Garnant

venerdì, aprile 30, 2004

"Ricerchiamo una condizione sociale in cui non debbano esserci ricchi né poveri, né padroni né servi, né ignavi né schiavi del lavoro, né lavoratori di concetto pazzi né lavoratori manuali frustrati"
William Morris

postato da garnant | 22:35 | p.link |

Gig!

John Cale ha suonato a Duisburg, sabato scorso. Chissà se in prima fila c'era la ragazza che piangeva, wie in Berlin. Chissà se questa volta lui l'ha guardata mentre cantava Close Watch. E se lei aveva di nuovo il naso rosso tornando dal backstage.

Lucky to be alive and kicking!

postato da garnant | 22:28 | p.link |

giovedì, aprile 29, 2004

Mi sono allegramente comprata una piccola borsetta rosa. L'ho fatto con leggerezza, senza pensare alle conseguenze. Ma si sa come vanno queste cose, in giro per anni vestita come una profuga e tutto va a meraviglia, poi un giorno compri un accessorio moda, e nel giro di due mesi passi alle magliette guru, e poi un mattino ti svegli e hai più scarpe che libri. Ma poi ho pensato, no, è solo una innocuo accessorio moda, posso smettere quando voglio. Così dovevo uscire e ho preso un po' di cose, un fazzoletto, una biro, un'agendina, e le ho traslocate nella nuova borsa. E'stato allora che è successo. Mentre sistemavo la tessera arci in una tasca interna ho pensato, ma guarda, si intona con la borsa. Allora qui i casi sono due. O l'arci ha fatto volutamente la tessera in colori moda-primavera, o io sono su una cattiva strada.

postato da garnant | 21:59 | p.link |

mercoledì, aprile 28, 2004

Magari qualcuno, tipo me per esempio, può credere che leggere la mailing list dei fan di Baglioni sia un tedio assurdo. E invece guardate cosa ha scoperto oggi la collega B. sulla suddetta lista:

"Tris di cantautori e una star maledetta.
Sul palco del Brin Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Pino Daniele e il rocker australiano Nick Cave"

Si troverà bene Nick Cave in Sardegna? Farà un po' di diving?

postato da garnant | 19:11 | p.link |

martedì, aprile 27, 2004

Sfortunatamente stasera, guardando il tg1, mi sono ricordata che Francesco Alberoni esiste. Allora, in preda all'amarezza e allo sconforto, ho mangiato un grosso pezzo si cioccolato. Poi mi sono sforzata di pensare agli aspetti positivi del fatto che Francesco Alberoni esiste. Ebbene, ce ne sono ben due. Primo, Alberoni ha dimostrato senza ombra di dubbio che teorizzare a freddo sull'amore e sulle dinamiche di coppia è perfettamente inutile, facendoci così risparmiare un sacco di tempo e fastidi. Se per esempio avete un problema sentimentale e vi viene la tentazione di teorizzare a freddo, inevitabilmente vi viene in mente Alberoni, e allora esclamate "ommioddio, Alberoni!", e subito capite che il vostro problema sentimentale va affrontato, non teorizzato. Secondo, senza Alberoni non esisterebbero diverse fantastiche frasi di Michele Serra, tra le quali: "Settimana dopo settimana il Corriere ci propone la rubrica di Alberoni: l'unico articolo, nella storia del giornalismo, che abbia gia' incartato l'insalata prima ancora di essere dato alle stampe."

postato da garnant | 21:23 | p.link |

lunedì, aprile 26, 2004

E' stato il week end della petizione inquietante. Prima per difendere Darwin, poi per difendere il prestito gratuito nelle biblioteche, alla fine anche per salvare i cineclub del centro. Ieri sera trovo nell'atrio del cinema (davano Rosenstrasse), l'appello per impedire il progetto di un nuovo multisala multiplex multiquà e multilà.

Quindi il futuro è questo, grossi multisala dove muori e nessuno se ne accorge, biblioteche a pagamento magari climatizzate a farenheit 451, cinefili e lettori perseguitati dalla psicopolizia, il tutto immutabilmente creato dall'essere perfettissimo.

Altro che l'America di Jonathan Lethem. Anche la nostra italietta fa abbastanza paura. E allora anche noi vogliamo la nostra fantascienza. Altro che epoca maccartista, quando i comunisti arrivavano come alieni su astronavi, altro che gli incubi da disastro ecologico, con la bomba atomica e il soylent green, altro che paura del geneticamente modificato, con spider man che viene morso dal ragno mutante in disaccordo col fumetto ma in accordo con le paure degli anni 90... qui abbiamo l'ansia da involuzione culturale! Facciamoci un film!

"Il fantasma del multisala nero"

Anno 2024. Giorgio Aspartame, giovane ricercatore di empireologia, alla vigilia dell'uscita del suo importante articolo "Universo Galileiano e perchè mai?", decide di stemperare l'ansia andando a vedere il nuovo film dei Vanzina "Natale a testa in giù", ambientato sull'altra faccia del disco terrestre. In fila in biglietteria, immerso nei suoi pensieri di scienza, disgraziatamente si strozza con un pop corn caramellato. Barcolla per l'atrio, tra gli sguardi schifati dei presenti, finchè cade lungo una misteriosa scala e giù dentro un tombino, dove per l'urto il pop corn caramellato esce fortunosamente della sua gola. Ma Giorgio si ritrova imprigionato nelle labirintiche fondamenta del multisala, un tempo una biblioteca, dalle quali non riesce più ad uscire. Passano gli anni, anni terribili in cui nutre il suo corpo con le muffe del soffitto, e la sua anima con i libri, libri antichi e dimenticati. Egli muta lentamente, nella forma e nelle convinzioni scientifiche, il potere dell'unico anello... aehm, no questa è un'altra storia... dicevo, egli muta lentamente, e lentamente scopre una via per tornare nel mondo. Attraverso i condotti dell'aria la sua voce sale e sale, fino a raggiungere le orecchie di una bellissima giovane, brillante diplomata in taglio e cucito, intenta a vedere Matrix Rebooted e...

postato da garnant | 21:41 | p.link |

domenica, aprile 25, 2004

Oggi non trovavo la bandiera. Dove dove dove. E' già tardi. E se non trovo la bandiera? Che vergogna. Trovata. E' spiegazzata, ma è grande. C'è il vento, starnutisco tanto, ma almeno la bandiera sventola.

postato da garnant | 12:40 | p.link |

Ieri una piscina di Hockney, ciambelle e caffè di stoffa (Haworth), quattro libri in prestito (finchè si può: Palahniuk, Wu Ming, Evangelisti, Kinder), un milione di starnuti, sashimi di tonno, salmone e sgombro, poi sakè.

postato da garnant | 12:38 | p.link |

sabato, aprile 24, 2004

Salvate Garnant. Firmate la petizione contro il prestito a pagamento (che a casa mia si chiama noleggio) nelle biblioteche! Altrimenti Garnant potrà leggere solo quello che può comprare. Le toccherà aspettare il 16 del mese per poter mettere le mani su un nuovo libro. Vi pare giusto?

www.nopago.org

Già che ci siete, ci sarebbe anche l'appello per la faccenda allarmante di Darwin espulso dalle medie. Orde di dodicenni che se ne vanno per il mondo credendo nella teoria di Lamarck! O in chissà cos'altro! Le foto di embriologia comparata strappate dai libri e bruciate nei cortili interni delle scuole sotto il calendario del carcerato, la ricostruzione teorica dell'archeopterix bandita, esiliata, il disegno carino delle zebre che mangiano le foglie degli alberi deturpato da scritte reazionarie!

http://www.repubblica.it/speciale/2004/appelli/scuola2/index.html

postato da garnant | 15:15 | p.link |

Frammenti del venerdì sera

E. - Se sabato salgo in macchina con te che musica mi costringi ad ascoltare per tutto il viaggio?
Garnant - Neil young, o se preferisci Tom Waits.
E. - Posso portare la cassetta di Robbie Williams?
G. - Si, ma poi abbandono te e la cassetta all'auogrill della Cisa.
V. - Hey, guardate, c'è Giovanni Lindo Ferretti!
G. - Dove?
V. - Là! Se ne sta andando.
B. - Oh, è un po' ingrassato.
E. - Meno male!
G. - Allora ci vieni a S. Pietroburgo quest'estate?
E. - Brava, così appena scendo dall'aereo mi rapiscono. G. - Esagerata.
B. - A NY in ottobre andiamo alla russian tea room e poi a vedere Woody Allen che suona al lunedì sera non so dove?
G. - Ok, però poi tu vieni con me sotto casa di John Cale con la racchetta da squash così ci invita a giocare con lui.
B. - Ok.
V. - Vi piace la maglia che ho comprato al Benetton di Zagabria?
B. - Carina. Ha le maniche o le spalline?
V. - Spalline, guarda.
B. - Bella. Hey, ma è già finito il vino?

postato da garnant | 15:13 | p.link |

venerdì, aprile 23, 2004

Strana atsmofera ieri notte al teatro comunale. Magliette da concerto, capelli rossi di varia sfumatura, abiti neri lunghi e calze a righe. Sul palco un pianoforte, e quelle luci viola che si riflettono tanto bene sul legno lucido della coda, vedi copertina di The Good Son. Campanella, le luci si spengono lentamente dentro i bulbi di vetro, fumo. Entra Diamanda Galas, pantaloni ampi e maglia nera, capeli lunghissimi, enormi pendenti. I'm So Lonesome I could cry. Eight Men and Four Women. Trema la balaustra del primo ordine di palchi, tremano i timpani delle signore perplesse in abbonamento, tremano i bulbi di vetro delle luci. Si rizza il velluto delle poltrone. Luci rosse e spot intensi. Interlude, dolce, incredibilmente dolce. Urla. Un grazie e un sorriso. I'm in a Frenzy. Tony. La voce fa quasi paura. I tacchi a stiletto seguono il tempo. Un'ora e mezza di solo. Tre bis. Fumo e luci viola.

postato da garnant | 15:17 | p.link |

giovedì, aprile 22, 2004

In questi giorni ho vagato febbricitante nella mente di Leonard Cohen. Ieri Beautiful Loser è diventato una attività a tempo pieno, visto che il mondo esterno sembrava offrire soltanto sole e spinaci surgelati in offerta. L'ho finito. Parla di Montreal, degli Irochesi, e della solitudine. Almeno credo. Jikan, tornerai tra noi per cantare, un giorno? Non ti manca il mondo esterno?

postato da garnant | 16:58 | p.link |

mercoledì, aprile 21, 2004

Da qualche giorno ho la febbre, 37.2 al mattino, come Betty Blue. Si, lo so che non è un buon segno. Allora oggi sono rimasta a casa a dormire. Mi ero fatta l'idea che di giorno tutti i mostri migrassero dentro gli uffici, lasciando fuori un mondo tranquillo, sereno e felice. E invece anche qui fuori è tutto terribile. Sui cartelloni giù in strada c'è un certo Pietro (Pietro?) che si vanta di aver dato 6 esami in 6 mesi grazie al cepu. Accanto a lui i locali candidati sindaco nascondono le loro convinzioni ideologiche dentro minuscoli simboli civici illeggibili (o comunque dalla finestra non li vedo bene), e sorridono con la mite bonarietà di un quartino di vino rosso, hey, sono solo un quartino di rosso della casa, sono innocuo, affidabile, metto allegria, votami! La bofrost mi telefona perchè vuole vendermi una confezione da 4 chili di piselli surgelati extra fini. Una agenzia immobiliare mascherata, nel senso che è palesemente una agenzia immobiliare, ma finge di essere una persona che ha sbagliato numero, mi telefona perchè vuole sapere se qualcuno qui vende casa. La Marcuzzi mi informa di essere stitica. A quanto pare Brook è incinta, ma forse il figlio non è di Ridge, è di Nick, ma Ridge non lo sa. Maurizio Costanzo consiglia l'assunzione dell'omonimo show tre volte a settimana, alla sera, e del nuovo programma "vite realmente sfigate" anche al mattino, lontano dai pasti. Non specifica se va assunto per os o meno. Forse dovrei tornare a dormire.

postato da garnant | 17:53 | p.link |

martedì, aprile 20, 2004

Ho visto la ragazza delle balene. Aveva questa locandina piena di premi, primo in alto quello del Sundance. Adoro il Sundance. Anni fa credevo che fosse una specie di festival hippie sulla spiaggia californiana, e ci sono rimasta un po' male quando ho scoperto che era nello Utah in pieno inverno. Adesso il logo del Sundance mi ispira meno gioia, ma poi penso ai registi indipendenti che camminano felici per le strade di Park City, ai bisonti che migrano liberi sulle terre di Robert Redford, e mi rassereno. Sono andata a vedere la ragazza delle balene anche perchè è ambientato in Nuova Zelanda, meta che mi attrae molto da quando ho visionato con entusiasmo e determinazione tutte le 34 ore di speciali della compagnia dell'anello e delle due torri, da cui ho scoperto che la Nuova Zelanda è proprio come la terra di mezzo di Tolkien. Prima credevo che quelle montagne pazzesche in mezzo alle valli immense e deserte le avessero appiccicate con il cgi, e invece sono proprio vere, sono in Nuova Zelanda.

Insomma, la ragazza delle balene non è un film malvagio. E' anzi piuttosto ben recitato, abbastanza significativo e comunque molto coinvolgente nel finale. C'è la colonna sonora di Lisa Gerrard, se i Dead Can Dance vi dicono qualcosa. Il nonno tradizionalista somiglia in modo inquietante a Kitano, cosa che mi distraeva notevolmente, perchè temevo sempre che da un momento all'altro tirasse fuori delle bacchette e cavasse gli occhi ad uno yakuza che ballava la haka. Peccato i dialoghi. Una serie tediosissima di luoghi comuni e banalità. Sarebbe stato meglio un dignitoso silenzio. Il film si sarebbe capito lo stesso. Per esempio, tornando a Kitano, i suoi film si capiscono anche se nessuno parla, e se e quando non si capiscono, pazienza. Magari anche i maori tenderebbero e stare zitti, e allora sul film sono stati appiccicati dei dialoghi perchè si temeva che il pubblico non capisse. Il che mi disturba un po', in quanto pubblico. Ma insomma, mi consolo pensando ai bisonti (e alle balene).

postato da garnant | 19:08 | p.link |

lunedì, aprile 19, 2004

Tuna post

Dovete sapere che anni fa l'amica P., brillante neolaureata in chimica, lavorava in un laboratorio dove facevano analisi alimentari. Per la precisione lei controllava che il contenuto di alcuni prodotti industriali corrispondesse a quello indicato in etichetta. In pratica prendeva la scatoletta di tonno, sgocciolava l'olio, pesava l'olio, pesava il tonno, e riportava i dati discordanti. Poi prendeva un'altra scatoletta di tonno e ripeteva l'operazione, decine di volte fino a sera. Le sembrava un'attività particolarmente inutile. Il collega M., grande consumatore di tonno in scatola, ha notato ultimamente che nelle confezioni di una nota marca, il tonno sembra essere meno di quello promesso in etichetta. Così nel tempo libero ha preso la scatoletta, sgocciolato l'olio, pesato il tonno, riportato i dati discordanti, e telefonato al servizio clienti per lamentarsi. Dopotutto, quel tonno promesso in etichetta l'aveva comprato con un po' del suo stipendio, che si guadagna lavorando tutti i giorni fino a sera. Un'addetta gentile gli ha risposto spiegando che su migliaia di scatolette son cose che succedono, poi ha chiuso la chiamata e ne ha iniziata un'altra, decine di altre, fino a sera. Non ho ancora deciso se questa storia significa che il nostro mondo produttivo ha in fondo senso o che non ce l'ha per niente, come sospettavo da tempo.

postato da garnant | 19:49 | p.link |

domenica, aprile 18, 2004

Pagina 23
1 afferra il libro più vicino a te in questo momento.
2 apri il libro a pagina 23.
3 trova la quinta frase.
4 postala nel tuo blog insieme a queste istruzioni.

"Catherine Tekakwitha, sono venuto a salvarti dai Gesuiti."
(Leonard Cohen, Beautiful Losers. Fandango)

via Sad and Beautiful

postato da garnant | 23:10 | p.link |

Diversi i protagonisti dell'ultima puntata di sex and the via emilia, il dolcetto di dogliani, per iniziare, e ghost riders in the sky cantanta da Johnny Cash. Le bottiglie non ci hanno tradite, eccellenti, ed eccellente anche il nocino finale. E all'altezza dell'uscita villaggio crostolo della tangenziale, nel punto esatto in cui la frequenza di k-rock cede, l'autoradio, anche lei, non ci ha tradite. A volte quando premo un tasto si sprogramma tutto, lo so che dovevo comprare qualcosa di più costoso, ma tanto k-rock è in mono, ho pensato all'acquisto, ma questa volta non l'ha fatto, e non ha interrotto Johnny Cash sul verso cruciale a bolt of fear went through him as they thundered through the sky, ho trattenuto il fiato, ho messo la freccia, ho inboccato l'uscita, ho premuto il tasto per cambiare frequenza e... for he saw the Riders coming hard and he heard their mournful cry Yippie yi Ohhhhh Yippie yi yaaaaay Ghost Riders in the sky. Magnifico. Almeno a detta di me e dell'amica B, spesso accusare di avere gusti antiquati. In effetti l'amica B. non è consapevole dell'esistenza della marca miss sixty, e io ammetto che fino a non molto tempo fa credevo che l'ecrù fosse un tipo di capra andina. Per di più vado in giro con un cellulare stile agente speciale Fox Mulder prima stagione, che amo definire "vintage", e l'amica B. ha come sfondo del suo tecnologicissimo mobile ultima generazione la bella foto di un giovane Elvis. A nostra discolpa possiamo dire che l'amica F., zitta zitta, crede che il trilogy sia un gioco di società. "Siete indietro come la coda del maiale", ci ricorda l'amica E., che non nasconde un deprecabile interesse per Robbie Williams, cosa che a mio parere mette in discussione il suo ragguardevole passato di giovanissima fan di Morrisey. "Perchè non tornate negli anni '70?", insiste l'amica E. Non so cosa si sia immaginata in quel momento l'amica B., io da parte mia ho pensato a Scott Bakula in Quantum Leap, fatto sta che lo sguardo di entrambe si è perso per un istante sulla volta di mattoni a vista della trattoria. "Si può fare!", abbiamo poi esclamato all'unisono, e abbiamo concordato di trasferirci nel '68, in modo da poter vivere Woodstock e il declino dell'epoca hippie, l'Elvis special one night with you, gli anni della factory, il primo album dei Velvet, la Londra dei Clash e il punk come si deve, a Brixton. "Pensa, saranno ancora tutti vivi! Potremo essere delle groupie!", abbiamo urlato gioiose, mentre l'amica M. accanto a noi scuoteva la testa mormorando "per me la musica è tutta uguale".

postato da garnant | 13:34 | p.link |

venerdì, aprile 16, 2004

Succede che qualche volta vado in questi multisala isolati fuori città, che sono come sculture astratte che rappresentano la vita e la morte. Io divido i cinema secondo la mia personale scala della vita e della morte. Infatti, se lo spettatore sviene davanti alla biglietteria, a seconda del cinema dove si trova, avrà di fronte a sè, appunto, la vita o la morte. Esempio pratici.

Oscuro cineclub di impostazione slavofila rigida con incursioni nel mondo dell'arte visiva ugro-finnica (testimoniata da poster dei leningrad cowboys nell'atrio).
Lo spettatore sviene davanti alla biglietteria. La bigliettaia, laureanda in storia del cinema con tesi sull'opera di Werner Herzog, getta a terra il volume accademico fotocopiato (otto tonnellate) che sta studiando tra un biglietto e l'altro, e corre a sollevare i piedi dello spettatore. Il proiezionista, nonchè direttore artistico della rassegna sui capolavori restaurati di Andrej Tarkovsky, procura un bicchier d'acqua e chiama un'ambulanza. Lo spettatore rinviene.

Piccolo cinema commerciale del centro storico, con stucchi sul soffitto, rassegna infrasettimanale di seconda visione e serata in lingue originale.
Lo spettatore sviene davanti alla biglietteria. La bigliettaia, moglie del proprietario (entrambi non vedono l'ora di andare in pensione anche se il cinema gli mancherà), urla, accorre e schiaffeggia lo spettatore. Il proiezionista, nonchè proprietario della sala, prende un bicchier d'acqua e glielo versa in faccia, poi chiama l'ambulanza. Lo spettatore rinviene.

Cinema commerciale del centro, due sale mediocri ricavate da una splendida sala anni 70.
Lo spettatore sviene davanti alla biglietteria. La bigliettaia permanentata cognata del proprietario alza gliocchi al cielo e sbuffa, non si alza, chiama l'ambulanza. Il proiezionista, nonchè uomo delle pulizie, trascina lo spettatore fino all'unico divanetto. Lo spettatore rinviene più tardi in ambulanza.

Multisala 8 sale con spazio commerciale, tre bar, negozio di caramelle, luci fosforescenti.
Lo spettatore sviene davanti alla biglietteria. La bigliettaia interinale dice stancamente, il prossimo. La fila indifferente (la maggioranza) calpesta lo spettatore svenuto, che viene poi spostato in un angolo dalla donna delle pulizie a progetto, a colpi di scopettone insieme ai resti di pop corn al burro. Lo spettatore muore due giorni dopo, in concomitanza con la prima di un nuovo film di muccino.

postato da garnant | 12:35 | p.link |

mercoledì, aprile 14, 2004

E' primavera, e il potos dell'ufficio si sente particolarmente verde. Esso vive delle nostre energie, prospera e verdeggia mentre noi ci consumiamo davanti ai pc. L'estate scorsa si è svolto il concorso fotografico aziendale (sic), a cui non avevamo voglia di partecipare (non mi sto dando del noi, intendo io e la collega B.), ma che ci ha ispirato progetti artistici mirabolanti. Il primo, che non è ancora stato realizzato, si intitola "Exploding Potos Inevitable" ed è una performance: l'impiegato torna dalle ferie con sguardo riposato ma timoroso del futuro, entra nel cubicolo, e si trova davanti la scena agghiacciante del potos ridotto a brandelli sanguinanti, a simboleggiare la cieca follia del lavoro disumanizzante. Un'immagine violenta e potente, della cui ispirazione devo dare credito alla collega B. (ma il titolo è mio). Il secondo progetto è una fotografia, in realtà già realizzata ma non divulgabile per questioni di brand. "Natura leopardiana", questo il titolo, è un'immagine del potos che troneggia frondoso su una pila di prodotti, incurante della fatica e del tormento umano necessario a realizzarli, il tutto
declinato warholianamente in diversi colori. E' un'opera fresca e facilmente commerciale, che strizza l'occhio ad un pubblico CoCoCo. COmunque il concorso fotografico aziendale, a cui "Natura Leopardiana" non ha partecipato, è poi stato vinto da una bellissima immagine di un grande e rasserenante albero.

postato da garnant | 17:39 | p.link |

martedì, aprile 13, 2004

Sono andata a vedere Hidalgo. Dovevi andare a vedere Passion, tuona la folla inferocita. Dovevi andare a vedere Stalker in originale restaurato con sottotitoli, sibilano minacciosi gli spettri del cineclub. Dovevi stare a casa a riposarti, che sei sempre in giro, raccomanda mia madre. Dovevo prendere tre settimane di ferie e andare in Nuova Zelanda a fare trekking, spiego io. Comunque sono andata a vedere Hidalgo perchè volevo ammirare Viggo Mortensen a cavallo di un mustang. Viggo Mortensen ha un eccellente assetto. Va a cavallo molto meglio di Robert Redford, se posso permettermi. Passa dalla sella americana a quella del reame di Gondor e ritorno con immensa disinvoltura. E poi parla! Parla inglese, danese, spagnolo, lakota, elfico. E' in grado di formulare opinioni critiche sensate sulla situazione politica italiana, e in lingua italiana, cosa decisamente non comune. Poi scrive! Scrive poesie, e ha fondato una casa editrice dal nome arturiano. E legge Chomsky! E non trascura nemmeno le arti visive. Fotografa, pubblica suoi volumi fotografici, dipinge quadri astratti. E la musica? Non sono molto informata su questo aspetto, ma dopotutto ha spostato una cantante punk, quindi ne deduco frequentazioni musicali almeno attraenti. E al cinema fa cose interessanti, come sconfiggere il signore oscuro di Mordor, picchiare Demi Moore e liberare i mustang selvaggi nella prateria. Magari con i soldi del mio biglietto si comprerà una cosa utile, che so, un po' di colore blu a olio, una striglia per Brego, qualche matita con la gommina, un coperchio nuovo per l'obiettivo della macchina fotografica, nel caso l'abbia perso del deserto, viste le tempeste di sabbia. Insomma, andare a vedere Hidalgo è stata una soddisfazione, che è anche andata oltre le aspettative quando l'uomo del west ha compreso la sua anima lakota e ha corso gli ultimi chilometri del deserto senza sella, con un assetto ancora più invidiabile.

postato da garnant | 18:46 | p.link |

lunedì, aprile 12, 2004

Mi hanno detto che dovrei sentirmi un po' in colpa perchè non sono andata a vedere Passion, perchè è Pasqua e bisogna ricordare, anche se si è atei, il fatto storico, o almeno l'elemento culturale. Potrei anche essere d'accordo. Ma questo scontro a sangue tra Mel Gibson e i suoi personali riferimenti divini me lo volevo risparmiare lo stesso. Così ricorderò qualcosa di più umano.

Try not to get worried
Try not to turn on to
Problems that upset you
(oh) Don't you know
Everything's all right
Yes everything's fine
And we want you to sleep well tonight
Let the world turn without you tonight
If we try
We'll get by
So forget all about us tonight

postato da garnant | 19:07 | p.link |

domenica, aprile 11, 2004

A Bologna c'è Nuda Veritas con lo sguardo dorato, c'è la ragazza con i capelli lunghi, forse guarda Schiele negli occhi, ci sono le anime della Factory viste da Richard Avedon, una piscina pop di Hockney e il grande nudo americano di Wesselmann, e puoi affacciarti da una balconata e vedere Canova. A Bologna! A Bologna!

postato da garnant | 10:52 | p.link |

venerdì, aprile 09, 2004

Lo zen e l'arte di arrivare in ritardo.

Vado a lezione di yoga in una centro danza. Che c'entra lo yoga con la danza? Niente, ma il centro natura dove andavo prima non lo sopportavo perchè avevano tagliato gli alberi nel cortile, cosa molto triste, poi la sala accanto era stata affittata ad una specie di club dei diseredati della batteria che maltrattavano i pezzi dei Pearl Jam senza ritegno. Inoltre il pavimento tremava sempre per via del corso di salsa e merengue al piano di sotto. Poi gli insetti erano ovunque, ma di questo non dovrei lamentarmi, visto che si trattava di un centro natura. Allora sono passata a questo centro danza che ha dei bellissimi parquet, grandi specchi, e gli spogliatoi puliti puliti. Il corso di yoga è in contemporanea al master di hip hop, nella sala accanto, frequentato da splendidi ragazzi neri alti due metri, vestiti molto cool e decorati da orecchini splendenti. L'altra sera stavo parcheggiando davanti all'ingresso, quando alla radio è passato Joe Strummer con i Mescaleros. Redemption song. Mi sono seduta in silenzio e ho ascoltato Joe Strummer, perchè era più importante di tutto il resto. Questo basterebbe per definire lo zen del ritardo, e anche per inviare un saluto a tutti quelli che rimangono in macchina a sentire una canzone anche quando hanno fretta. Ma non è finita. Quando sono entrata il maestro non c'era ancora. Mi sono allungata a terra e ho guardato il soffitto, mentre le voci intorno a me (delle compagne di corso, non voci che sento soltanto io, ci tengo a precisarlo) parlavano dei favolosi benefici del reiki, una pratica insensata che implica cerimonie di attivazione e ricarica, come per i cellulari. L'hip hop martellava ovattato dalla parete. Poi, improvvisamente, niente più hip hop, e a volume altissimo inizia Struggle for Pleasure. E va avanti, esplode, Wim Mertens invade tutte le sale. E io sto lì a occhi chiusi e cerco di immaginarli, i raggazzi dell'hip hop dall'altra parte della parete. Anche loro immobili, assorti. E penso a Wim Mertens, la prima volta che l'ho visto, quindici anni fa in un teatro di provincia. Era solo, elegantissimo, seduto allo Steinway a coda. Avevamo applaudito così forte da convincerlo ad uscire per ben sette volte, dopo la fine del concerto. E lui all'ultimo bis aveva un sorriso gentile e quasi imbarazzato, si era già messo un maglione, forse stava per andarsene ma noi eravamo riusciti a convincerlo a restare. Poi Struggle for Pleasure è finita, i ragazzi dell'hip hop sono usciti in corridoio molleggiando sulle loro grandi scarpe nike air, ed è entrato il maestro di yoga. Che ci insegna lo zen arrivando ogni volta con 20 minuti di ritardo.

postato da garnant | 19:39 | p.link |

giovedì, aprile 08, 2004

Avete presente quando mettete le cuffie in ufficio, e sperate di non sentire più quelle voci allegre, festanti, gioviali di gente che non fa nulla in corridoio, e allora alzate il volume ma le sentite ancora, alte, squillanti, che raccontano di vite meravigliose fatte di cabine armadio e di magliette guru e di code sull'autostrada del mare ogni week end, e allora alzate il volume ancora e Mick Jagger è così intenso con Sister Morphine, ma voi le sentite lo stesso, le voci. E avete presente quando uscite alla sera, dopo aver fatto gli straordinari gratis, e guardate tutto il centro direzionale investito dalla luce del tramonto, e vi concentrate bene e cominciate a sentire le note dei Pink Floyd, che salgono, che salgono, e allora vedete i primi frammenti lenti, lentissimi che esplodono, e poi i muri, i soffitti, le sedie, tutto, proprio come in Zabrieskie Point. Ecco, avete presente.

postato da garnant | 21:18 | p.link |

mercoledì, aprile 07, 2004

Guidavo venerdì sera un po' stordita per il lavoro, erano le 10 e stavo andando a prendere l'amica V per uscire, quando terminata l'ultima rotonda mi sono trovata davanti uno strano assembramento di personaggi dall'aria grigia e mesta, diciamo 30 persone immobili nel mezzo della strada, senza una ragione apparente. Erano seguiti da un'auto della stradale con il lampeggiante blu acceso, e preceduti da una gigantesca croce luminosa. Quando mi sono fermata, indecisa sul da farsi, loro si sono girati a guardarmi e sono rimasti lì fissi, come rimangono i wapiti di notte sulla strada per Jasper, Alberta. Un funerale! Ho pensato. Ma poi mi sono detta, no, manca il carro da morto, e poi vi sembra l'ora per un funerale? Un incidente! Ho pensato allora. Ma che c'entra la croce luminosa con un incidente? Nel frattempo dietro di me si era formata una colonna di auto perplesse. Allora l'assembramento ha mosso alcuni passi, diciamo sei passi, come un soll'uomo, e si è fermato di nuovo. Una via crucis! Finalmente ci ero arrivata! Questi stavano alle 10 di venerdì sera, con una croce luminosa, in mezzo ad una strada di normale traffico cittadino, a fare una via crucis. Evidentemente non gli importava molto il dato storico-filologico, visto che ancora doveva arrivare la domenica delle palme, insomma, dico io, vogliamo ucciderlo prima di farlo entrare in Gerusalemme, questo ragazzo? Facciamo del revisionismo storico? Comunque non sembravano turbati nemmeno dalla mancanza di un ambiente consono alla via crucis, che so, una serie di formelle di un artista locale, i dipinti appesi appositamente all'interno della chiesa di quartiere. Invece sembravano abbastanza contenti di avere rimpiazzato il vecchiume delle stazioni tradizionali con i bidoni della raccolta differenziata e i cartelli stradali della precedenza, una via crucis postmoderna. E poi, mi chiedevo, la croce luminosa, come faceva ad essere luminosa? Da dove veniva l'elettricità che alimentava le lampadine? Cos'era? Una croce a pile? O forse avevano un generatore portatile? O avevano collegato il tutto alla dinamo della bici del chierichetto? O forse avevano un cavo lungo due chilometri che arrivava alla presa di corrente in sacrestia? E soprattutto, erano felici, lì in mezzo alla strada con la loro fede, lo smog, il lampeggiante blu e la croce elettrica? Più felici di me, atea sigillata e sola in una macchina che vibrava per la voce di Bowie? Allora ho avuto una visione. L'ateismo mi è comparso davanti agli occhi d'improvviso, sotto forma dell'amica V. Aveva i capelli biondi platino con la riga a zig zag, una maglietta attillata, una gonna di jeans con le scritte, calze fucsia e lucidi lucidi stivali di pelle. L'ateismo ha camminato in mezzo alla folla con la testa alta e i tacchi sicuri sull'asfalto. Ha spalancato la portiera dell'auto e ha liberato Bowie nell'aria. E per tutto il tempo la folla l’ha seguito con lo sguardo abbagliato del wapiti, l'ha visto sparire dentro l'auto insieme a Bowie. Ha visto l'auto fare inversione in fretta e sparire nel buio metaforico della notte.

postato da garnant | 18:38 | p.link |

martedì, aprile 06, 2004

E adesso? Adesso che è di nuovo primavera, un'altra volta. E non è ancora buio. E se mi metto a scrivere diventa subito mattina. Eppure uso un pentium100, evito la vpower, salgo le scale a piedi. Perchè allora va tutto così in fretta?

postato da garnant | 20:40 | p.link |

lunedì, aprile 05, 2004

In ufficio è arrivata la macchinetta dei gelati. E' un mostro gigantesco e luminoso che ronza. Sulla plastica lucida trionfa la foto di una bella ragazza in bikini. Certo mancano la sabbia e l'ombrellone, ma non ci vuole poi molto, qualcuno avrà di sicuro un vecchio ombrellone a righe in solaio, e per la sabbia basterà una breve visita ad un cantiere edile. Nel frattempo i colleghi entusiasti danzano festanti intorno al mostro. Poco più in là, un collega lavora con addosso le cuffie da pista di decollo, portate da casa per potersi isolare.

postato da garnant | 20:43 | p.link |

domenica, aprile 04, 2004

Guadagnarsi la libertà attraverso l'arte.
Garnant a Ferrara per la mostra di Patti Smith

Venerdì. Interno osteria. Vino bianco e patatine.
B.- Domattina devo andare dalla parrucchiera, che noia, odio i capelli bianchi.
Garnant- Che colore ti fai?
B.- Boh. Un rosso.
G.- Anche io vorrei, ma se poi fa reazione con l'henne e mi vengono i capelli verdi?
B.- Come C. alle medie col cristal soleil.
G.- Infatti.
B.- Che dici, facciamo come Patti Smith?
G.- I capelli così come vengono, senza interventi?
B.- Beh, Patti Smith può fare quello che vuole.

Sabato. Interno mostra. Disegni, foto, oggetti.
V.- Inquietante. Una mente disturbata.
G.- Ma tu capisci cosa significano questi pezzi di nastro adesivo attaccati alle tele? Come questo, grafite e nastro. E allora?
V.- Mah. Patti Smith può fare quello che vuole.

Più tardi. Interno tratoria. Vino rosso. Salama da sugo e purè (maial!).
D.- Ma tu ci vai a vedere il film di Mel Gibson?
G.- No. Anche se ho sentito dire che lui e Nick Cave sono amici fraterni, quindi magari dovrei dargli più credito.
D.- Dici che Mel Gibson diventa interessante di riflesso a Nick Cave?
G.- Si. E grazie per non aver detto "Nick Kamen? Quello dei jeans?"
D.- Cosa credi. Qui sei tra musicisti.
G.- Allora proviamo con questo. John Cale.
D.- Pianista d'avanguardia. Fondatore dei Velvet Underground.
G.- Perfetto. Sai che ha prodotto il primo album di Patti Smith?
D.- Ah. Ti è poi piaciuta la mostra?
G.- Si, ma non credo di aver capito del tutto. C'erano questi scarabocchi strani a pastello con dei pezzi di nastro adesivo attaccato e un mirtillo spappolato. E poi dei disegni fatti di parole, interessanti. E lo scheletro delle torri gemelle ripetuto ossessivamente, quello l'ho capito.
D.- Eh, Patti Smith può fare quello che vuole.

postato da garnant | 20:22 | p.link |

sabato, aprile 03, 2004

Sono in ufficio, la macchina del caffè ronza, il monitor sfarfalla violentemente. Spero davvero che sia un incubo. In realtà non mi sono ancora svegliata, sono nel mio letto sotto il piumone, è buio, L. respira tranquillamente qui accanto. Oppure, sono morta davvero nel primo sogno stanotte (mi sparavano con una mitraglia, ma non faceva male, comunque la vicenda era complessa, sensata, e non la ricordo più) e adesso sono qui in ufficio in versione zombie, condannata a lavorare la notte e nei fine settimana, una versione net economy del lavoro nei campi di cotone (vedi post del data-entry blues). E tutti gli altri che sono qui con me? Aiuto, forse sono zombie anche loro. E adesso? Devo assolutamente svegliarmi.

postato da garnant | 11:56 | p.link |

E così è uscito questo dvd su Transformer. Me ne sono accorta un quarto d'ora fa mentre cercavo di infilare la laterale di casa, quando hai bevuto le laterali sembrano proprio tutte uguali. Comunque la mia è esattamente dopo l'edicola, che insomma stanotte ha sul muro questo manifesto con scritto Lou Reed a caratteri cubitali bianchi su blu. Oddio, un concerto! Dove? Quando? Ma soprattuto, perchè? Ho pensato subito. Mannò, è il dvd, è la pubblicità del giornale. Però, che ragionamento pronto, non male, ho aggiunto. Mi ero dimenticata che stava per uscire questo dvd. Mi ero dimenticata dell'esistenza di Lou Reed nelle ultime 5 ore, per essere precisa. Un record, perchè Lou Reed per me è come uno stupefacente. Lo odio, lo cerco, mi fa stare bene per un periodo limitato di tempo, lo adoro ma vorrei non averne bisogno, e comunque so che mi farà del male. In scala ridotta, è come l'aspirina per il mal di testa. Infatti questa mattina guidavo sulla tangenziale, in apnea per l'adrenalina da progetto in consegna, stringevo insensatamente il volante quando dalla radio è uscito il piano di A perfect Day, poi la voce, le parole una dopo l'altra, lente lente. E così ho respirato, ho allentato la presa, la schiena è scesa un po' nel sedile. Droga. E io lo odio! Il suo essere star, le sue pose, i suoi clichè, quella chitarra elementare. Eppure stasera, mentre guidavo di nuovo e la radio si sentiva male, ero lì ad allungarmi in pose insensate per raggiungere la cassetta di New York, e quando mi sono resa conto che non c'era mi sono anche depressa. Poi l'alcol e gli amici l'hanno spedito là da dove era venuto, a Brooklyn insieme a Hubert Selby e alla sua varia umanità. E alla fine è notte, guido e fantastico della recente data di John Cale a Mexico City e TRAC, ecco un manifesto di Lou Reed, Transformer, l'album che ha cambiato la sua vita, un po' quella di Bowie, e un po' anche la mia. Damn.

postato da garnant | 02:16 | p.link |