Garnant

mercoledì, marzo 31, 2004

Esiste una foto di Jackson Pollock in piedi davanti a Summertime, appoggiato con la schiena alla tela, le braccia incrociate. Ci guarda storto. E' la fine degli anni '40, probabilmente ha un bel po' di alcol addosso. E probabilmente sa che non riusciremo mai a decidere cosa sono quel giallo e quel blu che riempiono gli spazi creati della vernice nera. Vele sul mare? Farfalle? Colori complementari e sensazioni pure? Pollock ha lasciato scendere un filo nero, denso, drip drip, istintivo, e poi ha scelto alcuni vuoti e li ha riempiti di colore. Che è quello che dovremmo fare anche noi. Action painting.

postato da garnant | 21:41 | p.link |

martedì, marzo 30, 2004

D'altronde, ieri sono stata all'ASL, anche io sono abbastanza eroica. Ah, i tempi in cui credevo che la gente chiamasse la USL ASL per far credere a tutti di sapere l'inglese! E invece non era come dire Malder e Scally, era proprio ASL!

L'Azienda Sanitaria Locale è il mio fornitore di servizi medici. Quando sono diventata cliente mi ha prontamente assegnato un tesserino fedeltà che indica il nome del mio responsabile assistenza, che consulto con fiducia ogni volta che qualcosa non funziona. Ma per alcune formalità devo andare alla sede direzionale, dove c'è un grande parcheggio riservato ai clienti, che però è sempre pieno, si vede che gli affari vanno bene, e poi dicono che c'è la crisi, e così ogni volta devo andare a mettere la macchina nell'area riservata ai clienti dell'obitorio. Ma non mi formalizzo, sempre clienti sono, insomma, io, loro e tutta la gente che gira e rigira intorno all'azienda con moto incessante e speranzoso. Comunque, una volta raggiunti gli uffici sono stata subito accolta dalla receptionist, che aveva una bella targhetta sulla scrivania con su scritto "Gigi - obiettore", e ho parlato con una dei manager, una donna in carriera sui settanta con la messa in piega, i pantaloni di pelle e un elegante camice bianco, che mi ha scrutato a lungo sentenziando poi che posso effettivamente accedere all'offerta speciale e ritirare i miei documenti. Sono allora passata all'impiegata di concetto, che ha eseguito gli ordini della manager con precisione e puntualità. E così, felice e soddisfatta del servizio, anzi, della soluzione customizzata, ho lasciato la sede del mio fornitore, l'Azienda Sanitaria Locale. Però che strano, a pensarci, tanti clienti non avevano un'aria molto felice, e gli uffici sapevano di disinfettante, e non mi hanno regalato neanche una penna.

postato da garnant | 20:57 | p.link |

Un pensiero va al mio eroico compagno, appena scomparso nel buio serale, impavido e spettinato come Aragorn, partito al galoppo per andare ad affrontare la temutissima riunione condominiale (e per buttare la carta e la plastica).

postato da garnant | 20:40 | p.link |

lunedì, marzo 29, 2004

Guardavo prima la tv tedesca, ipnotizzata dalla Ofenpizza mit Salami e da un format malatissimo dove due donne si scambiano casa e figli per un po', e poi si vota qual'è stata la mamma più brava. Sic. Insomma, guardavo la tv tedesca ed ecco che spunta Ein Kaefig volle Helden, che poi è Hogan's Heroes, mito della mia infanzia insieme ad Hazzard, Jenny la tennista e l'Uomo Tigre. In effetti avevo una cotta, nell'ordine, per il colonnello Hogan, per Bo Duke, per il tenebroso allenatore e per l'Uomo Tigre (himself). Poi Hogan's Heroes è sparito, Bo e Luke sono stati sostituiti dai loro cugini stupidi, Jenny è stata sostituita da Mila e Shiro (e io odiavo la pallavolo), e l'Uomo Tigre i miei l'hanno censurato perché dicevano che era da maschi. Ma ormai era troppo tardi, la mia vita era già segnata. Avevo otto anni e guardavo i film di guerra alla sera d'estate, mi son guardata persino Tora Tora Tora che non finiva più, ma mi interessava l'eroismo. Guardavo Nord e Sud per scoprire chi fosse poi il Generale Lee, oltre alla macchina di Bo, e cosa volesse dire la bandiera sul tetto, ma non capivo. Giocavo a tennis in cortile (superficie: sassi) e poi credevo che fosse davvero possibile lottare contro il male e combattere solo la malvagità. E sognavo il giorno in cui avrei potuto vedere un vero film con Bob Crane, e guidare la macchina, e giocare a tennis in un vero campo senza sassi, e rivedere in pace i cartoni dell'uomo tigre. Per la macchina e per il campo da tennis è bastato aspettare. Per l'uomo tigre un po' meno perchè adesso mi fa impressione quando si sente il rumore delle ossa che si rompono. Per Bob Crane... ho scoperto che ha fatto una fine decisamente strana e deprimente, e il film c'è, si chiama Auto Focus, una sola proiezione qui da queste parti e io non c'ero.

postato da garnant | 21:27 | p.link |

domenica, marzo 28, 2004

Da un po' di tempo rileggo pezzo per pezzo un weekend postmoderno, lo tengo sul comodino come se fosse la bibbia. E' terribile come tutto finisca prima di iniziare, la wave affogata di decadenza e di autocitazione negli anni '80 a Correggio e a Londra, Mondoradio appena nata e poi Mondoradio che un giorno è muta e io allora non so il perchè, Paz che racconta la mia Bologna e io che ancora non so che esistono Paz e Bologna, e quando lo scopro lui non c'è più e Bologna è proprio la stessa e insieme così diversa da farmi provare subito nostalgia. E ora Tondelli è sul comodino, Paz sul muro e io non so esattamente dove voglio essere. Ma viva, almeno, viva sì.

postato da garnant | 20:02 | p.link |

Devo aver sbagliato qualcosa. Credevo fosse sabato sera. Perchè allora ad un certo punto mi sono ritrovata davanti un bicchier d'acqua, in sottofondo niente di niente, e nelle orecchie le parole CUD, IRPEF, rata e mutuo ripetute ossessivamente??? Hai ragione Fio con la notte. Era meglio se stavo a casa, spegnevo tutte le luci e mi ascoltavo Paul Roland dal vecchio vinile di Duel. Nosferatu. Qualcuno qui conosce Paul Roland? Non si vede in giro da un po', vero? Se vi chiedevate che fine aveva fatto, beh, sta bene, abita nel castello di famiglia (la Roland Tower), ha due bambini, fa il giornalista musicale ed è ancora deciso a diventare una rock star, proprio come la notte che vide Stardust. Due re-issues e una antologia, l'anno scorso, Gaslight Tales. Non si dimentica Nosferatu, sai Paul?

postato da garnant | 13:15 | p.link |

sabato, marzo 27, 2004

Sto uscendo.

Apparenza: jeans cool strappati e ricuciti, maglietta con su Andy Warhol, sguardo cinico.

Realtà: jeans comprati in offertissima al supermercato (di marca, fallo consistente in etichetta posteriore semi-staccata), maglietta stirata nel pomeriggio davanti alla tv (mondiali di pattinaggio artistico), sguardo perso a ricordare le olimpiadi di Albertville '92, Marina Klimova e Seghei Ponomarenko, superbi, lei pattina con i capelli rossi sciolti e lui la guarda con i suoi occhi trasparenti.

postato da garnant | 19:25 | p.link |

venerdì, marzo 26, 2004

Avete presente East is East, piccola produzione britannica, bel film, divertente, un po' amaro? Parlava della comunità Pakistana in Inghilterra, dalle parti di Bradford-Bradistan, dove tutto sa di spezie. Vi era piaciuto? Se si, allora dovete assolutamente trovare il modo di vedere Goodness Gracious Me! No, non l'hit di Peter Sellers, ma la serie comica della BBC, da qualche parte via satellite o in dvd. C'è la comunità indiana, e non quella insipida di Sognando Beckham. Qui ci sono Skipinder il canguro punjabi, l'Uomo da sei milioni di rupie, Chunky La Funga superstar di Bollywood, il duo rap Bhangra Muffins e altre cose del genere. Barbie Girl non sarà mai più la stessa canzone dopo... I'm a punjabi girl, in a punjabi world!

postato da garnant | 21:08 | p.link |

giovedì, marzo 25, 2004

Coffee and Cigarettes mi ha messo di ottimo umore. Ci voleva questo elogio pazzoide dell'incontro, del momento, del vizio. Sigaretta e caffè? Non è un pranzo molto salutare, ripetono i personaggi, e infatti non è il pranzo. E' la pausa, c'è una bella differenza.

Prima di tutto vorrei fare una osservazione gratuitamente cinefila e dire che il bianco e nero era dannatamente bello. Bello da guardare, espressivo. E anche tutti quei tavoli e quelle sedie a scacchi, belle, qualunque cosa significassero insieme alla tazzine e ai bicchieri tondi. Uno strepitoso gusto per i dettagli, Jarmush. Il mondo grigio, il nero del caffè e il bianco del latte, le dita dei personaggi, gli occhi. E poi i motivi che ritornavano, il caffè congelato, la bobina di Tesla, la risonanza acustica del pianeta. Personaggi strepitosi! Benigni forse avrebbe reso meglio in inglese, magari il senso della scena era proprio quello, ma pazienza, perchè la feccenda del dentista è folle e il muro dietro è bellissimo. I gemelli neri che si scambiano le cose li ho adorati, e d'ora in poi crederò fermamente nella teoria del gemello cattivo di Elvis. Il mio episodio preferito è stato quello con Iggy Pop e Tom Waits, così filosofi e così casuali, che controllano se ci sono loro dischi nel juke box. Bravissima Cate Blanchett x2, insicura e dolce, a suo modo, in entrambe le versioni. Poi mi ha ipnotizzato la storia della ragazza che cercava il caffè perfetto, giusto zucchero, giusto latte, giusta temperatura. E ancora grande Alfred Molina, con i suoi hobby e il suo entusiasmo, e la battuta sul soprabito cool per l'aria condizionata. Poi c'è l'ultimo episodio, il bar più triste e il caffè peggiore, non ci sono neppure le tazzine, ma ci sono l'immaginazione, e i ricordi.

Così oggi speravo di poter sorridere ad un caffè, e mi è dispiacituo che il tavolo della mensa non fosse a scacchi bianchi e neri, e che la mensa in generale non fosse in bianco e nero. Mi è dispiaciuto di più quando ho scoperto che oggi il bar era chiuso per concorrenza con quello dell'adiacente fiera delle casse da morto (sic). Ho provato a corrompere il guardiotto della fiera, ma non c'è stato niente da fare. Al massimo poteva farmi entrare negli uffici, dove c'era l'orrido caffè della macchinetta, una tristezza da bere da sola fissando un muro aziendale. Nemmeno per idea, ho pensato. Io sopravviverò alle macchinette aziendali, troverò un caffè sul serio, magari cattivo, ma in una tazza vera, e ci sarà qualcuno con me, al tavolino. Me ne sono andata canticchiando. Louie Louie.

postato da garnant | 18:46 | p.link |

mercoledì, marzo 24, 2004

Non sono uscite le stelle, ma fuori dall'ufficio trovo il tramonto rosso e una pioggia obliqua, dall'altra parte nuvole viola enormi che si divorano l'arcobaleno. Alla radio Satellite of Love versione U2. Guido verso est, la pioggia aumenta e le luci dei lampioni sono color arancio sull'asfalto. Sunday Morning, Lou Reed dal vivo, le mani sul celeste non sono di Cale.

postato da garnant | 18:53 | p.link |

In ufficio, sottovetro. Per respirare ribalto la prospettiva. Cuffie. Iggy Pop.

I am the passenger
I stay under glass
I look through my
Window so bright
I see the stars
Come out tonight
I see the bright
And hollow sky
Over the city's
Ripped backside
And everything looks good tonight











postato da garnant | 17:45 | p.link |

martedì, marzo 23, 2004

Oggi ho messo delle scarpe vecchie. E senza rendermene conto ho messo un profumo che non portavo da anni. Non fatelo. A parte la sensazione "appena scongelato dalla macchina del tempo", gli effetti sono disarmanti. I ricordi arrivano uno dopo l'altro, ad ogni passo e ad ogni respiro. Fatelo. Domani, subito.

postato da garnant | 21:15 | p.link |

Dieci minuti fa. Uscita dalla doccia tra effluvi di angelica e bacche rosse, asciugamano in testa a turbante, sto caricando la lavatrice a programma lungo senza prelavaggio (speriamo finisca prima di Ballarò, o i vicini mi strozzano). Quando lontano lontano, flebile flebile dalla cucina, odo il celeste di Sunday Morning. Che sia un'apparizione? Una Velvet reunion nel mio frigorifero? Moe Tucker avrà freddo in mezzo alle zucchine? John Cale e Lou Reed staranno già litigando per il termostato? Sterling Morrison mi parlerà? Mollo la palletta dosatrice, e corro, corro, corro, termino in scivolata grazie alle utili pantofole di pile, scavalco la borsa della spesa abbandonata e cerco con gli occhi lo schermo quindici pollici, nascosto dietro a mezzo chilo di pomodori insalatari. E che vedo? Il logo dell'Enel. Ecco che vedo.

Mi ricordo una esperienza del genere, circa un anno fa. Correvo, correvo, e sul widescreen della sala c'era un aereo, poi l'aereo spariva dentro un tubo o qualcosa del genere, e un bambino non ci credeva che era solo un riflesso. People Have the Power. Ora la pianto, o mi viene in mente Start. E quello che ne consegue.

postato da garnant | 19:55 | p.link |

lunedì, marzo 22, 2004

John Cale ha lasciato Austin stamattina presto. Margaret Moser, sua groupie di vecchia data, promette di raccontarci tutto in lista appena possibile, ora è troppo stanca e deve dormire.

postato da garnant | 19:54 | p.link |

Stanno passando per radio "Into My Arms", di Nick Cave, mentre fuori il cielo è assolutamente nero da grandine. Oh, Lord.

postato da garnant | 19:46 | p.link |

domenica, marzo 21, 2004

Oggi fuori è tutto verde. Il salice, l'erba del parco, e anche i campi. L'albicocco del vicino è rosa, è successo stanotte. Il gatto sonnecchia al sole. Che cosa carina. Peccato che tra un paio di mesi ci saranno 40 gradi, il parco sarà ammazzato dal sole, l'erba verrà falciata due volte a settimana con un apposito trituratore, i campi saranno pieni di mais mostruoso alto due metri, grondante di veleno e incrociato pobabilmente con geni di ratto nero di Norvegia, e l'albicocco si preparerà a fracassare sul cortile sei milioni di albicocce già divorate dagli insetti mutanti. Il gatto probabilmente non vorrà uscire di casa fino a ottobre.

postato da garnant | 18:06 | p.link |

Big Fish non mi è piaciuto. Che posso farci. Quando ho visto gli ami metallici nell'acqua ho sorriso, su uno si è specchiato il teschio del ladro, ciao incubo di Tim, ti aspettavo. Ma poi ho visto il bambino che veniva sparato nel corridoio e sorrideva e ho sbadigliato, anche se poi era carino. E a dieci minuti dall'inizio ho maledetto lo schienale mobile dello stupido multisala, lui e il portabibita-mai-più-senza, e la puzza insopportabilmente yankee dei popcorn al burro. Ho chiuso gli occhi, solo per riposarli un po', la vecchia scusa, quando il figlio sensibile ci ha comunicato il suo conflitto irrisolto col padre. Ho roteato le pupille quando ho visto che la dolce e trafelata moglie francese era incinta. Ho guardato il piccolo incubo suburbano spalancando gli occhi, niente fish-eye come c'era in Edward Scissorhands, o almeno nei miei ricordi, peccato. Tim, puoi sentirmi? Ho scosso appena la testa quando un costume alla Edward Scissorhands è stato usato per la metafora non tanto sorprendente del pesce rosso. Tim, non scappare, ti prego. E poi ho sorriso alle scarpe appese in aria, Tim, sei tornato, sei tornato. Ma ho sbuffato agli asfodeli, sempre che poi fossero asfodeli, non sono convinta, e alla carriera di Ed, un altro Ed, e mi sono concentrata tanto, ma proprio tanto, per sentire Tim dietro quella storia, ma non ci sono riuscita. Finchè Ed è tornato pesce, come aveva minacciato di fare per tutto il film, rinconciliazione, serenità e tutto. E il film è finito sui Pearl Jam, ho letto tutti i titoli e il tizio ha incatenato la porta del cinema alle mie spalle. Mi ricordo una foto di Tim Burton, una quindicina di anni fa. Era sdraiato sull'erba, si teneva sui gomiti e guardava in camera con i suoi occhi confusi, aveva i capelli per aria e le calze a righe. E mi ridordo che avevo pensato, io sono con te Tim, verrò con te. Fino a Sleepy Hollow.

postato da garnant | 15:08 | p.link |

sabato, marzo 20, 2004

Concerto dei Waterboys ieri notte. Io e la mia amica ci avviciniamo guardinghe al Corallo di Scandiano, storica sala da ballo anni 70 (zum-pa-pa-zum-pa-pa) e poi storico locale per rockettari emiliani (I-fought-the-law-and-the-law-won). "Franci, ma avranno tutti sedici anni?", chiedo angosciata, considerato che io al Corallo ci andavo appunto a sedici anni. Invece entriamo e guardiamo incredule una folla di sedie davanti al palco, occupate da persone dall'aria pacifica e un po' datata. Ma da quando in qua il Corallo possiede delle sedie? Forse se l'è fatte prestare dal vicino circolo ARCI? Sedie a un concerto rock? Ok, folk rock, non le avrà volute proprio Mike Scott? Saliamo al piano di sopra, che è stato cartongessato per ricavare due zone tipo birreria, annullando il trazionale concetto discotecaro di "giro". Fa un caldo infernale, il buttafuori gentile ci apre un po' la porta di sicurezza, beviamo una birra e fissiamo ipnotizzate la macchina rotante degli hot dog. Il palco è elementare, giusto una tastiera e tre microfoni. La scenografia consiste in una specie di telo colorato appesso, di quei teli da arredamento un po' hippy e un po' new age. Luci fucsia e viola. Entrano i Waterboys, hanno un sacco di capelli, la chitarra acustica, il mandolino elettrico e il violino. Suonano due ore e sono davvero potenti, agitano i capelli davanti alla faccia e suonano con convinzione notevole. Mike Scott ha carisma. Vorrei essere sotto il palco, ma ci sono quelle stupide sedie. Chiudono con "fisherman's blues" e non vorremmo andare via. Poi dagli amplificatori salgono i Clash (oh-oh-the -guns-of-brixton) ed entrano i sedicenni. Tutto bene. Torno a Modena attraversando l'area ceramiche. Ciminiere, tangenziali, McDrive e orridi cubi di cinquanta metri di lato piantati sui prati (sono le sedi delle ceramiche, appunto). Alzo il volume di k.rock-station. Penso a Tondelli.

postato da garnant | 12:49 | p.link |

giovedì, marzo 18, 2004

Domani è l'ultimo giorno di lavoro della mia collega, lavoratrice a progetto intermittente. Questa occasione, unita ad una pinta di Guinness bevuta a stomaco vuoto, mi ha ispirato il seguente blues. Se siete dei blues men e volete scrivere la musica...

The data-entry blues

I am the data entry man
and I work on the data fields
I am the data entry slave
and my eyes are filled with tears
for the sun is high and the working day is long
so I sing my sad sad song

Tell me baby is there a way out of the datafields
Tell me baby is there a way out of here

I am the net economy man
and I sleep at night and my work is vain
I am the net economy slave
and I sit and enter 'till I go insane
for my future is dark and I have no clues
so I sing my pain and play the blues

Tell me baby is there a way out of the datafields
Tell me baby is there a way out of here

I am the uncertified IT man
and I dream of the zombie in its old ragged suit
I am the uncertified IT slave
and I shut down the system and I reboot
for the datafield is large and I have no shoes
so I sit alone and sing the blues

Tell me baby is there a way out of the datafields
Tell me baby is there a way out of here

postato da garnant | 20:53 | p.link |

mercoledì, marzo 17, 2004

Verde... verde... verde come la "l" di Google, verde come la Contea degli Hobbit, verde come una fetta di kiwi infilzata su un tequila sunrise.

Happy St. Patrick's Day!

postato da garnant | 17:35 | p.link |

martedì, marzo 16, 2004

Pare che alle medie sarà inserito il muliebre insegnamento del ricamo. Magari ho capito male, me l'ha detto la mia collega e io in quel momento ero in notevole calo di zuccheri. Forse intendeva dire che in ufficio alle sedie sarà inserito un amo. Comunque pare che il ricamo sostituirà in parte l'educazione tecnica. Ah! Le medie, gli anni 80, l'educazione tecnica! Alle medie si stava un sacco alla fermata dell'autobus, che a Reggio Emilia per qualche ragione si chiama tram, anche se non è per niente un tram ma è proprio un autobus.

Federica - Cioè, ciao.
Francesca - Ciao, cioè, come ti va?
Fede - Male, cioè, oggi ho fatto la pre-iscrizione a ragioneria.
Fra - Cioè, nooo! Ma tu volevi andare al liceo artistico!
Fede - Si, ma mio padre, cioè, non vuole, dice che poi non trovo lavoro.
Fra - Però ho visto i disegni che hai fatto per il giornale della scuola, sono troppo toghi!
Fede - Cioè, davvero? Grazie! Ho fatto anche un poster dei Cure per mia sorella dark. Sai, cioè, dopo la scuola mi piacerebbe fare la grafica pubblicitaria.
Fra- Scomodo!
Fede - Però mi sa che oggi non riesco a disegnare niente, ho tutte le mani appiccicate di colla, all'ora di tecnica abbiamo fatto il modellino in scala della nostra camera da letto.
Fra - Che sfiga!

Saranno cambiate le cose? 2004, fermata del tram.

Melissa - Hey, ciao.
Mila - Ciao bella, come ti va?
Mel - Male, oh, oggi ho fatto la pre-iscrizione all'istituto autonomo di ragioneria informatica.
Mil - Nooo, daaai! Ma tu volevi andare al liceo sperimentale artistico!
Mel - Si, ma mio padre, no, lui non vuole, dice che poi non trovo lavoro.
Mil - Ho visto le dolls che hai fatto per il tuo blog, troppo avanti!
Mel - Si, no, davvero? Grazie! Ho fatto anche un template neo-gotic per mia sorella. Sai, no, dopo la scuola mi piacerebbe fare la web designer.
Mil - Grande!
Mel - Però mi sa che oggi non riesco a usare il computer, mi sono punta le dita a fare la Madonna del Caravaggio all'ora di ricamo.
Mil - Che sfiga!

postato da garnant | 19:36 | p.link |

lunedì, marzo 15, 2004

Faccio un blog, così pesto sui tasti e mi salvo da sola.

postato da garnant | 23:13 | p.link |

Ciao Mondo!

postato da garnant | 19:41 | p.link |