sabato, febbraio 06, 2010
Uno dei francobolli disegnati da Albert Elabaz per il 120esimo anniversario di Lanvin.
Una persona buona mi ha regalato un bellissimo cellulare nuovo (questo, però viola).
E' il mio primo cellulare nuovo.
Prima avevo un cellulare di recupero (ripescato mentre era in viaggio per l'isola ecologica), e prima ancora il cellulare dell'agente Mulder che avevo comprato usato dall'amico D ma poi mi era stato rubato.
Quindi, vi annuncio che ora potete telefonarmi e io sarò in grado di dirvi qualcosa di diversa dal solito "hai solo 40 secondi la pila è scaricaaaaaaaaa
TU TU TU TU
mercoledì, febbraio 03, 2010
A proposito di Norman Rockwell, uno dei miei blocchi di appunti che ha dato più frutto, risalente ad una decina di anni fa, aveva in copertina Before the Date.
martedì, febbraio 02, 2010
In mensa hanno montato uno scacciatopi a ultrasuoni.
Pare che tenga lontani anche i piccioni.
Nel nostro edificio invece ci sono i dissuasori acuminati.
Al cantiere continuano a versare cemento nel cratere delle fondamenta.
Nel fosso della rotatoria vive una grossa nutria.
Paesaggi suburbani sconfortanti.
domenica, gennaio 31, 2010
Oggi chiude la stagione della caccia 2009-2010
Qui il conteggio dei morti
Qui le buie prospettive
Ieri maratona mostruosa nel tentativo di vedere Artefiera, il percorso di ArtFirst, un po' di WhiteNight, il FutureFilmFestival e anche Bologna si rivela. Nel frattempo, apposta per farsi beffe dei miei sforzi, proiettavano alcuni corti di Jiri Trnka alla bibioteca comunale di Modena. Da Sperone Westwater c'era un'opera di Tom Sachs con in mezzo Hello Kitty. Un'altra tendenza, Peter Halley, qui sotto un esempio del suo dayglo. E i fiammiferi di Raymond Hains. Per quanto riguarda la fotografia, mi sono interessata all'inquietante lavoro del canadese Edward Burtynsky, Oil. Dall'estrazione al consumo. Le tar sands dell'Albera mi opprimono da anni, figurarsi ora. Comunque io volevo più Asia. Non ce n'era abbastanza. Qualcosa si, ma io ne volevo di più. C'era il gapponese Masaharu Sato, con una attraente installazione video, Avatar. E un altro giapponese, Takako Kimura, lui incolla. Detto questo, passiamo brevemente a parlare dell'itinrario di Bologna Art First. Tra le opere che ho visto, non me n'è piaciuta nessuna.
Tanto per cominciare, io non sono disagio col concetto che sia possibile vendere e comprare arte. Anzi, il concetto mi affascina, possedere legalmente un frammento della vita di artistia. Non solo il fatto si possa comprare un quadro, ma il fatto che prima era di qualcuno. Per esempio, ieri c'era una Basquiat. E c'era uno Chagall. Si poteva chiedere il prezzo, ma potete un po' immaginarvelo da soli. C'era gente nota nell'ambiente delle gallerie, gente che contrattava. E' stato divertente. Uno ha chiesto "e se ti do indietro l'altro?". E non scherzava. E' affascinante. Sul serio. Più il tempo passa, non dico solo il tempo della mia vita ma il tempo in generale e in particolare il tempo da determinate epoche, come per esempio dal diritto romano in epoca giustiniana, dalla prima enclosure in terra britannica, o dall'uscita del Capitale di Marx, più mi convinco che sia necessario rielaborare di continuo il concetto di proprietà privata, perchè esiste, e quindi meglio non lascirsene mai cogliere di sopresa.
Detto questo, mi sono tanto piaciuti i Pizzi Cannella. Uno è già venduto. Lo conoscete Pizzi Cannella? E' questo qua, vi incollo due opere che non erano in fiera. Vi piace? Anche a me.
Ma in generale c'erano tantissimi De Pisis, innumerevoli Baj, numerosissimi Boetti.
Rotella ovunque. E anche tanti Salvo, che di solito non mi dice molto, ma La Città è interessante.
C'erano per esempio Liu Ye, con i suoi ricordi dell'infanzia cinese e la reinterpretazione della coniglietta Miffy (di seguito le opere Banned Book e Wow, che però non erano in fiera)
Il percorso luminoso di Ufo5 (artista ufficiale del FFF), da via degli Orefici a Santo Stefano angolo via Cartoleria io ho non l'ho trovato. Cosa ho sbagliato? Boh. Ho percorso tutta via degli Orefici, tutta via Caprarie, la Piazza della Maercanzia, ho allungato il collo in via Santo Stefano, ma di luminoso c'erano solo i funghi/fiaccoloni dei bar aperti per l'ape.
Per Bologna Si Rivela ho vistato Palazzo Fava. Affascinante, ma una folla impossibile.
Mentre per quanto riguarda il Future Film Festival in sé, avrei visto volentieri In the Attic: Who Has Birthday Today di Jiri Barta, il documentario Waking Sleeping Beauty sugli anni difficili della Disney tra il 1984 e il Re Leone, tutti i corti Canuk Animation (animazione canadese, un piacere vedere le bandierine sui tavoli) e Mai Mai Miracle di Madhouse.
Non ho visto niente di tutto ciò perchè non possiedo il dono dell'ubiquità, e poi sinceramente, negli anni è diventata una tale fatica acquistare i biglietti del FFF, file estenuanti al gelo, appostamenti mattutini, sgomitate, folla che ti calpesta, ritardi incompatibili con gli orari delle navette verso i parcheggi di interscambio. Mi sono fatta l'idea ormai che il FFF sia diventato un evento solo per studenti che possono andare negli infrasettimanali, per professionisti accreditati e per amici&parenti, non certo per il semplice umile appassionato che si presenta nel fine settimana anche un po' stanchino per l'ufficio. I tempi del vecchio festival dove si poteva bivaccare per due giorni al Nosadella passando serenamente da una proiezione ad una conferenza sono finiti, quindi per me basta così. Mi limito a cogliere gli spunti e a sbirciare il FF Village (anche se ieri ci ho trovato un banale Spritz Party con dj set).
venerdì, gennaio 29, 2010
Con calma, con i miei tempi (10 anni), ho scoperto l'esistenza di Munchkin.
giovedì, gennaio 28, 2010
E' molto irritante che una certa azienda in fallimento ne controlli un'altra che negli ultimi anni per avere accesso al credito si è dedicata a controllare altre aziende ancora, e una di queste con una serie di discutibili manovre abbia ridotto i costi del personale e non stia pagando le fatture ai fornitori, e io debba leggere sulla stampa finanziaria che questa azienda va così bene da non doversi preoccupare dl fallimento in cascata.
Quindi, paghi il meno possibile il personale e non paghi i fornitori, e poi ti vanti anche di quanto vai bene, e la stampa si accoda.
Ma in Italia lo vendono il collare elisabettiano morbido?
Esiste! Quindi, dov'è la globalizzazione quando serve?
E' come quando alla fine degli anni 80 in tutta Europa c'erano gli assorbenti con le ali ma qui no, e allora la mia amica F. li contrabbandava dal Portogallo.
mercoledì, gennaio 27, 2010
Dopo Il gatto del rabbino e Grande Vampiro ora sto leggendo Piccolo Vampiro, che va a scuola di notte a fare i compiti del bambino Michel.
A quanto pare quindi l'insegna di Auschwitz era stata rubata su commissione dei nazisti svedesi, che devono essere una roba tipo nazisti dell'Illinois.
Tra questi qua e le scolaresche che cantano in cima alla torre di Birkenau (qualche estate fa incontrai una comitiva che cantava Tiziano Ferro, immagino che oggi, in stagione di gita scolastica, siano di più e cantino Marco Carta), la visita ad Auschwitz deve essere ancora più allucinante dl solito. Almeno non ci sarà l'erba verde visto che è inverno, ci sarà la neve, perchè trovarsi ad Auscwitz in mezzo all'erba verde, vi assicuro, è abbastanza mostruoso.
Ritrovarsi un giorno ad appoggiare la Prestigiacomo e il giorno prima la Giammanco.
martedì, gennaio 26, 2010
Quando ero giovane e snella, qualche volta mi chiamavano per fare animazione in discoteca alla feste di Star Trek. Quello che dovevo fare era presentarmi nella mia aderente uniforme da ufficiale scientifico, e aggirarmi per il locale sorseggiando birra tinta di verde (la famosa birra romulana), insieme ad altri stramboidi. Avevo un certo successo, perchè di solito di fan di Star Trek sono sovrappeso (come il padrone del negozio di fumetti nei Simpson). Comunque, al di là della taglia, tutti eravamo un po' preoccupati per il tragitto in auto, dato che secondo una legge del 1931 è vietato andare in giro mascherati quando non è carnevale, può succedere di prendere la multa. E' una legge diversa da quella del 1975 che vieta di andare in giro coperti in volto. Qui si parla proprio di costumi. Ma tanto era inverno, si metteva sopra un giaccone normale, e poinelle forze dell'ordine chi vuoi che sappia distinguere una uniforme da ingegnere dell'enterprise da un maglioncino di tendenza. Il codice di abbigliamento è sempre una questione complicata. Basta un nonnulla, e sei al gabbio. Nelle saune italiane è obbligatorio il costume. Nelle saune tedesche è vietato il costume. Una volta camminavo per strada in tarda mattinata in un paese della Valtellina, eravamo un gruppetto di 4 o 5, poco più che maggiorenni, e indossavamo tutti jeans disegnati a tribali con l'aerografo, solo uno aveva come segno distintivo i boccoli lunghi (e all'epoca faceva un po' di soldi disegnandoti i tribali sui jeans con l'aerografo), e ci chiesero i documenti, così, senza un motivo. E secondo me se vai in giro con la gonna senza depilarti le gambe, chiamano il pronto intervento psichiatrico e non ti si rivede più in giro. Comunque, che fare con questi abiti tradizionali, quando impediscono il riconoscimento della persona? Al di là della frenesia anti-terrorismo, negli uffici pubblici si dovrebbero rilasciare documenti a persone di cui si vedono solo gli occhi? Si dovrebbero ammettere queste persone agli esami universitari scritti?
Segue piccola guida alle uniformi post-TNG.
Segue set di cuori tribali.
A Kuala Lumpur alcune donne portano il niqab con tanto di guanti, solo a Kuala Lumpur però. Nel resto della Malesia le donne musulmane portano lsemplici hijab, fanno il bagno in mare con appositi costumi con cuffietta incorporata, e mi è capitato di vedere più di una ragazza togliere l'hijab per pranzare in luoghi pubblici. Tutte quelle senza velo immagino fossero musulman non osservanti, indiane o cino-malesi. Mi hanno detto che portare il niqab a Kuala Lumpur è un po' un segno di status sociale, lo portano le donne di buona famiglia. Oppure lo portano le donne che non vogliono farsi riconoscere per strada, mentre se ne vanno qua e là conducendo la vita che preferiscono. E viene usato anche per la piccola criminalità in aeroporto. Così almeno mi hanno detto. Mi hanno detto, se non ci credevo, di guardare le scarpe. In effetti, il più delle volte erano sneaker di marca, o imitazioni fashion conscious. Ma più di questo non so dirvi.
Segue piccola guida valida per la Siria.
Ho avuto in regalo un draghetto dorato...
.... e ho trovato un uovo vampiro
lunedì, gennaio 25, 2010
In questi giorni non mi sento come al solito d'inverno. Al solito d'inverno mi sento bene. Invece sento freddissimo, e non ce n'è motivo. Non ho la frebbre. Non siamo nè a Berlino nè a Park City Utah. Non siamo a Vancouver. Non nevica nemmeno.
Ho provato a vestirmi più pesante, ma non è servito. Domani proverò più leggera.
domenica, gennaio 24, 2010
Quoyle saw his life might be spent in company of dynastic dogs named Warren.
Annie Proulx - The Shipping News
Io ci andrei anche a vedere Avatar, ma tutti dicono che va visto in 3D, e a me il 3D fa venire da vomitare (letteralmente, mi sembra sempre tutto un po' sfocato, mi stanco molto gli occhi e mi viene un po' la nausea) . Inoltre, qui c'è solo in cinema che mi fanno venire l'angoscia. Vi pare che nel tempo libero ho voglia di angosciamri e vomitare.
Ma prima o poi lo vedrò.
Mi si conceda nel frattempo di esprimere una perplessità.
Perchè quando esce un colossal di fanscienza, a leggere la trama sembra sempre un brutto episodio di Star Trek?
Voglio dire, è mai possibile che Star TreK TOS e TNG, con un po' di cartapesta e qualche naso di gomma abbiano esaurito l'analisi dell'immaginario contemporaneo, dalla crisi dell'individuo all'invasione tecnologica del corpo, al dilemma olografico, dall'apocalisse energetica alla colonizzzone del cosmo?
Dai dai, superiamolo questo postmoderno. E' ora!
Crogiolarsi nel lusso, paghi di altre significati e altre sfide, è segno di decadenza, come per gli antichi romani.
Se non la smettete di crogiolarvi, io mi unisco ai barbari.
Qui c'è la lista degli alieni di Star Trek. Come saprete, ad un certo punto di incontra pure la elder race, che ha dato inizio alla diffusione degli umanoidi nel Quadrante Alfa. Ogni tanto gli sono venuti blu, e che sarà mai.
Il mobilificio qui vicino, quello che vidi sorgere dalla finestra dell'ufficio, quello che mi oscurò un giorno la vista delle vigne (comunque ora lavoro da un'altra parte e le vigne sono state estirpate, anche i piopponi più avanti, e presto sorgerà una rotonda), mi ha mandato un opuscolo di saldi.
Mi piace il pouf Candy di Calligaris. Magari me lo compro. Di sicuro il gatto ci si farà le unghie, ma certi tiragraffi sono più costosi e fanno meno arredamento.

C'è anche l'improbabile letto Abracadabra di Ego Zeroventiquattro, perfetto per appenderci la zanzariera antimalaria (ridi ridi lettore, una volta dovevi andare all'equatore per pigliarsi la chikungunya, ora basta andare una sera a Carpi).
C'è da essere orgogliosi degli italiani sul ghiaccio (almeno loro). Carolina! Carolina ha saltato bene, molto bene, è stata brava ed è stata gelida, esattamente come le avevamo chiesto (si, è cascata, ma non in modo grave). Così si ripristinano gli equilibri dell'universo che si erano perturbati nell'ultimo anno: prima Carolina, Valentina Marchei buona ottava. A Vancouver dunque andrà la Kostner. Io poi sono contenta per il terzo posto di Elene Gedevanishvili, la piccola pattinatrice georgiana che mi è sempre riuscita simpatica, come peraltro la turca Tugba Karademir, solo dodicesima purtroppo. Peccato davvero peccato per Zanforlin Degli Esposti, che dopo tutti gli sforzi per diventare campioni incontrastati dell'artistico a rotelle, disciplina non olimpica perché questo è un mondo ingiusto, dopo tutti gli sforzi per diventare ottimi pattinatori sul ghiaccio, sono stati costretti a ritirarsi, rinunciando così a competere per un posto a Vancouver, perché Degli Esposti si è pigliato la bronchite con 40 di febbre appena arrivati a Tallin.
Faiella e Scali nella danza hanno confermato l'argento dell'anno scorso, in effetti hanno sfiorato l'oro vincendo sia l'original che il libero, ma questo non è bastato per recuperare la distanza che Domnina e Shabalin si erano presi con il tango obbligatorio. Dettagli del Neue Wertugssystem, che nulla tolgono al fatto che il libero di Alessandra e Massimo è stato davvero bellissimo, Gli Emigranti di Nino Rota (Massimo indossava fantastiche bretelle), eccolo. Notevole anche la tarantella dell'original, mi sono tanto piaciuti.

Nella gara maschile ha dominato d'autorità Plushenko. Quattro anni, più dieci chili, poi meno dieci chili, un matrimonio, un figlio, un divorzio, la politica, la tv, ma il naso di Evgeni ancora fende magnificamente l'aria gelida della pista. Ecco il podio come è giusto che sia: primo il nobile Plushenko, secondo Lambiel commosso, terzo Joubert sconfitto. E di seguito, Mishin che esulta. Più indietro in classifica, ma con onore, Contesti e Bacchini.
Nel frattempo oltreoceano, ai campionati americani di Spokane (Spokane!), Sasha Cohen non è riuscita nella sua rentrée, e dovrà lasciare spazio a Vancouver alle giovani Flatt e Nagasu. Peccato perché io l'avrei vista volentieri.
martedì, gennaio 19, 2010
Sono arrivati proprio oggi i voucher per il museo delleo Studio Ghibli a Mitaka.
Riuscirò ad assistere al corto inedito Mei e il Gattinobus (seguito di Totoro), e l'avranno già sostituito con qualcosa di orripilante a proposito dei vermazzi di Nausicaa?
domenica, gennaio 17, 2010
Alla biblioteca comunale i film li hanno messi in cima al ballatoio del primo piano. Già l'ossigeno scarseggia a piano terra, già al primo piano è anossia, figuriamoci sull'angusto ballatoio.
Sarò forse io ad avre una fame d'aria maggiore di quella degli altri, fosse anche solo per suggestione da asmatica.
Ma non vado mai lassù, nonostante lassù i dvd siano tutti gratis, ma aspetto che i dvd vengano sistemati accanto al banco prestiti appena dopo la restituzione, in attesa di essere ricollocati.
Ovviamente questo significa vedere qualcosa che qualcuno è andato a prendere scalando il ballatoio, perchè voleva tanto ma proprio tanto vederlo, portato giù, preso a prestito (e la fila è sempre lunga e noiosa), visto, restituito, ed eccolo lì.
Ieri c'era Il raggio verde di Rohmer.
sabato, gennaio 16, 2010
Se vi piace Alfonso Borghi, siete in tempo per vedere la mostra allo Spazio Gerra di piazza XXV Aprile, fino a domani, dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19, ingresso gratuito.
Da un'idea del mecenate Gianni Iotti, con GAOM (Gruppo Amici Ospedali Missionari), assessorato alla cultura e BPER.
Badate che volendo si compra. I soldi vanno in Etiopia, costruzione di poliambulatorio.
Sarete già in atmosfera di investimenti in arte, visto che tra un paio di settimane c'è Artefiera a Bologna. Quindi pensateci.
La settimana prossima ci sono gli europei di pattinaggio su ghiaccio a Tallin. Ve li farà vedere pure la Rai, pensate che gentilezza. E poi, attenzione, siamo nell'anno olimpico quindi agli europei torna redivivo Plushenko, fresco di netta vittoria alla Coppa di Russia alla tappa dello scorso Grand Prix. Torna anche Lambiel (bene!), e per l'Italia ci sono Contesti, Bacchini e Zelenka. Quanto agli altri miei amati, Virtue e Moir, stanno spadroneggiando ai nazionali canadesi, dove sono stati costretti a modificare il loro discusso sollevamento, il Goose (quintessenzialmente canadesi). Enjoy.
Visto che fuori fa freddo, c'è la nebbia, e incombono i raffreddori (io ne ho presi già due), qualche serata in aderenza al termosifone non stonerà affatto.
Per prepararvi, qualche spunto.
Della drammatica sfida tra la Kostner e la Marchei abbiamo già detto.
Lambiel e Weir fanno il triplo salchow lanciato ( il lanciato è Weir)
Sasha Cohen indossa Marc Jacobs
Il flipper di Irina Slutskaya
I miei amati Delobel Shonefelder hanno rinunciato a Tallin, ma forse saranno a Vancouver. Dopo essersi ripresa dall'infortunio alla spalla, e dalla recentissima gravidanza (baby Lois è nato a ottobre), riuscirà la mia amata Isabelle ad essere tecnicamente pronta per le olimpiadi?
Guardate com'era graziosa l'estate scorsa mentre si allenava con la pancia.
giovedì, gennaio 14, 2010
La Malaysia è un paese profondamente multietnico, dove convive una comunità cino-malese, una baba-noya, ci sono gli indiani (del sud), le etnie native nel Taman Negara, e i malay. E' complicato dal punto di vista linguistico e religioso.
Per favore non fatevi un'idea di integralismo islamico, sarebbe un approccio semplicistico.
Ok, quando visiti la moschea nazionale di Kuala Lumpur ti vestono da Jedi, in quanto infedele (vedi foto, sono io, un Jedi, non un puffo).
Ok, nell'islam ti devi coprire i capelli in moschea. Ma c'è da dire però che in moschea almeno ci sono sempre i bagni. Come ci sono peraltro in tutti i luoghi di culto che mi è capitato di visitare nel mondo. Templi indù, monasteri buddisti, moschee, chiese protestanti, tutti con i loro bravi servizi igienici (in effetti in una chiesa ad Haarlem in Olanda c'era anche la spina della birra, quindi il bagno era davvero necessario).
Tutti, tranne le chiese cattoliche. I fedeli cattolici possono agitare le chiome fluenti, ma non possono fare la pipì, mai, tranne in Vaticano, lì si può (i bagni sono in fondo, dietro l'abside, mi ci hanno fatto passare una mattina del primo dell'anno perchè ero in ritardo per la SM).
Non so a voi quale sembra l'imposizione pià gravosa, un fazzoletto in testa o la cistite.
martedì, gennaio 12, 2010
Google Chrome ha anche un tema di Vivienne Westwood.
Non che per questo inizierò ad usarlo.
Comunque, i temi sono simpatici.
Finalmente qualcuno mi ha spiegato dove vanno a finire gli autobus che non passano (no, non in un grande buco nel terreno come avevo ipotizzato).
A quanto pare, dato che sulle nuove linee è molto difficoltoso rispettare i nuovi orari, allora gli autisti qua e là qua e là saltano una via, una rotatoria, una deviazione dalla via principale. Quindi non saltano la tua fermata, ma proprio la tua strada.
Per esempio, io prendo il bus sotto l'ufficio ad una fermata che è circa 5 minuti prima del capolinea, e comporta una piccola deviazione dalla via precipale. L'autista in ritardo fa questa deviazione andando verso il capolinea, ma poi magari non la rifà dieci minuti dopo al ritorno. Se due o più autisti di fila ricorrono a questo trucco io mi ritrovo per un'ora alla fermata, passano tre bus verso il capolinea, ma nessuno verso la città, dove devo andare io. Quindi, sapendolo, meglio prendere comunque il bus che va verso il capolinea, ci vogliono dieci minuti in più a ritornare in città, ma sembre meglio che rimanere un'ora in piedi alla fermata, con i camion che strombazzano felici (purtroppo si tratta di una zona di intensa prostituzione per strada).
Stesso discorso per le altre fermate, ma ognuna ha il suo specifico trucco, quindi per ognuna devi sapere cosa è meglio fare (se prendere comunque il bus nel verso opposto, se andare in una via vicina per intercettare l'autista, se andare in un'altra fermata che ha meno probabilità di essere bypassata).
Che fatica.
Un'atra cosa che mi ha gentilmente spiegato la mia collega è che è inutile che io mi intestardisca a ri-infilare l'euro nella macchinetta del biglietto se la macchinetta non lo vuole. Infatti, la macchinetta rifiuta per principio gli euro tedeschi (non si sa perchè), evviva la comunità europea.
lunedì, gennaio 11, 2010
Sto stampando le mappine dei posti dove andrò in Giappone. Visto che non esistono gli indirizzi, ogni ryokan, albergo, museo fornisce una mappina, con punti di riferimento come le stazioni, il Lawson, l'ufficio postale, il cimitero.
A Tokyo starò a Yanaka, dovrebbe essere un quartiere amichevole, e pare che ci sia un cimitero con magnifici albero di ciliegio.
Comunque, alla fine è quasi un vantaggio che non esistano gli indirizzi. Tanto le mappe alla fine ti servono comunque, ma devi fartele tu con Google o altro. Così invece sono già fatte, e di solito sono anche molto graziose.
Per esempio questa è la mappina del Museo Ghibli. C'è anche la versione printer friendly.
domenica, gennaio 10, 2010
Nei giorni scorsi sono stata in ufficio, quindi non c'è molto da dire, a parte l'orrore dello scellerato cantiere fuori dalla finestra.
Però, tra i vari incubi di argomento lavorativo, spicca un sogno personale. Molto banale in realtà nelle sue parti, tutte scarsamente fantasiose. L'insieme però ha un suo ritmo.
Siamo a Roncocesi, nel vecchio salotto di mia nonna. Al grande tavolo, Federer sta sposando mia cugina di secondo grado con rito civile. Si tratta di una cerimonia intima e low key. Io indosso un sobrio abito lungo e sono testimone.
In realtà mia nonna è morta più di dieci anni fa, il suo salotto è smontato, io non vedo mia cugina di secondo grado da una quindicina di anni, e non ho simpatie per Roger Federer. Mi pare però di ricordare che quando eravamo piccole a mia cugina piacesse Yannick Noah.
Più tardi sono in camera mia (camera mia a casa dei miei), e guardo il prato sotto la mia finestra. Sul prato ci sono il jet privato di Federer, un'auto sportiva (non so se di Federer o di mia cugina di secondo grado), e una tomba di pietra (nel sogno è di Federer, ma Federer non è morto, però nel sogno questo sembra normale). Dopo un po' arriva un'autocisterna e fa kerosene al jet.
Nell'altra stanza ci sono le due bambine russe che Federer e mia cugina hanno adottato. Parlano in russo con la baby sitter, che è russa anche lei.
Insomma, questo anno di crisi di Nadal mi ha proprio destabilizzato.
Come peraltro dicevo qui.





























































