Garnant

lunedì, maggio 19, 2008

Image Hosted by ImageShack.usLogan mi ha comprato il dvd di Quattro matrimoni e un funerale dal cestone degli sconti alla Coop. Dentro al cofanetto c'era un piccolo Adelphi di W.H. Auden nella traduzione di Gilberto Forti, con il bellissimo titolo italiano La verità, vi prego, sull'amore, per O Tell Me the Truth about Love.

Naturalmente c'è Funeral Blues nella versione finale in quattro quartine.
Per quanto riguarda la traduzione di Funeral Blues in realtà, io preferisco quella che credo sia di Nicola Gardini, e in particolare nel verso... 
Let the traffic policemen wear black cotton gloves
Forti traduce...
i vigili si mettano guanti di tela nera
ma io preferisco (Gardini?)...
e fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri
Innanzi tutto perchè mi pare che l'imperativo, che sia esso diretto a dio o agli uomini, esprima una maggiore urgenza nel secondo caso. Poi preferisco indossare a mettere, che nella sua formalità ricorda un'azione più lenta e meditata (ci vuole più tempo ad indossare un paio di guanti piuttosto che a metterli). Per lo stesso motivo il vigile urbano è più solenne del vigile (che semmai è quello che ti fa la multa). Infine trovo che la libertà nella scelta dei lunghi guanti neri sia a suo modo più rispettosa dell'accentual verse originale, rispetto a guanti di tela nera, oltre ad aggiungere una suggestione visiva più efficace.

Comunque, in realtà non volevo parlare di Funeral Blues e nemmeno di metrica, e neanche dell'ultima stanza di O Tell Me the Truth About Love, che è la mia preferita.

When it comes, will it come without warning
Just as I'm picking my nose?
Will it knock on my door in the morning,
Or tread in the bus on my shoes?
Will it come like a change in the weather?
Will its greeting be courteous or rough?
Will it alter my life altogether?
O tell me the truth about love.


Quello che volevo dire è che nell'introduzione di Iosif Brodskij c'è finalmente il motivo per cui amo Auden, e a cosa serve la scrittura secondo me.

Se no, studiate l'inglese e leggete Auden nell'originale. E' un suggerimento sensato, poche cose sono altrettanto sensate, perché in verità le poesie di Auden rendono più accettabile questa vita. Il dono di creare un tale effetto è raro nel nostro mondo, e conviene approfittarne.

postato da garnant | 21:29 | p.link |

domenica, maggio 18, 2008

Più o meno quello che volevo dire io sulla Wii Fit, ma più chiaro e divertente.

Wii Fit Parody by Sarcastic Gamer

Standing in one place has never been more fun than with Nintendo Wii Fit.
Find out today why people all over the world think they are getting exercise with that little white thing you stand on.

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Comunque, scordatevelo di riuscire a realizzare la posizione dell'albero come la tizia del trailer stando chiusi in casa a fissare la tv e senza un insegnante umano.
Al massimo potete comprarvi gli stessi suoi pantaloni con i laccetti, visto che ultimamente sono abbastanza diffusi nei negozi di abbigliamento sportivo.
Mi dicono che potere comprarvi anche il Wii Fit Mat (circa 30$) per fare atmosfera, molto ben fatto e nel punto di verde ufficiale.

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Inizialmente credevo che si trattasse di un ingegnoso tappeto da yoga con sensori, ma no, da più parti mi si conferma che trattasi di normalissimo tappeto da yoga sul quale posizionate in tutta comodità zen, e con coerenza di brand, la little white thing you stand on.

Insomma, potete comprarvi quel che vi pare, la Wii, la Wii Fit, il Wii Fit Mat, ma gli adduttori delle cosce quelli no, non sono inclusi. Dovrete metterceli voi. Probabilmente c'è scritto anche sulla confezione. Attenzione. Adduttori non inclusi.

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Ma ti prego, sedentario individuo del target Wii Fit, non offenderti per la mia opinione su questo genere di cose. In realtà io ti capisco. Il design bianco e minimale del packaging richiama l'atmosfera del prodotti Apple (di cui io stessa sono consumatrice - dell'atmosfera, nota bene, ancora più che dei prodotti), un'aura cool eppure rassicurante, per via della diffusione capillare ottenuta con l'iPod. E se l'iPod è cool e rassicurante, figurarsi la Wii, che ha anche più ii (e io dico, non è un caso, è la igeneration). Poi le linee pulite del prodotto e del packaging, non senti forse le linee dei tuoi fianchi diventare più armoniche al solo osservare la scatola, della tua nuova bilancia griffata? E infine, l'antica promessa satanica di ottenere qualcosa senza sforzo fisico, senza il giudizio degli altri, senza nemmeno uscir di casa, è allettante per tutti, dovresti vedere la mia faccia afflitta, mio sedentario lettore, quando arriva l'ora di trascinarmi fuori di casa con un borsone sulla spalla pieno di calzature puzzolenti (i pattini non si lavano perchè è impossibile, le mezze punte non si lavano perchè poi sembra che non si sia lavorato ed è brutto).
Io ti capisco sedentario individuo del target Wii Fit, e tu, tu mi capisci?

postato da garnant | 21:07 | p.link |

sabato, maggio 17, 2008

Terra ha impiegato parecchi minuti per coinvolgermi, stavo lì al buio e pensavo cose come certo che a Bigonzetti il flex piace proprio tanto. Poi progressivamente e ritmicamente, tutte quelle valige, andarsene e portare con sé qualcuno o lasciarlo indietro, e vivere e danzare sotto una quadrato di luce, è successo che alla fine avevo un autentico magone da diaspora (e più semplicemente da viaggio). Insieme al pubblico errante ho vagato per la mostra Gadi Dagon.
Poi Minus 7 di Ohad Naharin (foto), messo in scena sempre da Aterballetto, è stato divertente e un po' disperato insieme, energetico, generoso, nostalgico, citazionista, a momenti quasi commovente (in associazione al magone di Terra). Capita spesso che qualcuno del pubblico sia portato sul palco, ma il più delle volte è l'espediente in sé a diventare narrazione, nulla di male, ma anche nulla di particolarmente significativo. Qui invece il pubblico è diventato davvero parte della storia con tanta naturalezza, che con riluttanza abbiamo lasciato tornare al suo posto una signora in nero, che per ultima era rimasta sul palco a raccontare la sua serata di danza. Se ci permettiamo di associare a questi due lavori il vetusto termine di postmoderno, è per dire che è un autentico piacere vedere proprio il postmoderno finalmente superato, vedere lo schermo di plexiglass che divide artisti e pubblico che si rompe (e rompere la plastica non è facile!). Tutta quella stupida solitudine, che sta nel provare esattamente quello che provano gli altri ma non poterlo dire per via del plexiglass, o non volerlo dire per via dell'autocompiacimento, e bellissimo vederla cancellata. Bellissimo potersi parlare, e poi condividere un passato comune, una piccola coreografia classica o una discoteca, e anche tirare poi insieme un sospiro di sollievo. Insomma, sentirsi sul palco insieme ai danzatori è una sensazione speciale. Esserci fisicamente lo è ancora di più, per chi ha avuto occasione. Funziona così in parecchi campi, succede nel viaggio e nella vita, ed è questo in estrema sintesi che credo intenda Stefano Tomassini nel suo commento di nuovo si dispiega l'esigenza che le emozioni, tra pubblico e scena, tra danza e canto, tra culture anche distanti, debbano essere condivise per essere riconosciute.

Comunque, non avete l'impressione che da quando Marella sponsorizza e Burani amministra, i danzatori indossino un numero maggiore di indumenti? Magari è solo una mia assurda preoccupazione (danzatori contemporanei con addosso molti indumenti?!).

Ma ho accettato volentieri il gadget Marella (una borsa di tela annodabile) e poi sono finita in un pub dove tra una cosa e l'altra ho bevuto troppa birra doppio malto, la mia e anche quella dell'amica M. che dice che quando c'è troppo malto le sembra che la birra sappia di pancetta. Non so come sia l'alcool insieme agli psicofarmaci, ma insieme alla danza contemporanea diventa rapidamente incompatibile con le norme di circolazione. Mi sono resa conto di essere  brilla quando, con i REM a sedici tacche di volume, mi sono ritrovata a pensare se mi fermano e mi strappano la patente pazienza. Ma ho controllato la velocità e facevo gli 80 con il limite dei 70, forse i miei piedi erano sobri, anche se non ne sono sicura perchè questa mattina mi hanno comunicato di volersi iscrivere a settembre anche al corso di contemporaneo teatro danza (Tanztheater con insegnante formatasi con Pina Bausch).

Logan non si aspettava di vedermi tornare brilla. Gli ho subito letto tutta contenta le righe di Tomassini, che però nei fumi dell'alcool e con un interlocutore assonnato che se ne frega della danza contemporanea sono suonate più o meno così:
Garnant - Nella formula coreografica di Naharin - è il coreografo israeliano che ti dicevo
Logan - Uh-uh
Garnant - che comprende anche un cauto umorismo - è per quello che sono così di buonumore
Logan - Uh-uh
Garnant - il contagio ritmico di sezioni musicali per una danza spesso antilirica - a te piace quando è antilirico, no?
Logan - Uh-uh
Garnant - con una forte emersione di stilemi e forme pop - chiaro, finisco sempre nel pop
Logan - Yawn
Garnat - che tradiscono il risoluto (per quanto effacé) modernismo - questo effacé è interessante
Logan - Uh
Garnant -  della sua formazione grahamiana
Logan - Nel senso di Graham Bell?
Garnant - Quello del telefono?
Logan - Si.
Garnant - No, non nel senso di Graham Bell. Nel senso di Martha Graham.
Logan - Mi pareva.
Garnant - Lasciamo perdere, lo rileggio domani.

(quanto mi piace la faccia di Ohad Naharin)

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postato da garnant | 18:53 | p.link |

venerdì, maggio 16, 2008

Sarà la fine della stagione allergica, sarà l'assenza di dolori articolari e muscolari di sorta, sarà una certa intuizione a proposito della rotazione delle spalle, questa sera ho saltato con ottime sensazioni. Abbiamo montato un disco ovviamene molto anni '80 com'è tradizione di fine anno, e a tratti eravamo persino a tempo. Per un breve e fugace istante siamo parse quasi artistiche. Questo prima dell'incrocio in cui per colpa dei nostri fili approssimativi stavamo per scontrarci ma non volevamo scendere dalla biellman (cervo, rondine o anfora che dir si voglia nella vostra polisportiva), così andavamo una verso l'altra urlando noooo stiamo per scontrarci.
 
Poi tornando a casa la leggiadria deve avermi abbandonato. Sono scesa dalla macchina e ho urtato violentemente con il braccio lo specchio laterale, così ora ho un livido a forma di specchio laterale. Poi sono entrata in casa, ho tolto una scarpa, sfilato la la felpa, sono entrata in camera e ho posato la scarpa sul letto mentre lanciavo la felpa a terra.
Ho spalancato la finestra per schiarirmi le idee.

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mercoledì, maggio 14, 2008

I love women. I have all their albums.

Hank Moody - Californication

postato da garnant | 23:36 | p.link |

Forse è superfluo aggiungerlo, ma la teoria di un universo a forma di ciambella, seppur non inventata da Homer, è tra le più in voga fra i cosmologi: il modello toroidale (il termine tecnico che si usa per descrivere la forma di una ciambella) permette infatti di illustrare con una certa eleganza sia alcuni dati emersi dallo studio della radiazione cosmica di fondo sia alcuni aspetti della teoria delle stringhe, come l'esistenza di un numero di dimensioni superiore alle quattro - tre spaziali più una temporale - a cui siamo abituati.

Marco Malaspina - La scienza dei Simpson - Guida non autorizzata all'Universo in una ciambella

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martedì, maggio 13, 2008

Una firma per Davide

postato da garnant | 20:43 | p.link |

Hai presentequando arriva qualcuno che conosci e ti dice che ha votato la Santanchè, e allora pensi, ossignore, ci libereremo mai dei fascisti, poi pensi, vabbè, almeno non ha votato Berlusconi. Poi ne arriva un altro e ti dice che ha votato Berlusconi e allora pensi, ossignore, sempre solo i soldi, poi pensi, vabbè, almeno non ha votato fascista.
Allora cominci a domandare alla gente perchè vota a destra, e scopri che:

- qualcuno vota a destra spaventato dall'antica e romantica idea che qualche cappellone senza dio espropri le loro ricchezze per collettivizzarle
- qualcuno vota a destra perchè traumatizzato dall'immigrazione, che mette in discussione la loro identità e trasforma il quotidiano
- qualcuno vota a destra perchè invidia gli orari più corti e gli stipendi più alti dei dipendenti statali, in particolare di quelli che hanno vinto il concorso tramite conoscenze

Ora, se riduciamo questi stereotipi da macchinetta del caffè al loro aspetto più concreto, notiamo che l'elettore di destra vuole conservare e ampliare il patrimonio, conservare il proprio mondo di bambino, e smettere di rodersi il fegato per i privilegi altrui. Insomma, è angosciato perchè il saldo scende, la madeleine tutto d'improvviso odora di cumino, e il vicino di casa statale arriva a casa tre ore prima (lo trova in garage che martella o in cortile che insegna alla bimba ad andare in bici). Sono angosce anche comprensibili. Che però ci si faccia prendere dal panico al punto da assoldare un neoliberista, un legaiuolo e Brunetta di risolverle, senza farsi scrupoli o domande, mi pare un tantino infantile.

Prendiamo Brunetta. Propone di colpire un dipendente statale per educarne cento. Bravo, è un metodo che in passato ha funzionato proprio bene! Dice che le pubbliche amministrazioni devono puntare sugli incentivi, come il privato (che poi nel privato si punti tutto sull'intimidazione, questo Brunetta ipocritamente lo omette). Che gli stipendi devono essere proporzionali alle performance, come nel privato (che poi i dirigenti Alitalia continuino a guadagnare lautamente perchè foraggiati dallo Stato, questo Brunetta ipocritamente lo tace). I miei conoscenti di destra si dicono contenti, perchè almeno qualcuno l'ha detto a voce alta, che non è possibile che una parte del paese lavori tre ore al giorno e per il resto stia al bar, quando un'altra parte del paese fa gli straordinari gratis per paura di essere licenziata. Già, non è possibile. Chissà com'è potuto accadere. Meglio non chiederselo e mandare Brunetta a sparare nel mucchio.

postato da garnant | 20:03 | p.link |

lunedì, maggio 12, 2008

Ieri pomeriggio tifavo agli anelli Jordan Jovtchev, che si ritirerà dopo Pechino. Pensavo alla fiaccola che è stata portata in cima all'Everest da una spedizione cinese-tibetana, in una impresa in parte retorica e in parte comunque utile, per la visibilità planetaria di una minoranza perseguitata. Il Dalai Lama, saggiamente, invita a non boicottare le Olimpiadi di Pechino, implicitamente riconoscere che il boicottaggio esiste, e invita a muovere oltre, in un tempo in cui non sarà più necessario.
Oggi la terra cinese ha tremato.
La terra birmana è invasa dall'acqua.
E' grottesco passare da una notizia di 8000 morti ad un'altra dove l'opinione di Mara Carfagna è presa in seria considerazione.
Leggere che è stata lanciata l'aspirina Coop a metà prezzo, a metà prezzo di cosa? Dell'Aspirina Bayer? Il generico già costa la metà dell'aspirina Bayer. Allora è un generico rimarchiato? Generazione outlet.
Le grandi sproporzioni del mondo si rimpiccioliscono dentro lo schermo 15 pollici della cucina.
Cerco una stanza a Istanbul. Mi elencano le caratteristiche garantite. Mi vergogno a chiedere se anche la finestra è garantita. In Vietnam ci sono le stanze d'albergo senza finestra. Stanze normali, nella parte più interna degli edifici, con prese d'aria magari nelle scale. Agli occidentali  in genere non vegono proposte, certo. Ma quando si promette, si menziona la finestra. Ma Istanbul dicono tutti è una città europea. Per ora, è molto europea nei prezzi, poi vi dirò. Più che Istanbul, quello che mi preoccupa è che Calderoli non sia europeo. Che continui ad offendere a destra e a manca, riducendo di fatto l'area di mondo in cui io italiana sono bene accetta. Per piacere provati a stare zitto Calderoli, in modo che possiamo andarcene in giro in pace, non tutti abbiamo l'ambizione di chiuderci in casa con tre giri di filo spinato, a guardare sproporzioni dentro uno schermo da 15 pollici.

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postato da garnant | 21:26 | p.link |

domenica, maggio 11, 2008

Ieri notte mentre guardavo Tideland mi chiedevo cosa può pensare di questo di film qualcuno che non ha mai attraversato la fase in cui si torturano le Barbie. In apertura Gillian dichiara che questo film lo ha rimesso in contatto con il suo inner child, e il suo inner child si è rivelato essere una bambina. Nella fase in cui si torturano le Barbie.
Comunque questo film prolisso, di maniera e a tratti inutilmente brutto, mi ha dato qualche soddisfazione. La prima, la faccenda della Barbie. La seconda, una bambina che attraversa con un certo coraggio il proprio mondo folle, si lascia cadere nel pozzo di Alice, ma poi ne esce anche. Mi è servita per liberarmi definitivamente dell'irritante morale cattolica del Labirinto del Fauno, e cioè che non c'è speranza in questo mondo, meglio che speri in un altro, oppure crepa e basta. La terza, l'idea che sia possibile attraversare il proprio mondo e uscire dall'altra parte, sapendo che la normalità che si trova là dall'altra parte può essere perversa quanto e più della propria follia.
Il cinema freak con un briciolo di speranza mi rassicura sempre.
Quello che mi fa orrore invece è la fascinazione per la resa. Odio quando qualcuno mette una parrucca fantasy sopra una testa che ha già deciso che non c'è speranza.
Guillermo del Toro io non ti perdonerò mai.
Prendiamo la coppia ventenne neogotica che stava seduta al tavolo accanto questa sera fuori a cena. Lui capelli rosa e maglietta di Donnie Darko, lei capelli azzurri e gli anfibi con il buco nel tacco per fa passare i lacci. Lei ha detto che prima di sposarsi vuole lo stipendio. Lui ha risposto con una frase che conteneva la parola IVA. Delle frasi successive ho colto le parole GT e tasse.
Questo mi fa paura.

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postato da garnant | 22:25 | p.link |

venerdì, maggio 09, 2008

Ricordo che un mio professore dell'università, Kazuo Watanabe, studioso del Rinascimento francese, durante una lezione ci aveva proposto varie definizioni di "umanesimo", che lui riteneva il concetto chiave del periodo; una di queste si riassumeva nella massima "nè troppa disperazione nè troppa speranza".

Kenzaburo Oe - Una famiglia

postato da garnant | 17:46 | p.link |

Ieri sera uscendo dalla polisportiva l'aria sapeva di pompelmo.
Se fosse per siepe fiorita, docciaschiuma o carenza vitaminica non so.

Mi tremolavano le caviglie mentre camminavo verso la macchina.

Con la primavera inoltrata arrivano le scarpette aperte, i saggi scolastici e i tornei maratona sulla terra battuta. Gli argomenti dunque sono calli, vesciche, cerottini e calzette. Ho scoperto che alle calciatrici cadono le unghie come alle ballerine classiche. Mi si spiega che il pallone si calcia con il collo del piede, ma nell'impeto agonistico capita di tirare anche il cosidetto "puntone", in bolognese "spunterna". Lo ignoravo. Nel frattempo Nadal, stremato dal nuovo calendario ATP che impone 5 tornei importanti in un mese (direttore esecutivo gran lup mannar Etienne De Villier), è tornato a Maiorca per curarsi gigantesche vesciche sotto il piede destro.

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A fine mese vado a Istanbul. Me la immagino con tanti tappeti dove camminare scalza.

postato da garnant | 17:33 | p.link |

giovedì, maggio 08, 2008

Si, Darjeeling Limited è stato di mio gusto. Soprattutto Adrian Brody.
Ma tanto sa essere stralunato e gentile Wes Anderson, tanto è disposto a giocarsi un segreto nel finale, che viaggiando si scopre come disfarsi di certi bagagli personali. Ma dal meccanismo narrativo un segreto può uscirne un po' ammaccato, persino banale. E questo dispiace.

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mercoledì, maggio 07, 2008

Informazioni utili e spionaggio industriale

Pare che ora per gli l'autovelox usino una Panda gialla, non più la solita Punto bianca.

Se vi serve un'assicurazione sanitaria di viaggio fatela entro il 20 maggio perchè il 21 una nota agenzia ritocca le tariffe.

Se siete asmatici di questa stagione non attraversate il parco con l'aria umida della notte.

postato da garnant | 23:23 | p.link |

martedì, maggio 06, 2008

A proposito del mio conto aperto con McCandless, finalmente il wannabe supertramp che sfidava le regole borghesi del prestto bibliotecario ha restituito il libro (spero che gli abbiano ritirato la tessera). Ho letto il libro di Krakauer in un paio di giorni mentre ero nelle Langhe, tra un vino rosso e un sentiero fenogliano. Abbastanza lontana dalla routine borghese da estraniarmi un po', abbastanza vicina ad una tavola imbandita da poter tornare viva per scrivere questo post.
No, ho cordialmente detestato quel film di perdenti malamente avvinazzati, Sideways.
No, McCandless non è diventato il mio eroe neppure questa volta.
Però ho trovato l'analisi lucida di Krakauer molto più interessante della sintesi poetica di Sean Penn. Prima di tutto perchè in quanto analisi soddisfa meglio il mio bisogno di informazioni. In secondo luogo perchè in Krakauer mi sono emotivamente immedesimata, in Sean Penn no.
Sean Penn ha mutuato la struttura narrativa del suo film dall'impianto di questo saggio. Ha però omesso, o romanticamente sintentizzato, gran parte del contesto storico e sociale.
Il contesto storico e sociale che Krakauer invece indaga include una panoramica di altri viaggiatori finiti male in giro per gli USA, alcune personali avventure alpinistiche in Alaska, un tentativo di psicanalisi dei tipi McCandless e di noi che ne condividiamo qualche tratto, e anche una piccola analisi della letteratura di riferimento. Il taglio è il più disincantato possibile, considerando che Krakauer è a sua volta un tipo McCandless. Ma Krakauer non ha timore di scrivere che Jack London era un sedentario obeso, che un altro tipo McCandless dopo una laurea in antropologia e trent'anni a far finta di essere un uomo del neolitico dichiarò che era effettivamente impossibile vivere fingendo che la civiltà non esistesse dopodichè si suicidò, che McCunn è morto perchè si era dimenticato di mettersi d'accordo con il pilota che doveva andare a prenderlo alla fine dell'estate e nemmeno sapeva che si alzano entrambe le braccia per chiedere aiuto, e anche racconta abbastanza impietosamente le proprie ambizioni e sensazioni riguardo l'ascesa ad una vetta eloquentemente chiamata Devil's Thumb.
Quello che Krakauer fa è descrivere l'avventura, la tragedia e il contesto di McCandless, e poi perdonarlo. Sean Penn invece si limita ad esaltare il fascino della sua figura. Per questo Krakauer mi ha interessato, anche se io alla fine non riesco a perdonare McCandless, mentre Sean Penn mi ha lasciato del tutto indifferente, e di perdono non se ne parla neanche. Perchè non riesco a perdonare McCandless? Ovvio, perchè è morto! Ora, è certamente affascinante che al mondo esistano persone capaci di scelte radicali, capaci di conquistarsi grande felicità e di funzionare da ispirazione per gli altri. D'altra parte secondo me è troppo facile e pure un po' colpevole mandare avanti pochi sconsiderati a crepare per procurarci ispirazioni, mentre noi ce ne stiamo sul divano come voyeur. Certo non possiamo andare a crepare noi, no grazie. Allo stesso tempo le precauzioni necessarie per non crepare sono borghesi. Ma ci deve pur essere un modo per procurare meno dolore a se stessi e agli altri.

Confessiamolo, il fascino della vicenda di McCandless riguarda anche la faccenda della morte per fame. Non ditemi che siete andati al cinema per vedere un ragazzotto americano benestante che insegue una mitologia sostanzialmente assente nella vecchia Europa. Dai. Siete andati a vedere uno che muore di fame su un bus. L'opulento occidente sdraiato sul divano vuole sapere com'è. Ha sentito dire, ho ha provato, per viaggio da tipo McCandless o per malattia, che dopo alcune settimane di apporto calorico troppo basso, interviene una strana euforia, una energia irrazionale, una strana chiarezza mentale. Sensazioni che non si provano quando ci si alimenta normalmente. Affascinante, e ti porta dritto a conseguenze irreparabili.

A me sinceramente allarma che McCandless sia considerato un eroe, e penso che la scelta di Sean Penn, l'idealizzazione acritica, sia sostanzialmente dannosa. Certo scalda il cuore, ma poi, cosa ti resta? Mai e poi mai vorrei incontrare un tipo McCandless nel backcountry, e mi dispiaccio per i poveri locali costretti a vedersi orde di figli di papà male in arnese che vagano per i boschi. In secondo luogo, trovo insopportabili i fan sedentari di questo eroe morto.
Approvo invece il taglio di Krakauer, che si sforza di mettere l'eroe il più possibile in prospettiva.

La considerazione più interessante che ho trovato in questo libro riguarda l'avvenuta completa antropizzazione del mondo, e l'angoscia che questo determina (almeno in alcuni di noi). Se avete letto My Bird Problem di Franzen sapete cosa intendo. McCandless si addentra sullo Stampede Trail, ai bordi del Denali Park in Alaska, senza una mappa. La sua è una scelta consapevole, vuole perdersi nel wilderness. All'inizio questa mi sembrava una banalità. Perdersi nel wilderness è un motivo fondande nella mentalità americana, sai che novità. Krakauer però mi fa osservare che lo Stampede Trail non è poi un gran wilderness, almeno in termini dell'Alaska. Il bus nel quale muore McCandless si trova a poche decine di chilometri da una strada trafficata, da una cittadina, vicono a diversi bivacchi attrezzati, e l'invalicabile fiume che intrappola il nostro eroe impedendogli di tornare alla civiltà, poteva essere comodamente valicato due miglia più a sud, con un apposito meccanismo a fumi che aspettava solo di essere usato. Inizialmente avevo liquidato la scelta di McCandless di non avere una carta come una sorta di suicidio mistico. Ma forse invece McCandless aveva proprio capito che il wilderness non esiste più, e l'unico modo per ritrovarlo è la metafora, oppure in estrema concretezza, fare finta. Andare in posto e fare finta che nessuno l'abbia mai mappato, che nessuno sia mai intervenuto. Ine ffetti anche questa è pò una una banalità, essendo la fine della frontiera un altro motivo fondante nella mentalità americana. D'altra parte il problema nel tempo è stato risolto spostando la frontiere metaforicamente altrove, in Asia, poi fuori dall'atmosfera terrestre, fino nello spazio interstellare e persino su Qo'Nos il pianeta dei Klingon. Qui invece c'è proprio una realizzazione concreta tangibile ben poco romantica del wilderness che non c'è più. Ok, non c'è più ma io faccio finta, e alla fine diventa vero, infatti muoio.

Ma al di là di tutta questa faccenda analitica, il libro di Krakauer ha conferma prima di tutto le mie sensazioni su tutta la vicenda. Quelle riguardo le calze, naturalmente.  Ebbene, Krakauer rivela che Gallien, l'ultimo a vedere McCandless vivo, non solo gli regalò i suoi stivali di gomma, ma giustamente gli raccomandò di indossarli con due, dico due, paia di calze.
Sean Penn, un po' di poesia hollywoodiana non vale un paio di calze da trekking come si deve.

They were too big for him," Gallien recalls. "But I said, 'Wear two pairs of socks, and your feet ought to stay halfway warm and dry".

postato da garnant | 20:12 | p.link |

lunedì, maggio 05, 2008

Invece traversai Belbo, sulla passarella, e mentre andavo rimuginavo che non c’è niente di più bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e quell’odore della terra cotta dal sole d’agosto. Una vigna ben lavorata è come un fisico sano, un corpo che vive, che ha il respiro e il suo sudore.

Casare Pavese - La luna e i falò

Come dicevo il partecipante a Vinum viene dotato di una piccola tracolla contenente una guida, un bicchiere, e alcuni buoni degustazione. Stand allestiti nella piazze di Alba ospitano enoteche dove organizzazione e produttori stappano molte interessanti bottiglie. Il clima è gradevole, non ci sono insetti, non ci sono pollini di graminacee (grazie all'ambiente collinare tutto a vigneto, siepi e alberi), e gli ospiti sono gradevolmente riservati. Il menù è basato sui primi di pasta fresca e sulla carne. Il pubblico è prevalentemente tedesco e francese. Il verso dell'autostrada rispetto all'Emilia è ideale, perchè in controcorrente rispetto ai vancazieri della riviera romagnola. In compenso Savona è su ogni cartello, e da là arrivavano in origine le acciughe e l'olio per la bagnacauda.
La cantina Ceretto torreggiava beffarda su un un bric appena fuori Alba, nobiliarmente chiusa con tanto di enorme cancello di ferro battuto sprangato, nonostante l'importante manifestazione enologica in corso.
Al castello di Grinzane Cavour era di scena il matrimonio di una coppia tedesca. Nella caffetteria erano appese cose che richiamavano Pinot Gallizio, e nella sala più alta tra le altre cose si faceva notare che gli scrittori che hanno vinto il Premio Grinzane Cavour dopo qualche anno hanno preso anche il Nobel. Alcuni viceversa, in particolare Kenzaburo Oe, che è un uomo che mi impressiona molto.
Pavese che ho molto amato nell'adolescenza e Fenoglio che ho molto amato a vent'anni sono ovunque, .
Sono andata al Pavaglione, dov'è ambientata La Malora. Credevo sarebbe stato facile trovarla, e invece nessuno sapeva indicarcela. Avremmo dovuto rivolgerci all'ufficio del turismo, ma dimentichiamo sempre che viaggiare in Italia è un po' più difficile che viaggiare altrove (il Vietnam è più semplice, e non per modo di dire). Comunque, una volta giunti infine a Castino, la gentile edicolate ha tentato di darci informazioni riguardo ad un certo sterrato, poi ci ha indicato il sindaco del paese in persona. Questi stava operando una scavatrice lungo la strada, ma ci ha volentieri dato tutte le informazioni del caso. Mezz'ora dopo eravamo al Pavaglione. Doveva esser chiuso, ma la guida era andata a sistemare le cose per l'apertura domenicale. Gentilissimo. Stupefatto dalla nostra presenza. Al piano di sopra, il pannello introduttivo di Oreste Cavallo alla mostra fotografica spiega perfettamente cosa si prova a sentirsi chiedere indicazioni fenogliane dall'occasionale turista tedesco o britannico, e non saper rispondere, o non volere rispondere per il pudore del passato comune di malora, scoperchiato al mondo intero.
Il sentiero del partigiano Johnny è ben tenuto. Anche altra sentieristica della zona che abbiamo visto. Molti zoccoli nella terra molle. Un isolato e sgradito giovinastro in moto da cross.
Al ritorno gli autogrill erano presidiati dalle forse dell'ordine anti-ultrà, due agenti al bar, un'agente donna alla curva degli insaccati, un altro agente in mezzo ai peluche.

Da notare il Parco Paesaggistico e Letterario e questa interessante iniziativa Tu bevi io vinco, nella quale alcuni ristoratori delle Langhe e del Roero (ingrandisci la locandina per sapere quali) regalano una bottiglia di vino da portare a casa al guidatore designato (altrimenti detto il sobrio).

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postato da garnant | 22:02 | p.link |

Ieri sono andata a vedere il Gran Premio del CSI 4* di Modena (Trofeo Dodo Speed Master Vien dal Mare). I concorsi ippici negli spazi cittadini sono divertenti e frustranti, divertenti perchè è bello scoprire che con le dovute competenze una landa desolata di erba secca e macchine parcheggiate può trasformarsi in una bella scuderia con verdissimo campo gara, frustranti perchè il pubblico non sa niente e tu devi stare zitto per non deludere la tizia di fronte a te convinta che il vincitore sia quello che prende più penalità (e si dispiace per i poveri netti credendo che gli applausi siano di incoraggiamento), che i cavalli grigi siano bianchi (no, sono grigi, mi dispiace per i tuoi sogni di fiaba, tutti grigi tranne quelli albini), che i rifiuti non contino se poi si riesce al coraggioso secondo tentativo (come in Milly un giorno dopo l'altro), e altre cose noiosamente emotive del genere.
Il percorso della prima manche era ovviamente impegnativo (parliamo di qualificazioni olimpiche e direttore di campo Uliano Vezzani), con certe curvacce, acqua preceduta da onde, e anche uno stormo di piccioni che insisteva a stazionare subito dopo un largo sponsorizzato dalla Pomellato, alzandosi in volo ad ogni binomio che affrontava il dodo.
Giulia Martinengo (se non ricordo male campionessa uscente) ha investito in pieno un dritto (o era un largo? perchè sono così bassa?), e si è tenuta in sella ammirevolmente (la gara era no jump-off) quando io sarei stata proiettata duecento metri avanti attraverso l'arco dell'università di economia.
Natale Chiaudani, dopo la prima manche netta, ci è passato davanti noncurante, sfoggiando favolosi stivali pitonati e fumando la pipa. Lì ci è stato chiaro che avrebbe vinto lui alla fine. E' dalla fine degli anni 80 che Chiaudani mi passa davanti noncurante e ben convinto di sé, all'epoca ero quella che gestiva umilmente i cordoni dell'ingresso al campo, ora sono una mera spettatrice, ma so distinguere quando sta per vincere.
E così è stato. Bravo Natale, un azzurro da podio. Nel giro d'onore ha tirato il cap e la coccarda al pubblico, per un attimo ho temuto che nell'entusiasmo lanciasse anche il paraorecchie del cavallo.

(ingrandire per leggere il cartello)

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postato da garnant | 18:15 | p.link |

domenica, maggio 04, 2008

Sono stata qua.
Ho comprato una cassa di Monsordo.
Logan l'ha trasportata per me per tutt'Alba, mentre io gironzolavo entusiasta con un grosso bicchiere al collo.
Ora s'è tagliato i capelli, ma resta Logan.

postato da garnant | 21:37 | p.link |

mercoledì, aprile 30, 2008

The best way out is always through

Robert Frost

postato da garnant | 21:57 | p.link |

martedì, aprile 29, 2008

Già da qualche mese mi sono ritagliata qualche spazio dal lavoro, ma ancora mi risulta stranissimo camminare per strada in un giorno feriale prima della diciannove. Ogni volta mi stropiccio gli occhi come i cloni The Island alla vista del mondo esterno (ma senza tutti quegli stupidi inseguimenti con gli elicotteri, e comunque io detesto stare appesa ai palazzi), osservo stranita il cibo - no, non è il soylent green delle macchinette - e mi stupisco alla vista di essere umani al di sotto dei venticinque e al di sopra dei quaranticinque, cioè esseri umani non inquadrabili in una software house.
Lentamente comincio a capire chi non viaggia. Se passi dieci anni dentro un ufficio, uscendone solo nottetempo o una volta all'anno per farti scaraventare direttamente in cima all'Empire State Building, su una jeep circondata dai rinoceronti, o in mezzo ad una rotatoria a Saigon, perdi un tantino il contatto con il posto dove abiti.
Oggi sono stata coinvolta in una marantona di shopping. E' stato divertente ma fisicamente faticoso, mi sento l'anca tutta disarticolata. L'amica P. ha comprato una simpatica giacchetta a pois, diverse magliette sovrapponibili, tre libri (di cui uno sulle brigate rosse perchè suo marito ogni anno tra il 16 marzo e il 9 maggio legge un libro sulle brigate rosse - noi glielo abbiamo detto che comunque va sempre a finire allo stesso modo, Aldo Moro muore), un chilo di pasta e fagioli, un chilo di polpette, un numero consistente di capi intimi, un cd di Fossati, e un panino alla frittata.
Io mi sono limitata ad un panino con salmone e patate, due serigrafie su legno, e una Laini Lady.

Image Hosted by ImageShack.usAbbiamo parlato del fatto che ora che Allevi è mainstream i suoi tre aneddoti che un tempo erano anche carini non si sopportano più, e il tavolo da cucina, e la pasta al tonno, e lo scatolone. L'amica P. dice che non è colpa d'Allevi ma del pubblico mainstream, che quello vuole, sempre le stesse tre scemenze reiterate. Io dico che un po' è anche colpa d'Allevi. Lei replica e dice e che deve fare pure lui.
Abbiamo parlato dei nostri successi alla sbarra, la nostra maesta l'altra settimana le ha detto "bene", e un po' di tempo fa aveva guardato uno dei miei piedi e aveva annuito. Abbiamo concordato sul fatto che insegnare classica agli adulti dev'essere un incubo.

Ho notato che impazza la Wii Fit, è dappertutto, una vetrina si e una no, e la vetrina no è quella del salumiere. Ora io non provo interesse per le console, men che meno per l'esercizio fisico fine al dimagrimento stile "bastano dieci minuti al giorno", in più mi piace dire che non possiedo una bilancia, un po' come altri amano vantarsi di non avere la tv. Ma mi sono documentata sul fenomeno Wii Fit è ho scoperto che c'è dietro una condivisibile filosofia costruttiva del controllo del peso come gioco in famiglia. Quindi non disprezzo la Wii Fit. Però, devo dire, mi inquieta. Un po' come mi inquetano gli stepper che la gente tiene in camera da letto. Mi succede di entrare in una camera da letto per posare la giacca, e con la coda dell'occhio lo vedo, in un angolo, dietro una tenda, lo stepper, o una pedana vibrante, o qualcosa del genere televendita con spedizione in contrassegno, e mi mette a disagio.
Lo sport fatto di nascosto, come se ci si vergognasse di qualcosa, fatto senza nessuno che possa giudicare o assegnare punteggi, fare paragoni, classifiche, senza una codifica, senza un istruttore che urla, una maestra che inveisce, un consiglio umano, un sorriso di denti, un partner o un avversario.
Insomma, lo sport pornografico, con un'attrezzatura gonfiabile. Legittimo, per carità, fino a quando tutte le persone coinvolte sono consenzienti. Però, piuttosto che la Wii Fit, io preferirei veder spuntare da sotto il vostro letto una pila di hentai, mi sentirei più a mio agio.

postato da garnant | 21:00 | p.link |

lunedì, aprile 28, 2008

Ho comprato una confezione di Garnier bodytonic roll-on pancia e fianchi effetto snellente, che dio mi perdoni.
(a mia discolpa posso dire che c'era il 20% di sconto)

postato da garnant | 18:24 | p.link |

domenica, aprile 27, 2008

Garnant - Ma adesso il ponte di Calatrava è il nostro Empire?
L. - Si. Oggi l'avranno illuminato con i colori di Maiorca.
Garnant - Dici?
L. .- Se non avevano niente da fare...
Garnant - ...

Certo avete presente Edie Sedgwick e Warhol di fronte all'Empire. Ecco, noi di fronte ai ponti di Calatrava ultimamente abbiamo qualche pubblicità di azienda locale, di quelle che si vedono al cinema prima del film, con la modella reggiana in mezzo ai tiranti.
Ma mi piace recuperare questo interessante apice Aterballetto-Marella, risalente alla stagione scorsa. Le foto sono piccole per mia sadica scelta editoriale, ma sappiate che quello a destra è il Mariottini, che sta giusto ora vivendo il suo quarto d'ora di celebrità.

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postato da garnant | 21:30 | p.link |

Factory Girl era sempre a noleggio, cominciavo a credere che fosse bello, e invece no, è proprio brutto come dicono. Evidentemente tutti l'hanno noleggiato per verificare.
Comunque, al di là del fatto che può capitare che un film non riesca, mi dispiace un po' notare come questo cinema abbia una scarsa considerazione del suo pubblico.
Veramente credevate che per noi la Factory sia qualche cuscino d'argento, un po' di mascara colato, righe orizzontali, giocare a chi-è-chi, e assegnare colpe a destra e a manca?
Perchè è ovvio che questo film vuole parlare di noi, di come vediamo Edie Factory Girl oggi, dopo qualche decennio di riproduzione industriale della sua icona, bidimensionale ed enorme sulla parete. Ma se una stampa warholiana del barattolo di zuppa parlava del barattolo di zuppa in sé e dei suoi tempi, questo film non parla affatto della nostra Edie e dei nostri tempi.
Forse di quelli di qualcun altro, che comunque poi al cinema non c'è andato.

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Sienna Miller non mi è dispiaciuta, anche se in questo arabesque proprio non allunga le linee.
Le linee...

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postato da garnant | 12:18 | p.link |

sabato, aprile 26, 2008

Ma ieri i ponti di Calatrava erano verde bianco rosso per il 25 aprile?

Ieri con l'amico A. ho passato un po' di tempo alla finestra del primo piano del Museo Cervi, osservando la folla. Era una bella giornata, con l'erba appena tagliata, i fiori di camomilla nei fossi, le auto parcheggiate fino a Caprara, il tramonto rosa, e all'orizzonte il nuovo casello dell'autostrada. Abbiamo parlato degli spray cortisonici contro la rinite, del potere dei circoli Arci e della vicenda del Mucchio Selvaggio, delle mondine in pantaloni corti e leggings, del pubblico giovanilistico del Fuori Orario con i bragoni mezzi calati, della lira turca pesante e del Cassina 2.
Soprattutto del Cassina 2 (con doppio avvitamento).
L'altro giorno in tv c'era il nostro professore di lettere del liceo, parlava dei preti uccisi dai partigiani. Il nostro professore di lettere al liceo ci ha insegnato un decimo del programma ministeriale, e secondo una rigorosa ottica democristiana. Ci ha costretto a studiare tutto il resto clandestinamente (però è stato divertente). Ci ha costretto, con il ricatto del registro, a mentire durante le interrogazioni, sulle noste oprinioni e persino su quelle di  Cesare Pavese. Ci ha scritto lettere negli anni, per convincerci ad assistere alle presentazioni dei sui libri (sempre a proposito di preti uccisi da  partigiani).  Ora ci parla anche dalla tv, per fortuna di mattina presto, quindi l'ha visto per caso solo l'amica F. che è a casa in maternità.
La didattica certo, sempre deriva da una qualche matrice ideologica. Persino la didattica della matematica, come opportunamente documentato nella mostra allestita intorno a noi.

I problemi del fascismo. L'autorappresentazione del regime nei testi didattici di matematica elementare.

“Quanti anni ha il tuo babbo?
Calcola quanti anni aveva quando
avvenne la marcia su Roma”

(problema del 1934)

Ma il mio preferito è stato il disegno della parata al passo dell'oca, la didascalia dice:
Il passo dell'oca in parata è un esempio di moto uniforme.

postato da garnant | 16:57 | p.link |

giovedì, aprile 24, 2008

Casa Cervi, mondine e altro ancora

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postato da garnant | 20:23 | p.link |

mercoledì, aprile 23, 2008

Being a writer is like having homework every day for the rest of your life

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Hank - Californication

postato da garnant | 00:04 | p.link |

martedì, aprile 22, 2008

Ma cos'è, il Foro Italico?
Floris lancia la monetina, vince Rutelli, che decide di ricevere così può fare subito il break. Alemanno serve.

Magari fosse il Foro Italico...

postato da garnant | 22:12 | p.link |

lunedì, aprile 21, 2008

Grazie giove pluvio e grande demone celeste per questa primavera piovosa.
(I non allergici si rallegrino, il caldo sta per arrivare, ieri mentre trapiantavo un cactus sono stata morsa dal primo insetto della stagione)

postato da garnant | 20:41 | p.link |

domenica, aprile 20, 2008

Da qualche settimana L. ha i capelli come Wolverine. Ho cominciato a chiamarlo Logan.

Dicono che noi donne siamo ad alto mantenimento, ma non è vero, ci basta una gabbia con dentro Wolverine, e il massimo dell'effetto speciale è quando si fa scrocchiare il collo da un lato e dall'altro, con giusto qualche suono aggiunto in post-produzione. Altro che inseguimenti con gli elicotteri (ra-ta-ta-ta).

Finalmente ho dormito 12 ore. Il nuovo vicino, di solito rumorosamente affaccendato, questa mattina è stato capace di montare una casetta per bambini in giardino in perfetto silenzio.

Free Image Hosting at www.ImageShack.usLa giornata di ieri è trascorsa tra scaglie di cocco, cappelli, sms con le k e fantasticherie sportive. Ho scoperto che la mia parrucchiera offre occhiali di cortesia da pinzare sul naso, per poter continuare a leggere ii giornali scandalistici. Ma io ci vedo. E l'estetista offre un macchinario che ti preme e ti strizza, dicono sia piacevolissimo. Sarà.

Poi ho visto Breakfast on Pluto.
Ho impiegato parecchi minuti ad agganciarmi alla giostra onirica. Il mio primo Jordan di Crying Game mi aveva trovato che ancora sentivo addosso la pioggia, in gola la Guinness, sotto i piedi la terra morbida dei ground scolastici. Avevo visto le Kilmainham gaol ma non ancora Nel nome del padre. Mi ero ammalata a Limerick, ma non avevo ancora letto le Ceneri di angela. Avevo visto The Commitments, Il mio piede sinistro, ascoltato e riascoltato War, ma avevo la patente da solo un paio di mesi. Era il 1993, pioveva ed era pieno di pozzanghere luccicani dentro le quali saltare con gli anfibi, Jordan era un pozzanghera  e Stephen Rea diceva andiamo.
Questa volta ho indugiato un po', non mi andava di buttarmi solo per nostalgia. Ma poi Jordan ha usato la carta dei Middle of the Road, che per me funzionano da innesco onirico. Cosa c'è di meglio per alterare la coscienza ed entrare, dello stesso brano ascoltato dieci, venti volte di fila? Durante l'università facevo la cameriera in un pub gestito da vecchio hippy vestito di rosa. Alla terza-quarta ora di ascolto dei Jethro Tull, dopo centinaia di birre spinate, effluvi di litri e litri di tisane al gelsomino, l'aria bruciata dal profumo di pane ciabatta spalmato di salsa al brandy e ricoperto di funghetti, arrivavano i Middle of the Road. Chirpy Chirpy Cheep Cheep. Quante volte non so. A quel punto nella mia testa ruotavano solo frattali.
E dunque, saltando dentro Breakfast on Pluto si trova il dramma, il gioco, il sangue, la fiaba, il dolore, il ridicolo, Bryan Ferry, Stephen Frears, la storia e l'allucinazione, l'incoerenza e l'equilibrio. Ci sono persino Liam Neeson e i riccioli, vi ricordate i riccioli rimangono più morbidi quando ci si lava i capelli in Irlanda? Si lamenta, Patrick Kitty Braden, perchè tutto è così serio e nessuno sembra capire il paradosso, che  devi passare attraverso la tua fiaba personale per arrivare a quello che conta davvero. Devi trasformarti in una supereroina per riuscire a piangere la morte. Devi dondolarti su un'altalena per poter trovare il tuo passato. Indossare una parrucca perchè ti riconoscano. E devi parlare un paio di toni più in alto, per dire la verità.

postato da garnant | 14:22 | p.link |

sabato, aprile 19, 2008

Ieri sera sono stata in pizzeria con il mio gruppo di pattinaggio. Ciao, abbiamo prenotato, siamo le sei del pattinaggio. Siete i dodici della pallavolo? Fissiamo la cameriera. Senza pattini siamo tap model, e siamo in sei. Come possiamo sembrare i dodici della pallavolo?
Comunque, è curioso parlare con qualcuno del quale conosci l'abilità nei becchi, ma non sai niente di tutto il resto. Riusciamo a sincronizzarci sulle stesse battute musicali, e non abbiamo nulla in comune. E' divertente.

Sono tornata a casa sotto l'acqua senza ombrello, ripassando la nostra coreografia autogestita, e sono andata a dormire. Dopo una serie di sogni automobilistici questa settimana (nell'ultimo la batteria della Golf era scarica, lo scooter era rotto, e non c'era un mezzo pubblico per Quimper), ho sognato che andavo all'Ikea e seduto nel nuovo bar che aprirà a giugno incontravo Garrison.
E' ovvio che preferirei sognare Bejart, ma credo che Morfeo autorizzi Bejart solo nel cervello di chi ha fatto molta più sbarra di me. Anche il mondo onirico ha il prezzo, e Garrison è tutto quello che io posso permettermi, evidentemente. Lo sogno per aver ripassato una coreografia autogestita prima dormire, e perchè mi sento in colpa per aver deciso di disertare invece il saggio di danza quest'anno. D'altra parte il corso si è decimato con il trascorrere dei mesi, e sono rimaste solo le brave strasecche, e io mi sento un filo a disagio, per tecnica e stazza. Comunque, nel sogno il saggio di danza l'avevo appena fatto e Garrison diceva che gli era piaciuto. Lo diceva con una espressione sardonica. Accanto a lui Steve La Chance annuiva serio, sorseggiando un caffè espresso.

postato da garnant | 13:41 | p.link |
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