio venivano i Cure. Lullaby.
giovedì, luglio 22, 2004
Ero così stanca ieri sera a Carpi, c'era un caldo zanzaroso, un effluvio di salsiccia e cipolla che spirava nell'arena, e un nugolo di giovani disgraziati con i jeans finti rich. Ho trovato il pippero, devo ammetterlo, quasi commovente.
martedì, luglio 20, 2004
David Helfgott, nella sua casa australiana, abbraccia Patrizio Roversi e lui sembra non capire. "Non avevo ancora visto il film", si giustifica. Siusy Blady prende un boomerang in testa e sogna. Non proprio le formiche verdi alla Herzog, ma insomma. Siusy Blady non scala Uluru, ci gira intorno in bici, sospiro di sollievo. Non si scala Uluru. Non si prendono alla leggera le rocce australiane, come ci ha spiegato bene Peter Weir.
lunedì, luglio 19, 2004
Comunicazione di servizio. Ho messo i permalink. Ho messo i feed. O almeno credo. [applauso]
Nota tra i denti. Ho scoperto perchè erano spariti i post dell'inizio di tutti i mesi. Splinder, zitto zitto, giovedì ha attivato d'ufficio la paginazione, e quindi io, che finora avevo allegramente snobbato la cosa, mi sono ritrovata una paginazione settata a tradimento. [mormorii]
Info. Martedì 20 luglio allo Juta Cafè di Mo, serata Blogger
con Leonardo e Polaroid. [scrib scrib]
sabato, luglio 17, 2004
Leggo un articolo di Andreoli, su un inserto del Corriere della Sera, a proposito della curioso comportamento delle giovani generazioni, disposte a radunarsi per eventi rock i cui protagonisti hanno ben più di 50 anni. A quanto leggo, Andreoli analizza il fenomeno in qualità di psichiatra e scrittore, e approda alla seguente originale conclusione: i giovani cercano la guida paterna, in tempi di incertezza e dubbio esistenziale. Non mi pare si citi la dissoluzione dei modelli tradizionali, e la conseguente ricerca di un simulacro dei modelli perduti, ma poco ci manca. Anche perchè si parla comunque dei concerti come liturgie sacre, con il musicista che recita una sorta di messa, il che potrebbe anche avere un senso, ma non quello che intende Andreoli. Ora. Se. Un uomo. Nasce. Un dì. E diventa una grande musicista (ogni riferimento è puramente casuale). E noi nasciamo venti-trent'annni dopo. Cosa dobbiamo fare? Ignorarlo perchè è vecchio, e radunarci tutti a sentire Tiziano Ferro? Sarebbe un comportamento mentalmente più sano e socialmente più auspicabile? Secondo Andreoli dovremmo dunque fare una colpa a Iggy Pop di non avere più ventidue anni. Dire no, è di un altra generazione, non fa per noi. E con i musicisti morti allora, cosa dovremmo fare? Dire no no, Joe Strummer non lo ascolto, è morto, troppo gap generazionale. Mi chiedo, quella di Andreoli sarà sfiducia nel genere umano, almeno nella sua abilità nel preferire artisti di altre generazioni a imbecilli della propria, o semplice disinformazione? Andreoli dovrebbe essere solo contento che le giovani generazioni non discriminano il pensiero in base all'età. Difatti, la ragione per cui non leggiamo Alberoni non è certo anagrafica.
Questo dannato coso non visualizza più i post dell'inizio del mese. Di tutti i mesi. Vendetta tremenda vendetta.
venerdì, luglio 16, 2004
Da ieri sera, in orario di manutenzione splinder, è comparso qui il post di sleepwalking che vedete sotto. Non riesco a commentarlo, nè a cancellarlo. Non voglio cancellarlo, in realtà. Lo considero un regalo di splinder, per farsi perdonare la toolbar che sotto Mozilla non va, la versione due che non mi sembra poi tanto diversa dalla uno, almeno non tanto da vantarsene, e i black out a singhiozzo. Poi arriva una poesia che parla di Bologna, dei Velvet, che è stata scritta da Federico Fiumani e che viene da un libro che si chiama Tondelli e la musica. Colonne sonore per gli anni Ottanta. Arriva proprio a me, che tengo Un week end postmoderno sul comodino al posto della bibbia, che ho abitato per 15 anni vicino a Correggio, con conseguente vita musicale. Che inseguo John Cale per il pianeta. Che ho studiato a Bologna e non mi sono voluta far passare la nostalgia. Ovviamente è un segno. Come i 20 lipa (100 lipa = 1 kuna = 0,14 Euro) che ho trovato dentro la lavatrice pochi giorni dopo che John Cale aveva suonato a Zagabria, in un infrasettimanale in cui non potevo lasciare l'ufficio. E io non sono mai stata in Croazia.
mercoledì, luglio 14, 2004
Meet Hans Werksman, interface developer, blogger, and fellow caleist.
martedì, luglio 13, 2004
Alla fine ci sono andata, alla festa indiana. Lasciamo perdere il nome, è meglio. Mi piace andare nei posti dove il rapporto numerico italiani-stranieri è alterato in senso festoso. C'erano donne impeccabili in sari colorato, adolescenti con micro-magliette di tendenza, e il locale bhangra group della bassa emiliana con tanto di striscione "Luzzara Bhangra Group". Insomma, sembrava di essere inghiottiti da gigantesca puntata di Goodness Gracious Me. C'erano persino una mezza dozzina di sikh scalzi con turbante. Discreto basmati. Il mercatino offriva pietruzze colorate stese su un pareo imbrobabile, una piramide di cristalli antipuzza, e lo stand dimostrativo di un tipo di yoga dove stai immobile mentre un operatore ti massaggia i chakra, o qualcosa del genere. Verso le 23:00, hanno messo quella che suppongo fosse disco indiana, e una trentina di uomini dall'aria felice si sono messi a ballare con le braccia per aria. Niente proiezione di film di Bollywood, peccato.
Con eroismo e grande spirito di abnegazione, ho pulito i pensili della cucina. Ero convinta che ci avrei trovato dentro una colonia di alien bavosi, e che sarei stata divorata sul posto, completa di spugna e detergente. Invece ho trovato solo polvere, farina, e qualche briciola.
lunedì, luglio 12, 2004
E così, non ci sono andata, a Torino. Senza addurre motivazioni plausibili. Non avevo voglia di farmi tutta quella pista di asfalto, andata e ritorno, tutto qui. Come dice l'amica L., quando l'autostrada per Torino diventa ad una sola corsia, l'effetto prospettico la fa sembrare anche più lunga. Esattamente quello che state pensando. Sono una pigra, noiosa imbecille. Ho pensato che tra quattromila chilometri devo comprare delle nuove gomme. Che soffro il mal d'auto, e non a caso. Che Iggy Pop mi canta spesso nel cervello senza che io neppure dia corrente ad una registrazione. E l'aria era molto limpida sabato. Non ci voleva niente ad annusare l'attesa. Poi l'aria più calda, sudata, alcolica, dolce di fumo. Lo ricordo bene, a Correggio, era tremendamente secco, pelle e tendini. Occhi enormi. Correggio sempre bollente d'estate, per il sole, la polvere e per gli amplificatori. Poi è arrivato il buio, tardi, di giugno. Lo ricordo, lui, contorto sul microfono, si buttava teso, i roadie se lo andavano a riprendere, sollevavano il pubblico per le braccia, musicisti e strumenti e pubblico sul palco. Orgia elettrica. Sapere com'è, sentirlo nel suono, troppo suono per le orecchie soltanto. Il testo di Lust for Life, la storia del trailer, il sangue sul palco, il lurex dei pantaloni. L'iguana ci ha salvati. Ci ha dato una possibilità, ci ha impedito di essere come gli altri. Non ci sono andata, a Torino. Per quella che gli altri chiamano ragionevolezza, per quella che io chiamo distrazione.
sabato, luglio 10, 2004
Dilemma del mattino. Buttarsi in auto, tre ore per Iggy Pop and the Stooges con ritorno all'alba emiliana, o restare qui a lamentarsi di aver bevuto troppo nocino, ieri sera? Se ci sarò, a Torino, indosserò scarpe rosa, in omaggio ai pantaloni fucsia dell'iguana l'ultima volta a Correggio.
giovedì, luglio 08, 2004
Non è già abbastanza deprimente passare tutto luglio in città, immobili in ufficio o in coda per i lavori della quarta inutilissima corsia dell'A1, con il bucato che non si asciuga mai per via dell'umidità, e con l'adsl che non funziona? No, evidentemente c'è bisogno di una ulteriore dose di tristezza, fornita puntualmente dai nomi delle varie iniziative dell'estate emiliana. La festa indiana a Guastalla? "Un Po di Gange". La dimostrazione pirotecnica sul fiume? "PiroPo". Il cinema estivo reggiano? "REstate". Quello modenese? Ok, provate noi, è facile. E' come la settimana enigmistica. "restiaMO". Eh si, che restiaMO. Tutto luglio. Consolandoci con l'apertura serale della biblioteca e con l'happy hour dell'irish pub. Ma al concerto di Francesco Renga no, non ci andiaMO, a tutto c'è un limite.
Finalmente una domanda facile, in ufficio. Scusa, ma in inglese cosa vuol dire "booze"? Finalmente. Dopo anni di domande assurde su vocaboli inesistenti, dopo anni di dubbi ossessivi e ridicoli sull'uso del trattino, finalmente un collega che chiede qualcosa di sensato. Cosa vuol dire "booze".
In fila in questura, osservo l'impiegato. E' basso, tarchiato, ha la fronte sfuggente e l'aria un po' ottusa. In effetti, è con sguardo decisamente spento che risponde alle mie domande sul passaporto a lettura ottica. Però risponde. Ho abbandonato, ieri l'altro e per un periodo di disintossicazione di almeno due settimane, i nuovi autori americani trendy alla H.D. (M?) Homes, e mi sto dedicando al primo romanzo di Jean Auel, quella dei figli della terra, saga preistorica per ora piuttosto godibile, consigliata da un collega come lettura estiva. Una bambina Cro-Magnon finisce a vivere con i Neanderthal, seguono specifiche. Ora guardo le persone e osservo i loro lobi frontali. Saranno in grado di costruire un'arma di selce? Ma che importa. L'essenziale è che riescano a procurarmi un passaporto a lettura ottica, dal 26 ottobre obbligatorio, a quanto pare, per entrare negli States.
martedì, luglio 06, 2004
Che soddisfazione vedere la Sharapova battere Serena Williams a Wimbledon. Ridurla a sorridere educatamente al duca di Kent. Spiega Lea Pericoli, un tempo il tennis era uno sport per ragazze che prendevano il tè sui prati. Allora dico, torniamo a prendere il tè sui prati, gonna bianca a pieghe, il mignolo in sù. Se è questo che dobbiamo fare per liberarci delle Williams.
Su un muro reggiano, una scritta in vernice lilla: "tunz al rogo punk al pogo". Ah, questi giovinastri.
lunedì, luglio 05, 2004
E' emotivamente e filologicamente sensato affittare un film natalizio all'inizio di luglio? Si, se dentro al dvd c'è Alan Rickman. Questa è la regola, che devo ammettere di aver creato per l'occasione. Perciò ho affittato Love Actually, per potermi struggere ascoltando l'accento britannico di Alan Rickman. Alla fine, ero strutta a puntino. Stavo per andarmene sospirando, quando una forza potentissima (L. con il telecomando), ha fatto partire gli extra. E dagli extra, per la precisione dalla comunicazione sociale di oxfam è spuntato Withnail. Intenso, occhi celesti e voce. Withnail di Withnail and I, Richard E. Grant, insomma. Ho amato quel film da quando ho visto il trailer in tv, l'assurdo titolo Shakespeare a colazione, era l'afosa estate del 91. Per anni ho cercato di afferrare l'atmosfera di quel film. Sono andata diverse volte a sedermi a Regent's Park, esattamente davanti ai lupi. Mi sono aggirata per Camden e ho comprato dei vhs dagli scatoloni che dicevano new wave. Ho mangiato le uova coi toast e ho osservato il tuorlo colare nel piatto. Ascoltato All along the Watchtower guardando un cantiere dalla finestra. Scrutato il disordine di casa cercando di decidere se pulire o scappare via. Ma quando è uscito Withnails, il libro di Richard E. Grant, non l'ho comprato, ero distratta. O forse temevo che dentro ci avrei trovato quello che cercavo. Poi una sera, non troppo tempo fa, l'amica V. ha ordinava una birra giapponese di seguito al vino bianco e al sakè della cena. Ma no, non devi mai mescolare gli alcolici, le ho detto con la voce da quattro sakè bollenti. Mi sono fermata e ho ascoltato due ubriachi darsi consigli. You bloody fool, you should never mix your drinks!
venerdì, luglio 02, 2004
Piazzano l'autovelox ogni giorno in tangenziale, al mattino tra le 8 e le 9 e alla sera tra le 6 e le 7. In tangenziale c'è il limite dei 70, rispettato solo dalle macchine agricole e dagli sporadici pazzoidi in bici, che tra l'altro non potrebbero essere lì, ma ci sono lo stesso perchè nessun cartello glielo impedisce. Cosa significa tutto questo? Che qualcuno sta battendo cassa sui pendolari, ecco cosa significa. E che io devo stare a sentire frasi come "guarda i tuoi amici comunisti cosa fanno appena vincono le elezioni". Così nelle ultime 24 ore sono passata davanti a tre autovelox, mi dicono, e non ne ho visto neppure uno, perchè stavo pensando ai fatti miei (vedi post precedente). "No, devi sempre fissare il ciglio della strada, sempre", ammonisce il collega medio. Bravo. Già durante il giorno fisso l'ufficio, perchè ovunque mi giro sempre ufficio è. Poi in auto dovrei fissare il ciglio della strada per localizzare gli autovelox. E una volta a casa dovrei fissare il riepilogo dei versamenti inps, come raccomanda la lettera che mi è arrivata ieri. E poi andare a letto presto, come suggerisce mia madre, magari subito dopo aver controllato il modulo dell'inps, per essere ben riposata al mattino in ufficio. Per ricominciare tutto da capo. Ma certo. Come no. E il passo successivo? L'acquisto di un cd di Tiziano Ferro? Allora sai cosa ti dico malvagio signore degli autovelox? Forse avrai i miei soldi, ma non avrai la mia anima. E che tu possa ascoltare Hallelujah (in versione I'm your Fan) e non provare nulla.
giovedì, luglio 01, 2004
Questa mattina in tangenziale c'era l'autovelox. Tutti l'hanno visto. Tutti tranne me. Tutti hanno rallentato. Io chissà. Non ho ricordo alcuno dei dieci minuti passati in tangenziale. Dov'era il mio cervello? Di sicuro metà dormiva, tipo cervello di delfino. L'altra metà era verosimilmente impegnata in pensieri del tipo: ma quelle scarpe che ho visto, saranno in saldo la settimana prossima, e del 30% o del 50%? Oppure: ma la marca da bollo per il passaporto, quando costava? O forse: ma Before Three è più romantica di Anniversary, oppure no?



















