Garnant

domenica, maggio 30, 2004

In preparazione all'uscita nuovo film di Alfonso Cuaron, che spero sconvolga il mondo di Potter, ecco il charolastra manifesto, da Y Tu Mamà También:

1. No hay honor más grande que ser un charolastra.
2. Cada cual puede hacer de su culo un papalote.
3. Pop mata poesía.
4. Un "toque" al día... la llave de la alegría.
5. No te tirarás a la vieja de otro charolastra.
6. Puto el que le vaya al América (time).
7. Que muera la moral y que viva la chaqueta.
8. Prohibido casarse con una virgen.
9. Puto el que le vaya al América (se repite).
10. La "neta" es chida pero inalcanzable.

Da notare i punti 3 (pop kills poetry) e 10 (the truth is cool but unattainable).

postato da garnant | 13:59 | p.link |

sabato, maggio 29, 2004

Quando sei adolescente e hai l'asma, ad un certo punto vieni sempre a scoprire che anche Marcel Proust ce l'aveva, che era molto paraoico al proposito e se ne stava presso isolato, e forse è per quello che la Recherche è così lunga. Allora resti lì un po' perplesso, in quanto asmatico adolescente, indeciso se propendere o no per un Proust più sano e quindi una Recherche più breve. Ti dicono che anche Beehtoven era asmatico. Pure?!?! Sordo e asmatico?!?! Ossignore!!! Reagisci tu un po' esasperato. Ma insultava pesantemente i medici viennesi, ti ricordano. Allora fai un ghigno, pensando al tuo prossimo litigio con il tuo allergologo barone e retrogrado. Anche io come Beethoven, pensi in un breve delirio adolescenziale. Dylan Thomas. Ah, Dylan Thomas! The silent one-clouded heavens drifted on to the sea. E ti perdi mezz'ora a pensare a Dylan Thomas. Poi scopri di Ernesto Che Guevara. Allora pensi alla rivoluzione, e alla Bolivia. Guardi il tuo broncodilatatore, e gli dici, andiamo! Poi non è che vai lontanissimo, a dire la verità, e poi insomma, parli con un broncodilatatore, evidentemente hai già i tuoi problemi, ma quando vedi al cinema i diari della motocicletta, ti sembra comunque di essere andato abbastanza lontano da capire, almeno un po', cos'è viaggiare per viaggiare.

postato da garnant | 15:16 | p.link |

giovedì, maggio 27, 2004

Tornato dalle vacanze in Spagna, il collega strano gesticola e parla a voce altissima. Impossibile ignorare il suo accento della montagna. Pavana, direi. Così metto Guccini, giusto per mantenere una sonorità simile. Ma Guccini non scivola nella mia testa, oggi. Allora metto la colonna sonora di tutti giù per terra, gentilmente fornita dal collega new-metal (qualunque cosa ciò significhi). Ascolto bene il pezzo in tedesco, diverse volte, mi ricorda qualcosa... qualcosa... indago. E' Heinrich Heine, ecco cos'è. Ich glaub nicht an den Himmel. E Heinrich Heine scivola perfettamente nella mia testa, oggi.

Ich glaub nicht an den Himmel,
Wovon das Pfäfflein spricht;
Ich glaub nur an dein Auge,
Das ist mein Himmelslicht.

Ich glaub nicht an den Herrgott,
Wovon das Pfäfflein spricht;
Ich glaub nur an dein Herze,
'nen andern Gott hab ich nicht.

Ich glaub nicht an den Bösen,
An Höll und Höllenschmerz;
Ich glaub nur an dein Auge,
Und an dein böses Herz.

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mercoledì, maggio 26, 2004

Dunque la collega trendy siede in modo studiato e ha la pelle macchiata dalla spiaggia. La collega triste cammina su e giù e ha una dozzina di fili grigi nei capelli. Il collega nuovo emette suoni senza senso, solo dietro una parete di similvetro. Il collega motivato canta in corridoio canzoni rimaste sulla superficie dei primi anni 90. E la macchina dei dolci gira da sola su se stessa, quando nessuno la guarda, per raffreddare meglio tutte le merendine di sottomarca. Ma gli insulti silenziosi seguono traiettorie dirette e sottili, sibilano attraversando l'aria condizionata, e qualcuno non li vede arrivare, allora ride, ride, e li ingoia, senza sapere cosa sta facendo.

postato da garnant | 20:28 | p.link |

martedì, maggio 25, 2004

Ho paura di quel giovane imbecille che si è vestito da sposo e si è comprato la lavatrice, e ora gli manca solo la ragazza. E se quella fosse davvero la nuova generazione, quella che non posso capire per via del famoso gap? Per me il gap era nella metropolitana, invece adesso è nella teoria, e mi separa dal giovane imbecille e fiducioso, ricciuto e sorridente, che immagino non abbia mai sentito Ian Curtis cantare Love will Tear Us Apart. Dovrebbe mettere i Joy Division e poi sedersi sulla sua nuova lavatrice a pensare, ecco cosa dovrebbe fare. Ho anche paura del mio collega che ha sempre freddo e mangia continuamente merendine, come se non riuscisse a scaldarsi da solo e avesse un continuo bisogno di quel carburante elementare, che lo tiene in piedi, lo porta in ufficio, gli fa guardare il film in prima serata alla tv, ma non gli permette di sedersi sulla lavatrice ad ascoltare Love Will Tear Us Apart, e di pensare. Mi fa anche un certo spavento uno che conosco, che non tollera l'idea di una stanza d'albergo senza bagno, non c'è mai stato, non ci starà mai, che orrore una stanza senza bagno, e comunque gli hanno detto che all'estero si mangia male. Forse non sa neppure in che stanze si trovano la sua lavatrice e il suo stereo. Oggi il mondo mi fa un po' impressione, per fortuna ho la porta blindata e i doppi vetri.

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lunedì, maggio 24, 2004

Drop everything...
Drop your hopes and your fears...
Set out on the road.
(André Breton)

Tim Mitchell sarà anche tedioso in Sedition and Alchemy, con quelle sue frasi che vorresti sempre abbandonare a metà, ma sa scegliere le citazioni. Se vi capita, Spinatra è un eccellente third-party seller di Amazon UK, costa poco poco, e il libro arriva subito da Manchester in una dignitosa busta scritta a mano. Magari però è stato un caso. Magari avevano questa pila di biografie di John Cale in cantina sotto le birre. Già che c'era, Amazon ha cercato di vendermi anche The Raven scontato, buy together!, nessuna implicazione, certo, e il vecchio live dei Dire Straits, Alchemy!, appunto. E un sacco di altra roba, con quel discreto e subdolo you may also like...

postato da garnant | 21:04 | p.link |

domenica, maggio 23, 2004

Ho iniziato proprio ora Dorian, Will Self. Sono curiosa di scoprire cosa succederà. Se lo divorerò, se penserò ai miei anni Ottanta, se poi guarderò diversamente l'Inghilterra di allora. Vedremo, tra trecento pagine. Comunque Will Self, a quanto vedo della quarta di copertina, ha una bella faccia britannica.

postato da garnant | 21:58 | p.link |

Appena alzata un'ora fa, biscotti al cioccolato tra i denti, leggo Repubblica. Scopro che Michael Moore ha vinto la Palma d'Oro (you go Mike!). Nella foto Charlize Theron mi sembra ancora un po' Aileen Wuornos, in azzurro, sarà la suggestione. Park Chan-wook ha vinto il premio della giuria con Old Boy, spero che adesso vinca anche una distribuzione decente in modo che io possa vederlo. Nel frattempo George W. Bush è caduto dalla bici e si è sbucciato un ginocchio, meno male che aveva il casco, povero caro. La maggioranza degli italiani è contraria alla guerra. Sai che scoperta. Come se la più grande manifestazione del pianeta fosse stata altrove. D'alema è ottimista (sic). Valeria Golino si è spogliata in qualche modo che non ho indagato, ogni volta che penso a Veleria Golino non so perchè mi viene in mente Ridley Scott (stavano insieme, non ricordo) e mi viene tristezza (ti prego, fai un film decente, ti prego, almeno uno). Continua l'appello dei prof. non tagliate l'inglese. Non ho neppure aperto la pagina, suppongo contenga qualche statistica sull'oggettiva diminuzione delle ore di insegnamento e una polemica sulle promesse delle 3i. Insomma, gli studenti italiani saranno esposti per meno tempo a Headway Intermediate e libercoli simili, ai dialoghi improbabili che occupano mezza pagina all'inizio di ogni Unit, ai fill in the gap di phrasal verbs mai uditi in un contesto reale. Immagino che le ore di inglese saranno sostituite da qualcosa di malsano come la comunicazione aziendale, magari studiata su qualche testo americano, ecco. O da incontri di orientamento per scegliere corsi privati nei vari costosi franchising della lingua, sedi in centro storico e attestati su carta filigranata. Perchè non mi allarmo? Perchè non mi indigno? Mi indigno, a dire la verità, ma sono certa che qualcuno imparerà l'inglese nonostante la scuola, nonostante i corsi trendy, nonostante l'Italia, come è successo a alla gente tosta intorno a me. Su tutto, la foto gigante di Quattrocchi, e io non so cosa dirgli, a quest'uomo che mifissa da giorni, come se potessi fare qualcosa per lui.

postato da garnant | 14:44 | p.link |

sabato, maggio 22, 2004

Ma insomma, questo mal di testa da doppio malto, quando passa? Dovrei essere fuori, riposata e splendente, non qui appallotolata sulla sedia in mezzo al casino che non ho voglia di sistemare. Il bambù nella bottiglia ha messo i germogli, quasi non me ne accorgevo con questi mucchi di libri di varia provenienza, posta mai aperta e cd ognuno nella custodia sbagliata.

postato da garnant | 17:58 | p.link |

Per vedere Monster ho dovuto respirare la puzza dei popcorn al caramello che aleggiava nel parcheggio, sedere per 10 minuti sotto un cartello segnaletico cartonato di Diagon Alley, sfilare davanti ad una serie di stand up di attori holliwoodiani vestiti da eroi dell'epica greca (Orlando, lo so che tu sei un sensibile attore teatrale britannico, lo so che stai solo facendo esperienza e soldi, vedi di dare retta ai consigli di Johnny Depp, ok?), poi sorridere alla maschera lobotomizzata che si premurava di spiegarmi "può trovare la sala 6 dopo i gradini alla sua sinistra", indicando un numero 6 gigantesco tre passi e due gradini più in là, e respirare il profumo dolciastro e insensato di cui si era cosparsa la grossa tizia sudata del sedile accanto. Comunque, Monster non era male. Cristina Ricci vale sempre qualche difficoltà.

postato da garnant | 16:41 | p.link |

giovedì, maggio 20, 2004

Continua la mia lettura di Wu Ming, che qui diffondo per far notare che ho capito i concetti di scrittura collettiva e di some rights reserved (o almeno spero). C'erano anche un paio di righe su Alberoni, ma preferisco comunque queste, che di solito sono dipinte sulla mia faccia quando parlo con i fan di Muccino.

"Anche nel cinema si sono affermati filmetti inesportabili, tutti sulla crisi dei trentenni, la crisi dei ventenni, dei quarantenni, tutte queste cagate generazionali, tutti in crisi, nessuno che reagisca a queste crisi, tutti che si crogiolano, si abbandonano, si piangono addosso, dei film di merda. Allora noi abbiamo detto no, dobbiamo fare l'esatto contrario perché la letteratura deve essere tutt'altro." da Giap!

L'entustismo che Wu Ming mi comunica non mi ha comunque impedito di notare che anche oggi ho lavorato troppo. Per fortuna al mio ritorno L. aveva preparato la frittata con i cipollotti.

postato da garnant | 21:47 | p.link |

martedì, maggio 18, 2004

Oggi ho scoperto che leggere Wu Ming in pausa pranzo riduce sensibilmente l'angoscia da ufficio, quella che ti fa credere che il sole di mezzogiorno non abbia alcun senso.

"Nulla di ambiguo, come vedete. Scrivo per far cadere la pioggia. Scrivo per bandire le guerre. Parole per scacciare i fantasmi, per riempire il ventre, per dichiarare senza paura ciò che si ama e si odia." da Giap!

postato da garnant | 21:18 | p.link |

lunedì, maggio 17, 2004

Trekking sulla linea gotica.

Quello sopra è il titolo. Ho sentito dire che splinder 2 permette di fare i post con i titoli, che non mi pare poi questa funzionalità così incredibile, se posso permettermi. Io uso Mozilla, quindi non noto differenze apprezzabili tra splinder 1 e 2, a parte il fatto che il 2 non funziona per buona parte della giornata. Non dico che proprio non funziona per niente, ma bisogna riconoscere che in qualche modo c'è sempre qualcosa che non va. Ma non volevo fare la disfattista, e così in onore della fantastica nuova funzionalità, anche io ho messo il titolo. Ho scritto una riga e poi dato due volte invio. Spettacolare, vero?

Ma torniamo alla linea gotica, non quella di Daniela Amenta, ma quella che attraversa il Casentino dove sono stata i giorni scorsi. Sulla linea gotica ho trovato varie cose interessanti. Un sacco di acqua che mi ha gloriosamente infangato scarponi e pantaloni da trekking, roba da suscitare l'invidia del più tiepido degli escursionisti, perchè fango=divertimento. La schiacciata con il prosciutto di cinghiale, con l'acqua gelata della fontana. Tafani a non finire, e dove ci sono i tafani ci sono i cavalli, con i nasi morbidi e gli occhi tondi, e quindi le rondini che abitano dentro le scuderie e sfrecciano tutto il giorno fuori e dentro dalle finestrelle. I pici conditi con davvero molto aglio, forse in ricordo della cucina etrusca, a quanto pare molto agliata. Una tavolata toscana che non si preoccupa di indagare con cautela i miei gusti politici, come è uso nell'emilia industriale e intensiva, e ride di gusto raccontando di aver detto a quelli della convention azzurra "siamo chiusi, siamo esauriti, ecco, siamo proprio esauriti!". Un camino che tira perfettamente il fumo di sigaretta, così non starnutisco. Le stanze del rifugio senza luce elettrica. I platani secolari piantati sulla burraia. Un cucciolo di maremmano che a tre mesi pesa più di me, e cerca continuamente di buttarsi nel laghetto. Un maremmano adulto che ci precede ai bivi e aspetta con pazienza che decidiamo dove andare. Un gatto selvatico molto peloso incontrato per caso (tra qualche mese dirò che ho incontrato una lince). Un picchio al lavoro da qualche parte. Tre puledri in arrivo, speravo ieri notte ma niente, le fattrici pascolano e se ne fregano delle miei ferie programmate. Il menù kosher della foresteria del monastero di Camaldoli. Il libro "yoga per cristiani" della liberia dello stesso. Lo specchio nella farmacia, uno scheletro in una teca vetrata, per vedersi come si è. Le politiche forestali sostenibili. La mostra sulla resistenza ospitata dal castello dei Conti Guidi a Poppi. La storia dei fuochi sulla montagna. I Mandrioli verdissimi dove mi dicono a volte c'è anche la nebbia, soprattutto la notte del concerto di Peter Gabriel a Pesaro.

postato da garnant | 21:43 | p.link |

mercoledì, maggio 12, 2004

Idea geniale dell'amica V. per risolvere l'annosa reticenza al matrimonio che ci contraddistingue, noi e altre compari. Siamo rimaste estremamente colpite, tempo fa, dalla reazione dell'oste di una trattoria locale, che prima era il presidente di una compianta rock station indipendente, che ha anche conosciuto Pier Vittorio Tondelli, e che oggi serve bisonte biologico allevato a 5 km della trattoria stessa, molto colpite, insomma, dalla sua esclamazione "Nessuna di voi è sposata? Ma siete troppo forti!", proferita in piedi a capotavola con in mano un volume sulla storia della suddetta rock station indipendente che io avevo con scarsa cautela abbandonato su una sedia, mentre noi divoravamo silenziose una montagna di tortelli verdi. Così abbiamo riflettuto sulle implicazioni psico-sociologiche di questa faccenda, e l'amica V. , che qualcuno ricorderà per aver attraversato impavida una processione pasquale notturna vestita di calze fucsia e lucidi lucidi stivali di pelle, è stata illuminata dalla soluzione. Sposarci tutte lo stesso giorno, parliamo di 8 coppie, e organizzare un'unico gigantesco ricevimento. Passare la giornata balzando da un matrimonio all'altro, tutti vestiti da sposi, tre-quattro cerimonie di seguito in sala consigliare con sposi e testimoni che improvvisamente gridano "cambio!", poi corse da una chiesa all'altra tipo Dustin Hoffman, e infine una grande tensostruttura dove affogare l'ansia dell'evento simbolico in un grandioso happening gastronomico. Ah, e molto vino. Irrealizzabile, mi rendo conto. Ma geniale. Meraviglioso il solo averci fantasticato su.

postato da garnant | 21:27 | p.link |

martedì, maggio 11, 2004

Uso questo collirio che la prima volta mi ha dato un effetto vagamente esilarante. Ci sono dentro la camomilla, come in ogni collirio che si rispetti, e l'eufrasia, dal greco "gioia, letizia". La prima volta che ho usato questo collirio, la volta dell'effetto esilarante intendo, non sapevo dell'etimo greco, quindi posso invocare la coincidenza, o la stranezza del mondo. In ogni caso l'effetto esilarante non c'è più. E' un gran peccato.

postato da garnant | 21:04 | p.link |

lunedì, maggio 10, 2004

Forse qualche volta dovremmo tralasciare il contesto, per capire davvero il significato di quello che leggiamo. Parole dal Washingtonpost.

Without clothes. Reversing the normal sleep patterns. Heat. Cold. Sensory assault. Loud music. Bright lights. Made to stand for four hours. Threaten suffocation.

Parole da Guantanamo.

postato da garnant | 21:35 | p.link |

domenica, maggio 09, 2004

E così, tra uno stranuto e l'altro, ho visto un dozzina di corti al Reggio Film Festival, un'occasione per un bagno di folla al Rosebud, come succede quasi solo con le periodiche rassegne di Murnau con pianista in sala. Lo so che sembra uno scherzo, ma alle rassegne di Murnau con pianista in sala, al Rosebud si fa davvero un bagno di folla, e anche al Reggio Film Festival. E non è male, se si pensa che il Rosebud è una sala d'essai dove ancora non è arrivato il dolby, dove la pellicola si brucia regolarmente due volte a film, e dove anni fa venne proiettato un lungometraggio (è il caso di dirlo) ungherese da 8 ore con intervallo ristoro a metà. Per il Rosebud, per la sua natura diciamo "pubblica", ogni locale appassionato di cinema ha firmato nella sua vita almeno dieci petizioni, sperando in bene. E allora ecco qui il risultato, giovani cineasti reggiani (si noti che l'amica E. è il tecnico delle luci di un corto selezionato per la proiezione), cinefili in salse assortite, umanità varia. Da notare la degustazione di liquirizie rare nella sala d'aspetto, si presume lo sponsor. Da notare anche lo spunto interessantissimo di un corto francese in gara: il cocomero alla vodka. Non è il titolo del corto, è proprio che i due protagonisti iniettano una bottiglia di vodka dentro un cocomero, poi lo mettono in frigo per un po' e infine se lo mangiano. Non è un'idea fantastica? Io e l'amica E. abbiamo pensato di provarlo in una prossima serata estiva.

Ma a furia di starnutire arriva il mal di testa, e c'è poco da fare. Si può stirare guardando un dvd dei Birthday Party (Hacienda, 1982). Si può ordinare su Amazon una copia della Footprint di NY (la Footprint è diventata la mia guida preferita dopo che a Berlino mi ha consigliato di andare a mangiare da un canadese che cucina tai e come logo ha la m di mcdonalds rovesciata). Si può fare la mousse al cioccolato con gli avanzi dell'uovo di Pasqua guardando MTV (simpatiche le calze con i teschi che ha Avril Lavigne, e questo è tutto quello che ho da dire su MTV). Si può scrivere un post boccheggiando in mezzo agli allergeni, che prima o poi si scoprirà che sono attratti dall'elettricità statica del monitor.

postato da garnant | 21:34 | p.link |

sabato, maggio 08, 2004

Oggi pomeriggio passa di qui la Mille Miglia, evento da me a lungo ignorato fino a quando, un sabato di parecchi anni fa, qualcuno ha avvistato Mark Knopfler in piedi sullo spartitraffico di Porta S. Pietro a Reggio Emilia. Quindi io ora, sfidando coraggiosamente i circa 300 granuli di polline di graminacea aereodispersi in ogni metro cubo di questo mondo primaverile, vado a farmi un giretto. Con un occhio di attenzione agli spartitraffico.

postato da garnant | 17:26 | p.link |

venerdì, maggio 07, 2004

Andremo a New York, un giorno magari molto freddo, e tra Madison e la 36esima scenderemo scale e scale, percorreremo tunnel e passaggi, e là, dentro la terra e il granito, troveremo la Morgan Library, con i suoi libri, nella loro nuova casa sotterranea. Anni fa guardavo Renzo Piano con sospetto, qualche volta alzavo anche gli occhi al cielo, dicendo Renzo Piano. Poi un pomeriggio di dicembre, che faceva già buio e a Parigi c'era nebbia nelle strade e sulla Senna, sono salita lungo la scala a tubo del Centre Pompidou, e ad un certo punto la scala è finita di botto, e davanti avevo solo una parete trasparente, il buio e le luci smorzate di bianco, e poi le fontane che sembravano tanto venire da un vecchio sogno di Tim Burton, con i loro movimenti folli e lontani, giù nella piazza. A NY scenderò, questa volta. E sarà qualcosa di simile a quell'idea che avevo di andare in biblioteca di notte, ma questa è un'altra storia.

postato da garnant | 20:20 | p.link |

giovedì, maggio 06, 2004

Esce Pattern Recognition, parla William Gibson, con gli occhiali tondi e un sorriso stretto.

"Ma la vera "tendenza", non so perchè questa parola antiquata resista, non è una qualità intrinseca. E' come un albero che cade nella foresta".

Che pensiero canadese. La foresta che entra nei percorsi della mente, la foresta vera fuori dalle città, e quella ancora percepibile nell'impronta delle giovani città del Pacific Northwest. I luoghi ti cambiano i pensieri in qualche modo. Forever changed, I was, forever changed, cantava Cale per Warhol e per sè. Da quanti anni William Gibson vive a Vancouver? A Kitsilano, per la precisione, un posto che ti fa vedere la vita diversamente già se ci stai mezza giornata, figurarsi andarci a vivere. Dove c'è Kits Pool, la piscina di acqua di mare con vista oceano, 127 metri di lunghezza, ci nuoti insieme a quelli che si preparano per l'iron man, niente corsie, segui le frecce disegnate sul fondo. Kitisilano è dove le case sono sempre più basse degli alberi, dove le palestre hanno gli attrezzi sui tetti, dove tutti hanno un cane e lo portano a correrre sulla spiaggia alla sera. Dove ci sono i cartelli che ti avvertono che se ti sembra di aver visto un coyote è molto probabile che tu abbia effettivamente visto un coyote. Penso a questo albero che cade nella foresta, mi chiedo come se lo immagina adesso Gibson, perchè prima di andare in Canada per me un albero che cadeva era un albero che veniva abbattuto e basta. Mentre adesso la mia testa è piena di immagini di alberi caduti per vecchiaia, anche 100 anni dopo la morte, dopo essere stati alberi vivi per secoli e poi wildlife tree, morti ma molto animati, pieni di nidi di uccelli e animaletti vari e infine tronco caduto coperto di muschio e di esseri vari, compresi gli hemlock, che germogliano solo sui tronchi caduti. Chissà se il mondo di Gibson adesso è più simile a quello di Douglas Coupland, che abita a North Van, giusto di fronte a Kitsilano ma dall'altra parte, bisogna fare il Lions Bridge, ma è proprio lì di fronte, lo vedi. Nel mondo di Douglas Coupland c'è il ricordo della bomba, c'è la tecnologia pervasiva del nostro presente, e ci sono gli orsi che osservano le nostre luci di notte, c'è l'angoscia dei tronchi tagliati, del clear cutting e del vivere in questo modo.

Ora, io sono perfettamente consapevole che forse tutto questo ragionamento potrebbe far alzare un sopracciglio alla Spock. Tra l'altro l'articolo su Gibson l'ho letto su Marie Claire (articolo onestissimo comunque, giusto un po' ovvio, ma onestissimo), non pensate che l'abbia letto su Wired. Ma dovete sapere che oggi ho ottenuto un fantastico piano ferie, e mi trovo ora nell'incredibile condizione di potermi organizzare minimo due viaggi, di cui uno oltreoceano. E anche tanti viaggi mentali.

postato da garnant | 19:30 | p.link |

mercoledì, maggio 05, 2004

Oggi per sentirmi molto cool, e per esorcizzare la disillusione informatica di cui parlavo ieri, ho usato tutto il giorno Google con l'interfaccia in bork, bork, bork! In effetti per un po' mi sono sentita molto cool. Alzavo gli occhi sopra il monitor e sbirciavo i miei colleghi, li osservavo con la tipica occhiata sprezzante "voi non sapete niente della vita, non sapere niente del cuoco svedese dei Muppet, di Opera, di Linux e dell'indie rock". Stavo lì con questo sguardo e ghignavo, e mi ascoltavo i Mogwai a volume basso, perchè da un mese circa gi auricolari sono un po' rovinati e si sente quasi solo da sinistra, un po' fastidioso, devo cambiarli. Comunque il tutto era molto cool. Fino a quando ho scoperto improvvisamente che gli auricolari funzionavano benissimo, e che io stavo usando da un mese winamp con il balance impostato male. Allora mi sono vergognata molto, ho rimesso l'interfaccia in inglese, e sono tornata alla mia deprimente traduzione, sul triste pc, sulla mesta scrivania grigia a norma. SOB.

postato da garnant | 19:21 | p.link |

martedì, maggio 04, 2004

Ultimamente, stare seduta davanti al pc mi fa sentire un po' come se fossi seduta davanti ad una lavatrice. Facendo la mia prima lavatrice, anni fa, ero rimasta per un bel po' a fissare il cestello che girava prima a sinistra e poi a destra, e il detersivo che faceva le bolle. Mi sembrava tutto molto ingegnoso e utile. Oggi la lavatrice la guardo di sbieco, valuto il rumore, poi la prego sottovoce: "non romperti, dai". La lavatrice e il pc sono tecnologica nota, quotidiana, che funziona fino ad un certo punto, che poi tanto si rompe o perde qualcosa. Dieci anni fa internet ci ha cambiato radicalmente la vita, avevamo vent'anni e insieme l'esplosione del World Wide Web sotto le dita, era una bella sensazione. Chi c'è c'è, si parte. Cinque anni fa sembrava ancora che il mercato fosse saldo nelle nostre mani, eravamo gli innovatori di tecnologia. E io dicevo, ma che schifo questi frame, che schifo questi siti che lampeggiano, che schifo questi software pesanti, simplify simplify, o servirà nuovo hardware per andare sempre alla stessa velocità inceppata. Ma pensavo che sarebbe andata bene comunque, che avremmo fatto qualcosa di interessante, qualcosa per cui valesse la pena lavorare, perchè deve valer la pena, al di là del CUD. Poi è finito tutto di botto. Basta soldi, basta innovazione. Si vivacchia con quel che c'è. D'accordo. E siamo finiti seduti davanti ad una lavatrice. Una notizia mi solleva il morale, mentre il cestello (ops, l'hard disk) gira ronzando. Google va in borsa con un piano di quotazione dal volto etico: progetti di ricerca mantenuti, quote all'asta, niente analisi trimestrali. Prima di Google c'erano i motori di ricerca affogati nei portali, cerchi il testo di una canzone, e io ti vendo una carta di credito e ti faccio l'oroscopo, se poi non trovi il tuo testo è lo stesso. Google ha preso l'idea di motore di ricerca e l'ha ridotta al suo nucleo: un motore di ricerca deve funzionare. E basta. E oggi in borsa, speriamo bene, che la MS non cominci a seminare codice per distruggerli. Un'altra notizia. Su Splinder si va per i 60000 blog. Prima dei blog c'erano i siti personali, sui siti personali c'erano gli aggiornamenti. Front page per le masse, html in ordine sparso, upload, 6 minuti per accedere ad un grande provider, una grande folla insensata. I blog hanno preso gli aggiornamenti, solo quelli, via tutto il resto che fa solo tristezza, e li hanno trasformati in una forma di espressione nuova. Oggi c'è il post e c'è il commento, che prima non c'erano. Quindi, nella mia crisi motivazionale informatica, mi consolo. E mi compiaccio anche di aver avuto un po' ragione, anni fa. Simplify, simplify. Diceva Thoreau.

postato da garnant | 20:58 | p.link |

lunedì, maggio 03, 2004

Alcune cose che ho scoperto nel fine settimana.

- In coda sull'autostrada della Cisa, Tom Waits ha un effetto potentemente rasserenante.
- Le minibrioche bauli hanno dentro troppo poco cioccolato.
- Un incendio ti affumica anche se cammini sottovento.
- Il dvd di Velvet Goldmine va comprato, e non fissato per mezz'ora con aria ebete e basta.
- La focaccia ligure provoca una tremendissima arsura.
- Marie Claire pesa ancora 20 tonnellate e ha ancora la copertina scivolosa.
- Con una adeguata quantità di vino in circolo, i gamberoni non assomigliano più tanto ad Alien.

Una cosa che sapevo già ma che oggi è più evidente del solito.

- Fatte le poche, dovute, preziose eccezioni, devo dire che le persone con cui ho passato questo lunedì pomeriggio e quelle con cui ho passato il fine settimana sono separate da un abisso mostruosamente fondo. E' che al mattino a volte ho molto sonno, e non faccio caso alla strapiombo buio sotto i miei piedi, mentre attraverso il ponte sospeso cigolante. Io spero davvero, ma davvero tanto, di non rimanere intrappolata dall'altra parte senza rendermene conto.

postato da garnant | 19:32 | p.link |