Garnant

domenica, luglio 05, 2009

Margherita Ferrari sulla manifestazione No Dal Molin di ieri a Vicenza.
A caldo e a freddo.

postato da garnant | 16:51 | p.link |

sabato, luglio 04, 2009

Eleven Heavy Things è l'installazione di Miranda July alla Biennale di Venezia. Si trova nel giardino delle vergini. Undici sculture, disegnate, realizzate, utilizzate (puoi salirci sopra, sdraiarti accanto, fartici una foto)

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postato da garnant | 14:43 | p.link |

giovedì, luglio 02, 2009

A quanto pare Modena è la città dove si perdono più punti della patente. In effetti io ho preso l'unica multa della mia vita a Modena, e nemmeno ci abitavo. Negli anni ho imparato a riconoscere gli autovelox nascosti nelle frasche, a distinguere da grande distanza un agente stradale catarifrangente da una prostituta in lamè, a soffiare nell'etiltest soltanto un sottile filo di CO2. Ora però, al mitra delle forze dell'ordine, si aggiunge il manganello delle ronde. Dove si apposteranno? Come si potrà fare per evitarli? Me li ritroverò in cortile? Mi rovineranno la serata con commenti sessisti, razzisti o comunque sgradevoli?
Uscire a bere una birrà al venerdì diventa sempre più faticoso.

postato da garnant | 19:58 | p.link |

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Da bambina odiavo mangiare, e non andavo mai da nessuna parte (famiglia carnivora stanziale).  Poi in prima superiore ho preso il primo aereo e mi sono scoperta onnivora nomade: ci sono tante dimensioni e tante pietanze sul pianeta terra, in alternativa alla provincia emiliana e alla bistecca cotta a suola.
Da allora divoro il mondo, soprattutto quello vegetale e il regno dei funghi, grazie ad un metabolismo che non conosce anemia, ad un apparato digerente aggressivo, e ad una bella vaccinazione contro l'epatite A.
La mia storia è densa di eventi gastronomici.
Ultimamente però sto iniziando a dimenticarli, torno nelle città e non ritrovo il mio ristorante, o lo trovo cambiato, o non mi ricordo cosa avevo ordinato esattamente. Per esempio, che fine ha fatto quel ristorante russo proprio al confine del cantiere della Potsdamer Platz, dove cenai una sera del 1996 con S.? Mangiai una zuppa che dentro aveva tra le altre cose anche una fetta d'arancia. E i pelmieni, buonissimi. E una insalata di rape rosse. Che altro? Non ricordo. Non c'è più il cantiere della Potsdamer Platz. S. è morto. Chissà cosa ne è stato di quelli del ristorante. Sono rimasta solo io, di quella serata?
Ja wo ist er denn, der Potsdamer Platz?

Dunque ecco qui un posto per i ricordi gastronomici, perchè non vadano perduti come pho nella pioggia (questa del pho nella pioggia è un'idea geniale di Logan, io mi immagino a Saigon, per strada con in mano una tazza di pho, in mezzo al temporale tropicale estivo, mentre la gente sfreccia in motorino con addosso la plastica trasparente).
E' un tumblr perchè non avevo voglia di complicazioni.
E' in inglese perchè l'inglese mi manca, non lo uso da quasi 10 anni.

Pho in the Rain
http://garnant.tumblr.com/

postato da garnant | 18:55 | p.link |

Abbiamo comprato gli ice invaders
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postato da garnant | 18:50 | p.link |

Oggi rimuginavo sulla Serracchiani. Pensavo, guarda, vuole fare la spiritosa ma si incastra  subito nello stereotipo della donna che decide con i sentimenti invece che con l'intelletto. Pensavo, ma come le è venuto in mente di dire che Franceschini è simpatico, solo perchè a Ballarò ha fatto un paio di battute. Pensavo, chissà di che segno è, magari è di un segno impulsivo. Allora sono andata su Wikipedia a controllare di che segno è la Serracchiani.
Poi mi sono ricordata che io non so niente di astrologia, il 10 novembre non so neanche se è capricorno, scorpione o cosa.

postato da garnant | 18:41 | p.link |

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In piedi appoggiata ad un parete dala Tate Modern c'è una round bar of wood di André Cadere. Da quando ho  visto una mezza dozzina di queste opere il mese scorso alla Biennale di Venezia il mio cervello ha associato il lavoro di Cadere alle paline di ormeggio della laguna.
Queste ultime si avviano a diventare di plastica eco-rigenerata (quelle di legno marciscono e vanno sostituite di frequente, con gran spreco di legname).
Il legno di Cadere invece è al sicuro per un sacco di tempo, appoggiato ai muri dei nostri spazi espositivi preferiti.

postato da garnant | 18:39 | p.link |

mercoledì, luglio 01, 2009

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Wir werden dich vermissen, Pina

postato da garnant | 21:09 | p.link |

Volevo raccontarvi che ieri ero in questura per rinnovare il passaporto e la forza dell'ordine allo sportello mi ha gentilmente spiegato che il passaporto non scade più ogni ciqnue anni come prima (con gran fastidio burocratico e dispendio di energie e denaro), bensì ogni dieci anni. Perciò dato che io sono la fortunata proprietaria di un passaporto a lettura ottica, sono a posto fino al 2014, Stati Uniti compresi. E ci tengo a rassicurare Brunetta, la forza dell'ordine non era affatto sovrappeso (meno di Brunetta stesso comunque). E sapete che io in generale non nutro particolare simpatia per la forze dell'ordine, quindi il mio non è un giudizio parziale.
Comunque sono stata contenta per due ore, poi è arrivata la Melandri a rovinarmi la serata.
La Melandri se l'è presa con l'articolo 18, ha detto che è un "vecchio arnese".
Dunque, in linea di massima ci sono il dipendente statale che è illecenziabile, il dipendente del privato che è licenziabile con qualche sforzo (esubero oppure minacce), e il lavoratore precario che è licenziabile a piacere.
Questo è abbastanza discriminatorio nei confronti del dipendente del privato e molto discriminatorio nei confronti del precario.
In effetti, gran parte dei voti a Berlusconi sono garantiti proprio da una schiera di dipendenti del privato e precari che si sentono discriminati rispetto ai dipendenti pubblici, attorno ai quali si è invece arroccato il PD (senza peraltro riuscire a difenderli decentemente). Quindi la Melandri ora spera di riconquistarsi parte dell'elettorato e in particolare i precari facendo leva, pure lei come Berlusconi, sull'odio nei confronti di chi ha più diritti. Quindi cosa abbiamo, una erosione dei diritti acquisiti spacciata per riformismo progressista, forse persino per lotta contro privilegi e disparità sociale.
In effetti si aveva da tempo la sensazione, come dipendenti del privato, di essere stati abbandonati dal PD. Che si arrivasse infine ad essere indicati come il nemico privilegiato, per popolismo ad uso dei precari, era prevedibile. Prima è toccato agli statali, ora tocca a noi. Pazienza, noi non ce la prenderemo per il danno di immagine.
Ma di questo passo sul lavoro non ci sarà più alcun diritto da rivendicare, e nessuna stabilità a cui ambire, e allora sarete contenti, coglioni.
Ora gli amici di destra mi sfottono. Mi dicono noi te l'avevamo detto, i comunisti sembrano bravi e buoni, poi appena ti distrai arriva lo stalinismo. Me l'aveva detto Orwell, che io sarei stata il cavallo. E me l'aveva detto anche anche la mia mamma, riferendosi ai nostri vicini di casa, non c'è da fidarsi dei compagni. Oggettivamente, i comunisti del mio paese erano personaggi orribili che affogavano gattini e asfaltavano parchi pubblici in segno di progresso, ma pensavo che si trattasse di una sfortunata congiuntura locale.
Io francamente non so più che dire.
Sto cercando di godermela. Riciclo, mangio a chilometro zero, firmo petizioni, supporto associazioni. Lavoro, pago le tasse. Ogni tanto mi concedo il lusso di un viaggio durante il quale mi servo soltanto di agenzie locali indipendenti. Risparmio per essere autonoma il più possibile in caso di licenziamento, malattia o calamità naturale, perchè lo so che non ci sarà da contare sullo Stato, purtroppo. Se poi crepo, crepo. Parecchia gente che stimavo è già crepata, peraltro. Tanto la qualità della vita  sul pianeta si sta deteriorando irrimediabilmente e in poche decine di anni la Terra sarà un inferno.
Insomma, me ne sono fatta una ragione.
Ma che non esista una alternativa etica e civile in cabina elettorale mi disturba lo stesso, scusate. C'è il partito per quelli che odiano gli immigrati, c'è il partito per quelli che odiano gli ebrei e i gay, c'è il partito per quelli che odiano i comunisti e gli statali. Prima avevamo il partito per quelli che odiavano quelli che odiavano gli immigrati, gli ebrei, i gay e i comunisti, e mi andava anche bene. Era un po' poco propositivo, eh, ma almeno mi sentivo a posto con la coscienza. Ora però mi è diventato il partito per quelli che odiano i diritti dei lavoratori.
Quindi cosa mi rimane? I grillini sono fini a se stessi, le liste civiche sono imbottite di personaggi locali il cui orizzonte politico si esaurisce nella costruizione delle rotatorie, e dal partito dei pensionati sono esclusa perchè mi mancano ancora 25 anni di contributi come minimo. Forse dovrei rifugiarmi in Alto Adige, imparare il ladino, e mettermi a votare Suedtiroler Volkspartei.

postato da garnant | 19:41 | p.link |

E' di Muji il geniale portaincenso a forma di Battersea Power Station.
Mi pento di non averlo comprato.

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postato da garnant | 00:21 | p.link |

Ho sbattuto contro una balaustra verde del campo 18 e mi sono fatta un livido viola.
Garnant a Wimbledon... coming soon.

postato da garnant | 00:01 | p.link |

lunedì, giugno 29, 2009

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Oggi mi sento come il nuotatore del South Bank

postato da garnant | 22:51 | p.link |

domenica, giugno 28, 2009

Finalmente ho trovato i wallpaper.
(Ma non vi dico dove sono, cercateli voi. Vi dico solo che se prima prendete la pietra è più facile)

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postato da garnant | 22:46 | p.link |

Avevo dimenticato il circo dei topi.
(Ora la smetto)
Già che ci siamo, ma veramente a voi piace questa scemenza del 3D? Voglio dire, finchè stanno tutti fermi è anche carino, ma quando si muovono è sfocato, e più velocemente di muovono più è sfocato, una gran fatica visiva. Poi non mi sembra che si aggiunga molto alla bellezza (per esempio di Coraline) o viceversa alla pochezza (per esempio di tutti i trailer che ho visto prima di Coraline). E alla fine comunque mi facevano male le orecchie (per via delle stanghe degli occhialoni).
Io sinceramente non sentivo una grande necessità del cinema in 3D, anzi del cinema mi piaceva il fatto che c'erano solo due dimensioni (sapete, la rosa purpurea del cairo, quel tipo di problematica), ma può essere che io sia la solita retrograda. A me comunque il 3D fa venire in mente gli anni 80, quando dicevano che un certo giorno indossando gli occhialetti di cartone in omaggio con non ricordo che rivista con si sarebbe visto Remì in 3D, ma poi non era vero. Tra l'altro ora gli occhialetti di cartone sono diventati dei Wayfarer in brutto (almeno quelli che hanno dato a me nell'Odeon di Covent Garden).

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postato da garnant | 22:39 | p.link |

E io che ero andata sul sito un istante giusto giusto per scaricare un wallpaper... invece ho creato un fiore, ho scaricato un poster di Spink&Forcible, mi sono fatta leggere i fondi di tè, e alla fine mi sono messa i bottoni agli occhi (spooky).

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postato da garnant | 22:35 | p.link |

Neil Young ieri sera a Hyde Park, chiude il suo tour con A Day in the Life, completa di apparizione mistica di Paul McCartney.
(Neil Young mi mette sempre i brividi persino via youtube)
Ora però non immaginatevi una pomeriggio ameno al parco. Tra le cinque e le sette grandinava.

postato da garnant | 19:27 | p.link |

sabato, giugno 27, 2009

Saldi da Selfridges.

postato da garnant | 01:16 | p.link |

venerdì, giugno 26, 2009

Secondo me dovrebbe esserci anche il Grande Slam del pubblico (career, ovviamente). Riuscire a passare i cancelli di tutti i tornei dello Slam come spettatore comune.
Comunque, se mai tenterete di entrare a Wimbledon facendo la fila per i biglietti del giorno, sappiate che con un po' di fortuna l'aspirante spettatore numero 9357 riesce alla fine effettivamente ad entrare.

postato da garnant | 00:18 | p.link |

martedì, giugno 23, 2009

John Cale intervistato da BBC (audio), a proposito di Dark Days - Dyddiau Du, la sua installazione video alla Biennale di Venezia.
Qui l'ingresso, alla ex Birreria Dreher della Giudecca.

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Si seguono i cartelli neri.

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Durante la proiezione si visita la vecchia casa di Cale, che è grande e vuota, poi si scala una montagna sotto la pioggia facendo parecchia fatica ma badando a non iperventilare (e tra l'altro indossando una fantastica berretta di lana). Si osservano un alcune vecchie miniere abbandonate deprimenti. Poi si guarda un po' dalla finestra (piove). Infine si affoga.

Nel frattempo Cale è stato a Londra (eccolo qui, ed è pure abbronzato), e poi di nuovo in Galles dove si sta adoperando contro la tossicodipendenza giovanile (video e foto con la sciarpa)

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postato da garnant | 23:13 | p.link |

lunedì, giugno 22, 2009

Andiamo un po' meglio...
Cerchiamo casa.

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postato da garnant | 21:16 | p.link |

sabato, giugno 20, 2009

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Questo gattino nero è comparso oggi nel nostro quartiere, miagolava disperato e si rifiutava di farsi avvicinare. Ci è sfuggito per più di un'ora tra siepi, reti di recinzione, arnesi da giardino e foglie fangose (è stata una notte di pioggia), prima che Logan riuscisse ad acchiapparlo con la forza, armato di guanti da lavoro.
Lo abbiamo chiamato Rafa (ieri Nadal si è ritirato da Wimbledon, per via della tendinite). Rafa soffia e starnutisce, tutto bellicoso. Ma a lasciarlo solo miagola triste. Poi però quando torniamo soffia di nuovo, e starnutisce. E' piccolo, avrà poco più di un mese, gli occhi sono ancora azzurri e la codina è ancora storta. Ha pure la congiuntivite.
Ora si trova nell'infermeria del Centro Soccorso Animali. Speriamo che si rimetta in sesto.
Se volete adottare un gattino malandato e bellicoso, fatemi sapere. Si chiama Rafa Rodney Drake (ieri sarebbe stato anche il compleanno di Nick Drake), ma voi potete sceglierli un soprannome. Non è ancora molto fotogenico, mi rendo conto, ma diamogli tempo.

postato da garnant | 18:31 | p.link |

giovedì, giugno 18, 2009

Eccomi di ritorno dalla festa dell'unità del paese.
C'era la mia vicina di casa volontaria in cucina, con la cuffietta in testa. C'erano gli umarells in bermuda e l'orchestra di Gino Condor.
Tutto sembra continuare come sempre.
Eppure.

postato da garnant | 22:46 | p.link |

mercoledì, giugno 17, 2009

In occasione della storica vittoria del Roland Garros da parte di Roger Federer, ho deciso di rileggere La ragazza dai capelli strani. Sono andata in biblioteca e ho ripreso la stessa copia che avevo letto dieci anni fa.
Le pagine sanno molto di muffa.
Per fortuna la mia vista negli ultimi dieci anni si è conservata perfettamente, quindi posso tenere il volume ad una certa distanza dal naso.

(Si, sono un tantino depressa, ma mi pare si tratti semplicemente di pms)

postato da garnant | 21:20 | p.link |

martedì, giugno 16, 2009

Alla Biennale di Venezia, c'è il padiglione della Palestina. E' alla Giudecca, ma voi sarete già lì per vedere l'installazione di John Cale, quindi vi è comodo.
A Geography: 50 Villages consiste, per il visitatore, in una serie di foto di villaggi palestinesi, e sotto ognuna c'è un espositore con la cartolina di quel villaggio. Non è chiaro se le cartoline si possono prendere.
Si tratta delle sedi della 3rd Riwaq Biennale 2009, scelte dal Riwaq Centre for Architectural Conservation, per il loro valore architettonico e storico. C'è una mappa. Una biennale parecchio frammentata, come potete immaginare.
Poi c'è una stanza col pavimento coperto di riccioli di matita temperata. Non si può entrare nella stanza. Anche nel padiglione irlandese si temperano le matite, ma l'artista tempera in cima ad un palazzo, e soffia via i riccioli. Noi lo vediamo in un video. C'è anche una teoria sulle matite come simbolo di pace planetaria, visto che per produrle bisogna mettersi d'accordo per ricavare e lavorare materiali da varie parti del mondo.
Infine volevo dire di Stazione, che era un progetto per applicare alle fermate della linea 1 del vaporetto, accanto al nome in italiano, anche il nome in arabo, quale città meglio di Venezia, per pensare all'Oriente. Ma alla fine non è stato realizzato. Quindi il pieghevole, con le foto delle stazioni e una mappa bilingue, è quello che rimane.  Luogo o non luogo.

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postato da garnant | 23:19 | p.link |

Visto che la settimana prossima sarò a Londra, stavo cercando in rete se magari Alan Rickman è a teatro.
No, non c'è. In compenso, ho trovato il suo numero di telefono e ho ascoltato la sua segreteria telefonica.

postato da garnant | 19:00 | p.link |

lunedì, giugno 15, 2009

He's nice. I like him. We work together, so it's awkward. And he's ten years younger than me, which makes it bizarre. I asked him where he was when Kurt Cobain died and he said he was watching cartoons.

Kelly parla di ragazzi con Brenda, nel nuovo 90210

postato da garnant | 22:47 | p.link |

domenica, giugno 14, 2009

La protesta dei ballerini della Scala contro i tagli al Fus (e per il rinnovo del contratto).
Sbarra in piazza.

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postato da garnant | 17:02 | p.link |

La vita è una roulotte russa
Giampiero Galeazzi
(dal vecchio stupidario sportivo di Marco Travaglio)

postato da garnant | 16:55 | p.link |

sabato, giugno 13, 2009

Ieri mattina su Rai3 a La storia siamo noi c'era un servizio sulla morte, il 12 giugno 1975, di Alceste Campanile, militante reggiano di Lotta Continua. Fino ad una decina di anni fa si credeva fosse stato ucciso per questioni interne alle Brigate Rosse. Ma nel '99 confessò l'omicidio Paolo Bellini, la Primula Nera, che negli anni tra furti, omicidi, terrorismo, collusioni mafiose e poco rassicuranti rapporti coi servizi segreti, non si è fatto mancare proprio niente.
Insomma, ieri su Rai3 c'erano le interviste ai miei concittadini coi loro nomi da reggiani e l'accento da reggiani. C'erano le riprese dello strano mondo in bianco e nero dal quale sono arrivata io, un po' hippie un pò optical, anni dei quali mia madre conserva una analisi politica vaga e insieme terrorizzata, forse dal tentativo di continuare a vivere normalmente, spingere una carrozzina per esempio, mentre per strada si sparava.
Nel frattempo Bellini, condannato in primo grado per l'omocidio Campanile nel 2007, è recentemente stato prosciolto per prescrizione.

postato da garnant | 19:00 | p.link |

giovedì, giugno 11, 2009

Ho letto Sono come tu mi vuoi, il fine settimana scorso in treno, perchè volevo sapere questa storia delle ragazze di Zara che dormono vestite.

Più riguardo a Sono come tu mi vuoi

Bene, ci si riferisce alle lavoranti che applicano i dispositivi antitaccheggio. Mi pareva strano infatti che le commesse andassero al lavoro tutte stropicciate. comunque, Dormono vestite perchè il camion con la merce da smistare e taccheggiare (gergo retorico) arriva alle tre di notte, quindi bisogna alzarsi molto presto. Ovviamente si tratta di un lavoro manuale ripetitivo, attacca, vestito, attacca vestito, attacca vestito, per chili e chili di vestiti. Ma l'alienazione arriva davvero quando, dopo aver taccheggiato tutta la notte, capita, di giorno, di entrare da Zara e comprare qualcosa, e dal vestito viene tolto l'antitaccheggio, forse applicato dall'acquirente stessa qualche notte prima.
Ora riesco a capire meglio una certa mia grottesca esperienza londinese con Zara, una paio di anni fa. Ero a Londra, appunto, con l'amica E., la quale aveva acquistato nel pomeriggio una maglietta per sua sorella. Alla sera si accorge che sulla schiena c'è un buco, dove verosimilmente prima c'era l'antitaccheggio. L'amica E. vuole tornare nello stesso Zara, ma io le dico, c'è uno Zara ogni dieci metri, sicuramente dove andiamo domani ce ne sarà uno. A volte mi viene questa patetica fiducia nella globalizzazione, ma poi non funziona mai. Difatti, la mattina dopo passiamo da tre Zara, e nessuno ha la stessa maglietta. Al quarto Zara, il commesso è dubbioso e va a controllare in magazzino. Io attendo, la maglia è posata sul bancone. Il commesso torna, gli dispiace, nulla di utile in magazzino. Ma la maglia non è più sul bancone. Io chiedo dov'è la mia maglia. Il commesso ha una reazione aggressiva, lui non è responsabile di alcuna maglia. Vabbè, era sul bancone, mentre aspettavo è sparita, la rivoglio. Ma lui non è responsabile di alcuna maglia! Se ne va. Lo inseguo e pianto una grana. Segue discussione. Alla fine si scopre che la collega aveva prontamente afferrato la maglia credendola un reso, aveva applicato l'apposito dispositivo per i resi, con tanto di bolla, e aveva messo il tutto nel cassetto dei resi. Otteniamo indietro la maglia, senza scuse e con un secondo buco. Due Zara dopo, finalmente un sollecito commesso spagnolo trova una maglia identica da sostituirci, e ci rassicura, con tutti quei buchi, anche lui avrebbe cercato di farsela cambiare.

postato da garnant | 21:12 | p.link |
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